A Nuova Yorka e dintorni

IMG_2439Quando uno torna dalle vacanze, di solito gli chiedono come è andata. Che normalmente è una domanda stupida, perché sai già che ti risponderanno “Bene!”, anche quando è andata male; questo perché se spendi i soldi per viaggiare hai vergogna a dire che non è piaciuto il viaggio.
Io però non è che ho viaggiato per piacere, e nemmeno me lo sono pagato io il viaggio. E poi non posso neanche dire cose banali come “Oh, ma a Nuova Yorka ci sono dei palazzi… alti così!”, perché Nuova Yorka l’avevo già vista, e anche Washington.
Allora il mio racconto di viaggio negli U.S. of A (che poi era un viaggio di lavoro, quindi non è che sono nemmeno tenuto a raccontare le cose come quando torni dalle vacanze) lo faccio con le cose particolari che ho notato o capito (o pensato di aver capito).

Ad esempio ho notato che a Nuova Yorka i marciapiedi fumano. Tu cammini per le strade e vedi il fumo che sale dai tombini. Delle volte ci mettono attorno dei cilindri di plastica arancione, forse per farli notare di più. Un amico che vive a Nuova Yorka mi ha spiegato che sono perdite nelle conduttore del riscaldamento a distanza (che sembra sia molto usato a Manhattan).

A Nuova Yorka non puoi bere una birra se hai meno di 21 anni: la cosa deve essere seria perché sentono l’esigenza di tappezzare la città con manifesti per ricordartelo.

Negli U.S. of A. i prezzi te li dicono sempre senza le tasse. Così non capisci mai quanto spendereai alla cassa. E poi ci rimani male perché prepari i soldi giusti al centesimo (per facilitare la cassiera) e poi ti dicono un altro prezzo.
Però almeno ti rendi conto di quanti fottuti soldi si prende il governo con l’IVA.

In quei posti lì (negli U.S. of A. volevo dire) c’è in giro tanta gente strana. Come quelli che parlano da soli; è vero ci sono ovunque, ma qui sono tanti. Ci sono quelli che non sanno parlare al telefono, come il tizio davanti a ma in caffetteria, che ha fatto una chiamata di 26 minuti portando il cellulare davanti alla bocca quando doveva parlare, mentre lo spostava all’orecchio quando sentiva. Non capiva che poteva tenerlo sempre all’orecchio, anche quando parlava. Oppure il tizio caucasico che ho incontrato sul bus cinese, che parlava mandarino e attaccava bottone con tutti quelli che avevano gli occhi a mandorla.

E poi in America ci sono tanti Ebrei, ma proprio tanti. Nel senso che li vedi andare in giro con la kippa nella vita di tutti i giorni. Non che mi diano fastidio, per carità, però mi chiedo come fanno a portarla sempre. Delle volte hanno i capelli corti e devono mettere le mollette per non farla cadere… ma non è una tortura? Capirei metterla al sabato quando vai in sinagoga, ma tutti i giorni io non ce la farei. E poi, la tengono su anche in casa (tipo che la tolgono quando vanno a dormire e la mettono sul comodino)?

Ho notato anche che spesso, in questi dieci giorni, ero l’unico caucasico nei luoghi dove mi trovavo. E spesso ero quello che parlava inglese meglio. E allora mi viene da pensare che forse frequesto posti e faccio cose che in questo paese si addicono alle persone di strato sociale più basso. Vivessi qui il mio stile di vita sarebbe quello di uno straccione.

Rispetto a due anni fa ho notato che si parla molto più spagnolo. Anche nel 2008 sentivo tanto spagnolo, ma questa volta di più. O è aumentata l’immigrazione sudamericana, o forse lo spagnolo è meno tabù.

Negli U.S. of A. se gli comandi un espresso, ti chiedono quanti shot vuoi. Perché è concentrato e si comanda nella quantità precisa che si vuole. Però se gli chiedi quanti ml è uno shot non te lo sanno dire.

A Nuova Yorka ci sono i palazzoni (che li guardi e cerchii di immaginare che tipo di lavoro fa la gente che entra). Però ci sono delle zone coi palazzi piccoli; senza andare ad Harlem, basta stare nella parte sud orientale di Manhattan. Sembra che il territorio non sia adatto per costruire i palazzoni, ed il risultato è una zona decisamente godevole.

Di solito mi dicono che i cechi sono antipatici e poco accoglienti. Be’ gli americani delle volte sono simpatici come il buco del culo. Come quella signora della compagnia di autobus economici che ho usato per andare da Washington a Philadelphia, che gridava ai clienti (noi) come una SS tedesca. O come la signora al controllo sicurezza al JFK: le ho detto “buon giorno” anziché “buon pomeriggio” (erano poi le due, e in RC si dice buongiorno fino alle dieci di sera) ed ella si è risentita (“ma come fa a dire queste cose”, e scrollava la testa… roba da staccargliela con una mazza chiodata, la testa).

Poi ho capito che neanche a New York la gente capisce l’opera: sono andato a sentire la Turandot al MET e la gente ha applaudito in due dei punti peggiori. E ho anche capito che gli “standing ticket” sono una cosa da non comprare, specialmente quando hai un piede distorto da poco e il fuso orario di Praga ancora addosso.

A Filadelfia ho visitato il centro della costituzione, dove essa viene esaltata fino allo spasimo. E allora credi che la costituzione degli U.S. of A. sia proprio una costituzione di quelle belle. Allora me la sono letta, e ci ho trovato solo un mucchio di regole su come funziona lo stato (tipo, le funzione del Presidente, quelle del parlamento… cose così). Non c’è nemmeno un accenno a cose come ideali, principi; che poi lo sappiamo che vengono disattesi, però è bello averli lì.
E poi nel preambolo dicono che loro, la gente degli U. S. of A., vogliono fare una “più perfetta” unione.
Magari l’inglese funziona in modo diverso, ma ai miei tempi ciò valeva la matita blu.

Ah, ho capito anche che ci sono città non adatte alla pioggia, e che Nuova Yorka è una di quelle.

Piesse: alla mia collezione di quarti ho aggiunto Indiana, South Caroliana, Tennessee e Wyoming
Mi mancano ancora Alabama, Alaska, Arkansas, California, Idaho, Illinois, Montana, Pennsylvania, Rhode Island, Wisconsin.