Archive for October, 2011

Ho letto le proposte di Renzi

October 31st, 2011 by mattia | 7 Comments | Filed in ignoranza, politica

Ho letto le proposte di Renzi, e ci ho trovato alcune cose lodevoli e alcune puttanate giganti.

Solo che le puttanate sovrastano, per numero e importanza, le poche cose lodevoli.

Messo tutto sulla bilancia ho deciso che non lo voterei nemmeno se mi pagano.

Se mai ve ne importasse qualcosa.

Piesse: l’elenco delle cose lodevoli e delle puttanate non ho neanche voglia di farlo. Ma penso vi possa interessare ancora di meno.

In attesa del Movimento del Bau Bau Micio Micio

October 31st, 2011 by mattia | 4 Comments | Filed in ignoranza

Mi ero perso l’evoluzione di Iacchetti.
Ma qualcuno non l’ha avvertito che il comico trasformato in demagogo contro la casta è un’idea che è venuta già a qualcun altro prima che a lui?

teic it isi

October 31st, 2011 by mattia | 4 Comments | Filed in religione, riflessioni

Ieri sono andato a messa al gran chenion. Perché al gran chenion c’è persino una chiesa.
In realtà al gran chenion c’è della gente che vive stabilmente, tipo la gente che lavora lì al parco, visto che ci sono un sacco di strutture come alberghi e ristoranti.
E per questa gente, oltre che per i visitatori, vengono forniti anche servizi religiosi. Perciò c’è la chiesa cattolica, e qualche struttura religiosa di seconda importanza.

Così la mattina mi sono svegliato lì al parco e sono andato a Messa.
E il prete ha detto che arrivava allouin, ed era felice. I bimbi si mascherano, prendono i dolci, fanno festa insomma. E anche lì alla parrocchia del gran chenion hanno organizzato una festicciola per i bimbi della comunità cattolica e il prete aveva preparato il suo costume per marcherarsi. Anche lui.

Ecco, a leggere gli anatemi dei cardinali italiani probabilmente ci sarebbe rimasto male. Perché qui negli U.S. of A. i preti non ce l’hanno mica con l’allouin.
E’ una festa come altre. Fanno un po’ di carnevale, toh.
Senza farsi paranoie teologiche sulla defomazione della festa religiosa verso lo spiritismo.
Anche perché il bambino che si traveste da spaider men che cosa c’entra con lo spiritismo?

Delle volte ho come l’impressione che ai vescovi italiani farebbe bene fare una sorta di erasmus per vedere come funziona la Chiesa fuori dai confini italici.

Piesse: sempre considerando che allouin mi fa largamente cagare. Più o meno come i giapponesi che fanno il matrimonio finto cristiano con le finte cappelle come quelle che vedono nei film occidentali.

PiPiesse: che poi potrebbero distribuire un po’ di dolci in chiesa e sicuramente i bambini andrebbero anche a festeggiare i santi e i morti.

I venditori americani

October 31st, 2011 by mattia | 1 Comment | Filed in u.s. of a.

Una cosa che mi lascia sempre un po’ a disagio è questa cosa qui dei venditori americani. Ovunque ti giri senti di promozioni speciali.

L’altro giorno stavo facendo colazione e alla tv c’era un tizio che non aveva più di vent’anni, con una massa probabilmente sopra i 140 kg che pubblicizzava investimenti. Diceva che i soldi te li ridava in soli dieci giorni (se non ho capito male). Ma lo diceva con quello stile … “quanti giorni pensate che ci vogliano? 30 giorni? 20 giorni? No, con noi soooolooo 10 giorni!” puntando il dito allo schermo.

A sentirli sono sempre i migliori, ti offrono sconti impredibili… “e te lo offriamo con il 50% di sconto! chiama subito ….

La cosa, dicevo, mi mette a disagio per due motivi.

Il primo è che a me non piace ricevere offerte. Se voglio del salame vado dal salumiere, se voglio un letto vado da un mobilificio. Di cosa ho bisogno lo decido io, e mi regolo di conseguenza. Non ho bisogno di farmi dire da qualcun altro di cosa ho bisogno. Al massimo fammi sapere che hai un negozio dove vendi un letto, poi decido io se comprarlo o meno.
Mica che mi vieni tu a rompere il cazzo e dirmi “compra il mio letto, è il migliore, guarda che bel materasso, come fai a vivere senza eh? eh? eh? se non lo compri sei un pirla, come fai a non approfittarne?“. E che palle.

C’è poi il fatto che quando mi propongono quelle cose lì con lo sconto ultramegagalattico io ho sempre la sensazione che mi vogliano fregare. Non so, forse sono ultra sensibile, ma ho questo presentimento costante che qualcuno voglia imbrogliarmi. Lo so, il loro scopo è quello di farti credere che l’offerta è vantaggiosa per te, eppure su di me questa tecnica ha l’effetto opposto. Più mi offri un’offerta imperdibile e più penso che tu mi voglia imbrogliare. Quando lo fai con quella voce tipo “cosa aspetti? chiama ora il…” mi fai venire l’orticaria.

La tamarrata del giorno

October 31st, 2011 by mattia | 4 Comments | Filed in fail

Trolley con ruote lumisone. Ho detto tutto

Una città non necessaria

October 31st, 2011 by mattia | 7 Comments | Filed in riflessioni, usa

Alla fine ci siamo arrivati, al gran chenion. Giusto per il tramonto. Nel mezzo qualche centinaio di km di deserto.
Già, perché per andare da Los Angeles al gran chenion bisogna passare dal deserto.
Mica per modo di dire, è proprio un deserto vero.
L’ho scoperto a colazione quando ho visto un collega presentarsi con valigia, cappellino, e tanica di 10 litri di acqua: sai, in caso di necessità.

Così mi è capitato di guidare per km e km (anzi, miglia e miglia) su un’autostrada circondata dal niente. Ma proprio niente: ovunque ti giravi trovavi vedevi solo un’estesa distesa di terra arida con cespugli qui e là, e colline sullo sfondo.
Ogni tanto le colline si avvicinavano, ci passavi sopra o in mezzo. Erano le tipiche colline rossastre che ti facevano sembrare in un film western.
Talmente affascinante quanto pauroso: e se ti si ferma la macchina lì? Non a caso ho visto almeno una decina di macchine in panne che venivano trainate.
Non che sia una strada dove non passa nessuno. No, no, passa molta gente. Ma trovi una forma di civilizzazione ogni 70 km. Nel mezzo il nulla.
Neanche un benzinaio o un autogrill.

A mezzodì siamo arrivati a una città dove abbiamo fatto rifornimento e pranzato. Needles, si chiamava il borgo.
E allora ho iniziato a pensare a che vita potesse fare una persona che vive Needless.
Voglio dire, vivi in un paesello che dista decine di km da ogni altra forma di urbanizzazione. Cosa fai quando vuoi andare a teatro? Deve per forza farlo qualcuno del paese. Che gente conosci? Sempre le solite quattro facce.
Con chi ti metti a limonare? Hai a disposizione una scelta molto ristretta.
Che poi è anche la stessa vita di chi sta su un’isola. Però almeno su un’isola hai il mare, le spiagge… è un bel posto. Lì invece sei nel deserto, non c’è niente di bello. E allora mi sono chiesto perché uno decide di vivere a Needles. Magari la gente è intelligente e anche se sono le quattro facce si trovano bene tra loro.
O magari la gente impazzisce. Vai in giro per le strade e vedi la gente che urla, si strappa i capelli, fa la ruota sul marciapiede.
La maestra, poi, mi sono chiesto chi fosse la maestra. Chi è che viene mandato qua a fare scuola, e tutti i risvolti psicologici. Tipo se è una che poi sclera, o se usano Needles come punizione per i maestri.
La scuola guida poi: ci sarà una scuola guida a Needles? E se non c’è che fa la gente?

No, ecco, pensavo a tutte le implicazioni dovute al fatto di vivere in un paesello nel deserto.
Secondo me è roba da passarci un lungo periodo a studiare i comportamenti sociali.

Cose da ricchi

October 29th, 2011 by mattia | 5 Comments | Filed in riflessioni

Sono arrivato in California, ieri.
Vista dall’aereo Los Angeles fa anche discretamenta cagare: sembra un’infinita distesta di edifici senza identità. Tutto piatto.
Almeno la parte che ho visto mentre atterravo.
Però ho visto la scritta HOLLYWOOD sulla collina, anche se mi ha dato l’impressione di quelle cose che deludono. Quelle cose che quando le vedi dici tutto qui Milano?

Ad ogni modo, nel pomeriggio ho fatto visita a un tizio che si era laureato con me a Milano e che ora fa il ricercatore in una Top Univerisity di queste parti.
Così ho fatto un giretto nel campus… e sti cazzi. Edifici bellissimi, giardini curatissimi. Si vedeva che era un posto da sciuri. E in effetti ho provato a guardare in faccia un po’ di gente tra i  non molti che popolavano il campus. Mi sentivo a mio disagio, nel senso che quando sono in un posto di ricchi non mi piace. Ma mica perché non mi posso permettere quella cosa lì, è proprio la differenza intrinseca della gente che non mi piace. Cioè, io mi trovo a mio agio nei posti come questo.

A parte quello, il campus era davvero bello. Un posto dove secondo me ti concentri e lavori bene. Nel senso che sgombra la mente, rilassa, e quindi produci di più, rispetto a lavorare in un campus merdoso con la savana al posto delle aiuole, gli edifici prefabbricati, e i vicoli sconnessi.

Mi diceva però il tizio che le aiuole sono così belle perché c’è tanta gente che fa le donazioni, da vivi o da morti (nel senso che lo scrivono nel testamento). Lasciano una barca di soldi all’univeristà, col vincolo di usarli per abbellire i giardini. Così si trovano milioni e milioni che non possono usare per comprare strumentazione o borse di studio ma che sono obbligati a usare per i giardini.
Anche se non è necessario: di tanto in tanto tolgono piante di rose e ne piantano altre solo perché devono spendere soldi, che sono vincolati per quello.
Considerando che si spendono decine di migliaia di dollari all’anno per frequentare quest’unversità, magari dirottare dei soldi per una borsa di studio non farebbe male.
Ma non si può, la bernarda ereditiera ha scritto nel testamento di spenderli per le rose e loro devono usarli per le rose. Spenderli per i poveri che vorrebbero studiare no.

Poi uno si domanda perché i ricchi non mi piacciono.

Andranno a pizzicare ciccio formaggio

October 28th, 2011 by mattia | 3 Comments | Filed in disastri informatici

Sono a Narita, pronto a imbarcarmi per Los Angeles.
Cosa positiva di questo aeroporto è che fornisce il uaifai gratuìto.
Eh, sì, però bisogna registrarsi, e dare la propria email. Così se la gente fa qualcosa di illegale la giappo pula sa chi andare a pizzicare.

Ecco, mi sono registrato con l’email ciccio@formaggio.it

E ovviamente sono qui che navigo. A nome di Ciccio Formaggio.

 

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