La bufala delle donne discriminate nella scienza

June 15th, 2017 by mattia | Filed under bufale, ignoranza.

L'11 febbraio è la giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Una delle più grandi idiozie partorite dalla mente umana.
Siccome si celebra ogni anno scrivo questo post adesso per riciclarlo in futuro ad ogni 11 febbraio.

La tesi

L'idea dietro questa giornata, promossa niente meno che dalle nazioni unite, è che bisogna far promozione affinché più donne intraprendano una carriera scientifica.
E per lanciare questa tesi scrivono che
Unfortunately, women and girls continued to be excluded from participating fully in science.

Una balla. Una sonora balla (tanto che poi quando citano dei numeri più sotto lo fanno senza riportare la fonte, così che non si può controllare come hanno calcolato quei dati. Per gente che si dà d'intendere di parlare di scienza non saper citare delle fonti non è proprio il massimo).

In questo post spiego non sono perché è una bufala, perché non esiste alcuna discriminazione, ma anche perché queste iniziative siano pericolose per la scienza.

[Avviso, questo è un post lungo che richiede un po' di attenzione: se sei una femminista probabilmente non hai sufficienti capacità intellettive per capirlo. Chiudi il post e dedicati a letture più adatte al tuo cervello]

 

La realtà
Se una donna vuole intraprendere una carriera scientifica... lo fa. E lo può fare esattamente come i colleghi maschi: non ci sono ostacoli (rimovibili, ci arriviamo poi) a che una donna possa fare carriera in un ambito scientifico.
Non è difficile capirlo, basta osservare al percorso che porta a una carriera scientifica.

Come si costruisce una carriera scientifica?

Guardiamo allora ai passaggi che sono necessari per costruire una carriera scientifica e vediamo se c'è qualcosa che blocca le donne.

- La laurea
Il primo passo è ovviamente laurearsi in una disciplina scientifica. Per farlo bisogna iscriversi a una facoltà scientifica. Avete forse qualche caso da portarmi di facoltà che vietano l'iscrizione alle donne? Esatto.
Se una donna si presenta alla segreteria studenti dell'università con tutti i documenti necessari per iscriversi non possono vietarle l'iscrizione. Oltre al fatto che non si sognerebbero nemmeno di farlo.
Di solito le femministe quando si trovano di fronte a ovvie realtà come queste iniziano a blaterare di "scoraggiamento sottinteso". Ok, trovatemi allora una facoltà che agli appuntamenti per l'orientamento "fa capire" in modo sottinteso che non è una facoltà per donne.
Non esiste, ovviamente.
Anzi, le università si contendono le matricole perché si trovano in un contesto di competizione globale per attrarre studenti. Figuratevi se ne rifiutano alcuni.

Per laurearsi bisogna poi passare gli esami. Ditemi: avete mai visto qualche donna in una facoltà scientifica che non passava gli esami in quanto donna?
Io ho visto piuttosto donne che agli esami arrivavano in minigonna e con le tette mezze di fuori per far colpo sul professore bavoso (un'arma che noi maschietti non avevamo a disposizione, noi se prendevamo il 30 non era perché tiravamo fuori le tette ma perché studiavamo).
Ma a parte queste note di colore, se una donna studia passa gli esami esattamente come un uomo.
Non dimenticatevi che stiamo parlando di facoltà scientifiche dove necessariamente negli esami c'è poca discrezionalità. Ci sono numeri e formulette: se le scrivi giuste non è che posso bocciarti. Fai ricorso e lo vinci in 20 secondi (e poi qualcuno mi fa pure il culo perché si domanda come mai avevo bocciato una persona che aveva fatto i conti correttamente).
A me è capitato di vedermi correggere l'esame da un assistente pirla che non conosceva le proprietà dell'addizione: sono andato a vedere l'esame, gli ho spiegato - educatamente - che era un pirla e sono tornato a casa con un 30. Non poteva fare altrimenti, c'era la carta che cantava.

Se una donna studia e fa gli esami correttamente non c'è santo che tenga: porta a casa una sfilza di 30. Non c'è modo per impedirglielo.

Alla fine del corso di studi c'è la tesi e l'esame di laurea, e vale esattamente quello detto prima per gli esami.
La nostra donna quindi consegue la laurea. E fin qui di discriminazioni non ne abbiamo viste.

- Il dottorato di ricerca

Dopo la laurea bisogna conseguire un dottorato di ricerca. Qui le regole variano da paese a paese: di solito si fa un concorso che può essere più o meno una formalità in base agli accordi già intrapresi con il docente che farà da guida.
In questo caso si entra un po' nel mondo delle opportunità che ti crei. Un dottorato spesso lo si fa con qualche docente che si conosce, con il quale s'è già lavorato e che quindi si fida di te (prendersi uno studente di dottorato è un impegno importante, se è una mezza sega diventa una via crucis).

Può darsi che qualche donna non riesca a trovare un'opportunità per fare il dottorato, ma non perché donna. Non la trova come non la trova un uomo. Non è un corso a cui ci si iscrive portando la domanda d'iscrizione con la foto tessera in segreteria. È una cosa che ti devi trovare con i contatti giusti. Ma il genere non c'entra niente.
Qui entriamo nel campo del vittimismo: spesso le donne che non riescono a trovare una posizione di dottorato dànno la colpa al fatto di essere donne, quindi discriminate. Quando invece non vengono prese a fare un dottorato solo perché sono mezze seghe. Quando invece una mezza sega uomo non viene presa a fare il dottorato non dice che è colpa del fatto che è uomo.

- Le pubblicazioni

Quando fai il dottorato di ricerca inizi a pubblicare. Quando lo finisci e intraprendi la tua carriera accademica le pubblicazioni diventano il tuo pane quotidiano. Sono ciò per cui vieni spesso valutato, dalla tua università o dalle agenzie che dànno i grant. Ti costruisci la carriera scientifica con le pubblicazioni.
Una donna è forse discriminata nelle pubblicazioni?
Nemmeno per idea.

Un articolo per essere accettato in una rivista scientifica deve passare il vaglio della revisione tra pari. Una revisione in cui si contesta il contenuto dell'articolo, non il sesso degli autori.
A questo punto le femministe iniziano a dirti "sì, ti contestano il contenuto dell'articolo ma lo fanno pretestuosamente, solo perché sei donna, a un uomo non gli avrebbero contestato le stesse cose"

Questa gente sta fuori dal mondo.
Una cosa del genere sarebbe impossibile per diversi motivi.

Il primo è che spesso manco sai qual è il genere dell'autore. Spesso ricevo articoli da revisionare scritti da cinesi: secondo voi io da un nome cinese capisco il genere? Spesso poi si scrive l'iniziale del nome al posto del nome completo, quindi manco lo vedi il nome (qualora si possa dedurre il sesso dal nome).
Tolti i casi di donne di paesi slavi in cui il cognome diventa femminile (tipo in ceco, slovacco, russo...) una donna che scrive un articolo scientifico è indistinguibile da un uomo nel manoscritto.

Il secondo motivo - banalissimo - è che quasi mai una persona è unico autore di un articolo. Quasi sempre ci sono più autori, sia uomini che donne.
Tolti i rari casi in cui tutti gli autori sono donne, non può esserci una discriminazione contro le donne nelle pubblicazioni perché equivarrebbe a discriminare anche gli uomini che cono co-autori con loro.
Ciò basta per farvi capire che chi contesta cose del genere o non è nell'ambiente (quindi non si rende conto di una fatto così banale) oppure non si è fermato a pensare più di due secondi.

Dopodiché, mi capita di fare da associate editor per riviste scientifiche e vi assicuro che nessuno mai si immaginerebbe di rifiutare un articolo basandosi sul genere dell'autore. Per le stesse ragioni di cui sopra quando si parlava degli esami: quando rigetti un articolo spesso gli autori ti rompono il cazzo all'inverosimile. Per giustificargli il rifiuto devi avere prove solide in mano che qualcosa non va a livello scientifico.

- I grant

Per fare ricerca servono soldi, e questi di solito arrivano vincendo i grant. In questo caso le agenzie valutano i progetti che proponi e la persona che si propone come ricercatore principale sulla base del curriculum che invia.
Va da sé che spesso non conoscono direttamente la persona. Per dire, l'agenzia che finanzia il grant per cui sto lavorando ora era convinta che fossi una donna. Hanno chiamato la mia università chiedendo di parlare con la dottoressa Butta (il mio nome/cognome in ceco suona femminile).
Se ci sono degli squilibri nell'assegnazione dei grant questi sono di altro tipo. Alcuni paesi ne prendono più di altri senza particolari ragioni, spesso si concentrano su università famose perché agli occhi dei revisori offrono più affidabilità quando in realtà è solo una questione di nome.
Ci sono le cricche che spostano i soldi qua e là? Certo, non sto dicendo mica che l'assegnazione dei grant è perfetta. Ma in tutto questo il sesso di chi chiede un grant non c'entra una fava.

- Le conferenze

Le conferenze scientifiche sono una parte fondamentale della carriera di un ricercatore. Si presenta il proprio lavoro e si creano contatti che diventeranno utili in futuro per nuovi progetti.
Ho sentito qualche idiota lamentarsi perché alle conferenze scientifiche ci sono poche donne.
Già, come se le tenessimo alla porta.

Alle conferenze a cui partecipo io ci sono sì poche donne (è forse l'unico luogo dove le code sono ai cessi degli uomini e non a quelli delle donne), ma non perché siano discriminate.
Ci sono poche donne perché in poche si interessano di questi argomenti. Quelle che ci sono vengono trattate esattamente come gli uomini. Hanno le stesse opportunità di parlare e di fare domande.
Non ho mai visto un moderatore che al momento delle domande non prende le domande delle donne, per dire. A me da moderatore capitò al contrario di dire ladies first prendendo prima una domanda di una donna quando c'erano più persone con la mano alzata, ma qualcuno considererebbe sessismo pure questo (la persona in questione no, era sufficientemente intelligente da non vedere sessismo ovunque).

Se voi pensate che alle conferenze scientifiche i maschi facciano risolini e si diano di gomito quando parla una donna dal palco siete completamente fuori strada. Non avete mai partecipato a una conferenza scientifica, perché è una cosa che non esiste. Donne e uomini sono esattamente alla pari nelle conferenze.
Se ce ne sono poche è perché non sono interessate.

Ma allora perché ci sono poche donne nella scienza?

Non perché ci sia una discriminazione: non c'è alcuna discriminazione e l'ho dimostrato qui sopra. Una donna che vuole fare una carriera scientifica la fa: si laurea, fa un dottorato, riceve dei grant, pubblica articoli, partecipa a conferenze... Tutte cose in cui non c'è alcuna ombra di discriminazione per le donne.

Tant'è vero che quando qualcuno tira fuori questa storia delle poche donne nella scienza io domando sempre: c'è qualcosa che impedisce a una donna di fare una carriera scientifica?
Nessuno è mai stato capace di portarmi una sola evidenza di qualcosa che blocca una carriera scientifica per una donna. Nessuno.
Di solito iniziano patetiche arrampicate sui vetri, ma basta insistere chiedendo una prova di una discriminazione femminile nella scienza e quelli o spariscono o cambiano discorso.

Perché? Semplice, perché non esiste alcuna discriminazione. Altrimenti ne darebbero prova.

I più cretini riescono a dire che la prova della discriminazione sta nel fatto che ci siano poche donne nella scienza. Ecco, chi dice una roba del genere probabilmente è meglio che non lavori nella scienza. La deduzione "ci sono poche donne nella scienza --> quindi sono discriminate" è banalmente illogica per il solo fatto che ci possono essere altre ragioni.

Sì, ci sono poche donne nella scienza (in alcuni settori più che in altri), ma mica perché c'è discriminazione. Ci sono meno donne perché sono meno interessate a questa carriera.

Nel mio dipartimento non c'è una sola donna (tolte le segretarie e una vecchia assistente ormai fuori ruolo). Non perché c'è una discriminazione - anche perché se provate a dire una roba del genere probabilmente vi arriva una querela che vi porta via la casa - ma perché nessuna donna ha mai fatto richiesta di entrarvi.
Evidentemente ci occupiamo di temi che non interessano le donne. Se uscite dal portone della facoltà ed entrate all'università di chimica che sta dall'altro lato della strada trovate figa a mazzi. E sempre di scienza si tratta. Colpa nostra se le donne sono più interessate alla chimica rispetto all'ingegneria elettrica?

Ok, non sono discriminate, ma servono più donne nella scienza comunque!!!111!!

Quando sono con le spalle al muro e non sono capisci di portare una prova di una discriminazione che blocca le donne nella carriera accademica allora ti dicono che ok, le donne non sono discriminate però il fatto che ci siano poche donne nella scienza è comunque negativo, quindi dobbiamo aumentarle.

E nemmeno si rendono conto che si contraddicono da soli.

Sì, perché dire che servono più donne nella scienza equivale a dire che le donne portano nella scienza qualcosa che gli uomini non hanno. Ossia, equivale a dire che uomini e donne sono diversi.
Se infatti accetti che uomini e donne siano uguali, che non ci sia differenza tra uomini e donne nella capacità di fare scienza allora sei obbligato (è una implicazione logica, cazzo!) ad accettare che un mondo scientifico con il 100% di uomini, il 50% di uomini e il 50% di donne, o il 100% di donne sia equivalente.

Questi sono talmente idioti che contraddicono da soli le proprie idee di uguaglianza.

C'è un mondo scientifico con molti uomini e poche donne? Sì, e quindi? Che male c'è?
Avere un pene o una vagina è irrilevante per chi fa scienza, quindi parlate di una questione che non esiste. È come lottare per avere più persone coi capelli biondi nella scienza: che senso ha?

Ma dobbiamo incoraggiarle, fare venire loro la voglia di intraprendere una carriera scientifica!!11!!

No, dobbiamo incoraggiare tutti, maschi e femmine, ad abbracciare la scienza. Non le femmine in particolare. Ché il contributo di un uomo o di una donna è equivalente.

E aggiungo una cosa: la nostra società dovrebbe essere orgogliosa di essere sufficientemente libera da consentire alle donne di studiare quello che vogliono loro e non quello che vuole l'ideologia di Stato. Perché il contrario è una cosa da regime totalitario.

Ma che male ti fa se facciamo propaganda per più donne nella scienza?

Ci sarebbe innanzitutto il fatto che è una propaganda illogica e idiota, e a me le idiozie dànno ai nervi. Quando poi riguardano il mio lavoro dipingendo un mondo di discriminazione che non esiste allora mi incazzo ancora di più.
Ma passi.

Il problema vero è che queste iniziative sono dannose.
Sì, dannose.

Tempo fa ho fatto richiesta per un grant che non ho vinto. Nelle motivazioni hanno scritto, quoto:
Lastly, gender balance is not properly taken into account.

Avevo creato un consorzio di 5 gruppi in cinque diversi paesi (non a caso, dovevano per forza essere di Slovacchia, Ungheria, Polonia e Giappone). Non è facile trovare esperti che ti servono in quel particolare campo con la condizione che siano proprio di quei paesi.
Mi è capitato di trovarli sono uomini.

Passi per il sottoscritto che è l'ultima ruota del carro, ma c'era gente con decenni d'esperienza. Niente, per il valutatori non andavano bene perché possiedono un pene e non una vagina. Una schifezza antiscientifica.

Le battaglie idiote per avere più donne nella scienza portano a questo lerciume. Portano al fatto che sia considerato accettabile richiedere che ci siano almeno un po' di donne nei consorzi che prepari per un progetto. Quando invece l'unica cosa che si dovrebbe valutare è la competenza scientifica.

Il risultato? Quando crei un consorzio di ricerca non cerchi collaboratori competenti. O meglio, cerchi qualcuno di competente che faccia tutto il lavoro e poi cerchi qualche donna (se non ne hai) che ti serve solo come quota rosa per vincere il grant.

In questo modo si attribuiscono a delle donne incompetenti dei lavori e dei fondi che non meritano, solo per il fatto che sono donne. In pratica una rendita di posizione genitale che dovrebbe far schifo a ogni persona dotata di un briciolo di onestà intellettuale.

Queste battaglie servono solo a fare in modo che donne che non valgono una cippa ricevano fondi, altrimenti non saprebbero competere nel mondo della scienza. Poi fa niente se non producono alcun risultato scientifico: fanno gli articoli per i giornali con lo foto sorridenti parlando di donne nella scienza e tanto basta.

Siccome le femministe sono minorate mentali specifico l'ovvio:

non ho affermato qui che le tutte le donne non valgono una cippa e fanno scienza solo se ci sono queste quote rosa. Basterebbe fare l'analisi del periodo per capirlo.
Le donne che sono brave nella scienza non hanno bisogno di quote rosa: la carriera scientifica la fanno ugualmente, i grant li vincono ugualmente e li vincono per il contenuto del progetto non per il gender balance.

Queste battaglie non servono alle donne brave. Servono alle donne sceme.

La comoda scusa per un fallimento

Quelle donne che falliscono la carriera accademica e dànno la colpa al fatto di essere donne quando invece è colpa del fatto che la carriera scientifica non fa per loro.

Perché io ne ho incontrata di gente che ha provato la carriera scientifica e poi ha abbandonato. Ma non è che hanno abbandonato dicendo che era tutta colpa del fatto che erano stati discriminati in quanto uomini. Hanno avuto l'onestà di ammettere che la carriera scientifica non faceva per loro.
Queste donne invece che si lamentano sono invece minorate mentali che non accettano la realtà della loro inadeguatezza e s'inventano la scusa della discriminazione nella scienza per non accettare il proprio fallimento.
Un po' come quelli che vengono segati all'esame per la patente ma invece di riconoscere che non sanno guidare dicono che gli è capitato l'istruttore bastardo.

Se una difficoltà c'è...

Oltre al fatto di un onesto e lecito disinteresse delle donne per alcune discipline scientifiche c'è anche un altro problema: una carriera scientifica non è molto conciliabile con il ruolo di mamma.
Oddio, nessuna carriera d'altro livello lo è, per il banale motivo che richiede una dedizione che non puoi sempre dare al lavoro se alle 16:00 devi andare a prendere il bimbo all'asilo e se arrivi alle 16:05 il personale ti guarda male. Ma se fai la dirigente di una multinazionale di solito guadagni bene e puoi pagarti una bambinaia, se intraprendi una carriera scientifica no.
Fare una carriera scientifica significa partecipare a conferenze, il che significa che tre o quattro volte all'anno prendi e te ne vai per una settimana. Non è facile per una mamma.

Senza contare che in una carriera scientifica conta la continuità nelle pubblicazioni. Tenete presente che una donna normalmente fa i figli in quell'età in cui normalmente si finisce il dottorato di ricerca e si pongono le basi della propria carriera con il primo post-Doc.
Se tu ti metti a fare un paio di figli tra i 29 e i 34 anni stai ferma nel periodo più importante in cui dovresti pubblicare a manetta per dimostrare quello che sei.
Se invece arrivi a 35 e hai fatto tre articoli a singhiozzo perché hai fatto figli resti bloccata e uno si chiede: ok, ma dopo il dottorato tu che hai fatto?
Nella scienza non lavori tre mesi oggi e tre mesi domani. Per ottenere risultati pubblicabili serve una continuità negli anni che spezzando il lavoro per maternità non hai. Quindi magari fai tre anni di maternità su cinque ma visto che non sono continui non rendono.

Questo problema è reale (anche se conosco donne che hanno fatto figli e continuano la carriera accademica facendo salti mortali). La comunità scientifica fa di tutto per risolverli: alle conferenze più grandi ora hanno iniziato a fornire un servizio di asilo dove puoi lasciare il figlio mentre segui le sessioni. Nelle richieste di grant o di fellowship puoi spiegare eventuali interruzioni della carriera a causa di maternità. La mia università ha anche aperto un asilo interno per i figli dei dipendenti, incluso il periodo estivo.
Dopodiché però puoi fare poco.

Questo è un problema infatti di difficile soluzione. Un feto non lo cresci in una scatola (cit.), e gli uomini non hanno un utero.
Puoi invocare la parità dei sessi quanto vuoi, ma agli uomini non cresce un utero, nemmeno se lo ordini per legge o con risoluzione delle Nazioni Unite.

Noi, come società, possiamo fare tutto il possibile per rendere più facile la vita a una mamma (non a una donna) che vuole intraprendere una carriera scientifica. Ma ci sono dei limiti fisici che non si superano per ideologia.
Io posso anche dire che è ingiusto che un gabbiano possa volare e un umano no, ma rimane così.

A questo livello c'è da capire una cosa: nella vita si devono fare delle scelte, non si può ottenere tutto.
E questo vale anche nella carriera scientifica. Chi fa questo lavoro sa che difficilmente andrà a lavorare sotto casa. Spesso si troverà a lavorare in giro per il mondo. Questo porta a conseguenze anche sulla propria vita, sulle relazioni con le persone. Ho visto gente che ha abbandonato la carriera scientifica perché la moglie non voleva trasferirsi in Svezia, per fare un esempio.
Sono scelte che fai, ed è normale che sia così. Non puoi pretendere che ci sia il lavoro della tua vita sotto casa. Devi accettare a fare scelte e rinunce.

Una donna che intraprende una carriera scientifica sa che dovrà fare rinunce sul piano della famiglia (che non significa necessariamente non fare figli, ma avere una vita molto più complicata per gestirli).
È così, fa parte della vita, esattamente come il fatto di dover andare a lavorare dall'altra parte del mondo.

Non accettare questo fatto significa vivere in un mondo immaginario che non esiste e non può esistere.
Quindi è inutile fare giornate mondiali contro ciò.

Fatevene una ragione.

 

56 Responses to “La bufala delle donne discriminate nella scienza”

  1. shevathas says:

    @epsilon
    ma è banale: la funzione quota è una funzione continua (da 0 a quota crociera max ~6.000/12.000 metri) quindi per il teorema di dei valori intermedi esisteranno dei punti in cui l’aereo si trova alla quota indicata.
    QED

  2. Epsilon says:

    @ Mauro
    No, no… ti assicuro che è corretto Sanremo; Recco non c’entra niente.

    shevathas dixit:
    “ma è banale: la funzione quota è una funzione continua (da 0 a quota crociera max ~6.000/12.000 metri) quindi per il teorema di dei valori intermedi esisteranno dei punti in cui l’aereo si trova alla quota indicata.
    QED”

    Sorry?!? Perché lo dici a me?!?

  3. Mauro says:

    @ Epsilon

    Recco è la patria di detta focaccia. Lasciatelo dire da un genovese.
    Che poi ci sia anche a Sanremo qualcuno che la fa bene, non ho difficoltà a crederci, ma è un altro discorso.

  4. mattia says:

    Che poi ci sia anche a Sanremo qualcuno che la fa bene, non ho difficoltà a crederci, ma è un altro discorso.

    Non hai colto il riferimento a Sanremo… 😉

  5. epsilon says:

    Mattia dixit:
    “Non hai colto il riferimento a Sanremo… 😉”

    Evidentemente non l’ha colto ma ne stavo biecamente approfittando per inscenare una “lezioncina” stile Yiddish 🙂
    Abbiamo da una parte Epsilon che sembra dire assurdità e dall’altra Mauro (non me ne voglia), esperto di focacce (ligure persino!) che sta in tutti i modi (gentili) cercando di far comprendere all’altro quanto sia ignorante e fallace.
    La lezioncina consta, ovviamente, nel fatto che se non sono note tutte le condizioni al contorno anche un esperto può avere torto pur con tutta la buona fede ed onestà intellettuale possibile
    🙂