Manie igieniste

February 2nd, 2010 by mattia | Filed under editoriale.

Una volta mi trovavo all’Esselunga di Lecco, e volevo comprare delle banane. Allora ho preso delle banane, le ho messe sulla bilancia e vi ho apposto l’adesivo col prezzo (perché l’Esselunga è uno di quei posti dove te la pesi da te la frutta).

In realtà non ho fatto in tempo ad incollare l’adesivo. Una commessa, infatti, si è scaraventata contro di me gridando “Nooooooo!!!”, con gli occhi che le uscivano dalle orbite: sembrava un’ossessa, una zitella quarantenne a cui si sono scaricate le pile proprio sul più bello.

Sembra infatti che la frutta si debba mettere nel sacchetto, usando l’apposito guanto monouso (molto amico dell’ambiente). Anche se sono banane, frutto che non ho mai visto mangiare con la buccia.

L’altro giorno invece ho visto un vecchio in piscina. Era proprio un vecchio di quelli tipici, aveva anche un porro sul naso. Ad ogni modo, questo vecchio aveva una cuffia rosa. Sì, proprio rosa; forse sul lato opposto c’era il disegno di Hello Kitty, vallo a sapere.

Forse la connessione tra i due eventi non è molto chiara. In effetti dovrei spiegare che in Repubblica Ceca non si usa la cuffia in piscina. O Meglio, se vuoi la puoi usare, però puoi farne anche a meno. Non è che se entri in vasca senza cuffia il bagnino chiama la polizia per arrestarti, la ASL chiude la vasca per disinfettarla e il direttore della piscina ti infligge una multa di 1000 euro, il tutto mentre un secondo bagnino ti rincorre con un lungo bastone (che ha il vataggio di funzionare senza batterie).

Di solito quando dico questa cosa – che qui cioè si nuota senza cuffia – gli italiani fanno gli schifati. E ti dicono che loro non avrebbero il coraggio di entrare in una piscina dove la gente non usa la cuffia.

Sono quasi convinto che anche tu che stai leggendo la pensi allo stesso modo; probabilmente potresti anche iniziare a declinarmi tutti motivi igienici per cui è necessario usare la cuffia.

Fermati solo un momento e pensa: quelli come me che hanno il pelo diffuso su ogni centimetro quadrato del corpo, che dovrebbero fare? Noi veri uomini dal petto villoso, dobbiamo forse depilarci come le fighette prima di entrare in acqua? O dobbiamo forse avvolgerci il torso nel domopak per non far scappare nemmeno un pelo?

Qualcuno me lo spieghi: perché la gente si scandalizza se uno entra senza cuffia in piscina, mentre non fa una piega se chi si sta tuffando ha il petto peloso?

Anche perché, se lasci crescere i capelli, essi diventano lunghi, mentre i peli no: essi non li tagli mai, eppure non diventano lunghi mezzo metro. Ciò significa che arrivano a qualche  cm e poi cadono, a differenza dei capelli. Quindi uno si aspetta di perdere più facilmente i peli che i capelli.
E ancora: i capelli li puoi raccogliere con un elastico per non perderli; voglio vederti a farlo coi peli del petto!

Putroppo sembra che la gente non si convinca di queste cose. Perché i comportamenti igienici sono quelle cose che ti insegna la mamma o il regime, e per questo motivo si applicano senza metterli in discussione, senza nemmeno pensare che sono insensati. Proprio come  la necessità del sacchetto e del guanto anche per le banane.

L’altro giorno discutevo proprio di questo con degli italiani, scandalizzati perché qui la gente prende il pane con le mani e se lo mette nei sacchetti (come per la frutta e la verdura). “Che schifo! Che schifo!“. E allora ho chiesto loro quante volte hanno stretto la mano a uno sconosciuto, senza mettersi un guanto, quante volte si sono aggrappati agli appositi sostegni di un tram, quante volte hanno aperto una porta usandone la maniglia. E poi ho chiesto loro se tutte queste volte hanno sempre lavato le mani prima di portarle alla bocca o agli occhi.

Piesse: si noti come sono stato educato, visto che ho citato solo i peli del petto.

Pipiesse: nuotando, qui, non mi è mai capitato di vedere un capello galleggiare in acqua.

14 Responses to “Manie igieniste”

  1. Uidar says:

    Ero all’oratorio estivo, sarà stato il ’95 o ’96, tra i giochi a squadre c’era una staffetta in cui alla partenza versavi l’acqua in un bicchiere, la trattenevi in bocca, correvi dall’altra parte del campo e la sputavi in un imbuto che la incanalava in una bottiglia inizialmente vuota. Vinceva la squadra che riempiva più bottiglie. 40 bambini circa.

    Alla fine della corsa sotto il sole di luglio ebbi una tremenda arsura, colto dall’affanno di placarla presi una bottiglia di quelle appena riempite dagli sputi di 20 bambini e iniziati a bere “a canna”.

    Sono ancora vivo.
    :)

  2. antonio says:

    sei ancora vivo però un mio amico anni orsono ha fatto la stessa cosa tua, più o meno. Arsura durante torneo di tennis, s’è scolato una bottiglia sorseggiata da una decina di tennisti. Dopo due giorni mononucleosi. Con questo non voglio darti nè torto nè ragione, dico solo che se una cosa deve accadere accade. Le mamme di oggi ossessionate dal non fart toccare nulla di strano ai loro piccoli…io ricordo (e spesso i miei genitori mi hanno ricordato) delle porcate che mangiavo quando ero piccolo, addirittura ingurgitavo la terra e sono ancora vivo e in ottima salute (mattia può confermare, spero)…

  3. antonio says:

    mi correggo, di giorni ne sono passati diversi perchè la mononucleosi ha dei giorni di incubazione. Lo dico perchè c’è il “fattore Butta” che potrebbe puntualizzare la cosa. Ciao Mattia!!!

  4. antonio says:

    evviva il mio italiano!!! :-(

  5. mattia says:

    Sì, e in quei giorni si è limonato con un paio di dozzine di ragazze.
    Appunto, la bottiglia in comune non si beve, però quando devi fare a lingua in bocca con la prima che trovi in discoteca nessuno ti dice che non si fa.
    Mah…

  6. Massy says:

    Ti quoto in ogni singola parola.

    E che palle con ste manie. C’era tempo fa un documento power point carinissimo che in sintesi diceva: noi da piccoli ci siam scorticati, non avevamo il telefonino, bevevamo dalle fontane e siamo ancora vivi. Come mai? :)

  7. Paolo says:

    Domenica scorsa sono andato in piscina a Barrandov con un’amica ceca.
    Prima di partire le chiedo se è necessaria l’odiata cuffia ma, non sapendo come dire cuffia in inglese, la indosso e gliela mostro.
    Due minuti più tardi, quando ha smesso di ridere, mi ha chiesto qualcosa del genere: “Ma da che mondo arrivi? E quanti anni hai?”

  8. mattia says:

    Ciò mi fa notare che non so come si dice cuffia in ceco. Azzardo un bazenni cepice…
    Vediamo se ci azzecco

  9. Turz says:

    E poi in Italia fa scalpore la notizia per cui il mouse ha 10 (o 100?) volte i batteri della tavoletta del WC.

    Ma tutta questa roba sull’igiene l’hai scritta nel tuo libro?

    P.S.: Germania-Italia è come Cechia-Italia, paro paro.

  10. mattia says:

    turz, spiegami, ma perché ogni tanto ti metti a leggere le pagine vecchie del mio blog?
    Io ad esempio avrei mille idee migliori su cosa fare qualora avessi del tempo libero.

  11. Turz says:

    Adesso do un po’ una lustratina al tuo ego.

    Allora, ho scoperto questo blog relativamente da poco, e dato che è ricco di articoli interessanti (non tutti condivisibili, ma in genere degni di essere letti) ma che non ho il tempo di leggere tutti insieme, ogni tanto clicco su un’etichetta e comincio a leggere.
    Se ti dà fastidio, non commento più gli articoli più vecchi di X giorni, basta chiedere (specificando X :-) )

  12. Turz says:

    Per di più, tra te, la Schroll-Machl, Oval Books e Paolo Attivissimo mi state facendo venire voglia di scrivere un libro sui tedeschi.

  13. mattia says:

    Pensaci bene, scrivere un libro è comunque un impegno importante. Bisogna leggerlo e rileggerlo diverse volte, per correggere eventuali (e sempre numerosi) errori. Che sono spesso errori non necessariamente grammaticali ma di stile. E rileggere ciò che hai scritto tu, è una palla tremenda.
    Ad ogni modo, ti ringrazio per non aver incluso nei paragoni severgnini.

  14. Turz says:

    Pensaci bene, scrivere un libro è comunque un impegno importante. Bisogna leggerlo e rileggerlo diverse volte, per correggere eventuali (e sempre numerosi) errori. Che sono spesso errori non necessariamente grammaticali ma di stile. E rileggere ciò che hai scritto tu, è una palla tremenda.

    Lo so, però non mi spaventa. Se no non farei il traduttore.

    Ad ogni modo, ti ringrazio per non aver incluso nei paragoni severgnini.

    Leggo solo libri scritti da gente competente ;-)

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