Esperimento giornalistico

Lo scorso fine settimana ho seguito, per queste pagine, la visita dal papa in Repubblica Ceca. Avevo promesso che sarebbe stato un esperimento tecnico-giornalistico. Ed ora sono qua a raccontarvi dei risultati.

Le riflessioni da fare sono raggruppabili in due temi, uno tecnico e l’altro più espressamente giornalistico.

Riflessioni tecniche.
Ho provato a raccontare un grande evento con mezzi a portata di chiunque: un netbook, una macchina fotografica, una videocamera e un cellulare. Sicuramente una macchina fotografica di qualità migliore avrebbe dato risultati migliori. Ma la sostanza cambia di poco: Lunedì mi trovavo in un campo di Stara Boleslav, circondato dalla campagna e sono riuscito a trasmettere su internet in tempo reale immagini e commenti di quello che stava succedendo in quello sperduto paesino.
Immagini e contenuti che potevano essere visti su questo sito da tutto il mondo. Poi lascia perdere che il mio sito le guardano quattro gatti: tecnicamente non è niente di dissimile da quello che poteva fare un giornalista di Repubblica. Internet è uno strumento paurosamente potente che consente davvero la libertà di informare. A chiunque abbia poche decine di euro per aprirsi un sito.
Dal punto di vista tecnico mi sono reso conto di alcune regole base, che non conosci finché non vivi l’esperienza.

Prima regola:
Mai fidarsi della connessione internet che ti promettono gli uffici stampa, mai! Perché solitamente è scadente e talvolta nemmeno te la danno. Ho visto come molti giornalisti (tedeschi, francesi…) si fossero attrezzati con dispositivi di accesso UMTS, in modo da avere una  connessione internet  indipendente, ovunque ci sia una rete cellulare (quasi ovunque).

Seconda regola:
Avere sempre una soluzione di backup. Come quando mi sono trovato senza connessione a Brno: ho fatto il microblogging col cellulare. Non mi  è costato niente (ho una tariffa flat per internet sul cellulare), ed è stato tremendamente scomodo, ma ho potuto scrivere sul mio sito anche se non potevo accedere col pc.

Terza regola
Provare tutto prima. Perché se fossi stato più furbo avrei studiato come impostare il pc per connettersi a internet tramite il cellulare connesso via bluetooth. Si può fare, ma non lo puoi improvvisare dal nulla.

Quarta regola
Imposta il sistema per essere veloce sulle applicazioni che ti servono. Aspettare dei secondi preziosi perché il pc è lento nell’editing di un post o nel caricare le immagini è odioso. Immette nervosismo e complica terribilmente il lavoro. Sì, anche per pochi secondi..

Considerazioni giornalistiche

Devo ammettere che è stata un’esperienza particolare, perché mi ha fatto vedere da vicino come (non) funziona il mondo giornalistico. Di giornalisti infatti se ne sono visti pochi durante questa visita. Certo, c’erano quelli della televisione o della radio, che dovevano fare il collegamento in diretta. Ma al di fuori di questa mezza dozzina di persone non c’era quasi nessuno. Pochissimi inviati dei giornali e dei siti di notizie. Eppure sui giornali potevi leggere gli articoli su questo evento: come facevano a scriverli, se non erano sul posto?
Mi sono reso conto che gran parte del giornalismo dal quale ci informiamo è fatto dietro la scrivania, e non sul campo. È fatto leggendo i dispacci di agenzie, i comunicati stampa, guardando le immagini dei circuiti iternazionali: tutte attività che puoi fare dalla tua scrivania nella redazione di Milano o di New York, senza necessità di andare a Brno. E in effetti all’inizio di questa visita papale in Rep. Ceca mi sono domandato: che senso ha essere qui, all’aeroporto, a sentire quello che dice il Papa o Klaus di persona, a 15 metri di distanza? Avrei potuto ascoltarlo alla televisione, su CT24, e l’informazione che avrei ottenuto sarebbe stata la stessa. Anzi, sarei stato anche più veloce a diffonderla su internet, avendo una connessione cablata anziché una traballante connessione mobile.
E che senso ha essere sul posto, se devi fare la cronaca di una Messa. Tutto sommato una messa è sempre una messa: ci sono le letture, l’offertorio, la comunione… Le uniche notizie potrebbero venire dalla predica, ma quella l’ufficio stampa te la fornisce alle sei del mattino.
E allora che senso ha essere presente come giornalista sul campo, se tutto quello che devi scrivere lo puoi ottenere comodamente in ufficio?

In realtà c’è un senso, ed è molto importante, anche per la libertà di informazione di cui si parla molto di questi tempi. Fare giornalismo dalla scrivania, significa raccontare gli eventi col filtro. Un filtro che ti viene dalle fonti primari da cui prendi le notizie.
Un esempio concreto: dopo la Messa a Brno, stavo scrivendo i miei articoli nel centro stampa, ed ero al fianco di alcuni fotografi di una importante agenzia internzionale. Stavano mandando le foto in redazione via internet. Durante questa operazione commentavano le foto e si chiedevano consigli sulle didascalie da inserire (mi è capitato pure di fargli lo spelling di suora, in inglese…). Ovviamente non caricavano tutte le foto, ma solo quelle più significative. Uno di questi fotografi si interrogava se fosse il caso di caricare o scartare una foto con uno striscione provocativo di alcuni tedeschi (che consideravano i sudeti come territorio germanico e non ceco). Dopo qualche minuti di discussione l’ha caricata: ma se non l’avesse fatto?
Se avesse scartato quella foto, nessuno, nelle redazioni dei giornali di tutto il mondo, avrebbe saputo della provocazione di questo gruppo tedesco alla messa del Papa a Brno. E la decisione di far passare questa notizia o meno, è demandata a un fotografo e a come si sente in quei cinque minuti. Assurdo.

Essere sul campo per un giornalista è fondamentale, perché consente di vedere la vera essenza dell’evento. Consente di vedere anche quelle cose che dai canali di informazione ufficiale non arrivano, e non necessariamente per censura, ma soltanto per necessità editoriale.

Alla TV faranno vedere il Papa che scende dalla scaletta e pronuncia il discorso. E questo è ciò che un giornalista può vedere da dietro la scrivania. Quello che però non può vedere sono i ragazzi con i cartelli contro il tradizionalismo del Papa che dimostravano fuori dal terminal.
Quelle sono immagini che non mostrano alla TV, sono foto che forse ti arrivano e forse no, a seconda di come gli gira al fotografo.
Ma sono dettagli importanti, sono il succo dell’evento, la cui fredda cronaca altrimenti, si potrebbe scrivere ancora prima che l’aereo decolli (tutti i discorsi sono preparati, tutto si svolge secondo il programma…).
Essere sul campo ti consente di vedere che anche i preti dormono alla predica del Papa. Probabilmente la regia televisiva ti mostra i bambini con le bandierine. Essere sul campo ti consente di vedere e riportare queste immagini irriverenti, che nascondono però un elemento importante: il Papa fa addormentare, non ha carisma.
Dalla scrivania non potrai mai accorgerti di quanto i sistemi organizzativi separino il personaggio dal popolo non raccomandato. Solo dalle strade puoi capire l’atmosfera del luogo e come la gente sente l’evento.

Potrei continuare a lungo con gli esempi, ma la sostanza è questa: il giornalismo di qualità si fa uscendo dalle redazioni e andando sul campo. Perché fare la parafrasi dei discorsi ufficiali, citando qualche dato sulle presenze, rilasciato dagli uffici stampa non  giornalismo, ma esercizio di riscrittura.

Putroppo mi sono accorto che per questo evento, la copertura dei media è stata fatta da dietro la scrivania, e non sul campo (essendo quasi totalmente circondato da fotografi piuttosto che da giornalisti).

E questo la dice lunga sulla qualità dell’informazione a cui abbiamo accesso: un’informazione che spesso deriva da comunicati stampa riscritti o informazioni di seconda mano raccolte dai circuiti internazionali, a cui è demandata la pesantissima responsabilità del filtro iniziale.

Certo, mandare una persona sul campo è più complicato che tenerla in redazione, soprattutto in questi tempi in cui la gente pretende le notizie gratuite dai giornali on line, mentre nessuno si spreca a pagare un euro di giornale.

Ma se si vuole fare informazione di qualità, temo non ci sia alternativa: il giornalista deve andare sul campo.

4 Comments

  1. Diego said:

    Che dire… complimenti per il reportage, davvero molto bello e particolare.

    Una curiosità: sei giornalista? Oppure in Rep. Ceca i regolamenti per l’accesso alle strutture della stampa sono diversi rispetto a quelli italiani?

    Ciao
    Diego

    7 Ottobre 2009
  2. mattia said:

    Se intendi giornalista iscritto all’albo, no. Anche perché qui mi hanno detto che non esiste nemmeno un albo (io continuo a chiedere a qualsiasi straniero ma sembra che una struttura corporativa del genere esista solo in italia… un tema su cui dovrei indagare).
    Qui l’accesso stampa viene dato con molta più facilità. Sembra che presentarsi come editore di un blogghettino di provincia come questo basti. 🙂 E ti dico che sono entrato praticamente ovunque…

    7 Ottobre 2009
  3. D said:

    Ma scusa, uno dovrebbe finire sulla stampa e far notizia solo perché scrive quattro stupidate su un cartello?

    17 Giugno 2010
  4. mattia said:

    Magari sono stupidate per te che la pensi nella maniera opposta.
    Per me sono semplicemente delle opinioni, e come tali hanno il diritto di essere raccontate. Soprattutto se per forza di cose non arrivano da sole tramite i canali ufficiali di informazione.
    Fare giornalismo significa indagare su quella che è la realtà dell’evento, parlare coi contstatori, non descrivere la claque preparata ad arte.

    17 Giugno 2010

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