Si cercano caldaie fighe

December 4th, 2017 by mattia | Filed under bufale.

Ieri Giorgio Gori, sindaco di Bergamo e aspirante presidente della Lombardia ha tuittato questo messaggio


La Pianura Padana, ma soprattutto la , soffocate dal biossido di azoto, un gas inquinante la cui prima causa è il traffico veicolare. L’immagine del satellite è un pugno nello stomaco. Ma non basta l’allarme, dobbiamo agire per cambiare la in Lombardia.

L'immagine riportata nel tuitt è una delle prime create dal satellite Sentinel-5P dell'esa. L'immagine totale, senza tagli, la troviamo qui e rappresenta effettivamente la concentrazione di NO2.
Notiamo in particolare una cosa: non c'è una scala. Se guardiamo in basso a destra infatti c'è solo un'indicazione della scala di colore. Rosso = altro, blue = basso.



Non c'è però nessun numero.
La pianura padana è messa peggio del resto del'Europa? Senza dubbio, l'immagine ci dice questo: è un confronto relativo, ma senza scala non ci dice niente in valore assoluto.

Andiamo allora sul sito dell'ARPA lombarda per vedere come stiamo a NO2:



Tutta la Lombardia è pitturata di verde, che secondo la legenda in basso corrisponde a una concentrazione tra 0 e 100 µg/m^3. Solo poche aree sparute superano i 100 µg/m3 (quelle pitturate in giallo).
Ho sfogliato un po' di giorni passati e la situazione è sempre così: la Lombardia è quasi sempre coperta dal verde.

Secondo ARPA quindi la concentrazione di NO2 è sufficientemente bassa da essere classificata come non rischiosa. A questo punto uno si domanda se ARPA è troppo permissiva e mette le scale a caso oppure se è Gori che si fa venire i pugni nello stomaco per niente.

I limiti europei dicono che non dobbiamo superare i 200 µg/m^3 misurati su di un'ora per più di 18 volte all'anno, e la media annuale non deve superare il 40 µg/m^3.
Per capirci, questi sono i famosi limiti che sforiamo in allegria per il PM10 (e quando superiamo i 35 giorni all'anno di sforamento i sindaci devono chiudere le città per far finta di fare qualcosa ed evitare le sanzioni).

La scala segnalata dall'ARPA dunque ha una sua logica: si colora di giallo quando supera i 100 µg/m^3 e diventa arancione quando supera il limite (calcolato sull'ora) di 200 µg/m^3.
Sapete quante volte abbiamo superato questo limite in Lombardia nel 2016?

Queste sono le misure orarie di cinque centraline nel Comune di Milano: i 200 µg/m^3 non sono mai stati sforati.



Queste sono invece cinque centraline nei comuni di Como, Lecco, Brescia, Pavia e Mantova, giusto per fare il giro della Lombardia.



Livelli un po' più bassi e anche qui mai sopra i 200 µg/m^3.
Considerate che i limiti (giornalieri) del PM10 invece li sorpassiamo in allegria. Se c'è dunque da preoccuparsi non è certo del NO2.

Le cose vanno un po' peggio per il limite annuale. La media su quelle centraline di Milano è 47 µg/m^3 (un po' sopra il limite di 40) mentre nelle altre cinque città lombarde considerate la media è di 31 µg/m^3, ampiamente sotto il limite.

Quindi no, quell'immagine non è un pugno nello stomaco. Perché ci dice solo che la Lombardia è messa peggio, per quanto riguarda l'NO2 del resto d'Europa, ma se guardiamo i dati in valore assoluto non sono poi così malvagi. I limiti sono superati solo in zone specifiche come Milano e solo sul valore annuale (quell'immagine è una istantanea di qualche giorno fa che nulla ha a che vedere coi valori annuali).

Gori non si è accorto che la scala era in valori relativi e non assoluti e ha interpretato male quei valori. Gli sarebbe bastato andare sul sito dell'ARPA (che dipende proprio dalle regioni) per vedere tutto verde in valori assoluti.

Ma non basta. Dopo aver interpretato male i dati si spinge anche sulle interpretazioni: soffocate dal biossido di azoto, un gas inquinante la cui prima causa è il traffico veicolare.

Già l'avete intuito dai dati di prima, forse, ma per facilitarvi il compito ho calcolato le medie sui tre giorni - così c'è meno rumore - sia per Milano (blue) sia per le altre cinque città lombarde (rosso):



Come notate da fine marzo a fine settembre i valori di NO2 sono decisamente bassi, sui 37 µg/m^3 a Milano e sui 25 µg/m^3 nelle altre città lombarde. Poi arriva l'inverno, si accendono gli impianti di riscaldamento e arrivano i bei picchi che vedete a gennaio e dicembre.

Escludendo che i lombardi usino l'autovettura solo a gennaio e non in aprile si conclude che il problema dei picchi di NO2 è causato dal riscaldamento (il che non stupisce perché stiamo pur sempre parlando di bruciare combustibili fossili).

Ora, se tu mandi su un satellite e misuri la concentrazione di NO2 a dicembre non puoi dire che la prima causa è il traffico veicolare. Non puoi far finta di ignorare che il problema - enorme - da risolvere è quello del riscaldamento.

Capiamoci, sono io il primo a sostenere modelli di mobilità diversi. Non possiedo un'autovettura da anni, mi muovo coi mezzi pubblici sostenendo un sistema come quello praghese (e ceco) dove ci si può muovere coi mezzi pubblici efficienti e a basso prezzo. Sono uno di quelli che quando va in paesi dove gli Stati Uniti Americani dove in alcune aree non c'è nemmeno il trasporto pubblico sbatte la testa contro il muro. Sono uno di quelli che quando vede i prezzi del trasporto pubblico in Giappone (dove costa meno usare un mezzo privato) si sbattezza. Per me il modello ceco andrebbe estero al mondo.
Però qui non possiamo nasconderci dietro un frenulo: cambiamo pure il modello di viabilità, ma non possiamo far finta di non vedere che quei picchi sono d'inverno e sono dovuti al riscaldamento.
Altrimenti facciamo finta di spostare qualche virgola sul trasporto e ignoriamo il problemone di cui pochissimi parlano.

O forse dovremmo produrre sistemi di riscaldamento con il marchio della tesla per far diventare figo anche questo problema.

 

 

 

 

24 Responses to “Si cercano caldaie fighe”

  1. Mauro says:

    Idea per fare soldi: lanciamo la caldaia Butta-Venier facendo un design accattivante e facendo finta che sia verde. 😉

  2. Andrea says:

    Salve,
    Osservazioni molto interessanti, e mi portano a concludere una cosa: come mai nessuno fa la corsa a installare il riscaldamento elettrico? Forse perché, a differenza dell’auto, non fa figo e in cambio costa molto di più?
    Musk non è stupido, avesse “inventato” una caldaia elettrica li avrebbero riso in faccia.

  3. Massimo G. says:

    Ti racconto una storia. Io abito proprio lì, nella “rossa” Pianura Padana, di fronte ad una grande centrale termoelettrica, Turbigo (MI).
    Inizialmente alimentata a nafta, negli ultimi 30 anni la centrale è stata via via trasformata a metano, attraverso l’aggiunta di turbine a gas (ora i generatori a nafta sono spenti).
    Poiché questo comportò l’espansione dell’area di centrale, i Comuni limitrofi, tra cui il mio, vennero a suo tempo chiamati a concedere i relativi permessi a fronte di indennizzi economici, con l’idea di ripagare i cittadini dei “fastidi” che sarebbero andati a patire.

    Ora, a parte il fatto che non si capisce bene per quali “fastidi” i cittadini siano stati risarciti, visto che si trattò di passare dalla nafta al metano, quindi ricavandone già un grande beneficio in termini di inquinamento locale, i “soldi dell’Enel” vennero utilizzati per finalità che nulla avevano a che vedere con l’energia e che, a distanza di tempo, hanno perso di valore.

    Ma se invece, anziché riscaldare il Naviglio Grande (allora come adesso utilizzato dalla Centrale come pozzo di calore a bassa temperatura), si fosse imposto all’Enel, se non altro per una questione di logica, di costruire una rete di teleriscaldamento a servizio dei suddetti comuni, non si sarebbe fatto un servizio migliore e più a lungo termine a tutta la comunità?
    E magari la macchia rossa nella tua cartina avrebbe avuto un colore un po’ più rosa sopra Turbigo, visto che molti impianti di riscaldamento domestico non sarebbero neanche stati costruiti, mentre il consumo e le emissioni della Centrale sarebbero rimaste inalterate.

  4. Andrea Occhi says:

    Sul gruppo del disagio della mia città (Brescia che non vorrei…) c’è ripetutamente gente che sostiene che il teleriscaldamento (alimentato dall’inceneritore, da due centrali a gas e dal calore di recupero della Ori Martin, che è una acciaieria) inquini di più di qualche migliaio di caldaie singole, e ancor di più di qualche migliaio di stufe a legna/pellet, dove la roba brucia senza nessun filtro e senza nessun controllo temperatura eccetera.

    Alla fine, dobbiamo scaldarci. Penso che centralizzare il più possibile la produzione di energia sia la scelta migliore perché pochi grandi impianti sono più controllabili di migliaia di microimpianti, su cui viene fatta manutenzione periodica obbligatoria, ma sui quali è comunque difficile se non impossibile avere un controllo…

    Non ho dati (né capacità tecniche per tirarli fuori) ma qual è l’efficienza del riscaldamento elettrico?

  5. Paolo says:

    Per “riscaldamento elettrico” penso si intenda riscaldamento a pompe di calore, spero non le stufette ad effetto Joule.
    In questo tipo di impianti, la macchina ha un COP, che è il rapporto tra l’energia termica prodotta dalla macchina rispetto all’energia elettrica immessa nella macchina.

    Il rendimento dipende dalle temperature delle sorgenti termiche (ideale: ciclo di Carnot). Dipendono inoltre dalla tipologia (aria/aria, acqua/aria…) e dalle modalità costruttive.

    Rendimenti usuali sono in un range tra 2,5 e 4,5.

    Rientrano tra queste tipologie le pompe di calore/condizionatori o gli impianti geotermici.

  6. claudio says:

    x Andrea
    non si fa il riscaldamento elettrico per un motivo: i soldi.
    In primis il problema e’ di costo distributivo.
    Se tu fai il riscaldamento a metano e l’elettrico a metano alla fine ti costa di piu’ per il trasporto e gestione ma hai inquinato pressoche similmente.
    Inoltre in italia spendiamo fra una cosa e l’altra 15 miliardi annui per le rinnovabili “new troll” che di fatto producono vicino al nulla. Nin sembra ma impatta sui costi.
    Aggiungi che spesso l’energia la compriamo nei picchi dall’estero e che questi, giustamente, ci guadagnano sopra. In piu’ devono percorrere grandi distanze e quindi perdite.

    Alla fine un KWh di gas costa circa la meta’ di un’elettrico.

    Il successo degli inquinanti pellets risiede nella stessa forma:
    Siccome e’ un carburante amato dai verdi (che notoriamente amano l’inquinamento al di la dei proclami) e’ stato fortemente defiscalizzato e fino a poco tempo fa manco pagava l’IVA per intero.
    Questo ha causato un vero e proprio boom con persino capannoni che hanno tolto il metano poco inquinante e sono passati al pessimo pellet.
    Dell’inquinamento a nessuno interesa, tanto si da la colpa all’auto, magari a benzina.

    Infine l’elettrico necessita di una rete in grado di sostenere la richiesta (stesso problema delle auto elettriche ma piu’ grosso).
    Non sembra ma una caldaia per un appartmnto arriva a 20-26KW e quella di una palazzina da 6 appartamenti e’ da 100KW (senza sanitari).

    Non sembra ma sono numeri che, soprattutto qui al nord, necessitano di rete e centrali.

    Quindi non si fa per i costi, per la produzione e per la distribuzione.

  7. mattia says:

    Non sembra ma sono numeri che, soprattutto qui al nord, necessitano di rete e centrali.

    Ma cosa dici? Basta mettere la presa in garage con un pannello fotovoltaico sul tetto!
    Il futuro è griiiin!

  8. claudio says:

    x paolo
    il riscaldamento, dove serve davvero, non si puo’ fare con le pompe di calore.

    Quando pompi dentro il caldo che hai fuori la cosa importante e’ che lo scambiatore deve essere piu’ freddo dell’ambiente.
    Quando succede fa condensa e lo vedi bene nei condizionatori d’estate.

    Fino a quando fuori ci sono almeno 10C va tutto bene.
    Pero’ l’evaporatore deve almeno avere un salto di 5C, meglio 10.
    Cosa succede se fuori ci sono meno di +6C come in questi giorni nel milanese?
    Lo scambiatore si trova sottozero (figuriamoci stamattina quando eravamo a -4) e la condensa diviene ghiaccio.
    Addio scambiatore.
    Cosi’ ,a macchina si ferma e all’esterno accende una R elettrica fino a +5. Poi riparte dopo aver wastato energia a palate. Poi si ferma ancora. eccetera.

    In piu’ ci sono limiti operatativi sul salto dentro fuori, piu’ e’ distante piu’ il rendimento e’ penoso. Devi far sempre evaporare il gas che non e’ piu’ tanto felice di farlo.
    Pensa solo ai frigoriferi che per andare a -24 in un piccolo contenitore hanno una pompa da 300W.
    Cosa succede se fuori hai -15 come e’ normale in lombardia nottetempo? parliamo di salto di almeno 70-75C, non proprio una passeggiata.

    La pompa di calore e’ ok se abiti a sud di Roma ma non in altura.

  9. claudio says:

    x mattia
    ma io ci metto ho pannello su tetto di auto e vvaddo AGGATIZZ!!!!11!!
    🙂

  10. Lela says:

    Ma a proposito di dati e interpretazione degli stessi (e MANIPOLAZIONE degli stessi), il pezzo di inizio agosto del corriere sul “Earth overshoot day” l’ha letto qualcuno? È una autentica perla.

  11. Paolo says:

    Claudio, ho descritto il funzionamento di un impianto di riscaldamento elettrico, non ho fatto opera di conversione agli impianti elettrici. 🙂

    Le palazzine che vendono in provincia di MI con il geotermico, a parte il costo mostruoso dei fori nella terra per realizzare gli scambiatori, hanno sempre una batteria di caldaie di backup, perchè oltre un tot non si riesce a pompare calore. Oltre a ciò, se si guasta lo scambiatore sono dolori al portafoglio!

    Per quanto riguarda pompe di calore aria/aria, come da ciclo di carnot i rendimenti sono alti quando la differenza di temperatura è minima. Il rendimento diventa pessimo quando la differenza di temperatura aumenta e, come dici tu, sotto una certa temperatura per necessità diventano degli scaldini elettrici.

    Ci sono dei casi in cui possono essere convenienti, per esempio se abiti in zone non troppo fredde e dove l’energia elettrica non costa uno sproposito o se hai calori di scarto di impianti di produzione/centrali elettriche, ma prima di scegliere un impianto di questo genere, comunque, qualche conto lo farei.

  12. robinet says:

    domandina un po’ OT.
    Ma usare il condizionatore in pompa di calore per dare una riscaldata ad un ambiente che è a 17-18 C° con temperatura esterna < 5 C° ha un senso o è proprio una cosa da non fare?

  13. Cristian says:

    Quella della caldaie elettriche (che poi sono le pompe di calore) è una cosa che gia qualcuno cerca di vendere come miracolose. In realtà in determinate condizioni in effetti funzionano anche benino. Funzionano benino anche sotto i 6 °C ma dipende dall’umidità e funzionano benino se si ha un impianto di riscaldamento a bassa temperatura, quindi a pavimento. In quel caso il rendimento stagionale può stare attorno a un COP di 3 e quindi alla fine si risparmierebbe energia… Se però si diffondessero su larga scala forse avremmo il problema descritto da Mattia per le auto elettiche, ovvero la necessità di adeguare la rete elettrica.

  14. mattia says:

    In ogni caso, sia per il trasporto che per il riscaldamento resta il fatto che prima o poi finiremo i combustibili fossili e dovremo fare altrimenti.
    La domanda che legittimamente qualcuno faceva è: perché c’è tutto questo interesse attorno alla mobilità elettrica e quasi nessuno che si preoccupa della conversione degli impianti di riscaldamento? Perché inquinano entrambi e sono destinati a dover cambiare entrambi, quindi dovremo risolvere entrambi i problemi.
    Io ho il sospetto che banalmente si sottostimi l’impatto del riscaldamento sull’inquinamento, mentre è molto elevato (NO2 a parte, guardate il PM10 d’inverno vs. d’estate). Forse c’è poca attenzione da parte della pubblica opinione per questi numeri. Io mi sono imbattuto in persone che non avevano minimamente idea di quanto fosse grande la differenza tra certi inquinanti in estate e in inverno, erano veramente convinti che il 95% del PM10 venisse dalle auto.
    Perché c’è questa percezione? Boh, forse perché vediamo le auto vicino a noi quando passeggiamo e ci fanno più impressione di un comignolo sul tetto del condominio?

  15. Mauro says:

    Boh, forse perché vediamo le auto vicino a noi quando passeggiamo e ci fanno più impressione di un comignolo sul tetto del condominio?

    Anche, ma non solo.
    C’è anche una buona dose di ignoranza: tutti sanno di potersi muovere anche senza auto, pochi sanno che ci sono possibilità di riscaldamento alternative.

  16. Paolo says:

    (OT) Robinet, tieni presente che il condizionatore (detto anche pompa di calore aria/aria) sotto i 5 gradi diventa quasi una stufetta elettrica per i problemi indicati da Claudio.

    Quindi, se la scaldata è una sola si può anche fare, ma se diventa una al giorno, visti i prezzi dell’energia elettrica, forse è meglio riprogrammare il termostato della caldaia e farlo accendere qualche minuto prima.

  17. Beppe Grullo says:

    Ammetto di essere totalmente ignorante in materia, ma l’affermazione di Gori – a parte l’opinabilità del pugno nello stomaco – mi sembra tecnicamente corretta. Sempre sul sito dell’Arpa, dove si scaricano i fogli Excel, si vede come la principale fonte degli ossidi di azoto (NOx) sia effettivamente il trasporto su strada. Diverso discorso sul PM10, dove sono le abitazioni a farla da padrone. Come poi abbiano prodotto queste tabelle non saprei.

    Fonte:
    http://www.arpalombardia.it/sites/arpalombardia2013/RSA/Pagine/indicatori.aspx?p1=2

  18. mattia says:

    Sempre sul sito dell’Arpa, dove si scaricano i fogli Excel

    mi dài il link preciso?

  19. Giampy says:

    Per l’utilizzo di pompe di calore un utilizzo interessante potrebbe essere quelle acqua/aria con sonda geotermica (con presenza o meno di acqua in profondità) oppure con la creazione di un accumulo termico in superficie mediante una rete di canali (in questo caso stando attenti in fase di progettazione che questa rete sia sufficientemente coperta dal terreno soprastante, onde evitare che il terreno vada in zero termico). Così facendo il COP stagionale rimarrebbe alto visto che il salto termico da effettuare si avrebbe su un fluido con temperatura ben superiore ai 5° (con la sonda geotermica si possono superare anche i 15-20°, a seconda della profondità della sonda stessa). Di certo non sono degli impianti economici, questo no. E vanno necessariamente pensati per una casa con riscaldamento a bassa temperatura e magari fortemente isolata (ma in quel caso potrebbe bastarle addirittura una VMC con il riscaldatore..)

  20. Paolo says:

    Questo è il link per la ricerca dati.
    Inserisci i parametri e mandano una email con i dati richiesti.

    http://www.arpalombardia.it/sites/qaria/_layouts/15/qaria/RicercaIDati2.aspx

  21. mattia says:

    Questo è il link per la ricerca dati.

    È esattamente la fonte che ho usato io per fare i grafici qui sopra.
    E a novembre-dicembre abbiamo una media di 75 µg/m^3 contro i 35 µg/m^3 estivi a Milano, mentre nelle altre città lombarde siamo a 50 vs. 25 µg/m^3. Quindi no, il traffico veicolare non è la prima fonte di NO2.

  22. Paolo says:

    Giampy, gli edifici fortemente isolati hanno un problema estivo.

    D’inverno si comportano molto bene, trattenendo il calore. Gli impianti a bassa differenza di temperatura funzionano molto bene in questi ambienti. Bisogna solo stare attenti all’umidità.

    D’estate però hanno coefficienti di sfasamento elevati. Che vuol dire che l’energia termica che ha colpito l’edificio a mezzogiorno ci mette diverse ore ad attraversare le pareti.
    Quindi, quando desidero la casa fresca, tipicamente la sera/notte, mi arriva l’onda termica di mezzogiorno e l’abitazione diventa un forno.
    Il condizionatore o altri metodi di raffrescamento, come un pavimento radiante, diventano obbligatori.

  23. Beppe Grullo says:

    http://www.arpalombardia.it/sites/arpalombardia2013/RSA/rsa/documenti/2016/013_ARIA_EMISSIONI_DATI.xls

    Bergamo Nox
    Trasporto su strada 6.662 t/anno
    Combustione nell’industria 4.456 t/anno
    Combustione non industriale 1.165 t/anno

    Così tutte le altre province

  24. mattia says:

    Bergamo Nox
    Trasporto su strada 6.662 t/anno
    Combustione nell’industria 4.456 t/anno
    Combustione non industriale 1.165 t/anno

    Quindi 6,6 mila su di un totale di 14,4 mila (contando anche tutto il resto): è principale solo perché le altre fonti sono spezzettate, mica perché è maggioranza assoluta (non fare come di maio che vuole il governo solo perché il M5S è – o sarebbe – il partito di maggioranza relativa!)

    Dopodiché, fa’ attenzione: questi sono i dati sull’anno.
    Gori stava commentando un’istantanea di novembre, valutava quindi un problema invernale, per il quale bisogna guardare i dati invernali.
    È ovvio che se tu prendi i valori che portano a picchi invernali e li spalmi su tutto l’anno sembrano diventare meno importanti.
    Però il problema dove sta? Se tu rischi di sforare il limite d’inverno il problema sta lì nella fonte che ti dà quel picco. Una fonte che ti dà 120 a.u. in un anno creandone 10 al mese e una fonte che ti dà le stesse 120 a.u. annuali concentrandole però tutte a dicembre non sono la stessa cosa, anche se in capo a un anno creano parimenti 120 a.u.
    Perché la seconda, concentrandosi in un breve periodo, rischia di farti sforare il limite, mentre la prima no.

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