Le note spese, Vilma Mayerova e Sircana

July 29th, 2010 by mattia | Filed under riflessioni.

La scorsa settimana stavo facendo la nota spese per il viaggio in Turchia. Alla mia facoltà funziona che ti dànno la diaria, che è suddivisa in un fisso al giorno più contributi fissi per colazione/pranzo/cena. Se tu ricevi colazione o pranzo o cena dall’albergo o dalla conferenza, devi dichiaralo, in modo che ti tolgono qualla parte di diaria. Perché non ha senso che la facoltà ti paga l’albergo con la colazione inclusa e ti prendi i soldi un’altra volta per la colazione.
E niente, c’è questo software java connesso al database della facoltà, dove tu clicchi sulle caselle di pranzo e cena, scrivi tutti i dati del viaggio, e poi stampi le cose e porti in amministrazione.

Io avevo dichiarato di aver ricevuto il pranzo sull’aereo, non chiedendo la diaria per quel pranzo. Però in amministrazione mi hanno rotto il cazzo perché quello non conta e dovevo prendere quei soldi. E io li ho avvisati: se un giorno divento deputato e qualcuno viene a rompermi dicendo che ho gonfiato le note spese reclamando la diaria per il pranzo che in realtà avevo già ricevuto sull’aereo, ve la grattate voi la faccenda.

Per dire, io c’ho la fissazione di fare le cose correttamente. Perché dubito che diventerò mai deputato, ma non si sa mai. E allora è sempre meglio essere corretti alla virgola, che così non hai da temere che venga un giornalista della fazione a te avversa a rivangare cose per danneggiare la tua immagine.

Mi veniva in mente leggendo questo pezzo di Gilioli, dove si domanda se i deputati ribelli del Pdl abbiano la forza di tenere la posizione, quando i giornali di famiglia si scateneranno cercando ogni appiglio (dal canone Rai ai contributi della serva) per sputtanarli.

E non dare questi appigli? Non sarebbe male come soluzione.

Dicono che scavando trovano sempre qualcosa, o al massimo la inventano (vedi caso Boffo).

Ora, facciamo un bel distinguo. Perché un conto è scandalizzarsi se uno non paga i bolli alla serva. Ma il  resto, gli scandali montati sul nulla, sono scandalo solo perché la gente vuole che lo siano.

Ieri sera blob rimandava il caso Sircana, il deputato del PD che fu fotografato mentre parlava con un transessuale. Non l’hanno fotografato mentre ci faceva il piciu paciu, ci stava solo parlando. Però fece scandalo. Ripensandoci: perché?

Una volta, forse già lo raccontavo, stavo andando dalla stazione di Bergamo verso la val Seriana. Tanti anni fa, quando non c’erano i navigatori satellitari. E persomi in una via poco dopo la stazione mi sono fermato in uno spiazzo per controllare la cartina. Senza accorgermi che era il luogo di lavoro di una pelanda. E se fossi stato un deputato magari avrei avuto dietro un fotografo che mi fotografava. Ma poi uno si chiede, cosa c’è di male a chiedere un’informazione a una pelanda?
O come quella volta che una mia amica mi ha invitato a una gita in battello sulla Moldava, dove cantavano le drag queen (e la mitica Vilma Mayerova), che penso alle ipotetiche intercettazioni (se mai il mio telefono fosse sotto controllo): Oh, Mattia, ma allora vieni in battello coi trans? Ma poi pensi, che c’è da scandalizzarsi nel senti cantare una drag queen (più che altro io mi scandalizzerei per la mancanza di buon gusto, visto che ste/sti qui hanno fatto tutto lo spettacolo in playback, davvero squallido, l’unica a cantare dal vivo è stata Vilma Mayerova, il mito. Però almeno mi  sono gustato una gita di 5 ore sulla Moldava, in mezzo alla natura, insomma non ho buttato via i soldi).

E la stessa cosa vale per alcune inchieste dove senti dire che il tal politico “frequentava” il tal malfattore. E come sapeva a non conoscere la gente che frequentava? E come fa un politico a frequentare certa gentaglia?
Oh, ragazzi miei, ognuno frequenta chi cazzo gli pare, anche dei delinquenti. Se questa frequentazione è finalizzata a commettere crimini la condanni, o meglio, condanni i crimini. Altrimenti ti fai i cazzi tuoi, e lasci la libertà alla gente di frequentare chi vuole.

In questi atteggiamenti la chiave è la cultura del sospetto: se frequenti un delinquente sei anche tu un delinquente, se frequenti della gente transessuale sei un amante dei travoni…
Troppa fatica pensare che c’è gente che è capace di frequentare tutte le tipologie di persone, senza prima interrogarsi se sono degne di rivolgerti la parola, o se invece devi scappare appena ti salutano altrimenti chissà cosa pensa la gente se parli con uno così.
Forse è un atteggiamento figlio di quando la mamma controllava chi erano le tue frequentazioni e ti diceva di non andare con quelli di quella compagnia che sono criminali, e dopo ti traviano e finisci che ti droghi e vai a suonare i campanelli o mettere i raudi nella merda pure tu.
E vabbe’, sto discorso regge quando hai quindici anni. Ma fare le pulci sulle frequentazioni di un quarantenne è ridicolo. Uno si aspetta che passati i vent’anni le persone siano capaci di frequentare altre persone senza lo spirito di emulazione o integrazione di quando sei un quindicenne.

E dietro questo atteggiamento c’è anche una sorta di divisione in caste della società, per cui la gente che appartiene a certe categorie deve relazionarsi solo con gente della sua categoria.
Boh, io mi sento molto più a mio agio frequentando gente come il Rettore della mia Università o quelli del Wolkrovka, passando da un ricevimento all’arcivescovado di Praga a una gita in barca con le drag queen.
E non mi sembra di fare niente di speciale. Al massimo quelli che fanno qualcosa di anomalo sono quelli che stanno lontati da posti e situazioni perché altrimenti cosa pensa la gente o perché non sono posti per gente come loro.

Ad ogni modo, tutto questo era per dire che se la gente, i lettori dei giornali e la gente che guarda il TG, la smettesse con la cultura del sospetto, la smettesse di trarre conclusioni indibite, la smettesse di dividere la società in caste dove quelli di un livello non devono nemmeno parlare con quelli di un altra casta allora questi giornalisti al guinzaglio del potente di punto avrebbero le armi spuntate.
Se, alla pubblicazione di una foto di Sircana che parla con un trans, la gente rispondesse con un ehmbe’, i giornalisti in vena di sputtanamento gratuito sarebbero fermati sul nascere.

13 Responses to “Le note spese, Vilma Mayerova e Sircana”

  1. disma says:

    la questione del sospetto purtroppo in Italia io credo sia d’obbligo. Vedi cose tipo piazza fontana, che uno dice ‘sospetti dei fascisti quando hanno arrestato l’anarchico’ poi dopo scopri che quelli che facevano del sospetto militante c’avevano ragione.
    La questione vera è che le cose private sono cazzi tuoi. C’è da fare un ulteriore distinguo, se uno come me che penso che ognuno possa scopare con chi vuole, anche con un aspirapolvere o un ramarro, viene beccato a scopare con un aspirapolvere, non ha senso rendere pubblica la cosa. Se però viene beccato uno che professa i valori della famiglia a colloquiare con un trans sulla via aurelia, allora credo sia già diverso. Poi è chiaro che magari stava chiedendo un’informazione, però uno di quelli lì non chiede l’informazione al trans secondo me, così come non si affiancherebbe al portone di entrata di uno squat di punk per chiedere dove si trova il benzinaio. imho

  2. mattia says:

    Secondo me invece non dev’esserci nessun problema se uno che professa i valori della famiglia lo trovi a colloquiare con un trans sulla via aurelia.
    Se tu pensi che lo faccia per contrattare il prezzo, significa che trovi anormale che uno così parli con un trans.
    Perché? Il trans ha la peste e i buoni cattolici non parlano coi trans?
    A priori consideri che la gente debba parlare solo con quelli della propria categoria. È una forma di discriminazione anche questa: la gente deve sentirsi libera di discorrere con chiunque senza che nessuno possa trarre alcuna conclusione.

    P.S. Per dire, la questione è vecchia quanto il mondo. Anche Gesù aveva gli stessi problemi. Che andava a mangiare dai pubblicani e frequentava prostitute. Non è che se le scopava, ci parlava solo assieme. Però la gente diceva che era uno scandalo perché si accompagnava con certa gente.
    Ché uno che andava al tempio a predicare mica poteva frequentare prostitute e pubblicani.
    Ecco, lui li mandava a quel paese.

  3. Marco says:

    Non sono d’accordo, caro Mattia. Un politico non è una persona comune ma si è preso gli onori e gli oneri di essere “a capo” degli altri. Quindi il suo comportamento deve essere cristallino. Non è reato andare a zoccole, ma non è detto che sia moralmente accettabile nell’ambiente che frequenti. E sulla faccenda valori di famiglia, beh permetti che se ogni 3×2 tu mi smaroni con i valori della famiglia, poi ti becco a zoccole, permettimi un bel vaffangufo…. :)

  4. disma says:

    ma no è una questione di probabilità, è dura che trovi casini che colloquia con un punk davanti ad un centro sociale, no?

  5. camicius says:

    d’altra parte, mai giudicare le persone dalle loro frequentazioni. Per esempio Giuda frequentava persone ineccepibili…

  6. disma says:

    PS è una constatazione di una realtà di fatto, non è che uno di una ‘casta’ non deve parlare con uno di un’altra. Però è un dato di fatto che avviene questo, cioé Casini non è Gesù Cristo

  7. disma says:

    per fare un altro esempio (difficile scrivere con le dita leccate da mangiata di patatine) se Don Gallo parla con un punk o una prostituta mica è strano, però appartiene alla stessa area religiosa di Casini o Rutelli. Però è che non sta proprio in piedi che Gasparri dica, mi ero fermato a chiedere indicazioni. Cioé, può anche essere, però è ‘sospetto’. Non dico che ciò, l’atto di chiedre qualcosa a un trans lo renda colpevole di qualcosa, soltanto lo rende ‘sospetto’ di non seguire lo stile di vita che professa pubblicamente. Poi ‘sospetto’ e ‘colpevolezza’ sono due robe diverse, eh. Ma è come se a me mi vedi in una birreria, puoi avere il legittimo sospetto che prenderò una birra, poi magari non la prendo, però è plausibile.

  8. mattia says:

    @Marco
    Quindi il suo comportamento deve essere cristallino. Non è reato andare a zoccole, ma non è detto che sia moralmente accettabile nell’ambiente che frequenti. E sulla faccenda valori di famiglia, beh permetti che se ogni 3×2 tu mi smaroni con i valori della famiglia, poi ti becco a zoccole, permettimi un bel vaffangufo…

    Ehy calma. Cosa intendi quando dici “ti becco a zoccole”?
    Un conto è se ti beccano che te le scopi le zoccole, un conto se ti limiti a parlarci assieme.
    Perché il punto dell’articolo è proprio questo, il fatto che della gente si senta autorizzata a dedurre che tu vai a zoccole perché ti vedono vicino a una zoccola. Che si senta autorizzata a pensare che tu sei un delinquente perché frequenti persone con precedenti penali.

    Anni fa conoscevo un prete (pace all’anima sua) che una domenica mattina stava andando a dire messa. E niente, sulla strada trova una signora che fa l’autostop e lui le dà un passaggio. Parlando lei gli chiese: ma che mestiere fa buonuomo? E lui: faccio il prete, sto andando a dir messa (si vestiva da civile, quindi non lo capivi che era un prete). E lei che cosa fa di bello? Risposta: be’, faccio la puttana, ho appena smontato il turno. Facciamo così, mi lasci fuori dal paese, altrimenti la gente pensa male.

    Cioè, lui ha fatto un atto di carità cristiana dando un passaggio a quella signora e rischiava che la gente gli desse del puttaniere. Non lo trovi assurdo? E la fonte dell’assurdità non sta forse da chi tra conclusioni affrettate?

    @Disma
    ma no è una questione di probabilità, è dura che trovi casini che colloquia con un punk davanti ad un centro sociale, no?

    No, la probabilità non ti dice niente su un singolo campione. Ti dice qualcosa su una popolazione di campioni. Se tu sai che il 95% di chi parla con una puttana è uno che scopa con le puttane, puoi dire che se prendi un certo numero, largo a sufficienza di persone che parlano con puttane il 95% di questi sarà un puttaniente. Ma se prendi una sola persona, non puoi dire niente di essa, benché faccia parte della popolazione presa in esame.
    È proprio la base della statistica. (a proposito, perché non fai una puntata di 3msic sulla statistica? è interessantissima).

    per fare un altro esempio (difficile scrivere con le dita leccate da mangiata di patatine) se Don Gallo parla con un punk o una prostituta mica è strano, però appartiene alla stessa area religiosa di Casini o Rutelli.

    Ed è questo il problema. Che tu debba essere un don Gallo per parlare con un punk. Ti serve un contesto di insospettabilità per poter fare delle cose che invece dovrebbero essere normali per tutti.
    Dovrebbe essere normale che un qualsiasi prete parli con chiunque, puttane o punk compresi. Dovrebbe essere normale che lo faccia anche un impiegato di banca o un deputato.
    Una cosa belle di San Francisco è proprio che la gente interagisce senza steccati. Io salivo sul tram e c’erano dei personaggi strani, mezzi barboni, mezzi matti che attaccavano discorso e io avevo quasi paura. Poi mi sono accorto che c’erano gli impiegati in giacca e cravatta che davano loro retta, senza paura che qualcuno considerasse sconveniente vedere un impiegato di banca parlare con gentaglia simile.
    Io non sono certo un tizio alla don Gallo, però mi è capitato di andare al compleanno della mia amica organizzato in un bar di froci, e il giorno dopo, che era domenica, sono andato a messa. E allora? Non dovevo andare al compleanno della mia amica perché l’aveva organizzato in quel locale? Suvvia! Io rivendico la libertà di andare in un qualsiasi locale, senza che la gente faccia conclusioni indebite. Cos’è, dovevo andare in giro come un pirla a ripetere tutta sera “oh, io sono qua perché mi ha invitato la mia amica, neh”? Oppure dovevo prima farmi una fama stile don Gallo per entrare quel posto e andare a messa il giorno dopo senza che qualcuno potesse aprire bocca?

    Poi ‘sospetto’ e ‘colpevolezza’ sono due robe diverse, eh. Ma è come se a me mi vedi in una birreria, puoi avere il legittimo sospetto che prenderò una birra, poi magari non la prendo, però è plausibile.

    Io sono un uomo di scienza e un fatto lo considero solo quando è osservabile e descrivibile. I sospetti li lascio a chi scrive romanzi gialli.

  9. Turz says:

    Per dire, io c’ho la fissazione di fare le cose correttamente. Perché dubito che diventerò mai deputato, ma non si sa mai.

    Se hai questa fissazione, non diventerai mai deputato :-D

    (a proposito, perché non fai una puntata di 3msic sulla statistica? è interessantissima)

    Sarebbe cosa buona e giusta. La statistica è, tra le cose veramente utili, una delle meno note in Italia (e forse nel mondo), naturalmente dopo la geografia.
    Ecco perché il 63% delle statistiche sono inventate.

  10. Marco says:

    Mattia
    “Ehy calma. Cosa intendi quando dici “ti becco a zoccole”?
    Un conto è se ti beccano che te le scopi le zoccole, un conto se ti limiti a parlarci assieme.”

    Permettimi di dubitare che tu esponente politico sei di notte in una città che conosci e ti fermi proprio casualmente a chiedere informazioni in zona zoccole… Insomma tutto può essere ma mi sembra la scusa di quando tornavo a casa sbronzo e dicevo a mia madre: no guarda sto vomitando l’anima ma non ho bevuto, deve essere stato qualcosa che ho mangiato che mi ha fatto male…. :)

  11. mattia says:

    Marco,

    facciamo un esempio di caso concreto: tu fotografi un deputato che alle tre di notte chiede informazioni a una puttana.
    Pubblichi la foto su una rivista e scoppia il caso.
    Poi ti arriva una sua comunicazione che ti spiega cos’era successo: stava andando all’ospedale che c’era l’ì vicino perché era morta sua madre e ho chiesto indicazioni perché non trovava la strada.
    Ovviamente può documentarti che quella notte è morta davvero sua mamma, e probabilmente non supponi che uno va a zoccole la notte in cui muore sua mamma.
    Ecco, faresti una figuraccia colossale.
    Per questo io non suppongo mai niente se non ne ho le prove. Uso sempre la tecnica del “non posso sapere cosa c’è dietro”.
    Tipo, quando i miei studenti arrivano in ritardo (sono maniacale, 3 secondi per me è già ritardo), faccio loro il cazziatone. Ma prima chiedo il motivo del ritardo, perché può anche darsi che hanno assistito a un incidente stradale e si sono dovuti fermare a dare assistenza. E io non ho ragione di incazzarmi se arrivano in ritardo per questo motivo.
    Farei la figura del pirla se prima mi incazzassi e poi loro, dandomi questa motivazione per il ritardo, smonterebbero la mia collera.
    Poi, vabbe’, i miei studenti non sono nemmeno capaci di inventarsi scuse come questa e si limitano a dire che sono usciti tardi da casa.
    Ma il punto è, lo ripeto, che non sai mai cosa può essere successo. Col dubbio e basta non si va da nessuna parte.

    Piesse: ma i tuoi non ti controllavano la fiatella?

  12. Marco says:

    Tutto giusto. Ma sinceramente al giorno d’oggi considero plausibile che un uomo pubblico (soprattutto se con un incaricato politico/amministrativo) fermo in auto a parlare con professionisti della strada si sia veramente fermato per chiedere informazioni sulla strada? Suvvia, questo non è garantismo ma ingenuità.
    Diverso è il caso dei tuoi studenti o di me o di te… :)

    PS Ma secondo te mia madre ci credeva o faceva finta di niente? ;)

  13. mattia says:

    Ma non sono mica così stupido da pensare che tutti quelli che parlano con le puttane lo fanno per chiedere informazioni stradali.
    Io semplicemente preferisco fare la figura dell’ingenuo che rischiare di accusare una persona inutilmente.
    Però non capisco questa faccenda: perché ritieni che un uomo politico abbia una maggiore propensione a parlare con le puttane per scoparsele?
    Al massimo è il contrario. Un deputato ha i soldi sufficienti per pagarsi una escort da 500 euro, che si porta in albergo, con tutta la discrezione sul caso.
    Piuttosto io mi aspetterei che sulla strada, dalle puttane alla “venti la bocca, cinquanta l’ammmore” ci vadano i poveracci, non i deputati.

Leave a Reply