Ieri ò guardato la conferenza stampa di Schwazer, tutta intera, non i ritaglini che mettono in evidenza sui siti dei giornali per far vedere quando piange.
Ci sarebbero molte cose da dire. Mi limito a una osservazione che non ò sentito da nessuna parte e che riguarda l’altra parte dei microfoni, ossia i giornalisti.
Sembravano capitati lì per caso. Schwazer à spiegato che andava dal dott. Ferrari per farsi fare i programmi di allenamento.
Uno può crederci o no, e se è un giornalistia e non ci crede può fargli delle domande per verificare la fondatezza di quello che à detto.
Alla conferenza stampa invece è successo che i giornalisti non capivano di che parlava. In buona sostanza gli dicevano: ma Ferrari è un dottore, quindi sei andato lì per farti curare o per ricevere farmaci. E lui che continuava a ripetere che Ferrari è sì un medico ma di professione fa il preparatore, quindi è andato da lui, à fatto il test del lattato e si è fatto fare i programmi di preparazione atletica. Ma i giornalisti non capivano, e Schwazer doveva ripetere le stesse cose.
L’impressione che ò avuto è che quei giornalisti non avessero neanche idea del fatto che alcuni medici si specializzano nel settore della preparazione atletica. Sono medici che conoscono a menadito come un corpo reagisce a diversi stimoli di allenamento e ti sanno indicare la strada giusta per arrivare al tuo obiettivo. Ti fanno gli esami e poi ti dicono come caricare, scaricare…
L’esistenza di questi professionisti e il loro ruolo nella preparazione di un atleta è nota a chiunque si occupi anche solo di striscio di sport, per cui sa che l’uomo non è una macchina lineare e per vincere non basta allenarsi tanto ma bisogna allenarsi bene. E che per capire questi meccanismi bisogna studiare, studiare molto. Non a caso ci si affida a una persona che à studiato e di mestiere fa quello.
Dicevo, questo concetto è una banalità, e chiunque si occupa di sport la conosce. A maggior ragione chi scrive di sport su di un giornale. Sentire Schwazer che doveva spiegare cos’è un medico che ti fa le tabelle è stato disarmante. Significa che i giornalisti lì davanti erano stati paracadutati dalle redazioni senza una competenza sportiva.
Poi non so come funziona il giornalismo sportivo negli altri paesi, davvero non me ne occupo. Però mi viene da pensare ad altre conferenze stampa che ò visto recentemente, quella del bosone di Higgs e quella di Curiosity. Giornalismo scientifico, ok, nulla a che fare con lo sport. Però di quelle conferenze stampa mi ànno impressionato positivamente le domande dei giornalisti, estremamente competenti e preparati (a parte la solita giornalista italiana che mostra tutto il suo provincialismo chiedendo qual è stato il ruolo delle aziende italiane in LHC, così poi il giorno dopo può titolare l’articolo Un pezzo d’Italia dietro la scoperta).
Quelle conferenze stampa mi sono sembrate un sogno: giornalisti che parlavano al livello dei relatori, gente che ne capiva dell’argomento, non giornalisti buttati lì a caso. Il paragone con la stampa italiana è stato impietoso.
Sia sport, scienza o qualsiasi altro tema, il giornalista non deve essere solo uno capace di scegliere l’avverbio o l’aggettivo giusto. Deve essere uno che ne capisce dell’argomento. Che poi anche questa dovrebbe essere una gran banalità. Dovrebbe, appunto.











La scena migliore è stata quella in cui Schwazer diceva in sostanza “non basta solo allenarsi, volevo allenarmi sapendo cosa facevo e avevo bisogno di sapere anche cosa mangiare” e i giornalisti sembravano non crederci. Poi è ovvio che il medico in questione sia chiacchierato, avrebbe fatto meglio a rivolgersi ad altri, ma se avrà commesso qualche reato lo decreterà la magistratura, non certamente la gogna mediatica di questi giorni.
Sparare a zero sulla preparazione dei giornalisti italiani in ogni campo (salvo rarissime eccezioni) e’ come sparare sulla Croce Rossa: fai sempre centro
ma se avrà commesso qualche reato lo decreterà la magistratura, non certamente la gogna mediatica di questi giorni.
Mah… io ò sentito la conferenza stampa e le cose che dicevano stavano anche in piedi. Nel senso che comunque lui à deciso di smettere, si è liberato di una cosa che non amava neanche lui fare, e vuole mettersi a fare una vita normale. Che interesse avrebbe a mentire quando ormai vuole uscire dal giro?
L’unica cosa che mi viene in mente è che può mentire per coprire qualcuno che, se fa il suo nome, gli spezza le ossicine.
Tolta la questione del “chi vuole coprire” il discorso sportivo e il percorso psicologico che à spiegato mi sembrano del tutto plausibili.
Per questo le domande del giornalista che gli chiedeva, ad esempio, “dopo che ài vinto un oro alle olimpiadi che te ne fregava di arrivare decimo”, erano davvero domande del cazzo. Significa proprio che non capivano la psicologia dell’alteta.
E comunque, il fatto di avere ammesso il 100% delle proprie colpe senza dire (Come fanno moltissimi) che gli era stato somministrato a loro insaputa, e’ un gesto da apprezzare. Almeno umanamente.
io ò sentito la conferenza stampa e le cose che dicevano stavano anche in piedi. [...] L’unica cosa che mi viene in mente è che può mentire per coprire qualcuno che, se fa il suo nome, gli spezza le ossicine.
Infatti non ho dubbi su questo, però la legislazione italiana sul doping è molto severa e chi assume sostanze dopanti può essere accusato di frode sportiva e violazione della normativa antidoping. Ecco, davanti a un giudice non dovrebbe coprire altre persone se no rischia solo di più.