Repubblica rilancia un appello in cui si invita a togliere la password del wifi casalingo se si è nelle aree interessate dal terremoto.
Lo scopo? “Per consentire a tutti coloro che non riescono a comunicare via cellulare di collegarsi ad internet“.
Appello demenziale. Togliere la password alla propria rete wifi significa consentire a chiunque passi di lì di usare la connessione internet a nome tuo per fare le peggio cose che su internet si possono fare. Ripeto, a nome tuo. Quindi non si sprotegge una rete wifi per nessun motivo. Tanto più che non dicono che poi bisogna rimetterla. Perché passi anche per queste ore, ma poi sono sicuro che gran parte delle persone si dimenticherà di reimpostarla.
Uno dice: eh… ma è un’emergenza!
Vero, è un’emergenza. Ma se c’è un’emergenza e qualcuno per strada à bisogno di comunicare con qualcuno disperso e il cellulare non gli va, gli basta suonare il campanello di qualcuno e chiedergli se può fare una telefonata. È così difficile?
Lo si fa entrare in casa e gli si fa usare il telefono, con le dovute cautele nel far entrare uno sconosciuto in casa, va da sé.
Ecco, se c’è qualcuno che à un’emergenza io lo aiuto, e una telefonata gliela faccio fare.
Soluzione ultrasemplice, che non richiede alla persona in difficoltà di avere uno smartfon con connessione wifi e a te di saper togliere la passuord. Basta solo un campanello e un po’ di cortesia. Ma forse le soluzioni semplici non interessano a nessuno.
Mi chiedo, dove siamo finiti?
Siamo arrivati al punto che in caso di emergenza e uno ti chiede la cortesia di lasciarti fare una telefonata tu gli dici di no… però gli dici di accedere al wifi (che tanto ài tolto la passuord)?
Piesse: basarsi poi sul wifi casalingo connesso a reti internet domestiche come stumento di comunicazione di emergenza fa rabbrividire.