Ci stavo pensando Venerdì scorso. Nel primo pomeriggio ò preso un volo da Fukuoka a Sciangai; arrivato nell’aeroporto della città cinese ò preso un treno a levitazione magnetica che mi à portato a 400 km/h in centro. Dopo pochi passi sono salito su di un edificio alto quasi mezzo chilometro, e la sera ò preso un altro volo che mi à portato dall’altra parte del mondo.
Macchine volanti, treno a 400 km/h, palazzi alti mezzo chilometro. Cavoli, facciamo cose davvero fighe.
E non sono le uniche: siamo andati sulla Luna, abbiamo calcolatori mostruosamente potenti (talvolta in tasca), sistemiamo la vista a della gente che ci vede male con un raggio di luce…
Pensavo: tanta roba. Ma chi le sa fare tutte queste cose? Io davanti a una macchina volante che mi porta dall’altra parte del mondo provo profondo rispetto per l’ingegnere aeronautico che l’à progettata. Davanti a un palazzo alto mezzo chilometro ammiro l’ingegnere edile che à fatto i calcoli che fanno stare in piedi quel colosso. Davanti a un calcolatore mostruosamente potente stimo l’ingegnere microelettronico che disegna sui vafer di silicio.
Veramente, penso a quelle persone e le ammiro; mi piacerebbe anche a me saper fare quelle cose.
Vicino al palazzo di Sciangai alto mezzo chilometro ne stavano costruendo un altro: mi sarebbe piaciuto star lì a guardare il cantiere per imparare come si costruiscono i palazzi così grandi. Anche senza calcoli, mi piacerebbe imparare come si fa un palazzo più alto di una gru, per capire come metti le gru quando sali.
Guardavo il cantiere e pensavo: cavoli, quello che sa come mettere le gru per fare un palazzo più alto della gru è davvero un figo.
Però non saprà come si fa una macchina che vola. E quello che sa progettare una macchina che vola non sa disegnare su un vafer di silicio. E quello che sa disegnare su un vafer di silicio non sa costruire un palazzo più alto di una gru.
Facciamo cose fighissime, ma perché siamo tanti. Ognuno à un ruolo specifico, è esperto di qualcosa in particolare ma non conosce tutto il resto. Il mondo intero à un patrimonio di conoscenze enorme, che una persona non potrebbe mai imparare in tutta la sua vita anche se passasse la sua vita a studiare.
Non c’è qualcuno o una ristretta cerchia di persone che sanno tutto.Sappiamo così tante cose perché la conoscenza è diffusa tra tanta gente, e ognuno ne possiede un pezzetto.
Cavoli, siamo bravi, facciamo cose fighe, ma le facciamo tutti insieme. Siamo bravi come gruppo. Siamo sulle spalle ognuno dell’altro. Siamo un gigante come umanità, non come singoli.
E quindi sì, celebriamo pure i singoli, riconosciamo il talento personale, ma non dimentichiamoci che tutte le cose fighe che facciamo sono frutto di questo sistema che si basa sulla conoscenza diffusa.
Queste riflessioni mi sono tornate in mente stamattina leggendo della scoperta del Bosone di Higgs. Una grande emozione, oggi è un giorno che rimarrà scritto nei libri. Una cosa figa.
E pensavo, a questa scoperta daranno un premio, ovvio. Ma a chi lo daranno?
A Higgs o a chi à condotto l’esperimento? E a chi, tra tutta la gente che à lavorato al progetto? Sono migliaia di persone.
Higgs è stato un figo a predire l’esistenza del suo Bosone, ma sarebbe stato capace di condurre questi esperimenti e coordinare tremila scienziati? Quelli che ànno condotto i tremila scienziati verso la strada giusta sarebbo stati capaci di fissare la valvola alla conduttura XA918UT del dispositivo HY8172 necessario a fare il test? Quello che sa fissare la valvola sarebbe stato capace predire l’esistenza del Bosone?
Mi sa di no (volendo fare quello cattivo aggiungerei che poi si vede cosa succede quando i connettori non sono bene fissati da qualcuno che non sa fissare i connettori).
E allora mi viene da pensare che oggi sia una festa per Higgs, per chi à guidato gli esperimenti, per i tremila scienziati che vi ànno lavorato, dal primo all’ultimo.
Bravi.











Il premio, se ci sarà, secondo me sarebbe da dare ai laboratori. Ché sono i laboratori che dirigono, coordinano, e creano l’humus per il quale l’eventuale genio possa tirar fuori la sua genialata.
Ché fuori dai laboratori, anche un genio sarebbe in seria difficoltà…
Ci sono anche i fighi che parlano il latino e quelli che conoscono tutto Spinoza a menadito. E quelli dove li metti???
Ci sono anche i fighi che
Di grazia, perché dovrebbero essere dei fighi?
Se sono fighi quelli allora cosa devi dire di quelli che sanno simulare i peti con le ascelle? Semi dei?
Un bel post veramente, ho avuto pensieri simili ai tuoi e sono rimasto altrettanto affascinato dalla cosa.
Ad esempio, guardarsi attorno e sapere cosa sta dietro ad un dettaglio a cui nessuno di solito bada all’angolo di una strada da soddisfazione.
=)
La tecnologia porta alla specializzazione.
Se fino a qualche decina anno fa, un bravo artigiano poteva farti una carrozza, e magari anche un’auto, ora questo non è più possibile.
Ora, giustamente, servono progettisti, elettronici, informatici, taiwanesi che assemblano le schede, operai che controllano i robot che montano l’auto, collaudatori, autotrasportatori, venditori, ecc.
Di contro il costo si è abbassato (grazie alle economie di scala) e affidabilità e sicurezza si sono alzate (e di tanto).
Non solo, ma oggi, quanti sono gli artigiani che saprebbero, in autonomia, realizzare una carrozza, o un’auto?
Bravo Mattia! Hai spiegato il concetto di cooperazione e di forza produttiva del lavoro sociale in modo molto più chiaro di come aveva fatto Carlo qualche anno fa qui.
Più chiaro a parte “ò”, “à”, “ànno”, ovviamente
forza produttiva del lavoro sociale
Non so di preciso quale sia le definizione di lavoro sociale.
Io parlavo di lavoro scientifico e tecnologico.
Vale lo stesso?
Piesse: però … farsi paragonare a Carlo… sei cattivello…
@AlesSab:
quelli che conoscono tutto Spinoza a menadito
Ma certo, Spinoza lo conosco anch’io a menadito. Ecco qualche citazione importante
La Gelmini: “45 milioni per il tunnel Gran Sasso-Ginevra”. E ancora non sapete quanto è costato affrescare il muro del suono!
“L’Italia rifiorirà”, perchè non siamo nei diamanti.
“L’Italia rifiorirà”, perchè non siamo nei diamanti.
Stupenda.
Non so di preciso quale sia le definizione di lavoro sociale.
Io parlavo di lavoro scientifico e tecnologico.
Sociale nel senso che il lavoro è fatto da tante persone tutte insieme. Anche il lavoro scientifico e tecnologico, che è un importante sottoinsieme del lavoro.
Lavoro sociale nel senso di lavoro non individuale, insomma. Anche perché non solo chi si intende di aerei in genere non si intende di palazzi, ma nessuno individualmente sa progettare per intero una macchina volante che ti porta dall’altra parte del mondo.
C’è chi sa progettare un modulo software del pilota automatico (ma magari non saprebbe fare gli altri moduli), c’è chi sa fare il materiale di cui sono fatte le ali (ma difficilmente saprebbe quante viti ci vogliono in ogni ala), ecc.
Ero ironico, pensavo si capisse.
Comunque sia, io simulo i peti anche con la cavità dello sterno.