Una pagina buia per la scienza in italia

October 4th, 2015 by mattia | Filed under bufale, ignoranza, ogm, perle giornalistiche, politica, w la fisica.
Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, quello dell'Ambiente Gian Luca Galletti e della Salute, Beatrice Lorenzin, hanno inviato alla Commissione Ue le richieste di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli Ogm autorizzati a livello europeo.

via repubblica.it

Maurizio Martina, Gian Luca Galletti e Beatrice Lorenzin. Li terremo a mente molto bene questi nomi, che entrano di diritto nell'albo d'oro dei nemici della scienza.

L'altro giorno è stato una brutta giornata per la scienza in italia, una di quelle giornate che poi fra qualche decennio (o secolo) ricorderemo con vergogna. Un po' come quando pensiamo alla caccia all'untore e diciamo: ma come è possibile che fossero così storditi? E ti scatta una feispalm.

Almeno durante la caccia all'untore avevano la scusa di non possedere dati scientifici per giustificare la loro ignoranza. Non era tutta colpa loro, dopo tutto. Qui invece no, qui c'è della colpa nell'ignoranza, perché la scienza ormai c'è e se le volti le spalle lo fai consapevolmente.

La cosa che mi ha dato più fastidio è che nessuno si è scandalizzato più di tanto. Fanno una gran cagnara su qualsiasi atto del governo, mentre sulla richiesta di vietare gli OGM in italia nessuno che alza la voce contro.

 

Il motivo è presto detto: si basa tutto sul tipo di narrazione con cui viene presentato il divieto agli OGM. Uno schema logico magistralmente rappresentato dall'articolo di repubblica.
Che prendo come spunto per smontare qualche panzana sugli OGM.

1 - milioni di mosche adorano la merda
Secondo una indagine Ixè, diffusa da Coldiretti, la richiesta del governo italiano trova d'accordo quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) che si oppongono oggi al biotech nei campi.

Il primo argomento fallace è quello del consenso popolare.
Il 76% degli italiani sono contro il biotech nei campi, dicono. A parte al fatto che vorrei capire cosa significa biotech. Se togli ogni tecnologia all'agricoltura non rimane niente. Ma proprio niente.
Ma neanche i trattamenti che fai alle piante che vengono pure concessi dall'agricoltura biologica. Non è forse una biotech anche quella?
Ma facciamo finta che sia solo un'espressione infelice per dire OGM. E poniamo pure che gli italiani siano davvero al 76% contrari agli OGM (sarebbe stato bello chiedere, alla domanda successiva: cosa sono gli OGM? e vedere quanti dei contrari avrebbe dato la risposta giusta).

Anche ammettendo tutto questo: chi se ne fotte?
Il 76% degli italiani può anche avere un'idea idiota, ma ciò non la rende corretta. Il no agli OGM non lo puoi giustificare dicendo che gli italiani sono contrari, perché questo non dimostra che siano pericolosidannosi (al massimo dimostra solo che gli italiani sono disinformati).

Uno potrebbe dire: ok, è solo una questione di scelta, gli italiani non li vogliono perché vogliono legittimamente puntare su altro, e quindi li vietiamo. Già, ma c'è un restante 24% che invece li vuole. Fosse anche solo un agricoltore uno che vuole coltivare OGM: nel momento in cui non sei capace di dimostrare la pericolosità degli OGM non hai diritto di vietargli di coltivarli. Perché tu sei libero di puntare sull'agricoltura che preferisci ma questo implica che quell'unico agricoltore è libero di preferire OGM. Così come tu sei libero di coltivare zucchine e io sono libero di coltivare carote. Non è che se in italia la maggioranza decide di coltivare zucchine allora può vietare a me di coltivare carote.
La libertà di iniziativa ecomica è un principio costituzionale, cicci belli. Se l'azienda agricola Salcazzo S.r.l. vuole fare OGM non è che glielo puoi vietare perché il governo decide di puntare sul OGM-free. Il governo potrà - al massimo - incentivare le coltivazioni senza OGM e tassare di più quelle con OGM (e siamo già su filo della liceità) se vuole puntare su quel metodo di agricoltura. Ma non può vietare di coltivare quello che non rientra nei suoi piani. Così come può puntare sulla tecnologia spinta, ma non può vietare a un imprenditore di fare manifattura di infimo livello.

Quindi da entrambi i punti di vista l'argomento a maggioranza, non regge.

2- Il falso argomento del "meglio poco ma buono".
La nostra scelta guarda alle caratteristiche del modello agricolo italiano, che vince e si rafforza puntando sempre di più sulla qualità e sulla distintività. (Martina)

Uno dei concetti sbagliati che più girano attorno agli OGM è espresso magnificamente da questa frase del ministro Martina.
Sembra che la contrapposizione sia: OGM= tanta produzione di cattiva qualità, NO OGM= poca produzione ma di buona qualità.
Ci sarebbe molto da discutere su questo fatto. Innanzitutto spiegando che la parte della maggiore o minore produttività può anche essere giusta, la parte della qualità non necessariamente. Vero è che ad esempio, con la vite se fai troppa produzione per pianta poi la qualità dell'uva non potrà essere eccelsa, ma quando si parla di OGM si considerano piante più resistenti a malattie ed attacchi vari. La maggior produzione non è che la fai necessariamente perché spremi come dei limoni le piante, ma semplicemente perché hai meno perdite.
E ci sarebbe anche da dire che perseguire una maggiore resa non è niente di anormale: è lo scopo stesso dell'agricoltura. Ogni tipo di agricoltura dà una resa che non avrai mai in natura (altrimenti ci diamo alla raccolta come gli uomini primitivi).

Ma non era questo di cui volevo parlare. Volevo piuttosto concentrarmi su di un altro fatto. Gli OGM non è che sono solo un mezzo per ottenere una resa migliore. Gli OGM possono essere un'arma di difesa necessaria contro i pericoli per le coltivazioni.

Molti dei cazzari anti OGM hanno una visione distorta dell'agricoltura, pensano che oltre a essere qualcosa di bucolico sia qualcosa di eterno e immutabile. Ebbene, non è così.
L'agricoltura è in continua evoluzione e si scontra con tutto il resto dell'ecosistema. Giusto per non andare lontano prendiamo l'esempio della filossera della vite. Fino al 1800 i viticoltori europei erano lì belli felici che coltivavano le loro viti. Dopodiché a partire dal 1863 arriva sta stronza della fillossera, un insetto che si attacca alle radici della vite e ti manda in vacca tutta la pianta.
In pochi anni la filossera si diffonde a macchia d'olio in tutta Europa. Come ci si salvò dalla catastrofe? Si scoprì che le viti americane erano resistenti alla filossera e così si iniziò a innestare le viti europee su portinnesto americano. Tecnica che viene usata anche tutt'oggi per avere piante che non vengano fottute dalla filossera.

In quel caso andò di culo che si scoprì una specie di vite resistente alla filossera. Ma se non fosse accaduto? Probabilmente la viticoltura Europea sarebbe scoprarsa nel giro di qualche lustro. Magari oggi non parleremmo nemmeno più di vino europeo semplicemente perché non esisterebbe.

Questo è solo un esempio per far capire che purtroppo la natura non è quella cosa statica che pensano i cazzari anti OGM. La natura è tumultuosa, e succede di continuo che una pianta venga attaccata da una malattia che si diffonde rapidamente fino a determinare l'estinzione di quella pianta. È sempre capitato fin dalla notte dei tempi: ci sono specie si creano e si estinguono in continuazione. Noi umani abbiamo la pretesa di prendere una specie e di usarla come cibo senza pensare che un giorno può arrivare un insetto o un fungo del cazzo e ti porta via la specie.

Ora, passi per l'uva. Avremmo potuto vivere tranquillamente anche senza vino. Se invece si tratta di piante come il grano allora sono cazzi amari. Pensare se domani un fungo si diffonde a macchia d'olio e distrugge le piantagioni di grano: che cosa mangiamo? Avete idea di cosa significa togliere il grano all'umanità? Diciamo che sarebbe un metodo molto efficiente per ridurre il sovrapopolamento della Terra.

Cosa possiamo fare davanti a questi pericoli? Certo, possiamo sperare che ci salti fuori la pianta americana di turno che è resistente a quel fungo e ci salvi il culo. Oppure possiamo metterci di gran lena a fare incroci su incroci fino a che su numeri enormi di piante non ne salta fuori una resistente per una botta di culo. Oppure possiamo usare gli OGM se sappiamo quale gene rende la pianta resistente al fungo.
La differenza è che non dobbiamo andare a tentativi sperano che per caso ci vada bene e salti fuori una pianta resistente. Non dobbiamo sperare che per caso un coltivatore dell'Arkansas trovi nel suo campo una pianta resistente e sia così sveglio da accorgersene e chiamare degli esperti per sfruttarla. Con gli OGM sappiamo quello che possiamo fare e lo progettiamo.
È un cambiamento enorme di prospettiva. È come avere a disposizione un accendino per accendere il fuoco quando vogliamo noi e rinunciarvi perché riteniamo sia meglio sperare che un fulmine colpisca a caso un albero e lo incendi per ottenere il fuoco.
Perché dovremmo rinunciare agli strumenti che la tecnologia ci offre per controllare?

 

3 - La biodiversità significa altro

Dice sempre Martina:
Abbiamo un patrimonio unico di biodiversità che rappresenta un valore non solo da tutelare, ma da promuovere

Questo è uno dei classici argomenti contro gli OGM che viene sfoderato come arma imbattibile.
Chi mai direbbe che è contro la biodiversità?
I fuffari anti-OGM pensano così di averla vinta. Basta dire biodiversità e la ragione è tua.

Peccato che non sia così.
La biodiversità è sì una cosa importante, ma non c'entra nulla con la battaglia contro gli OGM. Ma proprio nulla di nulla.

Innanzitutto: l'agricoltura è sempre e comunque una forzatura della natura. Le specie che coltiviamo sono il frutto di una selezione che l'uomo ha fatto nel corso della storia scegliendo di coltivare le piante che erano per lui più vantaggiose (perché nutrivano di più, perché avevano un rendimento maggiore o per un sapore migliore).
Se non ci fosse stata questa selezione da parte dell'uomo le piante che avremmo adesso sarebbero state molto diverse, con una resa minore. Non avremmo piante con delle belle mele grosse e succose ma delle mele mignon e forse un po' acidognole, non avremmo delle belle spighe corpose, non avremmo carote corpulente ma radici rachitiche.
Le piante come le conosciamo noi esisterebbero, ma sarebbero una rarità nascosta nel gruppo. L'uomo è semplicemente stato capace di scovare quelle rarità, dovute a mutazioni spontanee, per poi sfruttarle per la coltivazione.

Se volessimo dunque la biodiversità come la intendono i fuffari anti-OGM dovremmo quindi smetterla anche di coltivare quelle che noi consideriamo carote normali e dovremmo metterci a coltivare anche le carote rachitiche. Biodiversità per biodiversità...

Il fatto che cento anni fa ci fossero 1000 tipi di carote, mele, riso o grano diversi e ora solo 50 non è che una volta l'agricoltura era bella e rispettosa della biodiversità e ora no. Perché anche 1000 tipi di carota non sono rispettosi della biodiversità (anche quelli erano frutto di una selezione).
Semplicemente un secolo fa era più difficile mettere in comunicazione un contadino dell'Arkansas con un contadino della Lomellina. Se tu avessi detto a un agricoltore della Lomellina che c'era una pianta in Arkansas che resisteva meglio della sua a delle malattie quello l'avrebbe coltivata di gran lena. Solo che all'epoca le comunicazioni e i trasporti non erano così facili come ora.

Ho detto prima che la biodiversità è una cosa importante, ed è vero. Ma non nel senso che intendono i fuffari anti-OGM. La biodiversità è un utile patrimonio per il discorso che si faceva prima della resistenza a eventuali parassiti che possono attaccare una specie. Nel momento in cui, che ne so, un insetto devasta una coltivazione posso cercare nell'immenso patrimonio genetico formato dalle piante ad essa imparentate qualcuna con un gene che offre resistenza per poi sfruttarlo.

Dobbiamo sì preservare la biodiversità perché un "archivio di geni" quanto più vasto (e a diretta disposizione, mica che ci mettiamo a cercare le piante selvatiche nei campi del mondo) è utilissimo per creare piante resistenti ad attacchi vari ed eventuali, quando accadono.
Ma ciò non significa che bisogna coltivare tutte queste diverse piante per mangiarle. È sufficiente sviluppare degli istituti di ricerca con lo scopo di preservare tutte queste piante in un numero sufficiente per consentire la loro riproduzione in modo che non si perdano. Non devi fare centinaia di ettari.

Bisogna ben distinguere i due livelli: quello dei numeri di massa della coltivazione per sfamare il mondo, che non c'entra niente con la biodiversità (e non c'entrava niente nemmeno prima degli OGM, come abbiamo visto), e il livello a numeri (relativamente) bassissimi di piante in cui lo scopo non è fare cibo ma tramandare il patrimonio genetico (e qui sì che c'entra la biodiversità).

Pretendere che l'agricoltura si prenda carico di tramandare la biodiversità significa fare una confusione enorme (e non avere idea di cosa è la biodiversità). L'agricoltura faccia pure l'agricoltura - ossia crei cibo in quantità per tutti gli umani - che a tramandare la biodiversità ci pensino gli istituti di ricerca.
Invece di sparare cazzate dicendo che l'agricoltura deve tramandare la biodiversità tirino fuori, le istituzioni, un po' di quattrini per finanziare questi istituti di ricerca che preservino questi immensi patrimoni genetici.

4 - Anti-OGM=rispettosi dell'ambiente. Sì, ciao.

Nel dibattito si inserisce adriano zaccagnini, deputato di SEL eletto con il M5S che dei suoi vecchi compagni di partito ha ereditato la propensione all'anti-OGM:
Adriano Zaccagnini di Sel saluta con favore la decisione in quanto iI nostro paese "deve continuare a perseguire una politica agricola rispettosa dell'ambiente e delle tradizioni contadine".

Eggià, perché gli OGM non sono rispettosi dell'ambiente.
Anche questa è una classica idea di chi pensa che gli OGM siano dei mostri a tre teste.

In realtà è vero il contrario. Creare piante più resistenti ti consente in generale di fare meno trattamenti. Se domani, per esempio, mi fornissero una vite OGM resistente alla peronospora o all'oidio io farei i salti di gioia perché potrei fare a meno di fare i trattamenti alle viti. E sì, non si butta più il rame a quintali come una volta, ma se si possono evitare i trattamenti tanto di meglio (non sono mai belli nemmeno da respirare per chi li applica).

Il dubbio che mi viene quando leggo questo argomento è che questa gente pensi davvero che l'agricoltura senza OGM sia fatta di gente che va in giro a togliere l'erbetta dai campi a mano e scacci via i parassiti avvicinandosi alle piante e dicendo loro "carissimi, non vi voglio disturbare, ma potreste spostarvi da queste piante?".

Questa gente li caricherei sui mezzi che spargono i trattamenti nei campi non-OGM per far capire cos'è davvero l'agricoltura.

5- la sicurezza ambientale e il nemico del made in italy

Anche di questo sono arrivati a parlare, di sicurezza ambientale.
Dice la Coldiretti:
Per l'Italia gli organismi geneticamente modificati  in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del made in Italy

A parte al fatto che in italia per decenni una grossa fetta del grano italiano - quello con cui si fanno i grandi piatti del made in italy - era grano creso. Un grano ottenuto modificando i geni tramite radiazioni nucleari.
E non mi sembra che ci siano stati grossi problemi al made in italy se la pasta di quei decenni era stata fatta con grano al retrogusto di neutroni.

In realtà è solo marketing. La gente - ignorante - è convinta che OGM=male, e quindi questi pensano di sfruttare in no-OGM come marchio di qualità. Senza che questo abbia però un significato tangibile.
A questo punto puoi dire che il cibo italiano è migliore perché - che ne so - in italia c'è una forza eterica misteriosa che sale dalla terra che conferisce alle piante caratteristiche particolari. Se riesci a convincere la gente di questa fregnaccia (e i consorzi di formaggi vari ci sono riusciti) puoi spacciare i tuoi prodotti come migliori solo perché cresciuti sul sacro suolo italico.
Poi gli puoi anche dare la pasta fatta col grano modificato a raggi gamma.

Dopodiché quando si parla di sicurezza ambientale bisogna essere molto chiari su quello che si intende. Perché i cibi fatti con piante OGM prima di essere messi in commercio devono superare controlli di sicurezza come qualsiasi altro cibo non-OGM. Quindi non c'è alcuna differenza.
Se invece si parla di sicurezza per l'ambiente sarebbe bello capire se per Coldiretti è meglio usare una pianta OGM resistente ai parassiti oppure una pianta che si becca tutte le sciagure di questo mondo e per produrre qualcosa di accettabile bisogna fare trattamenti su trattamenti.

In definitiva, un sacco di argomenti che non stanno in piedi. Solo che raccontati così, senza alcun contraddittorio creano un racconto che convince il lettore che non indaga a credere che gli OGM siano il male. Il filo logico di articoli come questo nella sua perversione funziona.
Poi ci credo che gli italiani sono contro gli OGM, se questa è l'informazione.

21 Responses to “Una pagina buia per la scienza in italia”

  1. Mauro says:

    Dopodiché a partire dal 1963 arriva sta stronza della filossera

    Credo 1863, non 1963.

  2. mattia says:

    refuso corretto, grazie.

  3. Turz says:

    Bravo, ottimo articolo, un po’ prolisso ma hai smontato varie perniciose bufale.

    Tag proposto: W la Fisica.

    Typo: grado modificato -> grano modificato.

  4. mattia says:

    un po’ prolisso

    lo so, è un mio problema

    Typo: grado modificato -> grano modificato.

    Refuso corretto, grazie.

  5. shevathas says:

    Spiace dirlo mattia, ma è una lettura che mi fa arrabbiare. Arrabbiare perché abbiamo il 76% di italiani che, da perfetti ignoranti, hanno una idea bucolica dell’agricoltura, vedono l’agricoltore modello mulino bianco, pianta due semi (di grano tradizionale ottenuto mutando, mediante raggi gamma il grano Senatore Cappelli) e puf il campo bellissimo con spighe perfette. La realtà è diversa, così come il dottor house non è la sanità. I politici non fanno altro che accontentare i desideri bambineschi del bobolo.

    PS
    Divieto di OGM perché se non ci fosse gli agricoltori OGM avrebbero maggiori rese e maggior margine oppure potrebbero fare prezzi concorrenziali visto che avrebbero meno perdite. Gli ideali ecologici son grandi e belli ma il protezionismo fa sempre comodo.

  6. ZPaolo says:

    Utilizzare una specie “più efficiente” permette anche di minimizzare lo spreco di risorse e quindi anche il “consumo” del pianeta a parità di produzione utile, non capisco come si faccia a non arrivarci ancora. Il dubbio che molti mettono è che poi una specie OGM inserita in un ecosistema non si sa che effetto può avere sull’ecosistema globale, ma questo è vero per qualunque mutazione (anche spontanea) innesto e così via. Tante volte poi la selezione che fa l’uomo è di specie non dominanti ma con caratteristiche “utili” quindi anche in questo caso è una selezione “innaturale”.

    Nota a latere, da un EXPO che si sottotitola “nutrire il pianeta” io pensavo di trovare qualcosa di più sugli OGM, una concreta possibilità per dar da mangiare a molta più gente con meno sprechi, fermo restando che il piccolo consorzio che produce il pomodoro sarcavolo può continuare a farlo anche in era di OGM.

  7. mattia says:

    Nota a latere, da un EXPO che si sottotitola “nutrire il pianeta” io pensavo di trovare qualcosa di più sugli OGM, una concreta possibilità per dar da mangiare a molta più gente con meno sprechi, fermo restando che il piccolo consorzio che produce il pomodoro sarcavolo può continuare a farlo anche in era di OGM.

    e invece hanno preferito dare spazio alla fuffa di slou fuud

  8. camicius says:

    devono superare controlli di sicurezza come qualsiasi altro cibo non-OGM. Quindi non c’è alcuna differenza.

    Sto leggendo Contro Natura il libro di Bressanini e Mautino e sembra che i controlli sugli OGM (fatti attraverso le tecniche del DNA ricombinante o robe simili) siano molto più alti di quelli necessari per altri OGM fatti con tecniche di mutagenesi+selezione.

  9. mattia says:

    letto mesi fa. Libro fatto bene (anche se in alcune parti farei delle modifiche). Una buona lettura per certi fuffari anti-OGM in ogni caso.

    Comunque quello che volevo dire è che anche dei cibi “normali” devono superare dei controlli prima di entrare in commercio. Non è che siccome sono frutto di piante “normali” allora si possono mangiare automaticamente. Altrimenti domani tutti una bella zuppa di cicuta!

  10. ZPaolo says:

    A differenza dei talebani del “km 0” io penso che OGM e roba tipo slow food possano pure convivere benissimo. Mi va benissimo se vuoi salvaguardare tradizioni culinarie o colture/produzioni particolari (salvo che poi “grazie” al fatto che sono presidio slow food queste stesse cose te le propinano a prezzi da rapina :D), non è che una cosa esclude l’altra.

    Spero che all’EXPO ci sia anche spazio per veri progetti di sfruttamento ecosostenibile e intelligente del pianeta per massimizzare i benefici per l’uomo minimizzando i rischi per la natura e l’ecosistema. Sarebbe stata una buona occasione anche per de-demonizzare gli OGM ma temo che in questo senso sia un’occasione persa.

  11. camicius says:

    devono superare dei controlli prima di entrare in commercio
    Il problema è che i controlli sono molto più approfonditi se il cibo viene generato con tecniche di ingegneria genetica e non di mutagenesi (chimica o radiogena) più selezione.
    Io mi aspetterei l’esatto contrario: se c’è mutagenesi casuale più selezione, non so come viene modificato il genoma, mentre quando uso tecniche di ingegneria genetica so perfettamente dove vado a toccare e cosa vado a toccare.

  12. AQ says:

    Caratteristico poi il procedimento liberticida, da fase terminale della “democrazia”. Non si amano gli ogm (o qualsiasi altra cosa). Benissimo, non li si coltivi, compri, mangi. NON “si vieti a tutti di coltivarli, commerciarli, mangiarli”.

  13. mattia says:

    Io mi aspetterei l’esatto contrario: se c’è mutagenesi casuale più selezione, non so come viene modificato il genoma, mentre quando uso tecniche di ingegneria genetica so perfettamente dove vado a toccare e cosa vado a toccare.

    Sì, vero anche che se pure sai cosa vai a toccare non necessariamente sai l’effetto sul corpo umano.
    Ma in generale anche io chiederei più controlli su piante frutto di mutazioni genetiche che non controlli.
    Il problema è che la gente se dici che far fare la doccia di radiazioni alle piante non è OGM mica lo capisce.

  14. mattia says:

    Mi va benissimo se vuoi salvaguardare tradizioni culinarie o colture/produzioni particolari

    Che poi le tradizioni culinarie le puoi salvaguardare anche con gli OGM.
    La mia bella polenta con cui accompagno il coniglio la posso fare anche con mais OGM, il coniglio mica si offende.
    E poi, le tradizioni mutano. Fino a qualche secolo fa i miei antenati facevano la polenta con il miglio perché il mais in Europa non esisteva nemmeno.
    Se ci fossero stati gli slou fuud all’epoca avrebbero gridato al complotto contro l’omologazione e avrebbero bloccato l’importazione del mais in Europa. E addio polenta come la conosciamo ora.
    Ripeti il discorso coi pomodori e via un’altra fetta di tradizione culinaria.

  15. Zurota says:

    “Ecologically, in addition to intentional cultivation,
    GMOs have the propensity to spread uncontrollably, and
    thus their risks cannot be localized. The cross-breeding of
    wild-type plants with genetically modified ones prevents
    their disentangling, leading to irreversible system-wide
    effects with unknown downsides. The ecological implications
    of releasing modified organisms into the wild are
    not tested empirically before release.”

    Fonte: The Precautionary Principle (with Application to the Genetic Modification of Organisms)

    http://www.fooledbyrandomness.com/pp2.pdf

  16. mattia says:

    Fonte: The Precautionary Principle

    Il principio di precauzione è il comodo paravento con cui masse di fuffari pensano di giustificare le loro paranoie senza dover portare alcuna prova.
    Motivo per cui quando sento parlare di principio di precauzione spesso iniziano a prudermi le mani.

  17. Zurota says:

    Capisco il pregiudizio, ma non lasciarti ingannare, la fonte non è un fuffaro qualsiari ma Nassim Taleb (Black Swan, Antifragility, Dynamic Hedging). Dai un’occhiata all’articolo e poi mi sai dire. Visto che io sono pigro e ho dato solo una sbirciatina 🙂

    The paralysis argument is often used to present the PP
    as incompatible with progress. This is untrue: tinkering,
    bottom-up progress where mistakes are bounded is how
    progress has taken place in history. The non-naive PP
    simply asserts that the risks we take as we innovate must
    not extend to the entire system; local failure serves as
    information for improvement. Global failure does not.
    This fallacy illustrates the misunderstanding between
    systemic and idiosyncratic risk in the literature. Individuals
    are fragile and mortal. The idea of sustainability is
    to stike to make systems as close to immortal as possible.

  18. Diego says:

    +1 sull’occasione sprecata di Expo.
    Capisco il target nazional popolare, capisco il tributo da pagare a slow food, al cibo made in italy e tutto quanto ci gira attorno, ma qualche accenno alle soluzioni realmente percorribili per nutrire tutta la popolazione del pianeta ce lo potevano far stare.

    Vabbè.

  19. mattia says:

    la fonte non è un fuffaro qualsiari ma Nassim Taleb

    Ho letto la sua biografia su uichipidia: non ha nessuna competenza sugli OGM.
    Come prendere un premio nobel per la letteratura e tirarne fuori commenti sull’ingegneria strutturale.

    Dai un’occhiata all’articolo

    viste le limitazioni di tempo mi limito agli articoli su riviste revisionate da pari. Sorry.

  20. andrex says:

    “È sufficiente sviluppare degli istituti di ricerca con lo scopo di preservare tutte queste piante in un numero sufficiente per consentire la loro riproduzione in modo che non si perdano.”

    Ci son già:
    https://www.croptrust.org/what-we-do/svalbard-global-seed-vault/

  21. mattia says:

    Infatti ho detto “sviluppare” non “creare” 🙂

    Lo so che esistono banche dei semi. Ma mai come in questi casi la ridondanza è fondamentale. Sia perché non sai mai cosa può succedere in un sito (puoi crearla in un luogo geologicamente stabile, al riparo da inondazioni etc… ma nulla vieta a un esercito di invadere un’isoletta sperduta tra i ghiacci e impossessarsi del sito), sia perché comunque si trova sul territorio di uno Stato straniero su cui non hai sovranità.

    Dopodiché io non pensavo solo alle banche dei semi ma anche agli istituti che fanno vera e propria ricerca. Non si limitano a ricevere semi in deposito ma studiano le specie, le coltivano, derivano le “parentele”, ne studiano i geni per capirne la funzione. C’è ovviamente chi lo fa già, ma come al solito i fondi per queste cose non non mai sufficienti.