Caso teorico

October 12th, 2017 by mattia | Filed under repubblica ceca.

Ieri ho incontrato un mio studente che aveva fallito il mio corso lo scorso anno e ora ci ripete.

Gli ho detto che adesso non può più sbagliare, perché se viene bocciato un'altra volta perde tutti gli esami già fatti e deve ricominciare da capo.
Questa è la regola da noi: se ti bocciano a un esame due volte sei fuori. Se vuoi laurearti devi iscriverti di nuovo e ridare da capo tutto gli esami a partire dal primo anno (mi sembra ci sia una regola simile in Germania).
È una regola che avevo già spiegato tempo fa.

Ebbene, mi ha detto di non preoccuparmi, ché gli è già successo: ha fallito due volte l'esame di algoritmi e quindi quest'anno ricomincia da zero.

Ecco, lo racconto per spiegare che non è una regola che rimane sulla carta, viene applicata.
Non è un caso teorico, esiste veramente qualche studente che perde tutti gli esami fatti se viene bocciato due volte.

 

25 Responses to “Caso teorico”

  1. Andrea Occhi says:

    Urca che regola!

    Come vengono gestiti i professori che godono nel bocciare gli studenti?
    Il primo esame di Elettrotecnica funzionò così:

    42 domande: sopra 40 era 30, con 39-38 era 24, con 37 era 18, da 36 in giù bocciati.

    una ottantina di partecipanti, due promossi, uno con 30 (un errore) e uno con 24 (e un errore di calcolo stupido sul partitore di corrente, altrimenti sarebbe stato 30).

    In più altri per cui passa regolarmente il 25% degli studenti (correggono gli elaborati dando dei punteggi, li mettono in ordine e il primo quarto passa, gli altri no).

    Questa gente non esiste a Praga?

  2. mattia says:

    Questa gente non esiste a Praga?

    No, e per fortuna.
    Dovrebbe essere illegale una roba del genere.

    Come vengono gestiti i professori che godono nel bocciare gli studenti?

    Non penso esistano. Conosco qualcuno che è di manica stretta, ma che gode a bocciare no.
    Tieni presente che:

    – la gente, sapendo di questa regola, si presenta quando è preparata… non viene a “provare” l’esame.
    O magari, lo prova la prima volta, ma la seconda ha il pepe al culo e quindi studia.
    Il mio studente banalmente non conosceva la regola e l’ha presa sotto gamba

    – spesso uno che non è capace di passare due volte un esame anche sputando il sangue (perché la seconda volta comunque sputi il sangue sapendo che è l’ultima possibilità) è uno che comunque “non ce la fa”, uno che non è portato per quegli studi. Quindi spesso abbandona prima, senza nemmeno arrivare a quel punto.

    – i risultati della valutazione della didattica sono pubblici. Se c’è un problema con un professore che si diverta a bocciare perché gli gira il cazzo salta fuori. Non puoi nascondere il problema sotto il tappeto perché non c’è il tappeto: è tutto pubblico, quindi se una cinquantina di studenti scrive “questo è uno che boccia perché la moglie la sera prima non gliel’ha data” questo può essere letto da chiunque e la dirigenza della Facoltà deve prendere provvedimenti.
    Quindi comunque non lo fa preventivamente. Perché sa che il corso non è un suo feudo dove può fare quel cazzo che vuole.

    – lo studente ha comunque diritto, se bocciato, di chiedere l’esame per commissione. Il preside di facoltà deve nominare una commissione di tre professori escludendo l’insegnante del corso che esaminano di nuovo lo studente.
    Quindi comunque anche se c’è il professore che boccia perché ha le corna girate c’è sempre questo elemento di garanzia per lo studente.

    Come vedi c’è sì la regola, ma c’è un sistema di pesi e contrappesi che fanno modo da avere le giuste garanzie da una parte ma anche il giusto stimolo allo studente per studiare e non cazzeggiare.

  3. fgpx78 says:

    Sticazzi. Non mi sarei mai laureato.

    E come funziona se invece rifiuti il voto? Io ho ridato Algoritmi 6 volte, perché continuavo a prendere 24 ma mi serviva un voto dal 16 in su per la media…

  4. robinet says:

    se l’avessero applicata nella mia facoltà penso che c’avrei messo una quarantina d’anni per laurearmi 🙂

  5. Beppe Grullo says:

    È un contrappeso reale? È accaduto davvero un caso in cui un collegio sconfessasse un loro collega nella sua materia, per dar ragione a uno studente?

    Comunque qui sarebbe ridicolo e pure immorale in alcuni casi. Mi ricordo ancora il mio professore di fisica nucleare che sbagliava i passaggi matematici a calcolare le sezioni d’urto, e non si faceva scrupoli a farti tornare tre volte all’esame.

    Se vuoi mettere il pepe al culo agli studenti, raddoppia la retta per ogni anno di fuori corso.

  6. mattia says:

    se l’avessero applicata nella mia facoltà penso che c’avrei messo una quarantina d’anni per laurearmi

    Ma sono l’unico che ha ripetuto una volta sola un esame qui?!?

  7. mattia says:

    E come funziona se invece rifiuti il voto?

    Se lo rifiuti da me ti prendi una zoccolata sui denti 😀

  8. mattia says:

    È un contrappeso reale? È accaduto davvero un caso in cui un collegio sconfessasse un loro collega nella sua materia, per dar ragione a uno studente?

    A me è capitato solo una volta. I due studenti in questione erano quasi analfabeti (tecnici) e sono stati bocciati anche dalla commissione.
    Li avessero promossi personalmente non mi sarei offeso, rimaneva un loro problema.

    Non ho la lista dei casi in cui questa norma è stata applicata ma…
    Tieni presente che qui i professori non sono principesse sul pisello. Non esistono intoccabili… Qualche tempo fa provò l’abilitazione per diventare professore associato uno che era direttore di un dipartimento. Be’, è andato male e l’hanno segato.
    In italia un direttore di dipartimento… figurati se si permettono di non farlo diventare professore associato. Qua la gente se ne sbatte il cazzo e se non ci sono le condizioni non ci sono.

    Mi ricordo ancora il mio professore di fisica nucleare che sbagliava i passaggi matematici a calcolare le sezioni d’urto, e non si faceva scrupoli a farti tornare tre volte all’esame.

    Guarda, a me capita che vengono a fare i controlli su come insegno. Entra in classe il capo o un delegato e segue una lezione per vedere se la qualità della didattica è buona o no.
    Se uno sbaglia banalità come nel caso del tuo professore viene richiamato.
    Mi ricordo un’insegnante di matematica che era pessima, gli studenti si lamentarono (molto e sensatamente, ché qualche pirla si lamenta sempre): ci furono ispezioni e alla fine fu licenziata.
    Devo anche dire che qui non ci sono sindacati che rompono troppo i maroni: insegni male, non ti prendi cura dei tuoi studenti etc…?
    Vieni licenziato e nessuno mette becco.
    Una volta fu licenziato in tronco anche un senatore accademico per un caso di plagio. Come dicevo, nessuno di intoccabile.

  9. ava says:

    Qui a ingegneria civile c’erano un paio di casi da TSO, gente che godeva a bocciare , una volta che ti segavano di prendevano pure in giro malamente o partivano con i giudizi personali del tipo ” lei è un fallito ” .
    Il tizio di costruzioni idrauliche poi era un fenomeno da baraccone , se i progetti non gli piacevano li strappava e li buttava a terra urlando insulti.
    Non passava sessione d’esame senza che sottolineasse come lui fosse ricco e pieno di soldi e noi dei falliti morti di fame.
    Normalmente passava uno su tre se andava tutto bene.
    Alla fine che ci vuoi fare, mal comune mezzo gaudio, tutti sapevano com’era la faccenda e che sarebbe andato via un anno a passare l’ esame.
    Ora dopo 10 anni che ho finito, se con un collega si entra in argomento università si parla subito di quel personaggio.
    Alla fine per carità, qualcosa ho imparato; e in realtà io non sono stato mai neanche bocciato, anzi il giorno dell’ esame mi trattò bene , perchè quando durante l’ anno andavo a revisione e mi insultava incassavo con indifferenza!

  10. Astaroth says:

    Però, scusa, con questa regola non c’è il rischio contrario? Ovvero che il professore per non far buttare all’aria tutti gli esami regali il 18?

  11. mattia says:

    Però, scusa, con questa regola non c’è il rischio contrario? Ovvero che il professore per non far buttare all’aria tutti gli esami regali il 18

    Certo che c’è questo rischio, però tieni presente che parliamo di una facoltà scientifica dove il margine in cui puoi giocare è basso.
    Se uno ti consegna il foglio in bianco non puoi dare 18.
    Se dici che dai 20 punti su 100 a esercizio e il minimo per passare sono 50 punti e questo fa solo due esercizi il massimo che puoi dargli sono 40 punti e viene segato. Non c’è molto da fare.
    Tendenzialmente non puoi nemmeno promuoverlo, ché se arriva una ispezione ti chiedono come mai hai promosso uno che ha dato un foglio in bianco o semi-bianco. A quel punto più che di essere stato magnanimo potresti essere accusato di corruzione se hai promosso uno così.
    Quindi cerchi di essere corretto anche solo per tutelare te stesso.

  12. ava says:

    Sempre in merito a costruzioni idrauliche, ho assistito a scene da chiedere l’ intervendo dell’ ONU.
    Come funzionava; alle interrogazioni, ogni due ore si faceva la pausa e diceva chi era stato promosso e chi no.
    Ricordo un tizio che ebbe l’ orale alle 7:30 del mattino, per le 8:00 era già stato mandato al posto senza nulla sapere .
    Alle 9:30 , prima pausa, cominciò a dichiarare promossi e bocciati. Al tizio delle 7:30 non fu detto niente, lui si avvicinò al prfessore e chiese: e io? Il professore si girò e si allontanò muto.
    Stessa scena alle 12, e alle 16. Alle 18, dopo che non lo avevano chiamato l’ ennesima volta, chiese al professore: e io ?
    “Lei ? ma lei è bocciato, naturalmente. Vada via “.
    Fenomeni.

  13. ava says:

    UN altro esempio: un tizio che ho conosciuto anni dopo lavorando mi raccontò il suo caso umano.

    Passa lo scritto , va all’ esame orale, passa il primo oralino e va al secondo oralino con lo psicopatico, ma si era dimenticato un progetto a casa .

    tra il primo e secondo oralino andavano tutti al bar ad aspettare il turno.
    Lui chiede se può andare invece a casa a prenderlo e tornare dopo un’ ora.

    il fenomeno iniziò ad urlare i peggio insulti e lo bocciò in tronco solo per aver osato chiedere una cosa del genere.

    Il tizio in questione, che studiava lavorando perchè non era di famiglia facoltosa ( tanto di cappello , adesso è anche molto bravo sul lavoro ) venne preso di mira e segato per tutte le sessioni successive con un trattamento ” di riguardo”.
    All’ ennesima bocciatura ,con un lavoro già trovato a cui avrebbe dovuto probabilmente rinunciare e la tesi pronta, lo vidi di persona devastare l’ aula buttando all’ aria tutto quel che gli capitava a tiro .

    Alla fine riuscì a passare in qualche modo tra gli insulti personali e le angherie più umilianti.

  14. mattia says:

    Sempre in merito a costruzioni idrauliche, ho assistito a scene da chiedere l’ intervendo dell’ ONU.

    toglimi una curiosità, in che università hai studiato?

  15. Mauro says:

    Se lo rifiuti da me ti prendi una zoccolata sui denti

    Ma la zoccolata vale 18 o no? 😀

  16. ava says:

    Padova !! Mi sono laureato senza tanti traumi, senza sbattermi esageratamente e soprattutto senza mai seguire una lezione in vita mia.

  17. Andrea Occhi says:

    ché se arriva una ispezione ti chiedono come mai hai promosso uno che ha dato un foglio in bianco o semi-bianco.
    Il problema in Italia è l’enorme potere senza contrappeso.
    Se vai contro un professore il rischio reale è che non ti laurei più.

    Te ne racconto un’altra:
    Il professore di Comunicazioni elettriche A (esame scoglio della triennale, e totalmente inutile per chi faceva informatica) una volta ci aveva dato dei compitini da fare a casa, e saltava fuori un integrale che nessuno di noi riusciva a risolvere. Siamo andati dal professore di Analisi e abbiamo chiesto aiuto a lui. Dopo 20 minuti di calcoli (e di accarezzate di barba…) ci ha chiesto di passare il giorno dopo che l’avrebbe risolto.
    La soluzione, consegnataci puntualmente il giorno dopo prevedeva 4-5 pagine fitte di calcoli, integrando per parti una dozzina di volte.

    Allora siamo andati dal professore con il capo cosparso di cenere a chiedergli come si risolveva, e la risposta (epica) fu: “Si vede a occhio che converge”.

    Di fronte a uno così, direttore di dipartimento, unica persona insieme al suo più stretto collaboratore con cui, passati 12 anni, mi dà fastidio condividere l’aria (mi è capitato di vederlo in un negozio e sono dovuto uscire per il fastidio) cosa puoi fare. L’esame è obbligatorio, devi farlo con lui. Se gli pianti un casino non puoi che uscirne con le ossa rotte, e se vuoi laurearti devi andare da un’altra parte. Sperando che lui non conosca il capo di là e non ti metta i bastoni tra le ruote.
    E allora subisci in silenzio, studi come un matto, e speri di arrivare al livello che lui crede giusto.
    Una volta in un colloquio (che mi sono pentito di non aver registrato), se ne è uscito con queste frasi:
    “se fosse la decima volta che fai l’esame, ti farei passare”
    “se non fossi tra quelli bravi, che finisce la laurea nei 3 anni, ti farei passare”.

    Quando ho passato l’esame, eravamo una 20ina allo scritto. Promossi direttamente 4 o 5. Il mio risultato, 20 orale obbligatorio, e c’era gente con risultato 17 e commento “firma 18”. Ho rischiato di non andare all’orale per evitare l’ennesima umiliazione, ma ho raccattato l’ultimo angolino di dignità e sono andato al macello. Lui non c’era, c’era l’assistente. Mi ha chiesto l’unica cosa che ero sicuro di aver fatto sempre giusta, con il commento “questa cosa l’hai sempre sbagliata, volevo essere sicuro che tu l’avessi capita” e mi ha confermato il 20.

    Questa è, purtroppo, la realtà dell’università italiana. Ovvio che appena finisci hai solo voglia di andartene…

  18. ava says:

    Andrea Occhi: il bello è che adesso passano gli anni , i ruoli cambiano e te li trovi , magari , come tecnici di controparte in un contenzioso.. e ti rendi conto che sono veramente ignoranti quanto sembrano.
    Mi chiedo a questo punto cosa abbiano da insegnare questi qui ai giovani all’ università.. certo niente di utile sul lavoro.
    Anni fa feci un progetto per un intervento semplice su un edifico complesso, la mia relazione di calcolo era poco più che un conto a mano ( la stampa di un excel che mi ero scritto)
    Ricoro che un professore dela mia facoltà , tecnico di un condomino contrario ai lavori, pretese calcoli estremamente complessi agli elementi finiti per giustificare il risultato , ma in realtà non sapeva neppure cosa chiedermi di preciso.
    Alla fine cercai di accontentarlo per portare a buon termine il lavoro e farloo contento, ci vollero quasi due mesi di calcoli e alla fine in soldoni l’interveto di progetto era lo stesso di quello derivato dal calcolo manuale presentato il primo giorno.

  19. mattia says:

    Mah… però io sono convinto che ci sia un problema enorme di controlli della struttura dirigenziale dall’università.

    Già ho raccontato molte volte di quella volta che mi diedero un voto basso a un esame scritto. Andai a vederlo e l’assistente aveva marchiato come sbagliato un procedimento giusto. L’assistente evidentemente non conosceva la proprietà associativa dell’addizione. O meglio, non sapeva come usarla con le matrici. Aveva visto un procedimento diverso da quello a cui era abituato e in due secondi ha segato l’esercizio con un croce rossa.
    Gli ho dimostrato, carta e penna alla mano che avevo ragione, e ha dovuto chinare il capo e correggere il voto.

    Perché l’ho fatto? Perché già in passato avevo avuto segnali che c’era chi controllava dall’alto.
    Ad esempio, c’era stato il professore di Scienza delle costruzioni, osvaldo de donato, preside di facoltà, che era venuto in classe a fare lo splendido. Non aveva ancora mobbizzato nessuno ma l’andazzo era quello.
    Be’, per farla breve intervenne il presidente del consiglio di corso di studi che gli fece capire che non poteva comportarti così, che non era il figo di Parigi e che doveva astenersi da certi comportamenti.
    Be’, per quanto possibile cambiò atteggiamento.

    Mi è capitato di andare a lamentarmi in dipartimento per qualche docente che si comportava non proprio bene (niente del tipo di ciò che avete descritto, per carità, due ordini di grandezza in meno) e vedevo che alcune cose cambiavano, senza ritorsioni.

    Qui serve davvero che le strutture gerarchiche della facoltà si prendano l’onere di intervenire. Perché non lo fanno? Qual è il problema?
    Hanno qualche scheletro nell’armadio che non consente loro d’agire. Hanno bisogno di favori da questi personaggi quindi non possono tirarli per le orecchie?

  20. mattia says:

    e ti rendi conto che sono veramente ignoranti quanto sembrano.

    Ma è normale. Quando uno è in gamba mica ha bisogno di atteggiarsi a barone per avere la stima delle persone.
    Il potere gli deriva non dalla posizione ma dal fatto che è un esperto di qualcosa, quindi la gente va da lui a chiedergli come si fa perché è lui che lo sa.
    Quelli che cercano il potere mobbizzando gli altri sono coloro che sono ignoranti e non riescono a crearsi potere con l’autorevolezza.

  21. Andrea Occhi says:

    Qui serve davvero che le strutture gerarchiche della facoltà si prendano l’onere di intervenire. Perché non lo fanno? Qual è il problema?

    Il problema da me era che il dipartimento di TLC si stava creando, c’erano solo loro due e quindi mandarli via o anche solo infastidirli era rischioso per la crescita del dipartimento.

    Brescia è una università piccola, e trovare una commissione di altri 3 che giudichi l’operato di un quarto è possibile credo solo per Analisi e per poche altre materie comuni a tutte i corsi. Impensabile farlo per materie di indirizzo, come Robotica, o, in quel caso, Teoria dei Segnali/Comunicazioni elettriche.

  22. mattia says:

    Brescia è una università piccola, e trovare una commissione di altri 3 che giudichi l’operato di un quarto è possibile credo solo per Analisi e per poche altre materie comuni a tutte i corsi. Impensabile farlo per materie di indirizzo, come Robotica, o, in quel caso, Teoria dei Segnali/Comunicazioni elettriche.

    ok, questa è una riflessione interessante. Con piccole università c’è il rischio concreto di avere piccole sacche di potere anche solo per il fatto che non hai personale per sostituire tizio o caio.
    Che però diventa un problema anche solo per l’avvicendamento, o se un tizio si ammala seriamente e deve essere sostituito per un periodo di tempo. Insomma, hai tutti i problemi di quelle organizzazioni in cui c’è solo uno che sa fare quella roba e quando manca diventa un casino.
    Qual è la soluzione? Abolire le università piccole?
    Farle diventare succursali di università più grandi? (come Lecco che è polo decentrato del PoliMi)

  23. Mauro says:

    Mi è capitato di andare a lamentarmi in dipartimento per qualche docente che si comportava non proprio bene (niente del tipo di ciò che avete descritto, per carità, due ordini di grandezza in meno) e vedevo che alcune cose cambiavano, senza ritorsioni.

    Io ricordo quando mi laureai io.
    Come correlatore (a Genova ai tempi si chiamava così, altrove ho sentito “contro relatore” o altro) mi venne assegnato un professore che non accettava quasi mai di farlo.
    Aveva la fama di stronzo che faceva le pulci anche al tipo di carta su cui stampavi quelle poche volte che accettava.
    I miei compagni mi recitavano già il requiem dicendomi che potevo anche fare una tesi da Nobel e lui me la avrebbe smontata.
    Cosa scoprii iò?

    Una persona pignola veramente ma disponibilissima, che accettava pochissimi impegni da correlatore solo perché aveva un sacco di impegni di ricerca e che era costretto a fare le pulci alle tesi durante la discussione delle stesse perché gli studenti non andavano mai da lui prima per parlarne (un po’ per la paura dovuta alla sua fama e un po’ perché a causa degli impegni suddetti era difficile rovarlo).
    Io me ne fregai della fama e andai da lui chiedendo quando potessi cercarlo per discutere un po’ della mia tesi prima della discussione vera e propria, lui mi diede un paio di appuntamenti, discutemmo la tesi (e lui pignoleggiò sì, ma effettivamente migliorando il mio lavoro) e poi alla discussione vera e propria se ne stette tranquillo ad ascoltare chiedendomi solo in uno o due casi di spiegare un po’ più dettagliatamente cosa intendevo (non correggendomi, solo chiedendomi qualche dettaglio in più).

    La cosa grave è che tutti gli altri studenti (soprattutto i vecchi che avevano avuto qualche brutta esperienza con lui) non ammisero di essersi sbagliati o di aver avuto anche loro responsabilità per la sua “stronzaggine”.
    No, dissero solo che ero un rotto in culo che aveva avuto la fortuna di beccarlo in un momento in cui non c’era con la testa.

    No, non avevo avuto culo: avevo solo trattato il professore da professore e non considerandolo a priori uno stronzo intoccabile. Tutto qui.

    E sono convinto che casi come il mio – se gli studenti non appioppassero etichette a priori agli insegnanti – sarebbero la norma più che l’eccezione.

  24. Andrea Occhi says:

    @Mauro
    Da noi il correlatore è una figura, il controrelatore un’altra.

    Correlatore è una figura che aiuta il relatore durante la stesura della tesi. Per me era il dottorando che seguiva i tesisti (col culo).
    Controrelatore è un’altra figura che interviene a tesi conclusa e “fa le pulci” al lavoro di tesi, permettendo di accedere a dei punti extra.

  25. Mauro says:

    Da noi il correlatore è una figura, il controrelatore un’altra. […]

    Premetto che io parlo di 25 anni fa 😉

    A fisica a Genova allora il correlatore nel senso descritto da te non esisteva e il controrelatore lo chiamavamo correlatore.
    A ingegneria già allora a Genova era diverso: quello che per noi fisici era il correlatore per loro era il controrelatore, ma il correlatore come lo intendi tu mi sembra non esistesse neanche da loro.

    Come sia oggi a Genova… non so, ma non mi stupirebbe fosse sia a fisica che a ingegneria come dici tu.