Il fallimento dei libri di testo elettronici gratis

October 12th, 2014 by mattia | Filed under ignoranza, politica.

Ieri pomeriggio ho ascoltato un po' della cialtronata a cinque stelle che hanno fatto a Roma mentre facevo le pulizie di casa. A un certo punto è salito sul palco tale Giuseppe Brescia, deputato grillino che parla di scuola e di libri digitali.

Un estratto del suo intervento:
Noi siamo stati in visita qualche giorno fa alla scuola Majorana di brindisi che è una scuola speciale perché è la scuola pilota di un progetto che si chiama "book in progress".
[...]
Che cosa succede in questa scuola?
Succede che ci sono i docenti che vengono messi in rete, on line e costruiscono il sapere, costruiscono dei libri sulle varie materie che poi possono essere distribuiti, se in formato digitale, gratuitamente alle famiglie.
Voi riuscite a capire quale grado di innovazione, quale grado di beneficio si può trarre da un'azione del genere?

In queste cose i grillini ci sguazzano. Rete, rééééte, mettersi in rete, online, condivisione, gratuito... sono le parole chiave che mandano in solluchero il grillino.
E giù applausi.

Di questo progetto sento parlare da anni. Sono andato a cercare la data precisa in cui è nato il progetto, qui si dice che è nato nel 2009. Ogni volta ne sento parlare con toni enfatici, ma poi alla fine i risultati quali sono stati?

Capiamoci, l'idea in sé non è sbagliata.
Prima di tutto dobbiamo capire se il libro digitale è davvero utile*.

Ma poniamo pure che il libro elettronico sia adatto all'insegnamento.
L'idea di base del progetto è che una volta tolta la carta di mezzo non abbiamo più bisogno di una casa editrice.
Scompare il libro materiale e il libro digitale può essere riprodotto senza limiti praticamente a costo zero.
Da lì a dire "libro elettronico gratuito" è un attimo.
Già, peccato però che il libro deve pur essere scritto da qualcuno.

I promotori di questo progetto dicono non c'è problema, i libri li scrivono gli insegnanti stessi!
E qui casca l'asino.

Come sapete in questo periodo sto scrivendo un libro di testo. Ho iniziato un anno fa, ci lavoro quando posso. Ora sarò più o meno al 75% del lavoro. È la prima volta che scrivo un libro di testo e vi assicuro, è un lavoro mostruoso.
Nemmeno paragonabile a tutto quello che ho scritto in precedenza. Tenete presente poi che è un libro di testo pieno di formule e grafici. Ogni immagine deve essere create da zero, e vi assicuro che ogni immagine porta via un sacco di tempo.
Non so se esistono ancora, ma io mi ricordo i mitici eserciziari della Spiegel di analisi scritti a mano (forse ne ho ancora qualcuno in cantina) per segare via la parte di editing.
Poi c'è la parte "contenuto": scrivere un libro non è come fare una lezione, deve essere totale, deve essere un riferimento per lo studente, la sua "guida" alla materia.
Scrivendo questo libro ho dovuto scavare talmente a fondo nella materia fino a scoprire che alcuni dettagli non li avevo capiti (pensavo di averli capiti, ma lavorandoci sopra mi sono accorto che non era così). Ho dovuto quindi studiare e approfondire - da questo punto di vista è stata un'esperienza molto utile.
Ma dietro a tutto ciò c'è un lavoro, un lavoro pesante.
Davvero ci sono tutti questi insegnanti delle scuole superiori disponibili a fare questo lavoro gratis?
Io ad esempio no. Sto dedicando così tante energie al libro che sto scrivendo che col piffero che lo offro gratis.

Poi c'è il fattore "capacità". Anche ad essere disponibili a fare un libro di testo da zero devi esserne capace. Chi insegna sa bene che conoscere un argomento non significa necessariamente essere un buon insegnante. Anzi, spesso ci sono geni di una materia che insegnano malissimo. La stessa cosa per il libri di testo: essere capaci di scrivere un libro di testo è una capacità diversa rispetto a saper insegnare bene o conoscere un argomento.
Ho letto libri di miei insegnanti (buoni insegnanti) che facevano ribrezzo. Uno può essere un buon insegnante ma non essere capace di scrivere un libro.

Davvero riescono a trovare tutti questi insegnanti disposti a scrivere interi libri gratuitamente essendo capaci di farlo?
Facile rispondere "sì, ciao". Era quello che pensai anni fa.
Ora sono passati 5 anni, e 120 scuole hanno aderito al progetto. Un deputato è andato in visita e certifica dal palco la bontà del progetto. Ci devono essere dei risultati, dunque.
Bene, dove sono questi risultati?

Il sito del progetto è questo.
Clicchiamo su materiali e troviamo le varie materie: fisica, matematica, biologia, chimica...
Iniziamo con la matematica: vengono proposti diversi libri ma tutti incompleti. Ad esempio, per l'algebra dànno il capitolo 1 del primo tomo e il capitolo 5 del secondo tomo per la prima classe. Per la seconda classe invece il capitolo 12 e il capitolo 16.
Ma questa è forse la materia messa meglio. In altri casi pubblicano solo l'indice, come nel caso di filosofuffa, in altri casi c'è una desolante pagina vuota.
Per vedere gli altri capitoli bisogna registrarsi. Evito.

Mi basta vedere quello che c'è. Basta e avanza.

Andiamo per esempio alla pagina di fisica, a cui tutti noi siamo affezionati. Prendiamo questo capitolo su "Calore e temperatura". Dal punto di vista estetico sembra una ricerchina da ragazzo svogliato di terza media. Neanche quel minimo di ordine e pulizia hanno provato a dargli. A pagina 44, per esempio, c'è una figura con didascalia "Fig. 1". Figura 1? Ma se prima di essa ci sono state tante altre immagini? (a cui si sono dimenticati di mettere una didascalia).
Un'approssimazione del genere non si accetta nemmeno per una tesina di uno sbarbatello alla triennale. Figuratevi per un libro di testo.
Ma veniamo al contenuto.

Cercate il paragrafo sul mulinello di Joule a pagina 24. Poi leggete questa pagina su uichipidia. Sono identiche.

Oppure andare a pagina 13, dove si parla della dilatazione termica dei binari ferroviari.
Leggete i periodi da:

Il metodo di giunzione delle rotaie più semplice, molto usato in passato

fino a

In seguito si è passati al metodo americano di giuntarli sfalsati.

Poi leggete questo paragrafo da uichipidia. Avete notato la somiglianza?

Oppure andate a pagina 8, dove si parla di zero assoluto.
Leggete da




“zero assoluto”, che è la temperatura più bassa che teoricamente si possa ottenere i

fino a




ma sempre diversa da zero.

Avete un presentimento? Esatto, è pari pari a questa pagina di uichipedia sullo zero assoluto.

Se uno studente si azzarda a portarmi una relazione con dentro paragrafi copiaincollati da uichipedia alla prima volta gli faccio una lavata di capo che metà basta, alla seconda lo porto davanti alla commissione disciplinare della facoltà.
Qui fanno un collage di paragrafi di uichipiedia e te lo spacciano come libro di testo.
Seriamente?

Vero è che uichipedia è rilasciata sotto licenza creative commons che consente di condividere i suoi contenuti, ma una della condizioni della licenza è che si deve citare la fonte.

Probabilmente i tizi di uichipedia non se la prenderanno. Ma se leggiamo altri paragrafi...
Andate a pagina 43 e leggete il paragrafo che inizia con




Il calore e il lavoro non sono proprietà termostatiche ma sono grandezze di scambio

Leggete, leggete e leggete ancora fino a pagina 47.
Per puro caso queste pagine sono praticamente identiche, parola per parola, al testo che trovate sul "Manuale del Termotecnico" di Nicola Rossi, edito da Hoepli. Da pagina 35 (in fondo) a pagina 38, poi l'anteprima di gugol bucs finisce e non ho potuto continuare il controllo.
Ecco, magari ai tizi di uichipidia non fregherà più di molto, ma se lo viene a sapere Hoepli è facile anche che ti fa il Q quadro per una roba del genere.

Vogliamo parlare delle immagini? Le prime quattro vengono indicate come prese da uichipidia.
Le altre? Sono tutte messe senza fonte.
Ad esempio, c'è una figura a pagina 12 di un giunto stradale. Esattamente la stessa immagine riportata sul sito di questa azienda. Di chi è questa immagine? Chi è il proprietario dei diritti? Hanno chiesto il permesso per utilizzarla?

Se voi volete fare un libro di testo vero con una casa editrice e volete metterci un'immagine che non è vostra la casa editrice dovrà contattare il proprietario dei diritti dell'immagine, chiede il permesso di usarla ed eventualmente pagare un compenso.
Tutto questo costa: non solo per il costo da pagare al proprietario dell'immagine, ma anche per il tempo che un impiegato della rivista deve investire per contattare e contrattare con il proprietario dell'immagine. E il tempo costa.
Prendere invece immagini alla viva il Papa da internet non costa niente. Facile fare i libri elettronici gratuiti così. Ma non stai condividendo materiale tuo, bensì materiale di altri.

Non solo, il libro è zeppo di errori.
Le unità di misura sono scritte spesso in modo sbagliato. Ad esempio, non si contano le volte che scrivono Kg o Joule, con la maiuscola (maiuscola quando parli del sig. Joule, minuscola quando parli dell'unità di misura joule).
Lo stesso per pascal e kelvin scritti con la maiuscola a pagina 57. Nella stessa pagina riescono a scrivere °K. Giuro.
Uno può anche tollerare errori del genere in libri di, che ne so... italiano, storia... (no, non si dovrebbero tollerare mai, ma facciamo finta che). In un libro di fisica no però.
Un libro di fisica con le unità di misure sbagliare non è un libro di fisica.
Un insegnante di fisica che scrive unità di misura sbagliate va cacciato a calci nel deretano da ogni scuola del regno. Altro che "condividere il sapere".

In definitiva, questo non è un libro di testo, non è neanche un libro. Non si classifica nemmeno a livello di ricerchina di uno studente svogliato.
Fare un copia incolla di altre fonti senza citarle e lasciare dentro errori madornali come quelli evidenziati non significa fare un libro.

Questo evidenzia quello che era facile sospettare: chi ha scritto questo capitolo non è in grado di scrivere un libro di testo (o non ne ha avuto voglia).
Chi ha coordinato il progetto non è stato capace di fare lavoro di coordinamento. Perché se io faccio l'editor di un libro scritto da più autori e uno di questi mi manda un capitolo del genere come minimo glielo mando indietro chiedendo se mi sta prendendo in giro, e gli chiedo di buttare tutto e ripartire da capo, ché gli ho chiesto di scrivere un libro non di fare un copiaincolla da altre fonti.
Chi ha fatto l'editor di questo libro ha raccolto qualsiasi cosa gli veniva data senza fare un minimo lavoro di controllo.










Ho poi dato un'occhiata veloce ad altri capitoli di altri libri e la qualità non è molto migliore.
Leggendo questo capitoletto di diritto in due secondi ho visto un mostruoso errore di stampa nello schema a pagina 4 (nemmeno i numeri delle pagine hanno messo), dove nel box verde scrivono norme giuridiche anziché norme religiose ("Le norme religiose sono lo regole che ci dà lo Stato"... forse in Iran).
Possibile che nessuno abbia fatto un controllo?

Oppure questo capitolo di chimica in cui la parte sugli errori di misura può essere presa e riscritta da capo.

Poi ci sarebbe da valutare la qualità didattica dei libri, ma lì diventa tutto molto arbitrario.
Per esempio, prendete questo capitolo del libro di matematica. Per quanto mi riguarda è un'inutile e arzigogolato tentativo di rendere la matematica applicabile alla realtà (il menù del bar) con un esempio idiota che non capiterà mai nella vita.
Come se mancassero esempi veri a cui applicare la matematica.
Ma qui ognuno può dire la sua quindi diventa tutta una faccenda di opinioni.

Chi vuole può dare un'occhiata ai libri delle materie che preferisce e farsi un'idea di cosa hanno prodotto con questo progetto.

In cinque anni sono riusciti a produrre dispensine di pessima qualità che non si avvicinano nemmeno lontanamente al concetto di libro.
Questa sarebbe la rivoluzione didattica? Questa sarebbe l'innovazione? Questa la condivisione del sapere?
Copiaincollare brani da uichipidia? Libri di fisica con le unità di misura scritte sbagliate?
Io non farei mai studiare mio figlio su certe cose.

Guardiamo in faccia la realtà: questo progetto è fallito.
Certo, non possiamo escludere che una persona in grado - veramente - di scrivere libri di testo sia disponibile a regalare il suo duro lavoro agli alunni di tutte le scuole in formato libro elettronico. Ci sono medici che vanno a fare i volontari nei paesi del terzo mondo dedicando il proprio tempo e il proprio lavoro gratuitamente; alla stessa maniera non possiamo escludere che lo stesso faccia una persona che scrive un libro di testo. Ma trovatemeli.

Quanti sono coloro che sanno scrivere un buon testo e sono disponibili a donarlo? Poche, è facile ipotizzare. Non abbastanza da avere un progetto sistematico che ti consente di sostituire i libri di testo veri con libri autoprodotti.
In mancanza di libri veri, di qualità hanno accettato tutto quello che chiunque si è proposto di scrivere con risultato che questi libri non sono nemmeno lontanamente accettabili come libri di testo.

Bello il discorso del condividere il sapere, fare comunità, mettere in comune le conoscenze... Ma se non c'è nessuno disponibile a metterci il materiale il tutto si riduce a una mega masturbazione di gruppo in cui la gente di ripete a vicenda queste storielle sulla condivisione del sapere.
Inizia a trovare gente che ha in mano materiale da condividere e che è disposta a condividerlo, poi parliamo di quanto sia bello farlo.

Un'ultima nota. Il deputato grillino che lodava questa iniziativa ha dato un'occhiata ai libri o si è limitato a bersi le dichiarazioni eufemistiche dei loro promotori?
Tra l'altro dichiara di avere una Laurea specialistica in educazione degli adulti e formazione continua.
Possibile che non si sia reso conto della scarsa qualità di quelle dispensine spacciate per libri di testo?
Oppure basta dire le quattro parole chiave che lo fanno rizzare al grillino (condivisione, rééééte, online, gratis...) e questi non capiscono più niente?

 

*Piesse:Chiunque di noi ha studiato/studia sa bene che una parte fondamentale dello studio consiste nel massacrare il libro con appunti, evidenziazioni, frecce che legano una parte con l'altra...
Ad esempio, io quando anche scarico un articolo scientifico da studiare/revisionare me lo stampo sempre, dallo schermo non riuscirei a studiarlo/valutarlo se non posso metterci sopra la penna (e no, fare le stesse cose in digitale non è la stessa cosa).
Come dico spesso, la tecnologia è spesso utile nell'insegnamento ma delle volte è un pericoloso alibi per l'insegnante che pensa che il problema sia solo la tecnologia, mentre spesso si può insegnare con bassa tecnologia, basta mettersi d'impegno (per esempio, qualche mese fa davanti a studenti che non capivano come funzionava un giroscopio laser ad anello ho preso quattro studenti e li ho messi a ruotare in tondo mentre io in mezzo ruotavo nella stessa direzione o in direzione opposta).

36 Responses to “Il fallimento dei libri di testo elettronici gratis”

  1. Andrea says:

    Io ad esempio avevo un prof di lettere che in pratica ci dettava quelli che sembravano suoi appunti ( fogli su fogli tenuti con lo scotch ) . Sinceramente i suoi appunti erano più chiari e utili del libro che dovevamo comprare. Mi sono sempre chiesto se invece di perdere un ora a dettarci e poi l’altra a spiegare poteva mettere insieme tutto e creare un libro, certo non sarebbe stato adatto alla vendita ma per la scuola sarebbe stato perfetto . Quando ho saputo di questo progetto mi aspettavo una cosa del genere. Anche per chimica visto che per il primo quadrimestre prendevo sempre 4 avevo fatto una ventina di pagine di appunti che salvarono me ed altri compagni. Se l’hard disk non si fosse rotto avrei provato a creare un app per iOS un semplice pdf a tutto schermo con pubblicità sul fondo .

  2. mattia says:

    avevo fatto una ventina di pagine di appunti che salvarono me ed altri compagni.

    Ma quelli sono e rimangono appunti. Un libro è un’altra cosa.

    Così come ho avuto fior di insegnanti che hanno fatto utili dispense. Un libro è un’altra cosa.

  3. martino says:

    Grande.

  4. shevathas says:

    Una cosa che avevo notato è che molti che blaterano di condivisione, apertura del sapere e cultura libera per tutti ed infilano stallman in ogni dove, sono i primi a non fare niente ed a limitarsi a comportamenti da sanguisuga (leech) prendendo e basta.
    Credendo che tutto fosse facile, veloce e immediato come un CTRL+C CTRL+V da uiki e non capendo che spesso dietro un lavoro di qualità c’è lavoro dietro, spesso molto lavoro.

  5. DG says:

    Il libro elettrico, secondo me, ha un significato opposto a quello proposto dai beppegrulli (che, ricordiamoci, sono gente che ritiene di avere il diritto inalienabile di scaricare dalla rééééte tutto quello che vuole, ovviamente aggratis): posso dare PIÙ soldi all’autore. perché posso sprecarne meno in tutto quello che, del libro in sé, è solo un di cui (costi di pubblicazione, di stampa, di trasporto, etc). posso avere “in tasca” un librone da mille pagine o pure da seimila. posso avere delle vere correzioni, invece che un addizionale libro di errata corrige. il vantaggio in termini di prezzo è un dettaglio — certo, sul lungo termini costerà eventualmente meno, perché non c’è bisogno di avere un magazzino di libri stampati ma che verranno buttati in quanto obsoleti, ma non è quello il punto. E certamente il punto NON è che una volta che hai il libro elettrico, puoi buttare via il quaderno e la matita…

  6. Federica says:

    Ho guardato la sezione geografia, il capitolo scaricabile GEOGRAFIA DELL’ACQUA DOLCE invita a visitare alcuni siti tra cui disinformazione.it dove, fra l’altro, si parla del dott. timus smits e della sua cura per l’autismo – ovviamente causato dai vaccini – ‘nell’utilizzare quella sostanza (resa omeopatica grazie a specifici processi di diluizione e succussione) che in una determinata persona ha causato un danno tossicologico…alle seguenti potenze: 30ch, 200ch, 1M e 10M.’.
    Bambini, oggi, nell’ora di chimica, vi spiegherò cosa sono quelle scie in cielo, rilasciate dagli aerei….

  7. mattia says:

    posso avere “in tasca” un librone da mille pagine o pure da seimila. posso avere delle vere correzioni, invece che un addizionale libro di errata corrige.

    Da quel punto di vista io sarei per libri elettronici tutta la vita. Anche perché quando hai fatto un po’ di traslochi e spostato vagolate di libri il fatto di averli digitali lo senti come differenza sulla schiena.

    Ma per quanto mi riguarda questo va benissimo per i libri di narrativa.
    Quando considero i libri di studio, pieni di formule matematiche e grafici… no, io li voglio fisici e pastrugnarli con mille matite.
    Sarà un mio limite.

  8. mattia says:

    Ho guardato la sezione geografia, il capitolo scaricabile GEOGRAFIA DELL’ACQUA DOLCE invita a visitare alcuni siti tra cui disinformazione.it

    AAAARRRRRGGGGHHHH!!!!!

    Fitta di dolore lancinante.

  9. mattia says:

    Tra l’altro, quel capitolo sono 8 paginette piene di foto in cui continuano a rimandare ad altre fonti per approfondire, dalla treccani al sito del ministero dell’ambiente.

    Come dicevo prima: questo non è un libro. Fare una collezione di link frammezzati da qualche parola non è un libro.
    Un libro è autonomo, ti dà tutte le informazioni, non è un aggregatore di fonti.

    Bellissimi poi i link a video su youtube nel frattempo rimossi per violazione dei diritti d’autore.
    Così che il link diventa inutile.

  10. Federica says:

    I veri libri sono un’altra cosa, spiegano in modo chiaro un argomento: mettere una serie di link e poi dire a un bambino di 7 o 11 anni ‘clicca qui per farti un’opinione’, saranno anche precoci e intelligenti, ma se non hanno un minimo di base, come possono distinguere il vero dalla fuffa?
    Poi su uikipedia domani potrei scrivere, in mezzo alla sua biografia, che Leonardo da Vinci era geniale perché era un alieno…

  11. shevathas says:

    @Federica, @Mattia, riguardo a fonti complottare, sarò anche fascista ma, imho, il curatore che lascia passare indenne quella roba sarebbe da spedire al confino in qualche amena baita delle alpi o in qualche isoletta sperduta nel mediterraneo…

  12. fgpx78 says:

    Dopo il primo paragrafo già mi aspettavo che fossero copiati tutti da uichipidia. BEh, me ne hai dato la conferma…

  13. Focs says:

    Almeno hanno copiato dalla ‘pedia giusta, a differenza dei volponi elencati qui: http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Nonciclopedia:Berlioz_Awards

  14. Giacomo says:

    Sono gli stessi che vogliono uscire dall’euro chiedendo come fare a Messora (già autore di canzoni di successo nonché inventore di Ajax, ovviamente a suo dire) e Bagnai (orgoglio dell’università italiana).

  15. brain_use says:

    “visitare alcuni siti tra cui disinformazione.it”

    OMG!
    E quello sarebbe un libro di testo su cui basarsi per INSEGNARE?

    Non mi stupisce che piaccia ai grullini.

  16. marco says:

    La cosa intollerabile, secondo me, è il mercato attorno ai libri di testo di elementari – medie – superiori.
    parliamoci chiaro, libri che ogni anno cambiano e devono essere adottati pena crocefissione in sala mensa è un atto contro ogni buon senso etico ed economico.
    Chimica, Fisica, Matematica etcetc a quel livello sono “entità” statiche da decenni.
    Posso capire se ogni tanto fai un aggiornamento ma il resto no.
    Se avessi un briciolo di potere io stato finanzierei in qualche modo la scrittura dei libri di testo e farei sì che rimangano identici per un periodo lungo in modo da permettere la compravendita degli usati o il prestito.

  17. mattia says:

    Chimica, Fisica, Matematica etcetc a quel livello sono “entità” statiche da decenni.
    Posso capire se ogni tanto fai un aggiornamento ma il resto no.

    Senza alcun dubbio. Ed è anche il motivo per cui il cosiddetto “aggiornamento” che a sentire gli insegnanti porterebbe via badilate di tempo in realtà si perde in scuola di burocrazia in cui gli insegnanti escono soddisfatti perché hanno imparato che si dice “modulo” e non “ora scolastica”. Ma aggiornamento nei contenuti a quei livelli non esiste.

    Quindi sono assolutamente d’accordo: un buon libro di testo a quei livelli può durare anche qualche decennio.
    Al massimo ne aggiorni lo stile, il modo di esporre. Mi è capitato di leggere un testo di trigonometria di 60 anni fa e per quanto fosse godibile il linguaggio e il metodo espositivo tradivano l’epoca.
    Ecco, un’aggiornamento sullo stile ogni qualche decina di anni è sufficiente.

    Però penso che non sia necessario scomodare il potere dello Stato per imporre libri uguali per lungo tempo, basta il buon senso degli insegnanti.
    Come dici correttamente, il problema è la crocifissione in sala mensa per chi osa comprare il libro usato senza quella piccola modifica.
    Ma questo ostracismo per chi compra i libri usati è prima di tutto responsabilità dell’insegnante.
    Ho visto insegnanti capricciosi che facevano cambiare libri solo perché quelli adottati dal collega “non gli piacevano”. Preferivano altri libri e tutte le famiglie giù a spendere per soddisfare il capriccio dell’insegnante.

    Se gli insegnanti avessero un po’ di buon senso non farebbero i capricciosi, di adatterebbero ai libri già in uso. A onor del vero, ho conosciuto anche insegnanti che già si comportavano così, e sentivi che percepivano il peso economico dello studio su alcune famiglie dacché li sentivi dire “le vostre famiglie già spendono tanto”. Sarebbe bello che la stesso sensibilità fosse di tutti gli insegnanti.

    Certo, questo richiede uno sforzo in più perché devi adattarti a un libro che non è l’ideale per il tuo insegnamento. Ma anche qui si vede la qualità degli insegnanti. Un buon insegnante non segue il libro lettera per lettera, paragrafo per paragrafo (e se non hai la versione aggiornata sei fregato). Un buon insegnante usa un libro come riferimento, ma il grosso viene da sé. Se fai così puoi anche tollerare un libro non preferito, anche se devi sbatterti di più per creare da te l’insegnamento senza seguire parola per parola il libro.

  18. marco says:

    Sai perché dico stato? Perché il buonsenso è una libera iniziativa del singolo e che se sotto pressione (case editrici, vednitori, etc etc) anche il più dotato rischia di chiedersi: ma perchè minkia mi devo prendere tutto sto maldipancia facendo il donchisciotte di turno?
    Sai che giro di interessi c’è dietro?

  19. mattia says:

    Sai che giro di interessi c’è dietro?

    Oh sì, ho ben presente che senza i libri di testo molte case editrici chiuderebbero dall’oggi al domani.
    Che facciano i diavoli a quattro per conservare una fetta di mercato stabile è prevedibile.
    Quello che non capisco è che tipo di pressione possono fare.
    Poniamo che arrivi il rappresentante della casa editrice X a chiedere a me insegnante di adottare il tal libro.
    “lo guardi come è bello, aggiornato, curato…”
    “no, non mi interessa”
    “Ma guard….”
    “buona giornata”

    Coi medici almeno i rappresentanti delle case farmaceutiche promettono regali, viaggi a Cuba mascherati da convegni. Ma perché ogni medico può portare un utile all’azienda ben superiore dell’importo del regalo.
    Ma con l’insegnante?
    Il margine che la casa editrice fa coi libri venduti a una sola classe non è abbastanza alto da coprire un regalo.
    Come fanno allora a esercitare pressione?
    Non hanno cifre per corrompere, non hanno potere ricattatorio…

    Non riesco davvero a capire il meccanismo con cui questa pressione induce gli insegnanti a scegliere di cambiare libri.

  20. marco says:

    A parte quello …. dato che sei amante di cifre e statistiche, vatti a vedere quanti contributi danno (stato + regioni + comuni) per l’acquisto di libri.
    Spannometricamente con la cifra di un anno si pagano degli autori per fare i testi e renderli disponibili “gratis” a tutti: poi si permette alle case editrici di stamparlo facendosi pagare i costi nudi e crudi e un giusto piccolo guadagno.
    In questo modo si evita di cambiare libri, chi vuole se lo può stampare da casa, altri se lo vedono sui lettori, altri ancora si comprano la copia stampata.
    Fine del mercato delle vacche….

  21. brain_use says:

    “che tipo di pressione possono fare.”

    Banalmente?
    Quel libro lì che hai adottato negli scorsi tre anni, non lo stampiamo più.
    Baci.

  22. mattia says:

    ma in quel caso di solito stampano una nuova edizione, non un libro completamente diverso (richiederebbe troppo sbattimento).
    Allora l’insegnante potrebbe dire: non lo stampate più? Bene, dico ai miei studenti di comprare la nuova edizione chi vuole comprarlo nuovo e la vecchia edizione chi vuole comprarlo usato.

    Almeno in quei casi sei a posto. Vero è che ti fottono se cambiano proprio del tutto il libro.
    Ma delle volte ho visto libri che sembravano diversi perché avevano cambiato nome e grafica, ma i contenuti era uguali!
    Sembravano libri diversi ma erano lo stesso libro.
    Lì basta avere un po’ di FBL e sei a posto.

  23. brain_use says:

    Scena già vista: nell’edizione vecchia gli esercizi sono a pag.24, numerati dall’1 al 24.
    In quella nuova sono a pagina 31, e vanno da 10 al 34 perchè ne hanno inseriti 9 diversi prima…
    E così via.

  24. Giacomo says:

    La tecnica con cui costringono all’aggiornamento del libro di testo è quella di fare modifiche minori nella nuova edizione, tali però da rendere la precedente “incompatibile” (pagine, numerazioni, ecc…). Se l’insegnante fosse una persona determinata, motivata e psicologicamente stabile (!) potrebbe benissimo opporsi a tutto questo dicendo “OK, adesso facciamo un’accurata mappatura di tutte le edizioni e le sincronizziamo” ma il più delle volte ne ha fin sopra i capelli per altre ragioni e dice “Sai che c’è? Comprate tutti la nuova edizione (tanto a me arriva gratis, ndr).” Poi sente di aver ragione quando vede (e questo non è il tuo caso né il mio) che il tizio all’ultimo banco che chiacchiera tutto il tempo, e si lamenta del costo dei libri di testo, è anche quello col cellulare più costoso. Confirmation bias… Ne ho viste di queste scene.

  25. brain_use says:

    “il tizio all’ultimo banco che chiacchiera tutto il tempo, e si lamenta del costo dei libri di testo, è anche quello col cellulare più costoso.”

    Quoto anche questo.
    Una volta mia moglie (insegnante) mi raccontò di una famiglia che lamentava il costo di 1,5 (unovirgolacinquanta) eurI per non so più quale attività scolastica. Naturalmente, mentre si lamentava, papà si accendeva una marlboro dietro l’altra…

  26. mattia says:

    senza dubbio. anche a me girerebbero le balle in una situazione del genere.
    però non dimentichiamoci che ci sono anche studenti che provengono da famiglie per cui anche qualche decina di euro risparmiato contano.
    E se ce n’è anche uno solo di studente in queste condizioni in classe è giusto impegnarsi anche per quel solo studente, anche se gli altri che si lamentano del costo dei libri col telefono intelligente in mano ti fan passare la voglia.

  27. Rudy says:

    Su quelli di bookinprogress non mi pronuncio (no, non li ho letti), ma quelli di
    http://www.matematicamente.it/583-primo-piano/11258-progetto-editoria-digitale-creative-commons
    mi sembrano almeno decenti.

  28. Giacomo says:

    No ma infatti, non volevo assolutamente sminuire le ragioni di chi invece ha effettivamente un problema. Non a caso ho parlato di confirmation bias da parte del docente (anche lui una vittima – che però non ha la forza di reagire).

  29. fgpx78 says:

    Ritorno sull’argomento con un progetto interessante che ho postato sul mio blog.
    In pratica…c’è chi produceva materiale buono ancora oggi già diversi anni fa. Purtroppo non in italia.

    http://mylifeinczechrepublic.wordpress.com/2014/10/17/il-ceco-condizione-necessaria/

    Gli FSI Language Courses sono corsi di lingue gratuiti (45 lingue… e sticazzi direi) sviluppati dal governo americano per il pubblico dominio.
    Sono comprensivi, almeno il Ceco che sto usando come riferimento, di audiocassette e libro di testo. Il materiale non è di qualità eccelsa, ma almeno per le lingue che ho controllato è decisamente completo e ben fatto.

    Comparandolo con il sito Book in Progress viene quasi da piangere (vabbé, c’è anche da dire che FSI tratta solo le lingue)

  30. martino says:

    >Se avessi un briciolo di potere io stato (…) farei sì che rimangano identici per un periodo lungo

    C’è già: non puoi cambiare l’adozione di un testo prima di sei anni.

    >Non riesco davvero a capire il meccanismo con cui questa pressione induce gli insegnanti a scegliere di cambiare libri.

    Nessuno viene indotto. E’ che se decidi di tenere la vecchia edizione la segreteria ti chiama e ti fucila “perchè il software non mi prende il codice INBS”.
    Allora, come fanno molti, tu adotti formalmente una edizione ma va bene anche quella prima. E lo dici ai ragazzi, che sul modulo ci sarà scritto Pinco ma va bene anche Pallino, “aspettate a comprare i libri che ne parliamo la prima lezione dell’anno prossimo”; anzi è anche scritto sulle comunicazioni della scuola. Però qualche rimba che capisce al contrario c’è sempre.

  31. SERGIO says:

    Credo che il progetto stia nella condivisione e miglioramento continuo dei libri. E’ ovvio che all’inizio i libri saranno semplici e con delle imprecisioni, ma se tutti ci lavorassero insieme si arriverebbe ad avere dei libri completi. Comunque questo progetto è scaturito dalla convinzione che ci sia una speculazione senza vergogna delle case editrici che cambiano edizioni e libri per far spendere centinaia di migliaia di euro alle famiglie. Chi scrive libri lo sa bene! Qualcuno ha fatto mai il conto di quanto spendono tutti gli studenti per un libro? Quanto rimane nelle tasche dell’autore? io non lo so ma voi si! pensate che sia equo?

  32. mattia says:

    ma se tutti ci lavorassero insieme si arriverebbe ad avere dei libri completi.

    Pagami e contribuisco.
    Il punto, come spiegavo nel post, è proprio questo: il progetto è fallito perché si basava su un’ipotesi che si è rivelata sbagliata, ossia che ci fossero delle persone in grado di scrivere buoni libri di testo disposte a fare questo lavoro gratuitamente.
    A conti fatti non ci sono state.
    Puoi metterci tutti i “se” che vuoi, ma finché non trovi qualcuno disponibile a scrivere buoni libri di testo gratuitamente il tuo resta un esercizio mentale di astrazione.

    io non lo so ma voi si!

    Le case editrici hanno un ruolo che va oltre la semplice stampa dei libri. Ad esempio si occupano di revisionare le bozze e correggere gli errori dei somari che non sanno quando si scrive “sì”.
    Un revisore di bozze lo paghi, un impaginatore lo paghi, uno che si smazza la parte amministrativa per i permessi necessari a pubblicare le immagini lo paghi, una persona che ti trova i clienti la paghi.
    Ti sorprenderò, ma i libri non si vendono da soli.
    Se non hai un rappresentante non vendi una copia.

    E no, non raccontare balle sull’internet. Il mio libro che trovi in vendita qui da parte ha venduto 1.200 copie su amazon e una cinquantina direttamente dal mio sito. È vero che amazon mi dà solo il 30% del prezzo a cui lo vende, ma intanto me ne fa vendere molti di più di quanti ne vendo direttamente. Quindi a conti fatti ci guadagno.
    Si tratta di fare moltiplicazioni e addizioni, nulla di complicato.
    Nessuno vieta a un autore di stampare i libri e venderseli da solo.
    Va in tipografia, li stampa al costo della sola stampa e poi va per le scuole a venderli. Oppure li vende come stampa on-demand. Compra il codice ISBN e può vendere come gli garba.
    Perché non lo fa? Perché senza un rappresentante non venderebbe niente.
    Quindi è inutile che si lamentino delle case editrici se sono quelle che poi fanno vendere loro i libri.
    Devono capire che la capacità di vendere è essa stessa un prodotto con un suo valore e come tale viene remunerata.

  33. M. Fioretti says:

    sul “ma se tutti ci lavorassero insieme si arriverebbe ad avere dei libri completi… Pagami e contribuisco” ci sarebbe davvero tanto da dire, perché molto spesso progetti seri di produzione con licenze libere (non come quelle di BiP) vengono attaccati come se dicessero che chiunque potrebbe contribuire dovrebbe essere OBBLIGATO a farlo, o che qualunque produzione di questo genere dovrebbe essere fatta “SEMPRE E SOLO GRATIS”. Mentre non è affatto vero nè l’ “OBBLIGATO” nè il “SEMPRE E SOLO GRATIS”.

    Comunque, grazie davvero per aver speso tempo ad analizzare con gran cura i pochi campioni disponibili di BiP, poichè questo lavoro complementa perfettamente le mie segnalazioni degli ALTRI limiti di quel progetto, cioè la sua chiusura e rifiuto in generale di comunicare con l’esterno: http://stop.zona-m.net/it/tag/book-in-progress

    Rimane senza risposta la domanda “ma con tutti questi limiti, perché i mass media (e fino a un certo punto pure il MIUR!) continuano a ripetere a pappagallo i comunicati stampa di BiP senza alcuna critica?”

  34. matteo says:

    matematica c3 è il primo esempio di una serie un po’ più lunga di libri (se mai servissero ancora a scuola) scritti in forma collaborativa
    http://matematicamente.it/manuali.

    su book in progress è difficle pronunciarsi poi chè a causa della licenza scelta (o non scelta) è difficile poter vedere i testi.

    wikibooks, che soffre comunque per l’incompletezza di molti progetti, contiene a sua volta un ragionevole numero di libri

  35. Federico says:

    La premessa è sbagliata. Nessuno dovrebbe chiedere agli insegnanti di scrivere libri gratis. Ma visto che il loro orario esula da quello di classe (e che ci sono svariate disponibilità e momenti in cui devi essere a scuola… sperabilmente a correggere compiti o lavorare sulla didattica, spesso a girarti i pollici) è in QUEL tempo che dovrebbero scrivere i libri.
    E sì, è tempo retribuito.

    Lo dico da ex-insegnante, sia chiaro.

  36. mattia says:

    è in QUEL tempo che dovrebbero scrivere i libri.

    No.
    Non è un dovere dell’insegnante scrivere libri, per un semplice motivo: sono insegnanti, non scrittori di libri.
    Se io stato voglio assumere un insegnante assumo un insegnante, se voglio assumere uno scrittore di libri assumo uno scrittore di libri.
    Sturare le orecchie: non sono la stessa cosa.
    Il fatto che uno insegni non implica che sappia scrivere libri di testo.
    Non vedo perché un insegnante dovrebbe scrivere libri di testo se non ha passato nessuna selezione che verifichi che sia in grado di farlo.