La storia puoi raccontarla in modi diversi

June 16th, 2017 by mattia | Filed under riflessioni.

Alla fine tutto dipende da come racconti la storia. Prendete questa vicenda riportata su repubblica:
Torino, la denuncia di una ricercatrice: "Lasciata a casa dall'Università perché sono incinta"

A metà maggio non le è stato rinnovato il contratto da 1100 euro al mese che durava da 15 anni. "Mi hanno detto: le cose cambiano". Il rettore Ajani: "Abbiamo le mani legate, serve una legge"

Messa così sembra un gravissimo caso di discriminazione. Eppure se ti fermi un attimo ti accorgi che la storia può essere raccontata in un modo molto diverso.

Ricapitoliamo: questa ricercatrice ha 37 anni e va avanti dal 2002 con dei contrattini, degli assegni di ricerca e delle borse di studio.
Adesso, se a 37 anni non ti sei ancora stabilizzata non ti viene in mente che forse la ricerca non fa per te?

Mi spiego: a 37 è ora di iniziare a portare tu i soldi all'ateneo. Non è che puoi continuare a vita con le borse di studio e gli assegni di ricerca. A un certo punto sei tu che fai un po' di domande per dei grant, una prima o poi - anche per sbaglio - la vinci e inizi a pagare il tuo stipendio e quello degli altri.

Estremizzo volutamente: se questa signora avesse vinto un ERC col ciuffolo che l'avrebbero lasciata a casa. Se la tenevano stretta, lei e il suo ERC (con tutti i soldini - tanti - che porta).
Ovviamente non è che tutti devono vincere un ERC, ma lo stesso discorso vale per grant minori. Insomma, se a 37 anni ancora dipendi da qualcuno che ti deve rinnovare ogni anno un assegno di ricerca che convenienza ha il dipartimento a tenerti lì? Questo al di là del discorso della maternità.

Di solito coloro che non sono dentro questo mondo quando sentono questi discorsi iniziano a strabuzzare gli occhi: perché mai dovresti essere tu a portare i finanziamenti all'università? Sono loro che ti devono pagare, non tu che porti i fondi! Tieniti e fondi per te e manda a f... l'università!

Ehm... non funziona così. I fondi li prendi perché sei affiliato: senza università alle spalle anche coi fondi per la ricerca non potresti fare niente.
Portare fondi all'università dove si lavora è una cosa normale. Perché se hai fondi puoi attrarre persone, pagarle e crearti un gruppo. Le università non vogliono un peso da mantenere, ma gente che è capace di attrarre fondi.

Ed è così ovunque. Negli annunci di lavoro per posizioni accademiche trovi sempre scritto che il candidato deve dimostrare di essere in grado di attrarre fondi per la ricerca. Un mio amico che è sulla strada per diventare professore associato negli Stati Uniti mi ha detto che deve dimostrare di aver portato all'Università circa 1 milione di dollari di fondi di ricerca. Nella mia università non hanno pretese così alte ma se non porti nemmeno un ghello non passi.

Per qualche strano motivo in italia invece si pensa che sia l'università a doversi sbattare per trovare le risorse per pagarti. È considerato dovuto, per il solo fatto che hai lavorato lì tot anni allora devono trovare il modo per finanziarti lo stipendio.
A me fa quasi ridere leggere frasi come "A 37 anni, con laurea e dottorato e tutti i titoli accademici che si possano avere, avevo una borsa di studio da 1100 euro netti al mese". Sembra quasi che avere un dottorato per lei dia diritto automaticamente ad avere uno stipendio fisso in dipartimento. Come se fosse qualcosa che ha solo lei. Eh, ok... hai un dottorato, e poi?

La cosa più assurda di tutto questo è che nessuno lo fa notare. È normale che una persona che a 37 anni vive ancora di borse di studio e ha solo 13 articoli su riviste internazionali debba essere ancora mantenuta dalla mammella del dipartimento.
In nome di cosa, della parola "ricerca"? Allora mettiamo l'etichetta "ricerca" a qualsiasi cosa e ci sediamo pretendendo uno stipendio sicuro.
Non è che se uno ha scritto "ricercatore" sotto il nome allora è un intoccabile altrimenti "sei contro la ricerca".

Era così difficile dire che questa signora, maternità a parte, era normale che venisse fermata perché non è riuscita a fare il salto di qualità che ci si aspetta per chi intraprende quella carriera?
No, perché altrimenti la maternità diventa una comoda scusa per gridare alla discriminazione quando invece quello stop ci stava e basta.

19 Responses to “La storia puoi raccontarla in modi diversi”

  1. tancredi says:

    Questo è un caso da manuale di “no good deed goes unpunished”.
    L’Università di Torino ha peccato di eccessiva generosità, e adesso ci fanno pure una figura di merda sui media.
    Se avessero terminato il contratto 5 o 7 anni fa, come è del tutto ragionevole, non si sarebbero andati a mettere in questa imbarazzante situazione in cui sembra l’abbiano licenziata per via della gravidanza e devono mandare avanti il rettore a (fingere di) cospargersi il capo di cenere.

    Questa ricercatrice lavora lì da ben 15 anni (alla faccia della mobility, tra l’altro), con il suo stipendiuccio che cala dall’alto. Sarebbe finita così ovunque, non solo negli US, ma anche in Irlanda, UK, Olanda, Danimarca, Singapore, Canada (paesi in cui tanti immaginano esista un bengodi accademico stile Italia anni ’60).

    In ogni caso, se in questi non pochi anni ha fatto lavori importanti (13 paper possono sembrare pochi, ma magari nel suo campo è normale, magari sono tutti primo autore e seminal papers, non si può mai dire…) nulla le impedisce ora di fare domanda per un postdoc o una junior faculty altrove e sbaragliare la concorrenza con l’esperienza che avrà alle spalle.
    Idealmente potrebbe pure vincere un grant e sistemarsi dove le pare, pure a Torino, e continuare la sua carriera come group leader.
    Se nessuna di queste opzioni è plausibile, forse bisognava cambiar carriera… 5 anni fa.

  2. Ivan says:

    “A dicembre, prima che dicessi che ero incinta, era stato messo in previsione un fondo perché io continuassi a lavorare in quel laboratorio, ma quando a gennaio ho rivelato che aspettavo un bambino mi hanno detto proprio così: ‘Le cose cambiano'”. Dunque, rebus sic stantibus, è stata proprio la gravidanza, non la scarsa capacità della ricercatrice, a motivare il mancato rinnovamento.
    Forse non lo sai, ma in Italia il precariato della ricerca è un problema esistente e sentito (al pari del nepotismo e delle baronie, che qui contano più dei finanziamenti che uno riesce ad attrarre). Non so in Repubblica Ceca. Non è che i ricercatori italiani precari siano tutti dei mediocri.
    E prima di insinuare che la Dal Bello non sia una ricercatrice meritevole, da’ un’occhiata alle banche dati: l’h-index e il g-index sono, rispettivamente, 24 e 49 nel suo caso, 10 e 14 nel tuo.

  3. mattia says:

    Dunque, rebus sic stantibus, è stata proprio la gravidanza, non la scarsa capacità della ricercatrice, a motivare il mancato rinnovamento.

    Questo è quello che dice lei. Perché in effetti fa molto comodo attaccarsi alla gravidanza: diventi inattaccabile.

    Forse non lo sai, ma in Italia il precariato della ricerca è un problema esistente e sentito (al pari del nepotismo e delle baronie, che qui contano più dei finanziamenti che uno riesce ad attrarre).

    Mai negato. Ma anche in un sistema del genere se vinci un ERC puoi anche mettere un “chi se ne fotte” al nepotismo.
    Non è che puoi sempre usare la scusa del nepotismo per giustificare i fallimenti.

    Non è che i ricercatori italiani precari siano tutti dei mediocri.

    E infatti non l’ho mai sostenuto (anche solo per il fatto che ne conosco di eccellenti).
    Ottimo esempio di uomo di paglia.

    E prima di insinuare che la Dal Bello non sia una ricercatrice meritevole, da’ un’occhiata alle banche dati: l’h-index e il g-index sono, rispettivamente, 24 e 49 nel suo caso, 10 e 14 nel tuo.

    LOL. Sì, proprio. Sul serio usi l’h-index così?
    Che tenerezza.
    L’h-index va capito. Può dire tutto e non dire niente. Per un periodo sono uscito con una tipa che aveva un h-index che era la metà del mio, solo che era fatto con 3 – tre! – pubblicazioni. E sticazzi.
    Ah, tra quei 13 articoli solo quattro (se ho contato bene) sono a sua prima firma. Ciao.
    Quando guardi dentro quell’h-index le cosa cambiano molto.

    Dopodiché, quella è solo una parte della carriera. C’è tutto il resto. Anzi, non c’è.

  4. mattia says:

    magari sono tutti primo autore

    No, solo 4 sono primo autore.

  5. mattia says:

    Per capirci, questo è l’elenco delle posizioni in cui si trova come autore nei 13 articoli

    3
    2
    4
    1
    4
    8
    5
    3
    1
    1
    4
    1
    2

    Io davanti a un elenco così non ti so nemmeno dire qual è la linea di ricerca di questa persona.

  6. tancredi says:

    @Ivan

    E prima di insinuare che la Dal Bello non sia una ricercatrice meritevole, da’ un’occhiata alle banche dati: l’h-index e il g-index sono, rispettivamente, 24 e 49 nel suo caso, 10 e 14 nel tuo.

    Scusa, forse mi sfugge qualcosa, come fa ad avere h index = 24 con soli 13 papers?
    Questa è la definizione standard di h-index:

    The definition of the index is that a scholar with an index of h has published h papers each of which has been cited in other papers at least h times.

    Poi sarebbe anche interessante conoscere la media e la mediana degli h-index dei ricercatori di quel campo con analoga seniority, ma questo è un dato spesso difficile da ottenere.

    In ogni caso, rebus sic stantibus, come diresti tu, se la ricercatrice ha in effetti questa eccellente carriera alle spalle, perché non va a fare una bella named fellowship negli US, in nord europa, in east asia, andando a guadagnare anche di più di quelli che l’hanno licenziata (invece di 1100 euro/mese). Sarebbe la miglior vendetta di fronte al torto che ha subìto.

  7. mattia says:

    Scusa, forse mi sfugge qualcosa, come fa ad avere h index = 24 con soli 13 papers?

    nemmeno il mio è 10 se è per quello…

    Poi sarebbe anche interessante conoscere la media e la mediana degli h-index dei ricercatori di quel campo con analoga seniority, ma questo è un dato spesso difficile da ottenere.

    esattamente. Ci sono campi in cui si citano compulsivamente a vicenda e altri campi in cui ognuno si fa i c. suoi…

    In ogni caso, rebus sic stantibus, come diresti tu, se la ricercatrice ha in effetti questa eccellente carriera alle spalle, perché non va a fare una bella named fellowship negli US, in nord europa, in east asia, andando a guadagnare anche di più di quelli che l’hanno licenziata (invece di 1100 euro/mese).

    potrebbe fare un JSPS fellowship, ad esempio.
    Pagano bene.

  8. Ivan says:

    “Questo è quello che dice lei. Perché in effetti fa molto comodo attaccarsi alla gravidanza: diventi inattaccabile”. Quindi non è solo una ricercatrice mediocre, ma anche una bugiarda e una calunniatrice. Che persona spregevole.
    Strano poi che il rettore non abbia smentito le affermazioni della Dal Bello. Dirai che il rettore non voleva mettersi contro le femministe… Dev’essere un complotto ordito dalla ricercatrice e dal rettore con l’oscura regia di un collettivo femminista.
    Strano anche che, se era così incapace, dopo tanti anni le abbiano sospeso il contratto solo quando è rimasta incinta. Che coincidenza. Ma tutto è possibile.
    Ad ogni modo, non sembra un’incapace, né una fannullona, a giudicare dal curriculum che si trova in rete. Ha partecipato a diversi progetti di ricerca.

  9. Beppe Grullo says:

    Ma non potevano rinnovarle un altro anno e poi darle il benservito l’anno seguente, invece di farlo a gravidanza in corso? La stragrande maggioranza delle aziende riesce ad accantonare fondi per coprire le spese “improduttive” come questa, l’università è messa così male da non riuscire a farlo?

    Comunque ha ragione il rettore, dovrebbe intervenire il legislatore.

  10. mattia says:

    Quindi non è solo una ricercatrice mediocre, ma anche una bugiarda e una calunniatrice.

    Cosa c’entra la calunnia lo sai solo tu. Non mi risulta abbia denunciato nessuno all’autorità giudiziaria.
    Sul “bugiarda”, non ho mica detto quello.
    Io ho detto che quella è la sua versione, non necessariamente la verità. La conclusione per cui è stata lasciata a casa a fronte della gravidanza è una sua conclusione. Non necessariamente è bugiarda, magari è intimamente convinta di questa versione perché è quella più comoda.

    Strano poi che il rettore non abbia smentito le affermazioni della Dal Bello.

    E perché strano?

    Dirai che il rettore non voleva mettersi contro le femministe…

    Iene che sono capaci di rovinarti una carriera mettendoti un bollino -ofobo.
    C’è da capirlo.

    Dev’essere un complotto ordito dalla ricercatrice e dal rettore con l’oscura regia di un collettivo femminista.

    Tu hai qualche serio problema.
    Un complotto è un piano ordito da più persone in combutta tra di loro. Se il rettore è in combutta con le femministe non può aver paura delle femministe. Non c’entra niente.
    Non sai cosa scrivi.

    Strano anche che, se era così incapace, dopo tanti anni le abbiano sospeso il contratto solo quando è rimasta incinta.

    No. Il contratto scadeva ogni anno: nel 2016, nel 2015, nel 2014…
    Di fatto ha avuto quattro contratti dopo il dottorato:
    01/02/2011 al 31/01/2014
    02/02/2014 al 01/02/2015
    dal 05/02/2015 al 04/08/2016
    dal 14/09/2016 al 14/05/2017

    Quattro contratti, e il quinto non è andato. Normale.

    Che coincidenza.

    Cosa c’è, ti risulta così strano che dopo quattro contratti il quinto non vada?

    Ad ogni modo, non sembra un’incapace, né una fannullona, a giudicare dal curriculum che si trova in rete. Ha partecipato a diversi progetti di ricerca.

    Che tenerezza fai. Si vede lontano 1 km che non hai idea di cosa stai parlando.
    Non hai alcuna esperienza nel valutare un curriculum accademico.
    Sembri quelle nonnine che siccome il nipote lava la vetreria in un dipartimento di una università va in giro a dire che è lì lì per vincere in nobel.
    Ha partecipato a diversi progetti di ricerca? E ci mancherebbe altro. Altrimenti che stava in dipartimento a fare?

    C’è modo e modo di partecipare a un progetto di ricerca.
    Il primo progetto di ricerca per cui ho lavorato era un progetto finanziato dall’U.E. Sai che facevo? Programmavo del software in Labview per il laboratorio. Utile, certo, ma rilevanza scientifica zero.
    In un progetto c’è il PI, c’è chi da un contributo scientifico, c’è chi si smazza il lavoro grossolano in laboratorio e chi fa lavori di second’ordine.
    Nel mio progetto di ricerca ho impiegato due studenti che mi fanno lavoretti che non ho il tempo di fare io (e che non richiedono grande competenza). Sì, possono scrivere di aver partecipato a un progetto di ricerca, ma cosa hanno fatto? Avvolto solenoidi, saldato circuiti…
    Ma sul serio ti fai impressionare da cose del genere?

  11. shevathas says:

    My 2 cent’s. In italia molti pensano che il lavoro sia un diritto e che quindi il resto del mondo debba attivarsi per darti il lavoro che desideri alle condizioni che desideri.
    Prima, quando la PA veniva usata come un colossale ammortizzatore sociale, poteva anche essere così ma oggi, che i soldi son pochi e devi tagliare i rami secchi, non è più così.
    L’entrare per mera “anzianità di servizio” con regolarizzazioni a pioggia, non è più un modo per entrare nella PA, da almeno trent’anni a questa parte.

    L’errore che ha fatto la donna è stato il ridursi a dover puntare tutto su un solo cavallo, invece di cercare altri ippodromi ed altri cavalli.
    Se dopo 15 anni in un settore non batti chiodo e non cambi, spiace dirlo ma è anche colpa tua. Ha puntato tutto su un solo cavallo ed ha perso.

  12. Faber says:

    Se il rettore è in conbutta con le femministe non può aver paura delle femministe.

    Tu, il rettore e le femministe lavorate insieme?

    Scusami, non ho resistito 🙂

  13. Mauro says:

    Il discorso vale anche nell’industria.
    Io ho uno stagista che mi affianca e che nel suo CV potrà scrivere di essersi occupato già prima della laurea di programmazione della qualità… ma qualsiasi azienda presso cui si candiderà dopo la laurea capirà che si è solo occupato della routine per cui io non avevo tempo (vero o falso che sia le aziende capiranno ciò e non altro, anche se io gli sto concedendo una certa responsabilità).

  14. mattia says:

    Tu, il rettore e le femministe lavorate insieme?

    Esattamente.

    No, seriamente: ho scritto quel commento al volo all’aeroporto mentre mi stavo imbarcando. Alle 6 del mattino. Con 4 ore di sonno alle spalle. In quelle condizioni avevo tutte le scusanti del mondo.

    Cambiando discorso, ancora non ho capito come ha calcolato quegli h-index sballati l’utente qui sopra. Qualcuno ha una teoria?

  15. Beppe Grullo says:

    C’era un’omonima che faceva (pace all’anima sua) la ricercatrice qui a Pavia. Facendo una ricerca con solo nome e cognome vengono i risultati di h-index e g-index di cui sopra

    http://news.unipv.it/wp-content/uploads/2015/01/05_2015-PROGRAMMA-HPV.pdf

  16. Pif says:

    “Sembri quelle nonnine che siccome il nipote lava la vetreria in un dipartimento di una università va in giro a dire che è lì lì per vincere in nobel.”

    Per par condicio, se non erro, la leggenda narra di una madre che alla Laurea di 1° livello del figlio scambiò il professore di Elettrotecnica III (gran manico, anche se personalmente capivo poco delle sue lezioni) per un bidello! 🙂

  17. camicius says:

    Attenzione, ché per i contratti a tempo determinato non si può andare oltre i 36 mesi. Non so se la cosa vale anche per il pubblico, ma per il privato sì, e questo è causa di enormi casini.
    Nel mio paese c’è una maestra, che, per motivi personali non voleva lavorare a tempo pieno. Veniva assunta dall’asilo locale per le supplenze un po’ lunghe e per alcune attività a spot e per ragioni diverse (tipo a copertura di malattie eccetera). Ha raggiunto i 36 mesi cumulativi, e quindi sarebbe obbligatorio assumerla a tempo pieno e a tempo indeterminato.
    Cosa che non vuole l’asilo (perché non ha bisogno di un’altra maestra) e non vuole neanche lei. Ma questo non conta: se lei cambiasse idea, una vertenza sindacale le darebbe sicuramente ragione, quindi l’asilo deve cercare un’altra persona.

  18. camicius says:

    Questo per dire (mi è scappato un submit) che spesso e volentieri le regole fatte in teoria per proteggere i lavoratori, gli si ritorcono contro.
    Ma visto che l’idea di uno dei maggiori sindacati italiani era che abolendo i voucher con referedum, i lavoratori diventassero tutti magicamente assunti a tempo indeterminato, la cosa mi stupisce poco.

  19. Mauro says:

    @ Camicius

    Mesi cumulativi? Una regola simile esiste anche qui in Germania (sia nel pubblico che nel privato, anche se con termini un po’ diversi tra i due casi), ma parla di mesi continuativi, non cumulativi.

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