Volendo contare i morti

October 10th, 2017 by mattia | Filed under riflessioni.

Ogni anno sento ricordare il disastro del Vajont nel suo anniversario. Il problema è che non sento mai fare le uniche riflessioni che sarebbero utili su questo disastro. Mai.

Ad esempio che quei 1.917 causati dalla frana del monte Toc nel bacino artificiale sono morti da attribuire alle energie rinnovabili, all'idroelettrico.
Usando gli stessi stratagemmi comunicativi di certi ambientalari dovremmo dire che l'idroelettrico in italia ha fatto 1.917 morti in più dell'incidente di Fukushima. Ma nessuno va in giro a dire che "l'idroelettrico uccide".

Il disastro del Vajont ci ricorda due cose. La prima è che le rinnovabili non sono quelle cosine magiche che vediamo nei disegnini dei libri di scuola o dei volantini di grinpiis. Sono strutture fisiche con dei limiti. Per l'idroelettrico ad esempio il limite è che non puoi costruire dighe ovunque. Ci sono dei posti dove puoi creare bacini artificiali e altri posti dove non puoi (come si è visto). Quando parli di queste tecnologie quindi non è che puoi dire facciamo più idroelettrico! se poi sono finiti i posti dove puoi farlo senza che una montagna ti frani nel bacino d'acqua.

La seconda è che l'impatto di una tecnologia va valutato nel suo complesso. Con quella diga (e le altre collegate) si sarebbe potuta alimentare, indirettamente, l'auto elettrica del vostro vicino di casa che va in giro a dire di essere figo perché lui non inquina. A che prezzo?

Chi si ferma al tubo di scappamento della propria auto e dice che è ecologico  fa un errore madornale. Ma lo fa anche chi dice che non inquina coi suoi pannelli fotovoltaici o con le pale eoliche.
Perché così come non ti fermi al tubo di scappamento dell'auto non puoi fermarti nemmeno al pannello fotovoltaico quando lo compri dal tuo installatore di fiducia. C'è questo articolo che spiega bene le varie fonti di inquinamento nella produzione dei pannelli fotovoltaici. Però ehi, questo inquinamento sta in Cina dove producono i pannelli, che me ne frega ammè. A me interessa che non ci sia il tubo di scappamento del SUV che spara veleni ad altezza carrozzina quando porto in giro mio figlio (cit.)
Chi se ne fotte dell'inquinamento in Cina.

Il problema, come ho detto più volte, è che è mostruosamente difficile misurare l'impatto ambientale come se fosse una variabile unica, con un'unità di misura. Ci sono mille forme d'inquinamento: come le pesi? Conta di più una tonnellata di CO2 immessa nell'atmosfera o un ettolitro di liquido inquinante sversato in un fiume?

Non ho una risposta: è un problema mostruosamente complesso che prima o poi però dovremo affrontare per fare delle scelte.
Quello che preme far capire è che non è un problema affrontabile con un tuitt da 140 caratteri, e che chiunque vi dice che lui è ecologico perché ha l'auto elettrica come minimo sta semplificando oltre misura.
Il disastro del Vajont è lì a ricordarcelo.

 

 

5 Responses to “Volendo contare i morti”

  1. Beppe Grullo says:

    Secondo me più di Vajont/Fukushima è efficace il paragone Banqiao/Hiroshima. Verso il nucleare c’è una paura irrazionale: se ricordi alla gente che l’idroelettrico può causar morti quanto una bomba atomica, forse inizieranno a ragionare.

  2. Mauro says:

    @ Beppe Grullo

    Volendo usare le bombe come paragone, a dimostrare l’irrazionalità della paura del nucleare bastano i numeri che ho raccolo qui: http://pensieri-eretici.blogspot.de/2011/04/pioggia-di-bombe.html

  3. luca says:

    anche il conteggio dei morti indiretti è difficile da quantificare: quanti sono quelli causati dall’inquinamento delle auto?
    e delle centrali termo?
    e del riscaldamento?
    bisogna fare qualcosa, il difficile è cosa.

  4. claudio says:

    te sei sicuro che i nostri nonni non hano fatto cosacce insieme?
    🙂
    Oppure sono, come dico io, banalita’
    http://allarovescia.blogspot.it/2017/07/verdi-e-idro.html

  5. L'Economa Domestica says:

    Sul fatto che l’idroelettrico sia verde e rinnovabile avrei qualche dubbio specifico, partendo proprio dal progetto del grande Vajont. La diga era nata per creare la “banca dell’acqua” (Paolini docet), ovvero per essere il collettore del sistema idroelettrico dei bacini del Boite e del Piave-Ansiei, attraverso il collegamento con la diga di Sottocastello di Tai di Cadore. Questi invasi sono frutto di grossi lavori effettuati negli anni venti e trenta del ventesimo secolo; attualmente, i bacini sono arrivati quasi alla fine della loro “vita utile” stimata in circa cento anni. L’accumularsi di detriti ha infatti ridotto la portata dei bacini-laghi in maniera significativa, rendendoli meno funzionali sia per le centrali idroelettriche sia come serbatoi d’acqua per l’irrigazione dei campi della bassa. Qualche mese fa, con la scusa di lavori urgenti da fare, uno dei bacini piccoli (quello di Valle di Cadore), è stato svuotato improvvisamente e alla chetichella; dato che lo sversamento di colpo è l’unico modo per far fuoriuscire i detriti (la laminazione è inutile), ci sono forti dubbi che sia stata una prova generale per poi procedere con gli altri laghi. Il limo che è stato sversato nel(la) Piave ha creato la morte biologica della parte alta del fiume. Se si procedesse con i giganti del sistema (Lago di Auronzo, lago di Centro Cadore), ci sarebbe un movimento di fango enorme, fango che contiene tra l’altro ottanta anni di svasi industriali di occhialeria. Alla faccia del verde e rinnovabile.

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