Archive for June, 2012

Saper copiare

June 30th, 2012 by mattia | 1 Comment | Filed in perle giornalistiche

Al noto periodico di intrattenimento umoristico sono conciati da sbatter via.
Ormai non riescono neanche a copiare. Una sola parola. Copiare, cazzo, copiare.
Leggono “LOMBARDIA” e copiano “PADANIA“.
È una cosa che saprebbe fare una scimmia appositamente ammaestrata: si legge la prima lettera ,”L”, e si preme il tasto “L” sulla tastiera. No, non il tasto “P”, il tasto “L”.
La tastiera, quella cosa coi pulsanti su cui ci sono delle lettere.
Come sarebbe a dire cosa sono le lettere?

Ci tolgono la corrente

June 29th, 2012 by mattia | 21 Comments | Filed in disinformazione nucleare, giappone, ignoranza

Qualche tempo fa, quando fu spento l’ultimo reattore nucleare ancora in funzione in Giappone, mi sono dovuto sorbire i belati degli ambientalisti di mezzo mondo che dicevano “vedete, vedete, si può vivere anche senza il nucleare, altro che indispensabile” e “ah, il Giappone ha capito la lezione!”.

Sì, infatti poco dopo si sono dati da fare per far ripartire almeno una centrale nucleare. Alla faccia degli ambientalisti.

Una sola però, perché il resto delle centrali nucleari non sono ancora state riavviate, compresa la nostra qui nel Kyushu.
Così oggi Kyuden, la società che fornisce elettricità nel Kyushu, à annunciato il piano che verrà seguito per tagliare l’elettricità nei mesi estivi. Sì, adesso ci tolgono la corrente per evitare che la rete collassi per i troppi consumi.
Il Kyushu è stato suddiviso in aree in cui toglieranno la corrente a turno per due ore.

Onestamente, riesco anche a sopportare due ore senza condizionatore, chi se ne frega.
Ma a me (e un po’ a tutti) la corrente serve per lavorare. Ci sono lavori che devo fare di continuo per ore (tipo la ricottura dei fili magnetici, in cui la fornace deve scaldare ininterrottamente per ore). Se so che a metà giornata mi tolgono la corrente non posso neanche far partire il processo: giornata buttata via. Ed è solo il mio modestissimo lavoro.
Mi chiedo come farà tutto il resto a funzionare. Gli ospedali ànno i gruppi di continuità (si spera che funzionino), ok. Ma gli altri servizi? Senza elettricità si ferma tutto, supermercati, negozi, semafori, treni… (non so, magari potrebbero alimentare le linee dei treni, ma poi li fanno andare se le stazioni non ànno corrente?).

Sarebbe interessante capire come riuscitanno a gestire la situazione alimentando selettivamente i servizi essenziali. Oh sì, sarebbe molto interessante.

Resta il fatto che i disagi saranno tanti, e gli effetti sull’economia non indifferenti (chi se ne fotte se non lavoro io, ma se si ferma l’industria è tutto PIL che non produci).

Quindi volevo dire grazie. Grazie a quelle checche isteriche contro il nucleare.
Grazie per aver fatto le vostre manifestazioni del cazzo. Grazie agli attivisti di grinpiis che facevano i loro appelli del cazzo contro il nucleare.
Bravi, bravi.
Brave teste di cazzo.

Ma tu guarda: i disegnini colorati e gli slogan non bastano più. Quando contano i numeri, e le cose si fanno sul serio, senza il nucleare siamo nella merda.

Ah sì, abbasso il nucleare, viva il pannello fotovoltaico, le pale eoliche e le centrali a biogas anale.
Vi metterei tubi innocenti nel culo, uno ad uno, per accumulare i vostri peti e produrre biogas.

Coglioni, voi e il vostro ambientalismo ignorante. Asini, studiate prima di parlare.
Vi auguro solo di essere qui nel Kyushu quando ci toglieranno la corrente, e aver bisogno di un servizio essenziale.

Spero che non succeda niente di brutto, ma se solo accade che una persona muore perché attaccata a un respiratore e non gli ridanno energia prima che si scarichino le batterie quel morto ve lo portate voi sulla coscienza.

Troie.

 

Kimono e orologio

June 28th, 2012 by mattia | 15 Comments | Filed in giappone

Oggi a Fukuoka incominciava la quattro giorni del riciclo. In un edificio vicino alla stazione di Hakata è stato allestito un bazar dove comprare roba usata.
La cosa un po’ stupisce: a Praga ero abituato a vedere bazar ovunque, piccoli negozietti che vendevano roba usata di tutti i generi, dai vestiti all’elettronica fino agli attrezzi agricoli.

Qui invece non ne ò mai visti (se ci sono devono essere nascosti bene). Da queste parti la gente sembra tirarsela un casino; vuole la roba bella e comprare roba usata è da straccioni, mentre qui si dànno d’intendere d’essere tutti dei gran signori.

Sono quindi andato con un po’ di curiosità a questo gran bazar: c’era molta gente, forse perché era il primo giorno ed erano in cerca le occasioni migliori.
Girando le bancarelle ò trovato di tutto: chitarre, mazze da golf, condizionatori, persino un teodolite…
Ma la parte del leone la facevano gli oggetti di lusso: orologi, gioielli, borse. Le borse, aiuto… non avete idea di quante borse ci fossero.
E guardando i prezzi mi sono reso conto che quel bazar era tutt’altro che per straccioni. C’erano borse di marca, roba cara… ò persino visto una borsa che costava l’equivalente di 640 euro. PORCA TROIA. E poi gli orologi, rolex da 2 mila o 3 mila euro…
Che uno si domanda: se questi sono dei prezzi buoni quanto cavolo costavano a prezzo pieno?

In realtà io ero andato con un altro scopo: trovare un kimono. Da tempo infatti volevo comprarmi un kimono. Sì, esistono anche da uomo, anche se sono meno “lussuosi” di quelli da donna (che delle volte sono davvero stupendi).
Una parte del bazar era interamente dedicata ai kimono. Purtroppo quasi tutti da donna, ma per fortuna c’era anche qualcosa da uomo.
Come ogni volta che devo scegliere dei vestiti il concetto è che se il vestito mi piace costa troppo, mentre quando costa il giusto non mi piace.
Dopo tanto cercare sono riuscito a trovare un elegante kimono verde scuro all’incredibile prezzo di 78 euro. Con altri 18 euro ò comprato anche la cintola.
Qui sotto vedete la foto (fatta con poca luce, quindi non si apprezza molto il kimono). Ah, la cintola non so mica se si lega così, devo indagare.

Poi sono passato al banco degli orologi e ò comprato un orologio economico, ché non avevo nemmeno un orologio e ci sono situazioni (tipo a teatro o a una cena di gala) in cui sta male tirare fuori il cellulare per guardare l’ora.
Un orologio proprio dovevo comprarlo, così almeno mia mamma non dice più che sono un barlafuso che va in giro conciato in qualche maniera.
Per 68 euro ò comprato questo orologio di una marca mai sentita prima (Lugano, qualcuno la conosce?). La cosa bella è che ha il datario con i giorni della settimana sia in inglese sia in giapponese.
Il prezzo originale era 190 euro, però non lo so mica se era un cartellino farlocco che gli avevano attaccato là per far credere che lo sconto era alto.
Qualcuno che se ne intende sa dirmi quale sarebbe il prezzo originario?

Piesse: Comunque non avete idea di quanto sia difficile tirare sul prezzo coi giapponesi. Santo cielo che pena che sono, non gli scuci nemmeno un 3% simbolico.

Più schifo dello schifo

June 28th, 2012 by mattia | 6 Comments | Filed in giappone

C’è solo una cosa che fa più schifo del copri-asse del cesso speluscioso.
Il copri-asse del cesso spelusciuso in un luogo pubblico.

(la foto è stata scattata nel cesso di un bar)

Le cuffie dell’aereo con i bizzarri connettori mono

June 28th, 2012 by mattia | 13 Comments | Filed in riflessioni

Avete presente le cuffie che ti dànno sull’aereo? Il più delle volte ànno questo bizzarro connettore con due jack mono. All’inizio mi domandavo il motivo: dopotutto che problema c’è a usare un singolo connettore stereo?
Alla fine ero arrivato alla conclusione che li facevano così per evitare che i passeggeri ciulassero le cuffie (ché mica puoi riutilizzarle).
L’ultima volta che ò preso un aereo però mi ànno espressamente consentito di portarle via.

E allora le mie certezze sono vacillate.
Qualcuno sa, con certezza, perché usano questi bizzarri connettori?

Dopo cinque anni

June 28th, 2012 by mattia | 8 Comments | Filed in riflessioni

Domani l’iPhone compie cinque anni (i primi esemplari vennero venduti il 29 Giugno del 2007).

Così mi sono ricordato di quello che si diceva cinque anni fa. Quelli che “ah, io un telefonino in cui non si può cambiare la batteria non lo comprerò mai. Ve lo ricordate? Quanti ne avete sentiti dire così?
Poi non lo so mica quante volte ànno cambiato una batteria al telefonino. A me capitò solo alla fine degli anni novanta con Nokia 1610 di mio papà. Per il resto mai cambiata una batteria a un cellulare. Però te lo dicevano come se fosse una bestemmia che la batteria non si potesse cambiare.
Adesso, dopo cinque anni, non ti rompe più i maroni (quasi) nessuno con questa storia.

Cinque anni fa quando fu annunciato l’iPhone non si capiva bene cosa sarebbe stato, così per semplificare eppol diceva che era un iPod + phone. E lì la fantasia dei simpaticoni duepuntozero si scatenò. Ricordo un video (che non sono riuscito a ritrovare, mannaggia) in cui veniva mostrato un iPod tenuto insieme a un cellulare con due giri di nastro adesivo: iPod+phone…ah ah ah, le matte risate. Perché mai dovremmo comprare un cellulare che ripruduce la musica?
Dopo cinque anni ormai è dato come normale che un telefono riproduca musica, e faccia mille altre cose. Alla faccia di chi fece il simpaticone con quel video.

Piesse: lo metto in chiaro, niente oli uor di gente pro o contro eppol. Non sto lodando la capacità di eppol di prevedere il futuro (o di determinarlo). Voglio solo evidenziare che in questo settore spesso i uebguru spacciano concetti che col tempo si rivelano cialtronate memorabili. A parte al fatto che nessuno se le ricorda.

Non aveva mai avuto alcun problema

June 27th, 2012 by mattia | 9 Comments | Filed in ignoranza

Qualche anno fa ò fatto del podismo, fino a quando mi sono distrutto un piede (che non è più andato a posto, bai de uei) e ò dovuto smettere.
A corredo delle maratone che ò corso mi è capitato anche di dover fare la visita di idoneità per lo sport agonistico. In vero te la chiedono solo in italia, anche se corri una maratona a ritmo di bradipo come il sottoscritto.
Nel mondo del podismo la necessità di fare la (costosa) visita di idoneità per correre una maratona è una di quelle discussioni su cui ci si spacca e si sprecano fium di bit.

In queste lunghe e cicliche discussioni però ò imparato una cosa: una visita può diagnosticarti problemi che non sai di avere.
Non basta dire “ma dài, io mi sono sempre allenato e non mi è mai successo niente” per dedurre che stai bene. L’uomo è una macchina non lineare e sottoposto a determinati sforzi fisici possono emergere problemi nemmeno mai sospettati prima (anche per questo ogni tanto nelle maratone ci scappa il morto).
Per questo la visita medica per idoneità sportiva è comunque utile, in quanto può evidenziare problemi che non conosci: sono lì ma finché non porti il tuo fisico in condizioni estreme non sai di averli.
Questa è la tiritera che ti racconterà ogni medico dello sport quando ti spiega l’utilità di questa visita.

Ora, con tutto il rispetto per un padre che à perso il figlio, non si può dire che il bambino era sano perché non aveva mai avuto alcun problema prima. Magari era davvero sano,  magari no. Ma non lo valuti di certo sul fatto che non aveva mai avuto problemi prima.
Umana e comprensibile reazione a un grande dolore, ma almeno i giornalisti abbiano la decenza di non pubblicare certe cose.

Faccio tendenza

June 27th, 2012 by mattia | 5 Comments | Filed in chicche, repubblica ceca

Come sapete io ò l’abitudine di mettermi calze di colore diverso. Non che lo faccia apposta, è che ne pesco due a caso e il più delle volte non appartengono allo stesso paio.
Considero come perverso il vezzo, comune a molti, di mettersi le calze uguali. Ma proprio uguali, uguali. Bisogna mettercela proprio tutta per scegliere due calze identiche; dico, non ànno altri problemi più importati a cui badare nella vita?

Quando in lavanderia vedo la gente che appaia le calze prima di mettere via il bucato mi viene da pensare che siano maniacali da tanto si dànno pena per fare una così poco utile. Un po’ come quando ero piccolo e vedevo quello che lucidava ogni singolo raggio della bicicletta. Ci vuole proprio d’essere perversi.

Ad ogni modo, l’altro giorno il figlio di un mio amico à detto alla madre che voleva le calze “alla Mattia“.
Quando ella gli à chiesto cosa voleva dire il figlio à risposto che le voleva di colori diversi.

Tra i bambini, ma faccio tendenza…

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