La cerimonia del the in Giappone

April 27th, 2012 by mattia | Filed under giappone.

Cazzo! Mi sono appena accorto che non ho raccontanto della cerimonia del the.
Ci sono andato tipo un paio di settimane fa, la domenica mattina. Mi ero ripromesso di parlarne e poi invece mi è passato di mente.

La cerimonia del the, dicevo. Una di quelle cose che devi fare per forza in Giappone, che mica puoi stare due anni in questo paese e non andare mai alla cerimonia del the. Altrimenti poi la gente ti dice ma come, stai due anni in Giappone e non sei mai andato alla cerimonia del the?
Perché ci sono cose che devi per forza fare se vai in un posto, altrimenti la gente ti rompe le balle. Per cui se vai a Praigi devi per forza vedere la tur eifel, se vai a Madrid devi per forza bere la sangria, e se vai ad Amsterdam non puoi esimerti dal fumarti le sigarette farcite o andare a pelande.
Mica che puoi dire alla gente: senti, io faccio anche un po’ quel cazzo che ho voglia. Dicono che si offendono.

Allora sono andato alla cerimonia del the. Si svolgeva in un tempio buddista a 15 km circa da Fukuoka.
Per farla breve: una delle più grandi smarronate della mia vita.

Per bere tre shot di the ci abbiamo messo due ore e mezza.
Innanzitutto c’è una complicata sequenza da eseguire per bere il the. Perché sarebbe troppo semplice bere il the e basta. Ti danno la tazza con un mantino e le due cose devi farle pirlare di qua e di là, di su e di giù: gira la tazza due volte a sinistra, sollevala e inchinati, passa il tovagliolo sul bordo, metti il mantino a sinistra e la tazza a destra, poi inverti la posizione… e vadavialculo, fammi bere sto cazzo di the e basta (ah, poi la tazza si condivide, cosa che mi ha procurato immenso schifo, ma mi ero premunito portando del disinfettante).

Ci sono dei tempi di attesa enormi: ti fanno sedere in queste sale e tu resti lì e aspetti, e aspetti, e aspetti. Temo che facciano così altrimenti la cerimonia in sé, tre shot in tre luoghi diversi del tempio, si risolverebbe in un quarto d’ora e la gente non sarebbe contenta. Meglio allungare la minestra con un po’ di attesa.

Poi una volta che ti fanno finalmente entrare ti danno un dolcetto minuscolo. Talmente piccolo che sembra quasi una presa per il culo.
Se mi devi dare una cosa del genere non darmela neanche.
Finito di mangiare ‘sto dolcettino minuscolo ti portano un the che sa di fogna.
Il tutto con mille riverenze, persone in kimono che si danno da fare a fare tutte le loro cerimonie. C’è la capa-cerimonia che sovraintende, e tutti che si esaltano. Si guardano l’un l’altro e fanno facce di assenso. Uhm, come è buono! Uhm, che delizia questo dolcetto.

Poi c’è che bisogna contemplarla le cose. Ti portano a vedere gli strumenti per fare il the (che poi sono dei bollitori e dei mestolini…) e tu devi guardarli, e fare “oooohhh”. Ti danno la tazza in mano e tu la devi contemplare. C’è un fiore nel giardino del tempio e devi contemplarlo.
Così vedi tutti che fanno la fila davanti al fiore lo guardano, lo contemplano e fanno segno di sì con la testa come se fosse il quadro di un pittore famoso.

No, onestamente mica ci credo che si esaltino così tanto per un the che sa di fogna e un dolcetto microscopico. Non credo che si mettano veramente a contamplare ogni cagatina che gli presentano.
Secondo me è tutta una finta.
Un po’ come quando ti portano in un museo, ti mostrano un quadro che non capisci e fai finta di apprezzarlo dicendo cose tipo “di’ pure quello che vuoi però disegnava bene il tizio, neh?”.
Oppure è come la corazzata Potëmkin, è una palla mostruosa per tutti ma nessuno ha il coraggio di dirlo.

Piesse: ah, poi devi mettere le calze bianche. Argh.

19 Responses to “La cerimonia del the in Giappone”

  1. Yupa says:

    Be’, è una cerimonia, quello che conta è il rito e il contorno, e il significato che (se vuoi) ci puoi vedere.
    Altrimenti sarebbe come se un giapponese miscredente e pagano ;) andasse a vedere una messa cristiana e si chiedesse il senso di tutti quei lunghi riti per mangiare una sottile foglia di pane quasi priva di sapore, quando basterebbe andare in qualunque altro posto per avere all’istante una bella pagnotta con formaggio e prosciutto. ;)

  2. mattia says:

    Ma infatti io ho provato a chiede informazioni ai giapponesi ma mica mi sapevano rispondere. Mi dicevano che è così perché è così.
    Io se ti porto a Messa sono capace di spiegarti tutti per filo e per segno.

  3. Emanuele says:

    Ma poi era come ho visto in Turisti per caso, con il dolcetto appiccicosissimo e il the che è una poltiglia verde?
    Però lì la tazza non la condividevano.

  4. Rene says:

    Prova a spiegargli di uno che cammina sull’acqua o moltiplica pani e pesci e vedrai quante grasse risate si fanno…

  5. disma says:

    ti sei dimenticato di dire che il the fa cagare e il dolcetto anche, che sostanzialmente è un pezzo di zucchero

  6. mattia says:

    @Disma

    ti sei dimenticato di dire che il the fa cagare

    In realtà ho scritto: un the che sa di fogna

    Comunque noto che anche a te è piaciuta molto la cerimonia del the [sarcasmo].

  7. mattia says:

    @Emanuele

    Ma poi era come ho visto in Turisti per caso, con il dolcetto appiccicosissimo e il the che è una poltiglia verde?

    C’erano diversi tipi di dolcetto.
    Quello a cui ti riferisci tu è probabilmente il mochi.
    E sì, il the è una brodaglia schifosa verde. Questa: http://www.butta.org/?p=5084

  8. mattia says:

    Prova a spiegargli di uno che cammina sull’acqua o moltiplica pani e pesci e vedrai quante grasse risate si fanno…

    Dipende dalle persone che frequenti.
    Una volta sono uscito in un discorso con giapponesi a dire “sì, sì, è come quella volta che Gesù moltiplicò i pani e i pesci”.
    E mi fu risposto “be’, quello è molto hamiltoniano”.
    Cinque alto.

  9. mamoru says:

    In fondo le arti tradizionali giapponesi consistono nella ripetizione pedissequa di azioni codificate… giusto per variare la monotonia della vita quotidiana.
    Cosa che tu sicuramente apprezzi. ;)

    PS A me il maccha non dispiace per nulla, mentre l’early grey mi fa discretamente cagare. Il problema e’ che ci sono gusti a cui non siamo abituati, tipo io son cresciuto con mio papa’ che non sopportando l’amarognolo del te’ ci metteva quintalate di zucchero e la prima volta che bevvi te’ in giappone (ulong che sa …di tabacco) rimasi un attimino scioccato.

    In compenso non sarebbe la prima volta che giapponesi, dopo aver orgoglionamente fatto assaggiare le loro primizie al gaijin ignorante di turno si sento rispondere: “ma….sa di paglia!”

    A quel punto scatta il ROTFL.

    Che poi di chanoyu ne ho fatte alcune lezioni, provando anche la pulizia della tazza e la preparazione del te etc. e posso affermare che si’ e’ una smarronata allucinante. Grossomodo a meta’ cerimonia mi viene l’istinto di prendere e bruciare tutta la stanza, scaraventando ciotole e ospiti in giardino…

  10. mamoru says:

    PS “gaijin ignorante di turno” e’ sarcastico ne

  11. andrea says:

    passi per tutto ma le autereggenti bianche no,
    non me le metto

  12. Mauro says:

    Io la sangria la berrei più volentieri a Barcellona o Valencia che a Madrid ;)

    Saluti,

    Mauro.

  13. Mauro says:

    Oppure è come la corazzata Potëmkin, è una palla mostruosa per tutti ma nessuno ha il coraggio di dirlo.

    Se mi tocchi la Potëmkin ti riempio il blog di virus! :)

    Saluti,

    Mauro.

  14. Valentina says:

    Anch’io ho trovato la cerimonia del tè abbastanza noiosa (e scomoda, vista la posizione in cui bisogna star seduti, ma credo che sia questione di “allenamento”), ma dissento sul maccha. Anch’io, come mamoru, la prima volta che l’ho bevuto sono rimasta un po’ stupita dal sapore amaro, perché ero abituata a bere il tè dolcificato con lo zucchero o il latte e spesso aromatizzato. Adesso non metto più lo zucchero nel tè (né tantomeno il latte) e apprezzo molto meno i tè aromatizzati perché ho l’impressione che tutto questo copra il vero sapore del tè, che è la cosa che a me interessa veramente.

  15. mattia says:

    Io ho ridotto di molto lo zucchero in the e caffè (non del tutto, ma rispetto a prima è molto meno).
    E sì, tutta quella storia dei sapori che si apprezzano di più è vera.
    Così come è vero che è una questione di abituarsi nel tempo a un sapore.
    Ciò nonostante la brodaglia di fogna verde continua a risultarmi rivoltevole.

  16. Paolo (広島人) says:

    Prova il macchafrappuccino di starbucks

  17. Alex says:

    “e se vai ad Amsterdam non puoi esimerti dal fumarti le sigarette farcite o andare a pelande”

    Ecco, io vivo da 5 anni a Piaga, Repubblica Ceca, e ti diro’ che in realta’ la vera citta’ delle busonazze non e’ Amsterdam bensi’ la capitale boema. Ho fatto giri a Kabuchico, Budapest, Sao Paulo, Sofia, ma le ceche quando vogliono fare quella cosa li’ sono davvero brave, altre che le vaccone olandesi(che tra l’altro, ci guardano sempre dall’alto in basso, e ogni volta che gli dici che sei italico queste ti rispondono che tu vivi nella spazzatura di Napoli, tuo cugino si chiama Pasquale Barra detto “O’Animale” e non lavoriamo mai perche’ ci piace fare l’Ammore sul tavolone in mezzo a panzerotti e capperi).

  18. mattia says:

    Pelanda=prostituta.
    Parlavo di prostitute, non di ragazze normali con cui intrattenersi per diletto.

    Dopodiché, consiglio di non prendere per “propensione alla vaccaggine” quell’atteggiamento delle ceche che è solo un modo di vivere il sesso liberamente.

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