Archive for December, 2015

Quel concetto mai capito sul diritto d’autore

December 31st, 2015 by mattia | 14 Comments | Filed in Uncategorized
Prendo spunto da questo articolo di Paolo Attivissimo per specificare ancora una volta un concetto semplice, ma evidentemente non ancora appreso.

La questione è la solita, i diritti d'autore dopo la morte dell'autore.
Allo stato attuale gli eredi possono reclamare i diritti d'autore per 70 anni dopo la sua morte. Con casi tipo quello menzionato nell'articolo in cui gli eredi di Edith Newlin, autrice di Soft Kitty, che hanno citato in giudizio la CBS per aver usato la canzoncina in The Big Bang Theory senza la loro autorizzazione.

Questa viene definita un'assurdità perché il copyright sarebbe nato per dare una remunerazione agli autori e consentire loro di produrre nuove opere. Ma se un autore è morto come fa a produrre nuove opere? Quindi il copyright è assurdo.

In realtà questo argomento è fallace.

Sì, il diritto serve a dare una remunerazione all'autore per consentirgli di fare altre opere. Ma non solo.

Quella del "per consentirgli di produrre nuove opere" è solo una delle tante ragioni, ma non è l'unica. E per capirlo bastano un paio di esempi. Prendete un autore che scrive un solo romanzo. Un romanzo che fa il botto e gli consente di avere soldi sufficienti per campare per il resto della sua vita senza scriverne altri.
Il diritto d'autore non dovrebbe valere in questo caso?
Oppure pensate a uno scrittore che non fa lo scrittore di professione. Non ha certo bisogno dei soldi del diritto d'autore per produrre altre opere, le può fare benissimo senza. Per dire, col mio libro sul giappone un migliaio di euro li ho portati a casa, ma non è che con quei soldi ci campo. Non sono certo quei soldi che mi consentono di fare altre opere. E allora il diritto d'autore non dovrebbe valere?

Se l'unico scopo è quello di dare una remunerazione che consenta di scrivere altre opere questo dovrebbe esistere solo se effettivamente ciò sussiste. Non so, il diritto d'autore dovrebbe valere solo per chi è iscritto a un albo di autori che vivono esclusivamente di quei proventi.
Invece no, il diritto d'autore vale per tutti gli autori, anche per quelli che smettono di produrre opere o per quelli che con quei proventi ci comprano giusto il caffè.

Il concetto per cui è "difficile comporre nuove opere se si è morti" può essere infatti traslato in "difficile comporre nuove opere con 300 euro di diritti d'autore all'anno". Eppure il diritto d'autore vale ugualmente.

Perché?
Perché il diritto d'autore è - innanzitutto - il diritto che l'autore ha di vedere la propria opera come sua. È lui l'autore perciò è lui il padrone dell'opera.
Il diritto d'autore è sì qualcosa che può servire per dargli una remunerazione che gli consenta di scrivere altre opere, ma quello è solo una conseguenza del fatto che l'opera è sua e ci fa quello che vuole. È questo il concetto base del diritto d'autore.

Il fatto di essere padrone di un'opera mi consente, ad esempio, di vietarne la pubblicazione in paesi che mi stanno antipatici. Per qualche motivo mi sta antipatico l'Azerbaigian perché, che ne so, mi hanno espulso da quel paese, e io vieto che il libro venga tradotto in azero e pubblicato da una casa editrice azera.
Ci perderò anche dei soldi, ma sono fatti miei. Io sono padrone dell'opera e ne faccio quello che voglio. Posso anche decidere di non pubblicarla del tutto e non guadagnare un centesimo.
Se pensiamo che il diritto d'autore sia qualcosa legato esclusivamente ai soldi tutto ciò non ha senso. Se invece vediamo il diritto d'autore come una proprietà dell'opera allora tutto torna. Perché io con la mia opera posso fare anche scelte antieconomiche come vietarne l'uso.

Non è un esempio così strano. Pensate a tutti quegli artisti estrosi che a un certo punto decidono che la propria opera non debba più essere rappresentata o esposta perché l'umanità non è pronta/non è degna. Anche quella è una scelta artistica che va rispettata. Ed è una scelta che è lecita perché esiste il diritto dell'autore sulla sua opera.

Oppure pensate, molto più banalmente, a tutti i casi in cui l'autore vieta ad alcuni di usare le sue opere semplicemente perché gli stanno sulle balle. È successo a Manu Chao che ha denunciato il Partito Popolare spagnolo per aver usato una sua canzone senza permesso (anche loro, poi). Oppure pensate a quando Bruce Springsteen vietò a Ronald Reagan di usare Born in the U.S.A. per la sua campagna elettorale. Nell'articolo collegato ci sono ben 34 casi di cantanti che hanno vietato a politici l'uso delle loro opere.
Senza andar lontano, forse vi ricorderete di quella volta in cui un circolo del PD fece un patetico filmato amatoriale dal titolo I am PD sulle note di YMCA. Subito ritirato quando i proprietari dei diritti d'autore vennero informati.

Probabilmente concorderete con la decisione degli ABBA di denunciare un partito di estrema destra che ha utilizzato Mamma mia. Ma lo stesso vale per l'autore di menomale che silvio c'è che ha denunciato sabina guzzanti per aver usato la sua canzone senza suo permesso in un "film" che parla male del suo silvio.

In tutti questi casi non c'è una motivazione economica. I soldi non c'entrano nulla. C'è una motivazione ideologica: un autore ha tutto il diritto di vietare che la sua opera venga associata a un partito politico o a una idea qualsiasi con cui non concorda, ma che al contrario contrasta.

Questo può farlo perché esiste il diritto d'autore, può farlo perché è lui il padrone dell'opera.

Molto probabilmente i parenti dell'autrice di Soft Kitty puntano solo ai soldi (per inciso, niente di male). Ma poniamo il caso che questa anziana signora fosse un fervente cristiana (invento): per tutelare la sua memoria avrebbero tutto il diritto di vietare alla CBS di far usare Soft Kitty in un contesto di ateismo militante come The Big Bang Theory. Poi lascia perdere che i credenti adulti passano sopra queste cose, in ogni caso sarebbe stato suo diritto negare l'utilizzo della canzone così come Manu Chao vieta le proprie canzoni al Partito Popolare spagnolo.

 

Tutto ciò si basa sul fatto che il diritto d'autore è un a sorta di "proprietà" sull'utilizzo della propria opera. Una proprietà economica ma anche intellettuale.
E ognuno con le cose di sua proprietà fa quello che ci pare.

 

Piesse: poi ci sarebbe sempre quel concetto per cui se un imprenditore muore lascia in eredità ai figli l'azienda, se un autore muore e il frutto del suo lavoro sono le sue opere è giusto che i figli le ricevano in eredità. Per inciso, l'autrice è morta nel 2004. Quindi anche quelli che dicono... "be', 20 o 30 anni ok... ma 70 sono troppi ..." be', si ricordino che sono passati solo 11 anni dalla morte dell'autrice. Ciao, ciao.

Esempio di come non usare la tecnologia

December 31st, 2015 by mattia | 4 Comments | Filed in Uncategorized
Due giorni fa sono stato alla mostra di Hayez a Milano. Se ne avete l'opportunità andate a vederla, merita veramente.
Questo nonostante due pecche.

La prima: le sale erano troppo piccole. Capisco che il luogo non sia nato come museo, quindi è normale che le stanze non siano della dimensione giusta, però più di una volta ho visto vecchie carampane che passavano a pochi centimetri da capolavori col rischio di pestare dentro uno sbrego.
Poi io sarò pure pessimista, ma se la mostra finsice senza nemmeno una sfrisata a un quadro è un miracolo.

La seconda: le audioguide.
Quando sono andato a ritirare la mia audioguida sono rimasto sorpreso dal fatto che fosse un piccolo tablet su cui avevano montato un'applicazione appositamente creata per la mostra.
Di audioguide ce n'erano decine e decine (con noleggio gratuito). Una valanga di tablet.
Da un certo punto di vista può anche avere senso perché anche se il dispositivo fisico costa di più di un classico baraccotto usato per le audioguide, probabilmente il costo di programmazione è molto basso perché si tratta solo di fare un'app per android, e questa è una cosa che ti fa una qualsiasi azienda di software basandosi su di una piattaforma molto diffusa.
Quindi il tempo di sviluppo del software è molto basso (non mi stupirebbe se avessero già strutture di base pronte per costruide app per audioguide).
Qual è però la pecca?
Appena mi hanno dato in mano il tablet ho pensato: ciumbia, ho in mano uno strumento molto potente, chissà quante cose si possono fare con un tablet al posto di una normale audioguida.
Per esempio, pensate ad applicazioni di realtà aumentata: tu inquadri in quadro con la fotocamera del tablet e ti escono ricostruzioni 3D dell'ambiente del quadro (magari rese ancora più realistiche dall'uso dell'accelerometro). Sposti la fotocamera verso un punto del quadro e ti compare la storia di quel pezzo.
Per chi ha usato qualche demo di realtà aumentata sa quando possono essere coinvolgenti. Una mostra di quadri è forse l'applicazione ideale per la realtà aumentata.
E invece niente. Non c'era niente. Di tutto il tablet usavano solo il fatto che avesse uno schermo e un riproduttore audio.

L'unica cosa (potenzialmente) intelligente che avevano inserito nell'app era un sistema per cui il tablet individuava automaticamente la stanza dove ti trovavi e partiva con la sua descrizione.
Sarebbe stato bello se si fosse degnato di funzionare.

Purtroppo tu entravi nella stanza 2 e partiva la descrizione della 4. Entravi nella 8 e partiva la 12. Un patema.
Anche perché chi ha programmato l'app è stato così furbo da non consentire di disabilitare questo sistema per lasciare la libertà all'utente di scegliere la stanza a mano.
Sono anche andato dal personale a chiederlo: ma non è che c'è un menù da qualche parte in cui posso premere il pulsante "8" se sono nella stanza 8?
No, non c'è. Se il sistema non lo rileva da solo e parte con la descrizione della 12 devi fermare il filmato e ripartire da capo.
Sperando che il sistema funzioni meglio.
Lo fai una volta, lo fai due, dopo un po' di rompi anche i maroni.

Alla fine ho scoperto che funzionava col bluetooth. Avevano nelle antenne in fondo alle stanze e nelle speranze di chi aveva progettato il sistema il tablet sceglieva il numero della stanza sulla base del segnale più forte.
Forse potrebbe funzionare in un museo con sale ben distanziate le une dalle altre da spesse mura. In quel caso le stanze erano invece piccole e separate da quasi niente, tutte racchiuse in un fazzoletto. Non era quindi così strano che spesso il segnale più forte fosse quello di due stanze più in là.

Non so se c'è un metodo alternativo per fare la stessa applicazione in modo che funzioni in una situazione così complicata.
L'unica idea che mi è venuta in mente è quella di usare degli ultrasuoni registrati dal microfono del tablet. Dopotutto devi giusto trasmettere una dozzina di identificativi diversi. Ti basta identificare dodici frequenze non udibili all'orecchio umano e orientare dei riproduttori direttamente verso l'interno della sala. Così a occhio non mi sembra difficile orientare dei riproduttori di onde sonore.
L'unico dubbio è sulla banda del microfono del tablet. Se il dispositivo ha un microfono di pessima qualità potrebbe non essere sufficiente per misurare tali frequenze.
Ma un po' chisenefrega. Non costava poi molto mettere dei pulsanti al bordo dello schermo per scegliere a mano la stanza dove ti trovavi.

Il concetto è che hanno completamente toppato sul lato tecnologico. Invece di usare la tecnologia per fare cose belle hanno fatto in modo che la tecnologia fosse esclusivamente una sorgente di incazzatura.
Ne ho vista abbastanza di gente che tribolava attorno a questi arnesi: se la tecnologia porta a questo significa che è progettata male.
Questo deve essere ben chiaro per tutti quelli che progettano applicazioni tecnologiche: non devono essere fighe, devono funzionare bene.

Perché l'idea in questo caso era sì figa (entri in una stanza dell'esposizione e parte in automatico la descrizione, fico no?) ma la realizzazione pratica funzionava talmente male che era controproducente.
Ricordatevelo: se un'idea è figa ma la sua realizzazione pratica fa cagare nessuno si renderà conto che l'idea era figa.

 

 

Duplice omicidio

December 28th, 2015 by mattia | 12 Comments | Filed in riflessioni
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Tra le cose belle di andare a trovare un amico che sta di casa a Premana c'è che poi al ritorno porti a casa due stupendi coltelli (uno finisce a casa e uno finisce in cantina).

Mentre facevo tutta la valle nel percorso di ritorno verso Lecco mi domandavo cosa sarebbe successo se mi avessero fermato i carabinieri.

  • Mi dica, quel pacchettino lì sul sedile del passeggero cos'è?

  • Niente, ci sono due coltelli che mi ha regalato un mio amico

  • Ah! Ed ella va in giro sull'autovettura tenendo due coltelli del genere a portata di mano?

  • Ma guardi, non ci ho pensato... me li ha dati e io li ho messi al primo posto che...

  • Ma non lo sa che sono armi!

  • Maresciallo, le assicuro che...

  • Ella non mi assicura niente! Magari ella con quei due coltelli si apprestava a compiere un duplice omicidio!

  • Eggià, perché per fare un duplice omicidio servono necessariamente due coltelli. Triplice omicidio, tre coltelli, e così via...


Purtroppo non mi ha fermato nessuno. Il dialogo sarebbe stato perfetto.

Un inverno così caldo! Eh, il riscaldamento globale signora mia

December 28th, 2015 by mattia | 7 Comments | Filed in bufale
In questi giorni sto osservando un fenomeno interessante.
Vi sarete accorti un po' tutti che fa caldo, un po' troppo caldo per essere a fine Dicembre. Così un po' ovunque si lancia l'allarme: ecco, vedete gli effetti del cambiamento climatico! Stiamo distruggendo il pianeta, il riscaldamento globale! Non si è mai visto un inverno così caldo!

Il fenomeno interessante sapete qual è? Che non sento le mani di nessun scienziato sbattere sulla propria faccia.

Già, perché quando l'effetto è opposto invece...
Avete presente? Arriva un'ondata di freddo e scatta la reazione dell'uomo della strada: boia d'un mund leder, sì, sì riscaldamento globale... riscaldamento globale un cazzo, guarda qui che freddo... ancora un po' e mi si congela il pisello. Se li sento ancora parlare di riscaldamento del pianeta glielo stacco via a morsi il pisello.

Il quel caso arrivano subito a spiegarti che il riscaldamento è - appunto - globale. Ossia, si misura un innalzamento della tempera media del pianeta. Quello che succede in un piccolo angolo del mondo e per un breve periodo di tempo non è significativo di nulla.

Altrimenti prendendo degli angoli di territorio opportunamente scelti o dei periodi storici che fanno comodo uno può dimostrare quello che vuole.

Prendiamo il fattore tempo e guardiamo questa infografica della NASA sulla temperatura globale del pianeta.

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(tra parentesi, ottima infografica da usare quando qualcuno arriva a dire che il riscaldamento globale non è poi sicuro che esista)

Ora, scegliendo opportunamente periodi di osservazione molto corti posso dimostrare che la Terra si sta raffreddando:

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oppure che si sta scaldando mostruosamente.

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La realtà invece è questa:

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E qui stiamo già parlando di temperatura globale di tutto il pianeta. Per capire l'andamento servono decenni di misure su tutto il pianeta.

Figuratevi quanto possano essere rappresentative un paio di settimane di caldo eccessivo e in aggiunta riferite solo a una piccola regione del mondo.
Nulla. Delle misure su di un'area così piccola per un periodo di tempo così corto non dicono assolutamente niente.

Questo sia quando fa tanto freddo sia quando fa molto caldo.

La cosa interessante è che quando fa molto freddo e qualcuno cade in questo tranello di mala interpretazione dei dati per negare il riscaldamento globale arriva subito lo tsunami di divulgatori scientifici a spiegare quello che ho appena detto qui sopra, ossia che una settimana di gran freddo in una piccola regione del mondo non è significativa, e che bisogna 1) guardare la temperatura di tutto il pianeta 2) su di un periodo di tempo di diversi lustri.

Quando invece c'è una settimana di caldo anomalo e tutti dicono guarda l'effetto del riscaldamento globale gli stessi divulgatori scientifici stanno zitti. Si guardano bene dal dire una cosa tipo: sì, ragazzi, il riscaldamento globale esiste ed è reale, ma un inverno insolitamente caldo in una piccola area del pianeta non dice niente, non è da quello che lo osserviamo.

In questo caso stanno zitti, anche se l'errore metodologico è esattamente lo stesso: prendere degli outlier e considerarli statisticamente rappresentativi.

Perché questo comportamento ipocrita?
Forse perché  è a fin di bene. Purtroppo ci sono ancora molti là fuori che abboccano ai fuffari che negano l'evidenza del riscaldamento globale. Se questo errore metodologico può indurre la gente a convincersi del riscaldamento globale, ben venga - pensano essi.

Eppure io non sono molto convinto che sia la strada giusta. Perché poi non hai strumenti per sbufalare il tizio che alla prima settimana di freddo gelido sbatte il barbello e ti dice "ma quale riscaldamento globale!".
Perché quando tu balzerai in piedi a dirgli "guardi che una settimana di freddo non è significativa" quello ti dirà "mentre una di caldo invece sì? dov'eri quando tutti deducevano il riscaldamento globale da due settimane di caldo anomalo a dicembre?"

Tu che gli risponderai?

Suvvia, cerchiamo di fare gli onesti e sbufaliamo questi errori metodologici sempre, anche quando ci fanno comodo.

 

Scatola di cioccolatini e fenicotteri

December 25th, 2015 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza, perle giornalistiche
Fernando e Diane sono la prima coppia trans ad attendere un bimbo nella storia del Sud America. Lui, 22enne originario del Venezuela, era una donna e ora è incinta di tre mesi. Lei, 33 anni, ecuadoriana e famosa attivista dei diritti Lgbt, era un uomo.

via repubblica.it

Repubblica è così generosa che ci regala una stronzata anche a Natale.
Potrebbe mandare i redattori a casa a godersi la famiglia e invece no, li tiene in redazione a scrivere idiozie anche durante le feste! E lo fa solo per voi!

Mio caro amico che hai scritto "notizia", siccome oggi è Natale sono buono e te le spiego con calma.
Se Fernando è incinta è una donna. Non "era" una donna, ma è una donna.
Ti sembrerà strano, ma serve un utero per restare incinta: altrimenti dove fai la gestazione? Tieni il feto in una scatola?

Se quella coppia aspetta un bambino significa che Fernando è una donna e Diane è un uomo. Anche se pensano diversamente.
Sono un uomo e una donna come tanti altri, quindi non c'è alcuna notizia. Un uomo e una donna hanno concepito un bambino, una cosa che accade ogni secondo nel mondo.
L'unica differenza è che l'uomo è convinto di essere una donna e la donna è convinta di essere un uomo.

Non è che se domani una donna convinta di essere un fenicottero concepisce un figlio con un uomo convinto di essere una scatola di cioccolatini allora lo scriviamo sul giornale.

 

Buon Natale

December 25th, 2015 by mattia | 2 Comments | Filed in ignoranza, praga, repubblica ceca
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Questo è il presepe della Città Vecchia di Praga.
Messo lì in un angolo, nell'aiuola, ma c'è. C'è il cagoso mercatino di Natale, c'è l'albero, c'è il palchetto per gli spettacoli ma c'è anche il presepe.
Un presepe con Gesù Bambino e tutto il resto. Mica un presepe in cui togli i pezzi per non offendere la sensibilità dei merdisti (che più o meno è come smettere di ciulare per non urtare la sensibilità degli impotenti).

C'è la Madonna, c'è San Giuseppe e c'è Gesù Bambino.
Anche perché in Rep. Ceca i regali li porta Gesù Bambino (Jezisek). Ci avevano provato i comunisti a sostituirlo (prima ancora che i consumisti con Babbo Natale). Delle figure mitologiche russe avrebbero dovuto portare i doni ai bambini al posto di Gesù Bambino: non ci sono riusciti. I cechi hanno continuato a farli portare da Jezisek. Anche nelle famiglie atee.
Ne parlavo giusto qualche tempo fa con un amico ateo il quali mi raccontava che anche a casa sua i doni li portava Gesù Bambino. "Ma scusa, tu sei ateo, la tua famiglia atea, siete tutti atei...", "fotte sega - mi ha risposto lui - i doni qui li porta Jezisek anche se sei ateo".
Tanto che Jezisek si usa anche come sinonimo di "regalo natalizio" (non diversamente da quanto si fa in brianzolo).

E stiamo parlando di un paese (la Rep. Ceca, non la Brianza) estremamente ateo, secondo le statistiche il più ateo d'Europa. Nonostante ciò oggi canteranno "Narodil se Kristus Pan". Senza che ci si scandalizzi.

Volete fare il paese laico? Imparate a non scandalizzarvi di Gesù.

E Buon Natale.

Correttore automatico

December 23rd, 2015 by mattia | Comments Off on Correttore automatico | Filed in ignoranza
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il degrado della società in una foto (e due scritte)

December 23rd, 2015 by mattia | Comments Off on il degrado della società in una foto (e due scritte) | Filed in ignoranza, riflessioni
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