Ddl Cassinelli: che gran sbadiglio

Già ci sono i lettori delle prime due righe che lo esaltano come il liberatore del wi-fi in italian. È l’on. Cassinelli, che ha presentato un ddl per rendere più libero il wi-fi in italia. Basta documento d’identità, perbacco!

Leggendo l’ articolo di punto informatico in realtà ci si rende conto che le cose stanno in modo molto diverso. Il sistema proposto dal ddl prevede l’identificazione tramite cellulare.
Probabilmente l’on. Cassinelli non è mai andato da McDonald. Altrimenti saprebbe che questo metodo, al limite del decreto Pisanu (e a mio parere più fuori che dentro) già esiste. Sarebbe solo un riconoscimento di una consuetudine, la legalizzazione di quello che già molti fanno senza un chiaro parere se rispetti il decreto Pisanu o meno. Ecco, questo ddl sarebbe nella sostanza un’interpretazione autentica del decreto Pisanu.

Già tempo fa sostenevo che il metodo di identificazione tramite sms fosse fallace. L’on. Cassinelli sostiene che

In questo modo, non c’è pregiudizio alla sicurezza pubblica perché l’utente è stato univocamente identificato (ogni utenza di telefonia mobile italiana, infatti, è abbinata all’identità di una persona rintracciabile)

Beato lui che ci crede. Ricapitoliamo i motivi per cui questo non è vero:

1) Tante carte SIM registrate anni fa hanno intestatri fittizzi, probabilmente per errori nell’archiviazioni dati (è successo anche a me, con una SIM della TIM registrata nel 2000; quando la persi scoprii che era intestata a una identità fittizia…e la commessa mi disse che era una cosa comune)

2) Il telefoni si perdono. Fino a quando non ti accorgi di averlo perso e non lo blocchi, chiunque lo trova può fare quello che vuole a nome tuo. Quindi il fatto che l’utente sia univocamente identificato non è vero.

3) Come già raccontato qui, basta andare a Stansed e vicino al deposito bagagli c’è un distributore di SIM stranienere, incluse delle SIM italiane. Acquistabili alla luce del sole (o meglio, del neon) senza documento.

Quindi il sistema della identificazione tramite SIM, se lo metta nella testa l’on. Cassinelli, fa acqua da tutte le parti.

Poi qualcuno gli ha fatto notare che questo metodo taglierebbe fuori gli stranieri, visto che spesso all’estero le SIM si vendono senza documento.
E il Cassinelli ci tiene a specificare che:

Il testo della proposta di legge non parla dell’identificazione tramite carta SIM o SMS. […]lo ripeto, non si tratta di un contenuto della proposta di legge, ma solo di un esempio di largo consumo che ho voluto fare per far capire quale potesse essere un metodo di “identificazione indiretta che prescinde dall’identificazione fisica”.Sarà ancora una volta il Ministro dell’interno a dover stabilire nel dettaglio quali modalità di identificazione indiretta adottare. Il testo della proposta di legge, volutamente, non scende nello specifico. In questo modo potenzialmente si consente un numero di possibilità di identificazioni infinite e sempre aggiornate alla tecnica.

Ottimo. Il Cassinelli propone di effettuare l’identificazione senza documento d’identità e senza presenza fisica. Però poi scarica sul Ministero dell’Interno la patata bollente di dire con quale metodo si dovrà fare l’identificazione.
Cioè, il Cassinelli fa quello che va in giro a dire che lui vuole il wi-fi libero per prendersi gli applausi, però poi il lavoro sporco, quello studiare un metodo per realizzare l’idea, lo fa fare agli altri.
Troppa fatica studiare, ricercare, parlare coi tecnici. Più facile buttare lì la proposta senza preoccuparsi di verificare la sua attuabilità.

Ah, un’ultima cosa Cassinelli. È vero che la proposta di legge non menziona il metodo dell’SMS, ma il preambolo al ddl sì.

Ad esempio, il decreto del Ministro dell’interno potrà stabilire che sia consentita l’identificazione tramite carta SIM: in questo caso, per collegarsi ad internet sarà necessario inserire in una apposita schermata il proprio numero di cellulare, al quale verrà inviato automaticamente un codice da digitare perl’accesso in rete.

Tutto ufficiale, tutto agli atti della Camera dei Deputati. Magari sarebbe più onesto dire che la proposta non stava in piedi, piuttosto che nascondersi dietro il dito di “ma era solo un esempio”. Se era un esempio del menga non andava nemmeno scritto nel preambolo al ddl, su carta intestata della Camera.
Forza Cassinelli, ci faccia un esempio di un sistema che funziona, sono qui che aspetto. Perché se non me ne trova nemmeno uno allora poteva fare a meno di presentare il ddl.

3 Comments

  1. Antonio said:

    Costruttore come al solito, ci mancava pure la critica al povero Cassinelli 🙂

    Per quanto mi riguarda è un buon punto di partenza, che almeno ufficializza la necessità di andare oltre la Pisanu. Il che è un bene.
    Sul come fare, all’atto pratico, bisogna riflettere prima se sia necessario identificare chi naviga in Internet da postazioni pubbliche e poi vedere come fare per identificarlo.

    Poi non capisco perché devi vedere tutto nero. Se specifichi quale sistema utilizzare all’interno di una legge fai la fine del decreto Pisanu. Ti accorgi che hai fatto una boiata e per cambiare ci vuoi anni, Almeno in questo modo si ha la possibilità di riparare, magari utilizzando qualche genialata che tu stesso puoi proporre.

    29 Novembre 2009
  2. mattia said:

    Tirruzzo,
    tu mi contesti di essere un contestatore. Ma se il mondo è pieno di cose senza senso, che colpa ne ho io?

    Piuttosto, mi sembra che tu ti scaldi ogni volta che senti le parole magiche “internet” “libero” “banda larga” “wifi” “open source”. Poi magari non ti preoccupi di approfondire, basta che uno dica “INTERNET SENZA FILI LIBERO E PER TUTTI” che tu lo consideri dalla tua parte. Se supporta “internet libero” allora sta dalla parte dei buoni, e qualsiasi cosa dica ha ragione.
    Sarebbe più corretto invece approfondire i discorsi.

    Tirruzzo beddu, tu parli da politico: “andare oltre la Pisanu”? E che significa “andare oltre”? Io guardo alle cose concrete, voglio capire che cosa cambia.

    Ti faccio presente cosa già dice l’art. 4 del decreto pisanu:

    I soggetti che offrono accesso alle reti telematiche utilizzando tecnologia senza fili in aree messe a disposizione del pubblico sono tenuti ad adottare le misure fisiche o tecnologiche occorrenti per impedire l’uso di apparecchi terminali che non consentono l’identificazione
    dell’utente

    Doppia negazione, concetto difficile, ma il succo è questo: se tu dai un accesso internet senza fili devi “adottare le misure fisiche o tecnologiche” per identificare l’utente.
    Quindi quello che propone Cassinelli già c’è nel decreto. Solo che ora si demanda al fornitore d’accesso valutare quale sia il metodo adatto (e molti si affidano all’SMS anche se non identifica una mazza), mentre col ddl Cassinelli dovrebbe essere il Viminale a decidere quale sarà il metodo. Ma già ora questa possibilità di usare un metodo alternativo al documento d’identità c’è.
    Che aggiunge Cassinelli? NULLA.

    Capisci allora che questo ddl è fumo negli occhi, è vuoto, è solo fiction. Serve solo a far credere a quelli che “noi siamo per internet” che il deputato sta dalla loro parte. Tutto teatro.

    magari utilizzando qualche genialata che tu stesso puoi proporre.

    Dammi lo stipedio da parlamentare e vedrai che mi ci metto di impegno.
    Scherzi a parte. In realtà non esiste alcun metodo di identificazione sicuro. Nemmeno col documento di identità (che ci vuole a falsificare una ridicola carta d’identità italiana?).

    29 Novembre 2009
  3. Giosuè said:

    Il problema è: con wifi pubblico senza controllo chiunque potrebbe combinare casini e restare impunito, ad esempio un truffatore su ebay e tante altre cose. E’ pure vero che l’IP non identifica la persona che era davanti al pc in quel preciso momento, ma i lamer e i cracker potrebbero approfittare di queste reti pubbliche per fare danno.

    8 Dicembre 2009

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