Il senso delle parole

March 15th, 2017 by mattia | Filed under bufale, ignoranza.

Quando feci il test d'ingresso per entrare al poli mi trovai di fronte domande di comprensione verbale. Un piccolo testo da leggere e delle domande in cui si chiedeva cosa diceva quel testo.
Seriamente? mi sono chiesto.
So leggere e so capire ciò che c'è scritto. So bene che ci sono ancora tanti analfabeti in italia - come l'anziana vicina di casa emigrata negli anni '50 dalla Sicilia. So bene che c'è molta gente che sa leggere ma non capisce il significato delle parole. Ma dannazione, sto facendo un test d'ingresso per un'università, si dà per scontato che sappia leggere e capire.

Poi sono passati gli anni e ho scoperto che non è così. Delle volte capita persino a persone in posizioni importanti di non capire quello che leggono.

Prendete pure i dibattiti in parlamento: dozzine di deputati che parlano di governo "tecnico" illegittimo perché l'art. 1 della costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo.

Eh... sì. È vero. Ma la frase continua dicendo  "che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Per capire un testo non è che puoi leggerne solo una parte, devi leggerlo tutto.
La frase è " la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzionenon che la esercita come cazzo gli pare. Non si tratta neanche di fare discussione politica, è solo una questione di comprensione verbale.

Lo stesso vale per quei deputati secondo cui l'italia non può fare la guerra perché la costituzione dice che "l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". E magicamente si dimenticano che la costituzione dice anche "Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari".
Tagli via una parte del testo e capisci una cosa diversa da quello che dice.

Oppure prendete il dibattito sul fine vita alla Camera di lunedì scorso. Sì, quello con solo 20 deputati. Una pena, il contenuto degli interventi intendo. Da una parte e dall'altra (se avete un po' di tempo da buttare ascoltatevi il discorso del rappresentante della Lega, imbarazzante).
In tanti hanno ricordato l'art. 32 della costituzione* "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge". Eh, appunto... se non per disposizione di legge. Quindi sì, è del tutto lecito avere una legge che obbliga a un trattamento sanitario.
A un certo punto c'è stata una deputata che leggendo quell'articolo è arrivata al punto in cui dice se non per disposizione di legge e ha titubato un po'. Sembrava che si fosse resa conto che citare quella frase della costituzione era un argomento invalido.
Gli altri invece no, non l'hanno capito.

Eppure è lì scritto, si tratta solo di capire la lingua italiana. Ancora una volta, non è questione di politica ma solo di comprensione verbale. Se dice "se non per disposizione di legge" significa che puoi fare una disposizione di legge che lo consente. Fine della storia.

Possibile che ci siano così tante persone che hanno difficoltà di comprensione di un testo così semplice?

Sì, e succede anche di peggio.

Prendete questa notizia.
Silvana De Mari è indagata a dalla Procura di Torino per istigazione all’odio razziale

Anche qui, non entriamo nemmeno nella polemica, né nel lato scientifico della faccenda. Rimaniamo al livello della comprensione verbale.
La dott.ssa De Mari fa affermazioni che fanno infuriare i ghei e questi la denunciano per istigazione all'odio... razziale.

Razziale? Sì, razziale. Si parla della porcata che passa sotto il nome di legge mancino. Scrive il corriere (evidenziazione mia):
Le sue parole, pubblicamente divulgate, sono lesive della dignità della persona e della comunità Lgbt. Non solo, esorterebbero alla discriminazione di singoli soggetti o gruppi determinati. E all’odio. Questo il senso dell’esposto e di quanto sta valutando la procura di Torino. La legge Mancino - il riferimento normativo - condanna gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

Ha ragione il corriere quando scrive che la porcata mancino punisce chi incita alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Dice proprio così la legge:
[è punito]  con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

Solo che si dimentica di spiegare in quale categoria cadono i ghei.
I ghei non sono una razza, non sono un'etnia, non sono una nazione e non sono una religione. Che cazzo c'entra la legge mancino dunque?
Nulla.

O mi dimostri che i ghei sono una razza o un'etnia o una nazione o una religione (e auguri) oppure significa che hai grossi, enormi problemi di comprensione verbale (se già non siamo alla confusione mentale). Significa che citi leggi a caso che non c'entrano niente.
Poniamo che la maestra di seconda media ti dia come tema "Descrivi come dovrebbe essere la tua famiglia ideale" e tu scrivi un componimento sull'importanza del volontariato nella società moderna. Una cosa del genere: imbarazzante.

Ancora più imbarazzante che la procura abbia preso in considerazione l'esposto "dopo un'attenta valutazione" invece di buttarlo nel cestino suggerendo a chi l'aveva presentato di studiare il significato della parole razza, etnia, nazione e religione su di un dizionario qualsiasi.
Il fascicolo era arrivato, dopo l’esposto del comitato «Torino pride», direttamente sulla scrivania del procuratore Armando Spataro, che, dopo un’attenta valutazione, lo ha assegnato al gruppo di pm che si occupa dei reati previsti dalla legge Mancino.

Perché che qualche avvocato si inventi casi del genere contro l'evidenza del significato delle parole ci può anche stare, è il loro valore dimostrare che il bianco è nero per soddisfare il cliente. Ma la procura no, la procura si deve basare sulla legge. Quella scritta a caratteri neri sul foglio bianco.

Io spero vivamente che da qui alla sentenza compaia una persona capace di quel minimo di comprensione verbale necessario per passare un test d'ingresso all'università che capisca che la legge mancino qui non c'entra niente.

Perché altrimenti capire dove stiamo andando? Verso a un punto in cui i tribunali si inventano leggi che non esistono cambiando il senso delle parole.
Auguri.

 

*Piesse: tra l'altro si fa pure finta di dimenticare che questo articolo intendeva opporsi alle brutture degli esperimenti fatti dai nazisti di cui c'era ancora fresca memoria, non si riferiva certo ai trattamenti sanitari che salvano la vita.

12 Responses to “Il senso delle parole”

  1. ava says:

    Un mio vecchio amico gestisce i colloqui di assunzione per una ditta di alta tecnologia che assume normalmente ingegneri e tecnici laureati. Ebbene , molti falliscono nei test di logica e comprensione del testo… auguri

    e poi in politica vige la vecchia regola che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire…

  2. shevathas says:

    Magistrale come sempre. Se ti può consolare c’è una guerra in italia contro i test di comprensione verbale sia che vengano svolti per l’invalsi sia che vengano svolti per l’accesso alle facoltà a numero chiuso o per l’orientamento obbligatorio*. Chissà perché…

    *in pratica un esame di ammissione all’università; se non lo passi puoi iscriverti lo stesso ma sei tenuto a sostenere prima certi esami o addirittura esami extra “di recupero”. All’università conviene perché se uno studente con debito “molla” non viene conteggiato negli abbandoni.

  3. Astaroth says:

    Questo è il classico caso in cui siccome il parlamento non fa la legge che la magistratura vuole allora si inventa la sua interpretazione di un’altra legge. Più volte si cercò di aggiungere alla legge Mancino un riferimento ai LGBT, finirono tutte in nulla di fatto e quindi ora i sostenitori di quella proposta cercano di trovare altre strade, come è stato fatto per i matrimoni o le adozioni gay.
    Riguardo la comprensione del testo invece credo che i parlamentari che hai citato sappiano perfettamente di cosa parlano, solo che preferiscono omettere o non dare importanza ad una parte del testo per motivi politici. Un po’ come i grillini che nel fare i conti in tasca agli altri parlamentari parlano di 15000 Euro contando anche rimborsi e diarie mentre per i loro conti si riferiscono al solo stipendio, omettendo volutamente le altre voci.

  4. mattia says:

    quindi ora i sostenitori di quella proposta cercano di trovare altre strade, come è stato fatto per i matrimoni o le adozioni gay.

    Questo è evidente.
    Il problema è che in uno stato di diritto non funziona così.
    Le leggi le fa il parlamento.

  5. Beppe Grullo says:

    Avrebbe avuto più senso l’esposto presentato da un satanista contro la discriminazione per motivi religiosi.

    Io, comunque, consiglierei alle associazioni lgbt di mantenere un profilo basso per qualche mese, dopo quello che è successo ieri (ricca giornalista lesbica con una compagna che ha avuto una figlia tramite eterologa —> ok sei mamma legalmente anche se nessuna legge dice che puoi esserlo; mamma anziana con marito anziano che ha partorito figlia dopo eterologa —> ti sequestriamo la figlia con un’accusa ridicola, ti assolviamo dopo anni ma comunque col cavolo che la rivedi tua figlia, anche se nessuna legge dice che sei indegna).
    Cioè, per dire: io sono sempre stato dalla parte di queste associazioni, ma ora anche a me cominciano a stare un po’ sulle balle.

  6. ava says:

    più che in uno stato di diritto, siamo in uno stato di rovescio.

  7. Mauro says:

    più che in uno stato di diritto, siamo in uno stato di rovescio

    Almeno ciò risollevasse il nostro tennis. Neanche quello.

  8. Ceccherini Stefano says:

    Si pareranno dietro a “lo spirito della legge è di proteggere tutte le minoranze”. Con sta storia che si deve cogliere lo spirito della legge si può giustificare qualunque cosa.

  9. mattia says:

    Si pareranno dietro a “lo spirito della legge è di proteggere tutte le minoranze”. Con sta storia che si deve cogliere lo spirito della legge si può giustificare qualunque cosa.

    Il problema è che non possono farlo.
    Tecnicamente proprio.

    Lo dice la legge come si deve interpretare la legge.

    “Nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore.”

    E attenzione, quando si parla di “intenzione del legislatore” non significa che uno può dire “be’, ma il legislatore voleva difendere tutte le minoranze ma all’epoca non esistevano ancora i ghei, adesso sì quindi sono coperti anche loro dalla legge”.
    Quando si parla di “intenzione del legislatore” s’intende che bisogna interpretare sempre le parole della legge ma, nel caso ci possano essere diversi significati, bisogna leggere gli atti parlamentari per capire qual è il significato corretto.
    Hai voglia, in questo caso, a dimostrare che hanno scritto razza e per razza intendevano i ghei.

  10. camicius says:

    Hai voglia, in questo caso, a dimostrare che hanno scritto razza e per razza intendevano i ghei.

    Lo fanno e basta.
    Come se fosse la prima volta che i giudici interpretano una legge in maniera fantasiosa…

  11. Mauro says:

    @ camicius

    Purtroppo capita ovunque.
    Qui in Germania la Corte Costituzionale ormai è “costretta” a fare politica, visto che il Parlamento non la fa più.
    E i tribunali seguono l’esempio.

  12. Peto says:

    Come ben dice camicius, lo fanno e basta.

    Comunque, per collegarmi all’esempio dell’articolo 12, in realtà fanno anche di peggio, ovvero considerano solo
    L’Italia ripudia la guerra
    È un concetto spesso sbandierato nei discorsi di certe sinistre, e se non ricordo male una quindicina di anni fa ci avevano fatto pure dei manifesti diffusi in tutta Italia per opporsi all’intervento in (mi pare) Iraq (come se poi l’Italia avesse dichiarato guerra all’Iraq).

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