La cartella dei power rangers

September 4th, 2016 by mattia | Filed under riflessioni.

La cosa reazione più ridicola che ho letto (sul feisbuc) al fertily day è stata "Vergogna! Anni di emancipazione femminile buttati via!"

Seriamente.

Una reazione che è ridicola sotto diversi punti di vista. Il primo: non si capisce perché fare propaganda alla maternità dovrebbe essere contrario all'emancipazione della donna. Non la stai coprendo con una palandrana, non le togli il diritto di voto, di andare a scuola o di guidare l'automobile. Stai parlando di fare figli, una cosa assolutamente normale e fisiologica propria della donna.
Ora, capisco che vi siati ubriacati di boldrinate fino a bruciarvi il cervello, ma vi ricordo che gli uomini i bambini non li possono fare. Mica perché c'è discriminazione, ma perché è la natura così (lo so, qualcuno vorrebbe contestare anche quello, magari dopo aver protestato contro la legge di gravità).
Non c'è niente della maternità che mortifica la donna: è una cosa naturale. Se poi la natura ha voluto che i figli li facessero le donne non è certo colpa di nessuno. Di emancipazione femminile puoi parlare per tutte quelle cose (come il diritto di voto, di lavoro, di istruzione...) in cui le donne sono uguali agli uomini.

Il secondo motivo per cui è demenziale è che nessuno obbliga nessuno. Non hai voglia di fare figli? Nessuno ti punta la rivoltella addosso e ti obbliga a farne. Vuoi dedicarti anima e corpo al lavoro senza cambiare pannollini e stare sveglia di notte. Ne hai tutto il diritto. Così come hai il diritto di gridare al mondo che non te ne fotte niente di avere i bambini ed è bellissimo non averne. Puoi predicare all'universo quanto sei orgogliosa della tua scelta.
Però mica puoi pretendere che tutti gli altri stiano zitti.
Oh, in democrazia funziona così: ognuno è libero di esprimere la propria idea, e nessuno può impedire agli altri di dire come la pensano perché ciò offenderebbe.
Non è che siccome tu pensi che sia bello non avere figli allora nessuno può più dire che invece è bello avere figli.

Giù di dosso.

In questi tre giorni abbiamo visto un delirio collettivo - a tratti quasi da isterismo patologico - che si basava proprio su questo equivoco. Semplicemente non è più consentito dire che è bello fare figli, altrimenti quelli che non ne hanno e non ne vogliono fare dovrebbero sentirsi urtati nella loro scelta.

Ma vi siete rincoglioniti?

Se volete è un po' come i vegani che si offendono se qualcuno parla di carne. Vuoi fare il vegano? Liberissimo. Ma mica puoi vietare a me di dire che mi piace fare la grigliata di maiale. Se ti offendo sono esclusivamente cazzi tuoi.

Dopodiché, entrando nel contenuto: lo dico prima di tutto quello che segue affinché sia chiaro.
Sono io il primo a dire che lo Stato dovrebbe essere il primo a lavorare per garantire la maternità. Ad esempio con gli asili nido pubblici, ma anche con misure come il sistema ceco sulle pensioni. Ho già raccontanto infatti che in Rep. Ceca una donna ha uno sconto sui contributi previdenziali di un anno per ogni figlio che ha avuto. Se tu fai tra figli vai in pensione tre anni prima, dunque.
Così come si dovrebbe lavorare sui sistemi di assistenza alle famiglie dove lavorano entrambi i genitori: in italia se non ci fossero gli oratori estivi molti bambini sarebbero per strada d'estate. E lo stato se ne infischia.
Potrei andare avanti per ore a parlare di tutti gli interventi sullo stato sociale che si dovrebbero fare - mettendoci la relativa grana - per favorire la natalità.
Così come potremmo parlare di come il sistema bancario non favorisce una coppia che vuole mettere su famiglia e non ha una base solida da cui partire per comprarsi un bilocale.
Tutti d'accorco. Ok?

Però, parliamoci chiaro, quelli che dicono che i figli non si fanno per motivi economici raccontano una sonora balla.
Certo, se guardiamo alla generazione precedente alla nostra probabilmente siamo meno ricchi, meno stabili, con meno tutele... Ma se guardiamo alla storia dell'umanità, o se guardiamo alla totalità del mondo in questo momento... non facciamo figli perché siamo poveri?
Ma andate a prenderlo nel culo (che almeno non richiate di fare figli).

Seriamente, non prendiamoci in giro. Non siamo poveri. Siamo nella fetta di mondo più ricca. Siamo in un'era storica in cui il benessere è diffuso.

Sì, sì, la storiella del contratto precario... o mio Dio....
Perché i nostri nonni che facevano i contadini non avevano forse un lavoro precario? Bastava uno scherzo del maltempo e il raccolto se ne andava a meretrici. Dovevano aspettare un anno per il raccolto successivo. E voi vi lamentate perché non avete la sicurezza che il contratto vi verrà rinnovato tra tre mesi? Ma andate a fanculo.
Mia nonna con quello che guadagnava in filanda in una giornata comprava 1 kg di riso. Intesi? E voi vi lamentate?
I nostri nonni facevano figli, potete farli anche voi.

Prima che qualcuno inizia a dire che una volta i figli non dovevi mantenerli fino a 25 anni, che una volta non dovevi comprare loro la cartella dei Power rangers e così via, preciso subito una cosa importante: qui non si tratta di fare undici figli come una volta. Si tratta di passare da 1,4 figli per donna a quel 2,1 che consente un equilibrio demografico. È un aumento che si può fare senza mantere undici figli fino ai 25 anni. È un aumento che richiede un investimento economico del tutto fattibile.

Il problema è che non c'è la volontà di farlo.
Perché per molti significherebbe imporsi delle rinunce. Avere quel mezzo figlio in più significherebbe rinunciare al telefono da 500 euro e usarne uno da 50 euro, fintanto che va. Significherebbe rattoppare un paio di pantaloni quando si bucano perché nel frattempo devi comprare il pantaloni al figlio. Significa che magari non puoi dire "cara, prendiamo un low cost e ci facciamo un fine settimana a Londra?". Significa anche rinunciare a piccole cose come l'abbonamento a Netflix perché alla fine dell'anno quella cifra equivale a un paio di scarpe per il figlio. Significa rinunciare a una molteplicità di cose non indispensabili perché quando hai un figlio diventa lui la priorità.

Fare figli, almeno per chi non ha un reddito ampiamente superiore ai propri bisogni, significa quasi sempre ridurre il proprio tenore di vita (almeno per 20-25 anni).
Molti questo non lo accettano.

O se lo accettano lo fanno per un tempo limitato, quello di un figlio. Averne due o persino tre significherebbe fare ulteriori sacrifici e farli per anni in più. Una cosa che molti non sono disposti a fare.

Del tutto lecitamente tra l'altro. Se tu vuoi goderti la vita gustandoti la libertà di fare un fine settimana a Londra o l'abbonamento a Netflix fa' pure. Un mio amico lo diceva direttamente: non faccio figli perché non ho voglia di lavorare per mantenere dei marmocchi a cui poi devo pulire anche il culo.
Scelta legittima. Però non ditemi che non potete fare figli per ragioni economiche. Perché non è così.

Magari ci sarà anche qualcuno che davvero non può tagliare niente al suo bilancio di famiglia altrimenti finisce sotto un ponte. Qualcuno così lo conosco pure io. Ma non è per queste persone che mancano all'appello 250 mila bambini all'anno.

A coloro che parlano di motivi economici per cui non fanno figli io chiedo di fare un bell'esercizio: prendere l'elenco delle proprie spese e fare il conto di tutto ciò che si può tagliare senza finire sotto un ponte. Non avete idea di quante risorse uscirebbero. Di sicuro quanto vi basta per farli i figli.

Certo, qualcuno mi direbbe che se tagli viaggi, cinema, cena al ristorante, telefono intelligente e poi ti metti anche a rammendare i vestiti quando si guastano alla fine non è vita.

Eppure vivreste ancora meglio di qualche miliardo di persone nel mondo.

Come sia arrivati allora a pensare che una vita parsimoniosa sia una non vita?
Temo che ci siamo arrivati a causa di chi ci ha cresciuto. La nostra generazione è la prima cresciuta nel benessere generalizzato, la prima per cui i genitori potevano permettersi di non badare a spese per il figlio. È passata così tanto questa idea che per i figli non si dovesse badare a spese che il genitore che gli rammendava i vestiti una volta di troppo o non gli comprava la cartella dei power rangers veniva considerato un pessimo genitore.

Così siamo cresciuti pensando che privarsi del telefono intelligente o dell'abbonamento a Netflix - versione adulta della cartella dei power rangers - sia una cosa da straccioni. Non sono più i genitori a comprarceli, siamo noi con il nostro stipendio, ma il principio è lo stesso: fare sacrifici, essere parsimoniosi, privarsi di qualcosa che non è fondamentale è visto come una rinuncia insopportabile. Anche se non c'è più il compagnuccio di scuola che ti prende in giro se non ha la cartella dei power rangers. Ci hanno talmente tanto inculcato questa idea che ora ce lo diciamo da soli.

Sapete cosa, io della mia infanzia ricordo pure la parsimonia a cui mi avevano abituato i genitori. Mi ricordo che quando la domenica tornavamo a casa dopo essere stati dalla nonna ci si fermava a mangiare il gelato dalla gelateria solo se il papà aveva fatto lo straordinario (così come mi ricordo che il papà comprava il cono con una sola pallina - pistacchio, sempre quello - per risparmiare). Così come mi ricordo la parsimonia sull'abbigliamento o di quando le canzoni dello zecchino d'oro si registravano dalla TV sul mangianastri perché costava troppo comprare la musicassetta ufficiale. Ma ciò che più apprezzo oggi, che sono adulto, è il tempo che mi hanno dedicato i genitori. Mi ricordo di quando il papà ci portava in giro sulla Vespa, di quando rinunciava alle riunione del club dei CB per stare a casa con noi a guardare i film di Walt Disney il giovedì sera sui Rai Uno, di quando ci portava con lui a fare la Caccia all'antenna (vediamo quanti sanno cos'era), o di quando mi ha spiegato come funzionavano i titoli di stato.

Forse non ve ne siete resi conto, ma si possono fare i figli anche facendo sacrifici economici perché non è che quelle rinunce rendono la vita non degna di essere vissuta. Il figlio, e voi, dopo trent'anni non vi ricorderete di quel gelato che non avete comprato o di quel vestito che avete rammendato per la cappesima volta. Dopo trent'anni voi e i vostri figli vi ricorderete piuttosto del bel tempo passato insieme.

L'ho detto prima e lo ripeto: ognuno è liberissimo di fare quello che vuole coi suoi soldi (se li ha guadagnati onestamente). Chiunque è libero di decidere che non vuole fare rinunce per mantenere i figli. Ma la storia per cui non potete fare i figli per motivi economici nella maggior parte dei casi dei casi non è vera. Potete, ma non volete fare rinunce.
Se non vi convincono i numeri del vostro bilancio di famiglia pensate alla vostra infanzia: ricordate con più gioia quando i genitori vi hanno comprato la cartella dei power rangers oppure quando mamma e papà hanno passato del tempo di qualità con voi?
Poi la risposta su qual è la cosa più importante quando per fare i figli ve la darete da soli.

27 Responses to “La cartella dei power rangers”

  1. Lugh says:

    La questione economica è quasi paradossale: di solito i poveri fanno più figli dei ricchi, che è tanto se ne fanno uno a cinquant’anni.

  2. Lugh says:

    Diciamo che è più che altro una questione di mentalità: anche potendoseli permettere, semplicemente non si ha voglia.

  3. mc says:

    condivido questa disamina,e la tua riflessione sul ricordo è più che pertinente (ho due figlie, la cosa che mi preme di più è la possibilità che un domani possano avere un bel ricordo di momenti felici, a cui ripensare.. e non è solo questione di soldi, ed altresì non è semplice )

  4. shevathas says:

    Ottimo articolo, concordo su tutto.

  5. fgpx78 says:

    <>
    Ecco, il 99% è tutto condensato qui.

    C’è poi anche da dire che ad esempio a Milano la maggior parte delle persone rimanda il fare figli perché è collettivamente accettato (e normale) passare gli anni fra i 26 e i 40 a spendere 30 € a sera per gli apertivi in Corso Como.
    Mica gli umonimi “bamboccioni e immaturi” eh? Parlo anche delle donne (ne conosco ancora in quella fase…).
    Ora, se sei un uomo o una donna che a 40 anni pensa agli aperitivi, ti immagini di fare figli? Tii immagini di cambiare la tua vita e il tuo futoro per programmare i prossimi 20 anni in modo da riuscire a mantenerli?
    Poi se hai 40 anni, ti immagini quando i figli lasceranno casa… oramai vecchio 65 enne (se va bene).
    Da questo punto di vista, la campagna (ad ogni modo esteticamente a mio parere orribile) azzeccava parte del problema: le donne non sono fatte per fare figli a 40 anni. Già a 30 hanno i loro problemi.
    Guardate l’incidenza delle malformazioni nei neonati per fasce d’età, fra i 15 e i 45 anni, per intenderci.
    Ma anche più semplicemente, guardate le madri ceche/slovacche ora 45 enni con figli già di 20-25 anni. Il fisico, quando sei ventenne, reagisce in modo completamente diverso… e si vede! (Non a caso quel mio amico venuto a un matrimonio in Slovacchia, al ritorno mi disse “Pensavo che le MILF fossero una invenzione del mercato del porn. Non ero mai stato in Slovacchia.”)

    Ma poi si entra in altri discorsi… ad esempio, quante relazioni sopravvivono a figli fatti fra i 20 e i 30 anni?

  6. Lela says:

    Standing ovation. Non si può dire che fare figli è bello, pena tempesta di boldrinate.
    Ti segnalo che l’altro giorno il corriere scriveva, nello stesso articolo e nella stessa frase: non si fanno figli per la precarietà nel lavoro, soprattutto femminile, soprattutto al sud, dove storicamente si fanno più figli.
    Mi sto ancora riprendendo dal cortocircuito mentale :-$

  7. mattia says:

    < ssss>
    Ecco, il 99% è tutto condensato qui.

    il sistema ha filtrato quello che avevi messi tra i segni di tag. Usa apici.

    C’è poi anche da dire che ad esempio a Milano la maggior parte delle persone rimanda il fare figli perché è collettivamente accettato (e normale) passare gli anni fra i 26 e i 40 a spendere 30 € a sera per gli apertivi in Corso Como.

    Hai beccato in pieno il tipo di persona che ha fatto la prima citazione in testa all’articolo.

    azzeccava parte del problema: le donne non sono fatte per fare figli a 40 anni. Già a 30 hanno i loro problemi.
    Guardate l’incidenza delle malformazioni nei neonati per fasce d’età, fra i 15 e i 45 anni, per intenderci.

    È un fatto scientifico che le donne siano fatte per fare figli giovani e non a 40 anni.
    Ma in questa società, lo abbiamo appurato, i fatti scientifici offendono.

  8. Claiudio says:

    So che non aggiunge niente a quello chei scritto, che condivido completamente, ma vorrei far notare la discesa al di sotto del limite “stabilizzante” è stata nel 1976. 40 anni fa.

  9. Enrico says:

    Concordo praticamente su tutto ma bisogna tener presente che non tutti i figli sono come il Mattia di turno – autonomi da subito e non a pesare sulle spalle dei genitori. Chiaro che ogni genitore medianamente intelligente immagina il proprio figlio che a 19 anni parte per l’università per poi spiccare il volo ma non sempre è così.

    Di fronte a questa evenienza uno DEVE avere delle certezze che altro non sono che un lavoro (*) e dei soldi da parte; non dimentichiamoci poi che tutti diventiamo vecchietti e se vogliamo evitare di distruggere la vita dei nostri stessi figli dobbiamo prevedere in nostro sostentamento quando non saremo più autonomi: ancora servono soldi, tanti! soprattutto per un italiano dato che avrà una pensione che sarà si e no il 40% del reddito attuale, sempre se ce l’hai un reddito!

    Questo per dire che è vero che si può crescere un figlio con 800€/mese facendo delle rinunce tutt’altro che impossibili ma devi sempre sperare che tutto vada bene e statisticamente ciò non accade. Non parliamo poi di due figli…

  10. Enrico says:

    Mi è sfuggito il rimando…

    (*) per chiarezza non sono del partito del posto fisso ma mi piacerebbe che in Italia si affermasse il modello della flessibilità intesa come l’opportunità di poter cambiare lavoro ma anche di perderlo sapendo che hai le possibilità di trovarne un altro. Il mio esempio parte dal modello svizzero che per il sottoscritto ha significato 3 diversi datori di lavoro in 5 anni e questo solo per mia scelta.

  11. Lugh says:

    Che poi magari quelli che hanno inorridito alla sola idea di una donna che fa figli (persone che escono da altre persone!!! Mostruosità alla Alien! Mamdove andremo a finire, signora mia!) sono gli stessi che si congratulano per una donna che fa un figlio a 50 anni e attaccano tutti quelli che criticano la sua scelta.

  12. ZioPippo says:

    A me sembra che questa nostra società “si irriti” perché sente sempre come messe in discussione le proprie scelte. E questa cosa infastidisce. Se uno a 40 anni vuol fare gli aperitivi a corso como, ben venga, faccia quello che vuole, sono scelte sue e in ultima analisi sono cavoli suoi. Però se qualcuno (amici, parenti, stato, società, chiesa, alieni) non “condivide” questa sua scelta e lo vuole esternare, altrettanto sono cavoli suoi, non ci vedo niente di male. Invece la gente non sopporta che le proprie scelte vengano messe in discussione, anzi di più, le sente come messe in discussione anche quando di fatto NON sono messe in discussione (perché dire che una donna è biologicamente costruita per partorire “giovane” è un dato di fatto, non una presa di posizione)

  13. Tutto bellissimo, sottoscrivo e condivido al 1000%, anche se mi dirai che oltre il 100% non si può.
    Anzi sì. Oppure no.
    C’è una cosa che non condivido.

    La cartella dei **power rangers**.

    Pofferbacco, che infanzia infelice hai avuto. Ma mica perché non hai avuto la cartella dei power rangers, ma per il fatto di essere stato esposto ai power rangers.

    Por baj.

    I power rangers sono distanti un iota dall’essere un crimine contro l’intelligenza umana.

  14. […] generazione costretta ad indenticare la cartella dei power rangers come simbolo di agiatezza è una generazione triste, […]

  15. Thibaud says:

    Sì, siamo d’accordo su chi parla degli aperitivi in corso Como, tantissimi hanno un tenore di vita molto alto, però non potete mettere tutti in quella categoria, c’è anche sicuramente chi non ha raggiunto un adeguato livello di stabilità economica. Ma vi immaginate una coppia di precari, entrambi con contrattini, che magari adesso conducono una vita agiata perché hanno due entrate mensili, però tutto è subordinato al rinnovo del contratto. Come fai a fare un figlio senza avere la certezza che tra 4-5 anni ti troverai in una situazione economica altrettanto agiata ? Lo so che comunque, anche se hai un contratto a tempo indeterminato, la tua situazione economica può peggiorare di colpo, a causa di un incidente, oppure puoi essere licenziato a causa della crisi, però sicuramente la probabilità che una persona veda la sua situazione economica peggiorare è molto più alta se sei un precario. In qualsiasi ditta, i primi a mandare via, a seguito della contrazione delle entrate, sono i precari.

  16. mamoru says:

    i miei facevano gli operai, avranno avuto anche um impiego stabile, ma tirare su due figli e pagare un mutuo coi tassi al 12% ci son riusciti lo stesso, mio padre si prese la terza media e fecero pure il secondo di figlio.
    se c’e’ un problema e’ che i giovani hanno una aspettativa troppo alta del mondo: mi dispiace niente ostriche e champagne.
    e lo spritz non e’ un diritto umano inalienabile.

  17. Lela says:

    Provocazioni ispirate dal commento di Enrico: 1) ma esisterà mai un momento nella vita in cui avrete la certezza che andrà tutto bene? Non sapete neanche se ci sarete domattina (Amatrice insegna, ma anche Nizza), figuriamoci avere la certezza di avere un lavoro tra cinque anni! A questo punto non facciamo più niente e viviamo alla giornata senza curarci di niente e nessuno, di doman non c’è certezza…
    2) posto che, a meno di una prematura dipartita, arriverà inesorabilmente il momento in cui non saremo autonomi, il modo migliore per non “rovinare” la vita ai nostri figli non è fare figli col contagocce perché bisogna avere i soldi da parte (per pagare l’ospizio?) quando si sarà vecchi, è avere avuto molti figli e da giovani: se un ragazzo di venticinque anni deve occuparsi di due anziani è un conto, se di questi due anziani se ne devono occupare cinque figli (con generi e nuore) e dieci nipoti, che producono reddito (anche alcuni tra i nipoti magari)…

  18. Lela says:

    Per Mattia (o chi lo sapesse): lo sconto di contributi c’è a prescindere dalla condizione lavorativa della donna al momento della nascita del figlio?
    Perché io sarei favorevole a uno sconto di contributi anche triennale per ogni figlio, ma solo se al momento della nascita dei figli la donna (o l’uomo, o si potrebbe anche ripartire, perché no?) risulta assunta: il principio è che la maternità/paternità è assimilabile a un lavoro professionale, quindi chi lavora fuori casa fa due lavori contemporaneamente ed è giusto che questo risulti nei contributi. Chi invece lavora solo come madre è appunto equiparata a un professionista, quindi niente sconto (che in quel caso è sulla soglia di età per avere la pensione sociale di vecchiaia).

  19. mattia says:

    lo sconto di contributi c’è a prescindere dalla condizione lavorativa della donna al momento della nascita del figlio?

    questo non te lo so dire.

  20. mamoru says:

    ah dimenticavo.
    durante la vita di noi figli, la ditta in cui lavorava mia madre come operaia falli’ e chiuse.
    due volte.
    a proposito di lavoro stabile.

  21. brain_use says:

    Quotone su tutto l’articolo ma soprattutto su questo:
    “quando hai un figlio diventa lui la priorità.”
    “ciò che più apprezzo oggi, che sono adulto, è il tempo che mi hanno dedicato i genitori.”
    Se permetti, lo linko.

  22. mattia says:

    linka pure, mica hai bisogno del mio permesso per linkare

  23. stephen says:

    NI.

    bisogna anche pensare che ora le aspettative per i figli sono MOLTO più alte e la stessa società richiede persone più formate.

    “mia madre a 20 anni”, oggi, sarebbe fuori da tutto. troppo ignorante, troppo aperta al mondo, cresciuta troppo nella sfera provinciale. certo i miei nonni materni riuscirono a fare 2 figlie nonostante fossero poveri in canna, si, ma che istruzione hanno ricevuto?

    prendiamo l’università. sicuro, alla fine della fiera, si iscrivono meno della metà dei giovani, ma chi fa un figlio oggi la mette in preventivo, certo non può permettersi di “negarla” al figlio. se è il figlio che rinuncia, ok, ma non pu trovarsi a corto di soldi per mandarlo dove serve, no?

    “quando si era poveri e si facevano figli” l’università era un sogno; mio padre fu squadrato e preso a va cagare quando chiese se potesse andare a matematica. non era in bilancio, non era stata preventivata. il benessere diffuso ha anche il suo costo di mantenimento.

    anche sociale.

  24. mattia says:

    prendiamo l’università. sicuro, alla fine della fiera, si iscrivono meno della metà dei giovani, ma chi fa un figlio oggi la mette in preventivo, certo non può permettersi di “negarla” al figlio. se è il figlio che rinuncia, ok, ma non pu trovarsi a corto di soldi per mandarlo dove serve, no?

    Dipende da come gli fai fare l’università.
    Io l’ho fatta alzandomi alle 6.15 per anni. Mi alzavo alle 6.15 perché così riuscivo a prendere il treno dell 6.45 e ad essere in classe a Milano per le 8. Le lezioni iniziavano alle 8.30, vero, ma prendendo il treno dopo (il mitico 7.47) arrivavo almeno 5 minuti in ritardo in classe.
    Mi sono alzato per anni alle 6.15, e in stazione ci andavo con il motorino. Non conto le volte che sono tornato a casa bagnato fradicio perché pioveva. Ma l’ho fatto.
    Così come ho passato gli anni dell’università a studiare durante i fine settimana invece di andare in giro a sbevazzare.
    Un figlio che fa l’università così non è di certo gratis (le tasse universitarie da sole erano 1200 euro, senza contare quello che mangia il mio corpicione) ma non è una spesa proibitiva. Inizia a diventare una spesa importante se quel figlio lo mandi a studiare in città dove devi spendere 400 euro al mese per una camera in quanto non ha voglia di alzarsi alle 6 del mattino. Lo preciso, con me studiavano persone che venivano non solo da Piacenza o Novara (che sono fuori regione ma collegate bene a Milano) ma anche gente della di Nembro che si doveva svegliare anche prima delle 6 per farsi la val Seriana in autobus fino a Bergamo per poi prendere il treno da lì.
    Inizia a fargli fare il pendolare invece di prendere la camera in città. Fallo andare in giro col motorino anziché comprargli l’automobile.
    Mettilo a studiare invece di buttare via i soldi nei locali ogni fine settimana (qui oltre al risparmio c’è anche che finirà gli studi prima).
    C’è modo e modo di mantenere un figlio all’università. C’è modo costoso e modo economico.

  25. stephen von crven says:

    guarda, credo che io stia andando nello stesso polo universitario, milano città studi, e anche io mi sveglio alle 6 per le lezioni delle 8 (5.45 se devo andare in bici perché atm ha degli orari sul trasporto mattiniero imbecilli). non mi sono trasferito e sto a casa la maggior parte dei we (ok dopo la sera stessa di fine sessione mi sfondo, ma solo quella).

    tuttavia costo comunque di più di quanto non fossero costati mia madre o mio padre. anche perché per cercare di stare su medie alte devo studiare abbastanza assiduamente, quindi è un lavoro full-time a volte con straordinari, questo non mi permette di avere lavoretti fissi tipo nel bar, ma solo al volo (ripetizioni). mio padre invece si infilava tutti i lavoretti che voleva, c’erano standard molto più bassi. “l’importante era finire da ragioniere e via”.

    l’università poi è un solo esempio. ho nominato anche il costo “sociale” su cui ci sarebbe da dire tantissimo.

    come al solito la verità è grigia. moltissime famiglie spendono molto più del necessario per sé e per IL figlio, ma non farei troppi confronti con il passato e non la fare così semplice. oggi le nuove leve costano molto di più e in futuro aumenteranno.

  26. Maurizio says:

    Una volta mettevano al mondo 10 figli, di cui spesso, solo la metà arrivava all’età adulta, se nascevi contadino rimanevi contadino, studiare era un optional non previsto.
    Se ho un lavoro precario e non riesco ad arrivare a fine mese, mettiamo che debba mettere l’apparecchio ai denti a mio figlio, chi me lo paga, la Madonna di Lourdes? La fatina buona del c@##o (cit. Full Metal Jacket)?

  27. mattia says:

    Una volta mettevano al mondo 10 figli, di cui spesso, solo la metà arrivava all’età adulta, se nascevi contadino rimanevi contadino, studiare era un optional non previsto.

    Ma quindi la parte del post in cui ho scritto:

    Prima che qualcuno inizia a dire che una volta i figli non dovevi mantenerli fino a 25 anni, che una volta non dovevi comprare loro la cartella dei Power rangers e così via, preciso subito una cosa importante: qui non si tratta di fare undici figli come una volta. Si tratta di passare da 1,4 figli per donna a quel 2,1 che consente un equilibrio demografico. È un aumento che si può fare senza mantere undici figli fino ai 25 anni. È un aumento che richiede un investimento economico del tutto fattibile.

    non l’hai letta?
    Ci tenevi proprio a farci sapere che prima di scrivere un commento non leggi quello che commenti?