Tutto il potere appartiene ai lavoratori

August 3rd, 2017 by mattia | Filed under praga, repubblica ceca.



Nel mezzanino della metropolitana di Hradčanská potete osservare questa scritta scolpita nel marmo:
tutto il potere nella repubblica socialista cecoslovacca appartiene ai lavoratori

Era il secondo articolo della costituzione.
Di solito non ci bado neanche ma ogni tanto mi capita di osservarla. Mi dà fastidio? Non proprio.

Anzi, è quasi ironica, perché quella frase è obiettivamente una bugia. Durante il comunismo il potere non apparteneva ai lavoratori, ma manco per il cazzo. Il potere apparteneva al partito e ai suoi capi. Che poi, nemmeno loro era il potere, a dirla tutta. Perché se il partito decideva una cosa ma Mosca un'altra era un attimo che ti mandavano i carri armati. In ultima istanza dunque il potere apparteneva a Mosca, mica ai lavoratori. Figuratevi che cosa potevano decidere i lavoratori, niente.

Quella scritta ora è un enorme pro memoria delle balle che raccontavano a quei tempi. Tutti sapevano che non era vero, tutti facevano finta di crederci e siccome era una balla dovevano scriverlo nel marmo con cui rivestivano l'ingresso della metro. Perché se una balla è grossa affinché stia in piedi hai bisogno di scriverla in grande.

Quella frase ora si legge così: guardate come vi prendevano per il culo durante il comunismo.
Forse è persino utile per ricordare come funzionava a quei tempi. Poi magari c'è qualche nostalgico che ci crede ancora adesso e a cui s'infiamma il cuore davanti a quella scritta. Ma tu lo guardi e lo compatisci pensando: guarda, quello nemmeno adesso ha capito che lo prendevano per il culo.

Lo stesso si potrebbe dire per i monumenti italiani ancora oggi marchiati coi simboli del fascismo.
Basta solo cambiare il nome degli attori in gioco.
Chi si esalta davanti a un monumento fascista è patetico come quello qui sopra che non ha capito nemmeno oggi che lo prendevano per il culo. Chi si ostina a voler rimuove quei monumenti non arriva nemmeno a capire che sono invece un utile ricordo di ciò che fu.

E poi c'è la boldrini che non perde occasione per dire una stronzata, ma a quello ormai siamo abituati.

21 Responses to “Tutto il potere appartiene ai lavoratori”

  1. Francesco says:

    Anche la costituzione italiana dice che la sovranità appartiene al popolo, che la repubblica è fondata sul lavoro, e altre amenità del genere…

  2. mattia says:

    Anche la costituzione italiana dice che la sovranità appartiene al popolo, che la repubblica è fondata sul lavoro, e altre amenità del genere…

    La costituzione italiana infatti non dice che la sovranità appartiene ai lavoratori ma che appartiene al popolo.
    Ma soprattutto aggiunge che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, parte che molti minchioni si dimenticano spesso di citare.
    Non è un’amenità, è la verità. In italia il potere appartiene veramente al popolo che lo esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
    Il popolo vota i propri rappresentanti con libere elezioni e questi hanno potere di cambiare qualsiasi cosa. Se il popolo elegge al parlamento una maggioranza di due terzi di rappresentanti che vogliono fare una cosa, qualsiasi cosa essa sia, possono farla.
    Dimostra il contrario.

  3. Francesco says:

    Fondata sul lavoro non significa niente – a meno di vietare la disoccupazione per legge.

  4. mattia says:

    Fondata sul lavoro non significa niente – a meno di vietare la disoccupazione per legge.

    Non hai capito come funziona qua.
    Hai posto una questione che ti ho contestato.
    Non è che fai finta di niente e parli d’altro.
    Ti ho dimostrato che la sovranità appartiene davvero al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione. Quindi non è un’amenità ma è la pura realtà.
    Sei capace di dimostrare il contrario o no?

  5. Francesco says:

    No, francamente no, non lo nego. Ma che cosa le faceva pensare che il mio primo intervento fosse polemico nei suoi confronti – o solidale con i comunisti cecoslovacchi?

  6. mattia says:

    No, francamente no, non lo nego.

    Quindi il tuo messaggio di prima era inutile.
    Buona continuazione.

  7. brain_use says:

    Aggiungo che è vero anche che la Repubblica (o almeno la sua sopravvivenza economica) è fondata sul lavoro.
    Di quelli che lavorano.
    Poi ci sono quelli che si fanno mantenere, ma è un’altra storia.

  8. Peto says:

    @mattia
    Se il popolo elegge al parlamento una maggioranza di due terzi di rappresentanti che vogliono fare una cosa, qualsiasi cosa essa sia, possono farla.
    Al netto dei colpi di testa della Corte Costituzionale 😉

  9. mattia says:

    Al netto dei colpi di testa della Corte Costituzionale

    no, perché con una maggioranza di due terzi puoi cambiare la costituzione come vuoi, senza nemmeno referendum confermativo.
    E la corte costituzionale non può dichiarare incostituzionale la costituzione.
    Puoi anche cambiare la costituzione e cancellare la stessa corte costituzionale, volendo 🙂

  10. Peto says:

    E la corte costituzionale non può dichiarare incostituzionale la costituzione.
    Puoi anche cambiare la costituzione e cancellare la stessa corte costituzionale, volendo 🙂

    Beh, la Corte Costituzionale se non erro è arrivata a “interpretare” l’articolo 139 allargando il ventaglio di aspetti che non si possono modificare… Non mi sorprenderei più di nulla. Io per sicurezza, dovendo fare modifiche importanti, cancellerei prima la Corte Costituzionale 😀 Sarebbe più facile che promulgare una nuova Costituzione (forse)!

  11. Klement says:

    Il partito comunista era l’avanguardia del lavoro dipendente che in alleanza col lavoro autonomo esercitava la sua dittatura. La “mission” dei comunisti era diversa da quella dei partiti liberali borghesi che rappresentavano e rappresentano gli interessi dei grandi gruppi privati territoriali.

    Per che cosa ha lottato Havel? Per che cosa hanno lottato Sakharov e Solzenycin e tutte le madonne addolorate usate in funzione anticomunista all’Ovest?

    Per ripristinare le 8 ore lavorative allungando l’orario di lavoro, per l’università a pagamento (in URSS era gratuita con piccolo stipendio e selezione rigida), per ripristinare i licenziamenti economici in aggiunta a quelli disciplinari, magari per reperire i finanziamenti ricorrendo alle banche private strozzine. Questo è al di là di cose non positive tipo la politica deflazionistica usata per mantenere la piena occupazione (evidentemente, riuscire a mantenere la piena occupazione usando solo il debito pubblico era difficile).

    E basta equiparare moralisticamente (cioè fighettisticamente) fascismo e socialismo. Anche perchè spesso si inizia così. In Italia si è iniziato così, blaterando dei “morti di serie B” ecc. perchè una fazione politica schifata come lo era la destra in Italia fino a 25 anni fa a prenderla larga ci riesce meglio a ritagliarsi agibilità politica.

  12. mattia says:

    Per che cosa ha lottato Havel?

    Per fare in modo che un professore universitario non venisse cacciato dalla facoltà per motivi politici come accadde a suo fratello.

    per l’università a pagamento (in URSS era gratuita con piccolo stipendio e selezione rigida),

    Sono passati un po’ di anni dal 1989 e qui l’università è ancora gratuita.
    Per quest’anno i termini di iscrizione sono scaduti, ma l’anno prossimo puoi iscriverti pure tu del tutto gratuitamente.
    Non è mai troppo tardi per studiare.
    E tu ne hai bisogno. Tanto.

  13. mattia says:

    er ripristinare i licenziamenti economici in aggiunta a quelli disciplinari, magari per reperire i finanziamenti ricorrendo alle banche private strozzine.

    dimenticavo, se vuoi ti presento una gentile signora che scappò dalla cecoslovacchia comunista.
    (sì, “scappò”, ché mica potevi uscire liberamente dal paese)
    Quando la sua fuga fu scoperta la madre, che lavorava in una casa editrice legata all’esercito, perse il lavoro e fu mandata a pulire i gabinetti.
    Eh, ma non c’era disoccupazione. Non c’erano i licenziamenti! Tutti avevano un lavoro!
    Credici, credici

  14. mattia says:

    Beh, la Corte Costituzionale se non erro è arrivata a “interpretare” l’articolo 139 allargando il ventaglio di aspetti che non si possono modificare…

    link?

  15. Peto says:

    Beh, la Corte Costituzionale se non erro è arrivata a “interpretare” l’articolo 139 allargando il ventaglio di aspetti che non si possono modificare…

    link?

    Dovrei fare una ricerchina, per ora ti scrivo ciò che ricordo delle chiacchierate sul tema con conoscenze più esperte di me: non essendo modificabile la forma repubblicana, ci sarebbero degli articoli (non ricordo se è un elenco puntuale o l’intero blocco dei principi fondamentali) che, dando attuazione alla forma repubblicana, diventano anch’essi immodificabili.

    Ripeto, se non erro è così, ma farò una ricerca!

  16. Peto says:

    Ho trovato il testo di una interessante lectio del[l’allora] Presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo. Il punto che interessa a noi è presentato nella terza parte, dove richiama la sentenza 1146 del 1988[grassetti miei]:

    La Costituzione italiana contiene alcuni principi supremi che non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale neppure da leggi di revisione costituzionale o da altre leggi costituzionali. Tali sono tanto i principi che la stessa Costituzione esplicitamente prevede come limiti assoluti al potere di revisione costituzionale, quale la forma repubblicana (art. 139 Cost.), quanto i principi che, pur non essendo espressamente menzionati fra quelli non assoggettabili al procedimento di revisione costituzionale, appartengono all’essenza dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione italiana.

    A quanto dice poi Gallo, però, non sono stati formalmente elencati.

  17. mattia says:

    @Peto,

    ciò che hai linkato è inquietante (e non ne ero a conoscenza, grazie della segnalazione).
    La parte più mostruosa è quella in cui gallo ammette candidamente che la corte costituzionale si è data da sola questo potere che la costituzione non indica tra i suoi compiti.
    Siamo ai limiti del colpo di stato.
    La cosa più assurda è che se vuoi contestare l’attribuzione di questo potere dovresti fare ricorso proprio alla corte costituzionale.
    Sono sempre più convinto che in italia ci sia un problema enorme con la corte costituzionale che tutti fanno finta di non vedere.

  18. mamoru says:

    in realta’ sono come i guardiani della rivoluzione e ti toglierebbero (a malincuore e per una giusta causa, la loro ovviamente) pure i diritti umani fondamentali.

    quindi la corte costituzionale sarebbe scevra, per definizione, dalla possibilita’ di attentare alla costituzione stessa??
    ma cacciarla a cannonate certa brutta gente, pare troppo sgarbato?

  19. brain_use says:

    problema enorme con la corte costituzionale

    Mica solo con quella.
    Hai presente il TAR del Lazio? 😉

  20. Peto says:

    La parte più mostruosa è quella in cui gallo ammette candidamente che la corte costituzionale si è data da sola questo potere che la costituzione non indica tra i suoi compiti.

    Sì, per come la pone lui sembra quasi che sia bene lasciare fuori da certe questioni la politica, il che suona un po’ come «La guerra… Troppo seria per lasciarla in mano a dei militari!» di Clemenceau.

    Da considerare inoltre, che non essendo chiaro quali siano tutti questi “principi supremi” (ne son stati menzionati solo alcuni in varie sentenze), nulla vieta loro di bloccare una qualsiasi riforma costituzionale con la scusa dell’appartenenza all’essenza dei valori supremi!

  21. mamoru says:

    @mattia
    guarda sul NYT com ci spiegano le meraviglie del socialismo…

    “When Americans think of Communism in Eastern Europe, they imagine travel restrictions, bleak landscapes of gray concrete, miserable men and women languishing in long lines to shop in empty markets and security services snooping on the private lives of citizens. While much of this was true, our collective stereotype of Communist life does not tell the whole story.”

    Why Women Had Better Sex Under Socialism

    https://mobile.nytimes.com/2017/08/12/opinion/why-women-had-better-sex-under-socialism.html