Tema: descrivi il tuo pollaio

March 19th, 2017 by mattia | Filed under riflessioni.

Non ricordo: forse era il 1987 o il 1988. Fatto sta che in una di quelle due estati la mia famiglia non fece le vacanze al mare come nostro consueto. La ragione era che mia sorella o era nata pochi mesi prima o sarebbe nata dopo qualche mese (di qui l'incertezza sull'anno).

Quell'anno ci limitammo a passare qualche settimana a casa dalla nonna in campagna. A me piaceva molto, ricordo ancora come mi divertivo a rotolare giù dalle collinette (sporcandomi da fare schifo). Mi piaceva proprio la dimensione della natura, la conoscenza delle varie piante, le passeggiate. Ricordo ancora di quella volta che mi trovai a cagare in un campo di mais e poi mi pulii il culo con una foglia dello stesso. Cosa grattava! Oppure di quella volta che un mezzo pedofilo provò ad approcciare noi bambini e io lo presi a frustate con un ramo di salice che avevo per caso in mano (quanto mi affascinava la flessibilità del salice).
Poi vabbe', mio papà andò a misurargli il fulcino sotto il mento e da quel giorno se ne stette alla larga.
E poi il sole che tramontava sui laghi di Annone e Pusiano. Che belle estati.

Arrivato a scuola a settembre la maestra ci assegnò il compito "la mappa delle vacanze". Chi era andato al mare, chi in montagna... e io dissi che ero andato in campagna dalla nonna.
Non so per quale motivo ma la maestra non lo accettava. "O mare o montagna, non esiste la campagna". E io non capivo: sì che ci sono stato in vacanza, come fai a dire che non esiste?
C'è da dire che la maestra era una zitella che non vedeva un cazzo da chissà quanto, e la mancanza di manico si faceva sentire sul suo umore rendendola acida come il vomito, quel vomito che ti raspa via tutta la gola, avete presente?

"Ascolti, questa estate non siamo potuti andare via per causa di mia sorella e siamo andati  casa della nonna..."

"Allora scrivi che non hai fattole vacanze! Non ti inventi che sei andato in campagna."

Io avevo 7 o 8 anni eppure già mi rendevo conto di quanto fosse assurdo quel comportamento. Da una parte perché io le vacanze le avevo fatte e mi ero divertito un mondo, dall'altra perché non capivo questo accanimento.

Passa qualche anno. Ultima settimana di quarta ginnasio: il cagacazzo di lettere (un vuncione da far schifo, aveva i colletti delle camicie lordi da fare schifo) chiede a tutti gli studenti dove sarebbero andati in vacanza. E vabbe', c'è la figlia dell'avvocato che va a Londra (quando ancora ti svenavi per un biglietto aereo), la figlia dell'imprenditore che va nel Sud-Est asiatico e poi arriva a me: eh, io non vado da nessuna parte.

- Perché?

- Perché c'è mio padre che ha appena avuto un tumore e un infarto. Sta più di là che di qua, secondo lei la preoccupazione della mia famiglia è dove andare a fare le ferie?

- Ah.

Secondo i criteri moderni in entrambi i casi non mi avrebbero dovuto chiedere niente. Sì, voglio dire, in un modo o nell'altro hanno creato delle situazioni di potenziale imbarazzo. Per il Mattia delle elementari che mentre tutti erano andati al mare o ai monti si era limitato ad andare in campagna, o per il Mattia adolescente che si è trovato a giustificare il fatto di non andare in vacanza con un padre malato.
Oppure poteva esserci un compagno di classe che non andava in vacanza semplicemente perché la sua famiglia non aveva soldi.

Una volta un mio compagno di classe si mise a piangere quando l'insegnante gli chiese se suo padre era rimasto soddisfatto del buon voto che aveva ricevuto nella verifica. Suo padre era morto.

Ripensavo a questi episodi, e a mille altri, nel leggere di tutte queste polemiche sulla festa del papà cancellata. Perché - scrivevano sul giornale - si dovevano rispettare due bambini che frequentavano quella scuola e che avevano due mamme (cosa tra l'altro inventata perché nessuno al mondo ha due mamme, ma sorvoliamo).

Se ci pensate i motivi per cui un bambino ci potrebbe rimanere male sono tanti, tantissimi. Anche solo chiedere dove andrà in vacanza può sortire questo effetto. Così come il tema "descrivi la tua bicicletta" se il bambino viene da una famiglia che non può permettersi di comprare una bicicletta al figlio.
E fidatevi, ci sono decisamente più bambini di famiglie in ristrettezze economiche che non figli di due finte mamme.

Allora che facciamo? Se cancelliamo la festa del papà dobbiamo cancellare tutto. Ma proprio tutto, perché ogni attività, ogni domanda, ogni mezza frase potrebbe far rimanere male qualche scolaro.
Non so, devi abolire il corso di pittura perché c'è la famiglia che non può permettersi di comprare la mantellina per non sporcarsi al figlio oppure perché c'è uno scolaro che è daltonico. Devi abolire le attività sportive perché lo zio di uno studente è morto di crepacuore al termine di una maratona.
Oppure...

È forse questa la strada giusta? Io penso di no.
Non cambi la realtà facendo finta che non esista. Quei bambini oggi non faranno la festa del papà perché il loro chissà dov'è, ma un giorno scopriranno che esistono i papà, scopriranno che tutti ne hanno uno (o l'hanno avuto). E si domanderanno dov'è il loro.
A quel punto non potrai più risolvere il problema cancellando la festa del papà: la domanda sarà lì e dovrai dare una risposta.

La scuola ha lo scopo di far crescere i bambini e accompagnarli verso la vita; non deve tenerli dentro un mondo finto creato su misura, un mondo diverso dal mondo reale. Lo so bene che molta gente pretende che la realtà non esista, si inventa un mondo alternativo nella propria testa e poi obbliga la gente a dire che la realtà è quella che hanno loro nel cervello. Ma non è così.
Tutti i bambini crescendo dovranno affrontare la realtà: ci saranno quelli che si domanderanno perché sono stati comprati al supermercato dei bambini, quelli che dovranno fare i conti con un genitore morto quando erano ancora piccoli, quelli che invece si troveranno davanti a ristrettezze economiche perché sono nati in una famiglia povera, quelli che avranno un papà in galera, quelli che avranno una malattia...

Possiamo proteggere i bambini dalla verità facendo finta che tutto ciò non esista oppure possiamo accompagnarli alla verità pian piano, seguendo la strada giusta per loro.
Secondo me la seconda opzione è la migliore. Non c'è bisogno di far finta che i papà non esistano abolendone la festa, perché quei bambini prima o poi si accorgeranno che esistono i papà. Molto meglio spiegare loro perché il loro papà non c'è. Certo, questo è più difficile, ma l'alternativa qual è? Fare finta che i papà non esistano?

A proposito di temi, a mia mamma in seconda elementare proposero il tema "il mio pollaio" (ai tempi era così). Nel tema scrisse di quando vedeva il gallo saltare in groppa alla gallina aggredendola. Lei andava là a spostarlo ma veniva bloccata dalla madre e non capiva perché doveva consentire al gallo di aggredire la gallina. Né la madre né la maestra le spiegarono che in realtà il gallo la gallina se la stava ciulando, eppure ella dice che avrebbe preferito di gran lunga che le spiegassero (con parole adatte ai bambini, del tipo "è così che nascono i pulcini") cosa stava succedendo, perché a lei sembrava illogico che si consentisse di fare del male alla gallina.

Non nascondiamo la verità ai bambini, non ce n'è bisogno.
Perché i bambini le domande se le fanno ugualmente e nascondere la verità a loro in realtà è solo un modo comodo per nasconderla a noi stessi.

Piesse: e auguri a tutti i papà.

12 Responses to “Tema: descrivi il tuo pollaio”

  1. shevathas says:

    Non penso l’abbiano fatto per i bambini quanto per le pippe mentali degli adulti, adulti che vogliono far credere, a quei bambini, che sia normale quello che invece normale non è, cioè l’avere due mamme.
    E non so quanto possa essere giusto sia nei confronti dei loro bambini, prima o poi lo scopri e scoprirlo di botto è più doloroso di rendersene conto pian piano, che nei confronti degli altri; impedire di festeggiare per rispetto significa insegnare che anche tu hai diritto che rispettino anche le tue pippe mentali (o quelle dei tuoi genitori). E se inizi a dar retta alle pippe di chiunque ti infili in un ginepraio dal quale non si esce più.

  2. fgpx78 says:

    Che poi potenzialmente offendi più bambini vietandogli di festeggiare il loro papà. Sono ancora di più.
    Quelli che hanno due mamme festeggerano doppio alla festa della mamma.

  3. Ugo says:

    Mi hai fatto venire in mente quella volta che la maestra -che una volta ci ha fatto imparare a memoria una poesia intitolata “amico neGro”, gugglatela- ci diede il tema “cosa vedo dalla finestra di camera mia” (nel mio caso un muro di una fabbrica con una finestra arrugginita) ed io pensai “fico! Ho meno da scrivere!”

  4. ava says:

    L’ esito di questa stupidata è che adesso tutti i bambini avranno un motivo di ripicca con la bambina che invece gli adulti volevano tutelare . Perchè i bambini delle elementari discriminano eccome, anche solo per il colore della cartella.

    Occasione persa anche per la coppia LGBTXYZ ; se avesse detto che non si sentivano discriminate dai lavoretti degli altri bambini avrebbero fatto una gran figura, smontato il caso e reso più rilassato l’ ambiente.

    Cretine poi le maestre; sarebbe bastato far fare alla bambina un bel lavoretto dedicato al genitore 1 , e le differenze si sarebbero appianate da sole.

    Ma vuoi mettere un pò di pubblicità???

  5. Enrico says:

    La parte più difficile di essere genitore è proprio quella di capire che i bambini sono tali esattamente nella misura in cui noi li reputiamo in grado o meno di fare o capire qualcosa.
    Quando dall’alto della nostra età ed esperienza noi genitori decidiamo cosa deve arrivare alla testa dei pargoli ci assumiamo un responsabilità enorme che vedo spesso sottovalutata.

    Da un lato è inutile nascondere le cose ai bambini perchè come giustamente dici prima o poi arriveranno a darsi la risposta giusta per conto loro e se capiranno che hai “mentito” (la buona fede non conta!) allora per loro sarà un punto negativo nei confronti dei genitori.
    Dall’altro io mi chiedo sempre se è il momento giusto per fare o dire qualcosa “da grande” (1) ai miei figli e lì i dubbi sono tanti e ho sempre timore di sbagliare il “timing”

    La questione centrale del post poi rivela ancora una colta l’assoluta inadeguatezza di gran parte della società cosiddetta civile italiana ad essere in grado di prendere decisioni rilevanti e di lungo respiro per il proprio futuro, trincerandosi dietro inutili e vetusti moralismi o, come nel caso in oggetto, codardia nel sostenere le proprie posizioni ed i propri sentimenti.

    (1) con “da grande” non intendo dire cose del tipo ‘i bambini non nascono dalle zucche’ bensì semplicemente renderli parte delle nostre vite da adulti senza alcun filtro

  6. Lela says:

    D’accordissimo con Shevathas. Il problema ce l’hanno le due signore, non i bambini.

  7. Mauro says:

    E comunque il gallo di tua nonna era uno stupratore maschilista, sappilo. 😁

  8. Natascha says:

    Io sia alla festa della mamma che del papà facevo il disegno alla nonna, senza nessun problema.
    Tutti i miei compagni dell’asilo e delle elementari lo sapevano, ma non si è mai creato un caso od altro.

    Semplicemente il giorno della festa si diceva che io avrei fatto alla nonna perchè il mio papà era morto e se qualcuno chiedeva qualcosa si spiegava. Fine. Senza paura od altro.
    Di una semplicità disarmante.

    Ecco perchè vietare tutto mi sembra una cretinata pazzesca. Paura di spiegare? Furbata.. O paura di dire una parola sbagliata o meno politically correct ed avere poi i genitori che insorgono, corrono dal direttore a denunciare tutto e tutti???
    che palle sto modo di pensare…

  9. mattia says:

    Semplicemente il giorno della festa si diceva che io avrei fatto alla nonna perchè il mio papà era morto e se qualcuno chiedeva qualcosa si spiegava. Fine. Senza paura od altro.
    Di una semplicità disarmante.

    Appunto. Mica serve inventarsi la storia di un bambino con due finte mamme.
    Ce ne sono sempre stati di casi come il tuo, e sono sempre stati affrontati con buon senso.
    Materia prima che sembra scarseggiare oggi.

  10. ZioPippo says:

    Che poi per la festa della mamma cosa succede? Così, per dire…

  11. Cris says:

    Ciao, da papà di tre bambini che hanno perso improvvisamente la loro mamma non posso che concordare e sottoscrivere quanto dici sul come affrontare queste cose; è una stupidaggine cercare di nascondere loro la realtà con la quale devono imparare a convivere. Una persona, poco dopo che ci è accaduta la disgrazia mi ha raccontato come anche lei da piccola perse la madre e in casa fecero di tutto per nasconderne il ricordo, evidentemente nella speranza di evitare il dolore, mi disse che questo invece fu per lei il più grande motivo di sofferenza. Per fortuna io ancora non ho incontrato dementi che sulle spalle dei bambini cercano di farsi pubblicità. Grazie anche per gli auguri

  12. mattia says:

    grazie a te delle riflessione.