Archive for the ‘giappone’ Category

La carpa postale

December 23rd, 2016 by mattia | 1 Comment | Filed in giappone, repubblica ceca


È sempre stata una storia di stupore.

All'inizio mi stupivo quando vedevo i banchetti che vendevano le carpe per le strade di Praga sotto Natale.
Vive o morte, a scelta. Alcuni la comprano viva così poi la mettono nella vasca da bagno e l'ammazzano la vigilia per averla bella fresca a Natale.

Altri la comprano già morta. Se vuoi te l'ammazzano lì sul posto e te la danno già pronta da cucinare. Tutto senza badare troppo alle norme sanitarie. In italia il 95% di quei banchetti violerebbe almeno sei circolari dell'ASL e verrebbero chiusi in due minuti. A Praga ce ne sbattiamo il cazzo. La carpa si compra per strada e guai a chi discute.



Poi mi sono abituato a questi che ti ammazzano la carpa per strada. Il passo seguente è stato stupirsi del fatto che questi grossi contenitori con le carpe vive li lasciano lì di notte senza nessun problema.
Bel fidarsi.
Se non gli rubano le carpe è forse perché c'è qualche diceria che porta sfiga altrimenti li troverebbero vuoti il giorno dopo.

Ma poi mi sono abituato anche a questo.

L'ultima però è forte. Un amico ceco che lavora in giappone si è fatto mandare la carpa natalizia per posta. Non dalla Rep. Ceca ma da un amico giapponese che fa il pescatore a 1000 km da Tokyo suppergiù.
Ha fatto un pacco postale e gli ha mandato la carpa. Viva.

Giuro, ho visto il video in cui tirava fuori dal pacco un sacchetto di plastica pieno d'acqua con dentro la carpa ancora viva.
Nel frattempo che mi abituo anche a questa spero che il video non venga visto dalle poste giapponesi (a meno che non sia legale mandare animali vivi per posta in giappone)

Certe cose capitano solo in italia

November 8th, 2016 by mattia | 9 Comments | Filed in giappone
Come no.

ぴちゃーぴちゃ

October 4th, 2016 by mattia | 3 Comments | Filed in giappone, repubblica ceca
Sicché, oggi ero sul tram e andavo agli allenamenti.
Davanti a me una signora giapponese con la figlia che evidentemente era mista giappo-caucasica, ma con la quale parlava giapponese. Bambina piccolina, forse 4 o 5 anni.

A un certo punto la bimba si mette a ripetere píča! píča!
La mamma prova a fermarla ma non ci riesce: più viene ammonita e più la bambina birichina ripete píča! píča!

Sui due piedi ho sospettato fosse un'onomatopea, una delle tantissime del giapponese. Arrivato a casa ho fatto una breve ricerca e ho scoperto che ぴちゃーぴちゃ dovrebbe essere l'onomatopea del suono dell'acqua quando viene spruzzata (mi correggano i giapponofoni, nel caso).
Forse perché aveva piovuto tutto il giorno e la bambina aveva in mente questa idea (magari da qualche pozzanghera calpestata?)

Be', per i passeggeri del tram cechi suonava diversamente.

Piesse: per quelli meno svegli, guglare píča nella sezione immagini.

Come lo chiamiamo?

July 21st, 2016 by mattia | 13 Comments | Filed in chicche, giappone, riflessioni
Ogni tanto mi viene da riflettere su quanto sia discriminatorio il mondo dei domini internet.

Per paesi come l'italia non c'è problema, è .it e amen. Per paesi come la Finlandia però è .fi; ma Finlandia in finlandese si dice Suomi. Perché allora non hanno fatto il dominio .su? Forse perché è il dominio dell'ex Unione Sovietica (.su= soviet union). Ma siamo sempre lì, se invece di darle un dominio dal nome inglese le avessere dato il dominio .ss (da SSSR) .su sarebbe stato disponibile per la Finlandia.
Lo stesso per la Grecia che è .gr e non .el, o per l'Ungheria che è .hu anziché .ma o .mg. Ungheria la chiamiamo noi, ma loro si chiamano magiari.

Non è per tutti così, non sempre si prende il nome inglese. La Germania non ha il dominio .ge, ma .de. Perché loro sì e i finlandesi, i greci e i magiari no? Solo perché la Germania è più forte? Mica vero, anche la Crozia ha il dominio .hr (dal nome locale Hrvatska) e non .cr (dall'inglese Croatia). Anche la Svizzera ha il dominio secondo il nome locale .ch e non .sw dall'inglese.
Ma il giappone no, benché sia un paese un po' più grande della Croazia ha il dominio .jp e non il dominio .ni o .nh (dal nome locale nihon).
E sta bene, .ni è già stato dato al Nicaragua, ma allora perché non dare al giappone .nh?

Spiegatemi, uno è tenuto a sapere che in tedesco Germania si dice Deutschland ma non che giappone in giapponese si dice nihon?

Ho provato a chiedere a qualche contatto giapponese se questa cosa li disturbasse ma sembra che non ci badino. Almeno, quelli a cui ho chiesto.
Ho però scoperto che il nome nihon sarà (molto probabilmente) usato per qualcosa di più importante.

Nel 2004 un gruppo di ricerca del RIKEN (istituto di ricerca giapponese) ha scoperto l'elemento chimico dal numero atomico 113. Per un po' la scoperta è stata contesa con un gruppo di ricerca russo che diceva di averlo scoperto per primo ma alla fine l'Unione internazionale di chimica pura e applicata (IUPAC) lo scorso dicembre ha deciso di dare la priorità della scoperta ai giapponesi che hanno dato prove più concrete di averlo scoperto sperimentalmente.
Per adesso l'hanno chiamato Ununtrium, però i giapponesi hanno voluto mettere il loro nome all'elemento e hanno chiesto che venga chiamato nihonium, da nihon ossia giappone in giapponese, a cui hanno aggiunto il classico suffisso -ium degli elementi chimici.
Più o meno come il Francio (Francium) è stato chiamato così dalla Francia, il Dubnio (Dubnium) dalla città di Dubna o il Californio (Californium) dalla California. Ma anche il Germanium, il Gallium, il Polonium, lo Scandium...

La decisione sul nome verrà presa il prossimo novembre; a quel punto sapremo se si chiamerà davvero Nihonium.
Se così fosse si aprirà una nuova domanda: come lo chiameremo in italiano? Nihonio (come abbiamo fatto per il Francium diventato Francio) oppure Giapponio?

A naso Giapponio mi suona meglio di Nihonio. Ma se loro vogliono che prenda il nome da nihon...
Ad ogni buon conto, il simbolo sarebbe Nh.
Senza il punto davanti però.

Voi cosa preferite?

Ma non preoccupatevi, difficilmente comprerete un chilo di Nihonio (o Giapponio) dal droghiere. È più probabile che vi troviate a scrivere .ni in un url del Nicaragua.

 

 

Quella storia dei tatuaggi in giappone

June 10th, 2016 by mattia | 2 Comments | Filed in giappone, ignoranza
Perché poi dicono che me le invento certe cose, o che esagero.

Questa è fresca di giornata. Coppia ceco-colombiana di colleghi che vivono a nella capitale giapponese dopo aver vissuto a Fukuoka.
Hanno un bambino e la madre lo porta regolarmente in piscina per dei corsi dedicati agli infanti.
Dopo nove mesi li hanno espulsi dalla piscina: hanno scoperto che la madre aveva dei tatuaggi.
Per la precisione, i tatuaggi erano coperti dal costume e da ulteriori nastri adesivi color pelle che si metteva per andare in piscina.

Ma niente, hanno scoperto che ha tatuaggi quindi non può entrare in piscina. Punto.
E chi se ne frega se ormai la conoscono da 9 mesi e quindi sanno che non fa parte della yakuza, ma al contrario è una persona squisita. Fa niente se parliamo di una mamma che va in piscina con suo figlio di 15 mesi (seriamente, ti aspetti di avere grane da una persona così?). Fa niente se i tatuaggi nemmeno si vedono.
Hai i tatuaggi e sei espulsa. Magari fino a ieri ti sorridevano anche ma adesso che hanno scoperto che hai tatuaggi sei fuori.

Io sto pensando a cosa può dire al bambino: no, cucciolo, non possiamo più andare in piscina perché la mamma ha i tatuaggi e non la vogliono.
Magari adesso non capisce, ma cosa potrà pensare del Giappone un bambino che cresce vedendo che gli è negato andare in piscina con la mamma per un motivo del genere?
Che è un paese dove si comportano in maniera idiota.

La famosa regione di Kumamoto

April 17th, 2016 by mattia | 2 Comments | Filed in giappone, ignoranza, perle giornalistiche
Sembra neve, in realtà è schiuma quella che ricopre le strade di Fukuoka, città giapponese nella regione di Kumamoto

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via repubblica.it

Dire che Fukuoka è nella regione di Kumamoto è come dire che Milano è nella regione di Monza.
Suppergiù la cazzata ha queste dimensioni.

Allora, cari asini che scrivete su repubblica, facciamo chiarezza:

  • Fukuoka è il capoluogo della prefettura di Fukuoka

  • Kumamoto è il capoluogo della prefettura di Kumamoto

  • Sia Fukuoka che Kumamoto sono nella regione del Kyushu

  • La città più grande del Kyushu è Fukuoka (1 milione e mezzo di abitanti) e non Kumamoto (che ne ha la metà)


Quindi potreste dire che Fukuoka è una città giapponese nel Kyushu, la stessa regione di Kumamoto.
Ma dire che Fukuoka è città giapponese nella regione di Kumamoto fa rizzare i capelli. Anche solo l'idea che si parli di una regione di Kumamoto in sé fa rabbrividire.

 

netsuite

October 27th, 2015 by mattia | 3 Comments | Filed in giappone
Lo scorso venerdì ho visto un'insegna: NETSUITE.

Dopo un attimo ho capito che era NET-SUITE.

No, perché all'inizio l'avevo letto ねついて.

 

Prendendo una corriera al volo

September 17th, 2015 by mattia | 8 Comments | Filed in brasile, giappone
E poi ci sono quelle volte che il caso ti stupisce. Ma proprio tanto, tipo che rimani lì a bocca aperta.

L'altro giorno scrivo sul fesibuc che sono a San Paolo e vengo contattato da Taka, il mio primo maestro di karate. Sono tre anni che non lo vedo, in pratica da quando ho lasciato il Giappone. Avevo iniziato ad allenarmi proprio con lui e con suo padre al loro dojo di Fukuoka. Uno dei pochi posti dove posso dire di aver incontrato gente con cui ho legato in Giappone.

Dicevo, mi contatta perché ... è anche lui a San Paolo.
Proprio in questi giorni (è ripartito oggi).

O meglio, è a Santos, una città a 70 km di distanza da San Paolo. Che potevo fare?
Finita la mia sessione alla conferenza sono volato al terminal degli autobus di Jabaquara  e ho preso il primo bus per Santos. Senza nemmeno sapere da che parte girarmi.
Nessuno parlava inglese, io mi limitavo a dire "Santos, Santos". Alla fine sono arrivato allo sportello dove vendevano i biglietti, ne ho comprato uno e sono salito sulla prima corriere disponibile.

Tempo stimato: 1 ora e 10 minuti. Tempo reale, due ore.
Non vi dico il viaggio. La prima parte in autostrada tutto ok, ma poi c'è la parte in cui devi scendere di altitudine. Sì, perché San Paolo sta a 760 m sul livello del mare e Santos è... al mare.
Abbandonata l'autostrada la corriera si butta in una strada tortuosa che in pochi chilometri porta al livello del mare. Una strada piena di camion (che cazzo trasporteranno tutti sti camion poi), un traffico incredibile, dove rischiavi di fare la fiancata con un mezzo pesante a ogni curva. Ogni tre per due trovavi un mezzo pesante in panne sulla corsia di destra, così, giusto per complicare un po' il traffico.
E non ci siamo nemmeno fatti mancare dei pazzi (pazzi veri, quelli che non stanno bene di testa) che vagavano per la strada, vagabondavano vestiti di stracci incuranti dei camion che rischiavano di travolgerli.

In tutto questo però sono passato da una valle che impressiona per la sua natura potentissima. C'era una piccola pioggerella che rendeva tutto ancora più suggestivo. A un certo punto ho visto uno spettacolo fantastico, sembrava un angolo di foresta così totalizzante che ti sembrava di arrenderti alla sua maestosità.

Arrivato a Santos ho preso un tacsi per raggiungere Taka e finalmente ci siamo rivisti dopo tanto tempo.

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Tempo di rinfrescare il mio giapponese, saluti e abbracci e complice il ritardo dell'autobus il tempo dell'incontro è volato in un attimo.
Sì, perché Taka era a Santos per un incontro di karate e alle 19 iniziava l'allenamento. La butta là

  • Dai, se vuoi puoi venire a vederlo.


E io a quel punto non mi sono mica tirato indietro. Ormai ero lì.

Quanto bene ho fatto.
Ora, Taka è sesto dan (per il settimo deve spettare di fare quarant'anni, è ancora troppo giovane).
Suo padre, che mi insegnava insieme a lui ed era pure presente a Santos, è ottavo dan.

A quel seminario erano studenti.

Così per dire.

Davanti a me a un certo punto mi sono trovato questa scena:

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Nella foto non ci stavano tutti, ma li ho contati: davanti a me c'erano 7 tizi con la cintura tutta rossa. Significa nono o decimo dan.

È stato illuminante vedere quell'allenamento.
Un approccio asintotico alla perfezione commovente.
Non esagero: eravamo a livello in cui la potevi chiamare opera d'arte.

Quanto sono stato fortunato ad aver preso al volo quel pullman per Santos.
Alla fine dell'allenamento Taka mi ha presentato tanti di questi maestri che nonostante la loro importanza mi parlavano con una cordialità impressionante, senza tirarsela nemmeno un filo.

Purtroppo non sono riuscito a restare con loro per la cena, ché dovevo tornare a San Paolo.
Sono andato di corsa all'autostazione rodoviaria e in un'ora di corriera, verso le 11 di sera, ero di nuovo a San Paolo. Giusto in tempo per prendere la metropolitana (anche qui, nessun problema con la metro anche a quell'ora) e arrivare all'hotel.

Penso non mi capiterà mai più molto facilmente una cosa così. Incontrarsi con un amico che normalmente vive in Giappone e per puro caso si trova nella stessa città in Sud America dove sei tu in quel momento. Raggiungerlo in tutta fretta senza nemmeno sapere come fare, giusto con un indirizzo in mano e poco più. Venire coinvolto ad assistere a un allenamento che da solo vale un viaggio dall'altra parte del mondo.
E tutto che capita all'improvviso in un pomeriggio.

Che avventura.