Il grande esperimento sociale

May 8th, 2017 by mattia | Filed under ignoranza.

Cipro, Grecia, Italia, Francia, Svizzera e Spagna a fine aprile hanno candidato la "tecnica dei muretti a secco in agricoltura" a patrimonio immateriale dell'umanità tutelato dall'Unesco.

[...]

La commissione Unesco visiterà i muretti a secco italiani fino all'anno prossimo, la decisione di accoglierli tra i beni essenziali della civiltà è fissata per il 2019.

via repubblica.it (che ovviamente non si sogna nemmeno di fare un po' di analisi critica a questa stronzata)

 

Giusto perché se ne parlava qualche post fa.  Adesso propongono di inserire tra i beni UNESCO... i muri a secco. Seriamente. E ci sarà una commissione di gente che arriva dall'altra parte del mondo per vedere dei muretti a secco.
Che io già mi immagino la scena di questi funzionari che arrivano davanti ai muretti a secco e dice "ooooohhhhh". E poi boh, forse qualcuno avrà un attimo di lucidità, toglierà gli occhi dal muretto a secco e domanderà agli altri "ma io sono venuto dall'Australia per vedere sta roba? mi state prendendo per il culo?"

A questo punto spero solo che ci sia un disegno dietro tutto questo. Tipo che segretamente l'UNESCO sta gestendo un esperimento sociale per vedere quanto si può rincretinire l'umanità. Una cosa così.

18 Responses to “Il grande esperimento sociale”

  1. Mauro says:

    Che poi, al di là del tuo commento, che cacchio c’entra la Svizzera coi muretti a secco?

  2. Shuren says:

    “A Tentative List is an inventory of those properties which each State Party intends to consider for nomination”

    Dal sito ufficiale UNESCO.

    Da una rapida occhiata, nella tentative list dell’Italia non trovo alcuna candidatura. La lista è la seguente:

    whc.unesco.org/en/tentativelists/state=it

    Anche sul sito della Commissione Nazionale non si trova nulla: http://www.unesco.it/it

    Comunque, non sottovalutare le gomme da masticare. Quando si appiattiscono sul travertino o sull’ardesia e invecchiano, formano un motivo che sembra un intarsio antico. Opere notevoli che vanno riconosciute e preservate. Se ne trovano un po’ in giro per l’Italia, ad esempio nelle stazioni dei treni.

    Per favore, sorpassiamo il pregiudizio che può nascere, perchè anche questa è opera dell’uomo, anzi, un’opera corale, piena di cittadinanza, realizzata lentamente anno dopo anno. Con i piedi.

    Ti piace così?

  3. ZioPippo says:

    E poi non si dirà più “muretti a secco” ma “muretti diversamente legati” per non creare traumi psicologici ai suddetti muretti.

  4. Enrico says:

    Occhio Mattia: si parla della “tecnica” dei muretti a secco che è molto affascinante se solo si pensa che molti di questi muri – parlo delle mie campagna tarantine – sono alti anche due metri pur avendo una base stretta.

    Aggiungo @Mauro: può sembrare strano ma anche la Svizzera ha una storia interessante riguardo i muretti a secco (meglio i terrazzamenti che si realizzano grazie ad essi) e il loro uso in agricoltura.
    Ci sono, tra gli altri, i bellissimi vigneti del Lavaux, una regione tra Losanna e Montreaux sul lago Lemano (volgarmente detto lago di Ginevra).
    Il sostengo alla candidatura trova quindi una sua giustificazione, qui alcune info: http://www.bak.admin.ch/kulturerbe/04307/04308/04313/?lang=it

    Preciso: per me qualunque “patrimonio dell’umanità” è ormai marketing turistico di bassa lega (alias una cagata pazzesca [cit.]) e lascia il tempo che trova.

  5. mattia says:

    Occhio Mattia: si parla della “tecnica” dei muretti a secco che è molto affascinante se solo si pensa che molti di questi muri – parlo delle mie campagna tarantine – sono alti anche due metri pur avendo una base stretta.

    Sì, ok, tutto quello che vuoi. Ma a quel punto qualsiasi “tecnica” diventa patrimonio dell’umanità: dagli innesti al tombolo passando per tecnica per fare la salamoia dei formaggi o l’intreccio di salice per farne cestini.

    Tra l’altro, restando nel campo delle costruzioni io trovo decisamente più affascinante la tecnica dell’acciaio. Una tecnica che con basi strettissime ti consente di costruire strutture alte centinaia di metri.
    Sinceramente tra un tizio che incastra sassi e la scienza delle costruzioni che sta dietro un grattacielo mi affascina di più la seconda.

  6. Enrico says:

    LOL 🙂

    Più che d’accordo, forse il mio commento non è bel chiaro: vecchie tecniche di costruzione come questa sono utili per fini turistici e basta, per il resto potrebbero tranquillamente far parte della memoria storica.
    Poi se qualcuno vuole ancora abitare nei trulli umidi e freddi per me non ci sono problemi, basta che a me non rompano le balle.

  7. jived says:

    Ok, ma la tecnica del’acciaio sicuramente non sta sparendo, e non ci si deve preoccupare di preservala. Ci può stare che venga tutelata, qualche perplessità che si guardi all’UNESCO ma suppongo che ad eventuali fondi non si guardi alle questioni di principio.

  8. mattia says:

    Ok, ma la tecnica del’acciaio sicuramente non sta sparendo, e non ci si deve preoccupare di preservala.

    E i muri a secco perché dovremmo preoccuparci di preservarli?

  9. Mauro says:

    E i muri a secco perché dovremmo preoccuparci di preservarli?

    Nella mia Liguria, se non li preservi, ti viene giù mezza regione 🙂

    Ora tu mi dirai: si possono sostituire con muretti di cemento o altre soluzioni.

    Peccato che:
    1) ti ci vorrebbe una vita per farlo in tutta la Liguria;
    2) su monti ormai abbandonati nessuno (né privato né pubblico) spenderebbe per sostituirli… ma servono lo stesso per evitare frane;
    3) molti contadini (anche tecnologizzati) credono che soluzioni più moderne influenzerebbero negativamente la qualità dei raccolti.

    Il problema 3 puoi provare a risolverlo con istruzione e informazione.
    I problemi 1 e 2 col… cavolo.

  10. mattia says:

    1) ti ci vorrebbe una vita per farlo in tutta la Liguria;
    2) su monti ormai abbandonati nessuno (né privato né pubblico) spenderebbe per sostituirli… ma servono lo stesso per evitare frane;

    Ok, ma preservarli significa fare la manutenzione (altrimenti se non serve fare manutenzione non c’è neanche la questione di preservarli).
    Mi stai dicendo dunque che fare manutenzione su dei cumuli ordinati di sassi costa meno che installare protezioni più moderne?

    3) molti contadini (anche tecnologizzati) credono che soluzioni più moderne influenzerebbero negativamente la qualità dei raccolti.

    Il problema 3 puoi provare a risolverlo con istruzione e informazione.

    Io pensavo piuttosto a testare la resistenza dei muretti a secco colpendoli ripetutamente con la testa di questi soggetti.

  11. Mauro says:

    Mi stai dicendo dunque che fare manutenzione su dei cumuli ordinati di sassi costa meno che installare protezioni più moderne?

    Per i muretti a secco fatti bene non ne serve molta.
    Anzi, in molti casi praticamente nessuna.

  12. mattia says:

    ok, ma allora a che ti serve preservare questa tecnica?
    Quelli già fatti restano in piedi.
    Quando invece devi costruire qualcosa di nuovo lo fai con tecniche più moderne.

  13. mamoru says:

    giorni fa sono andato a nagahama sul lago biwa con mia moglie. ebbene il locale matsuri han deciso di registrarlo patrimonio dell’umanita’.
    sticazzi vogliamo dirlo?

  14. Mauro says:

    Quelli già fatti restano in piedi.

    Ma vanno tenuti controllati in modo da intervenire se necessario (per esempio quando vengono raggiunti dalle radici di un albero in crescita che li fanno crollare).
    Non è che siano indistruttibili e incrollabili.

    Quando invece devi costruire qualcosa di nuovo lo fai con tecniche più moderne.
    Guarda che in agricoltura già si fa così. Oggi nessuno si metterebbe a costruire muretti a secco. Almeno non da noi.
    Chi costruisce (o meglio fa costruire) oggi muretti a secco sono i proprietari di ville nei propri giardini per ragioni solamente estetiche. Ma questi ultimi – logicamente – non c’entrano con la proposta di cui stiamo parlando (non sarebbero certo questi muretti da giardino a venire protetti).

  15. ava says:

    Non esiste nulla come ” la tecnica del muretto a secco ” . si deve infatti prima capire cos’è una particolare tipologia di muretto a secco perchè non sono tutti uguali. Ad esempio un muro può avere funzione di sostenere il terreno ( tipo muro a gravità) , altri muri invece sono semplice riempitivo ( muri bassi per terreni che praticamente si autosostengono) . I muri possono essere diversi sulla base del tipo di sasso utilizzato , sul fatto chhe i sassi vengano lavorati o solo impilati, insomma è una stronzata, come dichiarare le ” costruzioni in muratura” partimonio mondiale delll’ umanità.
    invece, è pieno di bellissime tecniche costruttive , ad esempio gli utilizzi del calcestruzzo o dell’ acciaio quasi artigianale tra la fine dell’ 800 e i primi del ‘ 900, che dovrebbero diventare partimonio dell’ umanità… ma parliamo di tecniche costruttive specifiche e non di ” costruzioni di cemento ” in generale.
    Almeno questa è la mia opinione di strutturista. Altrimenti dichiariamo ,alla larga, parimonio dell’ umanità gli spaghetti col pomodoro, includendo quindi anche quelli col ketchup.

  16. ava says:

    Aggiugno un’ altra cosa.. . per chio pensa che i muretti a secco siano chissà cosa perchè sostengono fino a 2 metri di terra.. se il terreno è ghiaioso sta in piedi anche senza muro per angoli vicni ai 90°. Il muro ti serve perevitare che con la pioggia il rilievo dilavi e perda pezzi .

  17. ava says:

    Si costruisce nuovo a secco anche dove vi sono vincoli di tipo paesaggistico. Certo non si costruisce PROPRIO come una volta, ad esempio si mettono drenaggi e geogriglie.

    A mio avviso comunque dichiarare patrimonio un ” muretto” in generale è una stronzata.

  18. camicius says:

    Dipende da che parte la guardi: farsi “nominare” patrimonio dell’umanità è un enorme volano turistico.
    Ci sono per esempio cinesi e giapponesi che vanno in agenzia di viaggi con la lista dei siti patrimonio dell’umanità e fanno il giro a visitarli. Una roba come le figurine: celo, celo, manca, celo…

    Me lo spiegava una guida che lavora a Capo di Ponte (primo sito UNESCO in Italia…), che consigliava a questi gruppi alcuni luoghi nelle vicinanze molto belli, ma che loro sostanzialmente ignoravano, in quanto avevano lo scheduling basato sulla lista UNESCO.