Davvero esistono “doppi standard” per i prodotti venduti nell’Europa del centro-Est?

November 2nd, 2017 by mattia | Filed under bufale, politica, repubblica ceca.

Da qualche tempo alcuni paesi del centro-Est Europa hanno iniziato una campagna contro la "doppia qualità" dei prodotti che vengono commerciati da queste parti. Dicono che le multinazionali vendono la roba buona in Germania e Austria mentre vendono la merda in Rep. Ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria.

La cosa è arrivata fino a livelli governativi, tanto che il Ministero ceco per l'agricoltura ha mobilitato le istituzioni europee dicendo che i cechi sono stanchi di essere considerati il "cestino della spazzatura" dell'Europa.

Il fatto che sia un'idea mandata in giro dalle istituzioni sta dando a questa teoria un'aura di veridicità. Tanto che ormai la si considera un dato di fatto. Ma è proprio vera?

Attiviamo le antenne antibufala: ce la racconta un politico ceco, uno cioè che ha tutto l'interesse a fare la vittima  e a scatenare il suo popolo contro "l'Europa dei ricchi". Dovete considerare che i cechi hanno l'invidia del pene rispetto ai tedeschi, sono convinti che in Germania tutto funzioni alla perfezione e che qui sia la merda. Chiamarli vittimisti è ancora poco. Non stupisce dunque che un politico ceco abbia interesse a grattare il pancino di questi vittimisti pestando i pugni in Europa per pretendere norme affinché le aziende commercino cibo della stessa qualità.

Andiamo quindi a verificare la fonte. Sul ministero dell'agricoltura ceco viene pubblicato questo documento che sarebbe alla base di tutto il can can che è stato sollevato. Queste sarebbero le famose "prove".
C'è un documento ppt (sic) con pochi dati (spero che sia solo una presentazione per la stampa e che da qualche altra parte nel mondo esista un documento scientifico scritto come Dio comanda).
Ma anche su questi pochi dati possiamo fare delle riflessioni interessanti.

[Ah, tra l'altro lo studio è costato mezzo milione di corone. Andare a comprare la pizza a Dresda costa tanto evidentemente.]

1. Differenze di quantità ridicole.

Alla diapositiva 16 si confrontano due pizze, una comprata in Rep. Ceca e una in Austria. Quella ceca ha una massa di 330 g e quella Austriaca 335 g. Oddio, ci stanno truffando! Vergoniiaaaa!!!11!! Ci vendono la merda.

Seriamente?

2. Differenze di quantità non ridicole

Altre volte le differenze di quantità non sono ridicole. Il detersivo liquidi è in confezioni da 930 ml anziché 990 ml. I preparati per caffè istantaneo sono da 15,2 g anziché 18 g, i formaggini sono da 100 g anziché 120 g.
E quindi? Ci stanno truffando?

No, banalmente ci vendono prodotti in diversi formati.
Se la confezione dice che il formaggino è da 120 g ma all'interno ci trovi un formaggino da 100 g allora non fai lo scandalizzato su internet, vai alla procura della Repubblica e li denunci per truffa. Se invece sulla scatola c'è scritto 100 g non puoi contestargli niente.

I formati dei prodotti cambiano da paese a paese per diversi motivi di natura commerciale. Ad esempio, in Giappone vendono le birre Asahi in lattine da 135 ml (sul serio). In Europa le Asahi (ma anche le altre birre) col cazzo che le trovi in lattine da 135 ml. Significa che Asahi considera il Giappone il "cestino della spazzatura" del mondo? No. Significa solo che per ragioni commerciali ha senso vendere lattine così piccole mentre in Europa non avrebbe senso.

Un'azienda che commercia formaggini fa i suoi studi di mercato e decide come comportarsi. Un formaggino da 120 g costerebbe il 20% di uno da 100 g, quindi scoraggerebbe l'acquisto da parte di tanti consumatori taccagni. Un formaggino da 70 grammi costerebbe ancora meno ma sarebbe troppo piccolo quindi la gente non lo comprerebbe se tutti gli altri sul bancone sono tra 90 e 100 g.
Fatti due conti la pezzatura da 100 g risulta quella che garantisce le maggiori vendite perché la quantità è sufficientemente alta da soddisfare il cliente ma non troppo alta da farlo diventare troppo costoso e quindi scoraggiare l'acquisto.

Queste considerazioni si fanno da paese a paese. Magari in Germania il punto di equilibrio è 120 g perché i consumatori tedeschi non sono così taccagni come quelli cechi, o forse perché mangiano di più.
Ma non c'è alcuna truffa. È solo una politica commerciale diversa. Del tutto legittima.

3. I prodotti migliori

Ci sono alcuni prodotti che di contro sono migliori.
Ad esempio, i preparati per caffè in polvere. In Rep. Ceca hanno 73,4 mg di caffeina, in Germania solo 50 mg per bustina. Magari sono scemo io, ma se bevo un caffè voglio caffeina. Quindi se c'è più caffeina è meglio.
Se non voglio la caffeina allora mi bevo l'acqua minerale.

Nel Nesquik ceco le vitamine C e D3 sono quasi il doppio di quelle contenute nel Nesquik tedesco, mentre la vitamina B9 è meno della metà.
Sentite forse i tedeschi rompere il cazzo perché in 100 g di nequik ceco ci sono 181 mg di vitamina C mentre nel nesquik tedesco solo 88,5 mg?

4. I prodotti diversi

Curioso è il caso della carne in scatola. In Germania contiene carne di maiale mentre in Rep. Ceca contiene pollame separata meccanicamente.
Ora, non so voi, ma tra il maiale e il pollame da punto di vista nutritivo io preferisco il secondo. Poi vabbe', ai cechi piace il maiale, sta bene, ma il pollame è sicuramente una carne più magra. Possiamo discutere sul fatto che sia meno pregiata perché è quella separata meccanicamente e non il petto di prima scelta. Ma io tra maiale e pollo continuo a scegliere il secondo. Preferite il maiale? Ok.
Alla fine si tratta di avere prodotti diversi. Una scatola di carne di maiale contro una scatola di carne di pollame. Che senso ha confrontarli?
Solo perché sono commercializzati dalla stessa azienda? Ah, ok, quindi un'azienda non può decidere di vendere prodotti diversi in paesi diversi?

Tra l'altro, l'etichetta stessa è diversa, la foto (che poi comunque è sempre "illustrativa") è diversa sulle due confezioni. Stai confrontando prodotti diversi. E ti stupisci che sono diversi? Ciumbia.

5. Differenze ininfluenti.

Dichiarano che la Nutella in Germania ha il 10% in più di proteine rispetto a quella ceca.

Allora sono andato al supermercato, ho controllato la Nutella che vendono sotto casa mia a Praga e contiene 6,3 g di proteine per 100 g di prodotto.


Poi mi sono fatto mandare l'etichetta della Nutella (grazie Tommaso) che si vende in italia e ci sono anche lì 6,3 g di proteine per 100 g di prodotto (anche tutti gli altri parametri sono uguali, in Rep. Ceca cioè vendono la stessa Nutella che si vende in italia):



Cari consumatori italiani, mobilitate i vostri politici perché protestino in Europa! La Nutella italiana ha meno proteine di quella tedesca!
No, aspetta, ma in italia non si mangia il miglior cibo del mondo?

Dopodiché, siete sicuri che questa differenza sia veramente importante?
Se volete assumere proteine mangiate la Nutella?
Io faccio il pieno di proteine con un petto di pollo, non con la Nutella. La Nutella al massimo è uno sfizio, ma non qualcosa che assumo per soddisfare il mio fabbisogno nutrizionale.

In 15 g di Nutella (che è "una porzione") ci sono 0,94 g di proteine. Tenete presente che il corpo umano ha bisogno di 1 - 1,5 g di proteine per kg di massa corporea a seconda dell'attività fisica (per cortesia niente fleim). Quindi una persona di 80 kg necessita di 80 g - 120 g di proteine al giorno. Se a colazione mangia la Nutella ceca assume 0,94 g di proteine, se mangia la Nutella tedesca ne assume 1,04 g. Stiamo parlando del NULLA.
La differenza tra Nutella ceca e tedesca è lo 0,1% di quante proteine dobbiamo assumere al giorno.

I politici potranno sbandierare la frase ad effetto "la Nutella tedesca ha ben il 10% di proteine in più" ma a conti fatti è un dettaglio del tutto trascurabile.
Se nella vostra dieta dovete aumentare le proteine non le assumete con la Nutella.

6. Differenze che... per fortuna.

Una delle contestazioni è che negli M&Ms cechi usano l'olio di palma mentre in quelli tedeschi il burro di cacao.
Perché questo? Perché qui l'isteria dell'avversione all'olio di palma non è ancora arrivata.
Iniziano a comparire in questi ultimi anni alcuni prodotti che indicano in confezione "senza olio di palma", se ne parla qua e là, ma per adesso rimane una fissazione di pochi, niente di paragonabile all'isteria che c'è in paesi come l'italia. Non so in Germania, forse anche lì sono fissati (tedescofoni in ascolto, com'è lì la situazione?)

Fatto sta che non essendoci questa isteria contro l'olio di palma qui lo si usa.
Significa che si vende la merda quindi? No, perché l'olio di palma può essere contestato a livello etico per gli effetti che la sua coltivazione può avere. Ma a livello di salute non dà alcun problema. La composizione dell'olio di palma è molto simile a quella del burro di cacao (e infatti possono essere usati come alternative). La storia per cui l'olio di palma sia ai limiti della velenosità è stata inventata per boicottare l'olio di palma. Perché se dici che ha un forte impatto ambientale non ti segue nessuno. Se invece dici che stai imbottendo di merda i tuoi figli quando gli dài la merendina ti ascoltano tutti perché ci tengono ai loro figli (mica che gli dànno una mela al posto della merendina, gli dànno la merendina... ma senza olio di palma!)
Qui non siamo ancora arrivati a quel livello d'isteria collettiva contro l'olio di palma? Le aziende possono usarlo senza perdere i clienti isterici? Io dico solo bene!

In conclusione

Che la Rep. Ceca sia il "cestino della spazzatura" d'Europa è una colossale balla. Nei prodotti che vendono qui non mettono dentro la merda. Vendere prodotti in quantità differenti non significa vendere la merda, vedere pollame anziché maiale non significa vendere la merda (ma prodotti diversi). Alcune differenze evidenziate sono ridicole, talmente non hanno senso (tipo guardare la differenza di 0,1% di fabbisogno giornaliero di proteine nella Nutella che non deve essere la tua fonte di proteine).
In alcuni casi i prodotti sono persino migliori, ma chissà perché non viene sventolato ai quattro venti.
Ovviamente lo studio ha un valore statistico pari a zero: hanno scelto 21 prodotti sulla miriade di prodotti che vengono venduti in un supermercato.

Le differenze, quando ci sono, sono spesso giustificabili da un mercato diverso: hanno voglia i cechi a protestare, ma spesso sono loro la causa dei comportamenti delle aziende.
Se io metto sul commercio un flacone di detersivo da 990 ml la gente non me lo compra perché costa una corona bucata in più di quello da da 930 ml, anche se il prezzo al litro è lo stesso. Con gente così è ovvio che uno fa le confezioni della quantità che massimizza le vendite. Imparino a guardare il prezzo al litro anziché la singola corona bucata sullo scontrino.
Se la gente mi guarda la singola corona è ovvio che io vendo un prodotto anziché un altro.

Se proprio volete dimostrare qualcosa

Volete dimostrare che siete il cestino della spazzatura d'Europa? Smettetela di fare confronti fallaci tra prodotti diversi o guardando le quantità.
Dovete prendere lo stesso prodotto e dimostrare che l'azienda che lo produce lo vende a prezzi diversi ai supermercati cechi e tedeschi. Attenzione, non basta guardare il prezzo finale (che dipende da mille mila altri fattori) ma il prezzo che l'azienda fa alla grande distribuzione.

Se mi dimostri che vendi lo stesso prodottoprezzi diversi in paesi diversi allora sì che c'è una discriminazione.

Quindi per cortesia, smettiamo di dare per buona questa idea dei "doppi standard di qualità". Per ora non c'è alcuna dimostrazione, lo studio del Ministero ceco è una collezione di fallacie (non serve fare nulla si speciale, basta guardarci dentro).

 

 

 

 

 

 

17 Responses to “Davvero esistono “doppi standard” per i prodotti venduti nell’Europa del centro-Est?”

  1. Emanuele says:

    Il boicottaggio dell’olio di palma ha fatto impennare i prezzi del burro. Siate maledetti.

  2. Enrico says:

    Che poi, sempre sull’olio di palma, adesso l’isteria è montata perchè si vedono gli scempi che vengono fatti nelle zone di coltivazione per impiantare nuove palme e l’opinione pubblica (con accezione negativa, sia chiaro) si indigna.

    Nessuno che analizzi gli scempi che nei secoli passati sono stati fatti per le piantagioni di alberi d’ulivo (ah no, devo dire uliveti che è più poetico ed eco-friendly). Ma questa è una delle cose che non si può dire dato che l’olio d’oliva è l’oro dell’Italia del sud e fa tanto export e via di cazzate similari.

  3. Andrea Occhi says:

    Conosco gente che sostiene che le sigarette comprate a Livigno siano diverse. Come se Marlboro avesse una linea di produzione per le sigarette di Livigno.

    Sulle dimensioni, mi confessava un amico negoziante che, ad esempio, il tonno in scatola viene in dodicimila pezzature diverse, e, al posto di variare il prezzo, variava la dimensione. Se il prezzo saliva si passava da 90 a 80 grammi, oppure a 100. La variazione era minima, la gente non se ne accorgeva, ma il prezzo cambiava. Ovviamente avevano direttive di non mettere le scatole insieme sugli scaffali.

  4. Peto says:

    Ne so nulla di legislazione europea in merito, ma se un’azienda vende prodotti di qualità diversa in Paesi diversi, ‘sti cazzi. Se proprio vi fanno schifo, non comprateli.

    Appunto sui prezzi: a parer mio ci sta che siano diversi per Paesi diversi, anche per quanto riguarda i prezzi degli stock. Dietro ci possono essere giustificazioni di mercato sensate.

  5. kheimon says:

    “Se mi dimostri che vendi lo stesso prodotto a prezzi diversi in paesi diversi allora sì che c’è una discriminazione.”

    Già accade, ed è normale e lecito. Nel libero mercato, dal quale si escludano pure le cose di prima necessità per alcune fasce deboli, il prezzo è determinato dell’equilibrio tra domanda e offerta lungo tutta la filiera. Se un mercato ha consumatori irrazionali o dediti al culto di specifici beni, io ho tutto il diritto di vendere loro i miei prodotti al prezzo più alto che sono disposti a pagare purché il contenuto della scatola corrisponda all’etichetta. Se il prezzo è “sbagliato”, i consumatori lo mettano pure sotto pressione. Oppure facciano arbitraggio dove possibile (e.g. compro lo smartphone negli USA).

  6. Lela says:

    Olio di palma (e poi basta)
    In realtà, in Italia, almeno, per quella parte che io frequento, hanno rotto un sacco sull’impatto ambientale, più che per la salute. Ho notato che fa molta presa come argomento.
    Almeno, fa presa finché qualcuno non fa notare che gli altri oli, avendo una resa inferiore a quello di palma (se costa meno c’è un motivo), hanno un impatto ambientale superiore in termini di disboscamento, perché servono più piante.
    Che poi, non ho mai capito perché ci si dovrebbe stracciare le vesti perché si sostituiscono piante selvatiche con piante utili. L’ossigeno lo producono comunque. Mi sfuggirà qualcosa.

  7. robinet says:

    sulle sigarette però confermo che a paesi differenti corrispondono probabilmente miscele diverse. la stessa marca e tipo comperata in due paesi diversi risulta differente al gusto. penso non sia tanto un fattore di economicità ma proprio di siti produttivi differenti (e relativi approvvigionamenti). la spiegazione è una mia idea, magari dipende da altro.

  8. Raoul Codazzi says:

    “Se mi dimostri che vendi lo stesso prodotto a prezzi diversi in paesi diversi allora sì che c’è una discriminazione.”

    Fatto normale ad esempio in Lituania per quanto riguarda la pasta. Barilla, Divella, De Cecco, ecc. vendono le stesse confezioni di pasta che si possono trovare qui a un prezzo quasi doppio. Come è d’uso in questi Paesi viene mantenuta la confezione originale e sopra viene apposta un’etichetta adesiva in varie lingue (tipicamente Lituano, Lettone, Estone, Russo con l’aggiunta di altri idiomi che possono variare di volta in volta).
    Il prezzo è più alto se non altro perché queste multinazionali per arrivare su questi mercati devono sostenere dei costi logistici extra che altrove non hanno.

    Tra l’altro in economia la discriminazione di prezzo è un fatto tecnico. Si fa discriminazione di prezzo per estrarre il massimo surplus dal consumatore. L’esempio tipico è quello del biglietto del cinema (prof. Baldone, politecnico di Milano, primi anni 90): se si potesse far pagare il biglietto del cinema in modo differenziato a ciascun spettatore facendogli pagare il prezzo che questi è disposto a pagare allora si realizzerebbe una discriminazione di prezzo perfetta. Il che è un caso teorico perché per poter far ciò si dovrebbe avere perfetta informazione (sapere quanto ciascun individuo è disposto a pagare un certo bene), cosa evidentemente impossibile.

  9. Zeno says:

    Per le sigarette pensavo che fosse una questione di stabilimenti diversi, ma poi ho visitato una fabbrica di sigarette in Germania (non facciamo nomi per non fare pubblicità, giusto le iniziali: P.M.). All’interno dello stabilimento c’erano linee di produzione separate a a seconda del paese di esportazione: dall’aromatizzazione all’applicazione del bollo, che pensavo avvenisse alle dogane.
    Quel che più contribuisce al “gusto” delle sigarette è il trattamento con delle miscele di aromi. E, da quanto ci hanno detto, queste vengono scelte in base ai gusti del paese di esportazione.

  10. mattia says:

    Il prezzo è più alto se non altro perché queste multinazionali per arrivare su questi mercati devono sostenere dei costi logistici extra che altrove non hanno.

    Attenzione, qui stiamo parlando di una Rep. Ceca che per buona parte è incastonata nella Germania.
    I costi logistici per portare un prodotto in una qualsiasi parte della Germania sono uguali a quelli per portarli a Praga.
    Siamo in un paese così piccolo che da Praga se guidi due ore verso Nord, Ovest, Sud sei già all’estero.

    Tra l’altro in economia la discriminazione di prezzo è un fatto tecnico. Si fa discriminazione di prezzo per estrarre il massimo surplus dal consumatore.

    Capiamoci, è ovvio che un’azienda cerchi di fare prezzi diversi per massimizzare i profitti. Se da una parte del confine riesci a piazzare un lotto da 200 mila pizze a X e dall’altra parte del confine il mercato ti consente di vendere lo stesso lotto a X*1,1 è ovvio che la ditta lo fa.
    Pirla tu che sei disposto a pagare 1,1*X, mi dirai. E va bene, ci sto.
    Ma è innegabile, giustificabile o meno che sia, che c’è una discriminazione.

  11. kheimon says:

    “Ma è innegabile, giustificabile o meno che sia, che c’è una discriminazione.”

    Sì ma non una discriminazione derivante da giudizi razzisti su una certa cultura, etnia o nazione. Questa discriminazione avviene anche a Montesacro tra il Tuodì e la Carrefour che stanno a 500 metri di distanza e fanno prezzi diversi sulla pasta De Cecco… perché diversa è la clientela, disposta a pagare prezzi differenti per lo stesso identico bene. È “Microeconomia 101”.

  12. mattia says:

    Questa discriminazione avviene anche a Montesacro tra il Tuodì e la Carrefour che stanno a 500 metri di distanza e fanno prezzi diversi sulla pasta De Cecco… perché diversa è la clientela,

    con una differenza… il consumatore di Montesacro può decidere se servirsi al Tuodì o al Carrefour. Il consumatore di Klando non può decidere di fare la spesa in Germania.
    Quindi tu imponi a tutti i consumatori cechi lo stesso prezzo obbligandoli a stare in una categoria di clientela dettata da tutta la nazione e da cui non possono scappare.

  13. kheimon says:

    “Quindi tu imponi a tutti i consumatori cechi lo stesso prezzo obbligandoli a stare in una categoria di clientela dettata da tutta la nazione e da cui non possono scappare.”

    Se, come ho scritto nel primo commento, si escludono i beni primari per le fasce deboli, a quel punto i consumatori cechi avrebbero da piangere solo loro stessi.

    Il prezzo lo decidono loro e loro soltanto, con il proprio comportamento aggregato: se non sono dilaniati dai morsi della Fame, e comprano il bene non essenziale “gelato al caffè vanigliato Lussuria Cremosa” al prezzo P, vuol dire che il prezzo P è quello giusto. Non esiste altro prezzo più “giusto” o “onesto” di quello a cui avviene lo scambio, altrimenti lo scambio non avverrebbe. È un pilastro dell’economia di mercato.

    Se i cechi vengono affamati perché non hanno scelta alcuna se non comprare pane a 20 euro al chilo da dare ai loro bambini morenti, allora è lotta di classe.

    Sennò, sono solo gli idioti del villaggio globale ed è giusto che le multinazionali estraggano loro il massimo profitto possibile.

  14. Raoul Codazzi says:

    Il post originale riguardava il doppio standard qualitativo e mi pare che di doppio standard qualitativo non si possa proprio parlare.

    In base alla mia esperienza, invece, si può certamente dire che la qualità media del cibo in certi Paesi è inferiore a quella di altri. Come sempre mi limito alle zone di mia conoscenza: su tutte la Lituania, ma anche l’Estonia e poi, un po’ meno, Polonia e Finlandia. Qui il consumatore medio per ora ha meno attenzione per gli aspetti qualitativi e salutistici del cibo, pertanto la qualità dei prodotti disponibili è inferiore rispetto a quanto si trova da noi (ci sono le eccezioni, ma sono appunto eccezioni e non la regola).
    Allo stesso tempo, però, posso dire di aver visto, negli stessi Paesi e negli ultimi 15 anni, una crescita costante della domanda di qualità. Il consumatore chiede più qualità, il mercato gliela rende disponibile.

    Un elemento che condiziona le strategie di differenziazione dei prodotti da un Paese all’altro da parte delle aziende produttrici è l’aspetto culturale (se le aziende produttrici sono sufficientemente intelligenti, e di solito lo sono). L’esempio pollo/maiale citato da Mattia va in questa direzione, ma ce ne sono altri. Un caso poco noto riguarda la birra Guinness. La Guinness con i suoi 4,2 gradi è improponibile per i mercati di Fiandre e Vallonia dove le birre di 5 gradi le danno ai bambini (mica sul serio, è un modo di dire, oh). Ne segue che la Guinness esporta la sua stout in quei Paesi in una versione a 7 gradi, che è la normalità della gradazione da quelle parti (in realtà esistono più Guiness con differente gradazione e si può arrivare anche a 8 gradi).

    Nel leggere il post mi ha sorpreso sentir parlare di vittimismo dei Cechi. Ma è ignoranza mia, che da quelle parti ci sono stato una sola volta.
    Quindi faccio una domanda a Mattia: ma i Cechi sono consapevoli e quindi giustamente orgogliosi di (1) avere praticamente inventato la birra moderna (quella antica risale a circa una decina di millenni fa) e (2) di produrre appunto una delle birre migliori al mondo?

  15. Raoul Codazzi says:

    Qualcosa non va nella mia domanda?

  16. mattia says:

    assolutamente no, ma richiede molto tempo per una risposta.
    Domani ho la mia lezione di abilitazione, in questi giorni ho altre priorità 🙂

  17. Raoul Codazzi says:

    Scusa, mi ero totalmente scordato della cosa, in bocca al lupo!

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