Razzismo e redazioni

Dalla home page di repubblica.it

razzismo_napoli

Due considerazioni:

1) Perché nella redazione di repubblica decidono di dedicare una notiziona al caso del bambino che a Treviso viene scherzato in quanto napoletano, mentre la notizia di un nero a Napoli picchiato in quanto nero, viene sbrigata in una righina?

2) Leggendo l’articolo sul bambino napoletano a Treviso, il bufalometro è salito a mille.

Allora, il bambino viene bocciato in prima media. E per farsi bocciare alle medie ce ne vuole. Ma guarda caso, la colpa – bello di mamma – non è sua. La colpa della sua bocciatura è dei compagni che lo scherzano.

La mamma, caso strano, non denuncia l’accaduto ai carabinieri, ma confessa il caso in una intervista televisiva.

Ma pensa un po’, questo fantomatico caso di razzismo salta fuori solo a bocciatura avvenuta. E nemmeno nelle sedi competenti (eh già, perché per denunciare qualcuno ci vuole qualche base concreta di solito), ma in televisione.

Vedremo cosa salterà fuori. Nel frattempo il bufalometro non sembra scendere…

3 Comments

  1. Major Havok said:

    Già. Ormai il razzismo è diventato lo scudo degli inetti e dei furbetti. L’altro giorno sul treno, un tizio di colore sul caffèlatte non ha pagato il biglietto (e parliamo di tratta Milano-Venezia su eurostar, non due lire), arriva il controllore che gli chiede il biglietto e, capendo che il signore non ce l’ha, si prepara a multarlo e tutto il resto. Quale è stata la prima parola uscita dalla bocca del signore? “Questo è razzismo”.

    Ovviamente.

    23 Luglio 2009
  2. mattia said:

    Un dettaglio solo non ho capito: la frase “Questo è razzismo” l’ha detta il tizio caffelatte o qualche altro signore?

    23 Luglio 2009
  3. Major Havok said:

    Il signore caffèlatte.

    25 Luglio 2009

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