Una storia di debolezza

August 31st, 2016 by mattia | Filed under riflessioni, w la fisica.
Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere questo post perché ciò che vi sto per raccontare è una storia di debolezza. Ma alla fine ho vinto la resistenza che mi ponevo e ho deciso di raccontarvela.

La notizia del terremoto ad Amatrice l'ho ricevuta indirettamente. Mi sveglio e il primo sito che apro è il feisbuc; non sono sicuro che lo sia ogni mattina, ma quel giorno sì. Apro il feisbuc e trovo un messaggio del mio capo.
"Senti, ma pensi che il terremoto sia possibile da vedere nelle misure del nostro osservatorio geomagnetico?"

Terremoto? Quale terremoto?
CMD+T, apro i giornali e scopro che è venuta giù mezza Amatrice. Era quello il terremoto di cui mi parlava il capo sul feisbuc. La domanda che mi poneva era dovuta al fatto che il giorno prima si preannunciava una tempesta geomagnetica, così come faccio di tanto in tanto ho pubblicato il link al nostro osservatorio geomagnetico sul feisbuc scrivendo "tempesta geomagnetica in arrivo! tenetevi forte!". Il mio capo evidentemente ha letto questo messaggio e poi quando ha saputo del terremoto ha collegato le due cose e mi ha chiesto se c'era una relazione.

No, gli ho risposto. O meglio, c'è gente secondo cui dalle misure del campo geomagnetico si può prevedere il terremoto, ma di solito lo fatto solo dopo il terremoto, mai prima. E grazie al cazzo, facile così.

Il capo mi ha ringraziato e la cosa è finita lì.
Arrivo in ufficio e continuo a pensarci... e se invece...?
Così mi metto a scaricare i dati, prima quelli del nostro osservatorio geomagnetico, poi quelli di un altro osservatorio a 300 km circa di distanza. Dai dati di un singolo osservatorio infatti non si notava nulla di anomalo; la mia intenzione dunque era quella di controllare se la differenza tra i due invece cambiava. In altre parole, il singolo punto magari non mi dice niente ma il gradiente sì.

E niente, mi metto a lavorare, genero un po' di grafici e a un certo punto vedo qualcosa che mi fa saltare il groppo in gola. C'era una grande variazione nel rapporto delle misure dei due osservatori che iniziava all'una di notte e finiva proprio quando c'è stato il terremoto. E se quello fosse stato un segnale che prevedeva il terremoto?
Le mani hanno iniziato a tremarmi, anche perché capite le implicazioni: non si tratta di un segnale che arriva pochi secondi prima del terremoto, bensì con ore di anticipo. Significa avere tutto il tempo per avvertire la popolazione.

Mentre digitavo il codice per analizzare i dati nella testa avevo sentimenti contrastanti. Da una parte avevo il pensiero "non si possono prevedere i terremoti dai campi geomagnetici, quelli che ci hanno provato lo dicevano sempre dopo", dall'altra mi rispondevo "se non ci sono riusciti loro non è detto che non possa riuscirci io".
Nel frattempo pensavo "il segnale è lì" e volevo correre nell'ufficio del capo a farglielo vedere. Nello stesso momento però automaticamente mi frenavo pensando "calma, magari è solo un'illusione, vedi quel segnale e lo colleghi al terremoto solo perché vuoi che sia così, ma magari non c'entra niente. Prima di correre dal capo cerca di capire se è davvero qualcosa di anomalo"

Come sia andata a finire l'avrete già intuito. Ho fatto ulteriori analisi, ho aumentato i dati e purtroppo era solo un caso. Segnali simili erano capitati anche in precedenza, senza che ci fossero terremoti.
Poi con calma continuerò ancora l'analisi dei dati, perché ho in mente ancora una cosa con cui potrei raffinarli, ma senza troppa speranza. La possibilità di tirare fuori qualcosa è ridotta al lumicino.

Perché all'inizio ho detto che è una storia di debolezza? Perché alla fine ci stavo cascando. Ho visto un dato che mi piaceva e stavo per credergli facendo poi una figura barbina. Se mi sono salvato è perché ho forzato me stesso ai principi metodologici della ricerca. Non bisogna mai credere ai dati quando sono belli; bisogna sempre cercare di smontare la propria tesi. Se dei dati sembrano confermarla allora aggiungine altri e altri ancora per vedere se viene smentita. Perché quello che sembra confermare la tua tesi può essere solo una coincidenza.

Ecco, per fare buona scienza la base è questa. Non cose complicate, nozioni, strumenti matematici... quelli servono ma dopo. Prima serve il metodo, altrimenti il rischio di andare a schiantarti contro un muro è altissimo.

15 Responses to “Una storia di debolezza”

  1. Theodore says:

    Sei forte però. Un vero debole si sarebbe invischiato fino a danneggiarsi la carriera a difendere quei dati che nessuna correlazione hanno (sembra almeno) con eventi sismici.

  2. Mauro says:

    La tentazione in questi casi è umana. E tu, che ti piaccia o no, sei umano. Poi chi è educato al metodo scientifico riflette prima di partire in quarta con dichiarazioni (o articoli) sensazionalistici.
    Chi non è educato al medoto scientifico, o crede che il metodo scientifico e la scienza tutta siano una balla, invece parte in quarta.
    Poi c’è – per fortuna pochi ma purtroppo molto ascoltati – chi conosce e ritiene corretto il metodo scientifico ma sa che partire in quarta in certi casi può gonfiarti il portafogli… e non ha scrupoli a gonfiarselo…

  3. mattia says:

    E tu, che ti piaccia o no, sei umano.

    Non mi piace, ma è così.

  4. Claiudio says:

    Mi interesserebbe poter leggere un tuo articolo su che analisi hai fatto

  5. mattia says:

    Mi interesserebbe poter leggere un tuo articolo su che analisi hai fatto

    Visto che non ha portato ai risultati sperati è inutile. Anzi è rischioso, perché poi arriva subito lo sveglione che fraintende e capisce che si possono prevedere i terremoti. Meglio evitare.

  6. Zhelgadis says:

    Beh, se dimostri che una certa teoria è sbagliata stai facendo scienza a tutti gli effetti, e di quella buona. Magari non ti danno il nobel, però è utile sapere che qualcuno ha già battuto una certa strada e che non porta a nulla.

    Altrimenti alla prossima correlazione di questo tipo, se va bene troviamo un’altra persona che si mette lì e fa tutte le verifiche del caso per giungere di nuovo allo stesso risultato. Se va male, ci troviamo i telegiornali che strillano in apertura che è stato “trovato un modo per prevedere i terremoti”.

  7. Claiudio says:

    Preciso che più che sui dati, mi interesserebbe sugli strumenti (statistici?) usati

  8. mattia says:

    Beh, se dimostri che una certa teoria è sbagliata stai facendo scienza a tutti gli effetti, e di quella buona. Magari non ti danno il nobel, però è utile sapere che qualcuno ha già battuto una certa strada e che non porta a nulla.

    In teoria sì, in pratica nessuno pubblicherebbe mai una cosa del genere.

  9. mattia says:

    Preciso che più che sui dati, mi interesserebbe sugli strumenti (statistici?) usati

    Oh, ma da questo punto di vista non c’è nulla di interessante.

  10. ava says:

    bah la realtà è che i terremoti si possono prevedere eccome, ma ovviamente solo in termini statistici, e questo non serve per mettersi in salvo . Se così non fosse non esisterebbero le mappe sismiche ( le quali comunque imbroccano quel che imbroccano ovvero poco).
    inoltre non ha alcun sesno spendere soldi per prevedere i terremoti quando con una cifra sicuramente accettabile si mettono in sicurezza gli immobili nelle zone più a rischio.

    Ci sono comunque alcune considerazioni che vanno fatte, ad esempio non tutti i sismi devastanti nascono durante uno sciame sismico, ma un numero rilevante sì, pertanto ( visto che gli sciami sono abbastanza limitati nel tempo) si può ritenere che durante uno sciame la probabilità di sisma per unità di tempo aumenti di parecchio. Anche alla luce di questo venne condannata la commissione grandi rischi perchè ( tra le altre cose) non aveva messo in preallarme la popolazione, non con la certezza che sarebbe successo qualcosa ( il che è impossibile) ma in termini di aumentato rischio in corrispondenza allo sciame.

    in altri termini l’ affermazione che fecero i geologi che gli sciami sismici ” siano positivi in quanto liberano energia” non è corretta, nel senso che in corrispondenza degli sciami si verificano eventi con una frequ3enza magggiore . Certo i microsismi liberano energia ma non in misura tale da allontanare il pericolo di scossa, anzi, come abbbiamo visto in questi ultimi anni.

  11. ava says:

    ovviamente ( ma chiarifico perchhè il mondo è pieno di asini ) per previsione del sisma intendo previsioni a lungo termine di un evento , dato un periodo di ritorno.
    Per quanto riguarda il potere predittivo delle mappe, stessa cosa, e con loro scarsa affidabilità indico semplicemente come il confronto tra lo spettro di progetto e quello misurato in realtà ( alla luce di un pperiodo di ritorno fornito a occhio e croce dalle cronache storiche) spesso divergano per alcune frequenze.
    Questo è successo per il sisma emiliano (per gli alti periodi ) ma è successo anche per il sisma della scorsa settimana ( per i periodi bassi ( il plateau))

  12. Claiudio says:

    @ava
    Posso chiederti un’opinione su questo articolo?
    http://tinyurl.com/zjpqrae

  13. ava says:

    Ho letto l’ articolo e fa ridere; o meglio , è utile dal punto di vista geologico, zero da quello ingegneristico.

    guarda le immagini, si parla del sisma dei 2475 anni, tieni conto che progettiamo per i 475 .

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?f=8&t=52198&start=10

    adesso invece in centro italia che abbiamo? Un sisma perfetto per i 950 anni… a parte alcune frequenze per le quali andiamo molto più su…
    guarda caso , proprio i periodi propri degli edifici in muratura di 1 / 2 piani , che sono crollati miseramente.

    Insomma, il succo è che la progettazione antisismica va fatta prendendo lo spettro per le pinze, ed il miglior modo per farlo è abbondare coi dettagli costruttivi e non fissarsi sui calcoli.

  14. jj says:

    Ma quando il tuo capo ti ha chiesto questa cosa, hai pensato fosse un troll?
    Come poteva essere davvero così convinto da farti una domanda, simile, se studi sull’argomento non hanno mai portato a nulla?
    Per me settimana prossima ti chiede correlazioni con le scie chimiche.

    Dopo l’hai perculato chiedendogli spiegazioni?

  15. mattia says:

    Dopo l’hai perculato chiedendogli spiegazioni?

    No, perché a differenza di te egli è uno scienziato e in quello che ha fatto non c’è niente di sbagliato.
    Ha avuto un sospetto e non conoscendo abbastanza dell’argomento ha chiesto un parere a un esperto.
    Cosa che i coglioni delle scie chimiche invece non fanno.
    Ha avuto un dubbio e ha consultato un esperto: cosa non ti torna?

    se studi sull’argomento non hanno mai portato a nulla?

    Ciò non significa che sarà così per sempre.
    I terremoti non si possono prevedere allo stato dell’arte. Ma nulla vieta che in futuro si trovi un modo per prevederli.
    La storia della scienza e della tecnica è costituita da cosa che si credevano impossibili e poi sono state fatte.
    È un idiota chi pensa che i terremoti si possano prevedere oggi, allo stato dell’arte.
    È un idiota chi pensa che i terremoti si possano prevedere con una nuova tecnica ma porta dati che non stanno in piedi.
    Non è un idiota chi si pone il problema di trovare un metodo per prevedere i terremoti e cerca di svilupparlo seguendo le regole del metodo scientifico.