Archive for July, 2010

Una nuova minaccia per la salute: le onde elettromagnetiche ad ultra frequenza

July 31st, 2010 by mattia | 4 Comments | Filed in Uncategorized

Non contenti di friggerci il cervello coi ripetitori delle radio religiose, o con quelli di sua emittenza Mr. B., è stata scoperta una nuova minaccia per la nostra salute.
Un fisico tedesco ha scoperto un’altissima concentrazione di onde elettromagnetiche tra i 500 e i 600 THz. Tera hertz, milioni di milioni di hertz, pensate che i telefonini cellulari funzionano a 1,8 GHz, trecento mila volte più bassa!

Il pericolo per la salute derivante da queste radiazioni elettromagnetiche a trai 500 e i 600 THz sarebbe evidente, e spiegherebbe l’insorgenza di molti tumori, soprattutto quelli della pelle.

La cosa curiosa è che queste tera-onde elettromagnetiche sono diffuse su tutto il globo con una  altissima concentrazione durante le ore centrali del giorno e una diminuzione di notte. I ricercatori consigliano quindi di non uscire di casa almeno nel periodo tra mezzogiorno e le quattro per evitare gli effetti più nefasti.

Accurate misurazioni sono state condotte da ricercatori indipendenti in tutto il mondo ed è stato scoperto che queste pericolose onde elettromagnetiche a centinaia di THz si trovano ovunque, anche in zone non urbanizzate, facendo sospettare un progetto a livello mondiale.
Un fisico indiano ha suggerito che l’unico modo per produrre onde elettromagnetiche a centinaia di THz è tramite una fusione nucleare.
Cosa stanno facendo a nostra insaputa? Perché vogliono mettere a repentaglio la nostra salute?

Per difenderci da questa minaccia dobbiamo evitare di venire a contatto con queste tera-radiazioni.
Essendo la lunghezza d’onda nell’ordine dei centinaia di nanometri (miliardesimi di metro), dobbiamo fare attenzione a chiudere bene le finestre delle nostre abitazioni, in modo che non ci sia nemmeno un pertugio piccolissimo, perché se non lasciamo nemmeno uno spiraglio più grande della loro lunghezza d’onda (meno di un milionesimo di metro!), in modo da schermarle.

Fate girare questo appello sui blogs e su facebook!
La disinformazione sta già cercando di metterci a tacere!

Un paese che va in vacca

July 31st, 2010 by mattia | No Comments | Filed in riflessioni

Quando facevo le superiori, mi venne l’idea di fare ingegneria elettrica. Solo che a Lecco non c’era, perciò dovevo andare a Milano. A Milano, oh! è lontano. È pericoloso, e mia mamma il primo giorno di Politecnico mi disse di stare attento, ché a Milano si fanno i peccati.

Pensare che poi sono finito a Praga.

Ma non divaghiamo. Dicevo, ai tempi delle superiori dicevano che quando finivano di costruire l’ospedale nuovo a Germandedo, avrebbero lasciato libero l’ospedale vecchio in via Ghislanzoni, dove avrebbero trasferito la sede lecchese del Politecnico di Milano. E io, ingenuamente, pensavo: dai, magari una volta che il Politecnico si trasferisce nel campus dell’ospedale vecchio avranno più spazi e faranno una sezione di ingegneria elettrica anche qua.
In realtà non funzionava così, perché elettrica la facevamo in 180, perciò una sezione a Milano bastava e avanzava. Ma l’ingenuità stava tutta nel pensare che avrebbero reso disponibile il campus in un paio d’anni, giusto per quando avrei dovuto iniziare l’università io.

Io il Poli l’ho cominciato nel 2000, e in questi dieci anni ho fatto in tempo a laurearmi, lavorare, espatriare, fare un dottorato di ricerca. Oggi leggevo su La Provincia di Lecco che forse a Ottobre iniziano i lavori. Giusto una dozzina di anni dopo i miei ingenui pensieri sulla possibilità che il campus fosse pronto per me.
Dicono che ci vorrranno 18 mesi per completarlo. Altri 18 mesi.

Io non so di chi sia la colpa. Ma se in un paese servono tre lustri per mettere in piedi un campus di provincia, significa che nel sistema c’è qualcosa che non quadra. Significa che il paese sta andando in vacca.

Quelli che ti dicono Giul

July 31st, 2010 by mattia | No Comments | Filed in ignoranza

Io il joule, quello dell’energia, lo chiamo giaul. E quelli che mi vengono a dire col dito saccente si dice giul, non giaul… li mando discretamente a cagare.
Di solito mi risulta difficile far capire che sto parlando di joule e non di Joule.
Anche quando l’esempio dell’amper che in spagnolo si dice amperio, e allora domando quale dev’essere la pronuncia corretta di un nome diventato una parola in una lingua straniera. Giusto per dimostrare che, anche quando l’unità di misura rimana uguale al nome della persona, si è trasformata in una parola svincolata dal nome proprio. Trae origine dal nome, ma poi diventa un nome comune, e in ogni lingua lo pronunci come vuoi. Un po’ come banana che la pronunci in modo diverso in inglese o italiano.

Ma visto che di solito gli asini  del Giul non lo capiscono questo facile concetto, faccio sempre questa  domanda: se il joule si pronuncia Giul perché Joule era inglese, come cazzo devi pronunciare volt, considerando che al nome dello scienziato lariano hanno segato una lettera?

Ieri ho trovato questo articolo del 1946 (già fuor di fascismo) che il volt lo chiamava volta. No, perché se tu vuoi fare il purista dell’inglese che mi bacchetta perché si dice Giul, io ti tiro sotto con uno schiacciasassi obbligandoti a dire volta anziché volt. Cretino.

Io, se fossi un rompimaroni

July 31st, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in chicche, riflessioni

Nella mia quotidiana lettura dei quotidiani d’epoca, mi sono imbattuto in questo articono del 1946, in cui si racconta di come la categoria lusso dei ristoranti sia stata abolita per legge. Forse funzionava, all’epoca, che i ristoranti avevano la categoria come le stelle degli alberghi.

Ma soprattutto il decreto obbligava tutti i ristoranti a somministrare il “pranzo del giorno”, a prezzo fisso, composto di una minestra, di una pietanza con contorno, e di frutta o formaggio. Il prezzo del “pranzo del giorno” – continua l’articolo – dovrà essere chiaramente  indicato sulla lista.

Ora, se io fossi un rompiballe e avessi un po’ di tempo da sprecare, andrei a cercarmi il decreto e verificherei se mai sia stato abrogato da un rogo di leggi inutili.

Perché se fosse ancora in vigore, non vi nascondo che mi piacerebbe andare in McDonald e chiedere il pranzo del giorno, comprensivo di minestra.

Chi si può permettere di fare il finiano

July 30th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in politica

L’uomo della strada si chiede come mai solo 33 deputati sono andati con Fini. Dico “solo” perché la scorsa legislatura AN aveve 68 deputati, ed era pure in minoranza. Si presume che gli ex-AN sianno un bel tocco in più di 34.

Certo, uno può star qui a raccontarmi che alcuni credono del progetto di PDL, che sono stati folgorati da San Silvio sulla via di Arcore. Oppure è solo che certa gente ha paura di perdere la cadrega e non vedersela riconfermata.

Provate voi ad essere insegnate di italiano alle superiori, pagato a 1200 euro al mese, ed essere eletto deputato. Non è facile decidere di staccarsi dal partitone, che una poltrona da deputato te l’ha data e te la può confermare, per andare con un gruppo che se domani si va a votare con alta probabilità torni ai 1200 euro al mese. E ti va ancora bene, perché un lavoro ce l’hai.
Delle volte mi viene da ridere quando legge le schede dei deputati, tipo D’Alema che scrive “Giornalista professionista”. Perché faceva il direttore de L’Unità. Sì, ok, mettiamola così. Di fatto è uno che ha fatto il politico. A quel punto onore alla gente che scrive “dirigente di partito” come Fassino.
Il succo è che c’è molta gente che vive di politica, e per questa gente sarebbe una tragedia non essere rieletti deputati.

Allora sono andato a vedere chi sarebbero questi coraggiosi finiani (ho preso l’elenco da Repubblica) e ho verificato che mestiere fanno (quello che c’è scritto sul sito della camera).

Sorprendentemente è quasi tutta gente che se non venisse rieletta avrebbe un mestiere con cui portare a casa la pagnotta.* Divella tornerà ad occuparsi di pasta, la Bongiorno avrà sempre gli accusati di mafia od omicidio da assistere, per capirci.

Poi magari è solo un caso, neh.

Bocchino, Giornalista

Briguglio, giornalista

Granata, Avvocato penalista

Raisi, Imprenditore

Barbareschi, attore

Proietti, Libero professionista

Divella, Imprenditore del settore alimentare

Buonfiglio, avvocato

Barbaro, Imprenditore del settore sportivo, Dirigente sportivo

Siliquini, Avvocato penalista

Perina, Direttore di quotidiano (Secolo d’Italia)

Angela Napoli, Preside

Bellotti, Imprenditore

Di Biagio, Imprenditore in campo dei trasporti ed in campo bio-energetico

Lo Presti,Avvocato amministrativista

Scalia, Imprenditore

Conte, Ingegnere

Della Vedova, sembra che abbia lavorato come ricercatore

Urso, direttore di periodico

Tremaglia, Avvocato

Bongiorno, Avvocato

Paglia, Ufficiale dell’esercito

Lamorte, ?

Ruben,

Menia, giornalista

Angeli, Imprenditore del settore turistico

Ronchi, imprenditore

Moffa, giornalista

Cosenza, Imprenditore del settore turistico

Patarino, Insegnante di scuola secondaria superiore di materie letterarie e latino

Polidori, Imprenditore

Consolo,Professore associato di istituzioni di diritto pubblico, Avvocato

* Poi ok, c’è gente come Patarino che faceva l’insegnante di latino, ma è alla sua sesta legislatura, quindi la sua bella pensioncina se la porta a casa.

Ah, tenete presente che io ho scritto le professioni che ci sono sul sito della camera. Non è che Tremaglia mi aspetto torni a fare l’avvocato. La buonuscita con 10 legislatura alle spalle dovrebbe bastargli fino alla fine dei suoi giorni.

I negri in biblioteca

July 30th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in ignoranza

Oggi ero alla biblioteca di Lecco, e ho notato nell’atrio d’ingresso un bel po’ di negri, quelli che poi la gente ti dice che non devi chiamarli negri ma diversamente pigmentati. Vabbe’, io li chiamo negri.

E quando parlavano capivi che non erano negri di quelli che sono qua da vent’anni e parlano l’italiano perfettamente, magari insegnano anche in una qualche scuola, o i negri che sono nati qua, quelli della seconda generazione insomma. Che quei negri lì te li aspetti in biblioteca.
Ma erano negri di quelli che parlano coi verbi all’infinito. Ecco, quelli non te li aspetti in biblioteca. Anche io non vado alla biblioteca a Praga: l’unico libro che ho letto in ceco è stato il vangelo. Leggere libri in ceco non ci arrivo.

E quindi ero lì che mi domandavo cosa ci facessero i negri che parlano coi verbi all’infinito in un luogo dove puoi prendere in prestito dei libri.
Allora ho pensato fossero lì per il prestito di DVD. Perché adesso danno anche i DVD. In biblioteca.
Ma poi ho scoperto dove andavano, l’ho scoperto quando ho visto un gruppo di una decina di negri che faceva la fila per l’internet gratis.

A me, che la biblioteca venga usata come  un internet point da gente che non ha alcun interesse nei libri, o nei servizi per cui la biblioteca è fatta, ha intristito molto.

Ah, poi ho chiesto come facevo a registrarmi a internet e il tizio della biblioteca mi ha dato username e password. Immaginate cosa mi ha dato come password temporanea?

Gusto del dentifricio

July 30th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in riflessioni

Il mio dentista mi rompe sempre il cazzo perché dice devo lavarmi meglio i denti.
Questa è una cosa che odio, più o meno come  quando qualcuno mi viene a darmi consigli non richiesti su come nuotare meglio.

L’ultima volta gli ho spiegato che quando uno arriva a casa all’una o alle due, dopo aver bevuto non so, facciamo tre litri di birra, l’ultima cosa che gli viene in mente di fare è di mettersi allo specchio con filo interdentale e lo spazzolino.

Oppure mi dà fastidio quando ti risponde che devi metterci tanto tempo a lavare i denti, e che magari puoi dedicarci più tempo lavandoteli davanti alla TV. Che poi davanti alla TV a sentire tutta questa gente dovresti, oltre a prenderti cura dei denti, fare gli esercizi ginnici con gli strumenti di Monika Sport, o tutte quelle altre cose che alle televendite ti dicono di fare davanti alla TV. E va  a finire che non ti siedi più davanti alla TV per rilassarti.
E poi io la TV non la guardo.

Per non parlare di quando il dentista mi dice che questa cosa deve diventare una mia sana abitudine, un rito quotidiano. Una volta gli ho risposto che avevo già tante incombenze di questo tipo: dire le preghiere, fare gli esercizi di logopedia per dire la ř, camminare almeno tre chilometri, esercitarmi con la tromba, masticare almeno 33 volte…
Se dovessi dar retta a tutti diventerei matto.

Ma soprattutto, il problema principale che secondo me affligge l’umanità e l’ostacola nell’igiene orale è il gusto del dentifricio.  Il dentista mi rompe il cazzo perché devo lavarmi i denti dopo mangiato. Ma io un pasto lo finisco con un caffè. E l’idea di mischiare il gusto del dentifricio col sapore di caffè che ho in bocca mi fa vomitare.
Io consiglierei alle aziende di produrre un dentifricio al gusto caffè. Magari anche un colluttorio.

Barzelletta cambiata

July 30th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in chicche

Ieri la mia genitrice mi ha raccontato una barzelletta. Però aveva un finale banale e scontato. Allora le ho cambiato il finale. E così a me fa molto ridere. Sto ridendo ancora adesso. Però bisogna essere in grado di recitarla bene.

C’è una mamma con tre figli, e il più grande le chiede:

- mamma, mamma, come sono nato io?

- Caro Franchino, un giorno ero in giardino, è arrivata una cicogna con un fagotto e me l’ha deposto ai piedi. Ho guardato dento e… sopresa, c’era un bel bambino. Ed eri tu!

- oooohhhh!

La seconda, Giuditta, allora chiede alla mamma

- mamma mamma mamma, e io, dimmi, e io como sono nata?

- Mia cara Giuditta, ero in terrazza a meditare quando una colomba è arrivata con una cesta. E pensa, c’era una bella copertina rosa. Dev’essere una bambina, ho pensato. E infatti eri tu!

- OOOOOhhhh!

E allora in terzo figlio, Ubaldo chiede

- mamma mamma, e io come sono nato?

- Io e tu papà abbiamo scopato.

Come in un film di ic-cock

July 29th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in chicche

Prima ho chiamato la TIM perché non riuscivo a madare SMS. Innanzitutto mi sono dovuto sorbire tutte le voci e sottovoci del menù raccontate da una tizia che parlava come se avesse un dildo tra le gambe, e alla fine sono arrivato all’opzione parla con un operatore.

Nel frattempo ho scoperto tutte le promozioni che la TIM ha creato da quando sono andato all’estero. Tutte con nomi improponibili tipo “carta cip fast”, promozione “frik n frostin”. Ma una marea sono.
Una volta c’era la promozione per mandare i messaggi gratis a Natale e d’estate e basta.

Poi finalmente mi ha risposto un operatore.
Gli spiego che non riesco a mandare SMS. E lui ansima. Proprio così, si sentiva il rumore del respiro, come quando hai il microfono senza antivento e ci respire a due cm dal volto. Non diceva niente, ansimava. Allora gli faccio “Pronto?”  e lui “Sì, mi dica”. Io: “Non riesco a mandare SMS, mi fallisce l’invio”. “Ah, non riesce a mandare SMS? Aspetti”.

E continua ad ansimare. Non si sente nemmeno il ticchettio sulla tastiera. Si sente solo il suo respiro. Dopo un minuto abbondante “Mi ripete il problema che non la sentivo bene in cuffia?”. E  che? mi prendi per il culo?  Se non hai capito cosa hai passato a fare un minuto ansimando? E poi avevi capito il problema, l’hai anche ripetuto. Niente, ripeto che non posso mandare gli SMS. Lui continua ad ansimare. Poi riusciamo a sbloccare la situazione.

Ma questa cosa mi ha inquietato. Sentire la voce ansimante di quell’operatore mi faceva sentire in un film di ic-cock. O forse in un altro genere di film.
Magari si stava solo facendo una sega.

E via un altro

July 29th, 2010 by mattia | No Comments | Filed in bufale, perle giornalistiche

Dopo l’articolo col campo elettrico misurato in volt/m^2 o in volt e le parabole rettangolari, Famiglia Cristiana questo numero cade con molta più colpa.

Numero 31/2010, Pagina 7. Viene riportata pari pari (giusto un po’ accorciata) la bufala dell’emendamento salva pedofili. Non solo pubblicano le bufale, ma lo fanno anche in ritardo. L’Espresso almeno aveva avuto un po’ di tempismo.

Ho già scritto un’email al direttore e curatore della rubrica delle lettere don Antonio Sciortino. Vediamo cosa risponde.

La cosa curiosa è che giusto poche pagine prima di questa bufala c’era un editoriale contro il rincaro dei costi per la spedizione delle riviste come FC. E via con tutti i discorsi sul bavaglio, con le riviste definite ultimi baluardi a difesa della libertà di pensiero.

Io penso solo che il bavaglio questa gente se lo stia mettendo da sola. Perché dopo aver letto questa stupidaggine a pagina 7, ho chiuso la rivista. Non merita di essere letta.
Cari giornalisti, prima di parlare di bavaglio, iniziate a dire cose che meritano di essere ascoltate. Ché contro il bavaglio a chi pubblica queste bufale nessuno sente la voglia di lottare.

Le note spese, Vilma Mayerova e Sircana

July 29th, 2010 by mattia | 13 Comments | Filed in riflessioni

La scorsa settimana stavo facendo la nota spese per il viaggio in Turchia. Alla mia facoltà funziona che ti dànno la diaria, che è suddivisa in un fisso al giorno più contributi fissi per colazione/pranzo/cena. Se tu ricevi colazione o pranzo o cena dall’albergo o dalla conferenza, devi dichiaralo, in modo che ti tolgono qualla parte di diaria. Perché non ha senso che la facoltà ti paga l’albergo con la colazione inclusa e ti prendi i soldi un’altra volta per la colazione.
E niente, c’è questo software java connesso al database della facoltà, dove tu clicchi sulle caselle di pranzo e cena, scrivi tutti i dati del viaggio, e poi stampi le cose e porti in amministrazione.

Io avevo dichiarato di aver ricevuto il pranzo sull’aereo, non chiedendo la diaria per quel pranzo. Però in amministrazione mi hanno rotto il cazzo perché quello non conta e dovevo prendere quei soldi. E io li ho avvisati: se un giorno divento deputato e qualcuno viene a rompermi dicendo che ho gonfiato le note spese reclamando la diaria per il pranzo che in realtà avevo già ricevuto sull’aereo, ve la grattate voi la faccenda.

Per dire, io c’ho la fissazione di fare le cose correttamente. Perché dubito che diventerò mai deputato, ma non si sa mai. E allora è sempre meglio essere corretti alla virgola, che così non hai da temere che venga un giornalista della fazione a te avversa a rivangare cose per danneggiare la tua immagine.

Mi veniva in mente leggendo questo pezzo di Gilioli, dove si domanda se i deputati ribelli del Pdl abbiano la forza di tenere la posizione, quando i giornali di famiglia si scateneranno cercando ogni appiglio (dal canone Rai ai contributi della serva) per sputtanarli.

E non dare questi appigli? Non sarebbe male come soluzione.

Dicono che scavando trovano sempre qualcosa, o al massimo la inventano (vedi caso Boffo).

Ora, facciamo un bel distinguo. Perché un conto è scandalizzarsi se uno non paga i bolli alla serva. Ma il  resto, gli scandali montati sul nulla, sono scandalo solo perché la gente vuole che lo siano.

Ieri sera blob rimandava il caso Sircana, il deputato del PD che fu fotografato mentre parlava con un transessuale. Non l’hanno fotografato mentre ci faceva il piciu paciu, ci stava solo parlando. Però fece scandalo. Ripensandoci: perché?

Una volta, forse già lo raccontavo, stavo andando dalla stazione di Bergamo verso la val Seriana. Tanti anni fa, quando non c’erano i navigatori satellitari. E persomi in una via poco dopo la stazione mi sono fermato in uno spiazzo per controllare la cartina. Senza accorgermi che era il luogo di lavoro di una pelanda. E se fossi stato un deputato magari avrei avuto dietro un fotografo che mi fotografava. Ma poi uno si chiede, cosa c’è di male a chiedere un’informazione a una pelanda?
O come quella volta che una mia amica mi ha invitato a una gita in battello sulla Moldava, dove cantavano le drag queen (e la mitica Vilma Mayerova), che penso alle ipotetiche intercettazioni (se mai il mio telefono fosse sotto controllo): Oh, Mattia, ma allora vieni in battello coi trans? Ma poi pensi, che c’è da scandalizzarsi nel senti cantare una drag queen (più che altro io mi scandalizzerei per la mancanza di buon gusto, visto che ste/sti qui hanno fatto tutto lo spettacolo in playback, davvero squallido, l’unica a cantare dal vivo è stata Vilma Mayerova, il mito. Però almeno mi  sono gustato una gita di 5 ore sulla Moldava, in mezzo alla natura, insomma non ho buttato via i soldi).

E la stessa cosa vale per alcune inchieste dove senti dire che il tal politico “frequentava” il tal malfattore. E come sapeva a non conoscere la gente che frequentava? E come fa un politico a frequentare certa gentaglia?
Oh, ragazzi miei, ognuno frequenta chi cazzo gli pare, anche dei delinquenti. Se questa frequentazione è finalizzata a commettere crimini la condanni, o meglio, condanni i crimini. Altrimenti ti fai i cazzi tuoi, e lasci la libertà alla gente di frequentare chi vuole.

In questi atteggiamenti la chiave è la cultura del sospetto: se frequenti un delinquente sei anche tu un delinquente, se frequenti della gente transessuale sei un amante dei travoni…
Troppa fatica pensare che c’è gente che è capace di frequentare tutte le tipologie di persone, senza prima interrogarsi se sono degne di rivolgerti la parola, o se invece devi scappare appena ti salutano altrimenti chissà cosa pensa la gente se parli con uno così.
Forse è un atteggiamento figlio di quando la mamma controllava chi erano le tue frequentazioni e ti diceva di non andare con quelli di quella compagnia che sono criminali, e dopo ti traviano e finisci che ti droghi e vai a suonare i campanelli o mettere i raudi nella merda pure tu.
E vabbe’, sto discorso regge quando hai quindici anni. Ma fare le pulci sulle frequentazioni di un quarantenne è ridicolo. Uno si aspetta che passati i vent’anni le persone siano capaci di frequentare altre persone senza lo spirito di emulazione o integrazione di quando sei un quindicenne.

E dietro questo atteggiamento c’è anche una sorta di divisione in caste della società, per cui la gente che appartiene a certe categorie deve relazionarsi solo con gente della sua categoria.
Boh, io mi sento molto più a mio agio frequentando gente come il Rettore della mia Università o quelli del Wolkrovka, passando da un ricevimento all’arcivescovado di Praga a una gita in barca con le drag queen.
E non mi sembra di fare niente di speciale. Al massimo quelli che fanno qualcosa di anomalo sono quelli che stanno lontati da posti e situazioni perché altrimenti cosa pensa la gente o perché non sono posti per gente come loro.

Ad ogni modo, tutto questo era per dire che se la gente, i lettori dei giornali e la gente che guarda il TG, la smettesse con la cultura del sospetto, la smettesse di trarre conclusioni indibite, la smettesse di dividere la società in caste dove quelli di un livello non devono nemmeno parlare con quelli di un altra casta allora questi giornalisti al guinzaglio del potente di punto avrebbero le armi spuntate.
Se, alla pubblicazione di una foto di Sircana che parla con un trans, la gente rispondesse con un ehmbe’, i giornalisti in vena di sputtanamento gratuito sarebbero fermati sul nascere.

Trasmettere immagini nel 1939

July 29th, 2010 by mattia | 6 Comments | Filed in chicche

Nel leggere il faldone di Marzo 1939 del Corriere della Sera mi sono imbattuto in questa immagine. I “carri armati” nazisti sostano nella piazza davanti al castello di Praga, dopo l’invasione della Boemia.

Quello che mi ha incuriosito è che la foto è stata pubblicata il giorno seguente l’avvenimento.
Mi ha incuriosito perché mi sono chiesto come fosse possibile trasmettere immagini a distanza in un così breve tempo nel 1939.

Non  è banale. Molti anni fa dovetti trasmettere un foto a una redazione romana e siccome non c’era internet all’epoca (ok, c’era ma la sua diffusione era ridicola, sarebbe partita circa un anno dopo l’epoca dei cd io IOL con 10 ore di collegamento internet allegati ai mensili di informatica) la foto viaggiò da Lecco a Roma con un corriere espresso (si vede che era un loro metodo standard perché avevano un contratto per cui mandavano a ritirare il materiale con pagamento del destinatario grazie a un accordo con quel corriere). All’epoca le immagini si mandavano col fax, ma il fax a colori non c’era, e allora l’unico modo per mandare un’immagine a colori da Lecco a Roma era usare un corriere. Negli anni ’90.

Allora uno si pone anche legittimamente dei dubbi su come potessero trasmettere foto con alta qualità da Praga a Milano in poche ore (considerando il tempo per sviluppare le foto e il fatto che le rotative chiudevano presto).

L’unica possibilità che mi  è venuta in mente è una specie di antenato del fax, magari trasmesso via radio, con qualità superiore al fax commerciale che conosciamo oggi. Un trasmettitore di immagini estremamente professionale insomma, e non commerciale. Però se qualcuno ha i dettagli tecnici su come fosse possibile trasmettere immagini negli anni 30, me lo faccia sapere.

I giornali sono sempre gli stessi

July 28th, 2010 by mattia | 5 Comments | Filed in chicche, perle giornalistiche

In questi giorni sto assiduamente frequentando la Biblioteca civica di Lecco, in quanto mi sto documentando per un progetto. Così passo delle ore a fotografare articoli di giornale vecchi (Dio benedica le fotocamere, quanto avrei speso altrimenti in fotocopie?).

Ad ogni modo, ogni tanto mi cade l’occhio su articolo OT rispetto al progetto, e mi sono reso conto che in effetti i giornali hanno sempre avuto i problemi che hanno ora. Proprio gli stessi identici problemi di oggi. Non è che sono degenerati col tempo, sono sempre stati così.

Ad esempio, nel faldone del Corriere della Sera – Marzo 1939 segnalo queste perle:

1) Unità di misura usate alla cazzo

2) Sensazionalismo da extraterrestri

3) L’ultima moda del momento dall’America

4) Viale Padova che dà sempre problemi


5) L’articolo sulla primavera/estate stile studio aperto e il caldo killer

6) La  leccata di culo verso chi comanda in quel momento

7) E per finire l’articolo stile colonnina di destra di repubblica.it

Che tra l’altro si usa dire  che se un cane morde un uomo non è una notizia ma se l’uomo morde lo è. Forse che tutto è nato da questo trafiletto?

Da che parte sta il problema

July 28th, 2010 by mattia | 7 Comments | Filed in editoriale

Ieri sentivo qualcuno ad un qualche TG che diceva, in buona sostanza, che una qualche istituzione avrebbe dovuto puntare i piedi per vietare alla Fiat di andare in Serbia.

E sulla base di cosa? Cioè, se io voglio investire nel paese G anziché nel paese H, con che strumenti mi puoi vietare di farlo?

È come imporre alla casalinga che va al supermercato di comprare in prodotto K anziché il prodotto S. Cioè, puoi farlo, va lì agli scaffali e appena la casalinga prende una confezione di S tu le tiri una randellata sui denti e la obblighi a prendere K.

Perché noi vogliamo la libertà di comprare i prodotti che vogliamo, però non lasciamo alle aziende la libertà di produrli dove vogliono. Vogliamo che costino poco, ma poi non vogliamo che le aziende si trasferiscano dove costa poco produrli.

Non nascondiamoci dietro a un dito: se conviene di più produrre una cosa in un luogo G rispetto al luogo H, prima o poi si sposta, non c’è santo che tenga. Sperare che resti per carità si patria è come sperare che la massaia compri il prodotto K al posto del prodotto S anche se costa il doppio. Nei processi economici, come nella fisica, non puoi mica aspeettarti che il sistema vada nel senso opposto al punto di minima energia.

Poi dicono che la Fiat ha ricevuto valanghe di soldi dal governo italiano e quindi deve rimanere. Giusto, ma allora non ti devi incazzare con la Fiat. Incazzati piuttosto con i governi l’hanno coperta di denaro senza prevedere gli strumenti giuridici per obbligarla a restituire una contropartita in termini di occupazione. Ma se sei così scemo da dare i soldi e poi dire fa’ quel cazzo che ti pare, mi sembra che il problema sia tuo, non di chi riceve i soldi.

Due più due fa banane

July 28th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in ignoranza

Mentre tornavo a Lecco, venerdì scorso, ascoltavo il podcast di una trasmissione in cui un tizio diceva che quando fai narrazione due più due fa banane, se lo vuole il narratore.
A me è piaciuta molto questa cosa.

Solo che c’è della gente che poi la prende sul serio e il due più due che fa banane lo usa anche in altri campi.

Mi riferisco all’articolo di Delia Parrinello su Famiglia Cristiana 30/2010 intitolato “Niscemi sfida l’America“. Articolo dove vengono riportate acriticamente le teorie di quelli che si oppongono al MUOS e che non sanno usare google maps. Ma vabbe’, la storia del Davide contro il Golia fa sempre presa, e chi ha tempo di approfondire la vicenda?

Nell’articolo ci sono delle graziose perle come questa

Un collegamento satellitare universale per assicurare (con parabole di 60 metri per 150) un quarto di tutte le comunicazioni del globo.

Al massimo un quarto delle comunicazioni del MUOS (che avrà appunto 4 centri), non del globo (ROTFL). Ma poi, cosa cazzo vuole dire una parabola di 60 metri per 150? Ma sta tizia sa cos’è una parabola? A livello matematico dico (a parte che essendo FC si potrebbero fare facili battute).

Ma tralasciando pure queste cose, ho emesso un alto grido di dolore quando ho letto queste frasi:

Ho commissionato uno studio dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, e i risultati sulle 41 antenne hanno sfiorato i limiti di legge per l’esposizione ai campi elettromagnetici, limiti che vengono misutati in 6 volt al metro quadro. Successivamente la soglia dei 6 volt è stata superata e ho scritto agli americani “Fate qualcosa, fermatevi”.

Ora, la Parrinello riporta le parole del Sindaco, quindi non si sa se l’autore di questo orrore sia il Sindaco o la giornalista che ha riportato male le parole. Chiunque sia stato, picchi la testa contro la lavagna e scriva cento volte “Il campo elettrico si misura in volt/metro non in volt al metro quadro né in volt“.

Altrimenti quando integri il campo elettrico tra due punti cosa ottieni? Una tensione in volt·metro? Un po’ di buon senso!

[ora puoi mettere qui una serie di parolacce che non scrivo per decenza, ma che davvero mi vengono da dire dopo aver letto una cosa del genere].

Ma poi, anche dal punto di vista grammaticale: “limiti che vengono misurati“, un limite non lo misuri, al massimo lo decidi, lo stabilisci, lo imponi…