#quellavoltache mostrai belle foto del Lario

October 16th, 2017 by mattia | 31 Comments | Filed in ignoranza, riflessioni

Forse ha un po’ esagerato portandomi a casa quando io non stavo nemmeno flirtando, ma eravamo giovani.

Leggete questo racconto. Vi prego, leggetelo prima di continuare.
Fatto?

Ecco, adesso vi racconto questa storia.
Era il 2005, festa Erasmus al mio dormitorio. Tra i tanti c'era anche una tipa finlandese biondissima. Spoiler: non abbiamo scopato. Anni dopo andò a fare la guerra in Afghanistan con l'esercito finlandese. Non le ho mai chiesto se ha mai ammazzato qualcuno, però insomma... mi è venuta un po' di paura: una così durante una fellatio capita anche che te lo sgagni via.

Ad ogni modo, con un astuto stratagemma riesco a portarla in camera mia, 103b. Mi vergogno quasi di raccontare lo stratagemma da quanto mi suona stupido ora: le dissi che volevo mostrarle foto del mio paese natio, Lecco. Le montagne, il lago... dio mio, quasi peggio della collezione di farfalle. Ma al tempo la scusa reggeva: eravamo giovani, con poche esperienze all'estero; avevamo viaggiato poco, tanto che l'Erasmus in Europa centrale era per molti la scusa di prendere un treno o un autobus e farsi un fine settimana a Berlino, Budapest, Vienna... Perché ci eravamo aperti al mondo da poco ed eravamo curiosi di conoscerlo. Così quando ti trovi tutto d'un tratto circondato da stranieri sei curioso, vuoi scoprire tutto del paese da dove vengono. Ogni giorno conoscevi qualche nuova persona che veniva da un bizzarro paese straniero: ne imparavi la geografia, qualche parola caratteristica della lingua locale (sì, so le parolacce e anche la macchina del capo in finlandese), scoprivi una nuova meta per il prossimo viaggio.
Vedete, messa così ora suona meno patetica come scusa: vieni, ti faccio vedere le foto del più bel lago del mondo...

A un certo punto ci troviamo seduti sul mio letto mentre le mostro un'edizione speciale del Conde Nast Traveller sul lago di Como, le Grigne, il Resegone...
All'improvviso si gira, mi guarda in faccia e mi dice: oh, io mica sono venuta qua a fare quelle cose lì, eh?

Onestamente: non ricordo nemmeno cosa risposi. Boffonchiai qualcosa, probabilmente. Ma insomma... l'uccello rimase nelle mutande quella sera e ritornammo alla festa.
E vabbe', sulle intenzioni erotomane di un arrapato studente di ingegneria ci era arrivata un po' tardi, ma alla fine ci era arrivata.

Ora, prendete quel racconto che vi ho detto di leggere prima: qual è la differenza?
Ho qualcosa forse da rimproverarmi per averci provato con quella finlandese? È un problema mio se quella ha capito solo quarto piatto che era polenta?

Certo, l'autrice si para il culo dicendo che non era una molestia. E grazie al cazzo.
Ma allora perché racconti di uno che, banalmente, ci ha provato?
Di racconti del genere potreste essere protagonisti anche voi, ognuno di voi (ché non ci credo neanche un po' che uno di voi non hai mai portato a casa una donna con uno stratagemma del genere). Vi piacerebbe essere tirati in ballo in questo dibattito con frasi del tipo:
Ma che ne sai, tu, di come ci si sente quando non hai via d’uscita, e devi calcolare quale sarà la strategia meno dannosa per uscirne?

Non la chiama molestia, ma insomma... lui ha esagerato portandola a casa quando non stava flirtando.
L'ha portata in una situazione in cui non aveva via d'uscita.

Che significa: ragazzi, o una ti salta addosso allupata oppure voi dimenticatevi di portare a casa una ragazza con una scusa, più o meno banale.
Perché poi queste vanno sull'internet a dire che hai esagerato visto che non stava flirtando. Deve proprio tirarti fuori l'uccello al ristorante per avere l'autorizzazione a dirle ehy, andiamo da me a finire la serata con un buon moscato?

Quel racconto non dovrebbe nemmeno esistere: è il racconto di come milioni di uomini ci provano ogni giorno con altrettante donne. Alcune di queste magari sono poco sveglie e non capiscono che se un uomo ti invita a casa sua non è per dire la compieta e quando se ne accorgono dicono ah, ma io mica sono qui per scopare, eh e se ne vanno.
Non c'è nemmeno alcun motivo per raccontare questi episodi pubblicamente in un dibattito che ha a che fare con le molestie, queste sì, vere.

Il problema è che così si sposta sempre più l'asticella. Racconti come quello fanno passare l'idea che ci sia qualcosa di riprovevole anche solo a portare una donna in casa con una scusa alla collezione di farfalle.
Di questo passo arriveremo a una società in cui per non essere oggetto di un racconto su internet nel dibattito sulla violenza sessuale sei obbligato a dire una donna:

- è stata una bella serata, vero?
- sì, hai scelto davvero un bel ristorante...
- anche il vino non era male...
- già... non bevevo un barricato così da secoli
- senti, visto che è ancora presto, perché non vieni da me a concludere la serata con un amplesso sessuale che prevede la penetrazione del mio pene nella tua vagina e all'occorrenza anche nella tua cavità orale? Se lo gradisci posso anche praticare una stimolazione clitoridea con la mia lingua.
- acconsento con piacere.
- ho il tuo assenso legale?
- sì, sì...
- bene, allora firma questa dichiarazione in cui affermi che non ti ho portata a casa con uno stratagemma ma dichiarando preventivamente che il mio scopo era avere un coito con te.

Perché di questo passo arriveremo a questa situazione, eh.
E per carità, per me va anche bene. Basta che poi non mi dite che non siamo romantici, che non abbiamo la capacità di sorprendere, che non sappiamo comportarci, che dobbiamo conquistare.
Decidetevi.

 

 

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Piccola guida alle elezioni in Rep. Ceca

October 15th, 2017 by mattia | 8 Comments | Filed in repubblica ceca

Venerdì e sabato si vota per il rinnovo del parlamento ceco. Notizia che occuperà due righe sui giornali italiani, quindi probabilmente potrei metterci un bel chissenefrega. E invece no.

Vediamo come funziona il sistema qui e quali saranno i risultati.

Per cosa si vota 

Per la camera dei deputati (poslanecká sněmovna). Il senato si rinnova un terzo alla volta ogni 2 anni.
La Rep. Ceca ha un sistema bicamerale non perfetto, la fiducia al governo la dà solo la camera dei deputati, quindi è da queste elezioni che si decide il prossimo governo.

Come si vota

Con un proporzionale puro. Senza coalizioni*, senza premio di maggioranza. C'è solo il 5% di sbarramento.
Poi, a seconda dei risultati si decidono le coalizioni di governo dopo le elezioni.
Nessuno sa chi governerà la sera delle elezioni, e va bene così.
Giuro, nessuno qui ha la fregola di sapere la composizione del governo appena chiuse le urne. Si decide il governo nella settimana, o nelle settimane, dopo le elezioni. Con calma, ché non crolla il mondo se ti siedi a un tavolo a discutere e trattare per qualche giorno.
Alla fine si scrive un contratto di coalizione pubblico, firmato da tutti i deputati che voteranno la fiducia. Non si fa un patto del nazareno di cui nessuno conosce il contenuto.

*teoricamente si possono fare coalizioni, ma non c'è alcun vantaggio. La soglia di sbarramento diventa il 10% per coalizione di 2 partiti, il 15% per tre partiti e il 20% per quattro o più partiti. A quel punto ognuno va da solo.

Chi vince?

Il primo partito sarà ANO, partito-azienda di Andrej Babiš (la š di Babiš si pronuncia come "sc" in sciare), slovacco naturalizzato ceco. Uno degli uomini più ricchi del paese a capo di Agrofert, un'azienda che è partita dal mondo dell'agricoltura ma che ormai controlla un po' tutto.
Avete presente Forza Italia? Ecco, uguale. Quando furono votate le leggi per il conflitto d'interessi o la coltivazione della colza ANO era lì in parlamento a servire il suo padrone.

Babiš è l'autore della lotteria degli scontrini, al grido di "tutti devono pagare le tasse". La cosa gli ha fatto guadagnare popolarità tra il popolo. Questa estate era sopra il 30%, ora si attesta al 26%. Vedremo, ma è di sicuro il primo partito.

Secondo c'è CSSD, i social democratici. Erano stati primo partito le scorse elezioni e poi... be', c'è stato il crollo. Costante, definitivo. Probabilmente a causa di Sobotka, primo ministro e guida del partito. È a capo del governo in un periodo in cui l'economia tira più del proverbiale pelo di figa e la disoccupazione è ai minimi storici, eppure il suo partito perde 10 punti percentuali rispetto alle scorse elezioni.
Come è riuscito in questa impresa? Grazie alla sua personalità che attira le masse come una randellata sui denti. Non solo non è carismatico ma sembra far di tutto per dimostrare che non conta un cazzo.
Viene preso per il culo da tutti e non si lamenta.
Guardate questo video: il presidente della repubblica zeman gli indica il microfono alzando il bastone e quello si sposta come uno scolaretto. Su internet girava la vignetta in cui zeman gli diceva "è lì il microfono, coglione".
Ah, la vicenda delle dimissioni. A un certo punto è arrivato ai ferri corti con Babiš di cui era alleato di governo e per farlo andare via si è dimesso, poi è andato al castello, e non si è più dimesso... un casino. Ha dato l'impressione di non saper prendere una decisione, di essere confuso...
Infatti adesso fa il canto del cigno e di fatto la campagna elettorale la fa il ministro degli esteri Zaorálek.

Poi c'è il partito comunista ceco e moravo KSCM. Interessante da studiare come le scimmie allo zoo. Sono delle persone fuori dal tempo, con il feticismo per i manifesti elettorali fatti con paint di windows 3.11.
Hanno il loro zoccolo duro del 12-13% che non si capisce perché non diminuisce col tempo visto che ormai dovrebbero essere tutti sopra di 65 anni.

C'è il partito cattolico KDU-CSL, che in questi anni si è un po' ammorbidito e così facendo ha perso un zic di consensi (ci arriveremo dopo). Riusciranno a superare il 5% di un soffio ed entrare in parlamento. Poi, come hanno sempre fatto dalla rivoluzione a oggi cercheranno di infilarsi in qualsiasi governo si formerà, destra, sinistra, centro. Basta che gli diano tre o quattro posti da ministro.

Ci sono i due partiti di destra TOP09 e ODS, in evidente crisi di consensi, ormai drenati in modo definitivo a ANO, ma con il loro zoccolo duro del 7-9% che comunque li vota, quindi lo stipendio da parlamentare per molti di loro è assicurato.

C'è SPD, il nuovo partito di Tomio Okamura, metà moravo da parte di madre e metà giappo-coreano da parte di padre. Ecco, qui lo dico e qui non lo nego: a naso mi sa che Okamura romperà il culo ai passeri alle elezioni.
Pochi mesi fa era dato a un misero 2%, ora è sicuro che supererà lo sbarramento del 5% e andrà ben oltre (9%?). Io continuo a sentire gente insospettabile che dice di votarlo.
Okamura è per una Rep. Ceca bianca e cristiana senza rifugiati e senza islam. Lo dice senza giri di parole, senza politicamente corretto (in confronto salvini è un equilibrista degli aggettivi) e questo già basta a una bella fetta di cechi come motivo per votarlo.
Ne ho sentiti tanti che lo votano. Gente che prima votava KDU e da quando il partito si è ammorbidito sulle posizioni della nuova chiesa del dott. bergoglio ha deciso di votare Okamura. Ma anche ex elettori del partito comunista voteranno Okamura, specialmente perché contro gli immigrati (ricordatevi che siamo in Rep. Ceca, quindi è la sinistra a essere contro gli immigrati, mentre i tizi di refugee welcome sono di destra).
Prendendo un 1% di qua e un 1% di là metterà insieme un bel gruzzoletto.

Poi ci sono i pirati, che dopo una serie di campagne elettorali disastrose probabilmente per la prima volta riusciranno a entrare in parlamento. I loro consensi sono saliti da quando s'è iniziato a dire che fossero sopra il 5%, a quel punto sono cresciuti perché il voto non era più "buttato via" quindi gli incerti hanno deciso di votarli.
Sul contenuto della loro proposta la frase più efficace è stata quella che ho letto qualche giorno fa "se vuoi avere il uai-fai gratuito in Siberia, vota i pirati".

Poi ci sono gli altri che presumibilmente resteranno fuori.

Parentopoli

Molti i parenti in queste elezioni. Martin Stropnický, capolista a Praga di ANO e ministro della difesa (un attore convertito prima alla diplomazia - fu ambasciatore ceco a Roma - e poi alla politica - ma ogni tanto qualche parte d'attore la fa ancora) è il padre di Matěj Stropnický, segretario e capolista dei Verdi (un tizio con una quantità di sfiga che metà basta). Per fortuna almeno il secondo non verrà eletto.

Per l'ODS si candida Václav Klaus ml., dove ml. sta per mladší, ossia giovane, visto che è figlio dell'ex-presidente della Repubblica Václav Klaus.

Poi c'è la sfida in casa Okamura. Accanto a Tomio c'è anche il fratello Hayato che ha una visione completamente diversa dal fratello e si candida a Praga con la KDU-CSL.

Le preferenze

Il sistema è a liste semibloccate. Significa che i candidati vengono eletti in ordine di lista, però se un candidato prende almeno il 15% delle preferenze del suo partito in quella circoscrizione salta in testa alla lista.
Così riesci sia a eleggere persone magari meritevoli ma poco conosciute, sia a dare l'opportunità all'elettore di scegliere i propri eletti™ .

 

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Giacomo giacomo

October 13th, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in riflessioni



Ora sappiamo anche l'ora, 13.45.
La data già la sapevamo, otto novembre.

A quell'ora salirò in cattedra nell'aula 209 e darò la presentazione più difficile della mia vita (fino a questo punto), la lezione per diventare professore associato.

Mercoledì scorso sono andato a sentire quella di un collega: ebbene, mi sono cagato sotto.
Niente di speciale, anzi. Nessuno ha rotto i coglioni più del necessario, hanno fatto domande solo nel merito della lezione e nessuno ha fatto le pulci al suo CV, non hanno polemizzato sulla sua persona. E in alcuni settori (pubblicazioni, citazioni...) lo doppio in scioltezza.
Non c'è motivo razionale per aver paura. Però... però io mi sto cagando addosso ugualmente.
L'aula in sé m'inquietava, il pensarmi al suo posto mi faceva venire la tremarella.

Non è normale. Sono abituato a parlare in pubblico. Quando faccio una presentazione a una conferenza non ho alcun problema, non sono nemmeno un filo nervoso.
Ho fatto lezioni anche in ceco e non è stato facile: dopo un'ora e mezza di lezione frontale in ceco davanti a una classe di 60 persone al 95% madrelingua (o sorellalingua, gli slovacchi) ero stremato. Ma non avevo paura.
Ho la stretta allo stomaco appena ci penso.

L'ultima volta che mi è successo è stato nel 2003, quando dovevo discutere la tesi per la laurea di primo livello.
Poi già alla specialistica più niente.

Non so perché mi sta venendo questo nervoso. Forse è che sento l'importanza del ruolo.
L'italia è quel paese bizzarro per cui essere professore universitario è considerata una cosa di cui vergognarsi. C'è il "professorone" sinonimo di intrallazzatore, o di borioso. C'è l'idea del professore universitario chiuso nella torre d'avorio che non sa niente della vita fuori dall'università. Ma c'è anche il fatto per cui quando t'imbarchi in una discussione sulle reti sociali prima o poi se insegni in una università verrai insultato per questo motivo. Quando avranno finito gli argomenti ti diranno di "scendere dalla cattedra", oppure "per fortuna che vieni qua tu a insegnarlo a noi ignoranti", di smetterla di fare il professore... Anche se tu non hai nemmeno minimamente tirato in ballo il lavoro che fai: se il tuo interlocutore sa che insegni all'università prima o poi ti romperà il cazzo per quello.

Per le persone normali invece l'essere professore universitario è una cosa importante e prestigiosa.

La prima volta che qualcuno mi chiamò ingegnere mi fece senso: mi sembrava una cosa strana, inadeguata a me. Come un vestito che non ti appartiene e che ti fanno vestire a forza. Mi metteva a disagio. All'epoca pensai che questa reazione era dovuta al fatto che in casa mia nessuno era mai stato laureato, quindi non avevo mai sentito associare il nostro cognome a un titolo accademico.
Forse vale la stessa cosa adesso: mi sono abituato al dottor Butta, ma al professor Butta no. Figa, mi fa strano anche a scriverlo.
Forse è questa sensazione che mi provoca la stretta allo stomaco, chissà.

Cosa potete fare voi per aiutarmi? Niente, ovvio.
Se però siete per sbaglio a Praga potete venire a vedere la lezione: avere delle facce amiche tra il pubblico mi aiuterà tantissimo a rilassarmi.

 

 

 

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Caso teorico

October 12th, 2017 by mattia | 25 Comments | Filed in repubblica ceca

Ieri ho incontrato un mio studente che aveva fallito il mio corso lo scorso anno e ora ci ripete.

Gli ho detto che adesso non può più sbagliare, perché se viene bocciato un'altra volta perde tutti gli esami già fatti e deve ricominciare da capo.
Questa è la regola da noi: se ti bocciano a un esame due volte sei fuori. Se vuoi laurearti devi iscriverti di nuovo e ridare da capo tutto gli esami a partire dal primo anno (mi sembra ci sia una regola simile in Germania).
È una regola che avevo già spiegato tempo fa.

Ebbene, mi ha detto di non preoccuparmi, ché gli è già successo: ha fallito due volte l'esame di algoritmi e quindi quest'anno ricomincia da zero.

Ecco, lo racconto per spiegare che non è una regola che rimane sulla carta, viene applicata.
Non è un caso teorico, esiste veramente qualche studente che perde tutti gli esami fatti se viene bocciato due volte.

 

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Questo prodotto funziona col culo

October 12th, 2017 by mattia | 4 Comments | Filed in riflessioni

Da tre mesi ho intrapreso un percorso di allenamento per rimettermi in forma (dall'infortunio dello scorso dicembre sono rimasto bloccato fino all'estate).

Il programma funziona, ma ho perso solo 7 kg in tre mesi. Sulla bilancia. Addosso sento di aver perso più ciccia. Come mai? Perché nel frattempo ho aumentato la massa muscolare con appositi esercizi.
La massa del mio corpo quindi non dice molto, dovrei conoscere la massa grassa, non la massa totale.

Così ho deciso di comprare una bilancia che misura anche la massa grassa (leggo in giro che non sarebbero molto precise perché le misure delle bioimpedenze da cui si deriva la massa grassa si dovrebbero fare con il soggetto sdraiato, non in piedi... ma amen).

Compro la Beurer BF700 e scopro una cosa spiacevole. No, non che sono un lardoso... quello lo sapevo già.
Scopro che per far apparire il numeri della percentuale di massa grassa, di acqua e di ossa bisogna configurarla con il telefono via bluetooth.
Solo che il mio HTC non ne vuole sapere di connettersi alla bilancia. Solo alcuni modelli di telefono infatti riescono a connettersi.
Così posso vedere solo la massa. Salgo sulla bilancia e mi mostra solo quel numero, come se fosse una bilancia classica. E grazie al cazzo, cosa l'ho comprata a fare allora?
Se voglio vedere la percentuale di grasso devo per forza configurarla con un telefono. Altrimenti nisba.

Il problema è stato risolto con un altro telefono, ma io mi sono chiesto cosa c'era nel cervello di chi ha progettato questa bilancia.
Ok, la bilancia puoi collegarla al telefono per memorizzare i dati. Puoi gestire più persone con la stessa bilancia. Ottimo.
Ma perché cazzo non la impostano come predefinita per mostrare tutte le misure e non solo la massa? La consideri una misura "libera" non associata ad alcun utente, non la memorizzi in alcun telefono... la mostri solo sul display e dopo 20 secondi scompare. Se mostra la massa può mostrare anche le altre misure.
Perché devi associare un profilo alla bilancia per poter vedere la percentuale di grasso?

È un'impostazione stupida: non ha un motivo logico e rende il tuo prodotto meno accessibile. Perché devi mettere in conto che qualcuno ha un telefono non compatibile quindi rischia di non potere usare la bilancia. E magari s'incazza con te perché gli hai promesso una bella bilancia con tante funzioni interessanti e se non ha un telefono compatibile si trova una cosa modernissima che però gli dà la stessa informazione che gli dava la bilancia della zia, la massa.

Davvero, non riesco a trovare una motivazione logica.
E sì, è assolutamente vero che sulla confezione scrivono "per sfruttare tutte le funzioni serve collegarla a un telefono intelligente dotato di Bluetooth". Legalmente stanno dalla parte della ragione.
Ma questo non rende la loro scelta più sensata: se scrivi sulla confezione "questo prodotto funziona col culo" magari hai anche ragione da vendere a respingere le lamentele ma mettere sul mercato un prodotto che funziona col culo continua a non essere saggio.

 

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Chiamata alle armi (metaforiche, eh)

October 12th, 2017 by mattia | 10 Comments | Filed in w la fisica

La macchina di W la Fisica sta macinando i primi chilometri dietro le quinte. Dalla prossima settimana iniziamo a firmare le candidature.
Ho però bisogno di una mano: servono ulteriori candidati.
Perché non è bello lasciare una lista incompleta: tecnicamente ci si può anche candidare con sole 5 persone ma è meglio arrivare al massimo (10 candidati).
Perché le liste "corte" non ispirano fiducia, mandano il messaggio "non hanno nemmeno chi candidare, contano poco".

Quindi rinnovo l'invito a coloro che abitano all'estero (in Europa): se volete candidarvi alla Camera per W la Fisica fatemi un fischio (email a mattia@butta.org).

I requisiti sono:

  • essere iscritti all'AIRE

  • avere più di 25 anni

  • non avere condanne penali (che non rendono candidabili, legge Severino)

  • *** condividere i dieci punti del manifesto di W la Fisica


Candidarsi è semplice: l'unica cosa da fare è firmare due moduli che vi preparerò. Uni di questi va firmato al consolato dove vi dovranno autenticare la firma. Sempre il consolato vi dovrà rilasciare il certificato elettorale per dimostrare che siete elettori.

Tutto qui.

Qualcuno mi ha detto: sai, io sono titubante perché non so se riesco poi a sbattermi, ho tante cose da fare.
Tranquilli. Non verrò mai a rompervi il cazzo dicendovi "dannazione, ti sei voluto candidare e adesso non fai niente". Avete la libertà di candidarvi anche solo per riempire la lista.
Il massimo dell'impegno che vi chiedo è andare una volta al vostro consolato (o due volte se il certificato non ve lo rilasciano subito). E questo è un impegno che possono prendersi tutti.

Non abbiate paura che le schede di carta non vi mangiano se qualche migliaia di persone scrive il vostro nome.

Ah, mi segnala Mauro che per sbaglio è stato presentato un emendamento che consentirebbe la candidatura all'estero anche di chi vive in italia.
Venisse approvato apro a tutti ovviamente. Ma per ora è troppo presto, quindi rimaniamo ai residenti in Europa iscritti all'AIRE.

Vedete, sono riuscito persino a dare un senso alla vostra iscrizione all'AIRE. Per una volta vi serve a qualcosa. Cosa volete di più?

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#paritàdisalari!!!11!!!

October 12th, 2017 by mattia | 46 Comments | Filed in riflessioni

Probabilmente avete sentito la notizia: le giocatrici della nazionale di calcio norvegese ora riceveranno la stessa paga dei colleghi della squadra maschile. A ruota è partito l'AEIOUipsilon delle femministe al grido di #paritàdisalari!!!11!!!

Allora, iniziamo a dire che il tema è già idiota di per sé: un qualsiasi calciatore probabilmente pagherebbe per giocare in nazionale. Quasi sicuramente lo farebbe gratis.
Inoltre, non stai parlando della cassiera del supermercato a cui aggiungi 50 euro in più di stipendio. Quindi, chissenefrega.

Ma la fallacia logica c'è ugualmente (come in ogni idea che esce dalla testa tarata delle femministe), quindi vale la pena analizzarla.

Partiamo da un concetto semplice: il calcio è uno spettacolo.
Quando lo pratichi tu al campetto è un'attività fisica, un gioco, un divertimento. Ma quando è sport agonistico si tratta di uno spettacolo. E lo spettacolo segue regole molto precise: più fai spettatori e più guadagni.
I calciatori non sono più ricchi dei cestisti perché il calcio ha un valore intrinseco maggiore della pallacanestro, ma - banalmente - perché quando gioca la nazionale di calcio fa 15 milioni di spettatori e quando gioca la nazionale di pallacanestro no.
Perché la gente compra le magliette, i profumi, gli accessori marchiati Cristiano Ronaldo e non di un cestista.

Nessuno si lamenta di questo fatto, è come gira il mondo. Non puoi dire alla gente cosa deve ammirare. Se alla gente piace di più il calcio i soldi vanno lì.
Lamentarsi perché un calciatore guadagna N volte più di giocatore di pallacanestro è come lamentarsi perché Vasco Rossi guadagna più di un soprano per quanto il secondo sappia cantare. Mica puoi obbligare la gente per legge ad andare a teatro invece che ascoltare dei rigurgiti vocali.

E su questo siamo tutti d'accordo, spero.
Ora, lo stesso principio si applica non solo tra sport diversi ma anche tra lo stesso sport ma maschile e femminile. Di fatto il calcio femminile e il calcio maschile sono due sport diversi.
Se trasmetti in TV la partita della nazionale femminile di calcio non fai 15 milioni di spettatori. Ne fai forse meno della partita di cricket. Quindi puoi considerarla come un altro sport.
Se accetti che un giocatore della nazionale di cricket guadagni meno di uno della nazionale di calcio allora devi accettare una paga minore anche per una giocatrice di calcio.

Mi direte: ma è sempre calcio! È lo stesso sport!
No, non è lo stesso sport. Ricordate, a questi livelli è spettacolo. I soldi derivano dal fatto che è uno spettacolo che incassa soldini solo se piace alla gente.
E il calcio femminile è un altro tipo di spettacolo. La gente in uno sport cerca due cose: tecnica e potenza. La tecnica da sola non è sufficiente. Sport altamente tecnici ma dove non appare la potenza fisica non attirano nessuno. Avete mai visto folle osannare campioni di tiro con l'arco? No, perché capita anche che siano quarantenni con la panza. Saranno anche precisissimi nel loro gesto atletico, ma non c'è potenza fisica, quindi non attirano ammiratori. Uno nello sport vuole vedere il sudore, la bestia, lo sforza sovraumano...
Una maratona invece è uno sport in cui la precisione è - quasi - inesistente ma sei una bestia se riesci a fare 42,195 km in poco più di due ore. Quindi magari non diventi ricchissimo, ma nomi come Gelindo Bordin od Orlando Pizzolato sono entrati nella leggenda.
Il calcio è uno di quegli sport in cui tecnica e potenza si uniscono entrambe ad alto livello. Quando Del Piero tirava una palla nell'angolino della porta la gente andava in visibilio perché da una parte aveva la tecnica che gli consentiva di fare tiri ad effetto con una precisione enorme ma dall'altra perché aveva sotto dei quadricipiti femorali della Madonna.

Una donna non tirerà mai un tiro come Del Piero, la palla non avrà mai quella potenza. Guardare una partita di calcio femminile fa pena. Perché anche se sono brave nella tecnica non hanno mai quella potenza che invece hanno gli uomini.
E non potrà mai averla perché il corpo di una donna è diverso dal corpo di un uomo. Potete negarlo quanto volete, potete raccontarvi la favoletta che uno decide il proprio genere a seconda di come si sveglia la mattina. Ma poi c'è la realtà che bussa alla porta: la donna è fisicamente inferiore all'uomo.
Non deve stupire dunque se la gente preferisce guardare la versione maschile di uno sport: se cerca la potenza fisica la trova dagli uomini, non tra le donne.

Non vi piace questa realtà dei fatti? Amen. Ma rimane una realtà anche se a voi non piace.
A questo punto o decidi di abolire il concetto di spettacolo e obblighi la gente a guardare sia la partita di calcio maschile che quella femminile, oppure se accetti che la gente guardi ciò che preferisce devi pure accettare che un giocatore di calcio guadagni più di una giocatrice.
Il resto sono masturbazioni mentali senza alcuna logica.

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La panchina scema

October 11th, 2017 by mattia | 9 Comments | Filed in ignoranza, praga, repubblica ceca

Questa estate hanno installato una cosiddetta "panchina intelligente" vicino alla mia università.
Pannello solare sul retro, prese USB per caricare il telefono e uai fai per connettersi a internet.



Che figata, eh?

No.

Facciamo due conti della serva.
Che superficie può avere quel pannello solare? Occhio e croce 2 m per 0,5 m ossia 1 m^2.
Stiamo larghi, sarà un pannello da 150 W.

La panchina è orientata verso sud-ovest, con un angolo di circa 40 gradi. Metto questi valori nel calcolatore solare per Praga e ottengo 118 kWh di energia prodotta all'anno.

L'energia elettrica in Rep. Ceca costa sulle 5 corone al kWh, 6 nel peggiore dei casi (comprendendo tutto, tasse, cazzi e mazzi): quei 118 kWh di energia valgono circa 700 corone all'anno. Il che significa che rientri del pannello in sé in una dozzina di anni. Solo del pannello però. Perché le panchine costano "un po' di più".

Ebbene, sapete quanto costano queste panchine?
La panchina "intelligente" della foto è costata 142 mila corone più iva, quindi 171 mila corone.
Quindi con l'energia solare che producono si ripagano in due secoli e mezzo. E siamo stati generosi coi conti.

Più che panchine intelligenti io le definire panchine idiote.

Tra l'altro parliamo di una panchina in una delle zone più urbanizzate della Rep. Ceca, dove di certo non fai fatica a trovare un allaccio alla rete elettrica. Un paio di operai che fanno uno scavo di 10 metri per buttare giù un tubo ti costano 100 corone all'ora. Aggiungi tre ore per un paio di elettricisti che tirano tre fili e siamo a ordini di grandezza sotto quel prezzo.

Parliamo di una zona che si trova a 200 metri dalla backbone internet della Rep. Ceca, ma la panchina si connette a internet sulla rete mobile. Siamo a due passi da un KFC, tanto che con un buon cellulare ti puoi connettere al uai-fai gratuito del KFC e manco ti serve quello della panchina.

Una panchina del genere avrebbe avuto senso, forse, piazzata nel bel mezzo del parco di Stromovka, ad esempio. Dove non hai connessioni elettriche e internet nei paraggi. Ma metterla lì dove non serve è una idiozia. Una costosissima idiozia che serve solo a certi politici per fare i fighi della modernità.
Bastavano invece due conti della serva per rendersi conto che grattata via la superficie propagandistica non restava niente di sensato, anzi.

Piesse: se volete fare la punta al cazzo...
Una normale panchina costa 4 mila corone. Quindi hai 6 mila corone per il pannello solare, 4 mila per la panchina, 500 corone per access point, altre 500 corone per regolatore del pannello, 1.500 corone per sistema di accumulo... Sono 12.500 corone. Aggiungi 2.500 corone per connettori USB, varie ed eventuali e arrivi a 15.000 corone. È sempre un decimo di quanto costa quella panchina idiota.
Avrebbero potuto installare una panchina normale allacciata alla rete elettrica, e poi mettere quel pannello da 100 W da qualche parte sul tetto del municipio: avrebbe prodotto la stessa energia, forse anche di più.
Alla fine hai lo stesso risultato: dalla panchina puoi ricaricare il telefono e da qualche parte del mondo produci un po' di energia con dei pannelli solari. In modo più semplice e meno costoso. Ma così poi non possono parlare di panchina intelligente perché non ha il pannello solare "sulla schiena"...

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