Il cappuccino di pomeriggio

Severgnini è un autore che non sopporto. E forse non è nemmeno un autore, visto che si limita a mettere insieme cose, legandole con battute che io facevo in terza elementare: in quarta già mi facevano vergognare. Un grande sopravvalutato.

Una delle sue frasi che nel tempo ho capito essere tra le più sceme è quella quando dice che bere il cappuccino dopo le dieci e immorale e illegale.

E dicendolo pretende di elevarsi a cultura culinaria superiore. Snobbismo culinario.

Adesso che sono in America di cappuccini ne bevo una quintalata, complice il fatto che qui una porta sì e una no c’è qualcuno che vende cappuccini. A Union Square (New York) c’è uno Starbucks a ognuno degli angoli della piazza (me l’ha detto un mio amico di New York col quale sono andato a bere un caffè, mica che l’ho notato da solo).

E sinceramente non ci trovo nulla di male a bere un cappuccino dopo le dieci. Ieri ero in chinatown (a Washington); erano le 18.30 e dovevo tirare le 19.30.  Allora sono andato da Starbucks e ho preso il mio bel cappuccino; mi sono seduto al tavolino e sono stato lì un’ora in relax scrivendo sul netbook sorseggiando il cappuccino.

Pensare che questo mio atteggiamento potesse sconvolgere Severgnini me l’ha fatto gustare ancora di più.