Cazzo! Mi sono appena accorto che non ho raccontanto della cerimonia del the.
Ci sono andato tipo un paio di settimane fa, la domenica mattina. Mi ero ripromesso di parlarne e poi invece mi è passato di mente.
La cerimonia del the, dicevo. Una di quelle cose che devi fare per forza in Giappone, che mica puoi stare due anni in questo paese e non andare mai alla cerimonia del the. Altrimenti poi la gente ti dice ma come, stai due anni in Giappone e non sei mai andato alla cerimonia del the?
Perché ci sono cose che devi per forza fare se vai in un posto, altrimenti la gente ti rompe le balle. Per cui se vai a Praigi devi per forza vedere la tur eifel, se vai a Madrid devi per forza bere la sangria, e se vai ad Amsterdam non puoi esimerti dal fumarti le sigarette farcite o andare a pelande.
Mica che puoi dire alla gente: senti, io faccio anche un po’ quel cazzo che ho voglia. Dicono che si offendono.
Allora sono andato alla cerimonia del the. Si svolgeva in un tempio buddista a 15 km circa da Fukuoka.
Per farla breve: una delle più grandi smarronate della mia vita.
Per bere tre shot di the ci abbiamo messo due ore e mezza.
Innanzitutto c’è una complicata sequenza da eseguire per bere il the. Perché sarebbe troppo semplice bere il the e basta. Ti danno la tazza con un mantino e le due cose devi farle pirlare di qua e di là, di su e di giù: gira la tazza due volte a sinistra, sollevala e inchinati, passa il tovagliolo sul bordo, metti il mantino a sinistra e la tazza a destra, poi inverti la posizione… e vadavialculo, fammi bere sto cazzo di the e basta (ah, poi la tazza si condivide, cosa che mi ha procurato immenso schifo, ma mi ero premunito portando del disinfettante).
Ci sono dei tempi di attesa enormi: ti fanno sedere in queste sale e tu resti lì e aspetti, e aspetti, e aspetti. Temo che facciano così altrimenti la cerimonia in sé, tre shot in tre luoghi diversi del tempio, si risolverebbe in un quarto d’ora e la gente non sarebbe contenta. Meglio allungare la minestra con un po’ di attesa.
Poi una volta che ti fanno finalmente entrare ti danno un dolcetto minuscolo. Talmente piccolo che sembra quasi una presa per il culo.
Se mi devi dare una cosa del genere non darmela neanche.
Finito di mangiare ‘sto dolcettino minuscolo ti portano un the che sa di fogna.
Il tutto con mille riverenze, persone in kimono che si danno da fare a fare tutte le loro cerimonie. C’è la capa-cerimonia che sovraintende, e tutti che si esaltano. Si guardano l’un l’altro e fanno facce di assenso. Uhm, come è buono! Uhm, che delizia questo dolcetto.
Poi c’è che bisogna contemplarla le cose. Ti portano a vedere gli strumenti per fare il the (che poi sono dei bollitori e dei mestolini…) e tu devi guardarli, e fare “oooohhh”. Ti danno la tazza in mano e tu la devi contemplare. C’è un fiore nel giardino del tempio e devi contemplarlo.
Così vedi tutti che fanno la fila davanti al fiore lo guardano, lo contemplano e fanno segno di sì con la testa come se fosse il quadro di un pittore famoso.
No, onestamente mica ci credo che si esaltino così tanto per un the che sa di fogna e un dolcetto microscopico. Non credo che si mettano veramente a contamplare ogni cagatina che gli presentano.
Secondo me è tutta una finta.
Un po’ come quando ti portano in un museo, ti mostrano un quadro che non capisci e fai finta di apprezzarlo dicendo cose tipo “di’ pure quello che vuoi però disegnava bene il tizio, neh?”.
Oppure è come la corazzata Potëmkin, è una palla mostruosa per tutti ma nessuno ha il coraggio di dirlo.
Piesse: ah, poi devi mettere le calze bianche. Argh.