Archive for July, 2010

Una nuova minaccia per la salute: le onde elettromagnetiche ad ultra frequenza

July 31st, 2010 by mattia | 4 Comments | Filed in Uncategorized

Non contenti di friggerci il cervello coi ripetitori delle radio religiose, o con quelli di sua emittenza Mr. B., è stata scoperta una nuova minaccia per la nostra salute.
Un fisico tedesco ha scoperto un’altissima concentrazione di onde elettromagnetiche tra i 500 e i 600 THz. Tera hertz, milioni di milioni di hertz, pensate che i telefonini cellulari funzionano a 1,8 GHz, trecento mila volte più bassa!

Il pericolo per la salute derivante da queste radiazioni elettromagnetiche a trai 500 e i 600 THz sarebbe evidente, e spiegherebbe l’insorgenza di molti tumori, soprattutto quelli della pelle.

La cosa curiosa è che queste tera-onde elettromagnetiche sono diffuse su tutto il globo con una  altissima concentrazione durante le ore centrali del giorno e una diminuzione di notte. I ricercatori consigliano quindi di non uscire di casa almeno nel periodo tra mezzogiorno e le quattro per evitare gli effetti più nefasti.

Accurate misurazioni sono state condotte da ricercatori indipendenti in tutto il mondo ed è stato scoperto che queste pericolose onde elettromagnetiche a centinaia di THz si trovano ovunque, anche in zone non urbanizzate, facendo sospettare un progetto a livello mondiale.
Un fisico indiano ha suggerito che l’unico modo per produrre onde elettromagnetiche a centinaia di THz è tramite una fusione nucleare.
Cosa stanno facendo a nostra insaputa? Perché vogliono mettere a repentaglio la nostra salute?

Per difenderci da questa minaccia dobbiamo evitare di venire a contatto con queste tera-radiazioni.
Essendo la lunghezza d’onda nell’ordine dei centinaia di nanometri (miliardesimi di metro), dobbiamo fare attenzione a chiudere bene le finestre delle nostre abitazioni, in modo che non ci sia nemmeno un pertugio piccolissimo, perché se non lasciamo nemmeno uno spiraglio più grande della loro lunghezza d’onda (meno di un milionesimo di metro!), in modo da schermarle.

Fate girare questo appello sui blogs e su facebook!
La disinformazione sta già cercando di metterci a tacere!

Un paese che va in vacca

July 31st, 2010 by mattia | Comments Off | Filed in riflessioni

Quando facevo le superiori, mi venne l’idea di fare ingegneria elettrica. Solo che a Lecco non c’era, perciò dovevo andare a Milano. A Milano, oh! è lontano. È pericoloso, e mia mamma il primo giorno di Politecnico mi disse di stare attento, ché a Milano si fanno i peccati.

Pensare che poi sono finito a Praga.

Ma non divaghiamo. Dicevo, ai tempi delle superiori dicevano che quando finivano di costruire l’ospedale nuovo a Germandedo, avrebbero lasciato libero l’ospedale vecchio in via Ghislanzoni, dove avrebbero trasferito la sede lecchese del Politecnico di Milano. E io, ingenuamente, pensavo: dai, magari una volta che il Politecnico si trasferisce nel campus dell’ospedale vecchio avranno più spazi e faranno una sezione di ingegneria elettrica anche qua.
In realtà non funzionava così, perché elettrica la facevamo in 180, perciò una sezione a Milano bastava e avanzava. Ma l’ingenuità stava tutta nel pensare che avrebbero reso disponibile il campus in un paio d’anni, giusto per quando avrei dovuto iniziare l’università io.

Io il Poli l’ho cominciato nel 2000, e in questi dieci anni ho fatto in tempo a laurearmi, lavorare, espatriare, fare un dottorato di ricerca. Oggi leggevo su La Provincia di Lecco che forse a Ottobre iniziano i lavori. Giusto una dozzina di anni dopo i miei ingenui pensieri sulla possibilità che il campus fosse pronto per me.
Dicono che ci vorrranno 18 mesi per completarlo. Altri 18 mesi.

Io non so di chi sia la colpa. Ma se in un paese servono tre lustri per mettere in piedi un campus di provincia, significa che nel sistema c’è qualcosa che non quadra. Significa che il paese sta andando in vacca.

Quelli che ti dicono Giul

July 31st, 2010 by mattia | Comments Off | Filed in ignoranza

Io il joule, quello dell’energia, lo chiamo giaul. E quelli che mi vengono a dire col dito saccente si dice giul, non giaul… li mando discretamente a cagare.
Di solito mi risulta difficile far capire che sto parlando di joule e non di Joule.
Anche quando l’esempio dell’amper che in spagnolo si dice amperio, e allora domando quale dev’essere la pronuncia corretta di un nome diventato una parola in una lingua straniera. Giusto per dimostrare che, anche quando l’unità di misura rimana uguale al nome della persona, si è trasformata in una parola svincolata dal nome proprio. Trae origine dal nome, ma poi diventa un nome comune, e in ogni lingua lo pronunci come vuoi. Un po’ come banana che la pronunci in modo diverso in inglese o italiano.

Ma visto che di solito gli asini  del Giul non lo capiscono questo facile concetto, faccio sempre questa  domanda: se il joule si pronuncia Giul perché Joule era inglese, come cazzo devi pronunciare volt, considerando che al nome dello scienziato lariano hanno segato una lettera?

Ieri ho trovato questo articolo del 1946 (già fuor di fascismo) che il volt lo chiamava volta. No, perché se tu vuoi fare il purista dell’inglese che mi bacchetta perché si dice Giul, io ti tiro sotto con uno schiacciasassi obbligandoti a dire volta anziché volt. Cretino.

Io, se fossi un rompimaroni

July 31st, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in chicche, riflessioni

Nella mia quotidiana lettura dei quotidiani d’epoca, mi sono imbattuto in questo articono del 1946, in cui si racconta di come la categoria lusso dei ristoranti sia stata abolita per legge. Forse funzionava, all’epoca, che i ristoranti avevano la categoria come le stelle degli alberghi.

Ma soprattutto il decreto obbligava tutti i ristoranti a somministrare il “pranzo del giorno”, a prezzo fisso, composto di una minestra, di una pietanza con contorno, e di frutta o formaggio. Il prezzo del “pranzo del giorno” – continua l’articolo – dovrà essere chiaramente  indicato sulla lista.

Ora, se io fossi un rompiballe e avessi un po’ di tempo da sprecare, andrei a cercarmi il decreto e verificherei se mai sia stato abrogato da un rogo di leggi inutili.

Perché se fosse ancora in vigore, non vi nascondo che mi piacerebbe andare in McDonald e chiedere il pranzo del giorno, comprensivo di minestra.

Chi si può permettere di fare il finiano

July 30th, 2010 by mattia | Comments Off | Filed in politica

L’uomo della strada si chiede come mai solo 33 deputati sono andati con Fini. Dico “solo” perché la scorsa legislatura AN aveve 68 deputati, ed era pure in minoranza. Si presume che gli ex-AN sianno un bel tocco in più di 34.

Certo, uno può star qui a raccontarmi che alcuni credono del progetto di PDL, che sono stati folgorati da San Silvio sulla via di Arcore. Oppure è solo che certa gente ha paura di perdere la cadrega e non vedersela riconfermata.

Provate voi ad essere insegnate di italiano alle superiori, pagato a 1200 euro al mese, ed essere eletto deputato. Non è facile decidere di staccarsi dal partitone, che una poltrona da deputato te l’ha data e te la può confermare, per andare con un gruppo che se domani si va a votare con alta probabilità torni ai 1200 euro al mese. E ti va ancora bene, perché un lavoro ce l’hai.
Delle volte mi viene da ridere quando legge le schede dei deputati, tipo D’Alema che scrive “Giornalista professionista”. Perché faceva il direttore de L’Unità. Sì, ok, mettiamola così. Di fatto è uno che ha fatto il politico. A quel punto onore alla gente che scrive “dirigente di partito” come Fassino.
Il succo è che c’è molta gente che vive di politica, e per questa gente sarebbe una tragedia non essere rieletti deputati.

Allora sono andato a vedere chi sarebbero questi coraggiosi finiani (ho preso l’elenco da Repubblica) e ho verificato che mestiere fanno (quello che c’è scritto sul sito della camera).

Sorprendentemente è quasi tutta gente che se non venisse rieletta avrebbe un mestiere con cui portare a casa la pagnotta.* Divella tornerà ad occuparsi di pasta, la Bongiorno avrà sempre gli accusati di mafia od omicidio da assistere, per capirci.

Poi magari è solo un caso, neh.

Bocchino, Giornalista

Briguglio, giornalista

Granata, Avvocato penalista

Raisi, Imprenditore

Barbareschi, attore

Proietti, Libero professionista

Divella, Imprenditore del settore alimentare

Buonfiglio, avvocato

Barbaro, Imprenditore del settore sportivo, Dirigente sportivo

Siliquini, Avvocato penalista

Perina, Direttore di quotidiano (Secolo d’Italia)

Angela Napoli, Preside

Bellotti, Imprenditore

Di Biagio, Imprenditore in campo dei trasporti ed in campo bio-energetico

Lo Presti,Avvocato amministrativista

Scalia, Imprenditore

Conte, Ingegnere

Della Vedova, sembra che abbia lavorato come ricercatore

Urso, direttore di periodico

Tremaglia, Avvocato

Bongiorno, Avvocato

Paglia, Ufficiale dell’esercito

Lamorte, ?

Ruben,

Menia, giornalista

Angeli, Imprenditore del settore turistico

Ronchi, imprenditore

Moffa, giornalista

Cosenza, Imprenditore del settore turistico

Patarino, Insegnante di scuola secondaria superiore di materie letterarie e latino

Polidori, Imprenditore

Consolo,Professore associato di istituzioni di diritto pubblico, Avvocato

* Poi ok, c’è gente come Patarino che faceva l’insegnante di latino, ma è alla sua sesta legislatura, quindi la sua bella pensioncina se la porta a casa.

Ah, tenete presente che io ho scritto le professioni che ci sono sul sito della camera. Non è che Tremaglia mi aspetto torni a fare l’avvocato. La buonuscita con 10 legislatura alle spalle dovrebbe bastargli fino alla fine dei suoi giorni.

I negri in biblioteca

July 30th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza

Oggi ero alla biblioteca di Lecco, e ho notato nell’atrio d’ingresso un bel po’ di negri, quelli che poi la gente ti dice che non devi chiamarli negri ma diversamente pigmentati. Vabbe’, io li chiamo negri.

E quando parlavano capivi che non erano negri di quelli che sono qua da vent’anni e parlano l’italiano perfettamente, magari insegnano anche in una qualche scuola, o i negri che sono nati qua, quelli della seconda generazione insomma. Che quei negri lì te li aspetti in biblioteca.
Ma erano negri di quelli che parlano coi verbi all’infinito. Ecco, quelli non te li aspetti in biblioteca. Anche io non vado alla biblioteca a Praga: l’unico libro che ho letto in ceco è stato il vangelo. Leggere libri in ceco non ci arrivo.

E quindi ero lì che mi domandavo cosa ci facessero i negri che parlano coi verbi all’infinito in un luogo dove puoi prendere in prestito dei libri.
Allora ho pensato fossero lì per il prestito di DVD. Perché adesso danno anche i DVD. In biblioteca.
Ma poi ho scoperto dove andavano, l’ho scoperto quando ho visto un gruppo di una decina di negri che faceva la fila per l’internet gratis.

A me, che la biblioteca venga usata come  un internet point da gente che non ha alcun interesse nei libri, o nei servizi per cui la biblioteca è fatta, ha intristito molto.

Ah, poi ho chiesto come facevo a registrarmi a internet e il tizio della biblioteca mi ha dato username e password. Immaginate cosa mi ha dato come password temporanea?

Gusto del dentifricio

July 30th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in riflessioni

Il mio dentista mi rompe sempre il cazzo perché dice devo lavarmi meglio i denti.
Questa è una cosa che odio, più o meno come  quando qualcuno mi viene a darmi consigli non richiesti su come nuotare meglio.

L’ultima volta gli ho spiegato che quando uno arriva a casa all’una o alle due, dopo aver bevuto non so, facciamo tre litri di birra, l’ultima cosa che gli viene in mente di fare è di mettersi allo specchio con filo interdentale e lo spazzolino.

Oppure mi dà fastidio quando ti risponde che devi metterci tanto tempo a lavare i denti, e che magari puoi dedicarci più tempo lavandoteli davanti alla TV. Che poi davanti alla TV a sentire tutta questa gente dovresti, oltre a prenderti cura dei denti, fare gli esercizi ginnici con gli strumenti di Monika Sport, o tutte quelle altre cose che alle televendite ti dicono di fare davanti alla TV. E va  a finire che non ti siedi più davanti alla TV per rilassarti.
E poi io la TV non la guardo.

Per non parlare di quando il dentista mi dice che questa cosa deve diventare una mia sana abitudine, un rito quotidiano. Una volta gli ho risposto che avevo già tante incombenze di questo tipo: dire le preghiere, fare gli esercizi di logopedia per dire la ř, camminare almeno tre chilometri, esercitarmi con la tromba, masticare almeno 33 volte…
Se dovessi dar retta a tutti diventerei matto.

Ma soprattutto, il problema principale che secondo me affligge l’umanità e l’ostacola nell’igiene orale è il gusto del dentifricio.  Il dentista mi rompe il cazzo perché devo lavarmi i denti dopo mangiato. Ma io un pasto lo finisco con un caffè. E l’idea di mischiare il gusto del dentifricio col sapore di caffè che ho in bocca mi fa vomitare.
Io consiglierei alle aziende di produrre un dentifricio al gusto caffè. Magari anche un colluttorio.

Barzelletta cambiata

July 30th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in chicche

Ieri la mia genitrice mi ha raccontato una barzelletta. Però aveva un finale banale e scontato. Allora le ho cambiato il finale. E così a me fa molto ridere. Sto ridendo ancora adesso. Però bisogna essere in grado di recitarla bene.

C’è una mamma con tre figli, e il più grande le chiede:

- mamma, mamma, come sono nato io?

- Caro Franchino, un giorno ero in giardino, è arrivata una cicogna con un fagotto e me l’ha deposto ai piedi. Ho guardato dento e… sopresa, c’era un bel bambino. Ed eri tu!

- oooohhhh!

La seconda, Giuditta, allora chiede alla mamma

- mamma mamma mamma, e io, dimmi, e io como sono nata?

- Mia cara Giuditta, ero in terrazza a meditare quando una colomba è arrivata con una cesta. E pensa, c’era una bella copertina rosa. Dev’essere una bambina, ho pensato. E infatti eri tu!

- OOOOOhhhh!

E allora in terzo figlio, Ubaldo chiede

- mamma mamma, e io come sono nato?

- Io e tu papà abbiamo scopato.

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