Bersani e la disciplina di partito

BullshitDelle volte mi sfuggono anche delle cose davvero semplici.
Tipo, leggevo questo articolo sulla Binetti. Bersani dice:

Chi vota per me, sa che questo significherebbe accettare le regole: io nell’organismo statutario sarei chiaro, sarebbe la prima cosa che farei, indicherei quali sono le materie su cui ci può essere libertà di coscienza e tutte le altre su cui vige la disciplina di partito

Non ho ben capito: cosa significa disciplina di partito? Io ho inteso che c’è il capogruppo che (su ordini del segretario o chi per lui) ti dice cosa devi votare, e tu che sei un deputato di quel partito sei obbligato a votare così, anche se non sei d’accordo.

E non capisco che differenza ci sia con la proposta di Berlusconi che qualche tempo fa diceva “il voto del capogruppo valga per tutti”.

Perché alla fine è la stessa cosa: con la concezione di Bersani ci sono duecento persone che premono lo stesso pulsante su ordine del capogruppo, mentre con la proposta di Berlusconi c’è solo il capogruppo che preme un pulsantone per tutti.

E forse è anche meglio così perché eviti la fatica di far girare i foglietti per come votare, o risparmi la fatica al capogruppo di fare il capo ultrà che si gira col megafono per dare indicazioni di voto.

E poi non capisco perché ci si scandalizza per la proposta di Berlusconi, ma nessuno si scandalizza per l’identica proposta di Bersani.

Chi vota per me, sa che questo significherebbe accettare le regole: io nell’organismo statutario sarei chiaro, sarebbe la prima cosa che farei, indicherei quali sono le materie su cui ci può essere libertà di coscienza e tutte le altre su cui vige la disciplina di partito

2 Comments

  1. Diego said:

    Per diversi motivi:
    1. La proposta di Berlusconi è incostituzionale (strano, vero?), quella di Bersani no
    2. Bersani prevede libertà di coscienza, in alcuni casi. Berlusconi… beh… c’è Gasparri tra i suoi 😀
    3. C’è comunque la possibilità che un deputato, per una votazione che reputa importante, sia disposto ad essere eventualmente espulso dal partito pur di far valere il proprio convincimento personale (o pur di ringraziare chi l’ha convinto a votare diversamente ;-))
    4. C’è la possibilità, molto più banale, di assenze o errori.

    Tra le due posizioni corre la stessa differenza che corre tra il centralismo democratico e l’obbedienza cieca (con la i, mi raccomando 😀 ) al capo.

    Ciao
    Diego

    14 Ottobre 2009
  2. mattia said:

    D’accordo su tutti i punti dal punto di vista formale.
    Ovviamente non è costituzionale far votare solo il capogruppo, ma nella sostanza (non nella forma) il risulato è identico. Si decide nelle stanze delel segreterie, e il deputato è un soldatino che esegue.
    Poi io non vedo l’utilità di avere seicento persone che schiacciano un pulsante a testa. Una marea di ore (pagate profumatamente) buttate via. Dal punto di vista imprenditoriale non ha senso mettere seicento persone a fare il lavoro che può essere fatto da 5 ottenendo gli stessi risultati.

    È vero che un deputato che vota diversamente può essere espulso, ma allo stesso tempo se ne può andare dal gruppo, nella opzione “vota il capogruppo”. Cambia il risultato per quella votazione, ma da lì in poi hai sempre un voto in meno.

    15 Ottobre 2009

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