Sullo ius soli (o meglio, sullo iul sóla) abbiamo già parlato parecchio. Non è il caso quindi di tornare a spiegare per la kappesima volta perché è una stupidaggine: chi arriva qua solo adesso può leggersi direttamente questo.
Ora il nuovo ministro per l’integrazione (a quando un ministero per la soluzione di sistemi non lineari?) Kyenge ha ritirato fuori la proposta dello ius soli, nonostante sia stata sonoramente bocciata nelle urne.
Per anni infatti ci siamo dovuti sorbire la tiritera di alcuni politici del PD secondo cui sullo ius soli c’era un’ampia maggioranza nel precedente parlamento, persino nel centro-destra.
Ora, andiamo a vedere chi era chiaramente favore dello ius sóla nel centro-destra: tolto qualche raro elemento del PDL i più si concentravano nel FLI, con la gloriosa coppia Granata – Fini.
Entrambi sono rimasti fuori dal Parlamento: magari c’è stata una vicinanza dei parlamentari del centro-destra sullo ius sóla, ma di certo non ha pagato in termini elettorali: il centro-destra che vuole lo ius sóla vale lo 0,46% dei voti, per capirci.
Poi c’è il M5S, che non ha una posizione ufficiale (non avendo un programma). Grillo contrario allo ius sóla, i suoi parlamentari a favore, gli elettori non pervenuti. A favore PD-SEL e Scelta Civica (che includo solo perché fondata da Riccardi), in totale il 40% dei voti presi alle ultime elezioni.
Ma non siamo qui a fare i conti della serva.
Il motivo per cui scrivo questo post è un altro. Quello che sta facendo ora il ministro Kyenge è cercare la forzatura, tipo come col caso Biancofiore. Lo sa che ogni punto del governo può essere motivo di rottura, quindi cerca di spingere sul tema dello ius sóla in modo che diventi un tema incontestabile, su cui costringere il PDL a fare marcia indietro.
Il PDL, da parte sua, risponde chelo ius sóla non è una priorità, quindi non se ne discute nemmeno.
Io invece penso che bisogna discuterne, perché le scelte migliori si fanno analizzando un problema, non tappandosi le orecchie da una parte o urlando dall’altra. Se ne discute, serenamente.
Dai sostenitori dello ius sóla invece questa voglia di confronto non è mai venuta. Sono anni che vanno avanti con slogan ma evitano ogni tipo di confronto (vero).
Lo racconto ora, visto che siamo in argomento. Lo scorso autunno, quando sono tornato in Europa, ho invitato Andrea Sarubbi a un confronto pubblico sullo ius sóla. La proposta era semplice: una serata in cui io e lui presentavamo le idee a favore e contro lo ius sóla col classico schema da dibattito, prima per mezz’ora un oratore poi mezz’ora per l’altro, dieci minuti a testa per le repliche e infine domande del pubblico. Proiettore per le slide e concessione dei diritti da parte di entrambi per pubblicare i filmati dell’incontro su youtube.
Avevo dato la mia disponibilità a fare questo incontro in una qualsiasi città italiana facilmente raggiungibile da Praga con un volo low cost (e mi sarei coperto da solo le mie spese di viaggio).
Avevo anche dato la mia disponibilità a fare l’incontro dove decideva Sarubbi, mi andava bene tutto, dalla sala conferenze della Comunità di Sant’Egidio alla sala dell’ARCI. Lasciavo a Sarubbi anche la scelta del moderatore.
Mi andava bene tutto, perché l’importante era confrontarsi.
Il fu deputato mi ha risposto picche dicendo che non poteva mettersi a fare dibattiti con chiunque aveva posizioni opposte alla sua (accusandomi poi di cercare visibilità…. accusa talmente fondata che non ne ho parlato fino ad ora). Ma vabbe’, egli era un deputato, io un signor nessuno: perché mai avrebbe dovuto sprecare il suo prezioso tempo per confrontarsi con un cittadino?
A febbraio è finita la legislatura e Sarubbi non è stato ricandidato. A quel punto è diventato un “cittadino semplice” come me. Non doveva nemmeno più correre da una seduta di una commissione a una seduta in aula, ché il parlamento si riuniva solo per le materie urgenti.
Di tempo libero a quel punto ne aveva in abbondanza ed era al mio stesso livello di cittadino qualsiasi.
Pertanto ho ripetuto la proposta di un incontro, specificando che se davvero gli interessava il tema dello ius sóla avrebbe dovuto continuare il confronto anche dopo l’esperienza da deputato (altrimenti uno potrebbe pensare che aveva proposto lo ius sóla solo come tema di bandiera per attrarre consenso).
Immaginate già la risposta: no.
Non ha fatto che scappare dal confronto, partendo dalle famose 14 domande fino alla proposta di un sereno dibattito pubblico.
Se parlava in pubblico dello ius sóla lo faceva o da solo o con persone che giustificano l’esistenza di un paese perché nel nome di un formaggio, o che si limitano a ripetere che lo ius sóla non è una priorità anziché dire che è proprio sbagliato.
Ma io non mi arrendo. Io voglio il confronto. Questa gente prima di imporre lo ius sóla al paese deve confrontarsi. Deve. Non può scappare in eterno.
E allora ripropongo l’idea di un incontro pubblico.
Ministro Kyenge, le propongo di fare un incontro pubblico sullo ius sóla. Le condizioni sono le stesse che ho proposto a Sarubbi.
Vuole confrontarsi prima di imporre la sua proposta di legge o preferisce scappare dal confronto come Sarubbi?
Ah, voi tutti peones che vi state esercitando in questi giorni ad esternare sullo ius sóla, vi avverto che se il ministor risponde picche poi a scalare la proposta arriva a voi. E su queste pagine ci sarà la lista completa di tutti i politici che si sono sottratti al dialogo sullo ius sóla.