Ribadire l’ovvio

November 6th, 2017 by mattia | Filed under ignoranza, riflessioni.

Non conoscevo questa vicenda. L'ho scoperta solo ieri con un commento qui sotto. L'MIT ha deciso di eliminare dal proprio sito internet le lezioni di fisica di Walter Lewin. Questo perché il professore è stato accusato di molestie sessuali da una ex studentessa (in pratica le aveva chiesto di mandargli foto piccanti via internet).

Non entro nel merito delle accuse e della loro veridicità, non m'interessa nemmeno. Walter Lewin potrebbe essere anche un criminale della peggior specie: le sue lezioni rimangono ottime.
Lezioni che dovrebbero essere prese a modello dagli insegnanti. Ok, qualche volta è inciampato pure lui e delle volte le lezioni erano effettivamente un po' elementari, quasi più per intrattenere che per insegnare. Ma rimangono ottime lezioni. Diciamo che dopo le sue lezioni è utile frequentare lezioni "classiche" per formalizzare e approfondire. Ma insomma, se le paragonate a certe lezioni del consorzio Nettuno (che di solito uso per prendere sonno quando soffro d'insonnia) sono dei capolavori dell'insegnamento.

Per fortuna i video delle sue lezioni sono ancora disponibili sul suo canale iutiub personale, ma forse MIT potrebbe fargli causa reclamando per sé i diritti d'autore delle lezioni (non ho approfondito, non so se i diritti d'autore appartengono all'insegnante o alla scuola).
La perdita è (per adesso) limitata, ma il fatto resta gravissimo. Parliamo di lezioni di fisica che avevano tantissimi spettatori, parliamo di un canale su iutiub che fa i grandi numeri senza mostrare culi, tette, candid camera e parodie dell'ultima cagata di rovazzi. Significa che erano lezioni apprezzate e utili a tante persone. Toglierle è semplicemente un'idiozia.

Idiota più o meno come rinunciare ai transistor perché il suo inventore aveva idee di eugenetica molto simili a quelle dello zio adolfo. Ah no, quello non lo fanno perché altrimenti dovremmo buttare via qualsiasi gingillo elettronico e... come dire, la nostra società sparirebbe.

Questo episodio mi ha molto turbato. Una volta almeno mettevano all'indice i libri che avevano un contenuto "non conforme" al pensiero dominante. Censura condannabile, certo, ma almeno si parlava del contenuto. Qui invece non bruciano le lezioni per via del contenuto, le bruciano perché l'autore è "non conforme". Che è ben peggio visto che è una censura senza senso logico.

Sono questi casi che mi spingono a parlare pubblicamente, a impegnarmi per dire l'ovvio. Perché ormai sembra che sia rivoluzionario dire delle ovvietà, come il fatto che eliminare quelle ottime lezioni (e privare persone di un'opportunità di apprendimento) è una totale idiozia.
Sento il dovere morale di denunciare che questo viene fatto da una università, un'istituzione cioè che dovrebbe coltivare il sapere, non ostacolarlo. Sento il bisogno di dire che l'università non può riempirsi di idioti che prendono decisioni idiote.

Ma cosa facciamo? Come ci ribelliamo a questa idiozia?
Io nel mio piccolo inizio a considerare queste università come indegne di tale nome. Per me da oggi una laurea presa all'MIT vale quanto la carta straccia. Per me una persona laureata all'MIT non è laureata.

Queste istituzioni vivono della loro fama, che - specialmente in un paese dove non c'è il valore legale dei titoli di studio - costituisce il loro unico patrimonio. Bisogna dunque colpirli lì. Se il mondo iniziasse a considerare una laurea dell'MIT pari alla carta straccia la gente non andrebbe più in quella Università.
Utopia? Non proprio. Perché certe scelte idiote, come questa, sono prese per paura dell'opinione pubblica. L'università ha la fregola di non venire associata al nome del Prof. Lewin, ha paura degli idioti e della shitstorm che possono causare, quindi cancellano tutto.
Dovremmo esserci invece noi a causare una shitstorm opposta contro la cancellazione delle lezioni. Quando inizieranno ad avere più paura di noi allora prenderanno le decisioni giuste.

La domanda però adesso diventa: come mai non c'è stata questa shitstorm? Perché il mondo accademico non si è ribellato a un atto così sconsiderato contro l'istruzione?
Ho fatto qualche ricerca e ho trovato solo piccoli cenni di iniziative contrarie a questa decisione. Magari non sono stato capace io di trovare queste notizie, ma insomma, la cancellazione di quelle lezioni avrebbe dovuto causare la ribellione del mondo accademico. Gli insegnanti dell'MIT avrebbero dovuto fare i picchetti davanti al rettorato.
Perché invece c'è questo silenzio? Hanno tutti paura di alzarsi in piedi e dire l'ovvio?

 

31 Responses to “Ribadire l’ovvio”

  1. kheimon says:

    L’intero ambiente accademico statunitense (o quasi) è una roccaforte liberal che ha oramai perso ogni connessione con la realtà. Metà delle cose di cui ti lamenti da queste colonne originano da quell’ambiente.

  2. mattia says:

    L’intero ambiente accademico statunitense (o quasi) è una roccaforte liberal che ha oramai perso ogni connessione con la realtà

    Sono questi i casi in cui sono lieto di lavorare dove mi trovo ora.

  3. Darshan says:

    <>

    L’idea una rappresaglia del genere mi terrorizza.
    Parliamo comunque di un’università VERAMENTE attiva nella ricerca.
    Trovarci dentro dinamiche che sono già disgustose in una piattaforma che distribuisce telefilm è veramente surreale.

    Sarebbe bello poter colpire la dirigenza e non l’utenza.

    E invece per poter bilanciare la potenza di fuoco dell’infinita orda liberal-neo-puritana dovremmo mettere in mezzo gli studenti? Non lo meritano.

  4. kheimon says:

    “Sono questi i casi in cui sono lieto di lavorare dove mi trovo ora.”

    Bravo, sii lieto finché puoi. Perché a un certo punto arriveranno anche lì e non avranno pietà: ti tapperanno la bocca, ti mobbizzeranno, guarderanno alle opinioni che hai espresso, le estrapoleranno dal contesto. Diranno che sei un fascista e che fai schifo.

    thefire.org

  5. Zeno says:

    > Perché invece c’è questo silenzio? Hanno tutti paura di alzarsi in piedi e dire l’ovvio?
    Purtroppo sì. E’ il meccanismo che i sociologi chiamano “spirale del silenzio”.

  6. mattia says:

    Bravo, sii lieto finché puoi. Perché a un certo punto arriveranno anche lì e non avranno pietà: ti tapperanno la bocca, ti mobbizzeranno, guarderanno alle opinioni che hai espresso, le estrapoleranno dal contesto. Diranno che sei un fascista e che fai schifo.

    Qui ci sono ancora molti anticorpi, ci ricordiamo ancora come funzionava fino a poco tempo fa, quando la politica governava nelle università fino al midollo (roba che ti entrava il corrispondente della digos in ufficio a farti il terzo grado).
    La gente che ha vissuto quegli anni è ancora qua, noi della generazione successiva ci ricordiamo di quel periodo. Abbiamo le spalle grosse.
    Il problema probabilmente arriverà quando io sarò già in pensione.

    Piesse: per farti capire, prendi la tradizione della pomlazka, i molti paesi sarebbe attaccata dalle femministe urlatrici e alla fine bandita.
    Qui invece è una tradizione viva e vegeta e nessuno si permetterebbe mai di tacciarla di maschilismo.
    Anzi, i supermercati ci fanno anche sopra la pubblicità. Un paese in cui nessuno protesta se la tradizione prevede che le donne vengano frustate sul sedere dagli uomini ha le spalle grosse, credimi.

  7. mattia says:

    E invece per poter bilanciare la potenza di fuoco dell’infinita orda liberal-neo-puritana dovremmo mettere in mezzo gli studenti? Non lo meritano.

    Gli studenti che vanno all’MIT non è che si iscrivono a quella università perché vivono in città e ce l’hanno comoda. Si iscrivono all’MIT perché *scelgono* quella università.
    Ora, se tu sai che una università adotta queste politiche idiote non la scegli.
    Esattamente come non sceglieresti di frequentare una università in cui non accettano negri, cristiani o tifosi dei Bohemians.
    Se tu, consapevole di queste politiche, chiudi gli occhi e decidi di frequentare quell’università ne sei complice.

  8. Ghezzi Paolo says:

    Purtroppo, sì: sicuramente chi dovrebbe alzarsi in piedi e denunciare queste assurdità ha paura di mettere il deretano allo scoperto.
    Andare contro certe istituzioni e, soprattutto, contro i c.d. ‘liberal’ o ‘progressisti’, che in realtà sono liberali e progressisti più o meno come Torquemada, vuol dire porsi in un ambito pericoloso. Certo, non sono la maggioranza, ma è innegabile che siano quelli che ragliano più forte e che hanno in mano le leve dei mass media e di buona parte del mondo culturale.
    Quindi è ovvio che il ‘mondo accademico’, formato da persone che, bene o male, sono legate a un ambiente in cui questi personaggi dominano, sia restio a una sollevazione che, oltretutto, rischia di essere strumentalizzata come ‘difesa di uno stupratore’ o giù di lì (oltretutto anche bianco…).
    Resterebbe la ‘maggioranza silenziosa’, ma la vedo dura che si sollevi in difesa di chiunque, soprattutto di una persona famosa in ambito specialistico ma, probabilmente, poco nota in generale.
    Al massimo saranno altri voti per la rielezione di Donald Trump…

  9. shevathas says:

    Le università americane sono “esplose” perché avevano ospitato molte eccellenze che scappavano dalla guerra e dalle persecuzioni dovute al fanatismo politico durante la II guerra mondale.

    Se continuano così alla fine “riesploderanno” le università del vecchio continente, se l’europa riesce a resistere alla moda del politically correct ad ogni costo oppure esploderanno quelle cinesi e coreane.

    Corsi e ricorsi della storia.

  10. kheimon says:

    Il “MIT ban” 😀 di cui parli, Mattia, è comunque di difficile applicazione perché 1) dovresti indagare sulla data di iscrizione; 2) tutto l’ambiente accademico USA – e presto mondiale – è appestato dal nonsenso liberal/SJW, quindi la tua blacklist si allungherebbe fino a diventare decisamente poco pratica. Non ti offendere ma questi impuntamenti drastici, senza pensare alla figura più grande, sono propri di altre età.

  11. mattia says:

    oppure esploderanno quelle cinesi e coreane.

    I cinesi ci stanno investendo una marea di soldi cercando di attrarre le cime dalle università europee e americane.
    Però sono ancora molto chiusi.
    Pensa solo alla censura su internet. Quando il mio tesista cinese se ne va a Pechino è un’impresa comunicare.
    L’ultima volta, qualche settimana fa, hanno bloccato pesantemente il traffico email perché era in corso il congresso del partito.
    Sti cazzi. Io non so se mi trasferirei in un paese così.

  12. mattia says:

    on ti offendere ma questi impuntamenti drastici, senza pensare alla figura più grande, sono propri di altre età.

    Figurati, non mi offendo per niente. Non ho alcun problema a dire che mi siedo dalla parte giusta.
    Anche qua dicevano queste cose a quelli che si sedevano dalla parte giusta.
    Poi, dopo il 1989 sono stati loro a doversi giustificare per essersi seduti dalla parte sbagliata. Io me ne frego se, adesso, posso sembrare idealista, continuo a sedermi dalla parte giusta e, come si sul dire, pravda vítězí.

  13. ava says:

    Quel che mi indispone è che queste sentenze di esilio telematico ( o peggio) vengono sempre vergate dietro ACCUSE, ovvero senza alcun PROCESSO nè tantomeno alcuna SENTENZA. Purtroppo certune autoelette ” elite del pensiero ” procedono con la lungimiranza di una massa di popolani infuriati coi forconi.
    L’ unica consolazione è che L’ ondata liberal va e viene, adesso come adesso in Europa le sinistre arcobaleno stanno finalmente scolorendo, in America sono al canto del cigno ( fanno rumore per iniziative ridicole: revisionismo storico su Colombo… ma stiamo scherzando?) .

  14. kheimon says:

    La cosa fanciullesca e ingenua non è l’idealismo 🙂 , è che pensi di potertela cavare blacklistando un’istituzione praticamente a caso (ti sei semplicemente “imbattuto” in questa notizia), danneggiando studenti presenti, passati e futuri di quella singola istituzione, quando il problema è sistemico. Fai un respiro profondo e informati completamente, scoprirai che queste istituzioni sono in realtà molto variegate al loro interno e la loro diversità (quella vera, fatta di idee diverse) è oppressa da una corrente di Pensiero Unico.

  15. mattia says:

    è che pensi di potertela cavare blacklistando un’istituzione

    Non è che “penso di cavarmela”: è l’unica cosa che nella posizione in cui mi trovo posso fare.
    Hai altre soluzioni? Parliamone!

    praticamente a caso (ti sei semplicemente “imbattuto” in questa notizia)

    Non è l’unica, credimi. Ho una lunga lista di istituzioni che hanno fatto cose simili.

    danneggiando studenti presenti, passati e futuri di quella singola istituzione, quando il problema è sistemico.

    Oh, io non so più come dirtelo: tu ti iscriveresti ad una università in cui non vengono ammessi i negri?
    Io no. Se tu lo fai io ho tutto il diritto di contestartelo.

    scoprirai che queste istituzioni sono in realtà molto variegate al loro interno e la loro diversità (quella vera, fatta di idee diverse) è oppressa da una corrente di Pensiero Unico.

    Io infatti contesto anche chi davanti a questo pensiero unico non si ribella.

  16. kheimon says:

    “tu ti iscriveresti ad una università in cui non vengono ammessi i negri?”

    No, ma non per questo danneggerei, in un colpo solo, tutti gli studenti e professori presenti, passati e futuri di quell’università, inclusi quelli che rischiano la carriera (e a volte la pelle) per esprimere un punto di vista minoritario e stanno sul pezzo da ben prima di te, o quelli che sono indignati fradici ma hanno appreso ora di questo divieto e si laureano lunedì prossimo.

    Quanto al da farsi, l’idea è di uscire dall’isteria pubertale e unirsi ad azioni organiche come quelle degli accademici in difesa della libertà d’espressione nei campus. Cerca sull’internet o chiedi ai colleghi.

    A qualcuno frega di quello che dici, anzitutto a me, ma immagino potenzialmente a molti altri 🙂 , certamente a nessuno frega cazzo delle tue blacklist e in generale delle soluzioni stupidamente manichee.

  17. mattia says:

    unirsi ad azioni organiche come quelle degli accademici in difesa della libertà d’espressione nei campus.

    quali azioni organiche? Perché io non ne ho viste molte.
    Ma forse non sono stato bravo a trovarle.
    Me le linki?

    A qualcuno frega di quello che dici, anzitutto a me, ma immagino potenzialmente a molti altri

    Io potrei anche scrivere un editoriale per Nature o Science su questo tema.
    E non escludo di farlo.
    Secondo te con che probabilità me lo pubblicheranno?

  18. kheimon says:

    Quanto ai link, intanto thefire.org, poi te ne cercherò altri, infine alle brutte l’iniziativa potrebbe essere la tua. 🙂

    Può essere d’aiuto guardare il dibattito “FREE SPEECH IS THREATENED ON CAMPUS” su YouTube.

    Il discorso sulla “libertà di parola” è pertinente con questo incidente perché il problema di fondo è la mancanza di garantismo (come puntualizza ava) tipica degli ambienti controllati dal pensiero unico liberal/SJW. Proteggere la libertà di parola significa proteggere il pluralismo e quindi anche il garantismo.

    “Secondo te con che probabilità me lo pubblicheranno?”

    Con una probabilità maggiore rispetto a quella che la tua blacklist abbia impatto su altri al di fuori di te, in modo scioccamente riflessivo. Dubito che alcuno con la testa sul collo abbia “bannato” migliaia di studenti retroattivamente dopo che quattro studenti zecche de La Sapienza sobillati da una sessantina di prof talebani han fatto saltare la visita del Papa. O ti sei segnato la data e banni quelli iscritti dopo? O basta essersi laureati dopo? Tieni un Excel con i dettagli dei ban o fai a come ti gira? Andiamo, su. Puoi fare di meglio. 🙂

  19. mattia says:

    Tieni un Excel con i dettagli dei ban o fai a come ti gira?

    Non hanno usato Excel (anche perché Excel si usa per i calcoli), ma la lista qui l’hanno fatta.
    Esiste una lista di persone che avevano fatto i “collaboratori” del regime e che ora sono banditi dagli incarichi pubblici.
    Quando fui eletto al senato accademico la prima cosa che si fece fu controllare che nessuno degli eletti fosse in questa lista, perché sarebbe automaticamente decaduto.

  20. kheimon says:

    So bene per cosa viene usato e abusato Excel. Commenti sulla sostanza? Com’è la tua intelligente e risolutoria ban list, di quali date tiene conto, è retroattiva? 🙂
    C’è la Sapienza dopo la merda che han pestato col Papa? E dopo l’ennesimo caso di violazione della libertà di parola e “polizia del pensiero”? Spiegami.

  21. kheimon says:

    Un pezzo del mio precedente intervento è saltato in quanto, credo, interpretato come un tag. 😀

  22. mattia says:

    Com’è la tua intelligente e risolutoria ban list, di quali date tiene conto, è retroattiva?

    La prossima volta che vado a una conferenza e trovo qualcuno dell’MIT gli dico:
    – buongiorno, voi siete quelli che cancellano ottime lezioni di fisica dal sito?
    – ehm…
    – mi dica si è ribellato a questo atto di stupidità?
    – a dire il vero no…
    – e non si vergogna a lavorare per quella istituzione?
    – no
    – allora non è degno di parlare con me, arrivederci.

  23. Peto says:

    Per me da oggi una laurea presa all’MIT vale quanto la carta straccia. Per me una persona laureata all’MIT non è laureata.

    Facendo così però incorri nel proverbio del bambino e dell’acqua sporca: evitare di parlare con un collega a una conferenza sulla base dell’istituto di provenienza è la versione in scala del non leggerne le pubblicazioni basandoti sullo stesso criterio. Stai respingendo chiunque venga da un’istituzione che comunque, a livello scientifico, spicca.
    Non stiamo parlando di collaborazionismo, e dubito che in Repubblica Ceca chiedano “Ti sei laureato o hai fatto ricerca prima della caduta del regime? Perché in tal caso per me vali niente”.
    Poi, ovvio, la tua domanda finale smorza i toni del post: “e non si vergogna a lavorare per quella istituzione?”. In questo caso stai basando il giudizio sulla moralità del tuo potenziale interlocutore, non sul manager della comunicazione dell’istituto di provenienza, e questa è forse l’unica via sensata.
    Anche se, tuttavia, a quel punto dovresti sottoporre un “questionario di moralità” a chiunque incontri prima di averci una discussione.

  24. Ghezzi Paolo says:

    Anche se non so fino a che punto sia efficace, forse il metodo di Mattia è l’unica soluzione per opporsi a simili stupidaggini. Se si comincia a far notare a chi appartiene o collabora con certe istituzioni la stupidità delle loro posizioni FORSE, e dico FORSE, c’è una piccola speranza che qualcuno cominci a ragionare con la propria zucca e non con il Manuale del Perfetto Progressista… Certo, occorrerebbe che questo atteggiamento sia condiviso da parecchie persone, ma è anche vero che i c.d. ‘liberal’ non sono la maggioranza. Sono solo quelli che ragliano più forte.

  25. mattia says:

    Non stiamo parlando di collaborazionismo,

    Ancora una volta: se domani la tua università accetta solo caucasici e tu non fai un verso contro queste decisioni, sì sei un collaborazionista.
    Lo stesso se cancelli delle eccellenti lezioni di fisica che possono aiutare molti studenti nell’apprendere per una ragione che non ha nulla a che vedere con quelle lezioni.
    Se stai zitto e non ti opponi sei un collaborazionista di questo sistema.

    La mia impressione è che non abbiate ben percepito la gravità di quello che hanno fatto.

    e dubito che in Repubblica Ceca chiedano “Ti sei laureato o hai fatto ricerca prima della caduta del regime?

    Nelle facoltà umanistiche entravi solo con la lettera di raccomandazione dei tuoi professori delle superiori in cui dicevano che eri un buon socialista.
    Ho conosciuto gente che mi ha detto “mi sono laureato in matematica perché io quella lettera non la volevo presentare”. A testa alta.
    Guarda agli ambasciatori cechi (e prima cecoslovacchi) dopo la caduta del regime: erano tutte persone senza studi in discipline tipiche di chi fa la carriera diplomatica. Dopo l’89 per gli ambasciatori sono andati a prendere ingegneri, fisici, attori… chiunque fosse fuori da quel giro, perché erano tutti compromessi.

  26. Mauro says:

    Ancora una volta: se domani la tua università accetta solo caucasici e tu non fai un verso contro queste decisioni, sì sei un collaborazionista.

    E per di più vigliacco, visto che così facendo – cioè senza protestare ma neanche sostenendo attivamente dette decisioni – stai alla fine solo cercando di tenere il piede in due scarpe per mantenere la tua posizione chiunque vinca.

  27. kheimon says:

    “Ancora una volta: se domani la tua università accetta solo caucasici e tu non fai un verso contro queste decisioni, sì sei un collaborazionista.”
    Ancora una volta: nella tua superficiale e pressapochista formulazione originaria del ban, la scure colpiva indiscriminatamente tutti, anche chi si è ribellato (e non lo sai), e anche chi si è laureato una settimana prima o giusto una settimana dopo il misfatto. Hai solo espresso un’idea grossolana e stai dando due martellate qua e la per darle una parvenza di dignità, quando all’origine, in realtà, non l’avevi davvero pensata fino in fondo. Non sai nemmeno che sulla base di questi incidenti dovresti escludere l’80% delle università statunitensi. Se vuoi fare la differenza, devi formare o unirti a una corrente di pensiero. Devi impegnarti e costa più tempo e fatica di così. Non solo l’elettromagnetismo ha bisogno di studio: anche ciò che riguarda gli esseri umani non va fatto alla cazzo.

  28. Peto says:

    Nelle facoltà umanistiche entravi solo con la lettera di raccomandazione dei tuoi professori delle superiori in cui dicevano che eri un buon socialista.

    Ok, ma dubito che dopo la caduta del regime siano stati tutti epurati perché avevano studiato grazie a una lettera dei professori del liceo frequentato in cui c’era scritto che erano “ottimi socialisti”! Anche perché, un ragazzo può essere giudicato un “ottimo socialista” semplicemente perché non ha mai avuto occasione di mostrare la sua contrarietà al liberticidio di Stato e non ha fatto altro che studiare, ovvero il suo dovere. I diplomatici sono un caso a parte, sono come i politici, ed è normale che siano stati allontanati dal rappresentare la Repubblica, ma dubito che abbiano dato cattedre di Storia a laureati in ingegneria!

    La gravità del gesto deciso dai vertici del MIT è fuori discussione, cancellando le sue lezioni hanno cancellato la testimonianza storica del fatto che quel docente ha realizzato qualcosa di fuori dal comune nell’insegnamento, ma lo stesso ragionamento potresti applicarlo a tutte le università che hanno fatto pessime carognate a ottimi docenti… E a quel punto rischi di rimanere a collaborare con università mediocri ma tutto sommato pure dal punto di vista morale. Stai uccidendo la collaborazione scientifica. Oltretutto, potresti pure arrivare ad avere un “circuito di università malvagie” dove ci lavorano personaggi eccellenti dal punto di vista della ricerca ma che se ne infischiano della moralità. Continuerebbero a produrre risultati a beneficio di tutto il mondo, mentre i puri si ostinerebbero a fare ricerca monca rifiutandone la collaborazione.

    Ripeto, ottimo il quesito “e non si vergogna a lavorare per quella istituzione?”, da porre su base individuale così da non buttare il bambino con l’acqua sporca, ma dovresti fare domande simili per qualsiasi ingiustizia esistente.

  29. mattia says:

    E a quel punto rischi di rimanere a collaborare con università mediocri ma tutto sommato pure dal punto di vista morale.

    Guarda, iniziamo pure a dire che bisognerebbe smettere di mitizzare certe università.
    Prendi ad esempio questa idiozia: ti sembra davvero così necessario collaborare con gente che partorisce certe scemenze?

  30. mattia says:

    Non sai nemmeno che sulla base di questi incidenti dovresti escludere l’80% delle università statunitensi.

    Mmmmm… e quale sarebbe il problema?

  31. Faber says:

    Io nel mio piccolo inizio a considerare queste università come indegne di tale nome.

    Mi hai ricordato quando l’insipienza offese l’intelligenza e il Papa (quello vero).
    Nel mio piccolissimo risposi al loro primo invito a un convegno di non scrivermi più e di cancellarmi dall’indirizzario, perché non volevo avere a che fare con chi aveva trattato in quel modo il professor Ratzinger.
    La mittente rispose piccata, ma si guardò bene dal prendere una posizione pubblica contraria a quella dei coglioni.

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