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Report, Rai Tre e i cellulari

November 29th, 2011 by mattia | 30 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche

[Disclaimer: articolo lungo e pedante. Leggetevelo, se vi garba, quando avete tempo. Se avete fretta il concetto è uno: la puntata di Report sui cellulari era un concentrato di corbellerie. La spiegazione nel seguito.
Ah, il post è stato scritto a spizzichi e bocconi: posso essermi perso pezzi per strada o link che non funzionano. Segnalatemelo.]

Nei commenti a qualche post fa Alessandro mi segnalava questo stupendo articolo sulla scienza applicata alla giustizia. Un articolo che dovrebbe essere imparato a memoria, non solo da giudici, avvocati e periti, ma anche da giornalisti. E non solo quando si parla di giustizia, ma in generale quando si discute di scienza fuori dall’ambiente scientifico.

Questo perché l’articolo spiega molto bene (sicuramente meglio di quanto non faccia io) alcuni concetti che sono banalità per la scienza ma non entrano nella zucca di molte persone, in primo luogo dei giornalisti.
Nell’articolo si segnala il Reference Manual on Scientific Evidence, manualetto (si fa per dire) che i giudici U.S. of A. devono usare per applicare correttamente la scienza nei processi.

Un passo molto interessante è questo:

“Anecdotal evidence” means reports of one kind of event following another. Typically, the reports are obtained haphazardly or selectively, and the logic of “post hoc, ergo propter hoc” does not suffice to demonstrate that the first event causes the second. Consequently, while anecdotal evidence can be suggestive, it can also be quite misleading. For instance, some children who live near power lines develop leukemia; but does exposure to electrical and magnetic fields cause this disease? The anecdotal evidence is not compelling because leukemia also occurs among children who have minimal exposure to such fields. It is necessary to compare disease rates among those who are exposed and those who are not. If exposure causes the disease, the rate should be higher among the exposed, lower among the unexposed. Of course, the two groups may differ in crucial ways other than the exposure. For example, children who live near power lines could come from poorer families and be exposed to other environmental hazards. These differences could create the appearance of a cause-and-effect relationship, or they can mask a real relationship. Cause-and-effect relationships often are quite subtle, and carefully designed studies are needed to draw valid conclusions.

Traduzione (mia e spiccia, se avete suggerimenti segnalateli nei commenti)

“Prove aneddotiche” sta per relazioni tra un tipo di evento che segue un altro evento. Solitamente i rapporti sono ottenuti a casaccio o selettivamente, e la logica del “dopo di questo, quindi a causa di questo” non basta per dimostrare che il primo evento ha causato il secondo. Perciò, benché le prove basate su aneddoti possono essere impressionanti, possono essere anche fuorvianti. Per esempio, alcuni bambini che vivono vicino a linee elettriche sviluppano la leucemia; ma è l’esposizione a campi elettrici e magnetici a causare questa malattia? La prova basata sull’aneddoto non è convincente, perché la leucemia si manifesta anche tra bambini che hanno un’esposizione minima a tali campi. E’ necessario paragonare il tasso di malattia tra quelli che sono esposti e quelli che non lo sono [ai campi, n.d.t.] Se l’esposizione causa la malattia il tasso dovrebbe essere maggione tra quelli esposti e minore tra i non esposti. Ovviamente i due gruppi potrebbero differire altri in modi sostanziali, oltre che per l’esposizione. Per esempio, bambini che vivono vicino a linee elettriche potrebbero venire da famiglie più povere ed essere esposti ad altri rischi ambientali. Queste differenze potrebbero creare l’illusione di una relazione causa-effetto, o potrebbero coprire una vera relazione. Le relazioni causa-effetto spesso sono abbastanza subdole, e studi attentamente pianificati sono necessari per trarre conclusioni valide.

Nella scienza infatti funziona che se vuoi dimostrare una relazione causa-effetto fai un esperimento. Lo ripeti cento, mille, un milione di volte. Togli un parametro e l’effetto svanisce. Lo inserisci di nuovo e l’effetto appare. Tutto torna.

Ma talvolta non si può fare. Perché se vuoi dimostrare che i campi elettromagnetici provocano la leucemia dovresti prendere 10 mila bambini, farli vivere con le stesse identiche condizioni (e prenderli con le stessi predisposizioni genetiche). Poi 5 mila di essi li inondi di campi elettromagnetici ogni pomeriggio dalle 2 alle 4 per qualche anno, mentre gli altri 5 mila no.
Capirete che qualcuno si porrebbe dei problemi etici.

Allora si procede a ritroso, si cerca cioè di verificare se tra coloro esposti a campi elettromagnetici (o elettrici o magnetici) c’è un maggior rischio di leucemia. Ma non è così semplice, perché non puoi controllare i parametri dell’esperimento. Devi prendere i numeri come vengono.
Perciò per capire se c’è una relazione servono numeri molto alti. Più sono i fattori che possono influenzare i risultati e più numerosi sono i bambini che devo considerare.
Per capirci una statistica che si basta su tre bambini è molto meno affidabile (tradotto, non vale niente) di una statistica che prende in esame dieci milioni di bambini.

Dopodiché, passo secondo, anche quando la relazione c’è ed è evidente con grandi numeri non possiamo mai escludere che ci sia un tranello.
Perché la relazione “esposizione a campi elettrici, magnetici o elettromagnetici –> leucemia” può non essere diretta.
Ad esempio potrebbe esserci un percorso più lungo, tipo:
esposizione ai campi –> zone della città meno pregiate (con elettrodotti o antenne GSM sulla testa) –> affitti più economici –> gente più povera –> gente meno istruita –> poca importanza alla prevenzione di malattie –> cattiva alimentazione, meno controlli preventivi…. –> malattia
La relazione causa-effetto non è quindi fisica, ma sociale.

Quindi ci sono due ordini di problemi:

- il primo è che servono grossi numeri per avere un valore statistico.
Ovviamente sui piccoli numeri può capitarti che per caso ci sia una forte correlazione causa-effetto. Se però questa correlazione non la trovi sistematicamente significa che era solo un caso.

- il secondo è che se anche c’è, con una statistica robusta, una relazione non sempre è di tipo fisico, ma può essere un’illusione.
E’ il concetto già spiegato di quando sali sulla bilancia dopo essere andato al gabinetto o dopo aver sudato molto. Sì, la misura che ti dice “la tua massa è calata di 0,5 kg” è corretta. Ma ciò che derivi tu, ossia “sono dimagrito di 0,5 kg” è sbagliata, è solo un’illusione.
Ricordiamocelo, non bastano gli esperimenti, le statistiche, i numeri. Quando si tratta di trarre le conclusioni bisogna usare la logica e il ragionamento per evitare cantonate.
Concetto che sembra non essere chiaro alla “giornalista” di Report, che se lo deve far spiegare da Susanna Lagorio dell’Istituto Superiore di Sanità. E se manda in onda lo spezzone significa che non ha nemmeno capito che figura da cioccolataio che ha fatto in quel momento.

Ora, quando si parla di pericolosità di campi elettrici, magnetici o elettromagnetici spesso questi concetti vengono lasciati in un cassetto.
E la puntata di Report sulla pericolosità dei cellulari ha fatto proprio questo.

Per capirci

Sulla pericolosità dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici sono stati fatti tantissimi studi. Ogni tanto salta fuori qualcuno a dire che hanno “dimostrato” la pericolosità. Poi il mese dopo qualcuno che dice che non c’è dimostrazione. E via.
- L’uomo della strada dice vede i dati contrastanti e dice che la scienza non è ancora riuscita a dare una parola definitiva.
- Il “giornalista” di report o il complottista di turno (difficile trovare differenze talvolta) dice che i risultati buoni sono solo quelli che dimostrano la pericolosità e che quelli che mostrano l’opposto sono stati commissionati dalle aziende produttrici di telefonini.
- Lo scienziato invece guarda tutti gli studi, tutti insieme. Li pesa con il loro valore statistico e li considera tutti nel complesso. Se non vede una correlazione nella globalità di tutti gli studi messi assieme significa che non c’è relazione. Attenzione, non dice che quelli che mostrano una relazione sono sbagliati. I dati possono essere esatti, ma non sono statisticamente significativi. Sono solo un mattoncino.
Come diceva un vecchio saggio, per N piccolo a piacere sono tutti capaci di trovare qualcosa di correlato.

Per questo motivo non ha senso guardare un singolo studio in questo campo. Bisogna guardarli tutti assieme. A questo servono le review (fatte bene, non accozzaglie di roba non ragionata): metti insieme tutti i studi e trai le conclusioni.

Da queste non è mai uscita una chiara pericolosità. Tutto fa cioè pensare che la pericolosità non ci sia, o se c’è è talmente piccola che non ha senso preoccuparsene più di tanto. Per questo, a motivi precauzionali, i campi elettromagnetici sono stati inseriti dall’OMS nella categoria di pericolosità cancerogena in cui ci sta anche il caffè. Perché non dagli studi messi assieme non si evince una pericolosità, o se c’è è talmente piccola che sì, non puoi dire che è 0 (quindi devi metterla nella lista), ma te ne puoi fregare, così come te ne freghi della pericolosità del caffè e continui a berlo.

L’approccio di Report

La puntanta di Report invece è stata un concentrato di antiscientificità tale che mi viene da definirlo solo con una parola: escrementi.
Gli errori e le stupidità affermate sono talmente tante che si fa fatica anche ad ascoltarle. Ci sarebbe da pensare alla malafede, ma come diceva un altro vecchio saggio non bisogna mai attribuire alla malafede ciò che è frutto dell’incompetenza e della superficialità.

Il modo di lavorare di Report non è quello della scienza. Non prendono tutti i dati e li analizzano per trarre conclusioni.
No, Report usa il metodo complottista. Se c’è qualcuno che dice che i campi elettromagnetici non sono pericolosi non lo contestano sulla base di dati ed evidenze scientifiche. No, lo attaccano sulla persona, cercano connessioni segrete, finanziamenti occulti, trame occulte…
Il giornalista di report va quindi in fregola quando trova che un ricercatore ha fatto un lavoro per una ditta del settore in cui ricerca. E’ una stronzata (e lo spiego dopo), ma il giornalista salta sulla sedia pensando di aver fatto bingo. E da lì ricostruisce tutta la storia di macchinazioni astruse, spesso spacciando per verità occulte quelle che sono banalità alla luce del sole.
In pratica non fa niente di molto diverso da questa cosa qui.

Collaborazioni ricerca-industria: e allora?

Una buona fetta della puntata di Report si sforza di dimostrare la connessione tra ricercatori e industrie telefoniche. I ricercatori che dimostrano la pericolosità trascurabile dei telefonini sarebbero tutti corrotti, tutti al soldo dell’Uomo del Giappone.
Mentre quelli che dimostrano la pericolosità sono tutti dei santi che lottano contro il sistema.
Ovviamente.

Ora, se lo mettano nella zucca gli amici di Report: che una persona esperta in un settore collabori con un’azienda di quel settore (facendo consulenze o ricerche) è NORMALE.
Non solo è NORMALE ma è anche cosa BUONA E GIUSTA.
Basta guardare i siti di molti gruppi di ricerca e vedere la lista delle aziende con cui collaborano. Anche il gruppo per cui lavoro io ha collaborazioni con aziende: è una cosa positiva che viene mostrata come motivo di vanto (altro che nasconderla).
Questo perché

1 – dimostra che studi qualcosa che serve
(ok, ci sono settori di ricerca con applicazioni meno immediate, e servono anche quelli, ma almeno tagli via quelli che studiano il modo migliore per pettinarsi i peli pubici)

2 – attrai soldi per la ricerca
Che è una cosa bella, non una cosa brutta. Certo, non per coloro aggrappati alla mentalità per cui la ricerca deve essere finanziata solo dallo Stato e non sia mai che un’impresa scambi due parole con un ricercatore. Non sia mai che un ricercatore debba fare fatica a trovare fondi all’esterno dell’istituto per fare ricerca su cose che servono. Bestemmia! Dobbiamo ciucciare solo ed esclusivamente dalla mammella-stato che deve essere sempre a disposizione, altrimenti sciopero.

Dopodiché Report si lancia in concetti demenziali come questo:

SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, dunque, non vuole sapere per evitare un’influenza sui ricercatori a cui destinare i fondi, ma a sapere tutto è proprio Repacholi, a cui l’Oms ha affidato la macchina che faceva passare i soldi delle compagnie nell’ospedale di cui era stato dipendente. Un meccanismo poco trasparente che ha consentito all’Oms di evitare le critiche per l’evidente conflitto di interessi finché non è stato scoperto.
LOUIS SLESIN – EDITORE DI MACROWAVE NEWS
Se uno andava a cercare i rendiconti, non c’erano. In un’occasione Repacholi ha dato dei numeri molto generici, ma non si capiva chi fossero i finanziatori…
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
Sei anni dopo l’inizio del progetto, nel 2003, Slesin ha la conferma che dietro la generica definizione di “industria” c’erano le compagnie telefoniche.

Complotto!

E già, perché quali industrie dovrebbero finanziare la ricerca sulla pericolosità dei telefonini?
Vediamo, aziende che producono televisori, o quelle che producono reggipetti. No, no, aspetta, sicuramente dovrebbero essere le aziende che producono reggigomiti ergonomici.
Sì, dovrebbero essere proprio i produttori di reggigomiti a finanziare la ricerca sulla pericolosità dei telefonini. Non certo chi produce i telefonini. Mi sembra logico.

Cari amici di Report, che un’azienda di telefonini finanzi la ricerca sulla pericolosità dei suoi prodotti è NORMALE e LOGICO.
Solo che alla mentalità del complottista non sta bene perché ci vede dietro il complotto.
Se tali aziende non finanziassero la ricerca direbbero che se ne fregano del problema, se la finanziano dicono che c’è un complotto.
Gente che passa la vita a pisciare contro il vento per mai essere contenti (cit.).

Se vuoi dimostrare che degli studi siano stati comprati non ti basta dimostrare il finanziamento. Devi dimostrare la malafede.
Un’azienda può andare da un ricercatore e chiedergli uno studio sulla pericolosità del suo prodotto e poi usare i risultati per ridurla. Non sei obbligato a dirgli che sono innocui: se trovi che sono pericolosi glielo dici. Poi saranno loro a trarre le conclusioni. Se sono una ditta seria cercano le soluzioni, se sono una ditta di criminali cercano di insabbiare.

Ma allora tu devi dimostrare che quella è una ditta di criminali e non una ditta seria. E’ lì che devi andare ad indagare, non sul finanziamento. Perché il finanziamento per la ricerca in sé non dice niente.

Piccola esperienza personale: una volta mi contattò una ditta che produceva una patacca contro i campi elettromagnetici. Lo capii subito che era una patacca, ma stetti al gioco e mi feci mandare un campione da analizzare. Secondo loro generava un campo in controfase col campo prodotto dalla corrente nei cavi elettrici di casa, e lo annullava. Ovviamente era una balla, e all’interno c’era solo un mini convertitore AC/DC che alimentava un led verde e una pista in rame con una forma strana per fare un po’ di scena. Il tizio vedeva un po’ di luce che si accendeva ed era contento.
Il dispositivo non emetteva praticamente nulla a 50 Hz (persino meno di un qualsiasi altro giocattolino elettrico che avevo sotto mano), era solo una patacca da vendere a invasati ecologisti. Quando, educatamente, scrissi al tizio che il coso non emetteva niente mi risposte malamente che non era possibile, che sicuramente funzionava (mi aveva portato esperimenti sugli effetti benefici al corpo … fatti senza cieco!) e che io dovevo essere più aperto mentalmente…
La cosa finì lì: era una ditta non seria, in cerca di un aggancio in una Università qualsiasi per poi poter scrivere sotto la reclame del prodotto “approvato dell’Università di…..” e vendere la patacca che costava sì e no 70 centesimi a 50 euro.
Ha trovato in me una persona seria che non si prestava a questi giochetti e se l’è presa a male.
Funziona così: le collaborazioni con le aziende sono normali. Ciò che è da condannare è quando un ricercatore prostituisce la ricerca e falsifica i dati per compiaciere all’azienda. Non il rapporto azienda-ricercatore in sé.

I complotti esistono

Dopodiché sì, i complotti esistono, perché gli interessi delle industrie esistono. Ma esistono anche i fatti, e non si possono coprire per troppo tempo.
Proprio Report cita le industrie di tabacco che hanno provato a provare negare gli effetti del tabacco sui tumori, eppure che il fumo di sigaretta causi il cancro ai polmoni è ben noto a tutti e li ha portati a risarcimenti record.
Alla fine il complotto è venuto a galla.
Perché tu puoi cercare di corrompere qualche ricercatore, ci riuscirai anche per un po’, ma poi la verità salta fuori, per quanto gli interessi in gioco siano potenti.
La scienza è come una serie numerica, se converge dopo un po’ lo vedi.

Rassegnatevi, se i pericoli esistono prima o poi vengono a galla. Oh, sono lustri che vanno avanti a fare questi studi; ho digitato su WoS “risk electromagnetic fields” e mi sono usciti 1300 risultati. Se ci fosse stata una verità nascosta sarebbe uscita da tempo.

Ascoltare la puntata di Report mi è sembrato leggere i deliri di quelli sciroppati per cui i vaccini/le scie chimiche/l’influenza aviaria siano usati per fare morire milioni di persone nel mondo. Piani criminali si nascondono in profondità! Poi alla prova macroscopica dei fatti tutto crolla: dove cazzo sono tutti questi morti?

Lo stesso per Report: invece di guardare la ricerchina del professorino dell’istituto salcazzo vittima del complotto guidaico massonico che gli taglia i fondi (perché ovvio, è solo lui il genio incompreso e tutti gli altri sono corrotti dalle multinazionali) portatemi le vittime dei campi.
Dai, ormai da più di un decennio i cellulari sono ormai diffusi a livello totale in italia. Possibile che non siate capaci, in una puntata intera di Report, di portarmi un’evidenza chiara che leucemia infantili (sviluppate quindi sui primi anni di vita tutti esposti ai campi dei cellulari) in italia siano aumentate sensibilmente? [non basterebbe, vedi l'intro, ma almeno quello lo vorrei].

Si pone la domanda Gabanelli per i tralicci (si veda la voce mesedozzo sotto)

Dopo 30 anni siamo ancora qui a parlare di danno ipotetico da traliccio dell’alta tensione oppure a che distanza da una scuola un’antenna è innocua.

Ora, non ti sorge il dubbio che se le linee di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica stanno sulla testa da 30 anni e in 30 anni non abbiamo assistito a una morìa di italiani significa che non fanno una mazza? Troppo difficile come concetto? Dai, prova a calcolare la lunghezza d’onda corrispondente a 50 Hz. Te lo lascio come utile esercizio.

I benefici

Nel frattempo, anzi, la vita media aumenta. Tu guarda, eppure abbiamo tutte queste onde malefiche. O sì, era meglio quando si viveva in campagna!
Già, i miei vecchi vivevano in campagna, e con l’elettricità facevano andare giusto qualche lampadina. Figuriamoci cellulari e cose simili (mio nonno è morto in un’epoca che solo l’idea di un telefono portatile era concepita come fantascienza).
Eppure la vita media era più bassa. Dal 1970 ad oggi l’aspettativa di vita in italia è cresciuta di dieci anni (da 71,6 a 81,4 anni).
Perché è vero che mia mamma aveva giusto qualche lampadina in casa, ma ciò significa che le mancava anche il frigorifero (oh sì, si ricorda i tempi in cui si andava a vedere il vicino ricco che aveva comprato il frigider, e lo mostrava con orgoglio). I cibi si conservavano come si poteva, non sempre al meglio, con tutte le conseguenze del caso sulla salute.
L’elettricità ha contribuito sensibilmente ad aumentare la qualità della vita.

Così come i cellulari hanno salvato tante vite. Vogliamo ricordare tutti i casi in cui qualcuno ha un’emergenza in un posto sperduto e chiama i soccorsi col cellulare (da lecchese ogni lunedì mi trovavo sul giornale i resoconti di quelli che si perdevano o si accidentavano sui monti e chiamavano i soccorsi). Toh, oggi posso anche dare le coordinare del posto in cui mi trovo con precisione di qualche metro ai soccorritori grazie al gps che ho nel telefono nella mia tasca sinistra.
Ricordate come funzionava una volta?
Vi racconto cosa successe a mia madre una sera di tanti anni fa. Era in macchina con amici e fecero un incidente frontale. Strada speduta nella campagna brianzola. Mia madre va in coma (si risveglierà all’ospedale mentre le cucivano le ferite alla bell’e meglio per metterla via, che ormai non c’è più niente da fare). Un suo amico, alla guida, viene soccorso da alcuni passanti che lo caricano su una 600 e lo portano all’ospedale dove poi morirà.
Ovviamente nessuno di noi farebbe una cosa del genere oggi. Mai toccare un ferito se sei inesperto: rischi di fare più danni che benefici. Devi chiamare i soccorsi e solo persone qualificate interverranno nella maniera opprtuna.
Solo che all’epoca non si poteva. Chiamare l’ambulanza significava dover correre al più vicino paese e cercare qualcuno con un telefono (no, non tutti l’avevano, si andava all’osteria a usare il telefono). Troppo tempo, allora si interveniva alla buona.
Ora chiunque ha in tasca un cellulare con cui chiamare un’ambulanza da una strada sperduta. Quante vite sono state salvate grazie ai cellulari con i quali chiamiamo i soccorsi?

Da una parte ho tantissime vite salvate grazie ai cellulari. Ho i benefici sulla qualità della vita che ha portato l’elettricità.
Dall’altra parte ho delle ipotetiche, non dimostrate, vaghissime idee su una ipotesi di pericolosità di cellulari e linee elettriche.

Da che parte penda la bilancia mi sembra ovvio. A me e a voi forse. Non ai “giornalisti” di Report.
Anche perché se capissero questo concetto non avrebbero materiale per il programma.
Faccio il complottista anche io

Bene, per dimostrare quanto è facile fare un po’ di caciara cercando un complotto invece che guardare ai fatti propongo una riflessione su Report (sia chiaro, non penso queste cose, è solo un esercizio creativo).

Bravi quelli di Report, parlano male delle onde elettromagnetiche dei cellulari. Ma aspetta, Report non è una trasmissione televisiva? E con cosa trasmette la televisione? Con la potenza dello spirito santo?
Avrete notato che in un’ora di “inchiesta” parlano sia di cavi dell’elettricità, dei tralicci, dei telefonini… ma non parlano mai delle onde elettromagnetiche prodotte dalle antenne di trasmissione della TV.
Già, Report viene trasmessa dalla Rai, che mica da dieci anni, ma da più di mezzo secolo innonda l’etere con campi elettromagnetici: con che faccia tosta poi parlano di pericolosità dei cellulari?
Ah, già le prove se non si cercano non si trovano, dicono loro sui cellulari. E perché allora nessuno porta studi sulla pericolosità di queste belle antennone che la Rai mette in centro alle città come in viale Sempione a Milano? Allora, dove sono gli studi di pericolosità sulle antenne TV.
Non ne parla Report, eh eh.
E guarda un po’, in questi anni la gente sta abbandonando sempre più la TV. Ormai tanta gente la sera non guarda più la TV e fa altro al computer, visto che molti contenuti ora passano da internet. Tutti soldi che vanno alle compagnie di comunicazioni che vendono contratti per linee superveloci per cazzeggiare su Megavideo tutta sera, e tutti soldi in meno per le TV che perdono raccolta pubblicitaria.
E con chi se la prende un programma di punta della TV? Proprio con le compagnie di comunicazione che forniscono connettività ai cellulari e internet (e ormai molto spesso le due cose insieme con internet sui dispositivi mobili, oppure con le chiavette). E non vogliamo vederci un conflitto d’interesse tra due mezzi come TV e compagnie di comunicazione che si contendono gli spettatori?
Dai, lascia lì il tuo aifon, smettila di guarda i video su youporn mobile, e guarda la tv!
E noi dovrebbe considerare credibile l’inchiesta di Report con questo evidente conflitto d’interessi?

Visto? A fare i pelosi su queste cose è facilissimo screditare qualcun altro. Per questo bisogna concentrarsi solo sui fatti.

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La putanta di report poi è talmente densa di stupidaggini che si fa pure fatica a classificarle.
Qui riporto un elenco, sicuramente non esaustivo. Ci sarebbero molte altre cose ma non ho tempo (e voglia) di affrontarle.

La borsa

Per sostenere l’idea del complotto delle aziende di telefonia portano il caso in cui un annuncio sulla pericolosità dei cellulari aveva causato un danno alle aziende del settore:

MICHAEL REPACHOLI – COORDINATORE PROGETTO ONDE ELETTROMAGNETICHE OMS
Queste aziende vogliono trovare la verità… Perché non vogliono scoprirla dopo vent’anni quando ormai tutti stanno già usando i cellulari… Se tutti prendono il cancro al cervello loro falliscono.

SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
Ma quando il dubbio sulla pericolosità è stato sollevato si è visto il contraccolpo economico… Nel Larry King live, popolare trasmissione della Cnn, il signor Reynard disse che il tumore al cervello che aveva ucciso la moglie era stato, a suo parere, causato dall’uso del cellulare. Era soltanto il 1993. Alla borsa di New York le azioni dei produttori di telefonini crollarono.

Ricapitolando, una persona qualsiasi va in TV, in un programma generalista, fa un’affermazione arbitraria senza alcuna base scientifica e probabilmente influenzata dal dolore per la perdita della moglie (queste influenze però non vengono evidenziate, chissà perché). In pratica fa una cazzata, lui e gli autori del programma che gli lasciano dire quelle cose in onda senza avere un garante scientifico per la trasmissione.
A causa di ciò un’azienda perde valore. Bravi, e non vi sembra normale che uno voglia tutelarsi contro le affermazioni del primo che passa in TV?

In realtà questo caso insegna il potere enorme dei media. Un potere di influenza sulla popolazione. Parlare di scienza dicendo stupidaggini è rischioso, perché poi la gente crede alle stupidaggini e si allarma per niente. Quando questo manda in malora un settore economico è un atto da condannare (un po’ come quando scatta l’aviaria e i TG la menano finché chi vende pollo va in bancarotta). Ok, in un paese con gente culturalmente preparata non ci sarebbero questi problemi. Ma siccome la gente capisce solo la superficie delle notizie i media devono capire le loro responsabilità. Anche Report, che con questa puntata non offre un buon servizio.

La politica

Non contenti, in una puntata sulla pericolosità dei cellulari riescono a piazzare una polemica con Gasparri. Lo preciso a scanso di equivoci: Gasparri mi sta simpatico come una ceretta ai peli del culo. Tolto questo, c’era proprio bisogno di buttarla in poltica anche questa volta?
Che esigenza c’era?
Ah sì, il politico è un bersaglio facile. Demagogia a basso costo: vedete, fanno le leggi però non le antenne non le vogliono vicino a casa loro!!!

O forse attaccare un politico anche sulla puntata, che ne so, sullo scandalo della zampicure ai cani, è parte del format. In un modo o nell’altro devi sempre mettercelo.

La parola agli esperti

La cosa più assurda è che questa “giornalista” va sotto casa di Gasparri e chiede un parere tecnico alla gente che passa di lì.

FRANCESCA MANNOCCHI
Buonasera, signora ma non le dà fastidio quest’antenna qua dietro casa..
DONNA
che dobbiamo fare?
FRANCESCA MANNOCCHI
Ma non avevate fatto una petizione una volta? Poi?
DONNA
Sì che è stata fatta, nessun risultato.
FRANCESCA MANNOCCHI
Non pensa che sia pericolosa?
DONNA
E certo sarebbe ma…

Non si sa che competenze debba avere una donna che passa per caso di lì sulla pericolosità dell’antenna.
Ma la “giornalista” le fa una domanda, e ne trasmette anche la risposta (affermativa, ovviamente).
Dai, facciamo tutti così le inchieste.
Basta con questa assurdità di chiedere agli esperti. Ora la scienza si fa chiedendo i pareri alle casalinghe che passano sotto la casa di Gasparri.

Il mesedozzo

Report riesce nella magnifica impresa di confondere due temi molto diversi come l’esposizione da campi elettrici e magnetici e da campi elettromagnetici. Stiamo parlando di frequenza completamente diverse: 50 Hz in Europa per il sistema elettrico e dai 900 MHz in su per il GSM, sono diversi ordini di grandezza, con meccanismi di influenza sul corpo umano completamente diversi. Per capirci, è come trattare nella stessa puntata la pericolosità della bicicletta e dell’aeroplano, perché sono entrambi mezzi di trasporto.
La cosa curiosa è che passano da un tema all’altro con disinvoltura impressionante, facendo su un bel mesedozzo.
Ciò fa pensare che non abbiano nemmeno capito la differenza tra i due casi. E la cosa non mi stupisce.

L’ICNIRP

Nel suo goffo tentativo di fare giornalismo d’assalto Report riesce anche a dare contro all’ICNIRP.

SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
Per la precisione i governi hanno assecondato i voleri dei produttori. La soglia del rischio e’ stata decisa negli Stati Uniti nel 1997 dalla commissione federale delle comunicazioni. L’Europa ha applicato due anni dopo un limite ancora più elevato aderendo alle indicazioni dell’Icnirp: un organismo privato formato da esperti, in parte finanziato dal governo tedesco. Ma non pubblicano i rendiconti.
SABRINA GIANNINI
Non si capisce da chi sia finanziato però, cioè non è chiaro, non è trasparente…
FIORENZO MARINELLI – RICERCATORE CNR
Non è chiaro, però… Le persone che partecipavano, gli ingegneri erano dell’associazione dei produttori di apparecchiature elettroniche.
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
L’attuale presidente dell’Icnirp è un italiano, Paolo Vecchia già presidente dell’associazione per la radioprotezione che, si legge, ha avuto il supporto di Motorola per la realizzazione della biblioteca. Vecchia fino a poco tempo fa era funzionario dell’istituto Superiore di Sanità.
[...]
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
Ecco come mettere in evidenza solo alcuni studi, dimenticando sistematicamente quelli che mettono in risalto i rischi del cellulare. Come per altro fanno i suoi colleghi dell’Icnirp.

Una biblioteca! E sti cazzi.

Allora, Giannini, faccia una cosa. Si prenda una pausa dal “lavoro” e si metta a studiare le linee guida dell’ICNIRP. Non è difficile, sono scritte in modo semplice, le capirebbe anche un ragazzo che ha affrontato i primi rudimenti di fisica alle superiori (perché le ha fatte le superiori, vero?).
C’è anche la versione in italiano, se le dà noia l’inglese.
E magari, se mette in modalità off la parte complottista del cervello, scoprirà che è uno dei documenti più equilibrati che esistano sul tema. Sembra scritto da diplomatici che pesano le parole col bilancino. Guardi la quantità di referenze citate! Legga il documento e controlli come danno voce a questo e a quell’altro. Altro che dimenticare sistematicamente i lavori che mettono in risalto i rischi del cellulare. Legga, e si renda conto di quello che ha detto.
Per capirci, citano anche i lavori di Jerry Phillips e Lai, i grandi sostenitori degli effetti dei campi sul DNA vittime del complotto secondo Report. Altro che dimenticare sistematicamente: questa manco si è letta il documento!

Costi/benefici

Report riesce nell’impresa di presentare l’ovvio come scandalo. Lo fa quando contesta il principio del rapporto costo/benefici nella sicurezza.

MICHAEL REPACHOLI – COORDINATORE PROGETTO ONDE ELETTROMAGNETICHE OMS
Quando si attua una misura precauzionale bisogna fare una valutazione costi/benefici. per esempio interrare i cavi elettrici in tutta Italia costerebbe miliardi di euro. Se il risultato è quello di salvare – forse – un bambino dalla leucemia all’anno, non vale la pena, perché è troppo costoso.
SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
Un punto di vista che avranno condiviso le compagnie elettriche del Connecticut per le quali Repacholi ha fatto il consulente.

E continua accusando dello stesso orribile misfatto anche Veronesi.

Non le passa nemmeno per la mente che quello che Repacholi ha detto è una ovvietà accettata da tutti noi (anche se non ce ne accorgiamo).
Lo insegnano in qualsiasi corso di sicurezza (di qualsiasi tipo). La sicurezza assoluta non esiste, è un asintoto. Se vuoi la sicurezza al 100% devi spendere infinito, cosa impossibile.
Si investe in sicurezza fin dove ha senso. Perché sempre e comunque rimarrà una parte di pericolo. E se arrivi al punto che per migliorare un po’ la sicurezza devi spendere una cifra inverosimile allora non ha più senso.

Esempio? Oggi esci di casa e c’è il rischio che per sbaglio un pazzo tiri un colpo di pistola a caso che ti raggiunge per fatalità e ti ammazza. Quanti ne sono successi di innocenti morti perché avevano avuto la sfiga di passare nel posto sbagliato ed essere colpiti da un proiettile vagante?
Ecco, secondo la logica di Giannini dovremmo girare tutti con una corazza di metallo che ci copre su tutto il corpo, per evitare di essere ammazzati da un proiettile vagante.
Perché no, nessun rischio è ammissibile.
Propongo Giannini di analizzare chimicamente tutto il cibo di cui si nutre, chissà mai che venga avvelenata. Poi se non le basta il suo stipendio non si lamenti.

Assurdità metrologica

Dice Gabanelli

Le nostre antenne hanno dei limiti di emissione fra i più bassi d’Europa, o meglio dire avevano, perché di recente sono stati cambiati i sistemi di misurazione.

Se cambi il sistema di misurazione, ottieni un’altra misura (migliore o peggiore, a seconda di come misuri). Ma che c’entra con il limite? Come dire che se cambi tachimetro allora cambia il cartello con la velocità oraria sulla strada.

Il cugino del cognato dello zio

Per screditare Anders Ahlbom non vanno ad analizzare i suoi studi. Non riescono neanche a trovare un comportamento scorretto nella sua dichiarazione di conflitti di interessi. Devono andare a prendere il fratello che – dicono – faceva il lobbista per compagnie telefoniche.
Amici di Report, sturatevi bene le orecchie: il sottoscritto di interessi con i propri parenti ne ha una quantità pari a 0. ZERO. Io ho i miei interessi, mia sorella ha altri interessi che sono completamente diversi dai miei e dei quali (non me ne voglia) non me ne frega niente. Essere fratelli non significa nulla. Ci sono fratelli che si amano, e fratelli che si ignorano.
Pretendere che ci sia un conflitto di interessi col fratello significa consentire che ci sia conflitto di interessi anche col cugino del cognato dello zio. O col vicino di casa. Ché spesso i rapporti tra vicini di casa sono anche più amorevoli che coi fratelli.
Volete che vi citi tutte le famiglie in cui i fratelli si odiano o in cui cercano di fare i propri interessi a scapito dell’altro fratello? Ah, ecco.

La scienza fatta con le sentenze

La ciliegina sulla torta di escrementi (e vi lascio immaginare di che ciliegina si tratta) arriva alla fine della puntata. Si porta il caso di un tizio a cui la Corte d’Appello di Brescia riconosce la malattia professionale per aver usato il cordless diverse ore al giorno.
E’ la scienza fatta con le sentenze. Roba da santa inquisizione. Cose che fanno tremare i polsi, come quella volta che in uno stato degli U.S. of A. un tizio propose al parlamento di votare una legge per cui π = 3. Per legge.

Sul rapporto tra giustizia, scienza e periti si vada a leggere l’articolo in introduzione (toh, lo linko ancora).
Ricordo solo a Giannini che in italia c’è stato persino un magistrato che si è bevuto le panzane sul signoraggio e ha addirittura disposto un risarcimento!

La scienza, cara mia, non si fa nei tribunali. Si fa con prove scientifiche: si presentano, si discutono, si argomentano, si analizzano, se ne contestano i metodi. Se non si ritengono credibili i dati a causa di un sospetto di manipolazione o a causa della bassa affidabilità di chi porta i dati si chiedono conferme, si ripetono in modo indipendente le analisi.
Questa è la via che usa la scienza.

Questo invece è il metodo che ha usato la magistratura:

SABRINA GIANNINI – FUORI CAMPO
Davanti alla scienza divisa, il giudice ha valutato più credibili quelle presentate dai periti di Marcolini, riferibili al prof. Hardell, lo svedese che non ha mai avuto e voluto i contributi dell’industria. Dall’altra parte ha valutato le ricerche proposte dall’Inail, come meno attendibili a causa di alcune impostazioni nel metodo. Erano quasi tutte finanziate dall’industria.

Ossia, siccome certe ricerche sono state finanziate dall’industria sono inattendibili, a priori.
Ora, questo metodo funzionerà anche coi testimoni. Sono buoni appigli per un avvocatuccio: il suo scopo non è trovare la verità, è di far vincere il cliente, e spesso lo fa sputtanando l’avversario o chi gli dà ragione.
Roba da avvocati, non roba da scienza. La scienza guarda ai fatti da qualsiasi parte vengano. E se ci sono i sospetti si indaga, non si scarta a priori. Perché nella scienza non esiste il principio di autorità, l’unica autorità sono i fatti.

La cosa più assurda di tutta la vicenda è che prima la “giornalista” critica l’ICNIRP per aver messo “in evidenza solo alcuni studi, dimenticando sistematicamente quelli che mettono in risalto i rischi del cellulare” [cosa tra l'altro non vera]. Poi però mette sul piedistallo un magistrato che fa esattamente la stessa cosa, solo con una porta NOT davanti.
Logica, questa sconosciuta.

Chiude la Gabanelli dicendo

La prima sentenza al mondo sul danno da cellulare è stata emessa invece dalla Corte d’appello di Brescia. A breve ci sarà la pronuncia della Cassazione. Se la sentenza venisse confermata potrebbe costituire il precedente.

Perfetto. Quando troverà una Cassazione nel mondo che stabilirà con sentenza definitiva che la gravità è un’illusione me lo faccia sapere. Che poi vado io a convincere i miei amici fisici a cambiare le loro teorie. Oh, l’ha detto la Cassazione!

Per concludere

Che poi, voglio dire, sta’ pure lì a indagare su un rischio ipotetico e remoto di ammalarti. Fatti pure tutte le paranoie del caso sul rischio dei cellulari.
Poi capita che vieni investito da una macchina sulle strisce pedonali (e ti va ancora bene che non ci sei rimasto secco d’un colpo).

EPIC FAIL

© Rai


C’è qualcuno a Tokyo

November 29th, 2011 by mattia | 1 Comment | Filed in giappone

Domani sarò a Tokyo per lavoro.
Cioè, a Tokyo per modo di dire, sarò a casa di Cristo alla periferia di Tokyo, però la sera dormo in città (vicino alla Ikebukuro eki) e riparto il giorno dopo  per Fukuoka.

Se c’è qualcuno nei paraggi che ha piacere a bersi una birra domani sera si faccia sentire.

In alternativa, qualcuno ha da suggerirmi qualcosa sulla città?

Deflorare una lingua

November 29th, 2011 by mattia | 8 Comments | Filed in giappone

Secondo me c’è un momento preciso. Magari non proprio nettissimo, però è un momento ben identificabile, perché vedi che qualcosa cambia. Un po’ come la temperatura di Curie.

Mi riferisco a quando studi una lingua. C’è il momento in cui la deflori, in cui inizi a ingranare. Quel momento in cui non ti limiti più a buttare giù due frasettine di circostanza imaparate a memoria ma inizi a parlare veramente.
Fare dialogo, rispondere alle domande che non siano “come ti chiami?“.

Sabato mi sono accorto di aver parlato per 25 minuti in giapponese con una coreana e un giapponese. Ok, conversazione da party, niente di speciale. Però sono stato capace di reggere la conversazione (con, in aggiunta, la musica che rompeva le balle di sottofondo). Lo ripeto, niente di particolare: chi parla veramente giapponese probabilmente si meraviglierebbe di quanto ancora sia scarso. E sì, ho incontrato stranieri, quella sera stessa, che lo parlano bene e mi hanno fatto vergognare (ma mi hanno anche spronato a continuarne lo studio).
Però sento di essere arrivato a quella fase, ho quasi deflorato il giapponese.

La strada è ancora lunga, lunghissimissima. Ma ora le parole escono. Le cose che imparo riesco ad usarle già il giorno dopo. Ed è una cosa che se fossimo negli anni ottanta definirei ganzissima.

Ascoltare la propria voce

November 28th, 2011 by mattia | 19 Comments | Filed in Uncategorized

Per un motivo un po’ particolare mi tocca ascoltare la mia voce registrata per lunghi periodi.
Non so perché ma mi fa ampiamente schifo. Sia la voce in sé (che è oscena) sia il fatto di ascoltare me stesso che parla.
Mi mette a disagio. Molto.

Capita anche a voi?

Rara avis in pollaium

November 28th, 2011 by mattia | 2 Comments | Filed in perle giornalistiche, politica

Cioè, spiegatemi, hanno appena finito di fare la giunta che già perdono i pezzi?
Che fine hanno fatto i fini commentatori che dopo la vittora di Pisapia tessevano le lodi di Boeri che dopo aver perso le primarie invece di piangere si è messo a sostenere Pisapia?

 

Accostare, prego

November 28th, 2011 by mattia | 16 Comments | Filed in giappone

Ormai ho imparato come fermarmi al semaforo con lo scuter.
E che c’è di difficile? direte voi. Ti fermi e amen.
Sì, però rischi di essere travolto da chi ti segue. Perché qui mica si fermano al giallo, e neanche al rosso.
All’inizio guardavo nello specchietto: se arrivava qualcuno sparato procedevo anche se c’era un giallo, mentre se non c’era nessuno dietro mi fermavo. La logica era minimizzare il rischio.
Ora non guardo nemmeno nello specchietto: se vedo giallo accosto a sinistra e mi fermo, lasciando lo spazio per chi segue di sfrecciare passandomi sulla destra senza venirmi addosso.
Ed è una costante. Io accosto e puntualmente c’è qualcuno che arriva sparato e passa, spesso persino col rosso.
Non so se sono i Kyushiani che guidano come matti, ma posso assicurarvi che non ho mai visto un comportamento del genere. Neanche a Praga, dove rischi di essere tirato sotto anche sulle strisce pedonali. Persino lì se c’è rosso si fermano.
Niente, era solo una cosa che volevo dire a quelli secondo cui in Giappone si rispettano le regole sempre e comunque. Sì, ciao. Le rispettano se sanno che c’è qualcuno che controlla.

Era una cosa seria

November 27th, 2011 by mattia | 25 Comments | Filed in Uncategorized

Non mi ricordo quando successe. Sarà stato circa una decina di anni fa.
Comunque.
Al mio paese c’era un marocchino che girava la domenica. Cioè, non un marocchino inteso come un tizio del Marocco (mi sa che era troppo scuro per essere di quelle parti lì), dicevo marocchino nel senso di professione.
Ché non so da voi ma da noi si dice marocchino per quei tizi che passano sulla spiaggia con una carico sovraumano di mercanzia sulla spalla da vendere ai tripponi seduti sotto l’ombrellone. Da altre parti si dice vu cumprà, da noi si dice marocchino.

Ad ogni modo, benché non abitassimo al mare (e tanto meno in spiaggia) ogni tanto la domenica passava casa per casa questo marocchino a vendere mercanzia tipo mutande, lenzuola, asciugamani…
Quindi la tipica scena della domenica a mezzogiorno era che si era lì a guardare la trasmissione con quello dai capelli grigi anche se non è vecchio, mia mamma controllava la polenta e suonava il marocchino col suo carico di mercanzia sulla spalla (tra l’altro, qualcuno ha mai capito come facessero a tirare su e giù la roba con così tanta agilità senza perderla? e come facevano a non cappottarsi con un carico simile?).
E vabbe’, una volta gli compri i fazzoletti, una volta le mutande per il vecchio… e poi capita che non hai bisogno di niente.
Una volta era capitato proprio quello, che davvero non avevamo bisogno di niente. Ma stavamo eravamo già a tavola a pranzare. Così mia mamma glielo ha detto: “senti, non abbiamo bisogno di niente, ma se vuoi puoi sederti a tavola con noi”.
E così abbiamo continuato il pranzo con un perfetto sconosciuto che ha bussato alla porta.

Ecco, la vera colletta alimentare per me è questa.
E’ condividere quello che hai sulla tavola con chi ti bussa alla porta.
Senza metterti la pettorina davanti al supermercato, senza tirartela su twitter perché “sono arrivato a casa stanco morto da 12 ore di #collettaalimentare ma sono contento di aver fatto del bene“. Senza politici che si danno appuntamento col fotografo del giornale per fare la foto con la pettorina al banco alimentare.
[per chi è di Lecco propongo un esperimento: cercate sui giornali locali nei prossimi giorni la fotonotizia della colletta alimentare. Al 98% ci sarà la foto di un noto politico ciellino lecchese dalle iniziali GB e dalle finali OI con pettorina d'ordinanza a fare la colletta alimentare. C'è ogni anno.]
Senza sentirsi “più buoni”. Anzi, sentendosi peggio, perché hai dovuto dare qualcosa che ti pesava dare.

Una volta, mi diceva mia mamma, la colletta alimentare si faceva così. Non c’erano le pettorine gialle davanti ai supermercati una volta all’anno (non c’erano nemmeno i supermercati in effetti).
C’erano i poveri che giravano e bussavano alla porta. “Oh bella, anche noi eravamo poveri in canna, ma c’erano persino quelli più poveri”. Bussavano alla porta e li si faceva sedere a tavola. Gli si dava quello che si aveva: un piatto di minestraccia e una fetta di polenta. Perché una volta il Vangelo era una cosa seria, mica un brand per gestire una lobby. Non si scriveva sul calendario la data in cui bisognava essere buoni. E non serviva nemmeno che quel giorno ci venisse organizzato da una mafia dal volto umano.

Quanti di noi, o meglio, quanti di quelli che ieri si sono sentiti più buoni facendo la colletta alimentare se un povero bussa domani alla porta lo fanno accomodare al tavolo per mangiare assieme?

Riflessioni aggiuntive

Dopodiché lasciatemi dire che la colletta alimentare è una puttanata galattica. Per vari motivi.

1) Compri della merce a 10 euro e la doni ai tizi con la pettorina. Bravo. E lasci, che ne so, 3 di quei 10 euro al negozio. Che si lecca le dita.
Non sarebbe più sensato donare 10 euro di denaro e poi comprare la merce in stock all’ingrosso? Quanto percento di cibo in più compreresti?

2) Senza contare la logistica. Che senso ha raggranellare cibi diversi in posti diversi, doverli classificare, separare, riunire per tipologia e poi fare i pacchi?
Compri in stock e semplifichi enormemente la logistica.
Ti dicono: sì, ma ci sono i volontari che lo fanno. Be’, continua a essere un modo molti inefficienti di gestire la cosa. I volontari invece di passare un’ora a fare cose inutili tipo separare i pacchi di pasta dalle scatole di fagioli donati alla rinfusa possono andare a fare un’ora di lavoro vero, per cui vieni pagato e donare il corrispettivo per comprare altro cibo.

3) E’ che così non ti senti figo.
Perché tutta la faccenda è una questione di apparenza.
Se chiedi dieci euro a una persona fuori dal supermercato per dare da mangiare ai poveri non te li danno. Se chiedi cibo per un valore di 10 euro te li danno. Salcazzo perché.
Dal punto di vista del marketing la colletta alimentare è azzeccatissima. Alla fine della giornata hai lì un carico di roba. La gente passa, vede gli scatoloni, vede qualcosa di grande che si accumula, e pensa che sì, stanno facendo qualcosa di grande, di tangibile. Lo vedi, è lì sotto i tuoi occhi: la montagna di cibo e i ragazzi che spostano i pacchi. E allora sei portato anche tu a partecipare. Se ci fossero due persone con un misero banchetto a raccogliere il corrispettivo in denaro di quella merce non farebbe lo stesso effetto. Non vedi niente, non è tangibile.
Per un razionalista come me è un atto demenziale.

4) Ma poi a chi vanno i pacchi?
Perché doni, ok. Li organizzano bene, ok. Non ci sono sprechi, ok.
Ma poi c’è un’organizzazione che decide a chi dare questi cibi. E nessuno tra chi ha donato può mettere becco su queste decisioni.
Siamo proprio sicuri che facciano le cose equamente? Oh, stiamo parlando di una banda di ciellini. Siete davvero sicuri che aiuteranno allo stesso modo la famiglia di pii cristiani che passano la giornata a spaterare in chiesa e la famiglia di atei mangiapreti? Eppure potrebbero essere nella stessa situazione di bisogno…
Ecco perché tutte le storie sulla sussidiarietà sono stronzate galattiche. Ok, i cittadini si organizzano per arrivare dove lo stato non arriva. Ma non lo fanno allo stesso modo. Perché lo stato dovrà aiutare secondo criteri scelti pubblicamente, secondo delle regole di legge (per cui ad esempio non puoi fare discriminazioni – e Dio volesse nemmeno discriminazioni positive). Una congrega dà gli aiuti a chi vuole lei. Non è la stessa cosa.
Davanti allo stato siamo (dovremmo essere) tutti uguali. Davanti alla congrega no.

5) Ho sentito volontari della colletta alimentare parlare su twitter di gente che usa “scuse” per non donare.
Come se fosse obbligatorio. Oh gran pirla di un ciellino mentecatto. Primo impara a rispettare le libertà altrui. Secondo non sai cosa uno può fare di beneficienza, in altre forme e in altre quantità. Probabilmente molto più di te. Quindi zitto e impara il rispetto.

6) Se poi non si fosse capito lo ripeto. La colletta alimentare è una meravigliosa vetrina per tanti politici, ciellini in testa seguiti poi dagli altri che rincorrono per non sfigurare, al fine di farsi belli davanti agli elettori. Poi il giorno dopo continuano a lavorare al fianco di chi la gente la riduce alla fame.
Ah, provate a chiedere a un insegnante di una scuola ciellina quanto bene lo trattano col salario.
Per 364 giorni all’anno sfruttano i lavoratori e l’ultimo sabato di novembre gli fanno la carità per sentirsi buoni.
Per 364 giorni all’anno si leccano i barbis con i lauti stipendi della politica (ah, il tizio di cui sopra ha passato una vita intera a mantenere i figli stipendiato dalla politica. Una lavoro vero l’ha fatto per pochissimo tempo e non fatemi dire come). Poi un giorno all’anno donano le briciole – senza dimenticarsi però di farsi fotografare dal giornale.
Ma andate a cagare ciellini di merda.

Dai cazzo, basta!

November 26th, 2011 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza


Non riesco a ricordare quando hanno cominciato. Forse è stato con un qualche video da Ballarò quando Crozza imitava Bersani.
L’hanno caricato nel colonnino e tutti si sono messi a ridere. Clic a palate (e relativi introiti pubblicitari).

Solo che ora ci hanno preso il vizio: ogni cagata che fa Crozza finisce sul colonnino.
Per me hanno messo la cosa in programma: il sabato mattina c’è un redattore che prende un clip da italialand, quello che fa più ridere, e lo mette nel colonnino.
Il problema è che non sempre fa cose che fanno ridere.
La settimana scorsa hanno messo la parodia di Jesus Christ Superstar: una cagata stratosferica che probabilmente non faceva ridere neanche il pubblico di Colorado.

E non aveva neanche nulla di epico. Perché poi è quello il punto: ha senso citare sul giornale qualcosa che spacca, qualcosa di unico, qualcosa di particolare.
Se ogni settimana metti qualcosa perché il nome tira poi sei costretto a mettere il meno peggio.
Ok, sarà anche bravo Crozza. Sarà anche simpatico. Ma non è che tutto quello che fa è oro.

Dateci un taglio. Basta con il video da italialand il sabato, basta con il video della copertina di ballarò ogni settimana, basta col il video di fiorello ogni martedì. Basta pubblicare ogni fottuto video della Sora Cesira. Ok, il primo faceva ridere, il secondo meno e il terzo faceva cagare. Non è che se il primo faceva ridere bisogna per forza pubblicarli tutti cinque minuti dopo che escono. E che cazzo.

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