Quella gran signora della Albright

albrightSabato pomeriggio ho partecipato alla conferenza tenuta da Madeleine Albright, ex Segretario di Stato americano (per intenderci il ministro degli esteri) nel periodo 1997-2001.

Non molti sanno che la Albright in realtà è nata a Praga da una famiglia di cechi, tanto che ancora oggi parla discretamente ceco, nonostante abbia abbandonato la Cecoslovacchia ancora bambina. A dire il vero  fa molti errori in ceco, e spesso usa parole inglesi al posto delle ceche.

La conferenza era stata organizzata da http://www.inventurademokracie.cz/ in occasione del 20° anniversario della rivoluzione di velluto. Si parla di democrazia e di ruolo della Repubblica Ceca nel contesto politico internazionale.

Putroppo le domande erano a metà tra l’adulante e l’accondiscendente. C’era un’ammirazione spasmodica per il personaggio del tutto immotivata (sì, ok… è “una dei vostri” che ha fatto carriera, ma non mi sembra che abbia particolari meriti per essere messa sull’altare).

Visto che non veniva da sola, la domanda scomoda l’ho fatta io. Ho preso il microfono e ho chiesto alla signora Albright che differenza ci fosse tra l’invasione russa in Cecoslovacchia e l’invasione americana in Rep. Ceca e in altri paesi europei, quando gli USA impongono le loro scelte, anche di carattere militare. E le ho ricordato, vista la sua faccia stupita, di quando gli aerei dei militari statunitensi si divertirono ad ammazzare decine di persone nei cieli italiani, perché non sapevano come passare un pomeriggio. Il tutto senza lasciare all’autorità italiana processare e mettere in galera certi figli di puttana. Non è forse invasione militare questa? Certo, senza carri armati, decisamente più friendly, ma la sostanza è la stessa. O forse ci siamo dimenticati di quando l’esercito americano pensa di poter usare le armi per far il bello o cattivo tempo in territorio straniero? Non è forse invasione militare questa?

Il gelo è sceso in sala (già, forse era meglio continuare a raccontare aneddoti di quando l’hanno chiamata Fulbright anziché Albright… ah, che grasse risate). Parlare di politica seriamente, tirando fuori le palle per fare una domanda scomoda, quello no, non si fa.

Quella gran signora della Albright (talmente fine da passarsi la lingua sui denti per togliersi i residui di insalata) ha risposto che l’invasione sovietica era ben altra cosa. Oh, certo, carissima… ma da una che ha fatto il Segretario di Stato mi sarei aspettato che avrebbe colto il senso politico della frase. Lo sa mio nonno che un’invasione coi carri armati è diversa. Ma il significato politico della domanda era quello di capire il motivo per cui, quando gli Stati Uniti d’America impongono le loro scelte in tutto il mondo, anche in campo militare, dobbiamo considerarli come salvatori e non come invasori. Imporre a un governo scelte di tipo militare, contro la propria volontà (come la partecipazione italiana alla guerra del Kossovo, imposta all’ex-comunista D’Alema – presidente del consiglio – da… mmm… una certa Albright) è di fatto una depauperazione del volere democratico di un popolo espresso tramite il proprio governo.

Ma questo l’Albright non l’ha capito. O ha fatto finta di non capirlo.

Ed ha continuato la sua risposta dicendomi che ella non concorda su tutte le azioni degli Stati Uniti (magari nemmeno su quelle che ha fatto lei), ma di certo loro vanno dove vengono invitati.

Già. Sembra che gli USA abbiano ricevuto inviti ufficiali da Vietnam, Iraq, Afghanistan con scritto “per favore invadeteci!”. Ma attaccati al tram, va’.

2 Comments

  1. MarcoB said:

    Nessuno nei pressi ti ha mimato il gesto del mitra? No? E’ gia’ qualcosa 🙂

    16 Novembre 2009
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  2. mattia said:

    No, Silvio non era nei paraggi.
    Scherzi a parte, no, nessuno si è azzardato a dirmi niente, nemmeno dopo la conferenza. E ci mancherebbe altro! Figuriamoci se non si possono fare domande provocatrici.

    16 Novembre 2009
    Reply

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