Archive for August, 2011

Paranoia

August 31st, 2011 by mattia | 2 Comments | Filed in riflessioni

Prima ero lì che mi scrivevo due conti su di un post-it (cioè, non era veramente un post-it, era un blocco di fogliettini  promozionali di una ditta, però se dici post-it si capisce meglio).
E niente, ho fatto un errore, ho scritto 600 al posto di 1200. Però nei calcoli ho usato 1200, anche se avevo scritto 600. Quindi il risultato era giusto, ma l’espressione di partenza sbagliata.
Così sono andato avanti, e ho finito il calcolino usando il risultato giusto. Tanto vabbe’, è un (falso) post-it che finisce accartocciato nel cestino tra due minuti.
E poi no, sono tornato indietro, e ho corretto quel 600 in 1200 prima di gettarlo via. Mica per mania di precisione, ma solo perché mi immaginavo la figura che avrei fatto se qualcuno si fosse messo a rovistare nel mio cestino. Poi vaglielo a spiegare che mi ero accorto dell’errore. Sì, dicono tutti così, mi avrebbe risposto.
Meglio essere sicuri di non far figuracce con quelli che rovistano nella spazzatura.

Ce lo dico a…

August 31st, 2011 by mattia | 6 Comments | Filed in riflessioni

Una volta, tanti lustri fa, mi trovavo in gita con l’oratorio estivo su una montagnetta. Cioè, la montagna continuava e diventava seria, ma noi eravamo rimasti a una quota tutto sommato bassa, ché mica puoi spregare su i bambini a mille mila metri.
E niente, si era lì a fare questa gita e c’erano anche altri gruppi di altri oratori. Non mi ricordo nemmeno perché ma a un certo punto mi misi a litigare con una bambina petulante di un altro oratorio.
Allora le avevo detto che lei, sì proprio lei, era molto petulante. Non sono sicuro di aver detto petulante, forse ho detto stronza, non ricordo. E lei, essendo petulante (o stronza), si è inalberata: “e allora io lo dico a don Franceso!“. La cosa mi ha fatto scoppiare a ridere “E chi se ne frega, manco so chi è ‘sto don Francesco“.
La bambina petulante (o stronza) ci rimase malissimo: con la mia risata si era resa conto che la sua carta magica del “ce lo dico a …” non valeva più una mazza. Si era fottuta il Jolly.

Riflettendoci ora mi viene da pensare che la cosa più inquietante di questa vicenda è quello che sta alla base del “ce lo dico a…” tanto caro ai bambini: danno per scontato di aver ragione.
Non mettono mai in contro che l’adulto a cui ce lo vanno a dire possa dare loro torto.
Ecco, questa superbia da infallibiltà tipicamente infantile secondo me è la prima cosa da estirpare in un bambino, allenandolo al giudizio oggettivo.

E non lo puoi denunciare

August 30th, 2011 by mattia | 14 Comments | Filed in politica

Quando Berlusconi si buttò in politica aveva un programma che non era nemmeno la lontana copia di quello che poi, non solo ha fatto, ma anche solo proposto in loop continuo.
Non so se ve lo ricordate, parlava di privatizzare il sistema pensionistico. Mica con le pensioni integrative, diceva proprio di privatizzare tutta la baracca.

E i discorsi che si facevano erano allarmati: oh, e se poi capita che fallisce l’assicurazione che fai? rimani senza pensione?

Passati vent’anni abbiamo visto fallire degli stati (che si sono bruciati i risparmi di molti italiani) mentre altri stati sono tenuti in vita artificialmente.
Così, per quelli che pensavano che gli stati, al contrario delle assicurazioni, non possono fallire.

Ora ti trovi con questa bella storia degli anni riscattati che non valgono più per il computo della soglia di contributi per andare in pensione. Significa che prima lo Stato ti dice: dai, dammi dei soldi… lo so, sono tanti, fai dei sacrifici, però poi ti faccio andare in pensione prima.
E dopo un po’ lo Stato si rimangia tutto: ehm… no, mi spiace, ho cambiato idea… quei milioni di lire che mi hai versato, ricordi?, te li conto per calcolare l’ammontare della pensione, però ora non contano più per decidere quando ci andrai in pensione.

E non è che puoi contrattare, decidere, vedere un po’… no, lo Stato uniteralmente decide che quei soldi se li pappa lui senza darti quello che ti aveva promesso.
Te lo mette nel culo senza nemmeno usare la cortesia di menarlo davanti per sdebitarsi.

Roba che se lo facesse un’assicurazione la potresti denunciare per truffa.
Lo stato no.

Quiz motociclistico

August 30th, 2011 by mattia | 18 Comments | Filed in giappone, quiz

Perché questo tizio ha una specie di stadera sul retro del motorino?
(è facile, dai… è solo per la curiosità dell’immagine)

 

Conformismo #2

August 30th, 2011 by mattia | 5 Comments | Filed in giappone

No, non sono quei predicatori americani (quellì lì di una di quelle chiese  cristiane ma non cattoliche di cui non mi viene il nome) che vanno in giro a predicare col vestito della festa e il tesserino sul bavero.

Sono semplicemente impiegati giapponesi al termine della giornata lavorativa. Tutti vestiti uguali. Sempre col completo scuro e la camicia bianca.

 

Strozzini giapponesi?!?

August 30th, 2011 by mattia | 1 Comment | Filed in giappone

Per la cronaca, questi cartelli sono rimasti sui pali non più di 24 ore. Stamattina c’era già l’omino che li rimuoveva.

Giornata storica

August 29th, 2011 by mattia | 14 Comments | Filed in giappone

Oggi, per la prima volta, sono riuscito a fare una battuta sarcastica in giapponese.

Concorrenza sleale

August 28th, 2011 by mattia | 7 Comments | Filed in giappone, riflessioni

Qui a Fukuoka c’è un centro pastorale cattolico. Il venerdì sera ci si trova in questo centro e si porta da mangiare ai barboni di Fukuoka (sì, anche in Giappone ci sono i barboni, non sono tutti ricchi i giapponesi).
C’è quello che cucina la zuppa nel pentolone da campo, quelli che preparano gli onigiri, i due tizi che organizzano la suddivisione della città in zone in cui mandare i vari gruppi, e poi si va. Tutti insieme, cristiani e buddhisti (molti di più dei cristiani…), senza farsi problemi.
Così poi scopri questo mondo che di solito si nasconde quando passi alla svelta sulle strade. Ti accorgi che quei cartoni lì all’angolo non sono la ruera del negozio che si sono dimenticati di tirare su. Ci sono dentro due tizi che ormai conosco. Scopri anche che i barboni giapponesi sono strani, non sono come quelli europei; i barboni giapponesi hanno quasi paura, o forse è vergogna, di ricevere una tazza di zuppa. Quando si inzubisce il bis li vedi che sono lì che pasmano ma fanno fatica a osare.
Che poi, tra l’altro, questa iniziativa è anche utile perché in ogni gruppo c’è una sorta di assistente sociale che sta lì ad ascoltarli, se hanno dei problemi li indirizza dove possono essere aiutati (capita che magari hanno problemi di salute e non sanno a chi rivolgersi per essere curati senza avere le tasche piene di yen, e in questi casi qualcuno che gli dà la dritta giusta è fondamentale).
E li si conta, per  tenerne traccia, così se sparisce qualcuno (e li si conosce tutti, sono sempre quelli) ci si insospettisce. Quando sei un barbone capita che ti può succedere qualcosa e nessuno viene a saperlo perché sei solo.
Delle volte mi viene da pensare che queste attività siano quasi la cosa più importante, quasi che il cibo sia quasi il pretesto per avvicinarsi a loro, tenersi in contatto e aiutarli con queste faccende.
Resta però il fatto che a questa gente viene dato del cibo, delle coperte e quelle cose magiche per riscaldarsi d’inverno in modo gratuito.
E farlo da cristiani (e buddisti) è pericoloso: c’è sempre il rischio che qualcuno ti accusi di fare concorrenza sleale ai ristoratori o ai venditori di coperte.

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