Sì, che palle. Ancora con questa storia della norma censura blog. Così i soliti soloni da quattro soldi con la foto patinata sfondo blue e la mano sulla bocca in stile riflessivo ritornano a sparare le solite balle.
Con la classica frasetta “non è che i blog non devono rispondere delle loro azioni, non siamo per il far west, anzi… solo che non si può paragonare un blog a un giornale…”
La malafede di questa gente la puoi rilevare facendo una semplice domanda: se invece di dare 48 ore per una rettifica ne diamo 120, e se invece di dare una multa di 12 mila euro ne diamo 500, sareste disposti ad accettare l’obbligo di rettifica per i blog?
Ti diranno di no. E infatti non chiedono di alzare il numero di ore e abbassare la multa. Chiedono di non approvare l’obbligo di rettifica e basta. Quindi sì, sono contrari all’obbligo di rettifica per i blog e sono a favore del far west su internet.
Su, avvocatucci e web guru da quattro soldi, vi sfido: dite che volete l’obbligo di rettifica… facciamo a 150 ore.
Vediamo se avete il coraggio di dire che volete una regolamentazione a misura di blog o se invece vi nascondere dietro il dito delle 48 ore troppo poche per un blogger per non dire che non volete nessuna regola.
Lancio la sfida, vediamo chi la accoglie.
Nel frattempo, qualche piccola riflessione.
(Ah, faccio una precisazione: il ddl lo lessi tempo fa, non ho tempo per rileggere e approfondire al momento. Se nel frattempo hanno cambiato il ddl segnalatemelo)
PUNTO NUMERO UNO
Non è che uno si alza la mattina, gli girano le corna e decide di farti pubblicare una rettifica sul tuo blog, così a caso.
Il ddl in questione dice:
29.
All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma e` inserito il seguente:
«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilita` della notizia cui si riferiscono.»;
L’articolo 8 della legge 47/48 che si va a modificare inizia così
Il direttore o, comunque, il responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale.
Quindi sono solo coloro che vengono tirati in ballo direttamente che possono chiederti la rettifica.
Togliamoci dalla testa gli scenari apocalittici in cui il primo pirla che passa ti obbliga a pubblicare quello che gli garba sul tuo blog.
PUNTO NUMERO DUE
E attenzione, devi aver pubblicato una sua immagine o avergli attribuito un atto, un pensiero o una affermazione.
Se non attribuisci un atto, un pensiero o una affermazione ad alcuno non hai nessun obbligo di rettifica.
Per capirci, se dici che l’on. Spingifondi è andato a letto con un trans allora ti può chiedere la rettifica e sei obbligato a pubblicarla. Ma se ti limiti a dire che l’on. Spingifondi è un pirla non devi rettificare nulla. Perché essere pirla non è un atto, e tanto meno un pensiero o una affermazione. E’ uno stato, una condizione.
Di fatto la rettifica è qualcosa che serve per correggere un dato di fatto, ossia se una persona ha veramente fatto o detto qualcosa. Non funziona sulle opinioni. Quindi il bavaglio si sgonfia di parecchio.
PUNTO TRE
Un giornale ha una redazione, con un indirizzo fisico a cui mandare una raccomandata con avviso di ricevimento. Un blog no.
Non sei nemmento tenuto a pubblicare la tua email sul sito, tanto meno una email certificata.
Qualora ti mandino una richiesta di rettifica via email tu la cestini e vai a farti un panino con la cotoletta.
Perché non hanno alcun modo per dimostrare legalmente di averti mandato una richiesta di rettifica. Quindi se ti contestano qualcosa puoi sempre dire: ah, ma io non ho ricevuto una niente. Per me stai dicendo una cazzata, non mi hai spedito nessuna richiesta di rettifica, dimostrami il contrario! E quelli ti fanno un pompino.
A meno che tu non sia così pirla da scrivere sul sito “per ogni comunicazione legale scrivere a nome@sito.it” dove l’email è una email certificata (quindi con valore di raccomandata).
Quindi lo scenario del blogger che non legge la posta per due giorni perché va a Milano Marittima all’incontro nazionale dei coltivatori di prugne e si trova una multa di 12 mila euro è del tutto inverosimile.
PUNTO QUATTRO
L’articolo parla di rettifica. Che nel gergo giornalistico significa che devi aggiungere sul numero successivo la dichiarazione della persona in questione.
Ovvio, la carta già stampata non la puoi modificare. Il web sì. Ma per estensione si può ben pensare che per rettifica si intenda la pubblicazione di un testo su richiesta dell’interessato, non la rimozione del testo pubblicato (altrimenti non la chiamerebbero rettifica anche per i giornali di carta).
Senza che l’articolo citato prima dia i dettagli operativi, possiamo pensare che per obbligo di rettifica non si intenda cancellare quello che si è scritto, ma aggiungere la dichiarazione dell’interessato.
Una cosa diversa dallo spauracchio del cancellino forzato.
Se uno chiedesse una rettifica su un blog sarebbe sufficiente pubblicare un nuovo post con il testo della rettifica. Essendo un post come il precedente sei a posto, perché ha le stesse dimensioni grafiche, la stessa accessibilità e visibilità.Mi viene quasi il dubbio che non sia nemmeno necessario modificare il post originale, visto che un nuovo post è accessibile e visibile quanto il primo (rimane nel corso cronologico dei post e nell’eventuale calendario dei post come tutti gli altri post).
Quindi l’efficacia della repressione tramite la rettifica obbligatoria va a farsi benedire.
PUNTO CINQUE
Gran parte delle piattaforme per blog sono hostate all’estero. Quindi suca.
PUNTO SEI
Le notizie su internet corrono veloci, più veloci che sui giornali.
Ricordate la bufala del TG1 che aveva manipolato la dichiarazione di un guerrigliero in Libia facendogli dire “grazie berlusconi”, e poi si è scoperto che l’aveva detto sul serio?
Quanto tempo ci ha messo la bufala a rimbalzare da un blog all’altro? Qualche ora.
In quarantotto ore una balla, soprattutto se stuzzica i pregiudizi politici, religiosi, sportivi … si diffonde a macchia d’olio.
Il limite può essere duro, ma è commisurato allo strumento internet.
PUNTO SETTE
Non esistono blog di campagna. Ogni sito, per la natura di internet, può essere letto ovunque, e raggiungere una “tiratura” enorme in poche ore col passaparola.
Se apri un blog, per piccolo e insignificante che sia, devi sapere che è potenzialmente visibile da tutto il mondo, quindi è uno strumento potentissimo.
Lo apri e ti prendi le tue responsabilità, compresa quella di essere disposto a pubblicare le rettifiche tempestivamente.
Non ti puoi nascondere dietro il dito di “ma io sono solo un blogger amatoriale letto da 200 persone al giorno“, perché non puoi determinare tu quanti ti leggono. E’ la gente che decide quanti ti leggono.
Se non sei disposto a prenderti queste responsabilità non apri un blog. Punto.
PUNTO OTTO
Un po’ come nella parabola del figliol prodigo, dove tutti si identificano col figlio che sta a casa ad aiutare il padre e si incazzano perché quando arriva il figlio che ha speso tutto con le puttane il padre ammazza il vitello grasso. Mai nessuno che pensa di essere l’altro di figlio.
Ecco, tutti che pensano di essere i censurati, mai nessuno che pensa di stare dall’altra parte e avere uno strumento per obbligare alla rettifica i numerosi imbecilli che pubblicano su internet molteplici falsità. Pensateci, potrebbe essere utile avere questo strumento.