L’orto portoghese

March 17th, 2017 by mattia | 5 Comments | Filed in repubblica ceca



Per quelli che vogliono fare l'orto portogherese. Evidentemente.

Piesse: per correttezza segnalo che il prodotto era contrassegnato come meid in Germani.

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Il senso delle parole

March 15th, 2017 by mattia | 12 Comments | Filed in bufale, ignoranza

Quando feci il test d'ingresso per entrare al poli mi trovai di fronte domande di comprensione verbale. Un piccolo testo da leggere e delle domande in cui si chiedeva cosa diceva quel testo.
Seriamente? mi sono chiesto.
So leggere e so capire ciò che c'è scritto. So bene che ci sono ancora tanti analfabeti in italia - come l'anziana vicina di casa emigrata negli anni '50 dalla Sicilia. So bene che c'è molta gente che sa leggere ma non capisce il significato delle parole. Ma dannazione, sto facendo un test d'ingresso per un'università, si dà per scontato che sappia leggere e capire.

Poi sono passati gli anni e ho scoperto che non è così. Delle volte capita persino a persone in posizioni importanti di non capire quello che leggono.

Prendete pure i dibattiti in parlamento: dozzine di deputati che parlano di governo "tecnico" illegittimo perché l'art. 1 della costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo.

Eh... sì. È vero. Ma la frase continua dicendo  "che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Per capire un testo non è che puoi leggerne solo una parte, devi leggerlo tutto.
La frase è " la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzionenon che la esercita come cazzo gli pare. Non si tratta neanche di fare discussione politica, è solo una questione di comprensione verbale.

Lo stesso vale per quei deputati secondo cui l'italia non può fare la guerra perché la costituzione dice che "l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". E magicamente si dimenticano che la costituzione dice anche "Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari".
Tagli via una parte del testo e capisci una cosa diversa da quello che dice.

Oppure prendete il dibattito sul fine vita alla Camera di lunedì scorso. Sì, quello con solo 20 deputati. Una pena, il contenuto degli interventi intendo. Da una parte e dall'altra (se avete un po' di tempo da buttare ascoltatevi il discorso del rappresentante della Lega, imbarazzante).
In tanti hanno ricordato l'art. 32 della costituzione* "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge". Eh, appunto... se non per disposizione di legge. Quindi sì, è del tutto lecito avere una legge che obbliga a un trattamento sanitario.
A un certo punto c'è stata una deputata che leggendo quell'articolo è arrivata al punto in cui dice se non per disposizione di legge e ha titubato un po'. Sembrava che si fosse resa conto che citare quella frase della costituzione era un argomento invalido.
Gli altri invece no, non l'hanno capito.

Eppure è lì scritto, si tratta solo di capire la lingua italiana. Ancora una volta, non è questione di politica ma solo di comprensione verbale. Se dice "se non per disposizione di legge" significa che puoi fare una disposizione di legge che lo consente. Fine della storia.

Possibile che ci siano così tante persone che hanno difficoltà di comprensione di un testo così semplice?

Sì, e succede anche di peggio.

Prendete questa notizia.
Silvana De Mari è indagata a dalla Procura di Torino per istigazione all’odio razziale

Anche qui, non entriamo nemmeno nella polemica, né nel lato scientifico della faccenda. Rimaniamo al livello della comprensione verbale.
La dott.ssa De Mari fa affermazioni che fanno infuriare i ghei e questi la denunciano per istigazione all'odio... razziale.

Razziale? Sì, razziale. Si parla della porcata che passa sotto il nome di legge mancino. Scrive il corriere (evidenziazione mia):
Le sue parole, pubblicamente divulgate, sono lesive della dignità della persona e della comunità Lgbt. Non solo, esorterebbero alla discriminazione di singoli soggetti o gruppi determinati. E all’odio. Questo il senso dell’esposto e di quanto sta valutando la procura di Torino. La legge Mancino - il riferimento normativo - condanna gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

Ha ragione il corriere quando scrive che la porcata mancino punisce chi incita alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Dice proprio così la legge:
[è punito]  con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

Solo che si dimentica di spiegare in quale categoria cadono i ghei.
I ghei non sono una razza, non sono un'etnia, non sono una nazione e non sono una religione. Che cazzo c'entra la legge mancino dunque?
Nulla.

O mi dimostri che i ghei sono una razza o un'etnia o una nazione o una religione (e auguri) oppure significa che hai grossi, enormi problemi di comprensione verbale (se già non siamo alla confusione mentale). Significa che citi leggi a caso che non c'entrano niente.
Poniamo che la maestra di seconda media ti dia come tema "Descrivi come dovrebbe essere la tua famiglia ideale" e tu scrivi un componimento sull'importanza del volontariato nella società moderna. Una cosa del genere: imbarazzante.

Ancora più imbarazzante che la procura abbia preso in considerazione l'esposto "dopo un'attenta valutazione" invece di buttarlo nel cestino suggerendo a chi l'aveva presentato di studiare il significato della parole razza, etnia, nazione e religione su di un dizionario qualsiasi.
Il fascicolo era arrivato, dopo l’esposto del comitato «Torino pride», direttamente sulla scrivania del procuratore Armando Spataro, che, dopo un’attenta valutazione, lo ha assegnato al gruppo di pm che si occupa dei reati previsti dalla legge Mancino.

Perché che qualche avvocato si inventi casi del genere contro l'evidenza del significato delle parole ci può anche stare, è il loro valore dimostrare che il bianco è nero per soddisfare il cliente. Ma la procura no, la procura si deve basare sulla legge. Quella scritta a caratteri neri sul foglio bianco.

Io spero vivamente che da qui alla sentenza compaia una persona capace di quel minimo di comprensione verbale necessario per passare un test d'ingresso all'università che capisca che la legge mancino qui non c'entra niente.

Perché altrimenti capire dove stiamo andando? Verso a un punto in cui i tribunali si inventano leggi che non esistono cambiando il senso delle parole.
Auguri.

 

*Piesse: tra l'altro si fa pure finta di dimenticare che questo articolo intendeva opporsi alle brutture degli esperimenti fatti dai nazisti di cui c'era ancora fresca memoria, non si riferiva certo ai trattamenti sanitari che salvano la vita.

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Da dove ripartire

March 14th, 2017 by mattia | 8 Comments | Filed in riflessioni

Lo scorso fine settimana mi sono fatto 2000 km in 49 ore.
Praga - Lecco - Praga.
Qualche quintale di effetti personali trasferiti nella mia residenza boema: ora ai piedi del Resegone non c'è più niente che mi appartiene. Sono via per sempre.

Sentimentalismi a parte, per il viaggio ho affittato un Fiat Doblò Maxi a CNG. Bel veicolo, molto spazioso per contenere tutte le mie cose e con il motore decisamente potente (anche da carico facevo 150 km/h senza problemi).

L'unico problema è - appunto - che va a CNG. Che da una parte è una cosa positiva perché spendi poco, ma dall'altra devi trovare i benzinai che lo erogano, il CNG. Arrivato in Lombardia mi sono diretto a fare il pieno da uno dei pochi che c'erano nei paraggi.

Io non lo sapevo, ma in italia il CNG non lo puoi fare da solo, c'è sempre un operatore che te lo fa. Non so perché è così. Qualcuno mi ha poi spiegato che è una cosa di legge, sono obbligati a inserirti loro la pistola. Forse perché la legge italiana suppone che i guidatori di auto a CNG siano tutti pistola che non sanno infilare la pistola. Be', all'estero - Rep. Ceca, Germania e Austria per esperienza personale - il CNG te lo fai da solo e paghi in automatico con la carta o alla cassa. Esattamente come per tutti gli altri tipi di carburante. Perché non si possa fare in italia è un mistero. Se lo si fa anche all'estero non ci sono ragioni tecniche che lo vietino in italia.

Ad ogni buon conto, io non lo sapevo. Era la prima volta che guidavo un'auto a CNG in italia. Ebbene, vado dal benzinaio, mi accosto alla pompa e quello m'infila la pistola.
E aspetto.
Scendo dall'auto e vedo che la colonnina segna 0.000. L'addetto - un tizio sui quarant'anni pelato sopra ma coi rasta sui pochi capelli rimasti - se ne va verso l'altra automobile al lato opposto della colonnina. E io lì come un picio.
Lo schermo segna ancora 0.000: che si fa? Lo chiamo.

  • Mi scusi, devo farlo partire io qua?


Nessuna risposta.

  • Signore, mi scusi?


Provo ad attirare la sua attenzione ma niente.
Allora commuto io il selettore su ON. Anche perché il mio dubbio era che poi questo tizio venisse a dirmi "cosa fai lì impalato? pensi che il rifornimento inizi per opera dello spirito santo?".
Tra l'altro, uno può anche comprendere che non si fidino degli utenti nell'inserire la pistola e pretendano che lo faccia una persona specializzata dopo un corso professionale di 45 secondi. Ma per azionare il rifornimento che problema c'è? Si tratta di girare un selettore, di premere un pulsante, di alzare una levetta. Che problema può esserci a farlo fare all'utente (poi scoprirete perché). Anche perché in generale dovrei decidere io quanto metterne di CNG, no?

Così giro io il selettore sul ON. Sorprendentemente l'operatore pelato coi rasta si sveglia dal torpore e mi prende a male parole.

  • oh, che cazzo fai? qui tu non tocchi niente, hai capito?


Segue lauta sequenza di insulti. Così, senza neanche un po' di riscaldamento, è partito in tromba.
Che io dico, uno può anche fare una discussione, scaldarsi e arrivare alle parole forti. Ma questo è partito subito con gli insulti. Verso un cliente che non capiva cosa stava succedendo.

Io non so cosa avesse quel tipo per essere così nervoso. Forse facendo il benzinaio non poteva fumare quanto voleva ed era in astinenza da sigarette farcite. Forse la sera prima aveva visto sua moglie a letto con un nigeriano che aveva il cazzo spesso il doppio del suo. Forse era un laureato in filosofia convinto di meritare un lavoro un po' più di concetto rispetto all'inserire pistole negli attacchi delle auto a CNG.
O magari era stanco di questi stranieri che pretendono di fare rifornimento da soli.
Vallo a sapere.

Fatto sta che quando ha finito il rifornimento all'altra auto ha iniziato il mio. Eh, la grande tecnologia della Brianza che conta: mettono giù due pompe per il CNG però ne va solo una alla volta.
Per quello dovevo aspettare.

Ora, costava così tanto dirmi "aspetti signore, aspetti cortesemente che finisco quest'auto e poi inizio il rifornimento alla sua. Purtroppo va una pompa alla volta, le chiedo di portare pazienza" ?
Mi avesse detto così avrei accettato la spiegazione senza problemi. Rimaneva una cosa ridicola ma amen, non ce ne poteva niente lui.

Invece mi ha coperto di insulti senza nemmeno dirmi buongiorno. Ed è andato avanti a insultarmi.
Tra l'altro quando gli ho detto di darmi del lei, innanzitutto, ha avuto la faccia tosta di dirmi che ero più giovane di lui quindi poteva darmi del tu. Come se fosse una cosa che decidi tu a chi dare confidenza, non una cosa che ti concedono gli altri. Incredibile.

Io non voglio che la gente sia mielosa come in giappone. Lo sapete bene perché l'ho raccontato più volte. Quella falsa gentilezza mi dava persino ai nervi. A me basta solo che la gente, specialmente quella che ha a che fare con la clientela, sia educata. In Rep. Ceca i commessi, i camerieri, gli impiegati a contatto con il pubblico sono normalmente simpatici come il buco del culo. Ti servono ma non aspettarti un sorriso, una frase cordiale, un gesto di gentilezza. Avete presente Natolia dei bulgari? Ecco. (anche se le cose con il tempo stanno lentamente migliorando)

Sono freddi e poco simpatici, ok. Ma mai si permetterebbero di insultarti. Al massimo ti ignorano, ti dicono ne con lo sguardo gelido oppure borbottano sotto i baffi, ma non ti prenderebbero a male parole come a fatto quel benzinaio senza nemmeno un po' di riscaldamento.

Ho provato a immaginarmi la scena ripetuta da un benzinaio di queste parti e non riuscivo a traslarla. Una volta stavo buttando del pattume che avevo in macchina nel cassonetto del benzinaio e l'addetto mi ha chiesto di non farlo, che era riservato alla stazione di servizio, non era per i clienti. Anche lì stavo facendo una cosa "contro le regole" ma mi hanno detto di non farla con educazione, dicendo prosim vas, e dandomi del voi. Non è che mi hanno aggredito dicendo "co delaš, ty čuraku". Se proprio vuoi litigare devi essere tu il primo a scaldarti.
Nessuno qui si sognerebbe di darmi del tu se non glielo consento. È una questione di decenza.

Io non sono in grado di capire cosa c'è dietro questo nervosismo. Dietro il fatto anche un benzinaio si permetta di comportarsi così con una persona che nemmeno conosce (per quanto ne poteva sapere lui io potevo anche essere una persona capace di rovinargli la vita).
Non voglio fare un'analisi sociologica. Mi limito a osservare un imbarbarimento che mi sconvolge.

Se c'è un punto da cui bisogna ripartire forse è proprio questo: l'educazione, il tenere le distanze, il non prendersi confidenze, il dare del lei a chi non si conosce, il dire per cortesia, il chiamare signore uno sconosciuto, in generale il comportarsi in pubblico come se fossimo lord inglesi o commessi in una merceria degli anni '30. Che poi banalmente significa solo essere educati, non c'è bisogno di scomodare i lord inglesi.

 

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Il parcheggio per scozzesi

March 14th, 2017 by mattia | 22 Comments | Filed in riflessioni, viaggi



Germania, stazione di servizio sulla 99, a Est di Monaco.

C'è il parcheggio riservato agli handicappati e il parcheggio riservato a...

A cosa?
Alle donne? Non può essere! Sarebbe troppo sessista, come dire che le donne necessitano di un parcheggio riservato perché non sanno parcheggiare o che sono troppo deboli per fare 20 metri a piedi in più.

Alle donne gravide? E in Germania le donne gravide le disegnano così? Con la pancia a forma di gonna, dalla vita in giù? Hanno i peggiori grafici del mondo allora in Germania.

Agli scozzesi o alle persone di qualsiasi genere che indossando la gonna? Può darsi, ma a quel punto perché non un parcheggio a chi indossa un cappello o ha i baffi arricciati?

Chissà a chi è riservato quel posteggio. Resterà un mistero.

Mi faccio solo una domanda. Fosse davvero riservato a donne allora basta affermare di essere donna e si può parcheggiare lì, no. Poi fa niente se hai il pene, tanto adesso vale che il genere lo decidi tu in base a come ti svegli la mattina: che diritto hanno di dire che non sono una donna? Transfobici!
Poi vabbe', finita la colazione e ripartito dall'area di servizio decido che torno uomo. Chi mi può vietare di essere donna per 20 minuti?

Anche qualora fosse riservato alle donne gravide: chi può dire che non sono una donna gravida? Mi direte: ma figa, non lo sei, è nella realtà dei fatti.
Vero, ma se è per quello non sono nemmeno una donna. Anche quello è nella realtà dei fatti. Ma se posso inventarmi - contro ogni evidenza scientifica - di essere una donna perché non posso inventarmi di essere una donna gravida? Non sono né l'una né l'altra alla stessa maniera. È sempre una cosa che sta nella mia testa e basta.

Per questa volta è andata, ma la prossima volta io parcheggio lì. Spiegate meglio però cosa significa quel simbolo, così mi invento meglio cosa sono.

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Eh, signora mia, gli antichi romani facevano i ponti così bene che sono ancora in piedi

March 13th, 2017 by mattia | 26 Comments | Filed in bufale, ignoranza

Leggete questo articolo su La Stampa. È firmato Mario Tozzi, ma spero sia un omonimo del noto primo ricercatore presso il CNR, perché una persona con un minimo di formazione tecnica o scientifica non potrebbe inanellare così tante corbellerie in così poche righe.

Partiamo con la prima. Un classico da mercato di paese mentre sei in fila per il pollo arrosto. Eh, signora mia, una volta i romani facevano i ponti che stavano su millenni ora invece...

Cito
Gli antichi romani costruivano per l’eternità, gli italiani per l’immediato futuro. E spesso neanche per quello.

[...]

Siamo il Paese in cui resistono egregiamente, e sono ancora percorribili, perfino con i camion, ponti fabbricati in pietra duemila anni fa e crollano quelli recenti in cemento armato, anche senza terremoti e frane, dalla Lombardia alla Sicilia, con una regolarità impressionante. Stessa osservazione può essere fatta per le strade (l’Appia Antica ha 2300 anni), per i palazzi e per i monumenti. Se la tecnologia e i materiali sono migliorati decisamente, perché siamo funestati da crolli?

Ottimo esempio di errore logico che passa sotto il nome di survival bias. I romani non costruivano meglio di noi, manco per il cazzo. Se hai questa impressione è perché osservi solo i sopravvissuti, quelle strutture cioè che sono rimaste in piedi nel tempo. Nel frattempo però non vedi tutte le altre strutture che sono crollate perché costruite col culo. Non le vedi semplicemente perché... sono crollate.
La valutazione positiva sulla costruzione dei romani è influenzata dal fatto che vedi solo le poche opere costruite bene (che sono rimaste) mentre non vedi tutte le opere fatte male (perché non ci sono più).
Vuoi fare un confronto alla pari? Prendi tutti i ponti, tutte le strade, tutti i palazzi costruiti dai romani e conta quanti sono ancora in piedi (in condizioni decenti): è una scoreggina di tutto quello che hanno costruito.
Guardare solo ai sopravvissuti e dedurre che una volta costruivano meglio è un errore logico imbarazzante.

Ma andiamo avanti:
Nel 1940 il Tacoma Bridge (stato di Washington in Usa), lungo oltre un chilometro e mezzo, crollò appena sette mesi dopo la sua apertura perché non riuscì a resistere alle sollecitazioni laterali indotte dai «forti» venti (67 km/h) della regione. Sembra incredibile, ma il vento può far crollare un ponte dopo averlo fatto ondeggiare paurosamente come una frusta manovrata da un domatore

Sembra incredibile a te magari. Cosa c'è di strano nel fatto che il vento possa far crollare un ponte?

Lo ammetto, ero anche io convinto che il ponte di Tacoma fosse crollato per una risonanza, poi sono andato a verificare e sembra che sia crollato per un effetto di aeroelasticità per cui la struttura entra in retroazione positiva.
Che sia per un motivo o per l'altro, perché mai dovrebbe sembrare incredibile? Ti sembra così strano che un sistema in retroazione positiva sia instabile? Bene, allora lascia una mela e preparati ad essere stupito quando la vedrai cadere.

Ma fate attenzione a quelle virgolette attorno all'aggettivo forti.
Perché il Ponte di Tacoma è crollato per «forti» venti (67 km/h) , poi Tozzi più in basso aggiunge:
E fa ancora più impressione pensare che proprio qui da noi qualcuno voglia realizzare il ponte a campata unica più lungo del mondo sullo stretto di Messina, utilizzando un acciaio che ancora non esiste, con venti in quota a oltre 100 km/h, nella zona più sismica dell’intero Mediterraneo.

Eh già, perché se il ponte è crollato con un venticello da 67 km/h chissà con venti da 100 km/m!

È imbarazzante da spiegare, ma non funziona così. Il ponte di Tacoma non è crollato perché il vento ha raggiunto i 67 km/h, ma perché era instabile (una caratteristica che è propria del sistema).
Il problema non era il vento ma il ponte.
Tanto che poi è stato ricostruito nel 1950 e alla facciazza di Tozzi è ancora lì da 66 anni, con i venti che soffiano ancora a 67 km/h senza crollare.
Usare una struttura crollata per un errore di progettazione che la rendeva instabile come esempio del fatto che non bisogna costruire ponti dove tirano venti di quella portata è ridicolo.
Tra l'altro è stato un errore fatto in un periodo in cui gli strumenti di calcolo non consentivano le verifiche che invece si possono fare con le capacità di calcolo che abbiamo oggi.
Nel progetto preliminare gli ingegneri ragionano su una durata del manufatto di appena duecento anni, dieci volte meno di quanto poi sono durati (e durano) i ponti dei romani antichi. Forse meglio lasciar perdere.

Lasciamo perdere il survival bias (no, testoro, non "dieci volte meno di quanto poi sono durati (e durano) i ponti dei romani antichi" bensì "dieci volte meno dei ponti dei romani antichi che sono rimasti in piedi").

Il fatto è che oggi costruiamo meglio dei romani. Un bel tocco meglio.

I romani hanno fatto sì strutture che - in alcuni casi - sono ancora in piedi. Ma sono strutture mastodontiche. Guardate i ponti romani; sì, quelli che sono ancora in piedi e bla bla bla. Hanno campate cortissime, tantissimi piloni che sono spessi da fare schifo. Ora noi facciamo ponti con campate così larghe e con così pochi piloni che gli antichi romani di sto cazzo ci fanno una sega.
Sì, anche una volta facevano le cattedrali che stavano (e stanno ancora) in piedi - quando non viene un terremoto che le sbriciola - senza avere il calcestruzzo armato. Ma quanto erano spesse le strutture portanti?

Senza contare che ora facciamo strutture che una volta nemmeno si sognavano. Perché abbiamo materiali migliori, tecniche costruttive migliori ma anche sistemi di calcolo migliori.
Non solo, ma siamo in grado di costruire tutto questo per coprire esigenze mostruosamente superiori a quelle che avevano le società di secoli fa.

Secondo questo sig. Tozzi l'Appia antica dovrebbe essere un esempio della durevolezza delle strutture degli antichi romani. Bravo, ma quanta gente si spostava ai tempi degli antichi romani?
Io questo fine settimana mi sono fatto in 49 ore 2000 km, gran parte dei quali su autostrade sfrecciando a 130 - 150 km/h. E con me tanti altri veicoli di tonnellate che correvano su quelle autostrade.
Oggi ci muoviamo tutti, ci muoviamo in macchina, ci muoviamo in treno, ci muoviamo in aereo. E siamo capaci di costruire autostrade, ferrovie e aeroporti che fanno muovere tutti. Due millenni fa no. Due millenni fa non si muoveva nessuno, tanto meno alle velocità con cui ci muoviamo oggi. Se duemila anni avessero dovuto costruire infrastrutture di queste proporzioni non gli sarebbe bastato schiavizzare tutta la popolazione mondiale per avere mano d'opera sufficiente. Per dirne una.

Che dobbiamo fare? Tornare a fare i ponti di pietra come ai tempi dei romani? Se siete disposti a non muovervi più di casa...

 

Poi vabbe', questo Tozzi ci mette dentro sempre la storia del calcestruzzo fatto con la sabbia di mare e risparmiando sul ferro perché così si mette dalla parte di quello che svela le magagne...
Ma anche questo è un argomento non valido: a lavorare col culo viene giù qualsiasi cosa, fatta con qualsiasi tecnologia. Probabilmente anche ai tempi degli antichi romani qualche ponte è venuto giù perché il capocantiere ha risparmiato sulla pietra, che ne sai.
Se per opporti al calcestruzzo armato trovi qualche caso in cui uno ha lavorato col culo allora preparati perché qualsiasi cosa proponi posso trovarti un caso in cui qualcuno ha lavorato col culo con quella tecnologia creando un disastro.

Io non so che cosa ha questo Tozzi contro il calcestruzzo armato. Forse è uno di questi pseudo ecologisti che si oppone alle opere per partito preso e poi cerca disperatamente una giustificazione a questa sua posizione. Perché non puoi andare in giro a dire "non voglio quella struttura perché non mi garba", non ci fai una gran bella figura. Anche se non c'è devi inventarti qualche motivazione tecnica.
Solo che nel farlo così rischi di prendere cantonate come questa, dove ricorri a errori logici come il survival bias, ti inventi che i romani meglio o li lanci in paragoni che non c'entrano nulla come quello del ponte di Tacoma.

Tozzi, se sei contrario a qualche struttura per i cazzi tuoi dillo. Ma non inventarti motivazioni che non stanno in piedi. Dicci pure che non vuoi quella struttura perché non ti piace e siamo a posto così.
Ci fai una migliore figura, ti assicuro.

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Il prof. matteo renzi

March 9th, 2017 by mattia | 12 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni

Non è la prima volta che renzi lo dice. Finita la sua avventura politica pensa di fare il professore universitario. L'ha detto anche questa sera da Vespa.

Mi sarebbe piaciuto chiedere anche solo... di cosa?

Caro il mio renzi, forse hai sbagliato a capire. Il professore universitario non è un lavoro di ripiego per gente che nella vita non ha mai lavorato fuori dalla politica e s'illude di riciclare la popolarità e la fama residua spacciandosi per esperto di qualcosa. Le università non sono TV dove si chiama il testimonial per vendere le pentole.

Io non so dove renzi vorrebbe andare a fare il professore universitario. Ogni paese ha le sue regole, per carità, ma in generale per fare il professore universitario serve prima di tutto avere un Ph.D., che renzi non ha. Poi serve una serie di pubblicazioni nel settore, e la lista di pubblicazioni di renzi è vuota (no, libretti come Tra De Gasperi e gli U2 non contano). Sulla base di cosa dovrebbero chiamarlo a insegnare? Perché è bello?

Lo so bene, è possibile in alcuni ordinamenti chiamare un esperto come professore universitario per chiara fama, ma si tratta di casi di persone particolarmente esperte che magari non hanno un classico curriculum accademico ma che magari hanno tanto da insegnare grazie a esperienza professionale.
Ok, ma chi chiamerebbe per chiara fama uno come renzi? Una facoltà di giurisprudenza (di cui ha la laurea)? Non credo, visto che non ha alcuna esperienza in campo legale. Una facoltà di scienze politiche? E per cosa poi?

Noi tutti ci ricordiamo renzi alla casa bianca con obama, ma guardiamoci in faccia. L'esperienza nazionale di renzi è durata, ad oggi, meno di tre anni. Prima di ciò era solo un amministratore locale. Era più in vista degli altri sindaci di città capoluogo perché scalpitava per far il grande salto, ma pur sempre a firmare le delibere per la pulizia dei tombini a Firenze stava.
Non ha fatto nemmeno una legislatura in parlamento, per dire. Ok, ha guidato un governo per tre anni, e mi direte che è una cosa importante. Già, ma cosa ha concluso questo governo?
Fosse stato capace di cambiare la costituzione ora potrebbe andare davanti agli studenti a spiegare come si fa a partire da Pontassieve, scalare la politica nazionale e rivoltare come un calzino la costituzione eliminando il bicameralismo perfetto, per esempio. Sarebbe stata una rivoluzione, avrebbe avuto motivo per insegnare come si conduce una battaglia politica.
Sì, ma ha perso.
Cosa insegna agli studenti? Come si perde la battaglia di una vita? Tiene un corso dal titolo "come scrivere una riforma costituzionale e farsela bocciare"?
Quale sarebbe il risultato storico del governo renzi che lo consegna alla storia come un vincitore tale da essere chiamato a insegnare per chiara fama? La legge sul dopo di noi? Ah, ok. Allora berlusconi con la patente a punti lo facciamo direttamente magnifico rettore.
Un po' di normale amministrazione spalmata su tre anni e un fallimento grosso come una casa sarebbero meriti tali da farti professore?

Io non dubito che qualche università possa fare a botte per invitarlo. Si dànno le lauree onorifiche a gente come valentino rossi solo per fare un po' di pubblicità all'ateneo, figuratevi se qualche dipartimento di pubbliche relazioni di università non si metta a fare a gara per avere un tizio famoso (oggi) come renzi.

Ma quello rimarrebbe, qualcosa d'immagine. Uno modo per attirare qualche iscritto in più (coi relativi introiti) curioso di sentire le lezioni di renzi anziché del Prof. nessuno.
Eppure fare il professore universitario è un'altra cosa. Non solo perché dovresti avere una solida esperienza in un settore, non solo perché devi averla dimostrata con un curriculum accademico o professionale (che renzi non ha), ma soprattutto perché anche la sola attività didattica è qualcosa che non si improvvisa. E che nessuno ti può insegnare.

In diverse forme insegno da dieci anni ormai e ancora adesso delle volte mi sento inadeguato. Mi pongo domande, mi metto in discussione. Questo anche se c'è chi mi ha detto che sono uno dei migliori insegnanti che ha avuto; mi metto in discussione perché quando vedo tanti studenti fallire posso sì dare la colpa al fatto che non si sono impegnati, ma dentro ti rimane il tarlo che ti fa pensare "magari avrei potuto far qualcosa in più per stimolarli".
Ti metti in discussione quando al termine della terza ora leggi negli occhi degli studenti la stanchezza e ti domandi cosa puoi fare per tenere viva l'attenzione per tre ore di seguito.
Poi però ti guardi indietro e vedi tutti gli errori che hai fatto e solo il fatto di non ripeterli più di fa capire che un po' sei migliorato. Ma è una cosa lunga, che richiede tempo.

Poi arriva renzi ed è convinto di poterlo fare senza improvvisandosi professore universitario come se fosse un lavoro che ti inventi sui due piedi.

Di solito quando in un'azienda arrivano i ragazzini freschi di studi che credono di saper fare tutto loro finiscono per prendere una bella dose di calci in culo finché non capiscono che non sanno un cazzo e devono mettere giù il crapone a imparare.
Probabilmente il ragazzino renzi non riceverà l'equivalente di calci in culo dall'accademia, ma per cortesia, abbia rispetto per questo lavoro.
Se vuole farlo è libero di intraprendere questa carriera, ci mancherebbe. Ma non è un ripiego come un altro per una carriera di televenditore andata male.

 

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C’è una strage di bambini e non ce ne eravamo accorti

March 6th, 2017 by mattia | 10 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

Repubblica:
Oms: l'inquinamento uccide un bambino su quattro

Salvata qui.



No, l'OMS non ha detto che l'inquinamento uccide un bambino su quattro.
L'OMS ha detto:
More than 1 in 4 deaths of children under 5 years of age are attributable to unhealthy environments.

ossia che una morte infantile su quattro è causata dall'inquinamento.

La differenza non è da poco (eufemismo). Per come l'ha scritto repubblica significa che tra tutti i bambini del mondo uno su quattro muore d'inquinamento."L'inquinamento uccide un bambino su quattro" significa questo in italiano, signori. Sarebbe una strage, cazzo!
No, "1 su 4" è riferito alle morti di bambini non ai bambini.

Secondo questo sito i bambini sotto i cinque anni nel mondo sono 643 milioni, di questi secondo l'OMS 1,7 milioni muoiono a causa di inquinamento (in tutte le sue forme).
Every year, environmental risks – such as indoor and outdoor air pollution, second-hand smoke, unsafe water, lack of sanitation, and inadequate hygiene – take the lives of 1.7 million children under 5 years, say two new WHO reports.

1,7 milioni su 643 milioni significa 1 su 378, non 1 su 4.

Il titolo di repubblica, usando la stessa forma, si doveva scrivere quindi così:
Oms: l'inquinamento uccide un bambino su 378

oppure
Oms: l'inquinamento è causa di una morte infantile su quattro

Confondere questi due concetti è semplicemente imbarazzante.
Qui non è nemmeno questione di feic nius, è proprio analfabetismo matematico. Ma a livello di scuola elementare.

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La legge mondiale

March 6th, 2017 by mattia | 20 Comments | Filed in riflessioni

Nella sua incompetenza la boldrinova pone - inconsapevolmente - un problema serio. Si lamenta dei gruppi sul feisbuc che inneggiano al fascismo: gruppi segnalati e che feisbuc non chiude perché non violano la politica della rete sociale.

Eh, ma in italia l'apologia di fascismo è reato! L'istigazione all'odio razziale è reato! dice la boldrinova. Pretendendo che la legge italiana prevalga sul feisbuc.

Il problema che non capisce è che fesibuc non funziona solo in italia ma in tutto il mondo (Cina esclusa, ma poi ci arriviamo). Il fatto che un gruppo sia in lingua italiana non significa che i contenuti debbano sottostare alla legge italiana. Anche solo per un fatto banalissimo: l'italiano è lingua ufficiale in almeno tre stati, ognuno con leggi differenti. Alla legge di quale stato si dovrebbe obbedire?

Più generalmente, qualsiasi cosa scritta in italiano su internet può essere pubblicata da una persona che se ne sta all'estero, come il sottoscritto. Prendete questo sito: è scritto in italiano (farcito da lombardismi, talvolta) ma è scritto da una persona che abita in Rep. Ceca ed è ospitato su di un server statunitense. Perché mai dovrebbe rispettare la legge italiana?
Il rapporto di questo sito con lo Stato italiano è lo stesso che ha con la Repubblica di San Marino o la Confederazione Elvetica. O col Burundi, o con l'iran.

Se questi reati sono commessi sul suolo italiano si fanno le indagini, se ci si riesce si beccano i colpevoli e gli si fa un processo. Il giudice può disporre il sequestro preventivo della pagina internet per evitare che il reato si ripeta: quindi scrive una letterina a feisbuc e gli intima di tirare giù la pagina che inneggia al fascismo o incita all'odio razziale.
Sono strade che la legge già prevede. Non c'è bisogno di piagnucolare chiedendo che la politica del feisbuc venga cambiata a piacimento della boldrinova.

Il problema però esiste, perché feisbuc potrebbe dire "ciucciamelo, io non tiro giù niente", esattamente come fa quando gli si segnalano i gruppi senza l'intervento del giudice. A quel punto cosa fai?
Dovresti inibire l'accesso a tutto il feisbuc dall'italia. E ti dicono che non puoi.

Cioè, non è che non puoi perché non ne hai potere. Figurati. Si chiudono i siti di scommesse clandestine o i siti dei pedofili, figurati se non puoi fare una legge che impone la chiusura di resti sociali su cui si inneggia al fascismo. Il problema è che il feisbuc è troppo grosso per essere tirato giù dal governo di una repubblichetta di periferia senza temere la rivoluzione. Talmente grosso che si impone persino sulle leggi dei singoli paesi.

Di fatto una rete sociale come feisbuc impone una nuova legge globale che sovrasta la legge nazionale. Questo perché è accessibile da tutti i paesi e quindi quello che succede dentro il feisbuc succede in ogni paese dove feisbuc è accessibile. E al contempo è troppo potente per essere spento.
La legge quindi è quella che dice feisbuc, non il parlamento.

Il problema è che una soluzione è difficile da trovare. Feisbuc non può rispettare le leggi di tutti i paesi in cui è accessibile. Alla boldrinova, che ha una apertura mentale di 1*10^-6 sr, non sembra vero che feisbuc non rispetti la legge italiana che vieta l'apologia di fascismo. Già, ma se feisbuc rispettasse quella norma allora dovrebbe rispettare anche le leggi che in altri paesi vietano l'apologia di comunismo, con il rischio che poi dovvrebbero essere chiusi i profili di metà dei compagni di partito della boldrinova. In Polonia per un paio d'anni è stata in vigore una legge del genere (prima di essere dichiarata incostituzionale). Che doveva fare allora feisbuc? Rispettare la legge italiana e non quella polacca?
Mica puoi dirmi che quando si parla di apologia di fascismo è un reato quindi feisbuc deve obbedire alla legge italiana, mentre per l'apologia di comunismo siccome la fanno i tuoi compagni di partito allora è libertà di espressione e non può essere vietata. Perché a quel punto il presidente del parlamento polacco potrebbe ripetere gli stessi argomenti della boldrinova, pari pari.

Che fa feisbuc? Deve rispettare ogni legge di ognuno dei 200 paesi da cui è accessibile? Deve rispettare anche le leggi di paesi dove criticare il capo dello Stato è reato? Tipo Turchia, Thailandia, Arabia Saudita, italia (ops!)

Deve rispettare leggi di paesi in cui dire che maometto fa i pompini col culo è reato? L'errore madornale della boldrinova è pensare che la legge italiana sia quella perfetta e incontestabile. Solo perché italiana. Tutti quelli che concedono di più sono paesi in cui si concedono libertà eccessive, tutti quelli che concedono di meno sono paesi dittatoriali (un po' come quegli autisti che in autostrada dànno dei passi a quelli che viaggiano più veloce di loro e delle lumache a chi va più piano di loro).
Per una persona straniera anche le leggi italiane possono sembrare leggi di un paese dittatoriale. Prendete l'art. 724 del codice penale per esempio. Quando ne racconto l'esistenza qua mi dicono "seriamente?".

Ma allora che facciamo? Ci facciamo dettare la legge da feisbuc? Eh no, le leggi le fa il parlamento e non feisbuc. Ma d'altra parte che facciamo? Chiudiamo il feisbuc perché non rispetta le leggi italiane?

Questo è un dilemma da cui non si esce facilmente.

La mia idea è che lo Stato, ogni Stato, se ci crede veramente deve applicare le sue leggi sul territorio, anche a costo di chiudere il feisbuc. Credi veramente che inneggiare al Duce debba essere vietato? Bene, allora chiudi tutti i siti che lo fanno, anche se si tratta di un colosso come il feisbuc. Se invece hai paura di chiudere feisbuc su tutto il territorio italiano allora significa che non ci credi veramente in quella legge.
Sicuramente la comunità internazionale ti accuserà si essere al pari della Cina che blocca il feisbuc, ma se tu credi veramente in quella legge che ha votato allora avrai il coraggio di portare avanti la sua applicazione, giustificando davanti al mondo la tua scelta con le tue ragioni.
Fesibuc si deve adattare alle tue leggi? Feisbuc fa le sue scelte. Vuole essere eletto dall'italia? Rispetta le leggi italiane. Può permettersi di rinunciare agli utenti italiani? Se ne fotte delle leggi italiane e si fa bloccare così come si fa bloccare in altri paesi. Sono scelte sue: può decidere di farsi bloccare in Cina e Turchia oppure di farsi bloccare in Cina, Turchia e italia. Sono scelte loro che non competono al parlamento italiano.
Il parlamento italiano fa le leggi e se ci crede davvero fa in modo che valgano anche per il feisbuc.

Se questo porta alla sua condanna dalla comunità internazionale faccia due riflessioni: non è che forse quella legge è liberticida? Se la risposta è sì allora magari sarebbe utile pensare di cambiare quella legge. Se invece la si ritiene giusta (mentre il resto del mondo è troppo permissivo) allora la si applica.
Anche a costo di chiudere il feisbuc, ché non è certo diverso - agli occhi della legge - di un forum di venti sfigati neo-fascisti o di un sito si scommesse clandestine.

La legge si muove così, non con gli accordi amiccanti coi dirigenti di fesibuc per convincerli - prosim, prosim - di obbedire alle bizze della boldrinova.

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