Quando conta il nome

June 12th, 2017 by mattia | Filed under riflessioni.

Che il M5S abbia preso una batosta alle amministrative fa contento anche me, figuratevi.
Però cercate di calmarvi un attimo e non tirate conclusioni affrettate.

Il M5S le amministrative le vince solo quando i partiti tradizionali lasciano praterie immense di spazio elettorale.
Le vince dove i partiti tradizionali fanno disastri, lasciano macerie e non c'è un'alternativa da un altro partito tradizionale. Oppure dove c'è stanchezza per una lunga amministrazione della stessa parte politica e ancora una volta l'altro schieramento non propone niente di credibile.
In contesti dove i due schieramenti principali hanno sempre saputo proposto qualcosa di fattibile ai cittadini il M5S non ha battuto chiodo. Guardate a Milano: con due candidati come Sala e Parisi il M5S non è andato oltre il 10%. Non sfonda perché comunque la si pensi per gli elettori di destra e di sinistra i due candidati erano eleggibili. Non lasciavano dunque alcuno spazio al M5S.
Ciò non toglie che a Milano il M5S nel 2013 abbia preso il 17%.

Pensare il M5S si sia sgonfiato per delle amministrative andate male è ingenuo. Il M5S ha vinto Roma con Virginia Raggi ma avrebbe potuto mettere lì anche Peppa Pig o Calimeri e avrebbe vinto ugualmente. Hanno vinto perché non contava il nome. Là dove invece conta il nome il M5S crolla perché candida sconosciuti scelti con dieci preferenze da militanti altrettanto sconosciuti.
Ma alle politiche tutto cambia, alle politiche non conta più il nome, non conta più il candidato sindaco. E allora i consenti del M5S salgono.
Nelle liste del parlamento il M5S può candidare qualsiasi sconosciuto e viene eletto ugualmente perché viene eletto col voto d'ideologia non perché è lui.

Adesso passeremo  due settimane a parlare del M5S sgonfiato, poi il tema passerà, ci dimenticheremo di queste amministrative e al prossimo sondaggio che dà il M5Sal 29% non ricorderemo nemmeno di queste discussioni.

 

9 Responses to “Quando conta il nome”

  1. camicius says:

    Non credo che la cosa passerà indenne. Alcune considerazioni:

    – Lo smacco più forte è quello di Parma, dove 5 anni di buona amministrazione hanno fruttato il ballottaggio da solo a Pizzarotti, che è stato cacciato a calci in culo da Grillo (che poi ha salvato la Raggi per cose molto più gravi).
    – i fatti di Genova hanno pesato anche se la buona Cassimatis ha preso lo zerovirgola, non spostando la gente verso gli altri candidati, ma lasciandola a casa.
    – Vediamo come vanno avanti Torino e Genova. A Torino cominciano a scemare gli effetti della vecchia amministrazione, a Roma dovranno cominciare a cambiare le cose, se vogliono affermarsi come amministratori seri.
    – Vediamo la squadra di Governo. Hanno promesso di formarla prima delle elezioni. Temo sarà una promessa di Pinocchio, ma saranno da valutare i nomi (se ci saranno).
    – Vediamo la legge elettorale. È data per morta, ma un proporzionale puro (qual è sia la legge attuale che la legge di stampo tedesco che è stata affossata, e che comunque era incostituzionale) è il miglior viatico per non avere mai i 5 stelle al Governo. Nessuno arriverà al 40% (ovvero a prendere il premio di maggioranza del consultellum) e si troveranno le 3 aree politiche (PD-5stelle-DestraVaria) più o meno con un terzo dei seggi (toh, 30-30-30+10 tutti gli altri). A quel punto, visto che i 5 Stelle non fanno accordi, lo farà il PD con un po’ di destra un po’ di sinistra e un po’ di centro.

  2. mattia says:

    – Lo smacco più forte è quello di Parma

    Si sapeva sarebbe andata così. Pizzarotti non ha lasciato spazio da aggredire.
    Ma Pizzarotti alle politiche non c’è, e quello spazio ritorna aggredibile.

    – i fatti di Genova hanno pesato

    A Genova il centro destra si è presentato unito cercando di replicare il modello Toti.
    Che questo avvenga anche su scala nazionale è tutto da vedere.

    – Vediamo la squadra di Governo. Hanno promesso di formarla prima delle elezioni. Temo sarà una promessa di Pinocchio, ma saranno da valutare i nomi (se ci saranno).

    punto sulla pinocchiaggine anche io. Anche se stavolta l’hanno detto un po’ troppe volte. Rimangiarsi la parola sarà più difficile.
    Ma di pinocchi ce ne sono tanti nel settore.
    Però sta’ attento, un posto da ministro fa gola. Tante personalità che sono ai margini della politica se gli offri un posto da ministro dicono anche di sì, vendendo così il proprio nome al M5S.
    Magari non condividono molto del M5S ma l’idea di diventare ministri li alletta. Qualche nome importante è facile anche che se lo giochino.

    – Vediamo la legge elettorale.

    Soprattutto vediamo le preferenze.
    Perché con liste bloccate il voto è essenzialmente politico. La campagna elettorale è fatta dai big nazionali e ciao.
    Se invece ci sono le preferenze scatta il circo dei candidati locali che innondano di manifesti e volantini le città, che mobilitano le cricche locali.
    Con questo sistema il M5S è morto in partenza. Ha candidati sconosciuti che non tirano due voti, non hanno connessioni con cricche che ti portano voti, non hanno le risorse per fare campagna elettorale sul territorio.
    Il PD ti mette in lista 20 candidati che lottano tra di loro per prendersi uno dei 6 seggi e questi in automatico si scannano vivi per le preferenze in maniera che si vedono solo loro. Il M5S questo non lo sa fare e prende una legnata.
    Paradossalmente il M5S ha sempre chiesto le preferenze ma è quello che ha solo da perderci.

  3. camicius says:

    Aggiungo anche un’altra cosa: quando le cose non vanno bene, o anche quando vanno bene, ma non benissimo, è fondamentale cercare di capire cosa non ha funzionato.
    Dare la colpa ai brogli, all’ammucchiata fatta dai partiti (qualcuno ha detto Pizzarotti, lista singola, niente partiti, 38%), al fatto che il PD nelle realtà più piccole non sia candidato (ma candidi suoi esponenti attraverso liste civiche), alla bella giornata che ha mandato i genovesi al mare, eccetera eccetera, senza pensare che forse, qualcosa non è stato fatto nel modo giusto, è il miglior modo per sbagliare ancora.

  4. shevathas says:

    Tradizionalmente il voto di protesta è massimo alle europee. Ma se vuoi intercettare il voto di protesta devi: a) urlare come un ossesso, b) essere completamente vergine altrimenti non sei credibile.
    Alle scorse politiche il movimento aveva a) e b); vediamo quanto regge solo con la a). Il voto di protesta è, per sua natura, estremamente volatile.

  5. mattia says:

    Dare la colpa ai brogli, all’ammucchiata fatta dai partiti (qualcuno ha detto Pizzarotti, lista singola, niente partiti, 38%), al fatto che il PD nelle realtà più piccole non sia candidato (ma candidi suoi esponenti attraverso liste civiche), alla bella giornata che ha mandato i genovesi al mare, eccetera eccetera, senza pensare che forse, qualcosa non è stato fatto nel modo giusto, è il miglior modo per sbagliare ancora.

    Ok, tutto vero. Però la linea politica del M5s non viene fatta da una senatore stralunato che parla di brogli perché non riesce ad ammettere la sconfitta.
    La linea politica del M5s viene fatta da beppe grillo, tutto quello che dicono gli altri non conta nulla.
    Secondo la strategia di grillo va anche bene sacrificare Parma perché a lui non serviva nulla un Pizzarotti che faceva il sindaco qualsiasi. Gli serviva un sindaco che facesse il grillino, che fosse distinguibile dagli altri sindaci. Altrimenti il M5s diventava un partito come tutti gli altri.
    Per la sua strategia è meglio perdere un sindaco a Parma di cui non si fa niente se non fa il grillino, per conservare la sua purezza che si può giocare su scala nazionale.
    Funzionerà questa strategia? Boh. Però una logica ce l’ha.

  6. Aq says:

    Che per ora abbiano perso non vuol dire purtroppo che non possano vincere poi. Mi verrebbe anche da pensare che forse ad appeppe non spiace: un bel 12% garantisce sicure prebende senza le responsabilita’ del governare, e governare con “ragazzi fantastici” scelti in internet, privi di ogni capacita’. Siccome e’ sicuramente piu’ intelligente di costoro, confusamente sa che non sarebbe all’altezza.

  7. ava says:

    Anche secondo me questa sconfitta finirà per pesare. Tanto per cominciare hanno già iniziato a lanciarsi accuse, e più si litiga più si perdono consensi. Grillo è un somaro e non impara dagli errori. L’ unica certezza col proporzionale è che governeranno o destra o sinistra con i pezzi dei cinquestelle che si spaccheranno in parlamento. Come avverrà una eventuale formula di governo dipenderà in parte dai risultati elettorali , variabili fino un cetro punto , ed in parte dal colore dei singoli membri dell’ armata brancaleone che Grillo manderà in parlamento.

  8. ava says:

    “Soprattutto vediamo le preferenze.
    Perché con liste bloccate il voto è essenzialmente politico. La campagna elettorale è fatta dai big nazionali e ciao.
    Se invece ci sono le preferenze scatta il circo dei candidati locali che innondano di manifesti e volantini le città, che mobilitano le cricche locali.”
    Concordo, ma non la vedrei solo al negativo. Io preferisco votare un candidato che conosco sul territorio , anche se non ho intrallazzi. Ad esempio un sindaco che ha bene amministrato, un professionista sveglio ed onesto eccetera.

  9. camicius says:

    Beppe Grillo, in occasione del primo V-Day, aveva posto tre temi (candidatura degli indagati, limite alle candidature, preferenza diretta) all’attenzione dei parlamentari.
    Qualcuno aveva risposto semplicemente “Sono d’accordo” o “Non sono d’accordo” mentre qualcuno aveva argomentato.

    È uno spunto di riflessione interessante, e lo trovi qui.

    Vi invito a ignorare la provenienza, perché le riflessioni che sono dentro questo documento sono veramente interessanti.