Quando conviene essere handicappato

May 25th, 2012 by mattia | Filed under riflessioni.
Cazzeggiando qua e là, ò trovato questa foto. A quanto ò capito è una foto famosa, e io la vedo solo ora, buon ultimo.
È stata scattata alla quinta Solvay Conference: ci sono tante menti importanti dello scorso secolo.
Qualcuno, gentilmente, à messo i nomi.
Mi piacerebbe mostrare questa foto a un pubblico generalista e chiedere loro di quanti ànno anche solo sentito parlare.
Non dico di riconoscerli a vista, non dico neanche di sapere qual è stato il loro contributo alla scienza.
Magari non sanno niente di Dirac e dei suoi scazzi col padre, né  di quello che à fatto. Mi sta bene; chiedo solo che se ne ricordino vagamente il nome.

Secondo me la gente comune non va oltre Einstein e Curie (e forse quest'ultima nemmeno tutti).



Eppure anche gli altri sono stati personaggi coi controbaffi. Ma perché per la gente comune sono dei perfetti sconosciuti? Perché se dici a una persona Planck magari pensa che è lo scopritore del plancton?
Non che sia necessario venerarli, come fanno alcuni fanatici. Come diceva un mio insegnante abbiamo pochissimi santi in calendario.
Uno può conoscere la scienza senza sapere nulla di chi fossero questi signori, va da sé. Però il fatto che persino i nomi non dicano niente alla gente comune deve far riflettere: significa che nemmeno per sbaglio quelle persone ànno mai sentito parlare di quello che essi ànno fatto, delle formule, dei modelli, dei principi e dei gatti che questi signori ànno elaborato.

E tutti a dire: eh, ma quella è roba specialistica per gente che studia quelle robe lì. Non sono d'accordo: è cultura generale. È cultura generale che però sembra specialistica perché il modello scolastico generalista la mette nell'angolo. No, calma, mica pretendo che alle scuole medie si insegni Dirac per filo e per segno. Però alle superiori mi capitò di sentirne vagamente parlare (in un modo molto ultra leggero, ok).
Se ben guardiamo poi, tutti conoscono Einstein, ma ben pochi saprebbero spiegare uno a caso dei lavori. Ma conoscono il personaggio.
Se è famoso non è certo perché la gente è capace di valutare i suoi meriti scientifici.

In questo la deformazione della cultura generale fa bingo. Da una parte considera come sconosciuti gente che à fatto fare passi enormi alla fisica, dall'altra esalta un singolo personaggio. Che avrà i suoi meriti, per carità, ma che in questa foto è uno dei tanti.
Per questo, lo confesso, Einstein mi sta sul culo. Non egli in quanto tale, poverino, ma tutto quello che gli gira attorno. Mi stanno sul culo quelli che citano le frasi di Einstein come se fossero il Vangelo. Molte sono pure frasi attribuitegli erroneamente, ma si sa, basta far finta che una frase l'abbia detta Einstein che diventa fonte di verità assoluta. Mi dà fastidio la divinizzazione, quasi come se fosse una creatura sovraumana, dalla mente inarrivabile.
Bravo, ok, ma erano bravi anche gli altri nella foto.

Ci sarebbe da capire perché il pubblico generalista si è così tanto impuntato su Einstein e si è dimenticato di tutti gli altri. C'è la scuola, vero, la scuola che ti fa studiare al vita di Cecco Angiolieri (no, dico, Cecco Angiolieri) ma non si premura nemmeno di dirti chi è Bohr nemmeno quando ti spiegano cos'è un atomo. Esaltazione della persona da una parte, totale oblio della persona dall'altra.

Ma secondo me c'è anche qualche altro fenomeno. Quando uscì la teoria della relatività circolò una frase secondo cui solo poche persone al mondo (tre, venti o una dozzina a seconda delle versioni) poteva capirla. Qualche tempo fa leggevo di un aneddoto: questa frase originò dall'articolo di un giornalista presente alla conferenza stampa in cui questa teoria sarebbe stata mostrata al pubblico. Il giornalista - dice l'aneddoto - non ci capì niente; ma l'articolo doveva pur scriverlo, e allora si inventò questa storia che sono una dozzina di persone nel mondo avrebbe potuto capire questa teoria. In realtà i fisici presenti in sala la capirono, ma ormai la frittata era fatta e la leggenda si diffuse in tutto il mondo.

Non so quanto sia vero questo aneddoto (non sono riuscito a ritrovarlo), ma secondo me descrive molto bene il rapporto della gente con Einstein. Per qualche stano motivo si è creato un alone di miticizzazione che perdura nel tempo; questo alone non è nato da solo, ma è stato alimentato dai media, aiutati dall'immagine di Eisten. Basta guardarlo nelle foto da vecchio: è lo stereotipo dello scienziato pazzo: facile creare un mito da una persona così.
Lo stesso non sarebbe successo con Bohr. Voglio dire, à una faccia da impiegato delle Poste e Telegrafi. Mica ci fai T-shirt con una faccia così.



Alla fine viene il sospetto che la popolarità degli scienziati passi solo dai meccanismi che regolano l'immagine sui media. I loro meriti passano in secondo piano: anche per loro valgono le regole dello sciòbiz, l'immagine conta su tutto.
E a ben vedere questo vale anche per i contemporanei: più o meno tutti sanno chi è Stephen Hawking. Ok, ok, magari non le casalinghe (forse quelle inglesi sì), ma in generale è un personaggio molto conosciuto. Lo mettono anche nei cartoni animati, per capirci. Ora, chi cavolo conosce, tra i non addetti ai lavori Leonard Susskind? Magari ò una percezione sbagliata delle conoscenze della gente, ma per me i più se gli pronunci quel nome ti dicono Eh?
Eppure à una bella storia anche lui da raccontare, è partito dal fare l'idraulico...insomma, si presta bene alla creazione di un personaggio. Ma non lo conosce (credo) nessuno?

Voi dite pure quello che vi pare, dite pure che Hawking è un genio e Susskind è una mezza sega. Ma il sospetto che che la popolarità di Hawking sia principalmente dovuta al suo handicap è forte. Un handicappato che fa quello che fa Hawking è un eroe; Sussking sta su bello dritto e non crea abbastanza leggenda.

Delle volte conviene persino essere handicappato.

Piesse: lo specifico bene prima che arrivi qualche sveglione che legge una riga sì e una no. Non sto sminuendo il lavoro di Einstein o Hawking. Faccio solo una riflessione sul perché essi sono famosi ed altri no.

 

 

33 Responses to “Quando conviene essere handicappato”

  1. Luca says:

    E’ una riflessione interessante a cui credo sia molto difficile poter dare risposta.
    La scienza generalmente non è considerata molto come “cultura generale” per un banale motivo probabilmente: è quasi impossibile comprendere molte cose per la gente comune.
    Se si può conoscere un Piccard, ad esempio, perchè ha avuto ripercussioni in altri ambiti, come le esplorazioni geografiche, ad esempio, non si può dire lo stesso per un Schrodinger o un Hofstadter.
    Cito quest’ultimo perchè in verità non so praticamente niente sul motivo per cui ha preso un nobel, e da umanista non sono molto ferrato nel campo.
    Lo conosco però grazie al figlio ed al suo libro.

    Per i contemporanei comunque probabilmente il discorso devia ancora una volta, perchè credo sia ben differente il ricordo e la memoria degli studi di uno scenziato non più operante (perchè morto da magari parecchi anni) dalla popolarità che uno stesso guadagna tra i contemporanei a mezzo media.

    Hawking sarà così conosciuto tra cent’anni? Io dico di no.

    Per Einstein è proprio un capitolo a parte: il suo contributo alla fissione nucleare è basilare se tratti di storia contemporanea. Per il resto, dici bene quando affermi che lo showbusiness ha avuto un grandissimo peso. Se non fosse stato una persona così particolare come sembra, e nessuno gli avesse scattato quella famosa fotografia mentre fa la linguaccia, le cose sarebbero state totalmente diverse. Avrebbe potuto essere equiparato a Fleming, in quanto a popolarità. Tutti lo conoscono, ma solo tramite un risultato comprensibile ai più.

    Sai a cosa serve la pennicilina, sai cos’è, ma non ne sai caratteristiche nè funzionamento. Proprio come la teoria della relatività.
    Mediamente entra nella mente di chi non capisce la teoria tramite un risultato pratico e tangibile.

    Non si può dire lo stesso per Planck! Cosa possono vedere con i loro occhi, dai risultati delle sue teorie, le persone comuni?

    Questo è quello che rende difficile, secondo me, che questi signori si impongano nei programmi non puramente scientifici.

    Per le materie umanistiche è diverso. Tutti possono leggere un libro di storia dell’arte, o vedere una mostra, un museo e trarne qualcosa.
    Magari poco, ma qualcosa.
    Si può dire lo stesso per le materie scientifiche? Penso di no.

    PS: Che poi questo succede anche nelle materie umanistiche. Se pensi all’architettura rinascimentale italiana generalmente senti Brunelleschi come personaggio cardine, ma chi poi ha messo su carta tutto pubblicando gli studi manifesto dell’arte rinascimentale è Leon Battista Alberti, che già è un po’ meno conosciuto, tanto per fare un esempio banalissimo.

  2. Marco says:

    Sono d’accordo su tutto quello che hai detto.

    > Mi dà fastidio la divinizzazione, quasi come se fosse una creatura sovraumana, dalla mente inarrivabile.

    Chissà se sarebbe diventato quello che è se non avesse attinto dal lavoro di Gregorio Ricci Curbastro (il calcolo differenziale assoluto)

  3. Rob says:

    Volevo lasciar perdere ma non ho resistito… perché hai scritto tutti i verbi avere accentati invece di usare le forme corrette con l’h?

  4. Condor says:

    Potevi aggiungere un PPS, spiegando che ànno e à non sono errori visto che sono modi di dire molto desueti e quasi mai utilizzati.

  5. Cthulhu fatwato says:

    Sagge parole, direi che condivido praticamente tutto quello che hai scritto.
    [i]Se ben guardiamo poi, tutti conoscono Einstein, ma ben pochi saprebbero spiegare uno a caso dei lavori.[/i]
    E aggiungo:se poi chiedi alla persone la motivazione per la quale gli è stato conferito il premio Nobel, quasi tutti ti rispondono fornendo quella sbagliata.

  6. camicius says:

    di quanti ànno anche
    ops!

  7. camicius says:

    ci son tutte le ha che sono diventate à!

  8. fabio says:

    Occhio ai refusi, Mattia (quinta riga, “ha”). Non pubblicare questo commento se vuoi, non serve.

  9. fabio says:

    Anche io mi sono sempre posto interrogativi di questo genere. Credo sia una faccenda vecchia come il mondo.
    Ad esempio:
    -Beethoven, genio indiscusso, che diventa sordo e muore solo e “maledetto”. Una vicenda umana leggendaria di per sè (già è miracoloso scrivere da sordi, figuriamoci scrivere la nona sinfonia)
    Poche generazioni prima Haydn (musicista di talento immenso, probabilmente il vero padre della sinfonia, assolutamente del livello di Beethoven, di cui è stato anche maestro), conduce una vita relativamente serena e priva di particolari elementi biografici.
    Risultato: a livello di percezione popolare, il primo è incomparabilmente più famoso del secondo: su due piedi, chiunque conosce almeno 4 o 5 pezzi di beethoven (l’inizio della quinta, la patetica, l’inno alla gioia, perfino per elisa). Di haydn, niente.

  10. Stipin84 says:

    Se posso aggiungere un pensiero:
    La differenza tra un letterato che scrive un suo testo e uno scienziato che scopre/elabora un fenomeno naturale è che il letterato crea qualcosa di nuovo, mentre lo scienziato semplicemente appura solamente un fenomeno, magari sconosciuto, ma che esiste da sempre.
    La persona media di sicuro stima di più una creazione artistica rispetto ad un trattato scientifico(e ciò lo si vede dall’impostazione delle nostre scuole).
    Di solito gli scienziati più conosciuti sono quelli che hanno avuto un qualcosa di particolare nella loro vita privata…
    Per esempio tutti conoscono Galileo che ha avuto molti problemi con la chiesa.

  11. Vimarn says:

    Di una buona parte di quei signori lì me ne parlarono al liceo, poi alcuni li ho approfonditi per i fatti miei quindi diciamo che almeno una buona metà o poco più so chi siano e cos’abbiano fatto, ma ammetto che di alcuni non ne ho mai sentito parlare, provvedo subito a colmare le lacune. (Ma il cognome non era De Broglie? O i miei ricordi fanno scherzi strani?)
    Comunque sia non è una novità, l’immagine viene prima di tutto, con quella crei il mito, mica con le scoperte.
    Riguardo ad Einstein ormai è diventato come Ghandi, qualunque cosa sia stata detta lui è la verità assoluta, anche se è stata totalmente decontestualizzata e storpiata con l’aggiunta di alcune parole per farla diventare pro o contro quello che ti pare.

  12. Nicholas says:

    Si chiama teoria dei tornei o TWTA, in pratica c’è posto per pochi famosi e quelli prendono tutto.
    Se io chidessi se ha salvato più vite madre teresa di calcutta, bill gates o borlaug la gente mi chiederebbe chi è l’ultimo, bhe è il tipo che ha salvato dalla fame milioni di esseri umani, non ha savato 1, 2, 100 o un migliaio di persone come schindler, ma milioni e milioni.
    eppure nessuno sa chi è, è il marketing delle persone, lo stesso che ti fa osannare jobs e dimenticare ritchie.
    non è che sia giusto o sbagliato, è semplicemente così, io non so chi sia susskind (o meglio, moh l’ho letto e me lo ricordo) ma magari tu non hai idea di chi sia dijkstra (invento, magari lo sai).
    i personaggi famosi sono semplicemente troppi per essere ricordati tutti quindi si sceglie in base al caso e alla fortuna.
    btw heisenberg era un bel nazistello

  13. fgpx78 says:

    Lorentz chi? Quello degli orologi? 😀 Vabé dai, in realtà ne conosco giusto una decina, e principalmente per cultura personale (mi paice leggere storie di persone che hanno inventato o scoperto qualcosa) e per *colpa* degli esami all’università. Compton, il cui incredibile effetto dello *sdoppiamento della figa di Compton* ancora mi sollazza i pensieri, Schrodinger, mettiamoci pure Curie và, anche se dava il nome allle mie scuole superiori.

    Riguardo ad Hawking invece, ho letto molti dei suoi libri e credo invece che il suo essere famoso, pià che per l’handicap (ci stà eh?), sia dovuto al fatto che sa (sapeva) esprimere concetti più complessi di quanto il normale livello giornalistico sia in grado di apprendere, in modo abbastanza semplice e chiaro.

    Mi viene in mente il bel libro “Bach, Escher, Godel, bla bla bla…” che lessi la prima volta quando ancora mi toglievo le caccole dal naso (Ah no, quello lo faccio ancora) che spiegava abbastanza bene i concetti dietro alla genialità dei tre, cadendo a volte nel noioso ma mai nel troppo complesso da capire, anche per chi con la matematica non è mai andato troppo a braccetto.

  14. mattia says:

    Ci ha già pensato Condor a rispondere 😉

  15. mattia says:

    btw heisenberg era un bel nazistello

    Il bello della scienza è che si guarda alla sostanza di quello che uno propone, e non a chi la propone.
    Se una legge fisica è buona lo è a prescindere da chi la propone; non si guarda la sua razza, la sua religione, le sue convinzioni politiche, la sua età…
    Quindi ci sta anche che uno sia un nazistello, questo non cambia una virgola del giudizio che posso dare su quello che fa in scienza.
    Non è stupendo?

    Non so in quante altre discipline questo è possibile.

  16. mattia says:

    La differenza tra un letterato che scrive un suo testo e uno scienziato che scopre/elabora un fenomeno naturale è che il letterato crea qualcosa di nuovo, mentre lo scienziato semplicemente appura solamente un fenomeno, magari sconosciuto, ma che esiste da sempre.

    Sì, ma non è che basta mettersi sotto un albero, concentrarsi e osserva quello che già esiste da sempre.
    C’è pur sempre una componente di fatica e di bravura nel saper leggere quello che già esiste ed elaborarne un modello.

  17. mattia says:

    Risultato: a livello di percezione popolare, il primo è incomparabilmente più famoso del secondo

    Andando leggermente OT: qualcuno ha mai capito perché in italia tutti conoscono Smetana e nessuno conosce Dvorak?

  18. mattia says:

    La scienza generalmente non è considerata molto come “cultura generale” per un banale motivo probabilmente: è quasi impossibile comprendere molte cose per la gente comune.

    Boh, secondo me dipende solo da come gliela spieghi.
    Anche la scienza per molti versi può essere avvicinata dalla gente a diversi livelli di approfondimento.
    Probabilmente la scuola fa l’errore di andare subito al livello di comprensione totale e affrontare gli argomenti in modo sequenziale.
    Per cui se prima non hai capito alla perfezione il calcolo vettoriale non puoi fare una virgola di meccanica. Eppure c’è un livello un po’ più alto dove puoi spiegare, in maniera intuitiva la meccanica senza pretendere che uno conosca il calcolo vettoriale.

    Ad esempio, quando mi hanno spiegato in terza superiore cos’era una delta di dirac mica mi hanno spiegato le distribuzioni (che studiai solo cinque anni dopo in analisi tre). Figurati, non le avremmo mai capite.
    Eppure ci fu spiegata in modo inuitivo: è come una martellata, dura un niente e picchia alla grande.

    Ci sono i metodi per spiegare la scienza in modo che la gente comprenda anche se non ha le basi.

  19. Stipin84 says:

    [i]Sì, ma non è che basta mettersi sotto un albero, concentrarsi e osserva quello che già esiste da sempre.
    C’è pur sempre una componente di fatica e di bravura nel saper leggere quello che già esiste ed elaborarne un modello.[/i]

    Certamente. Ma credo che per il popolo comune una scoperta scientifica sarà sempre di serie B in confronto ad un’opera letteraria. Io ciò non lo condivido ma mi sembra un po’ di vedere ciò…

    Andando un attimo OT:
    La prevalenza popolare della cultura letteraria sulla cultura scientifica la si vede per esempio in programmi televisivi come “chi vuole essere milionario”. Con una cultura di lettere puoi avanzare mediamente molto di più rispetto ad una cultura scientifica…un po’ un peccato

    Saluti, Stefano

  20. mamoru says:

    MAI sottovalutare la potenza dello interwebs:

    http://chemicalshirts.com/shop/us/bohr-t-shirt.html

    😀

  21. Bea says:

    “La differenza tra un letterato che scrive un suo testo e uno scienziato che scopre/elabora un fenomeno naturale è che il letterato crea qualcosa di nuovo, mentre lo scienziato semplicemente appura solamente un fenomeno, magari sconosciuto, ma che esiste da sempre.”

    Non sono d’accordo. In quest’ottica anche la creazione artistica è un’interpretazione di quello che l’artista osserva e di quello che ha dentro la sua testa. Tutte cose che già ci sono, l’artista si limita a darne una lettura personale (attraverso pittura, scultura, musica, scrittura ecc…).
    Inoltre, se proprio vogliamo dire che l’artista crea qualcosa di nuovo, allora aggiungo che creare da zero è molto più facile che codificare e ordinare il caos naturale delle cose. E’come dipingere: è più difficile creare un quadro originale oppure copiare perfettamente un’opera già esistente?

  22. Bea says:

    (Poi vabè, io non so nulla di nulla di cose scientifiche e infatti della foto conoscevo solo Einstein e Curie…adesso, grazie a questo post, posso dire di aver sentito nominare Bohr -che però forse avevo già sentito- e Susskind. Grazie! 😀 )

  23. cesare2 says:

    “Bravo, ok, ma erano bravi anche gli altri nella foto.”
    Esistono personaggi come Hawking che diventano famosi, oltre che per la loro genialita’ anche per il personaggio che sono. Feynman ad esempio e’ molto piu’ noto di Dirac, semplicemente perche’ era umano, ma erano due geni secondo me equivalenti (mostruosi, beninteso).
    Einstein pero’ e’ un caso a parte: e’ vero cio’ che dici sull’idolatria che c’e’ stata nei suoi confronti, e anche lui ha detto cose sbagliate…pero’, cazzo, ha cambiato la fisica almeno quanto Newton e Galileo messi insieme.

  24. Lorenzo says:

    12 su 29.
    Credevo peggio^^

  25. robinet says:

    mattia, ti sei scordato di menzionare la hack. ok, non è una luminare paragonabile ai sopracitati ma è un bell’esempio di disparità meriti/notorietà.
    ps a me la faccia di bohr della foto piace un sacco. dici che ci siano problemi di copyright se ci faccio delle t-shirts??

  26. Marco says:

    Notorietà non significa sembre bravura. E vale anche il viceversa.
    Pensa alla vicenda di Dorando Petri: chi oggi si ricorda il vincitore di quella maratona e al cospetto dello squalificato.
    E Villeneuve pilota Ferrari mai campione ma mito rispetto, ad esempio di un Surtees (vincitore in moto e in auto) qualsiasi?
    O di Gesù rispetto a Apollonio di Tiana (che face miracoli, ebbe discepoli e ascese al cielo).
    Erano tutti handicappati i vincitori?
    Sinceramente tirar fuori l’handicap come “scusa” è un po’ l’uva acerba.

  27. mattia says:

    Notorietà non significa sembre bravura.

    Il problema è che nei casi come quello della hack la notorietà viene giustificata proprio con la bravura.

    Sinceramente tirar fuori l’handicap come “scusa” è un po’ l’uva acerba.

    Questo post non l’ha scritto Susskind.
    Ripassa la storiella.

  28. Marco says:

    >Ripassa la storiella.

    In verità no.
    Diciamo che sono stato troppo criptico, ma confido che prima o poi ci arriverai…. 🙂

  29. mattia says:

    Ti ò dato una possibilità, sperando che il commento non fosse così demenziale.
    E invece lo era.

  30. Diego says:

    Lorentz, in prima fila, è accigliato perchè ha perso il gatto. Schrodinger, dietro, se la ride sotto i baffi.

  31. Turz says:

    Andando leggermente OT: qualcuno ha mai capito perché in italia tutti conoscono Smetana e nessuno conosce Dvorak?

    Non sono in italia, ma non conosco nessuno Smetana e conosco due Dvorak (uno che suonava il violino e uno… la tastiera :-))

  32. Turz says:

    Segnalo un articolo che simpaticamente fa a pezzi Einstein e Fleming (e anche Edison, Galileo e ovviamente Bell).