Solo due parole sulla domenica a piedi di Milano. Due parole che però partono da Praga. Ieri, come raccontavo, sono andato ad assistere alla mezza maratona di Praga. All’uscita della metro ò trovato due volontari che distribuivano volantini con una mappa dove si spiegava come passare da una parte all’altra del percorso senza scontrarsi coi corridori. Sulla mappa vedevi le strade che facevano i corridori in rosso, le aree accessibili solo a loro, e in nero i percorsi per il pubblico.
Di questi volontari che distribuivano questi volantini ce n’erano ovunque, in tutti i punti strategici di accesso della gente alla partenza.
Preso un volantino l’ò messo in tasca.
A Praga ò corso tante volte, e benché la gente non sia così calorosa come in altre città, non ò mai avuto problemi. Mai trovati automobilisti incazzati che clacsonavano ininterrottamente o che ti bestemmiavano contro, nessuno che cercava di forzare il percorso con l’automobile, nessuno che prendeva a botte i volontari o faceva il leinonsachisonoio con il vigile urbano che cercava di far rispettare le regole.
A Milano sì, tanto che la città si è guadagnata tra i podisti la fama di città in cui è meglio non correre, se non vuoi farlo tra insulti e lanci di uova.
Certe scene le ò viste coi miei occhi, per cui posso dire che l’unico metodo per fare una maratona a Milano con un briciolo di civiltà è chiudere la città al traffico. L’unico modo per evitare mandrie di automobilisti inferociti che imprecano contro i corridori è quello di tenerli lontano dal percorso della gara. Molto lontano, con una domenica a piedi.
A Praga basta fare molta informazione, e funziona. Dall’informazione sulle vie chiuse (così che lo sai per tempo e sposti l’automobile prima della gara se programmi d’usarla) fino al volantino di cui parlavo all’inizio.
Già, perché mentre aspettavo il mio amico al traguardo mi era venuta voglia di andare dall’altra parte del percorso per comprarmi un panino, eppure non potevo perché le transenne me lo impedivano. Mi sono però ricordato del volantino che avevo in tasca, l’ò tirato fuori e ò seguito il percorso. Ci ò messo dieci minuti e mi sono fatto mezzo quartiere ebraico per recarmi dell’altra parte della strada, eppure l’ò fatto perché sapevo che così non davo fastidio a nessuno. La tentazione di fare il brigante e saltare le transenne c’era, però il volantino mi à indotto a fare il bravo e seguire il percorso per gli spettatori, anche se era più lungo. L’informazione à battuto la tentazione: senza il volantino che mi informava della via “giusta” non avrei cercato il percorso per gli spettatori a caso. Mi sarei incazzato perché non sapevo dove andare e alla fine avrei scavalcato le transenne.
L’informazione dunque funziona, ma solo se ài davanti qualcuno che capisce che rispettare le regole alla fine va bene per tutti.
A Milano purtroppo prevale l’arroganza e la maleducazione e anche facendo informazione ti scontri contro il bauscia che non accetta imposizioni, per principio. Non gli devi dire cosa deve o non deve fare, sarebbe un affronto! Lui fa quello che vuole e guai se glielo impedisci.
Per quello dicevo, chiudere la città al traffico è l’unico modo per avere una maratona degna di un paese civile.
Quando i milanesi impareranno a vivere in una società civile dove ogni tanto (non sempre, ogni tanto) dobbiamo sacrificare un pezzetto della nostra libertà e seguire le regole allora si potrà far convivere una maratona con il traffico in città.













