Io sono allergico per i posti fighetti. Quando entro in un locale e trovo in banconi in stile moderno tirati a lucido, le poltrone di pelle nera che ti fa soggezione sedertici sopra e tutte quelle cosine chic, be’ mi sento a disagio, mi viene il prurito. Se poi ci aggiungi che i frequentatori sono normalmente composti dalla coppia:
Lei: truccata anche sotto le ascelle, vestita elegante, che parla di vuotaggini
Lui: capelli ingellati, dice sempre di sì, ride a cose che non fanno ridere, fa complimenti fuori luogo
allora il disagio nello stare tra persone simili lo potete capire.
Di solito preferisco locali più alla buona, talvolta verso l’apoteosi della spartanità. Dove non gliene frega niente a nessuno di come vesti e quanto puzzi. Delle volte sono anche troppo spartani, ma io ci godo come un matto a scoprire questi posti.
Ieri sono andato all’inaugurazione di uno di questi locali. In realtà era la riapertura di un centro che era stato sfrattato dalla precedente sede.
Ora hanno riaperto in una specie di baracca vicino alla ferrovia, a Bubenec.
Uno di quegli edifici lunghi e bassi che trovi spesso vicino alle stazioni che ti chiedi a che cosa servano (normalmente a niente) e che ti stuzzicano la mente con idee per rivitalizzare quegli spazi.
Per darvi un’idea di quanto fosse spartano il locale: palco realizzato con due strati di bancali; tastiera appoggiata a due sedie perché il cavalletto costava troppo, grancassa della batteria tenuta insieme con lo scocc. Per sedermi, ho preso un cuscino – originariamente di un divano – accatastato in un angolo e mi ci sono stravaccato sopra. Non parliamo poi del quadro elettrico che sembrava uscito dagli anni ’30, e del fatto che durante in concerto è pure saltata l’elettricità.
Ma l’apoteosi, il picco, la vetta che ha posto il locale in cima alla classifica dei più sfattoni si è rivelato quando sono andato al cesso. C’era, il cesso, ma non il lavandino: al suo posto un secchio colmo d’acqua, nel quale risciacquare le mani dopo la minzione. Come ha fatto – con immensa naturalezza – il cantante che ha pisciato prima di me.
Quando penso a quelli per cui Praga è il Sasazu…












figurati che in un posto dove sono stato io, avevano le due sedie per tenere su la tastiera ma non avevano i soldi per comperarla…