Debunking le 5 stelle #1

Lo scorso Lunedì ho sentito in radio un’intervista a Favia, quello del movimento 5 stelle candidato presidente in Emilia Romagna. In contemporanea era intervistato pure Ferrero, che nel confronto con Favia ha fatto la figura dello statista (di quelli importanti che si scrivono sui libri di scuola). No, tanto per dire il livello di questo qua.

Putroppo non ho la registrazione perché era una diretta elettorale e il podcast non c’è. Ma vi assicuro che era esilarante. A un certo punto il giornalista lancia l’assist a Ferrero, introducendo il problema del lavoro e della crisi. E Favia risponde, in soldoni, che vabbe’ non è che lui può sapere tutto: lui va sulla rete (parola magica ripetuta come un’ave maria) apre una discussione e si crea insieme un disegno di legge.

Cioè, io non so un cazzo, però sono bello e ho delle buone intenzioni. Se mi votate non so risolvere i problemi, però chiedo aiuto a una manica di sciroppati e di complottisti che pullulano nelle discussioni su internet. Non a degli esperti del tema. E io dovrei votare una persona così?

Poi uno mi ha detto di leggermi il programma del movimento 5 stelle e aiutarlo a capire perché sarebbe così disastroso. Lo faccio, qui, a puntate, ché le cose da commentare sono tante. Andiamo per temi, e vedrete se questo programmucolo non è stato fatto da quattro sciroppati che credono che amministrare un ente pubblico sia come fare il presidente della bocciofila.

ISTRUZIONE

– Graduale abolizione dei libri di scuola stampati, e quindi la loro gratuità, con l’accessibilità via Internet in formato
digitale

Prima stupidaggine: i libri non è che costano solo perché sono fatti di carta. I libri esistono perché c’è qualcuno che li scrive. Un qualcuno che deve essere pagato. È vero che su un libro di 30 euro l’autore si becca un euro, ma quando l’autore lo vende in formato digitale lo mette a 5 euro, certamente non gratis. Senza dimenticare che un autore, senza casa editrice (che aggiungerebbe un margine), avrebbe difficoltà a farsi conoscere dalla scuole. Dovrebbe spammare i professori di tutta italia per promuovere i suoi libri digitali, un’attività che richiederebbe tempo, che poi ricade sui costi. Inoltre fare un libro di testo richiede l’utilizzo di immagini che spesso sono sottoposte a copyright. Per pubblicarle devi contattare l’autore e pagare il relativo compenso. Essere in una casa editrice ti consente di avere tutte queste faccende già sbrigate (a meno che tu non voglia fare un libro con le immagini prese da wikipedia, ché allora stampiamo wikipedia come libro di testo).
In definitiva, tu puoi anche fare un libro di testo e puoi pubblicarlo su internet. Puoi venderlo in formato digitale, le piattaforme ci sono già (tipo qui, ma dove vivono i grillini?). Ma da solo non vai da nessuna parte. Hai sempre bisogno di un intermediario per raggiungere il grande pubblico (ossia di una casa editrice). E l’intermediario non lavora gratis.

E poi, una volta che hai il libro digitale che fai? Lo stampi con la tua stampante (costandoti il triplo che comprarlo stampato)? Oppure i bimbi vanno a scuola con l’iPad e i loro ebook (sui quali prendere comodissimi appunti)? Cala trinchetta, che siamo ancora al livello in cui gli appunti si prendono con carta e penna più comodamente. E stare delle ore su un LCD non è il massimo.

– Valutazione dei docenti universitari da parte degli studenti

Forse nessuno dei grillini ha mai frequentato una università. Perché la valutazione dei docenti da parte degli studenti già esiste. Da almeno dieci anni (ossia quando iniziai l’università io).
Ciò che manca non la la valutazione dei docenti, ma il contorno. Serve che i risultati siano pubblici, come si fa ad esempio alla mia facoltà: ognuno può vedere i voti che i miei studenti mi hanno dato, e leggere i commenti che hanno scritto su di me (non che i risultati rimangono noti solo al preside di Facoltà).
Serve che ci siano dei bonus di soldini sui risultati di questa valutazione (come si fa al mio dipartimento). E non pensate che i professori diverrebbero tutti di manica larga per ingraziarsi gli studenti. Essi sono i primi ad esigere insegnamento di qualità, sono persone adulte capaci di capire che un professore che fa male il suo lavoro e dà il 30 a tutti e un pessimo insegnante. Di mio ho avuto uno studente col quale sono stato molto rigoroso, ma egli non mi ha puntito nella valutazione della didattica (lo so perché anche se il questionario è anonimo ho preso il massimo del punteggio).
Ecco, sono queste le cose che mancano: pubblicità dei risultati e conseguenze sui portafogli. Ma la valutazione dei docenti unviersitari da parte degli studenti, già c’è.

– Insegnamento a distanza via Internet

Ma i grillini non hanno mai fatto zapping dopo la mezzanotte, trovandosi una lezione del consorzio Nettuno, tra uno show di Maurizia Paradiso e l’altro? Nessuno hai mai detto loro che le università già offrono corsi di laurea on line (tipo qui o qui).
Ma soprattutto, nessuno dei grillini ha mai provato a seguire una lezione a distanza? Non esiste cosa più pallosa e meno efficace dal punto di vista didattico. Per tanti motivi ovvi (fare domande o anche solo chiedere di scrivere più in grande diventa difficile) e meno ovvi (il professore guarda in faccia gli studenti e vede se hanno le facce da pescelesso, intuendo che magari è meglio rispiegare in un’altra maniera).
Capiamoci,  internet è una bella cosa, ma non è che necessariamente tutto è meglio con internet. Non basta attaccare la parola internet a una cosa per renderla moderna e farla funzionare meglio. Qualcuno lo dica a questi quattro sciroppati dei grillini, che venerano san internet.

– Accesso pubblico via Internet alle lezioni universitarie

Oltre a quanto detto sopra aggiungo una cosa. Le lezioni universitarie sono già pubbliche (non puoi dare l’esame se non sei iscritto, ma le lezioni puoi seguirle).

– Diffusione obbligatoria di Internet nelle scuole con l’accesso per gli studenti

Fatemi capire, intendono Università o scuole inferiori? Perché all’Unviersità già esistono luoghi di cazzeggio formalizzato con internet per gli studenti (c’erano quando finii io l’università nel 2005…). Per le superiori magari uno ci rimane giusto il tempo delle lezioni,  senza tempi morti, e magari è meglio se passa il tempo a seguire la lezione.
Per inciso, l’internet gli studenti ce l’hanno già a casa, e lo sanno usare meglio di gran parte dei professori che si trovano a scuola. A cosa servirebbe loro a scuola? A imparare l’internet (no, appunto, ne sanno più dei prof.)? A cercare informazioni su quello che stanno imparando? Ma se ce lì l’insegnante! Chiedano a loro. A ecco, a cazzeggiare su FB. Allora usino il loro smartphone e accedano con quello a internet durante le lezioni. Se serve a cazzeggiare, che paghino loro, noni contribuenti.

– Insegnamento gratuito della lingua italiana per gli stranieri(obbligatorio in caso di richiesta di cittadinanza)

Se io voglio imparare il ceco, mi devo pagare un corso di tasca mia. È  un mio dovere imparare la lingua del paese dove mi sono trasferito.
Dopodiche, mi viene da pensare ai muratori extracomunitari che parlano il bergamasco perché lavorano nei cantieri di ditte orobiche. Gli immigrati, che sia ben chiaro, imparano da soli l’italiano, specialmente se fanno lavori umili. Questo perché se non parli la lingua del paese non puoi far valere i tuoi diritti.
Una volta ero in un cambia valute di Glasgow, e davanti a me c’era un operaio rumeno che doveva mandava a casa i soldi con western Union. La tizia gli chiedeva conto dell’origine dei soldi e lui, che l’inglese lo masticava non molto bene, ripeteva “my wage! my wage!”. A me la parola wage non l’aveva insegnata nessuno a scuola. Ecco, uno le lingue le impara di necessità per sopravvivere: un muratore albanese non va al corso di italiano gratuito la sera. Ché l’italiano lo impara già di suo, e la sera è stanco e ti manda a cagare se gli proponi di mettersi al banco con carta e penna per imparare diadainconsupertrafra.
Per quelli che proprio vogliono impararlo con dei corsi, essi già esistono. Ci sono associazioni di tutti gli schieramenti ideologici che ne offrono. E non mi risulta che gli immigrati si prendano a botte per parteciparvi e rubare il prezioso posto all’altro.

– Integrazione Università/Aziende

E che vuol dire? Già le università collaborano con le aziende.
Poi potresti fare delle modifiche (ad esempio non mi piace che il poli faccia pagare alle aziende gli elenchi di laureati,ecco).
Però le Università fanno tante cose per entrare in contatto con le aziende. Gestisconi i database per i tirocini, fanno le fiere annuali in cui le aziende si presentano con gli stand all’università, e dopo anni che ti sei laureato continuano a romperti il cazzo con email in cui annunciano presentazioni di aziende in Università.
Buttare lì un “Integrazione Università/Aziende” fa sembrare che la discussione in rete sia durata 20 secondi. E soprattutto: chi può dire di essere contrario? Le cose ovvie tipo “combattere la povertà” non sono argomento di programmi politici. Le soluzioni lo sono.

– Sviluppo strutture di accoglienza degli studenti

Giusto. Ma come? Anche a me piacerebbe avere una villa con piscina (in realtà no, ma faccio un esempio): sfortunatamente non me lo posso permettere. Fare le residenze per gli studenti costa una barca di soldi, perché gli studenti fighetti italiani non si accontentano di un posto alla buona, ma vogliono la casa fatta bene (lo dico perché ne conosco di italiani che quando li mettono alla casa dello studente di Strahov – camere doppie di 10 metri quadri coi cessi in fondo al corridoio – fanno gli schifati). Le case fatte come case regolari, costano tanto, e non puoi chiedere tanto allo studente (altrimenti andrebbe sul mercato degli affitti perché non cambia nulla).
Allora, dimmi come attui questo tuo bel proposito? Dove trovi i soldi? E che tipo di abitazioni vuoi fare? Dei casermoni a basso costo per farci stare tutti o delle graziose abitazioni in centro (come fa il polito) facendoci entrare pochi eletti?
È questo che si chiede a un programma politico, non i buoni propositi. E si spiega in una riga.

– Investimenti nella ricerca universitaria

Quale? Dove? Con che criteri di valutazione, e valutata da chi? Utilizzando formule chiare di valutazione (es. tentendo conto delle pubblicazioni calcolando l’I.F.)?

5 Comments

  1. Fabio said:

    ho letto tutto il programma dall’inizio alla fine (oddio..non è che sia stato questo grande sforzo visto che sono 11 pagine di cui una è occupata da un logo enorme) e non so ancora bene se ridere o piangere: mi sembrano veramente le classiche 4 idee buttate giu’ al bar tra un bicchiere di braulio e la partita di biliardo.
    In ogni caso aspetto con ansia il tuo commento sul “finanziamento -pubblico- alla ricerca indipendente”

    3 Aprile 2010
  2. Fabio S. said:

    Tutte critiche condivisibili. L’unica in cui sei andato un po’ fuori tema, secondo me, è quella delle lezioni universitarie via Internet. E’ vero che le lezioni sono pubbliche, ma si parlava di “rete” (la parolina magica). Per quanto posso interpretare la frase in questione del programma, indentevano qualcosa tipo MIT e Stanford University che, per esempio, hanno dei canali youtube con lezioni pubbliche (http://www.youtube.com/user/MIT e http://www.youtube.com/user/StanfordUniversity rispettivamente). Scoprirli per me è stato entusiasmante!
    Per essere un programma, sembra molto scarno di per sé in termini di argomentazioni e rimane quindi vago, con la sua dozzina di pagine. Visto che in TV si è parlato di tutto meno che di programmi elettorali (a parte quelli che io definisco aforismi), sono disponibili, per quanto ne sai, altri programmi di partito scaricabili via web?
    Alla fine il voto è guidato da un fattore puramente emotivo nella stragrande maggioranza dei casi. Guarda per esempio questo post http://dottoressadania.tumblr.com/post/486373825/torno-tra-voi-dopo-un-bel-po-e-visto-che-ero . Qualcuno scriveva in maniera satirica che il successo di Renzo Bossi a Brescia era dovuto al voto di tutti i compagni di scuola che ha avuto. Ma la realtà supera la fantasia.

    3 Aprile 2010
  3. mattia said:

    Che differenza c’è tra quelle lezioni e quelle del consorzio nettuno?

    3 Aprile 2010
  4. Fabio S. said:

    Ma quelle del Nettuno sono online gratuite?
    Forse anche la firma, visto che ho provato a guardare lezioni di fisica I (meccanica classica) tratte dal MIT ed erano sbalorditive, nel senso che per ogni cosa che spiegavano avevano un marchingegno fatto con pochi soldi per mostrare la sperimentazione (qui mi son detto, ah ecco perché la fisica la chiamano scienza sperimentale!).

    4 Aprile 2010
  5. mattia said:

    sì, sono gratuite e diffuse su due canali satellitari in chiaro.

    4 Aprile 2010

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