Domanda ai fumatori

June 19th, 2017 by mattia | Filed under riflessioni.

Io in realtà non mi ero nemmeno accorto di niente. Probabilmente perché avevo 4 ore di sonno alle spalle e ho fatto gran parte del viaggio dormendo della quinta. Ho saputo tutto solo quando il personale ha fatto l’annuncio: un passeggero è andato al cesso dell’aereo a fumare, ha gettato il mozzicone nel cestino e ha provocato un principio d’incendio. Un genio totale, che fortunatamente è stato arrestato una volta arrivati a destinazione.

Per anni mi sono chiesto a cosa servisse quel simbolo “vietato fumare” che trovi ovunque sugli aerei sempre illuminato. C’è forse gente che si mette a fumare sull’aereo? Ehm… sì, evidentemente c’è.

La domanda però che ora mi viene da fare è un’altra: come fanno i fumatori a vivere con certe limitazioni? Non era mica un volo transatlantico, si trattava di astenersi dal fumo per poche ore. Possibile che il desiderio di fumare sia così irresistibile da rischiare l'arresto?

Non so, io se avessi una dipendenza così invalidante farei di tutto per smettere. Al di là dei discorsi sulla salute, anche solo perché ti rende la vita una merda. Invece di farti il tuo viaggio in santa pace sei obbligato a rischiare l'arresto perché fumi nel cesso dell'aereo.

Lo domando a chi tra voi fuma e ha una dipendenza a questi livelli: come fate a sopportare queste limitazioni alla vostra vita?

19 Responses to “Domanda ai fumatori”

  1. Darth Stefano. says:

    È una tossicodipendenza e come tale la tratto.
    Reggo Trieste – Milano in treno perché c’è un quarto d’ora a Mestre in cui posso rifornirmi di nicotina.
    Per andare in vacanza al sud ho preferito 12 ore di auto guidando da solo, musica e sigarette è stato un viaggio fantastico.
    Ovviamente un volo transatlantico mi è precluso, dovrebbero sedarmi, ma me ne faccio una ragione.
    Il tipo del tuo aereo era solo stupido, qualsiasi fumatore responsabile sa che il mozzicone acceso fa danni.
    Era in bagno, spegnerlo prima con l’acqua?

  2. mattia says:

    Ovviamente un volo transatlantico mi è precluso, dovrebbero sedarmi, ma me ne faccio una ragione.

    Ok, ma quindi per te è normale non poter andare mai negli U.S. of A. o in Cina (in pratica resti per sempre in Europa, o giù di lì) per via delle sigarette?
    Per carità, poi uno mi dice che non gliene frega niente di viaggiare, quindi per lui non è una limitazione.

  3. camicius says:

    Era in bagno, spegnerlo prima con l’acqua?
    Indipendentemente dall’incendio, c’è un rilevatore che se ne accorge comunque.

    Il punto è che in aereo il fuoco è una cosa SERIA. Serissima.

    Al primo accenno di fumo, puzza o cose del genere è immediato MAYDAY, e land as soon as possible.

    Chi ha sottovalutato un incendio a bordo ci ha lasciato le penne, vedi questo incidente, ma ce ne sono anche altri.

  4. ZioPippo says:

    Io non fumo, ma ho capito cosa volesse dire “dipendenza” nei miei frequenti viaggi in treno tra milano e napoli: il via vai di persone che a ogni fermata (bologna, firenze, roma) DOVEVA uscire a fumare. Stare più di un’ora e mezza senza sigaretta era troppo.

  5. Darth Stefano. says:

    @ mattia: esatto, i viaggi non mi interessano particolarmente quindi non ne soffro.
    Anni fa, avevo un collega che per le sue vacanze transoceaniche sceglieva solo destinazioni servite da Aeroflot, una delle ultime compagnie ad arrendersi al divieto. Ti sto parlando di Urss e Russia di Eltsin, quindi qualche anno fa.
    @ camicius: infatti, la sapevo anch’io così. Il rilevatore dice “fumo = incendio”, probabilmente non l’avrebbe scampata comunque. Ho lavorato nel settore dei trasporti aerei (cargo) e chi ci ha istruito è stato chiaro e convincente sui danni da fuoco.

  6. Pif says:

    come ha già detto qualcuno sopra: Tossicodipendenza, e sottoscrivo.

    A questo proposito mi sento di consigliare vivamente a chi fuma la lettura, anche solo per curiosità, del libro “è facile smettere di fumare se sai come farlo” del grande Allen Carr.
    Non c’è scritto niente di particolarmente innovativo, niente che un fumatore non sappia già in cuor suo. Però trovare certe riflessioni esposte in maniera organica e seguendo un filo logico aiuta chi poi matura la decisione di smettere.
    Buona lettura.

  7. luca da osaka says:

    Io da fumatore incallito non comprendo questa cosa. Faccio Italia Giappone almeno 4 volte l’ anno e Cina-Giappone 10 volte. Senza contare la 60 di viaggi che faccio all’ interno del Giappone.
    Certo ammetto che in buisness parto a dormire tutto il volo ma quando torno con la famiglia si va in economi e li mica dormo ma tengo duro. Che cogliona certa gente

  8. Loris says:

    Dato che la dipendenza è data dalla nicotina, uno potrebbe prendere un cerotto a rilascio di nicotina per prendere l’aereo

  9. Shuren says:

    Gomme, dormire, leggere e giochi sul cellulare senza rete dati in aereo.

    E aggiungo che la sigaretta a terra non è forse una liberazione ma piuttosto un premio. Sei stato bravo, composto, dignitoso e hai rispettato le regole. E ora ti meriti un caffè con sigaretta. Solo chi ha una dipendenza può comprendere il concetto di premio alla fine. Ed è una goduria breve ma immensa.

    Il tizio che ha fumato in bagno era un coglione che conferma la regola di tanti fumatori incalliti che magari provano disagio, sì, ma tutto sommato lo gestiscono e se ne fanno una ragione.

    Sul treno è più gestibile.

  10. Alessandro says:

    Da fumatore posso dirti che non ho particolari problemi ad attendere anche svariate ore. Lo dimostrano i voli Roma-Tokyo. Certo le cose cambiano quando mi trovo in una situazione in cui potrei tranquillamente fare due metri e fumarmi una sigaretta e per qualche motivo questo non è possibile.
    Oltretutto ho sempre fatto questo ragionamento: se posso dormire svariate ore e rigirarmi nel letto per altrettante ogni domenica senza avvertire il bisogno impellente di una sigaretta, posso aspettare tranquillamente tutto il tempo necessario. La dipendenza da nicotina è largamente psicologica e ogni persona la affronta a modo suo ma non ho mai incontrato qualcuno che sisveglia di notte perchè si sta fumando sotto. Il tipo sull’aereo è semplicemente un cretino.

  11. Jived says:

    Sui voli verso l’asia senti sempre un odore di fumo intorno al bagno dopo un po’ (mi è capitato solo verso l’asia)… deve essere veramente una tortura per loro, tortura che non concepisco.

    Nel ’95 ho fatto un viaggio con i miei genitori super economy verso l’america scompartimento fumatori… quel viaggio lo associo a tutte le declinazioni del concetto di “soffocare”: un incubo e ringrazierò sempre le normative vigenti.

  12. mattia says:

    Dato che la dipendenza è data dalla nicotina, uno potrebbe prendere un cerotto a rilascio di nicotina per prendere l’aereo

    Ma funzionano davvero quei cerotti?
    Se sì, perché non hanno fatto smettere tutti di fumare?

  13. mattia says:

    o da fumatore incallito non comprendo questa cosa. Faccio Italia Giappone almeno 4 volte l’ anno e Cina-Giappone 10 volte. Senza contare la 60 di viaggi che faccio all’ interno del Giappone.

    Appunto. Anche a me è capitato di fare volti lunghi con colleghi fumatori e sì, li vedevi un po’ nervosi e impazienti, ma non al punto da fumare al cesso.
    Però a questo punto vorrei capire se esiste un livello di dipendenza superiore tale da superare questa barriera oppure questo era dipendente quanto voi ma solo cretino, ossia se poteva resistere come voi e invece ha fatto la cazzata

  14. Shuren says:

    @Mattia:

    “Ma funzionano davvero quei cerotti?”

    No ma anche sì. Oppure inverti, sì ma anche no.

    “Se sì, perché non hanno fatto smettere tutti di fumare?”

    Perchè c’è il lato “ma anche no”. Traduci il “ma anche no” con le seguenti componenti rituali e mischiale pure tra loro se vuoi:

    – celebrare qualche evento
    – premio alla fine di qualcosa
    – mitigare un disagio per qualcosa
    – noia (influssi negativi, sigaretta = crocifisso)
    – tenere in mano qualcosa di cui si ha potere di consumo veloce o lento
    – aspirare più o meno velocemente
    – espirare più o meno velocemente
    – alchimia, cioè caffè e sigaretta oppure d’inverno cioccolato e sigaretta oppure coca cola e sigaretta oppure sidro e sigaretta oppure….
    – odore sigaretta pre-accensione versus odore sigaretta accesa
    – pranzo + sigaretta finale = piacere + piacere = 2piacere (anche) elevato alla elementi di cui sopra

    Il tutto, comodamente in pacchetti da venti e con la benedizione del Monopolio di Stato.

  15. mattia says:

    – tenere in mano qualcosa di cui si ha potere di consumo veloce o lento

    Be’, per quello c’è sempre a disposizione il pisello.

  16. Shuren says:

    Ahahaha! 😀

  17. ZioPippo says:

    La componente rituale e sociale del “fumarsi una sigaretta” ha un potere psicologico superiore a quello della nicotina, e non c’è cerotto che tenga in quel caso.

    Tornando ai viaggi in treno, molte persone già prima che l’altoparlante annunciasse “Stiamo arrivando alla stazione di pincopallo” si preparavano con sigaretta e accendino e passavano tutto il tempo dall’annuncio all’effettivo arrivo (e negli anni “00” sull’Eurostar questo tempo era una variabile moooolto aleatoria) a picchiettare nervosi la sigaretta e giocherellando sempre nervosi con l’accendino. Oh, mi mettevano un’ansia! Quando scendevano a fumare ero quasi più “liberato” io di loro 😀 😀 😀

  18. Astaroth says:

    Dipende sempre da decine di fattori: in aeroporto dopo il check-in non si può fumare e spesso mi ha dato fastidio (una volta sono uscito ed ho rifatto la fila per il check-in) mentre altre volte sto anche sei/sette ore senza sentire il bisogno di fumare, giusto l’altro ieri il freccia rossa ha fatto due ore di ritardo e me ne sono stato buono al mio posto senza sentire la necessità di accendermi una sigaretta.
    Secondo me non è tanto la nicotina o la sigaretta in sé quanto la propria condizione psicologica del momento.

    P.s. Sono da cellulare e per mettere il nome e la mail i campi erano già riempiti con un username ed una email che non sono le mie.
    Magari è una sciocchezza, però intanto te lo segnalo.

  19. Mauro says:

    Be’, per quello c’è sempre a disposizione il pisello.

    Per te che sei un porcello 😉