Archive for April, 2009

Ma una volta non c’era di che vergognarsi?

April 30th, 2009 by mattia | 3 Comments | Filed in berlusconi, politica

Ho letto l’intervista Noemi Letizia ha rilasciato a Repubblica: da far accapponare la pelle.
Due i motivi che fanno trasudare sentimenti di compassione per questi personaggi.

Il primo è per Mr. B., che, senza dubbio, avrebbe tanti altri motivi per vergognarsi. Ma in questo caso non è una delle sue numerose gaffe. In pratica Mr. B., un uomo miliardario che ha avuto cinque figli, si riduce a imbucarsi alla festa di compleanno di una diciottenne qualunque, per trovare un po’ d’affetto. Ecco, quando i berluscones vengono a sbraitare che “chi lo critica, è invidioso, perché lui è un uomo di successo”, meditino. Un uomo del genere deve elemosinare l’affetto, perché non è stato capace di conquistarlo dalla sua famiglia e dai sui figli, pur avendoli ricoperti d’oro. A me fa compassione. Por bagaj…

Ma soprattutto mi fa cadere le braccia questa ragazza. Che arriva alla festa sei suoi diciottanni in Mercedes (“bellissima”) con autista.  Che scoppia a piangere quando vede che tra gli invitati c’è Mr.B. Una persona sana di mente si metterebbe a piangere per la disgrazia. Se al mio compliconcepimento arrivasse un invitato del genere tutti gli altri scapperebbero! Si vede che la ragazza frequenta persone tanto vacue quanto lei. E forse non se ne accorge di quanto fa pena proprio per questo.
Chiude l’intervista dicendo “.Ora sogno di fare la show girl. Perché io so fare tutto. Una Carlucci, una Cuccarini”.

Ecco, se avessi una figlia votata alle vuotaggini come questa la prenderei a schiaffi dalla mattina alla sera. E invece sembra che i genitori ne vadano fieri. Compreso il padre, che non si sente disturbato dal fatto che la figlia chiami “papi”, Mr. B.

E poi, facciamo quelli che “certe cose le diciamo”. Guardate la foto qui sotto: sarà mica bella …
Se le togliamo i quintali di trucco e parrucco, e soprattuo quelle orribili sopracilia, viene fuori una tipa qualunque. Anzi, a guardare bene l’espressione, è anche un po’ bruttina (l’aggettivo-sostantivo adatto mettetelo voi). Ma certi giornalisti che la definiscono bella, l’hanno mai vista una tipa davvero bella?

(Ag. Controluce/Franco Castanò)

Professori in cella.

April 24th, 2009 by mattia | Comments Off | Filed in deliri

Apprendo dal corriere che Erika De Nardo si è laureata. In carcere. E subito uno pensa: in effetti non hai niente da fare tutto il giorno, tanto vale impiegare il tempo per studiare.

Magari avessi tutto quel tempo per approfondire temi lasciati in disparte!

Poi però ti chiedi: ma come fa ad andare a lezione se è in gattabuia? E l’articolo ti chiarisce i dubbi. I professori andavano in carcere.

Siamo al delirio totale. Qui si tagliano fondo a destra e a manca, e si pagano i professori per andare a insegnare a una delinquente che ha ammazzato mamma e fratello? Con tutto il tempo che ha a disposizione potrebbe anche studiare da sola, no?

Debora Serracchiani: evoluzione mediatica della politica

April 24th, 2009 by mattia | Comments Off | Filed in Debora Serracchiani, pd, politica


Ho sentito parlare di questa Debora Serracchiani . Il volto nuovo del PD. Quella che ha avuto il coraggio di dire quello che tutti pensano. Un discorso che le ha cambiato la vita.
Debora Serracini è un’avvocata Udinese,  che alla riunione dei ciircoli PD è salita sul palco e ne ha dette a tutti. Suscitando una cascata di applausi.
Sento parlare di fenomeno mediatico, con il video del suo discorso “cliccatissimo” (oddio, quanto odio questo termine…).
Allora sono andato a vederlo questo video (qui e qui), dopo aver visto l’intervista alla Bignardi.

Vuoto pneumatico. Vuoto politico.

Mi aspettavo di sentire chissà  che cosa, un genio della politica.
Un discorso privo di succo, e politicamente zoppo. Un signore al bar dopo due bianchini avrebbe saputo dire di meglio. Questa signorina, di politica capisce pochino.
Fondamentalmente il suo discorso è: il PD perde perché non è unitario, perché non fa sintesi. Vero. Ma per lei fare sintesi significa che la maggioranza rossa del PD decide e la minoranza cattolica subisce. Oppure bisogna metterla alla porta. E questo anche sui temi etici. E lo dice chiaramente quando parla di testamento biologico, quando apre il discorso parlando di Eluana Englaro.
Insomma, per lei il PD vuol dire inglobare i cattolici, ma poi trattarli come i figli della serva.
E giù applausi.
Ma questa gente cosa capisce di politica? Fare un grande partito che ingloba più partiti non è molto diverso da fare una coalizione degli stessi partiti.
Fa il paragone con l’IdV, che parla a voce unica, mentre i dirigenti del PD vanno in ordine sparso.
Ma che cavolo di paragone è? Un partito dell’8% può parlare a voce unica. Un partito del 33% di necessità  ha diverse voci. Non puoi inglobare tutta quella gente e pensare che la pensi su tutto, allo stesso modo.
Il suo pugno duro che segue la tesi “si fa sintesi, noi decidiamo, e la minoranza del partito sta zitta o la mettiamo alla porta” ha come unico risultato la scissione. Significa che il PD perde la parte cattolica e si trova al 18%. Dopo aver perso la fetta a sinistra, dispersa in mille partiti comunisti. 

La teoria del “o dentro/o fuori” funziona solo con le dittature, cara Serracchiani.
Un segretario di un grosso partito non è bravo se fa la voce grossa e impone l’idea della maggioranza interna anche a chi la pensa diversamente. E’ facile sai fare così, è solo questione di alzare la voce.
Il vero leader è quello che riesce a tenere insieme le persone, non quello che le mette alla porta.

Oltre alla demenzialità  politica del nucleo del discorso, si vede la pochezza di contenuti in tante altre cose. 
Attacca Di Pietro, (capo di un partito fai da te, personale e personalista, che con il centro sinistra non ha nulla a che vedere), e poi dice che il PD avrebbe dovuto fare come lui ( il problema [...] è stato quello di avergli fatto fare da solo l’opposizione su temi che ci appartengono, come il conflitto di interessi e la questione morale).

Dà del vecchio democristiano a Franceschini, e poi lo loda (Tu hai un compito difficile perché non sei un volto nuovo. Però hai il compito di dare una credibilità nuova a questo partito e ci stai riuscendo alla grande!!!).

E poi, non si lascia scappare i soliti temi (Noi non possiamo riconoscerci in un Paese che non investe nella scuola nell’università e nella ricerca): più o meno come il presidente della Repubblica che a fine anno dice che bisogna investire nella famiglia, nella ricerca, nelle energie alternative…
E mai una volta che dicano qualcosa di concreto. Solo slogan, solo parole di cartone.

Davero non capisco perché tutte quelle persone si sbucciavano le mani dagli applausi. Sono tutti ignoranti di politica come la Serracini?

No, è la generazioen YouTube. La generazione mediatica. Una persona sale su un palco fa un discorso attaccando il segretario del suo partito, e viene esaltata. Fa niente, se il suo discorso è politicamente demenziale. Basta la parlantina sciolta, e il sembrare contro la dirigenza. E si diventa mito.

In questo processo mediatico ha la sua colpa anche la dirigenza del PD, che ha scelto di candidarla alle Europee. Per far vedere che non sono in una torre di avorio. Ha colpa lo stesso Franceschini che applaudiva anche quando le accuse venivano a lui. Colpo mediatico. Finta umiltà  a favore di telecamera.

E ci si aspettano volti nuovi per i parti. Chissà perché nessuno cerca teste nuove.

Perché non si può non amare Google

April 20th, 2009 by mattia | 1 Comment | Filed in chicche, google

Referendum elettorali: il perché del mio NO

April 16th, 2009 by mattia | 3 Comments | Filed in beppe grillo, elezioni, politica, referendum

E’ dal 1999 che nutro fortissimi dubbi sulla democrazia. Quantomeno ho dei fondati sospetti che la gente voti a casaccio, non sapendo chi e cosa vota.

Ci sono materie poi, su cui la gente non dovrebbe essere chiamata a votare. Perché, qualsiasi cosa si dica, di certi argomenti la gente non ne capisce una mazza.
Uno di questi temi è proprio la legge elettorale. Scendete per strada e chiedete a 10 persone come funziona il sistema maggioritario e il proporzionale: se ne trovate due con le idee chiare siete fortunati.

La gente vuole abolire la porcellum, non capendo nemmeno come funziona, così come non capendo come funzionava il mattarellum. 
Hanno abolito le preferenze” – “Parlamento di nominati, e non eletti” – “Il parlamento lo decidono sei segretari di partito“.

Queste puttanate le ha iniziate a dire Beppe Grillo, e tutti se le sono bevute.
Puttanate? Sì, puttanate.

Vediamo come funzionava il mattarellum.
Camera dei deputati:
- 25% dei seggi eletti col proporzionale. L’elettore votava il partito, che presentava una lista bloccata, senza possibilità di dare preferenza. Venivano eletti i candidati in ordine di lista. Esattamente come il porcellum.
-75% dei seggi eletti col maggioritatrio uninominale. L’elettore si trovava un nome per ogni coalizione. Niente possibilità di dare preferenze. Ma anche peggio, non potevi votare il tuo partito, ma solo la coalizione. Se eri elettore dei Comunisti Italiani e l’Ulivo nel tuo collegio candidava la Binetti, ti toccava votare la Binetti. Che poi alla camera non votava come eletto dell’Ulivio, ma come teodem. Se eri elettore nazionalista di AN e al tuo collegio candidavano un secessionista Leghista, te lo dovevi votare. Anche se poi lui alla camera rispondeva a  Bossi.
Non solo non potevi scegliere la persona (uninominale=un nome!), ma nemmeno il partito.
Risultato, non solo i segretati dei partiti sceglievano i nomi, ma anche la composizione partitica del parlamento: al partito A diamo il 20% dei collegi sicuri, al partito B il 50% e al partito C il 30%. 
Non a caso nei seggi sicuri c’erano sempre i paracadutati: esempio, il Modenese Giovanardi candidato al collegio di Lecco.

Senato: 25% proporzionale e 75% maggioritario. Solo che tu votavi solo per il maggioritario (con le stesse modalità della camera, ossia no preferenza né di uomini né di partito), e i 25% dei seggi proporzionali era assegnati ai migliori perdenti tra il maggioritario.
In questo caso nemmeno la possibilità di scegliere il partito per quel misero 25%.

Quante persone, di quelle persone che sguaiatamente gridano al parlamento illegale, perché nominato, sanno di queste cose? Quanti mi sanno spiegare dove cavolo avevamo la preferenza prima?

No, secondo me la gente non ha diritto a esprimersi su queste materie, semplicemente perché non ci capisce niente, e voterà seguendo la mentalità comune del “vogliamo le preferenze”.
Senza capire che in realtà l’effetto dei tre referendum sarà:

1) Premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione. Ossia, si darà a Mr. B la maggioranza assoluta del parlamento, senza nemmeno un alleato di turno a tenerlo a bada.

2) Abolizione delle candidature multiple. Cioè il segretario di partito non può candidarsi come capolista ovunque. Capita che poi sceglie in quale collegio essere eletto, con il risultato che tutti i primi dei non eletti, tranne in quel collegio, vengono eletti.
Certo, con questo referendum si toglie la possibilità al segretario di partito di scegliere chi lasciare a casa. Ma bisogna spendere tutti sti soldi per una modifichina del genere? Tra l’altro anche poco sensata… visto che è lo stesso segretatio di partito a scegliere i candidati, no?

Ritorno delle preferenze? Macché! Quello è solo lo specchietto per le allodole.

E allora io spero che questi referendum falliscano. E spero perciò che non si faccia l’election day.
Si sprecano 400 milioni di Euro? Bene, rivolgetevi a quelli che hanno chiesto il referendum.
Perché sia ben chiaro, qui non è lo stato che mi chiama a votare. Qui sono dei privati cittadini (mezzo milione) che propone a tutto il paese di votare su questi argomenti.
Se uno si deve scandalizzare, si scandalizzi per il fatto che mezzo milione di persone possa imporre allo stato di spendere 400 milioni di euro.

E se non siete sicuri del fatto che sia illegale fare i referendum con le europee pensate a questo fatto: io, che vivo all’estero in un paese UE, voterò per i candidati locali alle elezioni politiche. E’ una opzione che si può adottare: invece di votare per i canditati italiani voterò per i candidati cechi, visto che risiedo in Rep. Ceca. Ora, come faccio ad essere in Repubblica Ceca  (per le europee) e in Lombardia (per il referendum), lo stesso giorno? 

La sindrome del piccolo scienziato

April 10th, 2009 by mattia | Comments Off | Filed in abruzzo, complotti, decollanz, giuliani, scienza, terremoto

Faccio spesso molta fatica a speigare cosa sia il dottorato di ricerca. Soprattutto in italia, dove è stato introdotto con molto ritardo (nell’80).

Di solito dico che il dottorato di ricerca è semplicemente un “corso per imparare a fare i ricercatori”. Sì, perché per fare il ricercatore – nonostante quello che la gente pensi – non bisogna essere dei geni. Il cliché dello scienziato genio pazzoide è quasi sempre falso. Il mestiere di ricercatore è un mestiere come tanti altri, che va imparato. E a questo serve il dottorato di ricerca.

E quando uno impara a fare questo mestiere, impara anche a guarire dalla sindrome del piccolo scienziato. Ossia quella tentazione di fare “la scoperta”. Capita spesso di vedere fenomeni strani, e il piccolo scienziato immediatamente spera di aver fatto “la scoperta”. Poi però, il più delle volte, indagando a fondo, si scopre che era solo un’illusione.
Il problema è che chi ha la sindrome del piccolo scienziato in erba tende a cercare solo conferme e non smentite. Tiene i record solo degli esperimenti positivi, e fa finta di non vedere quelli negativi. E lo fa perché la speranza di fare la scoperta è talmente forte che fuorvia la sua ricerca.
Attenzione, non sto parlando di malafede, ma di un meccanismo psicologico di autoconvincimento.

Il primo passo che si deve fare per imparare il mestiere di ricercatore, è il guarire dalla sindrome del piccolo scienziato. E guardate che non è facile, perché significa cercare di smentire da soli le proprie tesi, per vedere se sono robuste. Significa autosmentirsi, e significa andare incontro a tante delusioni. Significa che prima di annunciare una scoperta devi provare e riprovare ed essere assolutamente sicuro di quello che stai dicendo. E questo chiede tempo, e umiltà, oltre che delusioni.
Eppure è questa la strada per fare ricerca, e per diventare persone autorevoli e non gioppini.

Chi è fuori dalla ricerca scientifica purtroppo queste cose non le capisce e pensa che uno si posso svegliare la mattina e improvvisarsi ricercatore. E no, non  così.
Il risultaro è che si creano falsi miti, complotti della scienza ufficiale che ottusamente non accetta chi intacca il loro tempio dorato.

Il caso di Giuliani, quello delle previsioni del sisma è emblematico della deriva italiana in tal senso. Basta fare un po’ di ricerche e si scopre che questo Giuliani soffre in pieno della sindrome del piccolo scienziato. E’ un signore, che molto probabilmente in buona fede, crede di poter prevedere i terremoti con 6-24 ore di anticipo in un raggio di 100 km. Ha presentato i suoi lavori a diversi accedemici che però non li hanno considerati soddisfacenti.
Lo scienziato vero si interroga, cerca di capire se davvero quello che ha scoperto è vero oppure si è abbagliato con la speranza di fare la scoperta.
Colui che è invece affetto dalla sindrome del piccolo scienziato fa i capricci come un bambino e dice che ce l’hanno tutti con lui. E si inventa i complotti.

Ad affaritaliani.it ha dichiarato:

E’ stato proditoriamente architettato perché io potessi essere messo a tacere, addirittura con un avviso di garanzia.

In questo altro video invece dichiara:

questi scienziati canonici, questi scienziati che, no?, possono prevedere tutto e dire che i terremoti non potranno mai essere previsti. Loro lo sapevano. Che i terremoti invece possono essere previsti

Piena sindrome di complottismo.  Lo scienziato serio non si comporta così. Non presenta solo i risultati di quando osserva il radon e poi il terremoto. Presenta tutti i dati, anche quelli scomodi.

Presenti i dati anche di quando prevedi un terremoto e fai sgombrare una città e poi non arriva solo una piccola scossa. Perché il problema è quello, le misure di Giuliani ti dicono che sta per arrivare un terremoto, ma se l’energia si sprigionerà tutta insieme creando un disastro oppure si scaricherà a poco a poco, questo non te lo sa dire. Ea questo livello ci erano già arrivati tanti altri. 

Giuliani gioca a fare l’astrologo, quelli che il primo Gennaio vengono a fare le previsioni per il nuovo anno e prevedono tanti eventi. Poi alla fine dell’anno arrivano baldanzosi a dire che avevano azzeccato il tal evento (l’elezione di Obama, la vittoria della nazionale ai mondiali…). Peccato però che se vai a vedere tutte le previsioni, ti accorgi che tante sono state sbagliate, e le azzeccate sono state indovinate per puro caso.

Ecco, se tu vivi in una zona sismica e prevedi un terremoto ogni 15 giorni, è ovvio che prima o poi ci azzecchi. Però non puoi venirmi il giorno dopo a fare il baldanzoso da Bruno Vespa a dire che tu l’avevi previsto. Perché se vuoi essere onesto devi anche presentare i dati di quando hai fatto cilecca.

Fai un bel grafico: sull’asse X la magnitudo che prevedi, e sull’asse Y la magnitudo che effettivamente si verifica. Quandi fai una previsione, mi dici qual è l’intervallo di tempo in cui si verificherà il sisma (dalle ore… alle ore…) e il raggio di azione. E poi vai a prendere la magnitudo maggiore che si verifica in quel periodo/area. 
Se esce una linea allora c’è correlazione, altrimenti nisba.
Io questo grafico non l’ho visto fare a Giuliani.

Un risultato del genere te lo pubblicano su Nature il giorno dopo. Impact factor 200.

Ma se davvero volete credere ai complotti, e agli scienziati cattivoni che snobbano l’outsider, pensate che Giuliani poteva aprire un sito/blog, e mettere in bella evidenza quel grafico.

Ma no, è più facile credere ai complotti. L’uomo fa fatica a comprendere perché debbano succedere tali tragedie, e necessita una motivazione complottista per scaricare la colpa su qualcuno. E allora, vai con gli attacchi alla scienza ufficiale.

Disgustato, semplicemente disgustato.
Su FB trovo tali e tanti attacchi alla scienza, da gente che nemmeno sa cos’è la scienza.
Trovo un giornalista italiano che sul suo blog scrive:

E’ un giorno tristissimo. Doppiamente triste.
Perché quelle persone potevano essere salvate. E invece…
E invece il solito atteggiamento saccente, presuntuoso e ceco di certi nostri “scienziati” ha spezzato le vite di questi innocenti.

Si tratta di Maurizio Decollanz. Un personaggio che benché sia giornalista professionista dal 07-09-1999 non ha ancora imparato le basi della sua lingua (o forse intendeva dire che gli scienziati hanno un atteggiamento Boemo?).

Uno che la scienza, quella che gli consente di avere un PC, di volare con un aereo, di avere degli antibiotici, o un frigorifero, non sa nemmeno dove sta di casa. Uno che ha già dimostrato di fare trasmissioni allucinanti come quella sul complotto inesistente delle scie chimiche.

Sono preoccupato, perché su FB continuo a trovare gente che spara contro la scienza, senza sapere cos’è, ed inneggia a Giuliani senza accorgersi che ha la sindrome del piccolo scienziato.

Dove andremo a finire se la gente crede a questi complotti? Dove andremo a finire se la gente dà la colpa agli scienziati, credendo a certe scemenze?

No, il clima che si sta creando non mi piace per niente…

Corsa mattutina

April 10th, 2009 by mattia | 1 Comment | Filed in corsa

Ovvero di quella sera che arriva a casa stanco e dici “corro domani mattina”.

Bella corsa questa mattina, dovrei farlo più spesso: correre con la luce e la calma mette di buon umore. Sono partito senza particolari ambizioni. Ho farro 12,65 km, alla media di 5.39, in progressivo aumento.

Solo tre km in meno del disastro di sabato. Ma fatti più veloci e con piacere; ne deduco che:

- quando parto per il lungo, l’idea di fare tanti km mi ammazza psicologicamente.

- mai stare sopra i 6 min/km. Ho la conferma, se parto piano poi ingolfo il motore che si spegne. Devo osare e partire sui 5.55-5.50 per i primi due km e poi accelerare un po’.

Ora devo iniziare a pensare alla strategia per la maratona….

quando si parla più velocemente di quanto si pensa

April 9th, 2009 by mattia | Comments Off | Filed in adalberto, il giornale, politica

Stavo andando a Kobylisy questo pomeriggio, al centro salesiano. Messa in coena domini, giovedì santo (che chissà come mai qua si dice giovedì verde). In metrò mi è caduto l’occhio sul giornale che stava leggendo una signora.

Ma la storia parte prima. Parte da quando ho chiamato la redazione del Giornale, e finalmente sono riuscito a parlare con Adalberto Signore, l’autore del famoso articolo di cui sotto.
Devo ammettere che è stato gentile, visto che si è trattenuto al telefono più di mezz’ora (Dio salvi Skype). Be’, gli ho chiesto perché mi aveva accusato di essere “dietro le quinte” dello striscione.

E mi è caduto dal pero. Dice di non aver scritto niente di tutto ciò.
Oh bella, ho qui l’articolo sotto mano, il buon Leoni mi ha mandato la copia via email! 
Allora va a prendere l’edizione del Giornale e trova l’articolo, così iniziano una serie di precisazioni.

Il titolo non l’ha messo lui: è vero, il giornalista scrive il pezzo, e poi i titoli li mettono in redazione. E’ un metodo che segue esigenze pratiche. Nell’edizione stampata il titolo deve “entrarci nelle colonne”, e risulta più facile metterlo quando si ha idea dell’impostazione della pagina. E poi, in una pagina con articoli dello stesso argomento di devono evitare titoli simili.

Dice che la sua intenzione non era quella di accusarmi di essere dietro le quinte, e che effettivamente l’articolo con quel titolo potrebbe essere fuorviante. Ma purtroppo questo è l’effetto che ha chi legge (e che mi scrive per chiedermi se vado a sfasciare le vetrine di McDonald o correre la maratona di Leningrado).

Pazienza, quid pro quo in redazione.

In merito al virgolettato mi dice che si ricorda che io l’abbia detto. Ora, a meno che non abbia la demenza senile a 29 anni, posso dire di non averlo detto. Ne abbiamo parlato, ed in effetti il problema è comune nel giornalismo italiano: si citano le frasi virgolettate, anche senza essere precisi, basta che il senso sia quello. Il problema è che quando il senso viene frainteso, poi la frase viene riscritta in un modo che non corrisponde al pensiero originale. Dice che la stessa impressione l’ha avuta un collega di un’altra testata.

Ma soprattutto dice che non era sua intenzione fare un articolo pesante. Che se voleva poteva partire dall’articolo del mio blog in cui parteggiavo per lo studente anti-Cav, col discorso di partigianeria perché dico di favorirlo all’esame. E’ vero, l’articolo poteva essere più pesante.
Che c’è andato soft.

La chiusa, quella che lui reputa importante, riporta il punto dell’articolo: perché io stavo al centro congressi a fare da ufficio stampa ai due ragazzi? Gli ho spiegato che non c’era nulla di intenzionale, e che è nato tutto per caso. Sembra che mi creda.
Mi ha riferito di avermi cercato alla confernza di Mr. B. (mentre io stavo alla conferenza di Barroso). Amen.

Una serie di fraintendimenti, da questa parte per il fatto che l’articolo, con quel titolo!, assumeva un tono assolutamente fuorviante che l’autore del pezzo non voleva dare.
E dall’altra parte, per non aver capito che io il numero di telefono di Giampiero l’ho dato ai giornalisti solo per fare una cortesia (perché io penso che nella vita ci si debba comportare così, aiutandosi a vicenda, almeno così mi hanno insegnato i miei genitori), perché pensavo di fare un favore a delle persone che lavorano, senza alcuna malizia di tipo politico (l’ho già detto, alcuni giornalisti hanno trovato i ragazzi con Facebook: se anche io non ci fossi stato, non sarebbe cambiato niente).

E la storia finisce qua, con un chiarimento da entrambe le parti. 
Rimangono però alcune riflessioni da fare.

Mi sembrava che Signore non credesse molto al fatto che abbia dato il numero di telefono per fare una cortesia (dice, che al massimo lo do al collega amico). E questo mi fa pensare. Sembra che non si creda più che qualcuno possa fare piaceri gratuitamente.
Una sera suonavo con un amico sul Ponte Carlo, e un altro musicista di strada (quindi teoreticamente un concorrente) mi consigliò di spostarmi da quella zona, altrimenti quelli che abitavano vicino, chiamavano la Polizia (probabilmente ci era andato di mezzo anche lui prima). Non mi conosceva, era un mio “concorrente” eppure mi ha fatto questa cortesia. Sono ingenuo io a considerare queste cose normali?

La fretta: se Signore avesse avuto qualche ora in più di tempo, non trovandomi alla conferenza stampa di Mr. B., mi avrebbe chiamato o mandato un’email, per dirci le cose che ci siamo detti oggi. Ma putroppo lo so che i giornali si fanno alla svelta, e pubblicare il giorno dopo non si può fare. Però, ecco, sarebbe bello che la nostra fame di notizie veloci calasse. Sarebbe bello se noi lettori non chiedessimo troppa rapidità nell’informazione. Se meno velocità significa più precisione e più controlli, ben venga.

E poi capito sulla metro, e vedo quella pagina di giornale. A L’Aquila sono morti due ragazzi cechi, che erano in viaggio premio in Abruzzo. Un ragazzo e una ragazza, di Pardubice, entrambi di 17 anni. Di quei ragazzi cechi che quando gli dici “italia” allargano gli occhi e che sognano le bellezze di questo paese. Chissà come erano partiti felici, per chi a 17 è abituato a considerare la gita a Praga come importante, la gita in Italia era epica. Oggi la bandiera nera sventola davanti al loro istituto tecnico di Pardubice. 

E poi ti trovi, nella metà inferiore della pagina, la gaffe di Mr.B. che invita gli sfollati a prendere questa esperienza come un camping da fine settimana.
E la frase con cui inizia il breve articolo dice tutto: (traduco) “Il premier italiano Silvio Berlusconi parla più veloce di quanto non pensi”.

No, non è tristezza la mia, ma rabbia. Perché se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul fatto che abbia fatto bene o male a dare il numero di telefono di Giampiero ai giornalisti, se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul fatto che abbia fatto bene o male a “benedire” il loro striscione, be’ pensate ai problemi molto più seri che sono alla base di queste polemiche: ogni giorno che passa Mr. B. si dimostra semplicemente inadatto alla carica istituzionale che ricopre.

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