Il Senatore Di Girolamo sta vuotando il sacco, e pensa a dimettersi. Surreale questa intervista a repubblica, dove ammette le sue colpe. Poi, ovviamente, dice che non è lui il male assoluto, che è l’ultima ruota del carro. Una difesa di stomaco, comprensibile (chissà quanta merda si vede quando si entra in parlamento), ma che non giustifica le mostruosità che ha fatto per farsi eleggere.
Quello che però mi soddisfa è che almeno per una volta non si tenta di insabbiare. Di Girolamo non ha iniziato a dire che le intercettazioni sono state male interpretate, che il significato era un altro, che bisogna vedere il contesto della frase… Sta quasi pensando a una resa dignitosa, con le dimissioni.
Quindi sono felice che almeno per una volta uno scandalo vada a finire nel modo giusto. Dimissioni e carcere.
Subito è partita la discussione sulla riforma del voto all’estero. Necessaria, visto che il voto per corrispondenza fa acqua da tutte le parti. Tuttavia il turbinio di cazzate rotanti ha iniziato a circolare sulle bocche dei politici.
Allora, mettiamo le cose in chiaro:
1) Gli italiani che risiedono all’estero hanno diritto di voto come tutti gli altri. Non venga fuori qualche pirla a dire che siccome siamo all’estero non paghiamo le tasse non possiamo votare.
Il voto è legato alla cittadinanza, non al fatto di essere cotnribuenti o meno. Forse qualcuno si è dimenticato che il voto per censo è stato abolito da un bel pezzo, ed è stata una conquista.
Se tu dici che l’italiano all’estero non può votare perché non paga le tasse in italia, devi escludere dal voto tutti quelli che abitano in italia ma non pagano le tasse: studenti, casalinghe, lavoratori in nero, disoccupati. Ecco, togli il voto ai disoccupati, e poi vediamo quale governo si preoccuperà più di politiche per l’occupazione.
Per inciso: essere residenti all’estero non equivale a pagare tutte le tasse all’estero. Nello stato in cui risiedi paghi le tasse sul reddito che lì produci. Ma se tu vivi a Parigi, e nel contempo possiedi una cartoleria a Bergamo, il reddito prodotto dalla cartoleria lo paghi in italia. Così come il reddito su ogni proprietà che hai in italia. Quindi tu puoi vivera a Parigi e pagare un botto di tasse in italia comunque.
E ancora: tenete presente che se passa il principio che vota chi paga le tasse, Mr. B potrebbe pretendere di votare 100.000 schede anziché 1 perché paga più tasse di un operaio. Signori, la democrazia non è una S.p.A. dove entri con il tuo pacchetto di azioni nel c.d.a. “parlamento”.
2) Nel 2008 in italia hanno votato 36.452.286 cittadini per la Camera, eleggendo 617 deputati. All’estero 1.013.086 elettori hanno eletto 12 deputati. Ciò significa che un deputato corrisponde a 59.000 elettori circa in italia e 84.000 all’estero. Quindi il mio potere di voto vale già di per sé meno all’estero.
3) Il Senatore Di Girolamo ha dovuto brigare per otterene una residenza fittizia in Belgio. Questo perché la legge prevede che i candidati all’estero debbano essere residenti all’estero. In pratica, io – residente all’estero – posso candidarmi sia all’estero che in italia. Ma tu che risiedi in italia puoi candidarti solo in italia. Questa è una evidente disparità: cari politici, se volete toglierla fate pure. Basta però che non ci riempiate le liste estere di persone che all’estero ci vanno solo a fare le ferie, basta che non ci infiliate veline sgonfiate, o amanti scaricate. Metteteci dentro gente che possa veramente rappresentare gli espatriati (anche se non necessariamente una persona che vive permanentemente all’estero).
4) Il punto dove la legge ha fallito è il voto per corrispondenza, non il voto in sé. Che non venga in mente a nessuno di abolire del tutto il voto degli italiani all’estero, che è un diritto e deve essere facilitato dallo stato.
La soluzione c’è ed è semplicissima: si voti al consolato. Si allestiscano seggi come quelli che vengono organizzati nelle scuole italiane, con il presidente che ti identifica grazie a un documento, con le cabine che garantiscono la segretezza del voto, e tutti i crismi vari.
Si fa già così per le elezioni europee: gli italiani residenti all’estero in un paese UE votano al consolato. Si tratta solo di fare altrettanto con tutti i paesi del globo per le politiche.
Mi diranno che facendo così non voterebbe nessuno. Vero, io abito a dieci minuti dall’ambasciata italiana. Però se anche tu vivi lontano dal consolato, una volta ogni 5 anni, puoi sprecare mezza mattina, prendere la corriera e andare a votare. Se ci tieni lo fai. Dopo tutto, siamo la generazione Ryanair e ci spaventiamo per un paio di ore di viaggio per andare a votare?
E non sopo poi così sicuro che voterebbe meno gente: se fai le cose serie, e non le pagliacciate come il voto per corrispondenza, acquisici credibilità, e la gente vota di più.
Allora mi diranno che costa troppo fare i seggi in tutti i consolati. Già, anche Mussolini diceva che le elezioni costavano troppo, meglio abolirle.
Ora, ditemi: preferite che lo stato spenda qualche decina di milioni in più per fare regolari seggi ai consolati (dove non puoi barare), oppure preferite avere un senatore eletto al parlamento con le schede comprate dalla criminalità organizzata?