Archive for February, 2010

Squirting e ostetriche

February 28th, 2010 by mattia | Comments Off | Filed in riflessioni

Conosco una persona un po’ strana. Strana nel senso che conosce delle cose particolari mentre ignora delle cose banali.

Ad esempio ieri ho scoperto che egli sa cos’è lo squirting, ma non ha la più pallida idea cosa cosa sia un’ostetrica. Benché l’ambito operativo sia il medesimo.

All’inizio non capivo il perché. Poi ho compreso il potere di internet nella formazione della cultura delle nuove generazioni.

Piesse: mi hanno detto, sempre ieri sera, che l’HIV si trasmette anche se del liquido vaginale finisce sui peli pubici. Qualcuno sa se questa cosa è vera? No, perché a questo punto l’unico metodo è fare come ne “Una Pallottola Spuntata”.

Due o tre cose sul voto degli italiani all’estero

February 28th, 2010 by mattia | 4 Comments | Filed in di girolamo

Il Senatore Di Girolamo sta vuotando il sacco, e pensa a dimettersi. Surreale questa intervista a repubblica, dove ammette le sue colpe. Poi, ovviamente, dice che non è lui il male assoluto, che è l’ultima ruota del carro. Una difesa di stomaco, comprensibile (chissà quanta merda si vede quando si entra in parlamento), ma che non giustifica le mostruosità che ha fatto per farsi eleggere.

Quello che però mi soddisfa è che almeno per una volta non si tenta di insabbiare. Di Girolamo non ha iniziato a dire che le intercettazioni sono state male interpretate, che il significato era un altro, che bisogna vedere il contesto della frase… Sta quasi pensando a una resa dignitosa, con le dimissioni.

Quindi sono felice che almeno per una volta uno scandalo vada a finire nel modo giusto. Dimissioni e carcere.

Subito è partita la discussione sulla riforma del voto all’estero. Necessaria, visto che il voto per corrispondenza fa acqua da tutte le parti. Tuttavia il turbinio di cazzate rotanti ha iniziato a circolare sulle bocche dei politici.

Allora, mettiamo le cose in chiaro:

1) Gli italiani che risiedono all’estero hanno diritto di voto come tutti gli altri. Non venga fuori qualche pirla a dire che siccome siamo all’estero non paghiamo le tasse non possiamo votare.
Il voto è legato alla cittadinanza, non al fatto di essere cotnribuenti o meno. Forse qualcuno si è dimenticato che il voto per censo è stato abolito da un bel pezzo, ed è stata una conquista.
Se tu dici che l’italiano all’estero non può votare perché non paga le tasse in italia, devi escludere dal voto tutti quelli che abitano in italia ma non pagano le tasse: studenti, casalinghe, lavoratori in nero, disoccupati. Ecco, togli il voto ai disoccupati, e poi vediamo quale governo si preoccuperà più di politiche per l’occupazione.

Per inciso: essere residenti all’estero non equivale a pagare tutte le tasse all’estero. Nello stato in cui risiedi paghi le tasse sul reddito che lì produci. Ma se tu vivi a Parigi, e nel contempo possiedi una cartoleria a Bergamo, il reddito prodotto dalla cartoleria lo paghi in italia. Così come il reddito su ogni proprietà che hai in italia. Quindi tu puoi vivera a Parigi e pagare un botto di tasse in italia comunque.

E ancora: tenete presente che se passa il principio che vota chi paga le tasse, Mr. B potrebbe pretendere di votare 100.000 schede anziché 1 perché paga più tasse di un operaio. Signori, la democrazia non è una S.p.A. dove entri con il tuo pacchetto di azioni nel c.d.a. “parlamento”.

2)  Nel 2008 in italia hanno votato 36.452.286 cittadini per la Camera, eleggendo 617 deputati. All’estero 1.013.086 elettori hanno eletto 12 deputati. Ciò significa che un deputato corrisponde a 59.000 elettori circa in italia e 84.000 all’estero. Quindi il mio potere di voto vale già di per sé meno all’estero.

3) Il Senatore Di Girolamo ha dovuto brigare per otterene una residenza fittizia in Belgio. Questo perché la legge prevede che i candidati all’estero debbano essere residenti all’estero. In pratica, io – residente all’estero – posso candidarmi sia all’estero che in italia. Ma tu che risiedi in italia puoi candidarti solo in italia. Questa è una evidente disparità: cari politici, se volete toglierla fate pure. Basta però che non ci riempiate le liste estere di persone che all’estero ci vanno solo a fare le ferie, basta che non ci infiliate veline sgonfiate, o amanti scaricate. Metteteci dentro gente che possa veramente rappresentare gli espatriati (anche se non necessariamente una persona che vive permanentemente all’estero).

4) Il punto dove la legge ha fallito è il voto per corrispondenza, non il voto in sé.  Che non venga in mente a nessuno di abolire del tutto il voto degli italiani all’estero, che è un diritto e deve essere facilitato dallo stato.
La soluzione c’è ed è semplicissima: si voti al consolato. Si allestiscano seggi come quelli che vengono organizzati nelle scuole italiane, con il presidente che ti identifica grazie a un documento, con le cabine che garantiscono la segretezza del voto, e tutti i crismi vari.

Si fa già così per le elezioni europee: gli italiani residenti all’estero in un paese UE votano al consolato. Si tratta solo di fare altrettanto con tutti i paesi del globo per le politiche.

Mi diranno che facendo così non voterebbe nessuno. Vero, io abito a dieci minuti dall’ambasciata italiana. Però se anche tu vivi lontano dal consolato, una volta ogni 5 anni, puoi sprecare mezza mattina, prendere la corriera e andare a votare. Se ci tieni lo fai. Dopo tutto, siamo la generazione Ryanair e ci spaventiamo per un paio di ore di viaggio per andare a votare?
E non sopo poi così sicuro che voterebbe meno gente: se fai le cose serie, e non le pagliacciate come il voto per corrispondenza, acquisici credibilità, e la gente vota di più.

Allora mi diranno che costa troppo fare i seggi in tutti i consolati. Già, anche Mussolini diceva  che le elezioni costavano troppo, meglio abolirle.
Ora, ditemi: preferite che lo stato spenda qualche decina di milioni in più per fare regolari seggi ai consolati (dove non puoi barare), oppure preferite avere un senatore eletto al parlamento con le schede comprate dalla criminalità organizzata?

Bufala dell’incompatibilità alle IENE

February 26th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in bufale, ignoranza, perle giornalistiche, politica

A me fanno girare le balle quelli che parlano di un argomento senza esserne esperti, e senza studiare.

Mi riferisco a questo servizio delle Iene, in cui accusano Pirovano di ricoprire due cariche (deputato e presidente della Provincia di Bergamo), dicendo che le due cariche sono incompatibili.

E lo fanno citanto tanto di articolo di legge. Solo che citano un articolo che non c’entra nulla. Nello specifico l’articolo 62 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 . Che dice

1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 e dall’articolo 5 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, l’accettazione della candidatura a deputato o senatore comporta, in ogni caso, per i sindaci dei comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti e per i presidenti delle province la decadenza dalle cariche elettive ricoperte.

No, dico, bastava leggere due volte l’articolo per capire che non c’entra nulla. Infatti si riferisce al caso di un sindaco o presidente di provincia che si candida alla carica di senatore o deputato. Ma proprio pochi secondi prima Roma aveva detto che Pirovano era prima diventato deputato e poi presidente di provincia.

Quindi quando ha firmato l’accettazione della candidatura a deputato mica era  presidente della provincia, quindi non poteva decadere da una carica che non aveva.

In poche parole

La legge vieta a un presidente di provincia (o un sindaco di comune con più di 20k abitanti) di diventare parlamentare. Ma non viceversa.

Quindi se tu sei deputato puoi essere eletto presidente di provincia, ma se sei presidente di provincia non puoi essere eletto deputato.

Infatti è una condizione di eleggibilità, non di incompatibilità, come dice erroneamente Roma nel servizio.

La ratio

Uno potrebbe pensare che questa legge è una minchiata. Cosa c’entra se sei stato eletto prima deputato o prima presidente di provincia? Come pensa Roma, che nel servizio dice:

“Se uno sta in Provincia come fa a stare contemporaneamente a Roma?”

No, care Iene, la ratio della norma non è questa. Anche perché non avrebbe senso: se la carica di deputato assorbisse al 100% allora si dovrebbe vietare ai deputati di svolgere anche il proprio lavoro, mentre sappiamo che molti deputati continuano ad esercitare, benché part time, la propria professione (ed è bene così, se non vogliamo dei politici di professione).

La ratio della norma è completamente diversa.

Un presidente di provincia o un sindaco di un grosso comune non può candidarsi al parlamento perché potrebbe usare la sua carica al fine di ingraziarsi gli elettori. Pensate al Sindaco di un comune come Lecco:  se una settimana prima delle elezioni abolisce i parcheggi a pagamento,  state sicuri che viene eletto deputato.

Questo ovviamente valeva molto di più prima del porcellum, quando il candidato doveva prendere dei voti su sé stesso nel proprio collegio. E un comune con 20.000  abitanti era una bella fetta di un collegio.

In pratica, le cariche monocratiche di governo degli enti locali ti consentono di prendere dei provvedimenti da solo; provvedimenti che possono essere molto efficaci per fare il demagogico con gli elettori.

Allora è bene che nessun candidato abbia questa marcia in più, ma tutti partano alla pari.

Ma allora perché il contrario non vale? Un deputato non può ingraziarsi gli elettori per essere eletto Presidente di Provincia?

No, non può. E non può perché la carica di deputato non è una carica monocratica. Il deputato può brigare quanto vuole per portare soldi da Roma al suo collegio, ma non può deciderlo da solo. Il deputato non alcun potere di decidere un provvedimento da solo, ma solo insieme ad altri 629 deputati. Quindi non c’è questo pericolo.

Gli altri che non studiano

Care Iene, bastava interpellare un qualsiasi esperto di enti locali (anche un banale segretario comunale) per evitarsi una figuraccia del genere.
Figuraccia che non è stata ancora corretta (non ho visto alcun servizio di rettifica).

Oltre alle Iene anche altri hanno scritto su questo argomento. Come Carmelo Lopapa su repubblica.it. Un altro che non ha studiato la legge e parla a vanvera di vuoto normativo (non ‘è alcuna vacatio legis, la legge ha un a ratio). Ovviamente infarcendo l’articolo di termini demagogci come “doppiopoltronisti”.
Dove sono finiti i giornalisti che  studiano ed approfondiscono?

Poi dici che la Spagna è laica

February 26th, 2010 by mattia | Comments Off | Filed in Uncategorized

No ecco, tutti lì a dire che la Spagna è laica, che i ghei si possono sposare e che Zapatero al Papa fa marameo. Poi però la supremazia del cristianesimo se la tengono fin dentro l’aeroporto. Una chiesa cristiana innanzitutto, e poi un pregatoio per tutti gli altri.

Un cretino. Anzi due.

February 26th, 2010 by mattia | Comments Off | Filed in spagna

La cretina, almeno aveva lasciato lo spazio agli altri per passare. Ma questo cretino che guida l’auto della polizia è un doppio cretino, perché oltre a parcheggiare alla cazzo, non gliene frega niente che ferma un bus. Come se non fosse a 100 metri da Sol, come se fosse in un paesino sperduto dove il bus passa due volte al giorno, mattina e sera. E cretino la terza volta perché il tuo ruolo è di servire la gente, non di congestionare il traffico.

E cretino anche il collega che magari non si è premurato di farglielo notare (o stare in macchina nel caso bloccassero il traffico di mezza Madrid).

Piesse: il luogo era distante duecento metri dal luogo della cretina. Che forse ci sia una calamita per i cretini nel quartiere?

Gli errori (banali) di Sheldon Cooper

February 25th, 2010 by mattia | 1 Comment | Filed in opamp

Il guadagno dell’invertitore è sbagliato, manca il meno.

E l’integratore sotto col piffero che funziona, visto che l’ingresso non invertente s’è dimenticato di metterlo a massa, quindi l’operazionale è saturato.

E poi anche lì si è dimenticato un meno, e un RC a denominatore.

Sheldon, sei tutto chiacchere ed equazioni (sbagliate).

da The Big Bang Theory – Episodio 03×04 – The Pirate Solution

Fanculo le tabelline

February 25th, 2010 by mattia | 3 Comments | Filed in editoriale

Il problema di queste posizioni, e che certa gente pensa che fare calcoli significhi usare quelle tecniche astruse e imbecilli che ci insegnavano alle elementari, come le tabelline.
Quante volte mi sono ribellato, da piccolo, all’imposizione delle tabelline, contro quella megera della mia maestra che voleva le ripetessi come se fossero una poesia del Carducci.
Io sono un anarchico della matematica: quando ti impongono di usare un procedimento per un calcolo in realtà non ti lasciano la libertà di usare la mente. Ti impongono un procedimento, come si scrive il programma di una macchina calcolatrice. Tu, seguendo quel procedimento non ci metti niente di tuo, non fai girare le rotelle del tuo cervello, sei solo una scimmia ammaestrata che esegue passo-passo tutte le istruzioni del listato per arrivare alla soluzione.
E allora, che differenza c’è tra farli con una macchina umana e una macchina elettronica? Anzi, meglio quella elettronica che sbaglia meno.

Aggiungo: spesso sento dire alla gente “Uè, ma adesso questi giovani se gli si rompe la calcolatrice, non sono più buoni di fare due conti. Ai nostri tempi invece…“.
Poi scopri che il conto più difficile che queste persone hanno mai fatto – a mano – è una divisione a due cifre.
Di solito mi riesce difficile spiegare che certi calcoli semplicemente non si possono fare, a mano.  Calcolati tu il seno di 17 gradi usando una serie di Taylor, trova tu il risultato di un sistema di equazioni non lineari col metodo di Newton (mi è capitato ma solo al massimo con tre equazioni trigonometriche).
Invertimi tu una matrice 100×100. Di complessi.

Mentre tu sbagli per la ventesima volta un determinante, io starò sicuramente spendendo meglio la mia vita.

Scusa, ma ti mando affanculo

February 25th, 2010 by mattia | Comments Off | Filed in ignoranza

Ecco, a me in questi casi cadono le palle.

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