Archive for July, 2012

Corpo nero

July 31st, 2012 by mattia | 7 Comments | Filed in riflessioni

Una volta stavo spiegando delle cose in laboratorio a due studenti. A un certo punto chiedo loro: “oh, sapete cos’è un corpo nero, vero?“. Silenzio. “Forza, cos’è un corpo nero?”, incalzo.

Uno studente statunitenste diversamente pigmentato si batte le mani sul petto ed escalama “questo è un corpo nero!“. Ci siamo fatti una risata e abbiamo proseguito.

Domanda: quella battuta era razzista?

Uno dice no perché l’à detta un diversamente pigmentato su sé stesso. Ma se la stessa battuta l’avesse detta il suo compagno caucasico seduto alla sua destra? L’avrei considerata una battuta razzista? Probabilmente.
Ma anche no, perché sapevo che quello studente caucasico seduto alla sua destra era un suo amico statunitense, col quale condivideva persino la stanza allo studentato e con il quale usciva regolarmente a bere. Erano amici, quindi è normale fare battute scherzose tra amici. Non avrei visto nulla di razzista, perché conoscendo la loro amicizia do per scontato che si vogliono bene, e quindi dietro la battuta non c’è alcuna cattiveria.

Riflettendoci bene uno si rende conto che quando decidiamo se una frase è o non è razzista gran parte della valutazione la facciamo sulla persona che à pronunciato quella frase. Più che la frase e il suo significato cerchiamo di capire se è stata detta con cattiveria o come innocente battuta. A seconda del contesto e della persona siamo capaci di dire che la stessa frase è razzista o no.
In altre parole facciamo una valutazione sulla persona e decidiamo se quella persona, e di conseguenza quello che à detto, è razzista o no.

Ma questo metodo è difficile da applicare quando la decisione su cosa è razzista o meno diventa parte di leggi e regolamenti.
Un regolamento deve prevedere la stessa punizione per la medesima azione. Se è vietato dire una cosa è vietato per tutti, se non è vietato non lo è per nessuno. Non puoi dare patenti per far battute ad alcuni e bollare a priori come razzisti altri.

Questo mi fa pensare al caso dell’alteta greca che doveva partecipare alle olimpiadi ma è stata lasciata a casa a causa di un tuit razzista. Nei resoconti giornalistici si vocifera di una sua vicinanza ad Alba Dorata. E quindi?
Se invece avesse avuto un’amica del cuore africana il suo tuit non era più razzista?

A me fanno già paura le leggi che impongono cosa bisogna non pensare o non dire. Capisco che delle volte c’è l’esigenza di evitare propaganda pericolosa, o c’è la necessità di imporre il rispetto. Perciò le tollero anche se mi fanno paura e mi creano disagio.

Però che punizioni (pensanti) vengano rifilate in base al giudizio della persona più che di quello che à detto non mi piace. Neanche un po’.

 

 

Guardare i lati positivi

July 31st, 2012 by mattia | Comments Off | Filed in metrologia

La vicenda della spadaccina sudcoreana Shin A Lam (spiegata bene qua da Diego Confalonieri) à comunque un suo lato positivo: ora chi insegna misure à un esempio in più a portata di mano per dimostrare l’importanza della metrologia.

Le province non servono a niente. Già.

July 31st, 2012 by mattia | 15 Comments | Filed in politica

Sarà stato il caldo di Luglio, ma forse una notizia è passata un po’ inosservata.
Qualche giorno fa l’Unione delle Province italiane (UPI) à lanciano l’allarme rosso: coi tagli di fondi alle province è a rischio l’inizio dell’anno scolastico.
Il Ministro profumo incontra i rappresentanti dell’UPI cercando di rassicurare un po’ tutti.
Invece l’UPI ribadisce: col piffero! c’è poco da rassicurare, senza soldi non siamo in gradi di aprire le scuole.

Dicevo, forse è sfuggita questa notizia. Per anni mi sono dovuto subire i commenti da bar di gente secondo cui la provincia non fa niente oppure la provincia è un ente vuoto che serve solo a dare una poltrona ai politici.
Adesso invece salta fuori che quando togli i soldini alle province… ops! sono a rischio servizi essenziali per la popolazione, come l’istruzione.
Ma non si era detto che la provincia non fa niente?

Avevo in mente di fare una cosa: raccogliere i bilanci di tutte le province italiane e tenerli in una cartella. Poi aspettare l’annunciata riduzione del numero di province, raccogliere tutti i bilanci delle nuove province e poi fare un po’ di conti per vedere se si spende davvero di meno e – soprattutto – quanto.
Un’operazione abbastanza facile, si tratta di fare un po’ di somme.

E invece no. L’operazione non è facile, perché c’è un trucco. Basta che lo stato riduca i trasferimenti statali alle province e come per magia queste sembrano risparmiare.
In realtà tagliano i servizi, si avvitano su sé stesse per tenere in piedi la baracca, ma da fuori questo non lo vedi. L’unica cosa che vedi è che il totale delle uscite delle province è diminuito. Ma è diminuito perché si sono tagliati servizi a causa di minori entrate.

Allora mi viene il dubbio che la riduzione del numero di province sia una scusa perfetta per tagliare servizi. Io me lo immagino il governo (che verrà) esultare tronfio davanti ai numeri: guardate! avete visto! abbiamo accorpato le province e i costi sono calati del 30 percento!
E grazie al cazzo, tagli i trasferimenti del 30%, per forza risparmiano il 30%.
Se tagli del 40% sei più bravo? E se tagli del 50% sei ancora più bravo?

Il paragone dovrebbe essere dunque fatto sulle uscite, controllando voce per voce, quello che direttamente e indirettamente è servizio per i cittadini distinguendolo da quello che è spesa per l’istituzione in sé, dagli stipendi degli amministratori alle spese di rappresentanza.
Dopodiché i soldi che vengono risparmiati sui servizi non sono veri risparmi, ma tagli ai servizi.

Sono conti difficili da fare, bisogna spulciare i bilanci, ragionarci sopra, e fare il tutto per un centinaio di province. Nessuno lo farà mai.
Molto più sbrigativo uscirsene con un “abbiamo risparmiato il 30% accorpando le province” la mattina e lamentarsi perché non funziona il riscaldamento all’istituto del figlio la sera.

I lati negativi

July 27th, 2012 by mattia | 4 Comments | Filed in riflessioni

A me piacciono le olimpiadi. Una volta ogni quattro anni i mezzi di comunicazione si occupano di altri sport e non del solo calcio. Così finisci anche che impari qualcosa anche di altre discipline sportive e altri paesi.
Sempre se riesci a trovare una redazione che sia capace di confezionare un prodotto di qualità, s’intende.
Ad ogni modo, le olimpiadi sono una finestra in cui di solito imparo qualcosa, quindi bene.

Ma come in tutte le cose ci sono i lati negativi:

1 – quelli che per due settimane ogni quattro anni diventano espertissimi del più improbabile sport e ti spiegano per filo e per segno che il tal atleta à perso perché à sbagliato strategia.
Di solito questi tizi ripetono quello che ànno sentito alla radio o letto sul giornale mentre fino a tre giorni prima non sapevano nemmeno esistesse quello sport.

2 – quelli che si fanno le paranoie nazionalistiche, compresi quelli che fanno a gara a chi ce l’à più lungo (il medagliere). Suvvia, è sport, è la vittoria di atleti; ammiriamo la bravura, il talento e l’impegno di questi atleti e poi chi se ne frega se sono francesi o polacchi.

3 – I giornalisti che non sapendo come riempire le righe tirano fuori il peggio del luogo comune sulle olimpiadi. Risparmiateci l’ennesima citazione dell’impresa di Abebe Bikila, per cortesia.

4 – Quelli che si galvanizzano per uno sport che hanno visto alle olimpiadi (magari per una medaglia vinta da un connazionale) e si mettono a praticare quello sport, salvo poi smettere dopo quattro mesi.

5 – I commenti di Severgnini inviato alle olimpiadi. Da Londra poi si preannunciano più fastidiosi di un mazzo di ortiche nelle mutande.

Idiomatico sarai tu!

July 27th, 2012 by mattia | 7 Comments | Filed in giappone

L’altro giorno si sono avvicendati due eventi poco adatti ad essere vissuti a distanza ravvicinata: grigliata di laboratorio e lezione di giapponese.

Per cui alle 18.30 abbiamo fatto la grigliata e poi alle 21.30 sono tornato in ufficio per la mia settimanale lezione di giapponese.

Accendo skype tutto galvanizzato: avevo passato le tre ore precedenti a parlare giapponese quasi tutto il tempo (visto che nessuno parla inglese tolto il capo).
Quindi avevo addosso quella sensazione per cui ti senti capace di parlare senza freni (aiutato anche dalla birra). Non hai paura di sbagliare, ti lanci e più o meno ti senti un figo – anzi, un fico – perché riesci anche a fare delle battute in giapponese.

E niente, inizio la lezione con questa sensazione di essere bravissimo. In pochi minuti tutti svanisce: il mio insegnante mi fa fare un test in cui non becco una risposta giusta che fosse una. Disastro completo.
Era un test sulle frasi idiomatiche, quelle frasi che devi prendere così come sono, mica che puoi tradurre il senso delle parole, sono frasi fatte che devi ricordari a memoria. O le sai o non le sai. Ecco, io non le sapevo (tolte due o tre).

Mica pensavo che le frasi idiomatiche fossero così importanti in giapponese.
Una botta all’autostima linguistica.

miliardi

July 27th, 2012 by mattia | 3 Comments | Filed in perle giornalistiche

via repubblica.it

 

Vincere alla lotteria

July 26th, 2012 by mattia | 37 Comments | Filed in riflessioni

In questi giorni mi è capitato di leggere da più parti le lamentele degli insegnanti italiani. Blog, articoli di giornali… tutti che si lamentano per il precariato, per i corsi fuffa di abilitazione, e poi ti tocca aspettare, aspettare, aspettare…
Dicono che con questo sistema l’insegnante è frustrato, che rinuncia, che “chi me lo fa fare“.

Per carità, se mi chiedessero di fare bonifici per corsi fuffa, di fatto ricattandomi (o paghi o non ricevi l’abilitazione), e se mi imponessereo di fare test nozionistici in cui devi sapere come è morto Alessandro Manzoni, probabilmente mi incazzerei anch’io. Oh bella, a chi non piacerebbe essere giudicato per quello che vali davvero sul campo piuttosto che se rispondi correttamente a chi ti chiede in che anno è stata pubblicata la storia della colonna infame?

Però c’è qualcosa che scappa agli insegnanti che si lamentano. Sarà anche dura diventare di ruolo, ma quando ci riesci ài vinto la lotteria. Non che diventi ricco, per carità, gli stipendi sono quelli che sono. Però ài il lavoro garantito a vita; non è solo un contratto di lavoro a tempo indeterminato, è proprio un lavoro da cui non ti possono smuovere nemmeno a cannonate.
Tu puoi anche avere un contratto a tempo indeterminato, ma se l’azienda fallisce anche il tuo lavoro svanisce. L’insegnante no, se riesce a diventare di ruolo entra nella scuola e vi rimane fino alla pensione. Non ce l’ài più quel pensiero per cui “e se l’azienda fallisce? riuscirò a trovare un altro lavoro? e se le mie competenze non servono più? cosa faccio?“. Non ài nemmeno il problema di essere continuamente giudicato dal capo, non devi raggiungere determinati traguardi. Non è un mistero che tanti insegnanti nella scuola italiana sono totali fancazzisti che trovano facile sponda negli studenti svogliati. E questo accade senza che nessuno prenda provvedimenti, perché – in sostanza – non esiste valutazione dei docenti. In pratica l’insegnante nella sua ora à carta bianca, e – tolti casi estremi – che tu sia un buon insegnante o un fancazzista non cambia niente. Il tuo stipendio a fine mese lo prendi ugualmente e il lavoro non lo perdi. Alla peggio se gli studenti non imparano niente puoi sempre dire che è colpa loro perché non studiano.
Trovatemi un lavoro in cui non ài nessuno che ti controlla e valuta il tuo lavoro. Anche l’impiegato comunale, per quanto statale dal lavoro assicurato nei secoli dei secoli à sopra la testa un dirigente che gli fa le pulci.
Va bene, magari ti troverai a che fare con qualche genitore che se la prende con te invece che col figlio per un brutto voto. Ma vuoi mettere avere un capo che ti misura quanti pezzi fai all’ora o se stai più di 4 minuti alla macchinetta del caffè?

Suvvia, il lavoro dell’insegnante di ruolo è un lavoro di lusso. Chi non se ne accorge è perché non à mai lavorato in altre realtà.
E allora ti viene da dire che magari quel posto fississimo che ti porta fino alla pensione senza nessuno che valuti di continuo magari se lo potrebbero anche sudare un po’.
Certo, magari potrebbero fare meccanismi di selezione un po’ più sensati, ci mancherebbe. Però mica puoi pensare di laurearti a 25 anni e diventare insegnante di ruolo a 26 col posto di lavoro assicurato fino alla pensione.

Oppure, in alternativa, si potrebbero prevedere meccanismi di valutazione intermedia dell’insegnante, per cui se insegna male lo si può licenziare. Oh, possiamo essere licenziati tutti, che valga anche per loro. Poi non so come fare questi meccanismi di valutazione; fosse per me metterei webcam in tutte le classi per registrare le lezioni, ma poi salta su il comitato per la privasi e ti dicono che non si può. Però delle due l’una: o la selezione la fai rigorosa all’ingresso oppure mi concedi di valutarti e sbatterti fuori dopo averti assunto. Mica puoi pretendere che ti diano un lavoro fisso da inamovibile solo perché alzi la mano e dici che lo vuoi.

Piesse: e si noti che ò scritto tutto il post senza neanche mai dire che lavorano 18 ore a settimana e 9 mesi all’anno.

Infilamela nei capezzoli

July 25th, 2012 by mattia | 12 Comments | Filed in ignoranza, perle giornalistiche

A parte al fatto che non capisco perché scrivano Cataluña e non Catalogna.
Mica titolano “La Deutschland si oppone agli aiuti alla Hellas“.

E a parte al fatto che stando all’inattendibile uichipidia Cataluña è il nome in castigliano mentre in catalano si scrive Catalunya (esperiti di castigliano e catalano all’ascolto, confermate?)

Ma almeno la distinzione tra háček e tilde

Piesse: poi sì, io ñ lo pronuncio come ň, quindi chi se ne frega. Però usare la grafia di una lingua diversa da quella in cui stai scrivendo per scrivere una parola di una terza lingua che senso à?

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