#paritàdisalari!!!11!!!

October 12th, 2017 by mattia | Filed under riflessioni.

Probabilmente avete sentito la notizia: le giocatrici della nazionale di calcio norvegese ora riceveranno la stessa paga dei colleghi della squadra maschile. A ruota è partito l'AEIOUipsilon delle femministe al grido di #paritàdisalari!!!11!!!

Allora, iniziamo a dire che il tema è già idiota di per sé: un qualsiasi calciatore probabilmente pagherebbe per giocare in nazionale. Quasi sicuramente lo farebbe gratis.
Inoltre, non stai parlando della cassiera del supermercato a cui aggiungi 50 euro in più di stipendio. Quindi, chissenefrega.

Ma la fallacia logica c'è ugualmente (come in ogni idea che esce dalla testa tarata delle femministe), quindi vale la pena analizzarla.

Partiamo da un concetto semplice: il calcio è uno spettacolo.
Quando lo pratichi tu al campetto è un'attività fisica, un gioco, un divertimento. Ma quando è sport agonistico si tratta di uno spettacolo. E lo spettacolo segue regole molto precise: più fai spettatori e più guadagni.
I calciatori non sono più ricchi dei cestisti perché il calcio ha un valore intrinseco maggiore della pallacanestro, ma - banalmente - perché quando gioca la nazionale di calcio fa 15 milioni di spettatori e quando gioca la nazionale di pallacanestro no.
Perché la gente compra le magliette, i profumi, gli accessori marchiati Cristiano Ronaldo e non di un cestista.

Nessuno si lamenta di questo fatto, è come gira il mondo. Non puoi dire alla gente cosa deve ammirare. Se alla gente piace di più il calcio i soldi vanno lì.
Lamentarsi perché un calciatore guadagna N volte più di giocatore di pallacanestro è come lamentarsi perché Vasco Rossi guadagna più di un soprano per quanto il secondo sappia cantare. Mica puoi obbligare la gente per legge ad andare a teatro invece che ascoltare dei rigurgiti vocali.

E su questo siamo tutti d'accordo, spero.
Ora, lo stesso principio si applica non solo tra sport diversi ma anche tra lo stesso sport ma maschile e femminile. Di fatto il calcio femminile e il calcio maschile sono due sport diversi.
Se trasmetti in TV la partita della nazionale femminile di calcio non fai 15 milioni di spettatori. Ne fai forse meno della partita di cricket. Quindi puoi considerarla come un altro sport.
Se accetti che un giocatore della nazionale di cricket guadagni meno di uno della nazionale di calcio allora devi accettare una paga minore anche per una giocatrice di calcio.

Mi direte: ma è sempre calcio! È lo stesso sport!
No, non è lo stesso sport. Ricordate, a questi livelli è spettacolo. I soldi derivano dal fatto che è uno spettacolo che incassa soldini solo se piace alla gente.
E il calcio femminile è un altro tipo di spettacolo. La gente in uno sport cerca due cose: tecnica e potenza. La tecnica da sola non è sufficiente. Sport altamente tecnici ma dove non appare la potenza fisica non attirano nessuno. Avete mai visto folle osannare campioni di tiro con l'arco? No, perché capita anche che siano quarantenni con la panza. Saranno anche precisissimi nel loro gesto atletico, ma non c'è potenza fisica, quindi non attirano ammiratori. Uno nello sport vuole vedere il sudore, la bestia, lo sforza sovraumano...
Una maratona invece è uno sport in cui la precisione è - quasi - inesistente ma sei una bestia se riesci a fare 42,195 km in poco più di due ore. Quindi magari non diventi ricchissimo, ma nomi come Gelindo Bordin od Orlando Pizzolato sono entrati nella leggenda.
Il calcio è uno di quegli sport in cui tecnica e potenza si uniscono entrambe ad alto livello. Quando Del Piero tirava una palla nell'angolino della porta la gente andava in visibilio perché da una parte aveva la tecnica che gli consentiva di fare tiri ad effetto con una precisione enorme ma dall'altra perché aveva sotto dei quadricipiti femorali della Madonna.

Una donna non tirerà mai un tiro come Del Piero, la palla non avrà mai quella potenza. Guardare una partita di calcio femminile fa pena. Perché anche se sono brave nella tecnica non hanno mai quella potenza che invece hanno gli uomini.
E non potrà mai averla perché il corpo di una donna è diverso dal corpo di un uomo. Potete negarlo quanto volete, potete raccontarvi la favoletta che uno decide il proprio genere a seconda di come si sveglia la mattina. Ma poi c'è la realtà che bussa alla porta: la donna è fisicamente inferiore all'uomo.
Non deve stupire dunque se la gente preferisce guardare la versione maschile di uno sport: se cerca la potenza fisica la trova dagli uomini, non tra le donne.

Non vi piace questa realtà dei fatti? Amen. Ma rimane una realtà anche se a voi non piace.
A questo punto o decidi di abolire il concetto di spettacolo e obblighi la gente a guardare sia la partita di calcio maschile che quella femminile, oppure se accetti che la gente guardi ciò che preferisce devi pure accettare che un giocatore di calcio guadagni più di una giocatrice.
Il resto sono masturbazioni mentali senza alcuna logica.

46 Responses to “#paritàdisalari!!!11!!!”

  1. Mauro says:

    Perché la gente compra le magliette, i profumi, gli accessori marchiati Cristiano Ronaldo e non di un cestista.

    I cestisti NBA non guadagnano meno di CR & co., anzi 😉

    Le cose vanno anche inquadrate geogrficamente: negli USA la pallacanestro fa più spettatori del calcio, in Italia o Germania è l’opposto.
    In Norvegia poi il calcio femminile non è meno seguito di quello maschile o al massimo lo è poco di meno (quindi quel gesto in Norvegia ha senso, qui non ne avrebbe).

  2. Raoul Codazzi says:

    Ragionamento logico corretto che, tra l’altro, vale sempre. Esempio: in Lituania lo sport nazionale è il basket, e infatti i giocatori di basket guadagnano più di quelli di calcio.

  3. mattia says:

    Ragionamento logico corretto che, tra l’altro, vale sempre. Esempio: in Lituania lo sport nazionale è il basket, e infatti i giocatori di basket guadagnano più di quelli di calcio.

    Anche negli U.S. of A. …

  4. mattia says:

    I cestisti NBA non guadagnano meno di CR & co., anzi 😉

    Facevo riferimento al cestista italiano, ovviamente. 😉

  5. airone76 says:

    “Ma la fallacia logica c’è ugualmente”

    Considerare lo sport professionsitico come spettacolo è una grande fallacia: se fosse così guadagerebbe di più chi è più bello o chi gioca alla “Harlem Globtrotter”, non chi fa più gol o canestri (come invece è).
    L’obiettivo di una nazionale è vincere i tornei e non fare a chi tira più forte o fa i passaggi più belli.
    Il tuo ragionamento secondo me è enormemente viziato: parti da una tua posizione (“non è sempre un problema se uomini e donne hanno salari diversi”) e stravolgi l’obiettivo di quel lavoro per giustificarlo.

    Semmai dovresti paragonare calcio maschile e femminile a due aziende, una grande e florida e una piccola e in crisi: è ovvio che i salari siano diversi, perchè c’è chi si può permettere di spendere di più, ma non certo perchè le femmine sono più deboli.

  6. mattia says:

    L’obiettivo di una nazionale è vincere i tornei e non fare a chi tira più forte o fa i passaggi più belli.

    La nazionale di calcio dell’italia vince il mondiale: questa cosa ha un valore X.
    La nazionale di curling (se esiste) dell’italia vince il mondiale: questa cosa ha un valore X/n.

    Perché? Perché a parità di vittoria attira di più uno sport che fa più spettacolo.
    La vittoria di per sé non conta niente se è una vittoria in uno sport noioso. Puoi diventare il campione intergalattico per dieci anni di seguito di uno sport, ma se è noioso non ti seguirà comunque nessuno.

    Lo stesso per il calcio maschile e femminile. La squadra femminile di calcio può ininterrottamente vincere i mondiali da qui al 2080. Mentre la squadra maschile può perdere ai quarti di finale da qui al 2080.
    La gente continuerà a guardare di più la squadra maschile perché anche se perde è uno sport più affascinante rispetto al calcio femminile.

  7. mattia says:

    parti da una tua posizione (“non è sempre un problema se uomini e donne hanno salari diversi”) e stravolgi l’obiettivo di quel lavoro per giustificarlo.

    Attenzione: non è
    – non è sempre un problema se uomini e donne hanno salari diversi
    ma
    – non è sempre un problema se uomini e donne hanno salari diversi se fanno lavori diversi

    Dopodiché ti chiedi: fanno lavori diversi?
    Analizzi la situazione e scopri che sì, fanno due cose diverse.
    Quindi deduci che è giusto abbiano salari diversi.

  8. mattia says:

    Allo stesso modo io potrei dire che è ingiusto che gli attori porno ricevano stipendi decisamente minori alle attrici.
    Sessismo? Parità di salari?
    No, semplicemente fanno lavori diversi.
    Lavori diversi che producono utili diversi, quindi è normale che ricevano salari diversi.
    Questo volta a parti invertite.

  9. Mauro says:

    dovresti paragonare calcio maschile e femminile a due aziende, una grande e florida e una piccola e in crisi: è ovvio che i salari siano diversi, perchè c’è chi si può permettere di spendere di più, ma non certo perchè le femmine sono più deboli.

    Questo punto non è del tutto sbagliato (anche se estremamente forzato, visto che parti da una tesi – cioè che lo spettacolo non conti – e vuoi dimostrarla), ma al limite va aggiunto a quanto scritto da Mattia, non sostituito ad esso.

  10. airone76 says:

    “Perché? Perché a parità di vittoria attira di più uno sport che fa più spettacolo”

    Falso: perchè ha più spettatori (spettatori non è spettacolo se non parli dello stesso tipo di manifestazione). Soprattutto nello sport i gusti degli spettatori dipendono solitamente più dalla “tradizione”: il Cricket in India è sport nazionale e i giocatori vengono pagati di più dei calciatori, ma solo pochissimi italiani impallinati lo riterrebbero più spettacolare. Infatti ci sono nazioni in cui calciatori e calciatrici hanno stipendi simili: fanno lo stesso lavoro in un posto dove la loro azienda insiste su un mercato di dimensione simile. Tra due partite di calcio maschile potresti dire che la partita con più spettatori sarà quella che dà o preventiva più spettacolo, ma tra maschile e femminile non puoi farlo ignorando le diverse dimensioni che hanno i due “mercati di riferimento” (dovresti standardizzare i dati per esulare dalle medie).

    “Dopodiché ti chiedi: fanno lavori diversi?”
    Scusa, ma come si definisce un lavoro diverso? Un progettista alla FIAT fa un lavoro diverso da un progettista alla BMW? Però sono convinto che i salari siano ben diversi. Secondo il tuo ragionamento anche il calciatore maschio di Serie B fa un lavoro diverso (occhio lavoro diverso) dal calciatore maschio di Serie A. Cioè il calciatore del Palermo che l’anno scorso era in A, quest’anno (pur non avendo cambiato squadra, mansioni o stipendio) ha quest’anno un lavoro diverso solo perchè il “mercato di riferimento” è diverso…
    Il lavoro della calciatrice è lo stesso identico del calciatore: le calciatrici non hanno regole diverse che stravolgono il senso dello sport e/o come viene giocato. E visto che non è così è lo stesso identico lavoro.
    La differenza è solo che lavorano in aziende con diverse disponibilità economiche (e da qui e solo da qui può venire un qualsiasi ragionamento sul diverso trattamento economico).

    Come detto sopra il tuo ragionamento è secondo me fallace (e rischia di essere visto come molto sessista) perchè insiste sul tipo di lavoro (che è lo stesso) invece che far notare come i datori di lavoro abbiano diverse possibilità economiche dovute al diverso bacino di utenza (che con spettacolo, forza o altro a meno a che vedere)

    “Allo stesso modo io potrei dire che è ingiusto che gli attori porno ricevano stipendi decisamente minori alle attrici”
    A parte che non sono sicuro che che sia vero in assoluto (Non credo che un Siffredi guadagni meno di una Nappi…) però se fosse e se lavorassero nella stessa azienda, secondo me è ingiusto: stesso lavoro (stessa mansione) e stessa “azienda” (e quindi stesso mercato di referimento) ergo stesso stipendio. Ma per calciatori e calciatrici è diverso perchè le “aziende” sono diverse e operano su mercati diversi.

  11. airone76 says:

    “cioè che lo spettacolo non conti”

    Vedi parte legata al Cricket nel commento precedente: non è che non conta, è che non è dovuto in maggioranza alle differenze (forza, tecnica…) che sottolinea Mattia, ma principalmente ad altre. P.e. durante le Olimpiadi milioni di persone si appassionano a Sport “spettacolari” mai visti prima, ma poi la maggior parte tornano a seguire maggiornente quelli della “tradizione” a cui sono abituati (che non vuol dire solo quelli più seguiti, ma anche quelli a cui sono più affezionati).

    “ma al limite va aggiunto a quanto scritto da Mattia, non sostituito ad esso”

    No, secondo me il motivo che adduce Mattia, oltre ad essere a rischio sessismo (serio, non da fanboy), è pure sbagliato. Giustifica una differenza salariale non con l’effettiva differenza di disponibilità economica del mercato, ma con differenze fisiche che non inficiano differenze nel modo di fare il lavoro o nella rendita lavorativa (cosa che sarebbe giustificabile solo se la donna giocasse contro degli uomini).

  12. Mauro says:

    Scusa, ma come si definisce un lavoro diverso? Un progettista alla FIAT fa un lavoro diverso da un progettista alla BMW? Però sono convinto che i salari siano ben diversi.

    Guarda, io nel settore auto ci lavoro e ti dico che sei convinto male 😉

    La differenza di stipendio c’è tra il progettista FIAT (o BMW) che lavora in Italia e il progettista FIAT (o BMW) che lavora in Germania.
    E c’è tra il progettista FIAT (o BMW) che progetta i modelli di serie e il progettista FIAT (o BMW) che lavora nei settori sportivi o nelle seie limitate (tipo Abarth per la FIAT o Alpina per la BMW).
    Ma non c’è (o al limiti è minima) tra il progettista FIAT e il progettista BMW.

    Poi c’è la differenza tra il progettista che al momento dell’assunzione sa contrattare bene lo stipendio e quello che non lo sa fare, ma questo è un altro discorso.

  13. mattia says:

    Falso: perchè ha più spettatori (spettatori non è spettacolo se non parli dello stesso tipo di manifestazione). Soprattutto nello sport i gusti degli spettatori dipendono solitamente più dalla “tradizione”:

    C’è sicuramente la tradizione, ma è solo un altro parametro.
    L’influenza del fattore spettacolo è innegabile. Tu puoi anche cercare di cambiare una tradizione. Eccome se cambiano. Una volta il ciclismo in italia tirava molto più di adesso, per esempio.
    Ma se uno sport non è spettacolare non riuscirai mai a farlo sfondare (a meno che il popolo sia particolarmente bizzarro).
    Non riuscirai a far appassionare la gente a qualcosa che non è appassionante.

    Se non ci credi possiamo provare a mandare a rotazione le partite di calcio femminile in TV. Ti assicuro che non diventerebbero mai tradizione.
    Proprio stamattina mi è capitato di vedere una partita di pallacanestro femminile in TV, sembrava di vedere la partita dell’oratorio…

    Secondo il tuo ragionamento anche il calciatore maschio di Serie B fa un lavoro diverso (occhio lavoro diverso) dal calciatore maschio di Serie A. Cioè il calciatore del Palermo che l’anno scorso era in A, quest’anno (pur non avendo cambiato squadra, mansioni o stipendio) ha quest’anno un lavoro diverso solo perchè il “mercato di riferimento” è diverso…

    Esatto, fare il calciatore in Serie A e farlo in Promozione sono due lavori diversi.
    Così come insegnare all’università o alla scuola elementare. O cantare al pianobar di zio peppino e cantare alla Scala.
    Non è che siccome “insegni” o “canti” allora è lo stesso mestiere.
    Così come sono lavori diversi se tu insegni in una università coi controcazzi dove devi essere una punta altrimenti ti lasciano a casa o se insegni all’università telematica di stocazzo dove invece insegnano cani e porci.
    Sono lavori diversi, dove devi dare prestazioni diverse e quindi sei pagato in modo diverso.

    Il lavoro della calciatrice è lo stesso identico del calciatore: le calciatrici non hanno regole diverse che stravolgono il senso dello sport e/o come viene giocato. E visto che non è così è lo stesso identico lavoro.

    Il lavoro è quello che fai. Se tiri un pallone con una determinata forza quello è il tuo lavoro: un lavoro che sai fare tu ma non un’altra persone.
    Se tu sai programmare in Java, C#, Python e PHP il tuo lavoro è quello: programmatore in Java, C#, Python e PHP. Il tuo lavoro è quello che sai fare.
    Il tuo lavoro non è “programmatore” perché altrimenti ti dovrei dire che fai lo stesso lavoro di chi programma solo con VisualBasic. Oh, siete entrambi “programmatori”! Però siete in grado di fare cose diverse, quindi fate lavori diversi (e prendete salari diversi).
    Lo stesso per il calcio: sono entrambi “calciatori”? Sì, ma uno tira delle legnate della Madonna, mentre la seconda dei tirettini. Sanno fare cose diverse, fanno lavori diversi, prendono salari diversi.

    A parte che non sono sicuro che che sia vero in assoluto (Non credo che un Siffredi guadagni meno di una Nappi…)

    Siffredi è un caso a parte. I maschi nel porno prendono mooooolto meno delle donne. Fidati.

    però se fosse e se lavorassero nella stessa azienda, secondo me è ingiusto: stesso lavoro (stessa mansione)

    Ehm… stessa mansione? Sicuro? 😉

  14. mattia says:

    Giustifica una differenza salariale non con l’effettiva differenza di disponibilità economica del mercato, ma con differenze fisiche che non inficiano differenze nel modo di fare il lavoro o nella rendita lavorativa (cosa che sarebbe giustificabile solo se la donna giocasse contro degli uomini).

    Sessismo nemmeno per idea.
    Io ad esempio non ho le caratteristiche fisiche per fare il cestista. Non sono sufficientemente alto.
    Da domani mi metto a giocare a pallacanestro ma ovviamente non raggiungo buoni risultati perché sono basso. Che si fa, ti denuncio per discriminazione dei bassi in quanto non mi dài lo stesso stipendio che dài al compagno di squadra che è alto due metri e quindi ottiene migliori risultati?

    C’è una realtà: noi tutti abbiamo caratteristiche fisiche diverse.
    Queste caratteristiche fisiche influenzano le nostre prestazioni, ad esempio nello sport.
    Queste caratteristiche fisiche non sono “colpa nostra” ma ci siamo nati così.

    Il fatto che non siano “colpa nostra” non implica che i salari debbano essere uguali per tutti.
    Sei nato così, non diventerai mai un gran calciatore, non farai mai soldi a palate. Non puoi farci niente.

    ma con differenze fisiche che non inficiano differenze nel modo di fare il lavoro

    Le caratteristiche fisiche di cui parliamo influenzano ECCOME la prestazione lavorativa.
    Il gioco di due squadre di calcio femminile è meno entusiasmante di una partita tra due squadre maschili.
    Perché una donna non è mediamente in grado di dare la stessa prestazione sportiva di un uomo.
    Questo è un fatto INNEGABILE.

  15. Peto says:

    airone76
    Considerare lo sport professionsitico come spettacolo è una grande fallacia: se fosse così guadagerebbe di più chi è più bello o chi gioca alla “Harlem Globtrotter”, non chi fa più gol o canestri (come invece è).

    C’è da fare una considerazione: ogni spettacolo ha le sue regole! Cosa cerca il pubblico di quello spettacolo? Cerca individui che portano la fisicità umana a risultati fuori dal comune (Usain Bolt) in diversi aspetti (un goal di Alex)? Cerca la commedia (Harlem Globetrotters)? Cerca il solletico dei più bassi istinti fisici (…)?

    “Perché? Perché a parità di vittoria attira di più uno sport che fa più spettacolo”

    Falso: perchè ha più spettatori

    Cioè, a parità di vittoria attira di più uno sport che ha più spettatori? Non è un po’ circolare? Concordo sulla distinzione tra spettacolo e numero di spettatori, son due cose diverse, ma quello che attira di più è quello che contiene la maggior quota del tipo specifico di spettacolo cercato dagli spettatori.

    Cioè il calciatore del Palermo che l’anno scorso era in A, quest’anno (pur non avendo cambiato squadra, mansioni o stipendio) ha quest’anno un lavoro diverso solo perchè il “mercato di riferimento” è diverso…

    No, perché è il campionato ad essere diverso! Se infatti vedi due partite di serie diverse, noterai che in una ad esempio la forza bruta è più importante che nell’altra. È così ad esempio anche nelle diverse specialità del nuoto o della corsa su pista, infatti non sempre i campioni sono gli stessi nelle diverse specialità.

  16. fgpx78 says:

    Se non erro c’era un periodo in cui le tenniste donne si lamentavano di non avere lo stesso montepremi dei tornei maschili.

    Al che alcuni maschi risposero “cominciate a fare partite al meglio dei 5 set, se ci riuscite” 🙂

  17. mattia says:

    Oppure pensa alla maratona.
    Ci sono 14 minuti di differenza tra record mondiale maschile e femminile.
    Al meglio una donna corre una maratona in 2 ore e 17 minuti.
    Facendo il record del mondo una donna arriva sì e no alla ventesima posizione in una maratona d’alto livello.

  18. mamoru says:

    vi avviso che ci sono atleti professionisti uomini che dopo aver fatto la transizione e essere diventati donne han cominciato a polverizzare record e a stracciare le competitor… ah l’ironia

  19. Shuren says:

    Jules diceva che “non è lo stesso fottuto campo da gioco, non è lo stesso campionato, e non è nemmeno lo stesso sport.” (Pulp Fiction)

  20. Andrea Occhi says:

    Puoi diventare il campione intergalattico per dieci anni di seguito di uno sport, ma se è noioso non ti seguirà comunque nessuno.

    Nel fioretto femminile sono 25 anni che vinciamo praticamente tutto. Alle olimpiadi da Barcellona 1992 abbiamo lasciato alle avversarie 8 medaglie su 21, prendendoci 5 ori su 7 (senza contare che essendo un torneo ad eliminazione diretta può capitare che ci sia stato qualche derby nei quarti o negli ottavi). Eppure alle gare ci sono quattro gatti e vengono trasmesse in replica alle 10 di sera su RaiSport quando non c’è la partita di serie C o qualche replica delle partite di serie B.

    Questo modifica il valore sportivo dei risultati? Manco per idea. Questo modifica il loro stipendio¹? Sicuramente.

    ¹ son quasi tutti militari, quindi lo stipendio è quello, però chi è più in vista, ha più contratti di sponsorizzazione eccetera

  21. airone76 says:

    “Perché una donna non è mediamente in grado di dare la stessa prestazione sportiva di un uomo.
    Questo è un fatto INNEGABILE”

    E sarebbe una giustificazione valida per un salario inferiore se giocasse contro gli uomini, ma non è così. Giocando contro altre donne l’unica giustificazione -accettabile- è che girando meno soldi i salari sono inferiori. E non può essere nemmeno una giustificazione del perchè girano meno soldi, visto che ci sono altre nazioni dove pur non essendoci donne mediamente molto più forti fisicamente il calcio femminile è più popolare.

  22. Mauro says:

    @ Andrea Occhi

    Non per fare il pignolo rompiballe (ma lo faccio 😉 ).

    A Barcellona 1992 non possiamo aver vinto 5 ori su 7 nel fioretto femminile… perché nel fioretto femminile si assegnano solo 2 ori: quello individuale e quello a squadre.

    Se parliamo di scherma femminile nel globale, gli ori da assegnare a Barcellona 2 rimanevano… in quanto spada e sciabola non c’erano.

    Se parliamo di scherma femminile in generale (quindi non a Barcellona) gli ori totali oggi sono 6: fioretto, spada e sciabola, sia individuali che a squadre.

    Qui… aver vinto 5 ori su 7 è un po’ improbabile 😉

    Per inciso comunque a Barcellona nella scherma abbiamo vinto tra femminile e maschile 2 ori e 1 argento su 8 competizioni (cioè 24 medaglie) totali.

    Non conviene affidarsi sempre solo alla memoria, soprattutto quando i numeri sono controllabili 😀

  23. shevathas says:

    Stranamente le femministe lottano per la parità di salari ma non per l’ebbrezza di guidare una betoniera o di saltare da una impalcatura…

  24. mattia says:

    E non può essere nemmeno una giustificazione del perchè girano meno soldi, visto che ci sono altre nazioni dove pur non essendoci donne mediamente molto più forti fisicamente il calcio femminile è più popolare.

    più popolare di quello maschile?

  25. Mauro says:

    più popolare di quello maschile?

    Se si intende più praticato, sì (vedi USA, per esempio).

    Se si intende con più spettatori, non direi. Al massimo analogamente popolare (come in Norvegia e un paio di altri paesi).

  26. mattia says:

    Se si intende con più spettatori,

    ovviamente intendevo con più spettatori 😉

  27. Darth Stefano says:

    Questo è un problema che non si porrebbe, a mio avviso, negli sport motoristici, auto in particolare.
    Sotto il casco nessuno sa chi sei.
    Se Suzie Wolff, in Williams, avesse tirato giù dei tempi decenti ci sarebbe lei con la tuta Martini al posto di Massa e nessuno si ricorderebbe che è l’ex moglie del boss Mercedes, fornitore di motori.
    Però resto fiducioso.

  28. mattia says:

    Questo è un problema che non si porrebbe, a mio avviso, negli sport motoristici, auto in particolare.

    Sei sicuro? Così a naso mi sembra che ci sia una componente fisica anche lì, ma potrei sbagliarmi…

  29. robinet says:

    “Questo è un problema che non si porrebbe, a mio avviso, negli sport motoristici, auto in particolare.

    Sei sicuro? Così a naso mi sembra che ci sia una componente fisica anche lì, ma potrei sbagliarmi…”.

    beh nel motociclismo, soprattutto nelle classi più piccole, meno pesi e meglio è. le donne (generalizzando, ok) avrebbero a mio avviso un vantaggio in senso fisico.

  30. mattia says:

    beh nel motociclismo, soprattutto nelle classi più piccole, meno pesi e meglio è. le donne (generalizzando, ok) avrebbero a mio avviso un vantaggio in senso fisico.

    Ok… e che tipo di sforzo è richiesto ai muscoli non so, per le curve?
    Non ho la più pallida idea di come lavorino i muscoli in quella situazione.

  31. shevathas says:

    comunque una curiosità; supponiamo che la federazione norvegese stabilisca un premio di 1M euro se la nazionale si qualifica alla fase finale dei mondiali di calcio.
    Supponiamo che la nazionale femminile riesca mentre la nazionale maschile fallisca.
    Ovviamente le giocatrici della nazionale femminile prenderanno il premio, ergo saranno pagate di più rispetto a quelli della nazionale maschile.
    Che si fa? per equità si da il premio anche ai giocatori della nazionale maschile oppure si accetta questa “iniqua” differenza di retribuzione fra uomini e donne?

  32. Paolo Ghezzi says:

    Nelle categorie più esasperate dell’automobilismo (come la Formula 1) vi sono fortissime sollecitazioni soprattutto a livello del collo e degli arti anteriori che richiedono una notevole forza e una preparazione fisica particolare, e forse è anche per questo che, fino ad ora, nessuna donna sia mai riuscita ad ottenere risultati significativi (il miglior piazzamento è un 6.posto di Lella Lombardi), almeno a livello di campionato mondiale. In categorie meno esasperate vi sono però state alcune donne in grado di vincere gare di buon livello, come Michelle Mouton, in grado di vincere diversi rally e di sfiorare la vittoria nel campionato mondiale di questa categoria.

  33. Peto says:

    airone
    Giocando contro altre donne l’unica giustificazione -accettabile- è che girando meno soldi i salari sono inferiori.

    È ovvio che la giustificazione finale sia che girano meno soldi. Ma perché girano meno soldi? Perché nessuno guarda le loro partite. Perché nessuno guarda le loro partite? Perché sono meno spettacolari. Perché sono meno spettacolari? Perché la fisicità è meno imponente e non tirano bordate in porta da metà campo!

    Mattia
    Ok… e che tipo di sforzo è richiesto ai muscoli non so, per le curve?
    Non ho la più pallida idea di come lavorino i muscoli in quella situazione.

    Sarebbe da verificare. Senza dubbio la resistenza c’entra, ma non so se gli uomini siano fortemente avvantaggiati in questo. Fino a 30 anni fa c’erano i cambi manuali, e mi pare di ricordare un commento in merito allo sforzo fisico che comportavano…

  34. PvK says:

    1) Secondo me la fallacia sta nel fatto di considerare le nazionali come squadre di club.
    Le squadre di club sono di fatto delle aziende, tanto che alcune sono pure quotate in borsa. A questo punto è normale che lo stipendio sia dettato dal mercato, ossia da quanto il giocatore contribuisce al fatturato in termini di risultati/abbonamenti/sponsor/ecc. (infatti un attaccante dribblomane viene pagato più di un buon difensore, che magari è più funzionale) e dell’attrattiva della società (le squadre di campionati secondari pagano di più i giocatori, a parità di livello, per convincerli a trasferirsi). Attiri più tifosi, ti pago di più: nulla di scandaloso.
    Le nazionali invece servono principalmente ad incentivare la cultura sportiva (e se vogliamo il senso di appartenenza alla nazione): una popolazione più sportiva è una popolazione più sana e più felice, che vuol dire anche meno costi nella sanità e maggiore produttività.
    Pagare uno stipendio maggiore è un modo implicito di comunicare che si considera importante una certa pratica. Inoltre, negli sport minori, può essere un modo di aiutare il passaggio da semi-professionismo al professionismo, incentivando così la crescita qualitativa del movimento e dunque la sua attrattività. In ogni caso dovrebbe essere una spesa trascurabile rispetto ad investimenti in strutture, attività delle federazioni a livello di formazione, e magari anche spazio televisivo.
    Siccome a livello di nazione ci interessa che maschi e femmine siano ugualmente incentivati a fare sport e come detto il capitolo di spesa dovrebbe essere secondario, non fare distinzioni nella paga è la soluzione più semplice (come hai scritto, è un tema idiota, per cui argomentare chi e quanto pagare di più è una perdita di tempo).
    Se vogliamo estendere il discorso agli investimenti nello sport in generale, subentrano fattori più complicati: ad esempio quanto investire seguendo le ondate di interesse del mercato e quanto controbilanciare il mercato investendo in sport minori per sostenere un assortimento abbastanza variegato di sport per attrarre una quota ampia della popolazione. In ogni caso metà del nostro interesse rimane nel sostenere lo sport femminile: mi sembra sensato che avere una fetta consistente di donne come atlete di punta, pagate come tali, sia più efficace nell’attrarre le donne allo sport, rispetto a mostrare un maschio che calcia più forte, corre più veloce.
    Quando si parla di sport mi interessa di più il messaggio che tutti possano essere sportivi, uomini e donne, alti e bassi. Non è la ricerca scientifica in cui mi interessano i risultati a prescindere dal sesso dello scopritore, in cui la parità ha senso non in quanto tale ma solo perché una buona potenziale scienziata donna dissuasa da retaggi culturali è uno spreco idiota. Nello sport ci interessa che tutti si mettano a correre, non solo che lo facciano i più veloci. La parità di paga per una donna atleta vuol dire che considero il suo fare sport ugualmente importante a quello di un maschio: penso sia un incentivo più forte da mostrare, rispetto a limare una performance già di buon livello.

    2) Quanto al fattore intrattenimento, la nazionale si segue prima di tutto per senso di appartenenza, che è il motivo per cui alle olimpiadi la gente si appassiona anche agli sport meno conosciuti. Per lo stesso motivo posso seguire la squadra/atleta del mio paese/scuola/università, che magari è più scarsa ma a cui mi sento più legato. Non sono nemmeno d’accordo con il tuo principio che maggiore potenza porti maggiore spettacolo. Senza tirare in ballo gli sport che richiedono grazia (e.g. pattinaggio artistico, ginnastica artistica e ritmica) farei l’esempio della pallavolo. La maggiore potenza nella pallavolo maschile porta a giocate molto veloci, in cui la palla quasi non si vede e le squadre si prendono a martellate. Personalmento preferisco la pallavolo femminile, in cui la minore fisicità esalta gli aspetti tecnici e tattici.

    3) Proviamo ad estendere il tuo principio dello spettacolo ad esempio alla tv pubblica. La fuffa allarmistica pseudo-scientifica fa molto più spettacolo di una cosa ragionata, perché gioca sull’aspetto emotivo invece che su quello razionale. Se per la tv pubblica puntiamo ad un ruolo educativo rispetto alla massa, invece di seguirne la pancia, perché non fare lo stesso con lo sport?

    4) Qual è la tua posizione sugli sport paralimpici? Secondo il tuo principio dello spettacolo andrebbero aboliti. A livello di stato però mi pare abbia senso che sia una cosa sostenuta, entro una certa quota, perché il valore educativo implicito è di gran lunga superiore a quello dell’intrattenimento.

  35. Raoul Codazzi says:

    In un articolo di qualche anno fa Forbes ha dato conto delle 15 professioni in cui le donne, negli Stati Uniti, guadagnano più degli uomini (la fonte è il Bureau of Labor Statistics e l’anno il 2009).

    Bakers
    Managers and Supervisors of Construction Workers
    Dining Room Attendants and Bartender Helpers
    Personal Appearance Workers
    Interviewers
    Preschool and Kindergarten Teachers
    Teacher Assistants
    Life, Physical, Social Science and Health Technicians
    Dieticians and Nutritionists
    Occupational Therapists
    Order Clerks
    Information and Record Clerks
    Painters (construction and maintenance)
    Aircraft, Vehicle, and Mobile Equipment Mechanics
    Construction Laborers

    Per quanto riguarda il gender gap salary nell’industria del porno (dati sempre riferiti agli USA) vi invito a leggere questo articolo piuttosto recente: https://www.cnbc.com/2016/01/20/porns-dirtiest-secret-what-everyone-gets-paid.html.

  36. pif says:

    @Mauro

    credo che Andrea Occhi intendesse da Barcellona in poi (somma di tutte le Olimpiadi giocate da allora ad oggi, che sono 7).
    Non ho controllato i dati perché sono pigro 🙂

  37. mattia says:

    Secondo me la fallacia sta nel fatto di considerare le nazionali come squadre di club.
    Le squadre di club sono di fatto delle aziende, tanto che alcune sono pure quotate in borsa.

    Invece le federazioni nazionali pagano le fatture con amore e poesie…
    La FIGC su 155 milioni di bilancio riceve dallo Stato mezzo milione, mentre dalle manifestazioni prende 40 milioni mentre da pubblicità ricava altri 40 milioni.
    Esattamente come il Milan o la Juventus che vendono abbonamenti, diritti televisivi e sponsorizzazioni sulla maglia e allo stadio.
    Uguale uguale.
    Tolti i contributi del CONI, di fatto la FIGC funziona come una qualsiasi squadra di calcio, prendendo i soldi come le prendono le altre squadre di calcio.

    Le nazionali invece servono principalmente ad incentivare la cultura sportiva

    AHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHA
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    AHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHA
    AHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHA

    Dio bono, che stronzata.
    Alla gente che guarda la partita di calcio spesso passerebbe un infarto se si mettesse a fare 90′ di corsa.
    No, fidati, l’unico sport che incentiva il calcio sono le discussioni al bar e la catalessi davanti alla TV quando parlano di pallone.

    Per stimolare allo sport dovresti far vedere i tapascioni della domenica che vanno a correre. C’è la maratona di Milano?
    Bene, mostrami il Sig. Giancarlo che pesava 130 kg, si è messo a correre e ora pesa 80 kg e fa tre maratone all’anno.
    Se l’ha fatto lui puoi farcela anche te!
    Come, in TV non te lo fanno vedere? Si ostinano a mostrarti le gazzelle che chiudono in 2h05′?
    Forse perché è uno spettacolo e non modo per spronare la popolazione a fare sport?

    Personalmento preferisco la pallavolo femminile, in cui la minore fisicità esalta gli aspetti tecnici e tattici.

    C’è anche chi preferisce il biliardo trasmesso su raisport alle 2.15 di notte…

    La fuffa allarmistica pseudo-scientifica fa molto più spettacolo di una cosa ragionata, perché gioca sull’aspetto emotivo invece che su quello razionale.

    Non necessariamente. Se parli di bene di scienza (e non mandando in und una vecchia cariatide mediamente ignorante) fai i grossi numeri anche parlando di scienza.
    Dopodiché la TV privata sul libero mercato può fare quel cazzo che vuole.
    Se invece stai in piedi coi soldi pubblici allora non trasmetti la merda.
    Come ti ho spiegato prima la FICG non è la RAI: non stai in piedi con il mezzo milione dello Stato ma con le decine di milioni che prende dal mercato.

    Qual è la tua posizione sugli sport paralimpici? Secondo il tuo principio dello spettacolo andrebbero aboliti.

    Dove avrei detto che degli sport dovrebbero essere aboliti?
    Ho solo detto che si devono seguire le regole del mercato.
    Non puoi pretendere che un atleta paralimpico sia pagato come un atleta regolare che muove cento volte in più il denaro che muove il primo.

  38. Mauro says:

    credo che Andrea Occhi intendesse da Barcellona in poi (somma di tutte le Olimpiadi giocate da allora ad oggi, che sono 7).

    Probabile.
    Ma ha scritto tutt’altro. E io posso solo vedere quello che scrive, non quello che pensa 😉

  39. Peto says:

    Mauro
    Ma ha scritto tutt’altro.

    Scusa eh, ma a me pare abbastanza ovvio che

    Alle olimpiadi da Barcellona 1992 abbiamo lasciato alle avversarie 8 medaglie su 21

    significhi

    Alle olimpiadi da Barcellona 1992 in poi

    e non

    All’olimpiade di Barcellona 1992…

    Dire che ha scritto “tutt’altro” mi pare un po’ eccessivo. 😀

  40. kheimon says:

    Sono d’accordo su tutto, tranne una sola cosa, che mi sconforta per la superficialità: “la gente preferisce X a Y pure se Y è meglio e tu non li puoi obbligare a preferire Y”. No, ma li puoi educare. Se avesse senso educare la gente ad apprezzare il calcio femminile, come ha senso insegnare loro a preferire il tenore al ragliare di un tossico o Piero Angela al Grande Fratello, sarei il primo a chiedere “dove si firma”. Vox populi, vox asini.

  41. Paolo Ghezzi says:

    @ kheimon: mi sembra un poco arrogante il presumere che esistano preferenze ‘giuste’ o ‘sbagliate’ su vari argomenti, soprattutto quando andiamo sui gusti personali. Che non mi piaccia il Grande Fratello o la musica commerciale è un discorso (che peraltro condivido pure), ma che per questo occorra ‘educare’ la gente ad avere dei gusti che qualcuno impone come ‘corretti’, no. Ognuno ha il sacrosanto diritto di apprezzare quello che gli pare, senza che nessuno possa arrogarsi il potere di decidere in merito.

  42. kheimon says:

    @PaoloGhezzi: ovviamente la questione è ben più complicata di così.

    Ma, in estrema sintesi, non sarebbe certo una straordinaria scoperta di puericultura, “paideia” o sociologia se si riscontrasse che le masse non hanno gusti “propri” ma imparano ad apprezzare ciò che credono di apprezzare per scelta propria a secondo di come li addestri. Quindi la musica commerciale e il GF sono già il risultato di un’educazione, ma subottimale. Educarci sin dalla nascita a forme di intrattenimento più evolute avrebbe un mare di effetti positivi a cascata, non ultimo il fatto di votare meglio. 🙂

    Il relativismo morale e culturale (anche nella sua forma soft, secondo cui se milioni di persone si rincoglioniscono di fronte alla TV spazzatura va bene perché è una loro preferenza e non c’è “giusto” o “sbagliato”) è una piaga che ci sta portando al disastro e gran parte dei commentatori reagisce dapprima riconoscendo la libertà di tutti a far deragliare la società e poi arroccandosi in un cinismo elitista (v. Mattia).

    Io invece voglio introdurre una “paideia” moderna per creare cittadini più funzionali. E no, non basta scaricare due tonnellate informi di “scienza” e sperare che sul resto facciano bene da soli, serve un lavoro a 360 gradi.

  43. Paolo Ghezzi says:

    @kheimon: certo, il discorso è complesso, e sono d’accordo sul fatto che molti gusti sono generati dai mass-media e che una migliore educazione (soprattutto a usare la propria testa) sia più che auspicabile. Ma c’è un non piccolo problema in tutto ciò: il contraltare al relativismo morale e culturale è l’esistenza di una morale e di uno schema di comportamento fissi e ben definiti, cosa che sinceramente non reputo auspicabile. In primo luogo chi è che decide quale sia il giusto atteggiamento morale? Lei, io, una qualunque autorità religiosa o politica o magari un consesso di sapienti? E fino a che punto è lecito limitare la naturale varietà di opinioni e gusti, specialmente in settori come l’intrattenimento? Personalmente sono sempre stato oltremodo anticonvenzionale in molte cose, e se qualcuno si arrogasse il diritto di costringermi a rientrare in una qualunque ortodossia si troverebbe senza dubbio in una situazione assai sgradevole… per lui.
    Un ultima cosa: che l’attuale TV spazzatura sembri fatta apposta per cerebrolesi e mentecatti è un fatto, ma non commetta l’errore di pensare che tutti coloro che seguono le mode, anche le più ridicole, siano un ammasso di cretini, ho conosciuto più di una persona modaiola e convenzionale dotata di cervello.

  44. kheimon says:

    @Paolo: una cultura/morale “mainstream” esiste già ed esisterà sempre, ed è comunque determinata – sebbene non in modo concertato – da poche persone che hanno una straordinaria influenza sulle masse. Dunque la mia “idea”, se così si può dire, non è certo di metterle una camicia di forza, Paolo, o di metterla a chi, come lei, pensa con la propria testa. Auspico solo che la qualità del “mainstream”, la corrente di pensiero omologato dalla quale attingono molti dei nostri conoscenti, nonché noi stessi più di quanto non crediamo, torni a quote più normali. Questo processo non può che funzionare dall’alto verso il basso, purtroppo.

    Se lei non segue il “mainstream”, l’operazione sarebbe per lei a saldo zero. Anzi, a saldo positivo perché si troverebbe ad avere a che fare con un popolo migliore che pensa meglio, vota meglio, apprezza il valore del silenzio, dell’impegno, ecc.

    Si vede dalle piccole cose. Guardi cosa c’è per terra dopo un concerto di Ligabue e lo confronti con quello che trova per terra all’Auditorium di Roma dopo il Beethoven più scontato e popolare (da top 10 della musica classica) che le viene in mente. Allora dirà “ah, ho capito, perfetto”.

  45. mattia says:

    Si vede dalle piccole cose. Guardi cosa c’è per terra dopo un concerto di Ligabue e lo confronti con quello che trova per terra all’Auditorium di Roma dopo il Beethoven più scontato e popolare (da top 10 della musica classica) che le viene in mente. Allora dirà “ah, ho capito, perfetto”.

    questa sera sono andato a un concerto rock dove alla fine per terra c’era la birra che è volata dall’impatto con alcuni pogatori e un bicchiere di vetro rotto. Ma non riesco a dire che le emozioni di quel concerto valgono meno di un “amami Alfredo” coi controcazzi dove alla fine per terra non trovi nulla.
    Ho sentito concerti stupendi in mezzo al fango e sommerso di bicchieri di plastica della birra…

  46. kheimon says:

    Immagino tutti futuri professori associati a breve. 🙂

    Scherzi a parte, qui parlarliamo di casi medi e di elevare questa media. Penso che forme di intrattenimento più evolute di quelle che ci ritroviamo in questo “mainstream” aiuterebbero le masse, che non hanno la tua (nostra?) duttilità: se vedono il banale o l’osceno non lo vedono come un divertissement ma come la Norma.

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