Archive for April, 2010

Quando gioco a fare lo straniero

April 30th, 2010 by mattia | 7 Comments | Filed in ignoranza

Questa vicenda, capitata a Yoon C. Joyce vale la pena di essere letta. Compresa la risposta dalla Sacbo, la società che gestisce l’aeroporto di Orio al Serio.

Chi abbia ragione, non lo so. Ma di sicuro quando leggo la replica della Sacbo che parla di “consueta professionalità ed educazione” del loro personale, non posso stare zitto.

Professionalità ed educazione, col personale di Orio al Serio non c’entrano niente. E vi racconto quello che mi è capitato in quell’aeroporto, dove ormai sono di casa.

Dovete sapere che io faccio spesso il gioco di essere straniero: faccio finta di non parlare italiano, per vedere come se la cavano con l’inglese gli addetti a vari servizi (biglietterie, negozi, aeroporti) in italia. È un bel gioco, anche perché ti consente di capire come viene servito uno straniero. E fortunatamente ho una pronuncia inglese abbastanza buona per non essere scoperto.

A Orio, ve lo assicuro, se ne vedono delle belle. Gli addetti ai controlli di sicurrezza spesso non sanno dire due parole in inglese. I più bravi hanno memorizzato delle parole (non delle frasi) ricorrenti: perciò ti senti questi addetti che per dirti di accendere il computer (pratica in uso solo in questo aeroporto) ti dicono “COMPUTER, ON!”. Se gli chiedi “I run out of battery: could you be so kind to tell me where I can find a plug for my laptop?” ti rispondono “COMPUTER, ON!”.

Per dire quanto sono professionali.

Sull’educazione poi, apriamo un capitolo a parte.

Il giorno di Pasqua 2009 stavo tornando a Praga: prima dei metal detector mi controllano la carta d’imbarco e i documenti:

Io: Good evening, sir.
Addetto: Good evening.
L’addetto apre il passaporto
Addetto: Ah, you italian!
Io: unfortunately.
Addetto: come unfortunately? Questo…. hop
E mima il gesto di buttare via il passaporto, sghignazzando.
Io: I beg your pardon?
Con la faccia che diceva “come cazzo ti permetti, coglione”.

Talmente educato e professionale che non si è reso conto di quanto sia maleducato mimare il gesto di buttare via un passaporto, in quanto insulto a una persona e alla sua identità. Oltre al fatto che non sapeva dire “buttare” in inglese.

Arrivato ai controlli di sicurezza ho qualche problema, perché non vogliono farmi passare con la Pomlazka, che dovevo usare il giorno dopo (per inciso, l’anno prima mi ero imbarcato senza problemi a Praga con una Pomlazka simile).
Inizio a questionare chiedendo il motivo per cui una Pomlazka è proibita e una cinghia dei pantaloni, ben più pericolosa, no.
Allora chiamano quello che parla inglese. Per modo di dire (gli suggerivo io le parole).
La discussione prosegue finché chiedo che venga la polizia, visto che questi sono civili: il primo poliziotto è uno che mi fa “te, ma pota, va che io parlo bergamasco“. Il secondo poliziotto – di origini non orobiche – due frasi in inglese me le sapeva dire (ma sui poliziotti non risponde Sacbo, giusto).
A un certo punto della discussione mi si avvicina il tizio civile dei controlli di sicurezza, quello che “parla inglese” e mi dice a bassa voce, puntando l’indice: “tu cretino”. Senza neanche il verbo, proprio così “tu cretino”, come se stesse parlando a un bingo bongo.
Allora chiamo i poliziotti chiedendo che venga identificato per poterlo denunciare. E magicamente sparisce nel nulla.
Tanto educato e professionale da insultare un passeggero straniero, quanto cagainbraga da scappare per non essere identificato.

Capite allora che quando uno legge di “consueta professionalità ed educazione”, si senta preso un po’ anche per il culo.

Io lo suggerisco a tutti: fate il gioco dello straniero, e scoprirete tante cose interessanti.

Domanda

April 30th, 2010 by mattia | 13 Comments | Filed in chicche, riflessioni

Questa è una cosa che mi domando dal lontano 2003, quando andai nel Regno Unito per la prima volta.

Come mai in italia la croce celtica crea scandalo, mentre nel Regno Unito è raffigurata pure sulle monete?

Adesso mi sono rotto un po’ anche le scatole.

April 29th, 2010 by mattia | 5 Comments | Filed in bufale, ignoranza, nyquist, shannon

C’è una massa di persone convinte che il teorema del campionamento imponga una frequenza di campionamento maggiore o uguale al doppio della frequenza massima del segnale.

Tra i miei studenti ne ho tanti che pensano questa stronzata. E magari tornano dopo mesi che sono tornati nel loro paese a scriverti dicendoti che è come dicono loro.

Siccome mi sono anche rotto le balle di continuare a convincere la gente di questa cosa, do la dimostrazione qua, e finiamo una volta per tutte.

Il teorema del campionamento dice che devi campionare con una frequenza maggiore del doppio della frequenza massima del segnale. L’aggiunta “o uguale” è stata messa da qualche asino.

E il fatto che una frequenza uguale al doppio della frequenza massima non è sufficiente si dimostra in due secondi.

Prendiamo un segnale y facile facile

y=sen (ωt),

dove ω=2πf
e f=1 Hz.

Questa la sua rappresentazione:

La sua frequenza massima è 1 Hz (che poi è anche l’unica).
Bene, campioniamolo con frequenza esattamente uguale al doppio della sua frequenza massima, ossia 2 Hz.

Ora, togliamo il segnale e lasciamo i punti che abbiamo campionato:

Ecco, qualsiasi persona che mi dice di essere in grado di ricavare la il segnale originario da questi punti è un pirla. Perché ci sono infinite sinusoidi che passano per questi punti.

Semplicemente manca un parametro e il sistema prevede infinite soluzioni.

Siccome basta un controesempio per far cadere un teorema, è provato che una frequenza doppia a quella massima del segnale NON basta per campionare un segnale senza andare in aliasing.

E questa era la dimostrazione for dummies.

Se volete una dimostrazione più formale, è presto data:

Un seno, nota la sua frequenza, è univocamente identificato da due componenti: ampiezza, fase. Quindi se in segnale hai N frequenze hai bisogno di campionare 2N punti, in modo da aver equazioni sufficienti nel sistema. Solo che in mezzo hai anche, sorpresa, la frequenza=0. Siccome la frequenza è solo una costante, quindi non ti servono due componenti per identificarla ma solo una, ossia il valor medio del segnale.
Quindi, ricapitolando ti servono 2 campioni per ognuna delle N frequenze, più un campione per il vaore medio. Risultato, ti servono 2N+1 campioni. E l’unico modo per ottererli è campionare ad una frequenza strettamente superiore alla frequenza massima di campionamento.

Il prossimo che mi cita link di wikipedia con scritte la stronzata del maggiore o uguale lo mando direttamente a fare in culo.

Di divieti e spazi appositi

April 29th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in riflessioni

Riflettevo sul fatto che il fumo dà fastidio a molte persone. Allora la società ha stabilito che non sta bene fumare davanti alla gente e obbligarli a respirare il fumo.
Però hanno fatto delle aree dove tu puoi andare a fumare. Tipo all’aeroporto di Madrid è pieno di questa cabine di plexiglass di 10 metri quadri con a nuvola dentro (forse che in Spagna si fuma come turchi?).

Io non fumo, però ho un’altra esigenza: emetto numerose e fastidiose fautolenze. Anche queste mi dicono che non va bene farle davanti alle persone, ché danno fastidio. Però  non mi fanno gli spazi appositi per scoreggiare.
Anche quando vado al bagno della facoltà, se emetto una flautolenza mi guardano male.
E comunque devi andare lì a pisciare se vuoi nel frattempo scoreggiare. Non è che entri nel cesso guardi il soffitto fischiettando una canzone di De André, scoreggi ed esci. Devi per forza entrare ai servizi per fare altro (e se non ti scappa devi fare finta) se vuoi scoreggiare al cesso.

E allora dico, perché cavolo ci obbligano a questa vita d’inferno, che devi tenerti tutto dentro, e poi ogni volta che vuoi liberare i tuoi gas devi guardardi intorno con circospezione per controllare che non ci sia nesuno?

Che vengano aperte delle zone per scoreggioni, dove le persone possono andare a fare la pausa caffè, emettendo tutte le flautolenze che vogliono senza che nessuno li guardi come se avessero fatto un delitto, o con quel fastidioso risolino.

Idee

April 29th, 2010 by mattia | Comments Off | Filed in riflessioni

Non riesco a capire perché la gente delle volte ti chiede “ma come fanno a venirti certe idee”. E che cazzo ne so, sono un ingegnere, non un neurologo. Per capire come vengono le idee dovrei mettermi a studiare per conto mio un po’ di neurologia, e poi non sono neanche sicuro che lo sappiano i neurologi come funzionano questi meccanismi nella testa.
Ad ogni modo non ho voglia di studiare neurologia, quindi non chiedetemi più come fanno a venirmi certe idee.

Che si attacchi, la SIAE

April 29th, 2010 by mattia | 10 Comments | Filed in copyright, i cechi non osano sedersi in tram, riflessioni

Lo scorso avevo conosciuto un tizio americano che abita a Praga, e che fa musica. E tutti quelli che fanno musica, dopo due minuti che ti conoscono tirano fuori il loro CD dalla saccoccia (che poi mi chiedo come fanno a tenercelo, un CD nella saccoccia) e te lo fanno vedere. Probabilmente significa te, guarda che non sono mica uno sfigato, ho fatto anche un CD.

Ad ogni modo, il tizio mi spiegava che negli U.S. of A. se tu fai un CD puoi andare sul sito dell’ufficio governativo del copyright, uploadare le canzoni, e hai registrato il tuo lavoro.

Un paio di mesi dopo dovevo registrare questa graziosa composizione di parole. Non che temessi alcunché, ma è sempre meglio tutelarsi. Allora sono andato sul sito, ho caricato il pdf, ho pagato 50 dollari con la carta di credito (mica con degli ottocenteschi bollettini postali) e mi sono garantito i copyright su quelle parole messe in fila.

Senza muovermi da casa.

Due giorni fa mi hanno pure mandato un certificato del copyright via posta, un certificato proprio bello, con simbolone dell’ufficio del copyright.
(In realtà me ne hanno mandati due nella stessa busta. L’altro è di un tale Zuleika Lebro, in arte Chantal, che ha scritto “El quincallero y su quincalla”.  Mi sto ancora domandando perché).

Quando penso a quelle cose brutte come la SIAE.

Piesse: sì, tale copyright vale in tutti i paesi aderenti alla convenzione di Berna, praticamente quasi tutto il mondo.

Since 1994

April 28th, 2010 by mattia | 7 Comments | Filed in bufale

Che questa cose delle preferenze e dei candidati non eletti ma nominati sia una bufala, io la dico da tempo. Ma la gente è più impegnata a ripetere le cose a pappagallo (il pensiero a comando) piuttosto che a riflettere.

Così ti trovi ancora quelli che ti dicono che il porcellum ti ha tolto la preferenza. Memoria troppo corta per ricordarsi che la preferenza non c’era nemmeno col mattarellum, senza che alcuno si stracciasse le vesti.

Ora certe cose, le accenna anche Sartori.

Quindi, se continuate  a non capire quello che dico io, date retta almeno a lui.
E smettetela di rompere con ‘sta storia dei parlamentari nominati, ché è dal 1994 che funziona così.

Il mio 26 Aprile

April 27th, 2010 by mattia | 4 Comments | Filed in bufale, editoriale, ignoranza, praga, repubblica ceca, Uncategorized

C’è gente in giro che si chiede se è il 25 o il 26 Aprile che si festeggia. Nel senso che il 25 Aprile fai la commemorazione seria, e il 26 invece ti stinchi di birra ruttando “Fanculo al duce” (e pensare che la mia bisnonna gli recitava il requiem tutti i giorni).

A Praga, per tagliare la testa al toro, l’ANPI festeggia il 25 Aprile, il 26. Perché ovvio, se il 25 Aprile cade di domenica, consentendo a tutti di partecipare, loro devono per forza spostare i festeggiamenti a Lunedì, e alle 17.30, così da  rendere la vita quanto più difficile alla gente che lavora.

Fatto sta che sono riuscito ad andare alla commemorazione del 25 Aprile, il 26 Aprile, all’Istituto italiano di Cultura (per intederci, un edificio coi controcazzi a Mala Strana, e in territorio extraterritoriale, visto che c’è scritto ambasciata d’italia all’ingresso).

Doveva esserci la proiezione del film Il partigiano Johnny. In realtà mi sono dovuto sorbire un’ora e mezzo di discorsi e di rinfresco, prima che iniziassero le proiezioni. Che poi, da volpi quali sono, hanno proiettato prima i commenti del regista al film: uno dice, dureranno 10 minuti. Dopo 40 minuti c’era ancora la voce del regista che rompeva il cazzo e la gente che voleva vedere il film. Ma vabbe’.

Tornando ai discorsi di rito: c’è stato il delegato dell’ambasciatore, il direttore di Terezin e poi un partigiano ceco. Un tizio che ha ricordato di quando faceva il liceo e il professore li aveva organizzati per fare la resistenza ai nazisti, solo che la Gestapo li aveva beccati e li ha deportati. Ora, mi dispiace per il tipo che è stato deportato, però dobbiamo essere onesti: i cechi la resistenza non l’hanno mai fatta. Ma proprio mai, nella loro storia. Quando Hitler ha detto “mi prendi i sudeti altrimenti bombardo Praga”, gli hanno risposto “ok, prenditi i sudeti basta che ci lasci in pace”. E pochi mesi dopo di è preso tutta la Boemia, senza che facessero nemmeno finta di opporsi. Sembra che siano andati direttamente ad aprirgli le sbarre al confine. Una volta che si instaurò il protettorato di Boemia sotto il dominio nazista, di resistenza non si vide nemmeno l’ombra. Sì, hanno fatto fuori Heydrich ma poi è finita tutta lì. Questione di una manciata di persone: la gente subiva e basta. Hanno dovuto aspettare i russi da est e gli alleati da ovest per essere liberati.
Tu puoi fare tutta l’apologia che vuoi del tizio che è stato deportato perché voleva fare il partigiano, ma non puoi dire che ci sia stata una resistenza ceca, perché è una puttanata storica. I cechi hanno sempre subito: con i tedeschi prima, e coi carri armati russi del 68 poi. Forse perché sono un popolo pacifico, o forse perché sono disfattisti a priori. E non che li si debba necessariamente criticare: Praga è rimasta indenne dai bombardamenti anche perché quando Hitler ha voluto la Boemia, l’ha ottenuta senza sparare un colpo. Puoi decidere che hanno fatto male o bene ad essere così passivi: ma non puoi dire che ci sia stata una resistenza ceca.

Allora capisci qual è il problema del 25 (o 26 Aprile): la miticizzazione. Si deve per forza trovare un eroe, dei valorosi da esaltare. Anche se non ci sono. Perché diventa quasi una religione, e la religione ha bisogno dei suoi dei, delle sue storie eroiche e mitiche da tramandare.
È un po’ come quella volta che ti scopi una figa (nel senso, una di quelle proprio belle, non come le cozze che ti scopi di solito): il giorno dopo stai lì a raccontare i dettagli più inverosimili della tua conquista, quando invece lei te l’ha smollata perché era mezza ubriaca e tu sei durato 3 minuti e mezzo. Vabbe’, non c’è bisogno che ti inventi chissà cosa, puoi anche dire che te l’ha data perché era ubriaca e tu sei venuto in un lampo. Va bene allo stesso, non devi creare un mito dell’avvenimento.

E lo stesso vale per la resistenza italiana. La mia bisnonna ha recitato il requiem a Mussolini finché è morta perché gli aveva messo la pensione. E credete che ella sia scesa in campo coi partigiani? Adesso te la raccontano che l’italia si è liberata dal nazifascismo come se tutti combattessero contro il regime. I partigiani erano pochi illuminati che avevano una visione più larga degli avvenimenti e capivano che si doveva combattere contro il nazifascismo. Ma vi assicuro che alla mia bisnonna e a tanta altra gente in campagna il duce e il re continuavano ad andare bene. Ecco, non è necessario inventarsi una sollevazione popolare che non è esistita: dimmi chiaramente che i partigiani erano un movimento di parte (surprise! come si chiamavano?), e che fortunatamente hanno vinto. Non è necessario inventarsi un’aura di santità attorno ai partigiani, trasformandoli in eroi che non sbagliano mai, tipo superman.
Mi devi dire che combattevano il nazifascismo (alcuni più e alcuni meno consapevolmente) e ciò è cosa nobile, ma non è che questo li fa cadere dalla parte della ragione automaticamente.  Altrimenti diventa divinizzazione, diventa creazione del mito, non storia.

Il pericolo di chi vede una cosa buona e invece di considerarla semplicemente una cosa buona, la divinizza, è che perde obiettività di giudizio. L’ultimo intervento è toccato a un tizio della sezione ceca dell’ANPI (che ho da tempo nel mio fantamorto).
Invece di fare un discorso sulla resistenza si è messo a fare un comizio politico, e non so come ha fatto la gente a non ridergli in faccia (ad esempio, l’acqua pubblica è cosa buona e giusta, ma che cazzo c’entra con i partigiani?). Nel suo comizio ha esaltato la costituzione repubblicana negando che fosse stata un compromesso.
Un’altra forma di miticizzazione, questa volta della costituzione (vittima forse di alcuni rincoglioniti che paragonano la costituzione alla Bibbia). La costituzione è stata approvata da una maggioranza bulgara nella costituente proprio perché era un compromesso. Si doveva ricostruire uno stato e non era mica chiaro che forma avrebbe avuto, e nemmeno da che parte sarebbe stato. Per una volta i partiti, invece di litigare per imporre di peso la propria visione politica della società, hanno collaborato per portare a casa un testo che andasse bene per tutti, in modo che non ripartissero altre lacerazioni nella società e si potesse iniziare a costruire smettendo di combattere. Cosa saggia e sensata, ma a casa mia si chiama compromesso.
Basterebbe darsi una lettura alla bozza di costituzione del 31 gennaio 1947 e il suo testo finale. Ad esempio come cambia l’art. 5 della prima e gli articoli 7 ed 8 della seconda. Per dire. Oppure come cambia l’art.43 della bozza con l’art. 46 del testo finale. Anche il fondata sul lavoro mica c’era nella bozza: lo hanno aggiunto dopo. Altro che Bibbia.
Il compromesso è limpido: sia quello per arrivare alla bozza che quello per modificarla. Solo un ignorante lo può negare.
Ma io non è che mi aspetto molto di più da questo tizio: uno che lo scorso anno andava in giro a strillare ai quattro venti di presunte irregolarità nel voto all’estero per le europee. Peccato che non c’era stata nessuna irregolarità, era solo lui che dimostrava tutta la sua ignoranza giuridica: bastala leggere la legge elettorale per capire che era tutto regolare. Uno che quando gli spieghi che la legge dice così e che ha preso un granchio ti insulta e quando l’ambasciata conferma che è stata eseguita la legge alla lettera, pesta i piedi come un bambino piuttosto che ammettere la sua infinita ignoranza giuridica. Da uno così non posso mica aspettarmi che la legga la costituzione. O un libro di storia.

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