C’è gente in giro che si chiede se è il 25 o il 26 Aprile che si festeggia. Nel senso che il 25 Aprile fai la commemorazione seria, e il 26 invece ti stinchi di birra ruttando “Fanculo al duce” (e pensare che la mia bisnonna gli recitava il requiem tutti i giorni).
A Praga, per tagliare la testa al toro, l’ANPI festeggia il 25 Aprile, il 26. Perché ovvio, se il 25 Aprile cade di domenica, consentendo a tutti di partecipare, loro devono per forza spostare i festeggiamenti a Lunedì, e alle 17.30, così da rendere la vita quanto più difficile alla gente che lavora.
Fatto sta che sono riuscito ad andare alla commemorazione del 25 Aprile, il 26 Aprile, all’Istituto italiano di Cultura (per intederci, un edificio coi controcazzi a Mala Strana, e in territorio extraterritoriale, visto che c’è scritto ambasciata d’italia all’ingresso).
Doveva esserci la proiezione del film Il partigiano Johnny. In realtà mi sono dovuto sorbire un’ora e mezzo di discorsi e di rinfresco, prima che iniziassero le proiezioni. Che poi, da volpi quali sono, hanno proiettato prima i commenti del regista al film: uno dice, dureranno 10 minuti. Dopo 40 minuti c’era ancora la voce del regista che rompeva il cazzo e la gente che voleva vedere il film. Ma vabbe’.
Tornando ai discorsi di rito: c’è stato il delegato dell’ambasciatore, il direttore di Terezin e poi un partigiano ceco. Un tizio che ha ricordato di quando faceva il liceo e il professore li aveva organizzati per fare la resistenza ai nazisti, solo che la Gestapo li aveva beccati e li ha deportati. Ora, mi dispiace per il tipo che è stato deportato, però dobbiamo essere onesti: i cechi la resistenza non l’hanno mai fatta. Ma proprio mai, nella loro storia. Quando Hitler ha detto “mi prendi i sudeti altrimenti bombardo Praga”, gli hanno risposto “ok, prenditi i sudeti basta che ci lasci in pace”. E pochi mesi dopo di è preso tutta la Boemia, senza che facessero nemmeno finta di opporsi. Sembra che siano andati direttamente ad aprirgli le sbarre al confine. Una volta che si instaurò il protettorato di Boemia sotto il dominio nazista, di resistenza non si vide nemmeno l’ombra. Sì, hanno fatto fuori Heydrich ma poi è finita tutta lì. Questione di una manciata di persone: la gente subiva e basta. Hanno dovuto aspettare i russi da est e gli alleati da ovest per essere liberati.
Tu puoi fare tutta l’apologia che vuoi del tizio che è stato deportato perché voleva fare il partigiano, ma non puoi dire che ci sia stata una resistenza ceca, perché è una puttanata storica. I cechi hanno sempre subito: con i tedeschi prima, e coi carri armati russi del 68 poi. Forse perché sono un popolo pacifico, o forse perché sono disfattisti a priori. E non che li si debba necessariamente criticare: Praga è rimasta indenne dai bombardamenti anche perché quando Hitler ha voluto la Boemia, l’ha ottenuta senza sparare un colpo. Puoi decidere che hanno fatto male o bene ad essere così passivi: ma non puoi dire che ci sia stata una resistenza ceca.
Allora capisci qual è il problema del 25 (o 26 Aprile): la miticizzazione. Si deve per forza trovare un eroe, dei valorosi da esaltare. Anche se non ci sono. Perché diventa quasi una religione, e la religione ha bisogno dei suoi dei, delle sue storie eroiche e mitiche da tramandare.
È un po’ come quella volta che ti scopi una figa (nel senso, una di quelle proprio belle, non come le cozze che ti scopi di solito): il giorno dopo stai lì a raccontare i dettagli più inverosimili della tua conquista, quando invece lei te l’ha smollata perché era mezza ubriaca e tu sei durato 3 minuti e mezzo. Vabbe’, non c’è bisogno che ti inventi chissà cosa, puoi anche dire che te l’ha data perché era ubriaca e tu sei venuto in un lampo. Va bene allo stesso, non devi creare un mito dell’avvenimento.
E lo stesso vale per la resistenza italiana. La mia bisnonna ha recitato il requiem a Mussolini finché è morta perché gli aveva messo la pensione. E credete che ella sia scesa in campo coi partigiani? Adesso te la raccontano che l’italia si è liberata dal nazifascismo come se tutti combattessero contro il regime. I partigiani erano pochi illuminati che avevano una visione più larga degli avvenimenti e capivano che si doveva combattere contro il nazifascismo. Ma vi assicuro che alla mia bisnonna e a tanta altra gente in campagna il duce e il re continuavano ad andare bene. Ecco, non è necessario inventarsi una sollevazione popolare che non è esistita: dimmi chiaramente che i partigiani erano un movimento di parte (surprise! come si chiamavano?), e che fortunatamente hanno vinto. Non è necessario inventarsi un’aura di santità attorno ai partigiani, trasformandoli in eroi che non sbagliano mai, tipo superman.
Mi devi dire che combattevano il nazifascismo (alcuni più e alcuni meno consapevolmente) e ciò è cosa nobile, ma non è che questo li fa cadere dalla parte della ragione automaticamente. Altrimenti diventa divinizzazione, diventa creazione del mito, non storia.
Il pericolo di chi vede una cosa buona e invece di considerarla semplicemente una cosa buona, la divinizza, è che perde obiettività di giudizio. L’ultimo intervento è toccato a un tizio della sezione ceca dell’ANPI (che ho da tempo nel mio fantamorto).
Invece di fare un discorso sulla resistenza si è messo a fare un comizio politico, e non so come ha fatto la gente a non ridergli in faccia (ad esempio, l’acqua pubblica è cosa buona e giusta, ma che cazzo c’entra con i partigiani?). Nel suo comizio ha esaltato la costituzione repubblicana negando che fosse stata un compromesso.
Un’altra forma di miticizzazione, questa volta della costituzione (vittima forse di alcuni rincoglioniti che paragonano la costituzione alla Bibbia). La costituzione è stata approvata da una maggioranza bulgara nella costituente proprio perché era un compromesso. Si doveva ricostruire uno stato e non era mica chiaro che forma avrebbe avuto, e nemmeno da che parte sarebbe stato. Per una volta i partiti, invece di litigare per imporre di peso la propria visione politica della società, hanno collaborato per portare a casa un testo che andasse bene per tutti, in modo che non ripartissero altre lacerazioni nella società e si potesse iniziare a costruire smettendo di combattere. Cosa saggia e sensata, ma a casa mia si chiama compromesso.
Basterebbe darsi una lettura alla bozza di costituzione del 31 gennaio 1947 e il suo testo finale. Ad esempio come cambia l’art. 5 della prima e gli articoli 7 ed 8 della seconda. Per dire. Oppure come cambia l’art.43 della bozza con l’art. 46 del testo finale. Anche il fondata sul lavoro mica c’era nella bozza: lo hanno aggiunto dopo. Altro che Bibbia.
Il compromesso è limpido: sia quello per arrivare alla bozza che quello per modificarla. Solo un ignorante lo può negare.
Ma io non è che mi aspetto molto di più da questo tizio: uno che lo scorso anno andava in giro a strillare ai quattro venti di presunte irregolarità nel voto all’estero per le europee. Peccato che non c’era stata nessuna irregolarità, era solo lui che dimostrava tutta la sua ignoranza giuridica: bastala leggere la legge elettorale per capire che era tutto regolare. Uno che quando gli spieghi che la legge dice così e che ha preso un granchio ti insulta e quando l’ambasciata conferma che è stata eseguita la legge alla lettera, pesta i piedi come un bambino piuttosto che ammettere la sua infinita ignoranza giuridica. Da uno così non posso mica aspettarmi che la legga la costituzione. O un libro di storia.
